Articolo di Francesco Gnani pubblicato il 24 ottobre 2016 su Formiche.net.

Chi c’era e cosa si è detto al convegno annuale organizzato dal Centro studi Livatino “Coscienza senza diritti?”

L’obiezione di coscienza non è una delle “molte frontiere” dove si confrontano “una visione strutturata e valoriale della persona umana” ad una “molto più fluida, se non addirittura liquida”, per citare Bauman. Ma è il luogo dove “si misura il fondamento della dignità umana”, e dove ”si manifestano le contraddizioni conseguenti ad una incontrollata proliferazione dei diritti, spesso avvenuta trascurando i corrispondenti doveri ed il fondamento degli uni e degli altri, che la Chiesa ravvisa nella dignità inalienabile dell’essere umano in quanto creato da Dio”. È il messaggio che il Segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin ha inviato al Convegno annuale organizzato dal Centro studi Livatino “Coscienza senza diritti?”, sul tema dell’obiezione di coscienza, che si è svolto ieri 21 ottobre alla Camera dei Deputati di Roma.

IL CONCETTO DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA

Quella dell’obiezione è infatti una nozione complessa e dibattuta, e l’area tematica, multidisciplinare, investe vari ambiti: dall’eutanasia al rifiuto di effettuare determinati trattamenti sanitari, dall’opposizione dei farmacisti di vendere prodotti “come fossimo macchinette” – sussurra, concitato, il presidente dell’Unione cattolica Farmacisti italiani Pietro Uroda durante uno degli interventi del Convegno fino all’utilizzo della cannabis per uso medico. Tutti argomenti, questi elencati, su cui il parlamento sta attualmente lavorando. Il tema è però scottante anche, e soprattutto, alla luce della recente vicenda dell’Ospedale Cannizzaro di Catania, dove il personale medico è stato accusato di aver causato la morte di una giovane donna in seguito ad una presunta obiezione di coscienza. E dove prontamente sono arrivate le smentite da un po’ tutte le parti, mettendo al centro il fatto che l’obiezione è prevista solo in caso in interruzione volontaria di gravidanza. “Amare la vita significa fare di tutto per salvarla” ha infatti sostenuto il teologo e monsignore Mauro Cozzoli su Avvenire. “I media hanno già scritto la sentenza, ma l’obiezione è funzionale alla vita, non alla morte” riprende il senatore e vicepresidente del Centro Studi Alfredo Mantovano all’inizio dell’incontro.

IL PUNTO FONDAMENTALE DI FARE IL BENE E DISTANZIARE IL MALE

Fare il bene e distanziare il male sono cioè sempre il punto fondamentale, “espressione di una convinzione, un ragionamento di coscienza alla luce delle proprie convinzioni morali”, afferma il direttore dell’European Centre for Law and Justice Grégor Puppinck. O meglio tutto si riconduce, in definitiva, a una questione di moralità, di buon senso. “È noto che l’insegnamento cattolico valorizza in modo particolare il giudizio della coscienza indicando in essa il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria”, continua Parolin nel suo messaggio. Ma lo stesso discorso vale in “una prospettiva filosofico – morale”, dove la coscienza è “luogo centrale di esercizio della libertà umana”, “l’istanza dove l’uomo discerne il bene dal male e si determina all’azione di conseguenza”. È il cielo stellato di Kant, la legge morale di cui si parla. Anche se, conclude il segretario di Stato, “il vero problema posto dall’obiezione di coscienza non è solo quello della sua affermazione, ma anche della sua limitazione, al fine di evitare che una indiscriminata affermazione del diritto di obiezione comporti un’anarchia di fatto ed una arbitraria sottrazione agli obblighi di legge”.

