Così la cannabis libera rovinerà i ragazzi e farà ricche le mafie

Così la cannabis libera rovinerà i ragazzi e farà ricche le mafie

Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana il 26 luglio 2016.

Perché meravigliarsi se all’ordine del giorno della Camera è giunta, pronta all’approvazione, la proposta di legalizzare la coltivazione, la detenzione e lo spaccio della cannabis e dei suoi derivati? Un residuo senso di decoro – di fronte all’aggressione terroristica in atto in tutta Europa – ha suggerito di farne slittare la trattazione a dopo le ferie: ma ci si trova di fronte a nulla di più di un rinvio.

Non è un fulmine a ciel sereno: è il coronamento di un percorso cheha visto come logico antecedente la riforma della droga, passata nel maggio 2014 col voto di fiducia in entrambi i rami del Parlamento, e con la condivisione dell’intera maggioranza del governo in carica allora e adesso, inclusi coloro che oggi fanno mostra di opporsi all’iniziativa dell’onorevole Giachetti. Quel testo: a). ha ripristinato l’antiscientifica distinzione fra droghe c.d. pesanti e droghe c.d. leggere, con sanzioni molto più lievi per il traffico e lo spaccio di queste ultime; b). ha reintrodotta la possibilità di detenere stupefacenti senza limiti individuabili in modo preciso, se la sostanza è “per uso personale” (la prova dell’uso “non personale” compete a chi fa le indagini); c). ha reso di fatto impossibile arrestare nella flagranza dello spaccio, se quest’ultimo appare “di lieve entità”, essendo stata abolita l’obbligatorietà dell’arresto medesimo.

In due anni di applicazione ciò ha significato: a). far passare il messaggio che ci sono droghe che nonproducono danni, altrimenti perché le si chiama “leggere”? Il loro spaccio è peraltro sanzionato in modo simbolico. E’ perciò ora del tutto coerente eliminare l’ipocrisia, introdurre il monopolio dello Stato nella distribuzione, rendere “legale” la consegna fra privati di “piccole” dosi.  b). Convincere che alla peggio possono pure non andare bene il traffico di droga, soprattutto in quantità rilevanti, ma non la detenzione: se uno ce l’ha per sé, lo Stato e le istituzioni non se ne devono interessare. La proposta Giachetti formalizza quel che è già praticato. c). Rendere lo spaccio, se effettuato con furbizia, attività simile, se non addirittura meno grave, a quella del venditore di sigarette di contrabbando di 30 anni fa.

Una ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, pubblicata nell’aprile di quest’anno, faemergere – i dati sono del 2014 – un abbassamento dell’età di avvio del consumo di droga e una larga prevalenza fra i minori dell’uso di cannabis, pari al 26.3% degli studenti nella fascia fra i 15 e i 19 anni. L’ultima Relazione al Parlamento del Dipartimento antidroga della Presidenza del Consiglio, sempre relativa al 2014, denuncia uno spaventoso incremento dei sequestri da parte delle forze di polizia di cannabis e derivati, il + 211,29%, affiancato da un significativo decremento delle operazioni svolte – meno 11,47% -, delle persone segnalate – meno 13,25% -, e degli arresti, meno 16,82%. Tutto questo non è frutto del caso.

La chiave di lettura la fornisce la medesima Relazione, per la quale – p. 34 – la riduzione delleoperazioni di contrasto «potrebbe trovare ragionevole spiegazione (…) nelle modifiche operate nel 2014 sul quadro sanzionatorio penale e amministrativo che presidia l’attività di repressione delle Forze dell’Ordine. Tale repentina evoluzione del contesto normativo può aver rappresentato un verosimile fattore di regressione, ancorché temporaneo, lungo la strada della certezza operativa, soprattutto nel contesto dell’azione di contrasto al fenomeno del c.d. “piccolo spaccio”».

Dunque, l’organismo istituzionalmente dedicato alla lotta alla droga, dipendente in modo diretto dallaPresidenza del Consiglio, collega la pessima riforma di due anni or sono all’aumento immediato della diffusione dei derivati della cannabis e alla diminuzione di efficacia dell’azione di contrasto. Andrà meglio con la “legalizzazione”? Con questo quadro criminogeno, voluto dall’esecutivo nella primavera 2014 senza dibattito e contro il qualificato parere di tutti gli esperti e gli operatori delle comunità, e ribadito oggi con la proposta Giachetti in opposizione a tanti studiosi che hanno portato evidenze scientifiche nelle audizioni alla Camera, suona irridente quanto prevede l’articolo 7 della stessa proposta: esso destina i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie derivanti dalle violazioni dei limiti della legalizzazione a interventi di prevenzione, anche a scuola.

