Pubblichiamo il resoconto sommario della seduta del 13 aprile 2016 della Commissione Giustizia della Camera, dedicata al ddl c.d. sulle unioni civili.

CAMERA DEI DEPUTATI

Mercoledì 13 aprile 2016

XVII LEGISLATURA

BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

Giustizia (II)

COMUNICATO

SEDE REFERENTE

Mercoledì 13 aprile 2016. — Presidenza del presidente Donatella FERRANTI. — Interviene il sottosegretario di Stato alla Giustizia Gennaro Migliore.

La seduta comincia alle 9.40.

Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.
C. 3634, approvata dal Senato.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 12 aprile 2016.

Donatella FERRANTI, presidente, nel rammentare che la Commissione ha esaminato, da ultimo, l’emendamento Sarro 1.173, comunica che, in 12 ore di seduta, sono stati esaminati 439 emendamenti su circa 900 presentati. Avverte, quindi, che la Commissione passerà, ora, all’esame dell’emendamento Sarro 1.185.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) chiede che sia disposta la verifica del numero legale.

Donatella FERRANTI, presidente, precisa che a norma dell’articolo 46, comma 4, del Regolamento, la presidenza non è obbligata a verificare se la Commissione sia, oppure no, in numero legale per deliberare, se non quando ciò sia richiesto da almeno 4 deputati. Ciò premesso, fa notare al collega Palmieri che, nella seduta odierna, la Commissione è ampiamente in numero legale, pari ad un quarto dei suoi componenti, per deliberare.

La Commissione respinge l’emendamento Sarro 1.185.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Sarro 1.188, del quale è cofirmatario, volto a prevedere una serie di articolate modifiche al codice penale e di procedura penale, allo scopo di scongiurare possibili problemi interpretativi connessi all’applicazione del comma 19 dell’articolo unico del provvedimento in discussione.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sarro 1.188, Sisto 1.189, Sarro 1.184, Agostinelli 1.376, Sarro 1.187, Sisto 1.190 e Sarro 1.183.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Sarro 1.182, volto a prevedere, attraverso l’introduzione del nuovo comma 19-bis, che alle parti dell’unione civile, ove la durata della stessa sia superiore a nove anni, vengano estesi i diritti, le facoltà e i benefici connessi al rapporto di lavoro spettante ai coniugi, anche derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sarro 1.182 e 1.181.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Sarro 1.191, volto a sopprimere il comma 20 dell’articolo unico della proposta di legge in titolo. Al riguardo, rammenta che tale comma prevede che le disposizioni riferite al matrimonio, o comunque contenenti le parole «coniuge» o termini equivalenti, ovunque ricorrano, si applicano anche alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Richiama, inoltre, l’attenzione sull’ultimo periodo del comma in questione, dove si dispone espressamente che resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti. Nel manifestare netta contrarietà su tale ultima disposizione, invita i colleghi della maggioranza ed il Governo a prendere in seria considerazione l’emendamento in discussione, al fine di sgomberare il campo da possibili equivoci interpretativi circa la possibilità di fare ricorso alla cosiddetta «step child adoption».

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD), nel richiamare l’attenzione su una questione che, a suo avviso, rappresenta uno dei profili maggiormente critici del provvedimento, fa notare come il comma 20 preveda la sostanziale assimilazione, anche terminologica, dell’istituto del matrimonio a quello dell’unione civile. Ritiene, infatti, che la proposta di legge si appresta a creare una sorta di «monstrum» giuridico, ambiguo e contraddittorio, che sarà oggetto di ripetuti interventi delle corti europee e nazionali. Tali interventi, a suo giudizio, non potranno che eliminare definitivamente, soprattutto in riferimento alla «stepchild adoption», i residuali tratti distintivi tra i due istituti.

