CENTRO STUDI ROSARIO LIVATINO

Il Centro Studi Rosario Livatino, costituitosi a 25 anni dal sacrificio del giudice siciliano, è un gruppo di giuristi – magistrati, avvocati, docenti universitari – che si ispirano alla testimonianza etica e professionale del magistrato ucciso da mafiosi il 21 settembre 1990, mentre si recava al lavoro al Tribunale di Agrigento.

Il Centro Studi approfondisce in particolare i temi della vita, della famiglia e della libertà religiosa, avendo come quadro di riferimento il diritto naturale.

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Legge sulle unioni civili, sindaci e ipotesi di obiezione di coscienza

Legge sulle unioni civili, sindaci e ipotesi di obiezione di coscienza

Traendo spunto da un workshop svolto nel mese di gennaio 2016 sul tema dell’obiezione di coscienza, il Centro studi Livatino ha elaborato l’appunto che segue, che affronta nello specifico il ruolo che il sindaco è chiamato a svolgere dopo l’entrata in vigore della legge c.d. sulle unioni civili. 

Prime riflessioni
  1. Il 5 giugno 2016 entra in vigore la legge n. 76 del 20 maggio 2016 Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. leggi tutto…
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CONSIGLIO DIRETTIVO

PRESIDENTE:

Prof. Avv. Mauro Ronco (Ordinario di diritto penale, Università di Padova)

VICEPRESIDENTI:

Dott. Domenico Airoma (Procuratore della Repubblica aggiunto al Tribunale di Napoli Nord)

Cons. Alfredo Mantovano (Giudice della Corte di appello di Roma)

Prof. Filippo Vari (Ordinario di diritto costituzionale, Università Europea di Roma)

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A quota 590 le firme all’appello (aggiornato al 16 marzo) di giuristi del Centro Studi Livatino contro il ddl Cirinnà

Fra i sottoscrittori presidenti emeriti della Consulta, accademici, magistrati, avvocati, notai

Il 13 gennaio il Centro studi Livatino ha reso pubblico un appello di oltre 100 giuristi – magistrati, avvocati, docenti universitari di materie giuridiche, notai di differenti fori d’Italia – per esprimere preoccupazione e critiche al disegno di legge c.d. sulle unioni civili, primo firmatario il prof. Mauro Ronco.  Nelle settimane successive e fino a oggi sono pervenute numerose altre adesioni che hanno portato le sottoscrizioni a 590. Fra coloro che hanno firmato in questa seconda fase ci sono quelle di presidenti o vicepresidenti emeriti della Corte Costituzionale come Riccardo Chieppa, Paolo Maria Napolitano e Fernando Santosuosso, che si aggiungono a Paolo Maddalena; di docenti universitari che hanno fatto la storia dell’Accademia in Italia, come Ferrando Mantovani, Pierangelo Catalano, Ivo Caraccioli, di costituzionalisti come Luca Antonini , Mario Esposito e Felice Ancora, di civilisti come Paolo Papanti Pelletier; di magistrati ordinari con competenza specifica nel settore dei minori  come Simonetta Matone, sost. procuratore gen. a Roma e M. Cristina Rizzo, procuratore della Rep. per i minorenni a Lecce, o da poco andati in congedo con immutato prestigio, come Alda Maria Vanoni, già presidente di sez. civile al Tribunale di Milano e Renato Samek Lodovici, già presidente di Corte di assise a Milano, o già componenti del Consiglio Superiore della Magistratura come Antonello Racanelli, Fabio Massimo Gallo e Francesco Mario Agnoli; di magistrati di altre giurisdizioni, come Claudio Zucchelli, presidente di sez. del Consiglio di Stato, e di Salvatore Sfrecola, presidente di sez. della Corte dei Conti; di avvocati con incarichi rappresentativi del mondo forense, come Carlo Testa e Carlo Ioppoli, pres. nazione. dell’Associazione Avvocati familiaristi; di notai provenienti dall’intero territorio nazionale. Il numero e l’autorevolezza delle sottoscrizioni, delle quali si allega con l’elenco completo, conferisce peso maggiore alle critiche al ddl, e fa auspicare in un supplemento di riflessione da parte del Parlamento.