Ma come, prima distribuite senza remore armi di distruzioni di sé e degli altri, e poi vi impegnate aspiegare che fanno male? Non sarebbe ragionevole – visti gli esiti di due anni di sperimentazione – un ripensamento dello scempio a suo tempo realizzato, invece che portarlo a compimento? Nella legge in discussione manca qualsiasi possibilità di verifica dell’assunzione di cannabis da parte di soggetti il cui lavoro mette a rischio l’altrui incolumità: autisti di autobus e automobilisti in genere, medici, infermieri. Non si prevedono esami per accertarne l’uso, né sistemi di interdizione dal lavoro quando l’uso emerga con evidenza, né modalità di conciliazione con l’intangibile privacy, evocata nel corpo della legge stessa: i parlamentari che stanno per votare le nuove norme sono consapevoli della responsabilità gravissima di nuove serie di incidenti stradali e professionali che deriveranno dalle loro scelte?

I clan criminali che secondo gli spot dei legalizzatori dovrebbero subire danni da questa nuova follia  in realtà festeggiano. Ogni legalizzazione ha dei limiti. Anche questa, e sono: la quantità massima di piantine di cannabis che ciascuno può coltivare da solo, e di quelle coltivabili “in società”; la quantità acquistabile dallo Stato; quella cedibile a terzi; l’età per diventare coltivatore, e/o detentore, e/o piccolo spacciatore; la percentuale massimo di principio attivo consentita nella droga “legale”. La criminalità moltiplicherà i suoi affari oltre il superamento di ciascuno di questi limiti, garantendo a chiunque – con minori ostacoli – un “prodotto” in maggiore quantità, con una qualità più efficace, e con più intensa attenzione verso i minori.

Il corpo sociale è certamente prostrato dall’aggressione terroristica: se accade è perché la difesa si èabbassata, e si corre ai ripari potenziandola. Chi vuole la droga “legale” di fatto riduce fortemente le energie essenziali di una comunità, cominciando da quelle dei più giovani: non sarà un terrorista né un fiancheggiatore, ma merita la medaglia di complice oggettivo, per quanto inconsapevole. É quella scarsa coscienza che spesso deriva da un canna fumata in libertà.

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Consiglio di Stato: parere sul primo decreto attuativo della legge sulle unioni civili

Consiglio di Stato: parere sul primo decreto attuativo della legge sulle unioni civili

Il 21 luglio il Consiglio di Stato ha pubblicato il parere che segue, relativo al primo transitorio decreto attuativo della legge c.d. sulle unioni civili. E’ noto che, in base alla legge, i decreti attuativi sono previsti con una duplice tempistica: quello destinati a valere nel tempo va adottato entro sei mesi dalla entrata in vigore della legge, e quindi per il 5 dicembre 2016; quello che, in attesa di sciogliere i nodi più intricati, deve comunque permettere la quasi immediata operatività della legge, per il quale il termine era il 5 luglio scorso: è stato pubblicato con qualche giorno di ritardo, e quindi sottoposto al parere del Consiglio di Stato. Da tale pronuncia, che reca la data dell’8 luglio, non può derivare nessuna novità rispetto alla legge: il Consiglio di Stato lo chiarisce senza equivoci a p. 9; in quest’ottica i magistrati che lo hanno redatto potevano forse evitare di qualificare l’unione civile fra persone dello stesso sesso – come fanno a p. 10 – quale “diritto fondamentale e assoluto della coppia omosessuale”: qualifica non necessaria per dare attuazione alle norme primarie, in questi termini non rintracciabile neanche nelle stesse (che pure sono pessime). 