Alessandro PAGANO (AP), rammentando come il suo partito abbia lasciato piena libertà di coscienza ai singoli parlamentari sui i contenuti del provvedimento, che presenta profili di grande rilevanza etica, manifesta netta contrarietà sulle disposizioni di cui comma 20, sul quale invita i colleghi della maggioranza ed il Governo ad effettuare una profonda riflessione. A suo avviso, infatti, detto comma determina il venir meno di uno dei fondamentali principi di natura etica, ai quali dovrebbe essere ispirato il vivere civile. Al riguardo, osserva che l’equiparazione terminologica tra l’unione civile e il matrimonio determina chiaramente un’indebita sovrapposizione dei due istituti, in direzione contraria rispetto alla sensibilità manifestata dall’opinione pubblica sul tema. Quanto alla stepchild adoption, a suo giudizio, appare evidente che, attraverso la disposizione contenuta nell’ultimo periodo del comma 20, si siano create, di fatto, le condizioni perché la norma possa essere utilizzata anche da noti personaggi politici.

Nicola MOLTENI (LNA), nel ribadire la sua netta contrarietà sul provvedimento in discussione, che denota la grande ipocrisia dei colleghi della maggioranza e del Governo, ritiene che il dibattito sulle disposizioni introdotte dal comma 20, che realizzano la sostanziale omologazione delle unioni civili all’istituto del matrimonio, si dovrebbe svolgere in maniera più lineare, onesta e trasparente. Quanto al tema delle adozioni, che, a suo avviso, non è stato in realtà stralciato dalla proposta di legge, rammenta che la Commissione per le adozioni internazionali, come è emerso anche nelle audizioni svoltesi nella giornata di lunedì 11 aprile scorso, non viene convocata da oltre due anni. Si domanda, pertanto, quali siano le ragioni per le quali il Governo non ritenga di adottare iniziative al riguardo.

Michela MARZANO (PD), richiama l’attenzione sul fatto che il comma 20 dell’articolo unico della proposta di legge non interviene sulla disciplina in materia di adozioni. Al riguardo, rammenta, infatti, come nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento sono state stralciate le sole disposizioni relative all’applicazione dell’articolo 44, comma 1, lettera b), della legge n. 184 del 1983, disposizioni che, nel testo iniziale del provvedimento, erano in origine state estese anche alle coppie omosessuali. Nel far notare come la questione non sia riferibile in alcun modo al fenomeno della «gestazione per altri», altrimenti detto «maternità surrogata», rileva la necessità che il legislatore preveda forme di più incisiva tutela nei confronti di minori, già nati, collocati all’interno di famiglie omosessuali, attualmente sprovvisti di adeguate forme di protezione giuridica. Si domanda, infatti, quale sarebbe il regime giuridico applicabile nel caso in cui si verifichi la separazione tra i due partner, o, ipotesi ancora più grave, la morte di uno di essi, genitore biologico del minore. Ciò premesso, evidenzia che le proposte emendative a sua prima firma hanno proprio lo scopo di salvaguardare, più efficacemente, i diritti dei minori che vivono nell’ambito di famiglie omogenitoriali, ingiustamente discriminati dal legislatore.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI), nel replicare alla collega Marzano, che, a suo avviso, ha assunto toni eccessivamente colpevolizzanti, fa notare come, nella maggioranza dei casi, i minori che vivono all’interno di famiglie omosessuali siano nati da relazioni precedenti e che, pertanto, già abbiano una madre o un padre che possono provvedere alla loro tutela. Contesta, inoltre, l’osservazione della medesima collega, secondo cui il comma 20 non è in alcun modo riferibile alla «maternità surrogata», laddove, a suo avviso, tale disposizione ha proprio lo scopo di consentire il ricorso a tale pratica da parte delle coppie omosessuali. Ciò premesso, ritiene che quella in discussione sia una proposta di legge frettolosa, densa di incongruenze, nonché profondamente divisiva, essendo rivolta non solo contro il Paese, ma contro lo stesso Parlamento. Rammentando come il provvedimento sia stato oggetto di un reale confronto soltanto durante l’esame in Commissione, tuttora in corso di svolgimento, richiama l’attenzione sul fatto che la «blindatura» del testo sia funzionale a dissimulare la sostanziale debolezza della maggioranza e del Governo, ai quali rivolge l’invito a rivedere le proprie posizioni.

