Unioni civili – Commissione Giustizia della Camera sedute del 19 aprile 2016

Unioni civili – Commissione Giustizia della Camera sedute del 19 aprile 2016

Pubblichiamo il resoconto delle sedute tenute il 19 aprile 2016 dalla Commissione Giustizia della Camera sul ddl c.d. unioni civili. In tali sedute, che sono andate avanti per l’intera giornata, fino alle ore 23, come si fa per i testi che hanno carattere di urgenza, sono stati respinti tutti gli emendamenti proposti. La Commissione attende ora il parere delle altre Commissioni interessate, in particolare Affari costituzionali e Bilancio, per l’approvazione dell’intero testo e il passaggio in Aula.

(altro…)

Share
Per gestire i migranti servono misure di portata nazionale, non il migration compact

Per gestire i migranti servono misure di portata nazionale, non il migration compact

Articolo di Alfredo Mantovano apparso su Il Foglio il 20 aprile 2016.

***

Asilo, espulsioni, hotspot. Idee per circoscrivere l’emergenza ed essere credibili quando si fanno certe richieste all’Ue

 

Immaginiamo che, invece del prevedibile flop, lunedì scorso il Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Ue avesse accolto la proposta del Governo italiano del c.d. migration compact, con la Germania pronta a concordare perfino le modalità di finanziamento. Immaginiamo che dal giorno successivo le istituzioni europee e dei singoli stati avessero iniziato a realizzarlo nel concreto. Proviamo a scendere nel dettaglio, passando in rassegna i partner africani possibili destinatari degli aiuti per opere socialmente utili – da finanziare con eurobond – destinate dal piano a frenare le partenze dai rispettivi territori. Cominciamo con l’Eritrea: da oltre vent’anni sottoposta a regime totalitario, la cui repressione è la causa principale delle fughe in direzione dell’Europa. Come funziona? si trasferiscono gli eurobond direttamente sul conto corrente del presidente a vita Afewerki? o si manda una missione europea – che sarebbe accolta verosimilmente a braccia aperte – per controllare la corretta destinazione degli aiuti? Proseguiamo con la Nigeria: non comparabile con l’Eritrea, ma con interi territori sottratti al controllo del proprio governo e occupati da Boko Haram; il migration compact verrebbe adoperato per convincere la comunità di un villaggio in prevalenza cristiano ad abbellire le proprie case, o per indurre i capi di Boko Haram a fare i bravi e a non costringere alla fuga chi non accetta la sharia? Che dire della Somalia, o del Mali, o dei tanti territori dai quali chi decide di andarsene lo fa perché altrimenti viene ucciso o – se donna – sottoposta a violenze e schiavizzata?

Certo, dalla Nigeria prendono il largo anche non pochi migranti economici. Ma è proprio questo il punto: non si può pensare di affrontare un esodo così massiccio da vari pezzi di Africa mettendo tutto sullo stesso piano, e peraltro – le dichiarazioni del premier italiano vanno in tale direzione – presentando il migration compact come una sorta di adattamento a quel che passa dal Mediterraneo dell’accordo raggiunto con la Turchia. Quest’ultimo è già un fallimento perché – in una struttura di rapporti fra Ankara e Bruxelles che fra privati verrebbe sanzionata perché estorsiva – ignora i fondamenti dell’asilo e della protezione umanitaria e si traduce nell’appalto dell’intera Ue a Erdogan perché chiuda le frontiere verso gli stati europei. La Turchia non ha propri cittadini che scappano, a differenza di quel che accade dagli stati africani; ha accolto al proprio interno nel corso degli anni oltre due milioni di siriani, più aliquote inferiori provenienti dall’est, dal Pakistan all’Afghanistan. Usa questa consistente quantità di persone senza casa come minaccia da far dilagare in Europa se quest’ultima non corrisponde ad Ankara denaro e vantaggi politici. I 28 dell’Ue, andati in tilt nell’estate 2015 perché la Turchia aveva permesso che un decimo dei migranti presenti sul proprio territorio si trasferissero nei territori dell’Unione, accettano di corrispondere un ticket così pesante pur di non affrontare il problema. Che cosa c’è in comune con le dinamiche intrafricane? (altro…)

Share
Perfino l’ufficio antidroga del governo rileva i danni della “controriforma”

Perfino l’ufficio antidroga del governo rileva i danni della “controriforma”

cannabis-ansa

Articolo di Alfredo Mantovano apparso su Tempi il 18 aprile 2016.

Corriere della sera, 8 aprile. Lo spunto è quanto accaduto al liceo Virgilio di Roma, di cui si è detto su queste colonne un paio di settimane fa: il merito è una ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, da cui emerge (i dati sono del 2014) un abbassamento dell’età di avvio del consumo di droga e una larga prevalenza fra i minori dell’uso di cannabis, pari al 26,3 per cento degli studenti nella fascia fra i 15 e i 19 anni.

Mi capita con una certa frequenza di parlare di stupefacenti a ragazzi delle medie superiori: dagli interventi che seguono quanto dico all’inizio ho la netta percezione che in media un terzo dei presenti abbia dimestichezza con la “canna”. Se cerchiamo ulteriore riscontro nei numeri che fornisce l’ultima Relazione al parlamento del Dipartimento antidroga della presidenza del Consiglio, sempre relativa al 2014, scopriamo che vi è stato uno spaventoso incremento dei sequestri da parte delle forze di polizia di cannabis e derivati (+ 211,29 per cento), affiancato da un significativo decremento delle operazioni svolte (meno 11,47 per cento), delle persone segnalate (meno 13,25 per cento), e degli arresti (meno 16,82 per cento). (altro…)

Share
Corte Costituzionale: sentenza 84/2016 che rimette al legislatore la questione del divieto di utilizzo di embrioni per scopi di ricerca

Corte Costituzionale: sentenza 84/2016 che rimette al legislatore la questione del divieto di utilizzo di embrioni per scopi di ricerca

Pubblichiamo la sentenza n. 84/ 2016 della Corte Costituzionale, con la quale si è rimessa al legislatore – non ritenendola in sé costituzionalmente illegittima – la questione relativa al divieto di utilizzo per scopi di ricerca di embrioni “sovrannumero” o “non adoperati” nelle pratiche di fecondazione artificiale. A breve pubblicheremo anche un commento del prof. Filippo Vari alla pronuncia della Consulta. (altro…)

Share

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close