Sono interessanti due passaggi, oltre il dettaglio tecnico che non incide sulla sostanza: il primo riguarda i margini riconosciuti al sindaco (p. 10). Se costui intende evitare per ragioni di coscienza di registrare una unione può delegare, come già accade per la celebrazione dei matrimoni. Contro i pasdaran che evocano l’obbligo di osservare e di far osservare la legge Cirinnà, che non dovrebbe avere deroghe, non essendovi una previsione espressa di obiezione di coscienza il Consiglio di Stato indica la via d’uscita nell’istituto della delega, che non è in alcun modo toccato dalla nuova disciplina. Il delegato, a sua volta, potrà chiedere di essere esonerato e la delega ben può essere conferita ad altri. Il secondo riguarda la dichiarata non equiparabilità dell’unione civile al matrimonio (p. 8). Poiché la partita in questo momento si gioca a sovrapporre soprattutto nei dettagli esteriori l’unione civile al matrimonio, il Consiglio di Stato dice implicitamente ma senza equivoci che il sindaco, oltre a delegare ad altri – se lo ritiene – il compito di procedere alla registrazione, può fare dell’altro. Per es., distinguere il luogo della registrazione da quello del matrimonio; ovvero disporre che il delegato non indossi la fascia tricolore. Vi è obbligo di adoperare quest’ultima, in base all’art. 70 dell’ordinamento dello stato civile, se si celebra il matrimonio, e tale obbligo riguarda genericamente “l’ufficiale dello stato civile”, quindi sindaco e consigliere o funzionario delegati. Se però – come ci è stato detto durante la discussione in Parlamento – matrimonio e unione civile sono due cose distinte, l’assenza di una disposizione specifica in tal senso permette al sindaco di precludere l’uso della fascia al delegato.

E’ ben poca cosa rispetto al mutamento radicale e sostanziale introdotto; è più che fondato sostenere che il passaggio dall’etichetta unione civile a quella matrimonio sia solo questione di tempo. Ma poiché ogni giorno ha il suo affanno, interessarsi oggi di quelli che appaiono dettagli – dopo i temi ben più pesanti affrontati al momento dell’esame della riforma – è quello che è dato fare, avendo chiare le proporzioni. E’ evidente che la battaglia culturale e politica per riconoscere a matrimonio e famiglia questi dettagli deve continuare con attenzione prioritaria alla sostanza e con vigore ancora più forte.

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L’Organismo Unitario dell’Avvocatura si schiera a favore della apertura delle adozioni anche a single, conviventi di fatto e coppie omosessuali. E gli avvocati insorgono.

L’Organismo Unitario dell’Avvocatura si schiera a favore della apertura delle adozioni anche a single, conviventi di fatto e coppie omosessuali. E gli avvocati insorgono.

Il 13 giugno scorso i rappresentanti dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), l’organismo politico di rappresentanza politica dell’avvocatura italiana, nel corso della audizione svolta innanzi alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozione ed affido, hanno auspicato l’estensione delle adozioni anche a single, conviventi di fatto e coppie omosessuali.

Allo scopo di rappresentare la non unanimità dell’avvocatura italiana rispetto a tale posizione, è stata promossa da alcuni avvocati la sottoscrizione di un documento che, viceversa, rappresenta articolati e fondati interrogativi riguardo a tali ipotesi di modifica della legge in materia di adozioni.

Partendo dalla critica alle affermazioni –contenute nello scritto dell’OUA- secondo cui “la relazione di coppia è affare privato” e “i diritti non dovrebbero offendere nessuno”, si pone in evidenza come, in realtà, le invocate riforme non vengono affatto circoscritte al rapporto di coppia, ma finiscono con l’incidere, assai significativamente, sulla crescita e lo sviluppo armonioso del minore, che deve rimanere il principale soggetto da tutelare e non l’oggetto di un progetto genitoriale ad uso e consumo del desiderio degli adulti.

Nel riportare di seguito il documento di aperta dissociazione dalla posizione espressa dai rappresentanti dell’OUA, che prende le mosse dalla lodevole iniziativa dell’avv. Loretta Lombardelli, ci auguriamo che quest’ultimo venga diffuso e sottoscritto dagli avvocati che sono convinti che la tutela del prevalente interesse del minore non debba essere ridotto “ad una mera enunciazione di principio priva di applicazione pratica e anzi smentita e contraddetta dalla disciplina proposta de iure condendo”

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Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati

Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati

Pubblichiamo il resoconto della seduta di mercoledì 13 luglio delle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali sulle proposte di legge “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati”. 

CAMERA DEI DEPUTATI

673

Mercoledì 13 luglio 2016

XVII LEGISLATURA

BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

Commissioni Riunite (II e XII)

Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati.
C. 971 Gozi, C. 972 Gozi, C. 1203 Daniele Farina, C. 2015 Civati, C. 2022 Ermini, C. 2611 Ferraresi, C. 2982 Daniele Farina, C. 3048 Turco, C. 3229 Nicchi, C. 3235 Giachetti, C. 3328 Turco e C. 3447 Bruno Bossio.
(Seguito dell’esame e rinvio – Abbinamento della proposta di legge C. 3843 Civati – Revoca dell’abbinamento delle proposte di legge C. 971, 972, 1203, 2015, 2022, 2611, 2982, 3048, 3229, 3328, 3447 e 3843).