Giulia SARTI (M5S) manifesta preliminarmente apprezzamento per l’elevato livello del dibattito in corso, ben più alto di quello svoltosi presso l’altro ramo del Parlamento, dove è stata preclusa alle forze politiche la possibilità di avviare un serio ed approfondito confronto sui contenuti della proposta di legge in discussione. Rammenta, peraltro, come la discussione, al Senato, si sia essenzialmente concentrata sulle sole disposizioni relative alla «stepchild adoption», tralasciando importanti aspetti pure disciplinati dal provvedimento. A suo giudizio, la proposta di legge, dalla quale emergono evidenti incongruenze, inesattezze e lacune, avrebbe, infatti, dovuto presentare un impianto più coerente, ma le modalità di svolgimento della discussione presso l’altro ramo del Parlamento non hanno determinato le condizioni perché fosse possibile introdurre i necessari correttivi. Stigmatizzando il fatto che il Parlamento è stato ridotto a mero «esecutore» della volontà del Governo, rileva la necessità che si apra una seria riflessione all’interno del partito di maggioranza, dal momento che il provvedimento licenziato dall’Assemblea del Senato non è, certamente, quello di cui ha bisogno il Paese.

Piero LONGO (FI-PdL) sottolinea, preliminarmente, come dal provvedimento in discussione emerga una visione del tutto miope, dal momento che il legislatore dovrebbe consentire a tutti, anche ai singoli, di fare ricorso all’adozione. Invita, inoltre, i gruppi parlamentari di minoranza a riflettere sulla circostanza che, attraverso il dibattito in corso, che il Premier potrà definire ampio ed articolato, si sta, in realtà, agevolando l’operato del Governo. Nel manifestare netta contrarietà sulle disposizioni contenute al comma 20, che appaiono in tutta evidenza ultronee, rileva che quella in corso di svolgimento non sia una vera e propria discussione, dal momento che i colleghi di maggioranza ed il rappresentante del Governo si limitano a «sentire», ma non ad «ascoltare», gli interventi nel merito della proposta di legge.

Walter VERINI (PD), nel replicare alla collega Marzano, che con legittima coerenza politica ha inteso confermare il suo orientamento sul provvedimento in discussione, rileva che il Partito Democratico ha inteso effettuare, attraverso l’approvazione della proposta di legge nel testo licenziato dal Senato, una precisa scelta di carattere politico. Ritiene, infatti, che il provvedimento rappresenti un’innegabile conquista sul piano della tutela dei diritti civili. Pur riconoscendo che nella proposta di legge sono presenti innegabili profili critici, tra i quali anche quelli relativi alla materia delle adozioni, evidenzia gli stessi potranno, comunque, essere discussi ed approfonditi in altra sede. Ribadisce, quindi, la necessità che il Parlamento approvi una legge volta a riconoscere adeguate forme di tutela a diritti civili ritenuti fondamentali, conformemente alle indicazioni della Corte costituzionale e degli organi giurisdizionali europei.

Marisa NICCHI (SI-SEL), replicando alle osservazioni del collega Longo, evidenzia come gran parte dei problemi interpretativi connessi all’applicazione delle disposizioni di cui al comma 20 si sarebbe potuta evitare, ove fosse prevalso un modello teso a riconoscere la possibilità per le coppie omosessuali, come peraltro accade in molti Paesi civili, di accedere all’istituto del matrimonio. Quanto alla «stepchild adoption», nel rammentare come il testo iniziale della proposta di legge contemplasse la possibilità di ricorrere a tale istituto da parte dei componenti delle unioni civili, fa notare come la maggioranza si sia successivamente tirata indietro, di fatto impedendo l’approvazione di un testo più avanzato. Ritenendo che questo sia uno degli aspetti maggiormente critici della proposta di legge, rileva la necessità che il legislatore garantisca forme di più incisiva tutela nei confronti di minori già nati, che non possono essere oggetto di discriminazione. Richiamando l’attenzione sulla circostanza che, solo nel 2013, è stata approvata una legge che ha posto fine ad ogni discriminazione tra figli legittimi e figli cosiddetti «naturali», osserva come sia compito del Parlamento intervenire perché sia garantita a tutti i minori più adeguate ed avanzate forme di protezione giuridica.

Antonio MAROTTA (AP) contesta le considerazioni del collega Longo, secondo cui la maggioranza ed il Governo si limiterebbero a «sentire», ma non ad «ascoltare» gli interventi dei colleghi di opposizione. A suo avviso, infatti, l’«ascolto» dei predetti interventi non implica necessariamente la modifica delle posizioni assunte dalla stessa maggioranza, chiamata ad effettuare, attraverso le votazioni, scelte di carattere politico.

