Articolo di Caterina Giojelli pubblicato su Tempi il 30 giugno 2017.

In Italia si può già arrivare facilmente a un verdetto letale come quello pronunciato dai medici inglesi sul bambino inglese Charlie Gard. Non sono indispensabili tribunali e sentenze, «sono sufficienti le prassi già in vigore», spiega a tempi.it Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro Studi Livatino. La “norma” infatti non è amica del malato terminale, grave o impegnativo, e non solo se affetto da una patologia rarissima e semisconosciuta come quella di Charlie: «Nel sistema sanitario italiano accade che un paziente cui viene riscontrata una patologia tumorale sia dissuaso dall’iniziare una cura che potrebbe avere successo se per esempio ha un’età molto avanzata: gli si parla di proporzione tra cure e sofferenze, ma la verità è che le risorse sono limitate, non riescono a garantire a tutti cure costose e impegnative per chi le mette in opera, e, soprattutto, vengono soprattutto destinate a questioni che si ritengono più importanti. Come la fecondazione artificiale di tipo eterologo». Mantovano ricorda che approvando i nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza pubblica) in cui è inserita la copertura dei costi dell’eterologa, il governo ha di fatto sottratto «ulteriori risorse alla cura efficace di patologie anche gravi per destinarle a una pratica che, al netto di qualsiasi considerazione etica, conosce esiti positivi inferiori al 15 per cento dei trattamenti avviati, ove il “successo” è il “bambino in braccio”». In altre parole, in Italia medici e sanitari sono già costretti a fare selezione perché «sono state fatte delle scelte di tipo ideologico che non orientano le risorse alla tutela della salute dove è necessaria, ma alla tutela dei desideri. Per questo dico che se di una legge c’è necessità oggi non è certo quella sulle Dat, ma una legge che torni a individuare delle priorità giuste, fondate sul rispetto della persona».

TESTAMENTO BIOLOGICO. Mentre si discute del caso di Charlie Gard, in Italia è infatti in corso di approvazione una legge sul testamento biologico che apre all’eutanasia anche dei minori, rendendo possibile la sospensione di idratazione e nutrizione qualificate come trattamenti sanitari: «Nell’articolo 1, comma 6, si legge: “Il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali. A fronte di tali richieste, il medico non ha obblighi professionali”. Quest’ultimo periodo è stato inserito come una beffa, spiegando che permetterebbe il riconoscimento dell’obiezione di coscienza; in realtà può essere utilizzato esattamente al contrario. In un caso come quello di Charlie, che non è in grado di esprimersi e per il quale sono i genitori a farlo, verrebbero richiesti trattamenti sanitari che consentano un filo di speranza. Ma proprio per il contesto e le prassi di cui parlavamo sopra, la richiesta avrebbe esito negativo, e così questa norma darebbe pieno fondamento allo stesso risultato a cui si è arrivati in Inghilterra».

DUE CASI OPPOSTI, STESSA SENTENZA. Lo stesso esito che in Italia ebbe un caso opposto, quello di Eluana Englaro. Per Charlie è stata determinante la nomina di un guardian (lo ha spiegato bene il Foglio), nel caso Englaro lo è stata la nomina di un tutore allineato alla decisione del padre Beppino di non farla più assistere: in entrambi i casi ai giudici non è spettato che indagare la “posizione legale” senza entrare nel merito delle due vicende. Per Eluana venne usato l’alibi dell’autodeterminazione delegata a un terzo (la stessa che con la disciplina per i minori prevista dalle Dat realizzerebbe un’eutanasia di non consenziente, non essendo di fatto il paziente a decidere), ma per Charlie questo potere decisionale delegato ai genitori non sarebbe valido. Per Eluana il padre ha chiesto la morte, per Charlie i genitori hanno chiesto la vita. Due casi opposti, stessa sentenza. Cosa accadrebbe a un Charlie Gard in Italia, dunque? Quello che accade già ora, mentre per la prima volta nel nostro ordinamento sta passando una legge che afferma in modo esplicito il principio della disponibilità della vita umana contro quello della sua indisponibilità.

Share

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close