Seleziona una pagina

CENTRO STUDI ROSARIO LIVATINO

Il Centro Studi Rosario Livatino, costituitosi a 25 anni dal sacrificio del giudice siciliano, è un gruppo di giuristi – magistrati, avvocati, docenti universitari – che si ispirano alla testimonianza etica e professionale del magistrato ucciso da mafiosi il 21 settembre 1990, mentre si recava al lavoro al Tribunale di Agrigento.
Il Centro Studi approfondisce in particolare i temi della vita, della famiglia e della libertà religiosa, avendo come quadro di riferimento il diritto naturale.

CONSIGLIO DIRETTIVO

PRESIDENTE:

Prof. Avv. Mauro Ronco (Ordinario di diritto penale, Università di Padova)

VICEPRESIDENTI:

Dott. Domenico Airoma (Procuratore della Repubblica aggiunto al Tribunale di Napoli Nord)

Cons. Alfredo Mantovano (Giudice della Corte di appello di Roma)

Prof. Filippo Vari (Ordinario di diritto costituzionale, Università Europea di Roma)

Iscriviti alla Newsletter

ARTICOLI RECENTI

IN EVIDENZA

Centro studi Livatino e Comitato Difendiamo i Nostri Figli: memoria al Presidente della Repubblica e a tutti i Deputati

Oggi 11 maggio, prima del voto di fiducia il Centro studi Livatino e il Comitato Difendiamo i Nostri Figli hanno mandato a ciascun Deputato il documento che segue, dopo averlo consegnato nei giorni scorsi al Capo dello Stato. 

***

Legge Cirinnà iniqua e incostituzionale.

 Il Centro Studi Livatino insieme con il Comitato Difendiamo i Nostri Figli inviano oggi a tutti i Deputati la memoria che segue, quale contributo all’approfondimento della p.d.l. sulle unioni civili, e conferma le forti preoccupazioni già espresse con l’appello dei 600 giuristi e nel corso delle audizioni che propri esponenti hanno reso a Montecitorio e a Palazzo Madama. Il documento è stato consegnato da qualche giorno al Capo dello Stato.

  1. Pur denominandosi delle unioni civili, la p.d.l. introduce un regime identico a quello del matrimonio, riprendendo le formule del codice civile per l’unione fra coniugi: contro la Costituzione, che tratta in modo specifico la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
  2. Grave è l’apertura verso la step child adoption che una parte della giurisprudenza individuerà nella formulazione del comma 20: la possibilità di adottare da parte della coppia same sex priva il minore all’interno in una coppia omosessuale della varietà delle figure educative derivanti dal sesso diverso dei genitori. L’adozione non resterà peraltro a lungo limitata ad alcuni casi: verrà estesa dalla stessa giurisprudenza a ogni coppia omosessuale.
  3. L’approvazione della p.d.l. condurrà alla maternità surrogata: se la Corte europea dei diritti dell’uomo ha costruito un “diritto” ad avere i figli con questa legge si apre la strada all’ammissibilità della “gestazione per altri”, una delle forme contemporanee di sfruttamento e di umiliazione della donna più gravi.
  4. Manca qualsiasi disciplina dell’obiezione di coscienza, e ciò provocherà – come è accaduto in altri ordinamenti – discriminazioni e persecuzioni per chi privilegerà la deontologia della propria funzione rispetto all’applicazione di una legge ingiusta.
  5. Vi è il rischio di una deriva eutanasica, con la previsione – ampia e generica – di decisioni sul fine vita nei confronti del partner incapace.
  6. Il tutto è avvenuto al Senato senza alcuna discussione nel merito e alla Camera violando le osservazioni tecniche di organismi interni al Parlamento, come il Comitato per la legislazione, in entrambi i casi con l’imposizione del voto di fiducia.

Dopo l’appello critico sul ddl Cirinnà, che tra gennaio e febbraio ha raccolto circa 600 firme di giuristi – fra giudici costituzionali emeriti, magistrati ordinari, docenti di materie giuridiche e avvocati – con questa la memoria il Centro studi Livatino pone a disposizione di ogni Deputato un contributo a valutare un articolato così ingiusto con attenzione maggiore rispetto a quella prestata finora. leggi tutto…

FacebookTwitterGoogle+Condividi

ULTIMI ARTICOLI

È un diritto avere un figlio all’età in cui si dovrebbe cercare una badante?

utero-affitto-india-70-anni-ansa

Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato su Tempi il 26 maggio 2016.

