familyday

Articolo apparso sul sito Formiche.net

C’è un leader, ci sono le “teste d’ariete”, i ragazzi addetti alla comunicazione, il poliziotto che tiene i contatti con la Questura, gli esperti giuridici. E’ la squadra del Family Day (nella foto, il Comitato “Difendiamo i nostri figli” dopo una recente riunione), un gruppo di persone accomunato dalla fede cattolica e dall’impegno contro il ddl Cirinnà, gente che fino a qualche mese fa nella maggior parte dei casi nemmeno conosceva i riflettori della ribalta mediatica mentre adesso si trova a metterci pubblicamente la faccia in vista della manifestazione di sabato 30 gennaio al Circo Massimo di Roma.

IL LEADER CHE UNISCE

Se la precedente manifestazione del 20 giugno è stata per lui il debutto davanti a centinaia di migliaia di persone, quella di sabato sarà la consacrazione della sua leadership di questo variegato movimento. Massimo Gandolfini, neurologo di Brescia, medico attivo nell’associazionismo cattolico e aderente al Cammino Neocatecumenale, è il presidente del Comitato organizzatore “Difendiamo i nostri figli” ma soprattutto è colui che incarna l’essenza stessa del Family Day. Sposato e padre di 7 figli adottivi, da sempre in prima linea nella difesa di quelli che ai tempi di Benedetto XVI venivano catalogati come “valori non negoziabili”, in occasione di questo Family Day è stato capace di cucire relazioni, tenere insieme sigle e associazioni diverse, aprire un canale diretto con la Cei ergendosi come unico vero leader. Non è un caso infatti se sabato al Circo Massimo sarà il suo l’intervento principale, mentre gli altri esponenti del Comitato si limiteranno a un breve saluto.

LE “TESTE D’ARIETE”

Il direttore del quotidiano La Croce ed ex deputato pd Mario Adinolfi, la giornalista, blogger e scrittrice Costanza Miriano (molto amata nella base cattolica), l’avvocato di estrazione ciellina Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita. Sono loro le tre “teste d’ariete” del Family Day, tutti membri del Comitato promotore e da tempo attivi nelle piazze (sia reali che virtuali), nei talk show, sui giornali e nelle trasmissioni tv o radiofoniche, per portare avanti la battaglia contro il ddl Cirinnà. Loro hanno il compito di scaldare il popolo, di creare consenso (e anche contrasto con gli avversari), di trascinare le folle con le loro vibranti intemerate, che siano pronunciate davanti a un microfono oppure vergate su una tastiera poco importa. La Miriano spopola sul web alternando racconti di vita quotidiana da mamma lavoratrice a giudizi netti sui provvedimenti legislativi. Adinolfi con quel suo inconfondibile romanesco e quella sua verve è un animale da palco, uno che polarizza il dibattito e crea opinione. Mentre l’avvocato Amato gira tutta l’Italia sventolando la bandiera dei valori da difendere, tuonando contro ideologia gender e matrimoni gay così da suscitare le ire delle sigle antagoniste che vorrebbero impedirgli di parlare in pubblico.

IL VOLTO GIOVANE DELL’EVENTO

Per dimostrare che la famiglia non è un vecchio arnese bensì una realtà concreta e dinamica dell’oggi, ecco il volto giovane dell’evento. Sono i ragazzi (tutti e tre romani) della Manif pour Tous, la costola italiana dell’organizzazione francese che proprio di recente ha modificato la propria denominazione in Generazione Famiglia. C’è il presidente Jacopo Coghe, 32 anni da Roma, sposato e padre di 4 figli (di cui uno in cielo, scrive nel suo profilo Twitter), uno che non ha avuto remore nel raccontare le sue vicende familiari, titolare di un’agenzia grafica (qui il suo curriculum) e da anni in primo piano nella difesa della famiglia naturale. Il suo alter ego è Filippo Savarese, 26 anni, studente di Giurisprudenza, portavoce di Generazione Famiglia e aderente al Cammino Neocatecumenale; è lui l’incaricato di tenere rapporti con i media, rilasciare interviste e intervenire nei dibattiti televisivi. Attivissimo sui social e sui new media, nel suo pedigree ci sono diverse esperienze nel campo della comunicazione compresa quella con la Fondazione Magna Carta del senatore ex Ncd Gaetano Quagliariello. La terza del gruppo è una ragazza romana di 33 anni, Maria Rachele Ruiu; laurea in Psicologia (qui il curriculum), attiva nel Progetto Pioneer (un’iniziativa formativa ed educativa rivolta alle scuole in netto contrasto con l’ideologia gender), Ruiu fa parte dell’associazione Identità Cristiana e nel 2013 è stata candidata al consiglio comunale nella lista Cittadini X Roma a favore di Gianni Alemanno, ma con 1806 preferenze non è riuscita a fare il grande salto nell’aula capitolina. E’ la responsabile dei circoli territoriali di Generazione Famiglia, il volto femminile del giovane trio alla guida dell’associazione.

TRA SICUREZZA E CONSULENZA GIURIDICA

Coghe lo ha definito “l’uomo che lavora nell’ombra affinché la festa di sabato riesca al meglio”. Lui è Nicola Di Matteo, di professione poliziotto, membro del Comitato come esponente dell’associazione Non si tocca la famiglia e punto di contatto con la Questura di Roma e le forze dell’ordine per l’organizzazione dell’evento. Sul piano della consulenza giuridica, un contributo fondamentale lo assicura l’ex sottosegretario e parlamentare Alfredo Mantovano, giudice della Corte d’Appello di Roma, esponente di Alleanza Cattolica e promotore del Comitato Sì alla Famiglia, tra gli animatori del Centro Studi Livatino che ha messo insieme quasi 500 giuristi in un appello contro il ddl Cirinnà inviato al presidente del Senato Pietro Grasso. Sempre di materie giuridiche si occupa l’avvocato umbro Simone Pillon (qui una sua intervista a Formiche.net), già membro del Forum Famiglie, nel novembre scorso salito insieme al presidente di ProVita onlus Toni Brandi (entrambi sono nel Comitato promotore del Family Day) sul palco bolognese di Matteo Salvini alla manifestazione leghista contro il governo Renzi.

COSA SUCCEDE DOPO IL 30 GENNAIO?

E’ una domanda che in diversi si fanno; d’altronde, il popolo del Family Day chiede rappresentanza e ha dimostrato di non apprezzare questa classe politica. Cattolici compresi. La battaglia contro il ddl Cirinnà è destinata a continuare, i promotori della manifestazione si dicono pronti a tutto, pure a contrastare il referendum costituzionale di autunno per fare cadere il governo Renzi, nel caso non ci siano altre strade per bloccare l’iter di questa legge tra Camera e Senato. Lo sguardo però è rivolto alle prossime elezioni politiche del 2018. Con una rappresentanza cattolica in Parlamento frastagliata e ritenuta poco incisiva, è facile che dall’esperienza dell’ultimo anno di due grandi manifestazioni di piazza scaturisca un nuovo protagonismo dei fedeli nella vita pubblica. C’è un patrimonio di consensi che cresce di giorno in giorno, ci sono nuovi leader emergenti, strutture che si stanno consolidando lungo tutto lo Stivale. Tutto ciò basterà per plasmare un nuovo soggetto politico? E’ presto per dirlo, ma di sicuro dentro al Comitato “Difendiamo i nostri diritti” qualcuno inizia a pensarci. Perché ormai nemmeno la piazza basta più, dicono.

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