Fatela girare

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Tutti i luoghi comuni sui benefici della legalizzazione delle droghe leggere, smontati uno per uno

Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato su Il Foglio il 19 agosto 2016.

Col suo lungo appello pro legalizzazione Roberto Saviano ha un merito: ha elencato i più diffusi luoghi comuni della cannabis libera. Li ascoltiamo da decenni, monotoni, inalterati, senza riscontri oggettivi, ostili alle evidenze scientifiche. La campagna a sostegno della proposta Giachetti, in coincidenza col suo arrivo nell’Aula della Camera, conosce una forte accelerata. L’opposizione di Ap ha fatto slittare la discussione da fine luglio a settembre: nel frattempo il terreno viene preparato.  

Dice Saviano: “Legalizzare (…) indebolirà le mafie sottraendo loro capitali e allo stesso tempo ridimensionerà il mercato illegale. Chi vorrà fumare uno spinello preferirà di certo sostanze controllate che si possono acquistare regolarmente, senza incorrere in sanzioni, e non andrà a cercare un pusher giù in strada”. Ogni legalizzazione ha dei limiti, come è evidente nella stessa proposta Giachetti: di età dell’acquirente, di quantità della sostanza che si può detenere e, a certe condizioni, cedere, di percentuale di principio attivo. Neanche il legalizzatore più convinto sostiene che a un fanciullo possa recarsi a piacimento al tabaccaio a farsi impacchettare un chilo di hashish col 50 per cento di thc. Alle mafie sarà sufficiente operare oltre i limiti fissati: quanto all’età, puntando in modo ancora più deciso sui minori, quanto alla quantità e alla qualità, offrendo merce in grammi e in capacità stimolante al di là delle soglie stabilite. L’aumento della disponibilità ad assumere cannabis derivante dalla legalizzazione favorirà ancora di più l’operatività criminale oltre soglia, come insegna l’esperienza degli stati che hanno già leggi come la Giachetti.

Saviano: “I dati. Il Portogallo nel 2001 depenalizza la cannabis e lì in 15 anni diminuisce il consumo. L’Uruguay nel 2013 e il Colorado nel 2014 ne legalizzano il commercio a scopo ricreativo: e anche lì il consumo diminuisce invece di aumentare”. Vorrei conoscerli i dati, ma quelli veri. Prof. G. Di Chiara, direttore del dipartimento di tossicologia all’università di Cagliari: “L’esperienza degli USA, dove 20 stati hanno legalizzato il fumo di cannabis per uso medico e due anche per uso ricreazionale, indica che la legalizzazione della cannabis aumenta soprattutto la quantità consumata pro capite (…). Non ha eliminato il mercato illegale ma ne ha semplicemente ristretto la clientela agli adolescenti e agli adulti che non possono permettersi il costo elevato della cannabis legale” (Il Sole 24 ore, 18.05.14). Antonio M. Costa, già vicesegretario Onu con delega alla sicurezza e al contrasto del narco traffico: “In Colorado l’uso tra i giovani è salito dal 27 al 31 per cento (contro il 6-8 della media nazionale) (…) il mercato illecito prospera (40 per cento del consumo)” (La Stampa, 25.07.16).