Amritsar, Punjab, 11 maggio. Le agenzie informano che il 19 aprile Daljinder Kaur ha partorito un bambino con la fecondazione artificiale. E dov’è la notizia? Accade in tutto il mondo. I media però hanno ragione a interessarsi di lei: questa donna ha dato alla luce il suo piccolo alla tenera età di 72 anni. Il coniuge di anni ne ha 79. I due sono sposati da poco meno di 50 anni: diciamo che è stata una procreazione matura, avvenuta con ovuli di una donatrice anonima (c’è da crederci) con lo sperma del marito (complimenti!). Il nome che i giovani sposi hanno scelto per il bambino? Pensate un po’: Armaan, “desiderio”.  leggi tutto…

Bensvegliati: la legge Cirinnà lascia ai magistrati libertà d’azione

Il testo sulle unioni consente ai giudici di concedere l’adozione anche alle coppie omosessuali. Indagine su una supplenza

di Alfredo Mantovano | Il Foglio 17 Maggio 2016

Duole riconoscerlo: la senatrice Cirinnà ha ragione. Dopo il voto della legge sulle unioni civili vari esponenti di Area Popolare hanno vantato l’esclusione della stepchild adoption, cioè della possibilità del convivente di diventare genitore adottivo del figlio biologico dell’altro convivente dello stesso sesso. Una possibilità introdotta per la prima volta per via giudiziaria dalla sentenza n. 299 del 30 giugno 2014 del Tribunale per i minorenni di Roma, seguita da (poche) pronunce dello stesso e di qualche altro ufficio giudiziario. Nel fine settimana il ministro Costa è andato oltre: ha spiegato che “prima sulla stepchild adoption c’era un vuoto”, che la giurisprudenza ha provato a colmare. Ma ha aggiunto che adesso non è più così: “C’è una norma chiara che la esclude – sempre sue parole – a maggior ragione alla luce dei lavori parlamentari. E quindi mi attendo di vedere chiusa una fase di giurisprudenza creativa”. La senatrice Cirinnà gli ha risposto che è vero il contrario, e ha richiamato in proposito il comma 20 dell’articolo unico della legge che porta il suo nome. Con tutto il rispetto per il ministro: a) prima della legge non c’era alcun vuoto normativo, vi è stata invece una esegesi arbitraria di qualche giudice; b) la nuova legge ha consacrato questa giurisprudenza minoritaria, proprio “alla luce dei lavori parlamentari”; c) nella medesima direzione va l’intero sistema introdotto dalla legge Cirinnà.

leggi tutto…

Unioni civili: centro Livatino, giusta la lettura di Bagnasco

bagnasco(ANSA) – ROMA, 17 MAG – “Sulla legge Cirinnà é corretta la lettura del cardinal Bagnasco, non quella del ministro Alfano”.
 A dichiararlo é il presidente del Centro Studi Livatino Mauro Ronco secondo cui anche se la legge italiana sulle unioni civili non lo prevede basterà fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’ Uomo e alla Corte Costituzionale per arrivare alla step child adoption e all’ utero in affitto.
    “Come Centro studi Livatino abbiamo ricordato con svariati documenti  (fra cui uno sottoscritto da 600 giuristi, compresi ex giudici costituzionali) che la legge Cirinnà individua un regime di unioni civili sovrapponibile a quello del matrimonio quanto al rito, ai diritti e ai doveri reciproci, fino alla legittima nella successione e alla reversibilità – sottolinea Ronco – La Corte europea dei diritti, e con essa la Corte costituzionale italiana, hanno sempre affermato che ogni Stato può scegliere se disciplinare le unioni civili in modo eguale o in modo distinto rispetto all’ unione matrimoniale”. “Se però il singolo Stato – prosegue – opta per un regime sostanzialmente eguale, far restare fuori qualcosa dal regime delle unioni costituisce una
 discriminazione, secondo i parametri della stessa CEDU. Con questa scelta – al di là di quanto pure prevede in modo esplicito il comma 20 dell’ articolo unico della legge – lasciar fuori non solo la step child adoption, ma ogni tipo di adozione, suona discriminatorio e permette di ricorrere con successo alla Consulta e alla CEDU per vedersela riconosciuta”. 
    “L’ utero in affitto – conclude l’ associazione – ne sarà la logica conseguenza:  sarà lo strumento con il quale una coppia same sex formata da uomini potrà sanare la ‘ discriminazione’ costituita dalla loro impossibilità naturale di filiazione. Il
 Presidente dei Vescovi italiani lo ha colto con puntualità, a differenza del ministro dell’Interno”.
     (ANSA).
  

