Verdini, l’arma segreta di Renzi

Verdini, l’arma segreta di Renzi

verdini

Articolo di Massimo Introvigne apparso su La nuova Bussola quotidiana il 26 febbraio 2016

È sfuggito ai più, ed è un po’ quello che voleva, perché da anni si esercita nell’arte del non farsi notare. Ma se l’Italia ha il matrimonio omosessuale, travestito da unioni civili, il merito, si fa per dire, è anche – e non per una piccola parte – di Denis Verdini. L’ex plenipotenziario di Berlusconi si è fatto un partito suo, ha votato la fiducia a Renzi, e gliela avrebbe garantita anche nella difficile ipotesi di un sussulto di coraggio di Alfano. Né valeva l’argomento che Verdini avrebbe suscitato imbarazzo nel PD come ex fedelissimo di Berlusconi: forse Alfano non viene anche lui dal mondo berlusconiano? La verità è che i voti sono come i soldi: non puzzano mai, specialmente da quando nel PD domina il pragmatismo brutale di Matteo Renzi. (altro…)

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Ma restano 4 contraddizioni non risolte

Ma restano 4 contraddizioni non risolte

Massimo Introvigne, direttore Centro Studi Nuove Religioni, autore de “Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità sull’attacco a Benedetto XVI”

Articolo di Massimo Introvigne apparso su il Mattino del 26 febbraio 2016

Il compromesso raggiunto al Senato per far passare, attraverso il voto di fiducia, il disegno di legge sulle unioni civili rappresenta, dal punto di vista politico, una vittoria di Renzi ma contiene quattro contraddizioni, su cui verosimilmente si eserciterà il lavoro dei giudici e che lasciano sul campo numerosi scontenti.
La prima contraddizione è tra la passione con cui l’Italia ha seguito il dibattito e il modo sommario usato per chiuderlo. La discussione è avvenuta principalmente nelle piazze e nelle segrete stanze dove i partiti mediano fra loro, molto meno in Parlamento. Pur di portare a casa un risultato, si è prima deciso di non completare l’esame del testo in commissione, poi di decapitare anche la discussione parlamentare dei singoli articoli con un maxi-emendamento «prendere o lasciare» su cui è stata posta la fiducia. La saggezza popolare insegna che le gatte frettolose fanno spesso i micini ciechi e, anche depurandola dai toni apocalittici utilizzati secondo il loro stile consueto dai 5 stelle, è difficile sottrarsi all’impressione che al potere legislativo del Parlamento il governo e i partiti abbiamo sostanzialmente imposto un diktat. (altro…)

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Cosa non condivido del ddl Cirinnà

Cosa non condivido del ddl Cirinnà

Alfredo-Mantovano

Articolo di Alfredo Mantovano, apparso il 25 febbraio 2016 su Formiche.net

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Lo ha bene sintetizzato il prof. Mauro Ronco, a nome del Centro studi Livatino di cui è presidente: il maxi emendamento del governo sulle unioni civili è un diktat per il Parlamento, è una grave lesione per la democrazia e nel merito è un atto profondamente ingiusto.

Parto dall’ultima affermazione: il testo approvato con voto di fiducia equipara alla famiglia fondata sul matrimonio le convivenze fra persone dello stesso sesso, in virtù della completa sovrapposizione – che lo stesso maxi emendamento realizza – fra regime matrimoniale e regime delle unioni civili. Sono infatti espressamente richiamati per queste ultime gli articoli del codice civile che riguardano il matrimonio, sia nella fase della costituzione, sia nella fase della disciplina della convivenza, sia nella fase del suo scioglimento. La riscrittura del testo rispetto all’originale ddl è il gioco delle tre carte: dove nel ddl c’era un rinvio numerico a un articolo del codice civile adesso si riporta la disposizione testuale, e viceversa. La costituzione avviene con un rito identico a quello del matrimonio: davanti all’ufficiale dello stato civile che raccoglie la dichiarazione dei civil uniti alla presenza di due testimoni. L’unione viene sciolta richiamando le disposizioni della legge sul divorzio, esattamente come avviene come per il matrimonio. Per la durata del “vincolo” sono letteralmente riportati gli articoli 143 e 144 del codice civile che disciplinano il matrimonio. Le parti scelgono il cognome comune, vale fra loro la comunione dei beni, sono estese la quota di legittima e la reversibilità: istituti tutti previsti in modo specifico per il matrimonio. A che serve il richiamo all’art. 2 invece che all’articolo 29 della Costituzione? La sostanza – e anche la forma – è quella del matrimonio fra persone dello stesso sesso, che entra trionfalmente nell’ordinamento italiano.

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