 Fra le perplessità sollevate: a) la sovrapposizione, contenuta nel ddl, del regime matrimoniale a quello delle unioni civili, la cui sostanza fa parlare a pieno titolo di “matrimonio” fra persone dello stesso sesso, b) il danno per il bambino derivante dall’adozione same sex, con la eliminazione di una delle figure di genitore e la duplicazione dell’altra, c) la circostanza che si giungerebbe direttamente alla legittimazione dell’utero in affitto. Col pretesto di ampliare il novero dei “diritti”, in realtà l’approvazione del ddl moltiplicherebbe mortificazione e danni, anzitutto alle donne e ai bambini. Per questo, in conclusione, l’appello auspica un impegno del Legislatore e delle istituzioni per un rilancio effettivo della famiglia e perché non si proceda oltre nell’approvazione di leggi, come il ddl Cirinnà, ingiuste e incostituzionali. Si allega il testo dell’appello, aggiornato quanto a sottoscrizioni al 16 marzo.

 Nella giornata del 26 gennaio esso è stato inviato al presidente del Senato della Repubblica on. Pietro Grasso e a ciascun singolo senatore.

Per adesioni www.centrostudilivatino.it o info@centrostudilivatino.it

Elenco firmatari aggiornato al 14 febbraio 2016
Lettera inviata il 26 gennaio 2016 al Presidente del Senato e a ciascun Senatore
Ddl Cirinnà incostituzionale in quanto ostile alla famiglia, ai bambini e alla libertà

Le audizioni in Commissione Giustizia alla Camera degli esponenti del Centro studi Livatino

 “La sovrapposizione del regime delle unioni civili al matrimonio, operato dal ddl Cirinnà, introduce un concetto di famiglia che, a prescindere dallo stralcio della c.d. stepchild adoption, retrocede il diritto del bambino ad avere una famiglia a un mero interesse”: è questo il punto centrale della relazione svolta dall’avv. Anna Maria Panfili, esperta familiarista ed esponente del Centro studi Livatino, nel corso dell’audizione tenuta oggi alla Commissione Giustizia della Camera, in preparazione dell’esame e del voto del ddl. Quest’ultimo colloca al posto del preminente interesse del minore, sul quale finora si è fondato il diritto minorile e familiare, un inammissibile “ diritto al figlio”, coerente con l’egoismo degli adulti. In realtà, come ha sottolineato il prof. Filippo Vari, ordinario di diritto costituzionale e vicepresidente del CS LIvatino, anch’egli audito in Commissione, ciò provoca una lesione diretta non solo dell’articolo 29, ma anche degli articoli 30 e 31 della Costituzione: “la nostra Carta fondamentale impone di garantire alla famiglia un regime preferenziale per la tutela dei suoi diritti, in ragione dell’ infungibile funzione sociale della stessa, e tale regime viene intaccato allorché unioni non fondate sul dimorfismo sessuale si pongono sull’identico piano della famiglia, anche ai fini della fruizione della reversibilità o addirittura dell’adozione“. Infine, il dott. Domenico Airoma, procuratore della Repubblica aggiunto a Napoli Nord e anch’egli vicepresidente del CS Livatino, ha incentrato la sua relazione in Commissione sull’assenza nel ddl di qualsiasi norma sull’obiezione di coscienza: “La libertà di coscienza è uno dei fondamenti di una società democratica“, ha ricordato Airoma, riprendendo pronunce della Corte di Strasburgo. “Negare l’obiezione di coscienza a coloro che saranno chiamati a celebrare il “matrimonio” omosessuale, significa discriminare per ragioni di orientamento morale.
 

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