Unioni civili. Sarà difficile spiegare il benestare del governo al suicidio demografico

renzi-ansa

Articolo di Alfredo Mantovano apparso su Tempi il 16 maggio 2016.

C’è la propaganda, che spesso diventa demagogia. Poi ci sono i gesti concreti, istituzionalmente significativi. La propaganda non lascia spazio a ragionamenti: «La legge Cirinnà avrà (…) il pregio di colmare una lacuna che ha condannato il nostro paese in coda all’Europa negando finora, nella Patria del diritto, i diritti di alcuni perché considerati diversi»; così il Sole 24 Ore annunciava domenica scorsa l’imminente approvazione della legge. A conferma che quando c’è di mezzo l’ideologia in coda a tutto (non solo all’Europa) finisce il rispetto della verità: i soli diritti che l’ordinamento non riconosce a una coppia non sposata – dello stesso o di diverso sesso – sono l’adozione, la reversibilità e la legittima nella successione; tutto il resto c’è! leggi tutto…

Unioni civili – Rassegna stampa del 12 maggio 2016

Unioni: Centro Livatino; Cirinnà liberticida,elimina obiezione

(ANSA) – ROMA, 12 MAG – “Le preoccupazioni espresse in questi giorni da sindaci o candidati sindaci sono fondate:  oltre a minare le basi del diritto di famiglia e dell’ ordinamento minorile, la legge Cirinnà é in sé liberticida. Manca in essa qualsiasi norma sull’ obiezione di coscienza”. E’ quanto dichiara il prof. Mauro Ronco, presidente del Centro studi Livatino.    “Il comma 2 – spiega – fissa il rito di costituzione dell’unione fra persone dello stesso sesso con la ‘ dichiarazione di fronte all’ ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni’; il comma 28 contiene una delega al Governo perché riveda la materia delle iscrizioni e delle trascrizioni nei registri dello stato civile adeguandoli alle disposizioni della nuova legge. Il termine ‘ trascrizioni’ rinvia ai matrimoni contratti all’ estero da una coppia same sex. Che cosa accade al funzionario dell’ anagrafe che, aderendo in coscienza al dato di natura richiamato dall’ articolo 29 Cost., chiede di essere sollevato dal rito di costituzione ovvero dalla trascrizione delle nozze contratte all’ estero? Il dipendente comunale sa che da quella dichiarazione formalizzata davanti a lui deriva un regime giuridico sostanzialmente matrimoniale:  può astenersi dal riceverla, proprio perché essa ha carattere ‘ costitutivo’, e alla sua formazione egli dà un contributo determinante?”.    Secondo Ronco, “nel nostro ordinamento il diritto di obiezione é previsto  per esempio, nella legge sull’ aborto. La mancata previsione di questa possibilità nella legge sulle unioni civili provocherà problemi seri. Kim Davis, l’ impiegata dello Stato del Kentucky, é finita in carcere per aver opposto un diniego a registrare un matrimonio same sex, mentre una sua collega nel Regno Unito Lilian Ladele é stata ‘ soltanto’ licenziata”. “Che cosa accadrà in Italia? – chiede – Si avvierà un procedimento penale per rifiuto di atti di ufficio? Si perderà il posto di lavoro? Saranno ammesse azioni risarcitorie contro privati per il rifiuto di assumere obblighi di diritto civile implicanti il riconoscimento di unioni same sex? Che fine farà il docente che spiega agli alunni che il matrimonio è quello fra un uomo e una donna? Questi aspetti vanno affrontati e risolti:  in quest’ottica il Centro studi Livatino sta organizzando per il prossimo 21 ottobre un convegno internazionale dedicato al tema”.  (ANSA).