Le Commissioni proseguono l’esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 13 gennaio 2016.

Mario MARAZZITI, presidente, ricorda che le Commissioni riunite II e XII proseguono, nella seduta odierna, l’esame delle proposte di legge recanti disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati (C. 971 Gozi, C. 972 Gozi, C. 1203 Daniele Farina, C. 2015 Civati, C. 2022 Ermini, C. 2611 Ferraresi, C. 2982 Daniele Farina, C. 3048 Turco, C. 3229 Nicchi, C. 3235 Giachetti, C. 3328 Turco e C. 3447 Bruno Bossio).
Avverte che, in data 28 giugno 2016, è stata assegnata alle Commissioni riunite II e XII, in sede referente, la proposta di legge C. 3843, d’iniziativa del deputato Civati ed altri: «Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di depenalizzazione dell’uso personale di sostanze stupefacenti». Poiché la suddetta proposta di legge verte su materia identica a quella delle proposte di legge in esame, la presidenza ne dispone l’abbinamento ai sensi dell’articolo 77, comma 1, del Regolamento.
Ricorda, poi, che nella seduta del 7 luglio scorso si è concluso il ciclo di audizioni svoltesi nell’ambito dell’indagine conoscitiva concernente le suddette proposte di legge, iniziato il 26 maggio scorso.
Ricorda, altresì, che il provvedimento in oggetto è calendarizzato per la discussione in Assemblea, «in quota opposizione», a partire da lunedì 25 luglio.
Pertanto, se non vi sono richieste di intervento, chiede ai relatori quale testo base propongano di adottare per il seguito dell’esame in sede referente.

Anna Margherita MIOTTO (PD), relatrice per la XII Commissione, rilevando preliminarmente che, nel corso delle numerose audizioni svoltesi, è apparso evidente come la proposta di legge a prima firma Giachetti C. 3235 sia considerata, in generale, il testo di riferimento, comunica che al momento non sussistono le condizioni per convergere su tale proposta come testo base.
Fa presente, quindi, che avrebbe preferito seguire la via dello «spacchettamento» delle disposizioni relative all’uso terapeutico della cannabis, osservando che questo tipo di distinzione è emerso chiaramente come soluzione preferibile anche a seguito delle audizioni svolte.
Ciò premesso, pur ribadendo di non condividere nel merito il contenuto della proposta di legge C. 3235, dichiara di rispettare la diversa posizione assunta dall’altro relatore il quale, a quanto le risulta, intende esercitare la facoltà, assicurata ai gruppi di opposizione, di proseguire l’esame in sede referente della predetta proposta, in modo tale da consentirne l’avvio della discussione in Assemblea, prevista a partire dal 25 luglio prossimo.

Daniele FARINA (SI-SEL), relatore per la II Commissione, dopo aver confermato quanto appena esposto dalla correlatrice, onorevole Miotto, circa l’impossibilità di addivenire ad una proposta comune di adozione del testo base, sottolinea come la proposta di legge Giachetti C. 3235, riesca ad affrontare tutte le questioni connesse alla materia della legalizzazione, coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis indìca e dei suoi derivati, emerse nel corso dell’indagine conoscitiva. Ricorda, a tale proposito, che la proposta di legge Giachetti C. 3235, che, peraltro, è stata sottoscritta trasversalmente da deputati appartenenti a gruppi diversi, affronta temi diversi tra loro proprio al fine di tenere conto della complessità della materia relativa all’utilizzo della cannabis indìca. Per tale ragione, la proposta di legge contiene disposizioni di natura penale così come disposizioni che regolano l’utilizzazione della cannabis per finalità terapeutiche o che prevedono il monopolio di Stato per la coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis. Trattandosi di diversi profili che attengono comunque ad una stessa materia, a suo parere, sarebbe un errore grave procedere allo stralcio di alcune norme, «spacchettando» la proposta di legge Giachetti C. 3235. Ritiene, quindi, che il dibattito in Assemblea e, di conseguenza, nel Paese debba svolgersi tenendo conto di tutte le questioni complesse relative alla materia dell’utilizzazione della cannabis indìca.
Per tali ragioni ritiene che la proposta Giachetti C. 3235 debba essere assunta come testo base, affinché poi possa essere esaminata dall’Assemblea a partire dal 25 luglio prossimo, secondo quanto stabilito dal calendario dell’Assemblea.