“DISTINGUERE GENERE E SESSO È PER NOI FORTE VIOLENZA AL BAMBINO”, DICE GANDOLFINI

E nell’asse del buon senso viaggiano anche le affermazioni, sul tema di gender e educazione sessuale nelle scuole, del presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini, quando afferma: “Pensare che si possa introdurre un’educazione dei bambini a costruire un genere non armonico con l’identità sessuata, noi la vediamo semplicemente come una enorme e forte violenza nei confronti del bambino”. Questo perché nella legge 107 della Buona scuola, punta il dito il medico, “all’Art. 1 del comma 16, in tre righe è contenuto tutto quello che serve per introdurre il gender nella scuola: ‘contro le discriminazioni sessuali alle identità di genere’. Solo in un secondo momento ci siamo accorti che al Miur erano state accreditate 29 associazioni LGBT e nemmeno una delle nostre. Che è come se per tutelare un pollaio assumessimo una decina di volpi”. La storia, prosegue Gandolfini, è che “nel 2010 in Europa un autoreferenziale gruppo di dieci specialisti, nessun cattolico e italiano, scrive un testo chiamato ‘standard per l’educazione sessuale nelle scuole’. Che in Italia, dopo essere stato bocciato, nel 2013 viene ritirato fuori dal Miur e dall’Unar, che introducono queste linee guida nelle scuole attraverso dei libretti. Li abbiamo letti, e abbiamo cominciato ad avere uno scrupolo di coscienza, ovvero a chiederci: ma possiamo noi lasciare passare queste cose nelle scuole, di cui i genitori italiani ne sono totalmente inconsapevoli?”.

IL PRESIDENTE DELL’ANM DAVIGO E LA FINE DEL DIRITTO NATURALE IN EUROPA

Il tema del contrasto tra legge e coscienza poi – dice il presidente dell’Ass. Naz. Magistrati Piercamillo Davigo – che si tradurrebbe nella “disobbedienza della legge”, è “delicato e affascinante. Il cristianesimo stesso nasce con l’obiezione dei martiri al sacrificio per l’imperatore, che era dovuto per legge”. Ma “tra obiezione profetica e riconosciuta c’è un area grigia, tollerata”. Il punto però è che, dice Davigo, “dalla fine dell’unità religiosa dell’Europa non c’è più la considerazione della legge alla luce di un diritto naturale. E ancora oggi in alcune zone, anche nello stesso est Europa, i diritti umani non sono comprensibili, perché nascono con la separazione dei poteri, che in occidente è molto antico ma in oriente non è comprensibile. In occidente ci sono l’Onu, e la convenzione dei diritti umani. Ma le convenzioni non disciplinano il diritto di coscienza”, afferma il magistrato. “Siamo perciò su un terreno inesplorato”.

C’è stato ultimi anni cambiamento profondo”, ribadisce il segretario generale della Federazione internazionale delle Associazioni dei Medici cattolici Ermanno Pavesi. “Prima la salute era legata all’operato medico, e non c’era conflitto con la volontà. Poi è stata introdotta l’idea che la volontà del malato è la legge suprema. L’idea del diritto di natura non è quello di una religiosità fondata sulla teologia, ma su principi sui quali lo Stato ha retto nei secoli, come formulati da Aristotele. Il concetto di salute si è poi nel tempo modificato, e oggi non si parla di malato ma di cliente”. Così che “il crollo della natalità è uno degli effetti di questa diseducazione sessuale”, conclude Mauro Ronco, presidente del Centro studi Livatino. “E se diventa un programma scientifico si rischiano effetti ancora più devastanti. Ci sono infatti una serie di iniziative volte a limitare l’obiezione di coscienza, per fare del medico il funzionario dello stato totalitario. Avallando crimini che, quando sono desideri, diventano diritti. Dobbiamo promuovere l’obiezione di coscienza contro l’educazione di genere, è un atto profetico. Non nel senso di indovinare il futuro, ma di testimonianza della verità, che come tutte le testimonianze è atto eroico. Ci sono nubi nere all’orizzonte, ma la profezia finirà per aver ragione, per essere riconosciuta. La testimonianza della verità unifica tutti”.

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