Saviano: “Il mondo reale è quello in cui chi fuma due pacchetti di sigarette al giorno (ma anche uno) rischia di ammalarsi di cancro. Il mondo reale è quello in cui quando bevi tre cocktail sei pericoloso per te stesso e per chi trovi sulla tua strada se poi ti metti al volante. In Italia le vittime del tabacco sono stimate sulle 80mila all’anno. Le vittime dell’alcol 40mila. E invece non c’è una sola vittima causata da droghe leggere”. Che è come dire: d’inverno esci di casa in maglietta e predi la bronchite; esci direttamente in tanga e andrà meglio! Prof. Luigi Janiri, vicepres. sez. dipendenze della Soc. italiana psichiatria: “(…) l’alcol è in grado di determinare effetti nocivi sulla salute sia fisica, sia psichica. E’ un dato accertato che ciò avvenga per dosi progressivamente crescenti di alcol e in un tempo molto più lungo (rispetto alla cannabis). L’altra differenza importante rispetto alla cannabis risiede nel fatto che (…) mentre un episodio psicotico transitorio si può verificare in una persona anche alla prima assunzione di cannabis, non si verifica alla prima assunzione di alcol”. Ulteriore differenza è il tempo di smaltimento: “Una persona che fuma una canna oggi impiega (…) per eliminarla fino a 15-20 giorni” (audizione svolta alla Camera il 2.04.14). Sulla presunta assenza di vittime “da droghe leggere”, i dati dei ricoveri ospedalieri o quanto meno al pronto soccorso dopo l’assunzione dei derivati della cannabis sono in aumento in Europa e in Italia, e hanno percentuali più accentuate fra gli adolescenti. Quanto sostiene Saviano potrebbe sollecitare i ministeri interessati a intensificare ed estendere la rilevazione degli incidenti stradali droga-correlati e delle malattie infettive, o comunque derivanti dalla diminuzione delle difese immunitarie, droga-correlate.

Saviano: “Applicando alla cannabis la stessa imposta del tabacco lo stato incasserebbe in tasse tra i 6 e gli 8 miliardi di euro”. Anche qui nessuna fonte a sostegno. Sui costi sociali derivanti dal consumo dei droga vi sono invece ricerche e studi consolidati, che tengono conto di quanto i singoli assuntori spendono – il che non viene meno con la legalizzazione – dei costi sanitari, dall’assistenza dei servizi per le tossicodipendenze alle strutture riabilitative, alla cura delle malattie droga-correlate. Legalizziamo, i costi aumenteranno.

Saviano: “Sapete come è stato finanziato l’attentato in Spagna del 2004? Con l’hashish che i gruppi vicini ad Al Qaeda hanno venduto anche alla camorra napoletana. (…) L’Is controlla ormai una produzione da oltre 5 miliardi di dollari. Sì, l’erba e l’hashish sono diventati gli strumenti primi di finanziamento delle organizzazioni fondamentaliste”. Anche su questo le fonti latitano. Avevamo notizia che le principali risorse di Is vengono dal commercio sottocosto di petrolio nelle zone occupate e da finanziamenti e armi provenienti da potenze di area a dominanza sunnita. Volendo seguire il ragionamento proposto, se la legalizzazione lascia invariate le entrate dal mercato clandestino per le organizzazioni criminali non si vede perché non debba essere lo stesso per Is. Volendolo seguire, appunto: perché chiunque a questo punto rimprovererà Saviano di non averla detta prima. Se per tagliare le gambe a Is basta farsi una canna “legale”, spinello per tutti e via!

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Utero in affitto sì poligamia no? Le strane misure di Manconi

Utero in affitto sì poligamia no? Le strane misure di Manconi

Articolo di Alfredo Mantovano apparso il 10 agosto 2016 su La nuova Bussola Quotidiana.

Hamza Roberto Piccardo, fondatore dell’Unione delle comunità islamiche italiane, ha pubblicato un post su Facebook a commento della prima registrazione di una unione civile da parte del sindaco di Milano. Eccone i passaggi principali: «noi chiediamo la poligamia secondo la Rivelazione e tradizione. Le forme diverse non ci riguardano, (…) io e milioni di persone non condividiamo la relazione omosex e tuttavia essa è lecita e ne rispettiamo gli attori. I soggetti interessati sono comunque una minoranza, come lo sarebbero i poligami. L’intera società può accettarli tutti». (…) «lo Stato dovrebbe regolamentare come per le altre unioni, tutelando così i diritti di tutti gli interessati, figli compresi», «nessuno vuole dettar legge, solo rivendicare un diritto civile (…). Comunque i diritti sono tutti sullo stesso piano, poi ci possono essere strategie e tempi diversi per rivendicarli e implementarli».

