Riceviamo e con piacere pubblichiamo in esclusiva per il sito dall’on. Carlo Casini, presidente onorario della Federazione europea “Uno di noi per la vita e la dignità dell’uomo”, oltre che Presidente onorario del Movimento per la vita italiano.

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La legge francese recentemente approvata che qualifica reato ogni tentativo di evitare l’aborto è un’occasione straordinaria per comprendere l’importanza della iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi”, di cui si sta svolgendo la seconda fase nella quale operatori sanitari, giuristi e politici testimonieranno all’Europa che effettivamente il figlio concepito è “uno di noi”. Quanto sta avvenendo in Francia rende evidente l’obiettivo e la strategia di quella che San Giovanni Paolo II ha chiamato “congiura contro la vita”: il rifiuto dello sguardo. É necessario imporre il silenzio sul fatto che l’aborto non riguarda soltanto la donna, ma anche un bambino non ancora nato. Per questo è in corso una virulenta aggressione contro l’obiezione di coscienza. Essa è motivata dal riconoscimento del concepito come un essere umano da parte di coloro che più di ogni altro hanno competenza scientifica: i medici. La scienza e la ragione provano l’esistenza nel seno materno (e in una provetta di laboratorio, quando si ricorre alla fecondazione in vitro) vi è “uno di noi”. La “congiura” non vuole assolutamente che questo sia detto, ma non ha la forza intellettuale per poterlo negare. Perciò, cerca di imporre il silenzio. Il silenzio determina la dimenticanza e alla fine – questo è il progetto della “congiura” – tutti crederanno davvero che il concepito è soltanto un grumo di cellule. L’aiuto alle maternità difficili è motivato soprattutto dalla consapevolezza che si tratta di salvare una vita umana, la più piccola e la più povera, come diceva Madre Teresa di Calcutta e che per ottenere il risultato è necessario operare non contro la madre, ma insieme alla madre. Ma anche questo è inaccettabile per la congiura, perché è evidente che ogni aiuto al fine di far proseguire una gravidanza, ogni consiglio, e persino ogni forma di educazione al rispetto della vita nascente ricorda il bambino.

Perciò, il modo inevitabile di resistere alla congiura è quello di ripetere incessantemente che ogni essere umano è “uno di noi”, anche quando è il più povero in assoluto come accade per il concepito non ancora nato. Questa è la motivazione fondamentale dei Centri di aiuto alla vita, questo è lo strumento principale della prevenzione dell’aborto. Il coraggio di tante giovani donne che hanno accettato la gravidanza nelle condizioni più difficili è di esperienza generale. Ma il coraggio non è irrazionale. Deve avere una motivazione forte. Tale motivazione é la consapevolezza della piena dignità umana del concepito. Nel corso degli anni il Movimento per la vita ha pubblicato in sedici lingue un opuscolo intitolato “La meraviglia della vita umana”. Sappiamo con certezza che esso ha salvato migliaia di vite innocenti e contemporaneamente ha salvato il coraggio, la fiducia e ultimamente la giovinezza di tante donne. Dunque l’iniziativa europea “uno di noi” non è soltanto uno strumento culturale: è anche un mezzo di prevenzione potente riguardo all’aborto. Di fronte alla legge francese è necessario che la cultura europea si alzi in piedi con i suoi esponenti più autorevoli (operatori sanitari, giuristi e politici) e ripeta  “è uno di noi”. Non sarà possibile arrestare in Francia tutti coloro che aderiranno e viceversa potrà essere iniziata una discussione seria e approfondita per verificare se l’affermazione “uno di noi” è vera o falsa. In ogni caso sarà necessario lo sguardo sul concepito e dunque la libertà di discussione. Vogliamo dire un grande “Si alla vita” nel modo più semplice ed essenziale: tutto si riduce a stabilire se l’uomo è sempre uomo oppure no. A ben guardare, non si tratta di alzare muro divisorio, ma di gettare un ponte nel cuore della modernità che proclama la dignità umana, l’uguaglianza i diritti dell’uomo, ma poi non vuole guardare verso il concepito e perciò è inquieta perché sa che per ciò fare deve abbandonare la strada della scienza e della ragione che sono le caratteristiche essenziali della modernità e della laicità. 

È bene ricordare che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Germania il 26 novembre 2015 (sentenza n. 3690/10) per avere proibito ad un volontario di distribuire volantini “per la vita” in prossimità di una clinica dove si praticavano aborti. Una identica decisione è stata presa il 26 giugno 2014 in un caso analogo dalla Corte Suprema degli Stati Uniti il 26 giugno 2014. La motivazione di entrambe le decisioni è la libertà di espressione del pensiero. Si tratta di un valore importante, ma più importante ancora è il valore della vita. L’ambizione dell’iniziativa “uno di noi” è quella di restituire dignità a tutte le solenni proclamazioni dei diritti dell’uomo: il riconoscimento come “uno di noi” del più piccolo e del più povero consolida definitivamente la dignità e il diritto di ogni altro essere umano. 

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