Mario MARAZZITI, presidente, prende atto di quanto rappresentato dalla relatrice per la XII Commissione, deputata Miotto, per la quale non vi sono le condizioni di procedere all’adozione di un testo base condiviso, e della richiesta formulata dal relatore per la II Commissione, deputato Daniele Farina, dispone la revoca dell’abbinamento delle proposte di legge C. 971, C. 972, C. 1203, C. 2015, C. 2022, C. 2611, C. 2982, C. 3048, C. 3229, C. 3328, C. 3447 e C. 3843.
Propone, quindi, di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge Giachetti C. 3235 alle ore 16 di lunedì 18 luglio.

Paola BINETTI (AP), riservandosi di intervenire successivamente sul merito della proposta, segnala l’utilità delle audizioni svolte, in particolare quelle relative all’ultima seduta dell’indagine deliberata dalle Commissioni sulle proposte di legge in esame. Dichiara che avrebbe preferito un esame non limitato alla sola proposta C. 3235, individuando in sede di Comitato ristretto gli aspetti sui quali sarebbe stato possibile portare avanti una iniziativa normativa. Sottolinea che, in ogni caso, l’esame in Assemblea entro il 25 luglio della proposta C. 3235 non può considerarsi certo, in ragione dell’inevitabile numero di emendamenti che saranno presentati e della necessità di una discussione approfondita.

Mario MARAZZITI, presidente, ricorda alla collega Binetti che la soluzione procedurale individuata è la conseguenza dell’impossibilità dei relatori di addivenire a un posizione condivisa circa l’adozione di un testo base.
Fa presente che, in ogni caso, resta ferma la possibilità di discutere ampiamente nel merito la proposta C. 3235 attraverso l’esame delle proposte emendative, secondo le ordinarie forme del procedimento in sede referente.

Alessandro PAGANO (AP), pur rispettando le prerogative dei gruppi di opposizione in merito alla disciplina della cosiddetta quota-opposizione, invita la Presidenza delle Commissioni II e XII a tenere conto che in questo caso vi è un testo il cui esame in Assemblea dovrebbe iniziare il 25 luglio prossimo, per quanto tale testo non sembri essere supportato dalla volontà univoca della maggioranza.
Evidenzia come nel caso in esame ci si trovi in una situazione diversa dalle altre verificatesi in passato quando, come è avvenuto per le unioni civili, la maggioranza ha imposto al Parlamento la propria volontà, addirittura senza rispettare le regole della democrazia. Invita le Presidenze delle Commissioni a farsi carico del fatto che le Commissioni non sono in grado di approvare un testo sulla cannabis che possa essere esaminato dall’Assemblea già a partire dal 25 luglio prossimo. Sottolinea, quindi, l’opportunità di chiedere alla Presidenza della Camera di rinviare l’esame da parte dell’Assemblea del provvedimento ad una data successiva a quella del 25 luglio prossimo. Ritiene, inoltre, che le Commissioni, prima di procedere ulteriormente, debbano audire il Ministro della Salute ed il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, considerato che la proposta di legge C. 3235 affronta materie rientranti nella loro competenza.

Carlo SARRO (FI-PdL) ribadisce quanto da lui già dichiarato sull’ordine dei lavori nella seduta della Commissione Giustizia di martedì 2 luglio sull’esigenza di audire il Ministro della salute ed il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle proposte di legge in esame.

Donata LENZI (PD), in relazione alla richiesta di audire il Ministro della salute e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, ricorda che le Commissioni hanno già svolto un ciclo di audizioni molto dettagliato e che tutti i gruppi hanno avuto la possibilità di avanzare per tempo le loro richieste. Ricorda, altresì, che i rappresentanti del Governo possono comunque decidere di prendere parte alle prossime fasi dell’esame del provvedimento presso le Commissioni riunite.
Evidenzia poi che l’argomento in esame merita una discussione aperta, senza posizioni precostituite, rilevando che il tema è già stato oggetto di attento esame da parte delle Commissioni riunite all’inizio della legislatura, in sede di esame del decreto-legge che ha fatto seguito alla nota sentenza della Corte costituzionale sul cosiddetto decreto Fini-Giovanardi. Segnala che il Partito Democratico ha mostrato la più ampia disponibilità ad un confronto di merito, come testimoniato anche dalla individuazione di una relatrice con una lunga esperienza parlamentare come la collega Miotto.
Pur avendo una visione diversa, riconosce il diritto delle opposizioni di portare avanti l’esame di un provvedimento da esse segnalato, con le modalità ritenute più opportune. Auspicando lo svolgimento di una discussione ampia, chiede lo slittamento al 19 luglio del termine per la presentazione degli emendamenti.