 Le reazioni sono numerose e quasi tutte contrarie (clicca qui).  Fra esse si segnalano quelle di persone che sono state e sono impegnate per l’affermazione dei cosiddetti. “diritti civili”, in primis il matrimonio same sex. Senza far torto ad altre, trovo la più significativa, per l’autorevolezza anche istituzionale della firma, oltre che per essere ospitata dal Corriere della sera, quella del senatore Luigi Manconi. Ne riporto qualche stralcio: «La poligamia non è affatto una “una questione di diritti civili”. La poligamia, per contenuto morale e per struttura del vincolo, si fonda (…) su una condizione di disparità, che viene riprodotta e perpetuata. (…) si tratta in ogni caso di un rapporto fondato su uno stato di diseguaglianza. Piccardo (…) ritiene che quella condizione diseguale possa essere sanata dal fatto che essa sia consapevolmente accettata e condivisa da adulti consenzienti».

Per il presidente della Commissione dei diritti umani del Senato è proprio questo il punto debole del ragionamento; e spiega perché: «la parità tra i sessi e la tutela della dignità contro ogni discriminazione costituiscono un diritto fondamentale della persona che è (proprio per questo) non disponibile. Ovvero, un diritto non alienabile (e non limitabile, modificabile o cedibile) persino da parte del suo stesso titolare. Un diritto, cioè, sottratto a ogni potere dispositivo fosse anche quello del suo beneficiario». Aggiunge Manconi che la «discussione è di cruciale importanza perché consente di tracciare un discrimine limpido tra quanto – delle tradizioni, delle confessioni e delle culture di diversa origine – è accettabile all’interno del nostro ordinamento giuridico (…) e quanto, al contrario, deve essere rifiutato»; vi è comunque «il limite insuperabile rappresentato dalla intangibilità dei diritti fondamentali».

Trovo ineccepibile il ragionamento del senatore, e convince la ragione della inaccettabilità della poligamia: essa lede la eguale dignità di ogni persona, e poiché questa costituisce un diritto fondamentale – in quanto tale non disponibile – non è ammissibile nemmeno se l’interessato/a è consenziente. Dunque, esiste un territorio di diritti fondamentali che costituisce un limite invalicabile; la poligamia non ha titolo a violarlo. Fine della discussione? Tutt’altro! Al netto delle frasi a effetto, che contribuiscono alla polemica, ma non alla serietà del confronto, la discussione deve partire proprio da qui. Non solo perché il senatore Manconi nella legislatura in corso è primo firmatario di disegni di legge sulle unioni civili, sulla legalizzazione dell’eutanasia e della distribuzione della cannabis, sull’adozione da parte dei single, per citarne solo alcune. Ma perché un intero schieramento culturale, prima ancora che politico, è chiamato a misurarsi con la provocazione, in apparenza rozza, del capo dell’Ucoii; e a spiegare in modo coerente perché non va.

Sì, in modo coerente. La logica – lo ripeto, in sé condivisibile – seguita per criticarla vale alla stessa maniera per “diritti civili” già introdotti, o in corso di introduzione, magari fruendo di qualche pronuncia giudiziaria che fa da avanguardia.  Esempio n. 1: la gestazione per altri. Chiedo al presidente Manconi di scorrere la procedura pubblicizzata sul web da uno qualsiasi dei “centri” che la garantiscono; vada sul sito di Extraordinary conceptions (extraconceptions.com), struttura cui si è rivolto con successo l’ex governatore della Puglia Niki Vendola. Dopo aver letto ogni passaggio, pensa veramente che i gestori e i clienti del “centro” non superino il limite della intangibilità di diritti fondamentali? Nella home page ci si imbatte in quanto segue: «Scegliere la donatrice e la portatrice sono gli steps fondamentali per creare la propria famiglia. (…) non dovrete pagare o firmare nulla fino a quando la madre surrogata e/o donatrice non sono approvate dalla clinica Ivf (screening medico) (…) Extraordinary Conceptions assicura le madri portatrici per un valore di $ 500.000 per due anni dando alla portatrice l’opzione di poter continuare».

