Il Centro Studi Livatino formato da magistrati, docenti universitari, avvocati e notai, dopo aver diffuso nei giorni scorsi un un appello di oltre 250 giuristi, inviato a Deputati e Senatori, e un documento sulle gravi ricadute che le nuove norme avranno sull’esercizio della professione medica, esprime preoccupazione per il testo appena approvato dalla Camera: confuso, contraddittorio, impreciso e nella sostanza eutanasico, esso avrà – se confermato dal Senato – delle gravi ricadute sul rapporto fra medico e paziente.

La relazione di fiducia, fondata da millenni sul giuramento di Ippocrate in vista del bene-salute dell’ammalato, viene oggi sostituita dal principio della disponibilità della vita umana e dal burocratismo di un consenso che impegnerà il medico più nella compilazione di carte che nei necessari trattamenti di cura e terapia. Da professionista che punta alla salute del paziente questa legge trasforma il medico in un soggetto ossessionato dalla dettagliata informazione del malato, dalla verifica della comprensione di costui, dalle modalità di esplicitazione del consenso. La costrizione a sospendere idratazione e alimentazione, se assistite, insieme con trattamenti di sedazione profonda, sono in tutto e per tutto atti di eutanasia. A differenza di quanto dichiarato, l’obiezione di coscienza non è riconosciuta con le forme dovute – analoghe a quelle che riguardano altre materie – e invece vi è l’estensione della disciplina alle strutture sanitarie non statali.

Se ha avuto senso respingere il 4 dicembre scorso la cattiva riforma della Costituzione, è anche perché il Senato riveda per intero una disciplina così dannosa e incivile.

Roma, 20 aprile 2017

Il Centro studi Livatino

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