 

AGI, giovedì 12 maggio 2016, 12:11:34
Unioni civili: Centro Livatino, grave no obiezione di coscienza
  
 Unioni civili:  Centro Livatino, grave no obiezione di coscienza =
  (AGI) – Roma, 12 mag. – “Le preoccupazioni espresse in questi giorni da sindaci o candidati sindaci sono fondate:  oltre a minare le basi del diritto di famiglia e dell’ ordinamento minorile, la legge Cirinna’ e’ in se’ liberticida. Manca in essa qualsiasi norma sull’ obiezione di coscienza”. Lo afferma Mauro Ronco, presidente del Centro studi Livatino, che spiega: “Il comma 2 fissa il rito di costituzione dell’ unione fra persone dello stesso sesso con la ‘ dichiarazione di fronte all’ ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni’; il comma 28 contiene una delega al Governo perche’ riveda la materia delle iscrizioni e delle trascrizioni nei registri dello stato civile adeguandoli alle disposizioni della nuova legge. Il termine ‘ trascrizioni’ rinvia ai matrimoni contratti all’ estero da una coppia same sex. Che cosa accade al funzionario dell’ anagrafe che, aderendo in coscienza al dato di natura richiamato dall’ articolo 29 Costituzione chiede di essere sollevato dal rito di costituzione ovvero dalla trascrizione delle nozze contratte all’ estero? Il dipendente comunale sa che da quella dichiarazione formalizzata davanti a lui deriva un regime giuridico sostanzialmente matrimoniale: puo’ astenersi dal riceverla, proprio perche’ essa ha carattere ‘costitutivo’, e alla sua formazione egli da’ un contributo determinante?”, chiede Ronco.
     “Nel nostro ordinamento il diritto di obiezione e’ previsto per esempio nella legge sull’ aborto. La mancata previsione di questa possibilita’ nella legge sulle unioni civili provochera’ problemi seri. Che cosa accadra’ in Italia? Si avviera’ un procedimento penale per rifiuto di atti di ufficio? Si perdera’ il posto di lavoro? Saranno ammesse azioni risarcitorie contro privati per il rifiuto di assumere obblighi di diritto civile implicanti il riconoscimento di unioni same sex? Che fine fara’ il docente che spiega agli alunni che il matrimonio e’ quello fra un uomo e una donna? Questi aspetti vanno affrontati e risolti:  in quest’ ottica il Centro studi Livatino sta organizzando per il prossimo 21 ottobre un convegno internazionale dedicato al tema”, conclude il presidente.  (AGI)

 

A quota 590 le firme all’appello (aggiornato al 16 marzo) di giuristi del Centro Studi Livatino contro il ddl Cirinnà

Fra i sottoscrittori presidenti emeriti della Consulta, accademici, magistrati, avvocati, notai

Il 13 gennaio il Centro studi Livatino ha reso pubblico un appello di oltre 100 giuristi – magistrati, avvocati, docenti universitari di materie giuridiche, notai di differenti fori d’Italia – per esprimere preoccupazione e critiche al disegno di legge c.d. sulle unioni civili, primo firmatario il prof. Mauro Ronco.  Nelle settimane successive e fino a oggi sono pervenute numerose altre adesioni che hanno portato le sottoscrizioni a 590. Fra coloro che hanno firmato in questa seconda fase ci sono quelle di presidenti o vicepresidenti emeriti della Corte Costituzionale come Riccardo Chieppa, Paolo Maria Napolitano e Fernando Santosuosso, che si aggiungono a Paolo Maddalena; di docenti universitari che hanno fatto la storia dell’Accademia in Italia, come Ferrando Mantovani, Pierangelo Catalano, Ivo Caraccioli, di costituzionalisti come Luca Antonini , Mario Esposito e Felice Ancora, di civilisti come Paolo Papanti Pelletier; di magistrati ordinari con competenza specifica nel settore dei minori  come Simonetta Matone, sost. procuratore gen. a Roma e M. Cristina Rizzo, procuratore della Rep. per i minorenni a Lecce, o da poco andati in congedo con immutato prestigio, come Alda Maria Vanoni, già presidente di sez. civile al Tribunale di Milano e Renato Samek Lodovici, già presidente di Corte di assise a Milano, o già componenti del Consiglio Superiore della Magistratura come Antonello Racanelli, Fabio Massimo Gallo e Francesco Mario Agnoli; di magistrati di altre giurisdizioni, come Claudio Zucchelli, presidente di sez. del Consiglio di Stato, e di Salvatore Sfrecola, presidente di sez. della Corte dei Conti; di avvocati con incarichi rappresentativi del mondo forense, come Carlo Testa e Carlo Ioppoli, pres. nazione. dell’Associazione Avvocati familiaristi; di notai provenienti dall’intero territorio nazionale. Il numero e l’autorevolezza delle sottoscrizioni, delle quali si allega con l’elenco completo, conferisce peso maggiore alle critiche al ddl, e fa auspicare in un supplemento di riflessione da parte del Parlamento.