Non si parla di autovetture, che si scelgono sul catalogo o al concessionario e a cui si pone una copertura assicurativa. Si parla di donne: la loro maternità è disponibile “per altri”? è alienabile? Con più precisione: il prelievo dell’ovulo con l’elettrostimolazione della “donatrice” e la sottrazione del neonato dalla “portatrice” – già l’uso di questi termini dovrebbe far insorgere – sono conformi alla dignità della persona, benché contrattualizzati, e quindi esito di consenso e di somme date in corrispettivo? Qual è la differenza fra un consenso prestato a consegnare alla nascita il piccolo che si è appena partorito e il consenso prestato a condividere la condizione di moglie in un contesto poligamico (o – per par condicio – anche di marito in una speculare poliandria)?

Esempio n. 2: l’adozione al di fuori di un contesto che riproponga il più possibile quello naturale, come è stato fino a un paio d’anni fa nell’ordinamento italiano. É conforme alla dignità di una persona – in questo caso, il bambino – sottrarre alla sua crescita non per un accidente (la morte di un genitore), ma in modo cosciente e programmato, la complementarietà delle figure materna e paterna? Chi risponde di sì spiega che basta l’amore. Non basta; non c’è pedagogo serio che teorizzi la sostituzione della duplicità delle figure dei genitori con la duplicazione della stessa figura. Questo per tacere della ignobile strumentalizzazione di alcuni dei bambini esito di gpa o di adozioni same sex: oggetto di servizi fotografici a uso dei media e della fama dei genitori giuridici. Come la mettiamo con i diritti fondamentali anche su questo versante?

Potrei continuare con altri esempi, passando all’eutanasia o alla droga “legale”. Il senso del discorso è però semplice: se si conviene che la dignità di ogni donna e di ogni uomo non sia soggetta alla logica del mercato e del desiderio e incontri dei confini da rispettare, questo vale sempre. La forza di una posizione che riconosca – non crei o costituisca, trattandosi di beni connaturali alla persona – un nucleo essenziale di diritti oggettivamente intangibili sta, fra l’altro, nella possibilità di interloquire con appartenenti a qualsiasi confessione religiosa, o con chi non crede, trattandosi di aderire a un dato di realtà; lo ricordava per sempre il Papa emerito nell’indimenticata lezione di Ratisbona.

É certamente debole il ragionamento di Piccardo quando vuol convincere, con una buona dose di strumentalità, che tutto va bene se la moglie n. 2 o n. 3 – ma anche la n. 1 – è consenziente. Ma è altrettanto debole contestare l’insufficienza di quel tipo di consenso se lo si ritiene valido in altre circostanze, quando sono comunque in gioco diritti fondamentali. Una debolezza non solo logica, ma strutturale e sociale.

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Poligamia: questione di diritti?

Poligamia: questione di diritti?

Un sasso gettato nello stagno nel caldo agostano, per vedere di nascosto l’effetto che fa, come diceva, in tutt’altro contesto, una nota canzone di tanti anni fa. “Se è solo una questione di diritti civili, ebbene anche la poligamia è un diritto civile”, ha scritto sulla sua pagina Facebook Hamza Roberto Piccardo, fondatore dell’Ucoii, l’Unione delle Comunità islamiche, postando (altro…)

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Il Tar mette in ginocchio i medici obiettori

Il Tar mette in ginocchio i medici obiettori

Riprendiamo il commento alla sentenza, fortemente limitativa del diritto di obiezione, del cons. Giacomo Rocchi, pubblicato su La nuova Bussola Quotidiana del 7 agosto 2016. Il cons. Rocchi è esponente del Centro studi Livatino, e sarà uno dei relatori al convegno sull’obiezione di coscienza che il Centro sta organizzando per il prossimo 21 ottobre, alla sala dei gruppi di Palazzo Montecitorio. (altro…)

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TAR del Lazio: la sentenza che limita il diritto all’obiezione di coscienza

TAR del Lazio: la sentenza che limita il diritto all’obiezione di coscienza

Pubblichiamo la sentenza del 2 agosto 2016 del TAR Lazio in materia di obiezione di coscienza per accertamenti preabortivi – negata perché ritenuti scindibili rispetto all’intervento di interruzione della gravidanza in senso stretto, cui l’obiezione viene circoscritta -, per prescrizione di pillole del giorno dopo, impropriamente considerate non abortive, per l’attività dei Consultori familiari.

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