Venerdì 20 ottobre 2017, con inizio alle ore 15 (orario massimo di arrivo h 14.45) a Roma, nell’Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari a Via di Campo Marzio n. 78 si terrà l’annuale convegno nazionale del Centro studi Livatino, sul tema Giudici senza limiti
 

Dopo il saluto dell’on. Stefano Dambruoso, Questore della Camera dei deputati, si svolgerà la prima sessione, su  Il quadro internazionale: dialogo fra le Corti o Babele del diritto?, con relazioni di Anthony Borg Barthet, giudice alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Francisco Javier Borrego Borrego, già giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, e di Antonio Mura, sost. proc. generale in Cassazione, già presidente del Consiglio consultivo dei Procuratori europei, e con la testimonianza di Luis Alberto Petit Guerra, giudice del Venezuela, già coordinatore per l’area metropolitana di Caracas per la materia civile e per le tutele costituzionali

La seconda sessione riguarda Il quadro nazionale: attivismo giudiziario, diritto e “diritti”, con relazioni di Mauro Ronco, Presidente del Centro studi Rosario Livatino, Giovanni Legnini, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e (in attesa di conferma) di Andrea Orlando, ministro della Giustizia.

I lavori saranno coordinati dai Vice Presidenti del Centro Studi Rosario Livatino Domenico AiromaAlfredo Mantovano e Filippo Vari.

 Il tema del convegno è il ruolo assunto oggi dalla giurisdizione. Se una volta il giudice era la “bocca della legge”, viviamo un tempo in cui la bocca del giudice sembra essere diventata essa stessa la legge. Non solo per ricerca di protagonismo, ma per qualcosa di strutturale, che rinvia alla qualità del tempo che attraversiamo: un “periodo vuoto”, che registra l’avvenuto sfaldamento di un mondo e di una civiltà costruiti sul riconoscimento di principi percepiti come oggettivi e irrinunciabili, e che cerca di colmare quel vuoto con valori ancorati alla soggettività. Un rovesciamento di prospettiva per il quale la legge, con i tempi dettati dalla mediazione fra i diversi e confliggenti desiderata, è sempre in strutturale ritardo rispetto alla sentenza del giudice e l’intervento del legislatore è sempre più imposto dal dictum giurisprudenziale. Un conflitto fra soggettività risolto da un’altra soggettività, quella del giudice, sempre più oltre la legge: sia perché chiamata ad anticipare la legge e a colmare inevitabili vuoti di tutela di desideri sempre nuovi, sia perché priva essa stessa di parametri decisori riconosciuti come invalicabili, allorché le stesse carte costituzionali vengono ritenute non più cogenti, specchio di un’epoca passata. Nel porre il problema, questo convegno prova a impostare qualche ipotesi di soluzione. Sulla scia di Rosario Livatino, nel cui insegnamento vi è che i giuristi debbano tornare ad essere i professionisti del perché e non solo del come. Debbano, in altre parole, non tacitare le proprie domande di senso e ribellarsi a quel “silete conscientiae in munere alieno”, che sembra essere la mentalità oggi soggiacente a vari interventi normativi e giurisprudenziali.

Ingresso libero. Indispensabile la registrazione, inviando il proprio nome a info@centrostudilivatino.it.

 

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