Articolo apparso su Repubblica il 21 ottobre 2016

ROMA – “Rispetto del dolore e necessità di arrivare alla verità assoluta nella tragica vicenda di Catania, ma anche diritto alla vita sin dal primo momento”. E’ questa la posizione di Alfredo Mantovano, consigliere alla IV Sezione penale della Corte di appello di Roma, ex parlamentare della Casa delle libertà, più volte sottosegretario nei governi Berlusconi. Mantovano è anche vicepresidente del Centro studi Rosario Livatino che oggi pomeriggio tiene a Montecitorio il suo appuntamento annuale, un convegno sull’obiezione, dal titolo “Coscienza senza diritti”.

Giudice Mantovano, come commenta la vicenda di Catania che ha portato alla morte di Valentina Milluzzo?
“Premesso il massimo rispetto e partecipazione per quello che stanno vivendo i famigliari, vorrei ricordare che ci sono due ispezioni in corso. L’autorità giudiziaria ha iscritto nel registro degli indagati 12 medici e quindi la rete dell’accertamento è in corso”.

Il marito di Valentina ha formulato accuse specifiche: “Il medico, quando gli abbiamo chiesto aiuto, ha detto ‘sono un obiettore di coscienza e non posso intervenire sino a quando c’è un battito di vita’”. Non sembra ci siano molti dubbi.
“Sicuramente non si possono ignorare le testimonianze del marito, ma neppure quelle dei medici che affermano il contrario”.

E quindi?
“Mi soffermerei piuttosto sul fatto che ci troviamo di fronte a un caso di malasanità in ostetricia e ginecologia cosa che, purtroppo, si verifica sempre più spesso. Una sorta di catena di scarsa accuratezza dal tragico epilogo. Però rifiuto che ci sia una sentenza già scritta”.

In che senso?
“Mi pare che quello che sta accadendo sia l’ennesima occasione per portare avanti una campagna anti obiezione”.

In realtà si dice che siano i medici non obiettori i più ghettizzati.
“Casomai direi il contrario. L’articolo 9 della Legge 194 parla chiaro e va rispettato in quanto legge. La domanda casomai è perché una così larga quantità di medici sceglie di professarsi obiettore”.

Perché secondo lei?
“Potrà anche essere vero che una minima parte lo fa per non avere problemi, ma soprattutto c’è la convinzione che la dignità delle persone esista a prescindere dall’età degli esseri umani. E una simile consapevolezza dovrebbe spingerci ad avere qualche certezza in meno su come viene interpretata la maglia larga della legalità”.

Di cosa si parlerà al convegno di oggi?
“Della coscienza vista come forma di libertà in molte professioni. Non solo in quella dei medici. Mi riferisco ai tanti dipendenti di farmacia che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro perché vorrebbero rispettare la propria coscienza. Poi ci sono i problemi di insegnamento legati alle scuole, Insomma è un’occasione per fare il punto sulla situazione in Italia anche rispetto a quella di tanti altri Paesi”.

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