Vittorio FERRARESI (M5S) dichiara di essere rammaricato per la scelta della relatrice per la XII Commissione, onorevole Miotto, di non voler proporre, insieme al correlatore, la proposta di legge Giachetti C. 3235 come testo base. Sottolinea, a tale proposito, che la predetta proposta di legge, comunque migliorabile attraverso l’approvazione degli emendamenti, affronta tutte le questioni emerse nel corso dell’indagine conoscitiva. Ritiene che vi sia il tempo per le Commissioni di esaminare gli emendamenti che verranno presentati nel termine prospettato dal Presidente per poter migliorare il testo rispettando la programmazione dei lavori dell’Assemblea. A tale proposito, auspica che gli emendamenti saranno presentati anche da deputati appartenenti ad altre Commissioni, affinché possano essere affrontate in maniera adeguata anche tutte quelle questioni che rientrano proprio nell’ambito di competenza della Commissione di appartenenza. A tale proposito, ricorda, ad esempio, che la proposta di legge C. 3235 attribuisce una serie di compiti estremamente rilevanti all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, sulla quale è competente la Commissione Finanze. Si duole che oggi siano richieste delle ulteriori audizioni da parte di deputati che non hanno partecipato all’indagine conoscitiva svoltasi neanche quando sono stati auditi soggetti richiesti da loro stessi. Conclude ribadendo che le Commissioni hanno ancora tutto il tempo necessario per poter migliorare il testo della proposta di legge C. 3235, purché non si arrivi ad un atteggiamento di contrasto «muro contro muro» tra i diversi gruppi, che sicuramente non gioverebbe a nessuno.

Marco RONDINI (LNA), condivide le perplessità espresse dalla collega Miotto e concorda con la proposta di «spacchettamento» in relazione alle norme sull’uso terapeutico della cannabis, anche in ragione di quanto emerso dalle audizioni svolte. Si associa, quindi, alla richiesta della collega Lenzi di fissare il termine emendamenti a martedì 19 luglio.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI-IDEA) dichiara che avrebbe preferito lo «spacchettamento» suggerito dalla relatrice Miotto, pur rendendosi conto che tale proposta appare ormai superata. Rileva che la rimozione delle preclusioni ideologiche deve avvenire in tutte le direzioni, osservando che una scelta come quella di affrontare il tema dell’uso terapeutico della cannabis avrebbe assicurato maggiori possibilità di conseguire risultati concreti. Nel ritenere utile l’audizione dei Ministri proposta ad alcuni colleghi si augura, analogamente al relatore Farina, che, nonostante la calendarizzazione del provvedimento quasi in coincidenza con la pausa estiva, vi sia la possibilità di svolgere un dibattito ampio che coinvolga tutto il Paese.

Mario MARAZZITI, presidente, in relazione alle considerazioni svolte, reputa utile, innanzitutto, ribadire che la proposta di legge Giachetti C. 3235 è iscritta nel calendario dell’Assemblea «in quota opposizione», a partire dal 25 luglio 2016. Pertanto, non avendo il deputato Daniele Farina mostrato la disponibilità a rinviare ad altra data l’avvio dell’esame da parte dell’Assemblea, si è proceduto al disabbinamento della predetta proposta di legge dalle altre.
Per quanto riguarda la richiesta di audire il Ministro della salute e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, ricorda nuovamente che l’indagine conoscitiva si è conclusa senza che tale richiesta fosse stata formulata, precisando che, in ogni caso, i predetti ministri potranno senz’altro intervenire nel corso delle sedute delle Commissioni riunite in sede referente, che avranno luogo nel corso della prossima settimana.
In relazione alla richiesta di differire brevemente il termine per la presentazione di emendamenti alla proposta di legge Giachetti C. 3235, ritiene che potrebbe essere posticipato martedì alle ore 12 di martedì 19 luglio.

Le Commissioni concordano.

Mario MARAZZITI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.

 

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