 Fra le perplessità sollevate: a) la sovrapposizione, contenuta nel ddl, del regime matrimoniale a quello delle unioni civili, la cui sostanza fa parlare a pieno titolo di “matrimonio” fra persone dello stesso sesso, b) il danno per il bambino derivante dall’adozione same sex, con la eliminazione di una delle figure di genitore e la duplicazione dell’altra, c) la circostanza che si giungerebbe direttamente alla legittimazione dell’utero in affitto. Col pretesto di ampliare il novero dei “diritti”, in realtà l’approvazione del ddl moltiplicherebbe mortificazione e danni, anzitutto alle donne e ai bambini. Per questo, in conclusione, l’appello auspica un impegno del Legislatore e delle istituzioni per un rilancio effettivo della famiglia e perché non si proceda oltre nell’approvazione di leggi, come il ddl Cirinnà, ingiuste e incostituzionali. Si allega il testo dell’appello, aggiornato quanto a sottoscrizioni al 16 marzo.

 Nella giornata del 26 gennaio esso è stato inviato al presidente del Senato della Repubblica on. Pietro Grasso e a ciascun singolo senatore.

Per adesioni www.centrostudilivatino.it o info@centrostudilivatino.it

Ddl Cirinnà incostituzionale in quanto ostile alla famiglia, ai bambini e alla libertà

Le audizioni in Commissione Giustizia alla Camera degli esponenti del Centro studi Livatino

 “La sovrapposizione del regime delle unioni civili al matrimonio, operato dal ddl Cirinnà, introduce un concetto di famiglia che, a prescindere dallo stralcio della c.d. stepchild adoption, retrocede il diritto del bambino ad avere una famiglia a un mero interesse”: è questo il punto centrale della relazione svolta dall’avv. Anna Maria Panfili, esperta familiarista ed esponente del Centro studi Livatino, nel corso dell’audizione tenuta oggi alla Commissione Giustizia della Camera, in preparazione dell’esame e del voto del ddl. Quest’ultimo colloca al posto del preminente interesse del minore, sul quale finora si è fondato il diritto minorile e familiare, un inammissibile “ diritto al figlio”, coerente con l’egoismo degli adulti. In realtà, come ha sottolineato il prof. Filippo Vari, ordinario di diritto costituzionale e vicepresidente del CS LIvatino, anch’egli audito in Commissione, ciò provoca una lesione diretta non solo dell’articolo 29, ma anche degli articoli 30 e 31 della Costituzione: “la nostra Carta fondamentale impone di garantire alla famiglia un regime preferenziale per la tutela dei suoi diritti, in ragione dell’ infungibile funzione sociale della stessa, e tale regime viene intaccato allorché unioni non fondate sul dimorfismo sessuale si pongono sull’identico piano della famiglia, anche ai fini della fruizione della reversibilità o addirittura dell’adozione“. Infine, il dott. Domenico Airoma, procuratore della Repubblica aggiunto a Napoli Nord e anch’egli vicepresidente del CS Livatino, ha incentrato la sua relazione in Commissione sull’assenza nel ddl di qualsiasi norma sull’obiezione di coscienza: “La libertà di coscienza è uno dei fondamenti di una società democratica“, ha ricordato Airoma, riprendendo pronunce della Corte di Strasburgo. “Negare l’obiezione di coscienza a coloro che saranno chiamati a celebrare il “matrimonio” omosessuale, significa discriminare per ragioni di orientamento morale.
 

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close