Micaela CAMPANA, relatrice, fa notare che le disposizioni di cui al comma 20 rappresentano il «cuore pulsante» del provvedimento, laddove le stesse appaiono funzionali ad una piena attuazione dei principi di cui all’articolo 3 della Carta costituzionale. Nel ricordare che l’unione civile non costituisce un istituto sovrapponibile a quello del matrimonio, traendo il suo fondamento non dall’articolo 29, ma dall’articolo 2 della Costituzione, fa presente, rivolgendosi a tutte le forze politiche, che il Partito Democratico ha avviato sul provvedimento, oggetto di ben quattro modifiche del corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento, una lunga ed articolata discussione. Ritiene, infatti, inaccettabile l’affermazione secondo cui i parlamentari del Partito Democratico non intervengono nel corso del dibattito, poiché, di fatto, privi di libertà intellettuale. Quanto al tema delle adozioni, rileva come lo stesso sarà oggetto di ampia discussione nel corso dei prossimi mesi, evidenziando come la questione fondamentale sia quella di garantire adeguate forme di tutela dei diritti dei minori. Osserva, infine, che quella effettuata da Partito Democratico è una precisa scelta di carattere politico, approvando un provvedimento che, ribadisce, è stato oggetto di ampio e approfondito dibattito, ed è diretto a riconoscere pari dignità a tutti i cittadini, prescindendo dal loro orientamento sessuale.

Marisa NICCHI (SI-SEL) stigmatizza la circostanza che la collega Campana, di fatto, è testé intervenuta non come relatrice, bensì come rappresentante del Partito Democratico.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) concorda con la collega Nicchi.

Donatella FERRANTI, presidente, nel rammentare che il ruolo del relatore è ben diverso da quello di generico rappresentante dei gruppi parlamentari, precisa che l’intervento della relatrice era stato richiesto da alcuni componenti della Commissione, esponenti delle forze politiche di minoranza.

Il sottosegretario Gennaro MIGLIORE sottolinea, preliminarmente, che il Governo non ha ancora assunto determinazioni circa le successive modalità di svolgimento del dibattito nel corso dell’esame in Assemblea, non avendo, in particolare, ancora deliberato se porre o meno sul provvedimento la questione di fiducia. Quanto alle modalità di svolgimento dei lavori presso l’altro ramo del Parlamento, osserva come il Governo abbia posto la questione di fiducia, ritenendo l’approvazione del provvedimento, pur di iniziativa parlamentare, essenziale per la prosecuzione della sua attività. Relativamente alle disposizioni di cui al comma 20, evidenzia come la proposta di legge rappresenti un significativo passo in avanti in direzione del riconoscimento di diritti civili precedentemente non garantiti, ferma restando la disponibilità a discutere, in via successiva, sul tema delle adozioni.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Pagano 1.66, Sarro 1.191, Molteni 1.415 e Gigli 1.27.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), illustrando l’emendamento Sisto 1.192, volto a sopprimere il primo e il secondo periodo del comma 20 dell’articolo unico della proposta di legge, osserva come tali disposizioni, nello stabilire l’equiparazione semantica e terminologica tra l’istituto del matrimonio e quello delle unioni civili, presentino rilevanti profili di criticità. Richiama, infatti, il parere espresso nella giornata di ieri dal Comitato per la legislazione, dove si esplicita chiaramente l’opportunità, sia di precisare se con il rinvio effettuato dal predetto comma si intendano richiamare anche le norme in malam partem derivanti dalla qualità di coniuge (si pensi, a mero titolo esemplificativo, all’articolo 577 del codice penale), sia di chiarire se l’ultimo periodo del medesimo comma 20, che fa salvo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti, abbia o meno natura meramente ricognitiva.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD), concordando con le osservazioni del collega Palmieri, richiama l’attenzione sulla cattiva qualità normativa del provvedimento in discussione, denso di criticità e incongruenze. Con riferimento, inoltre, alle dichiarazioni testé rese dal sottosegretario Migliore, cui dà ancora una volta atto di chiarezza ed onestà intellettuale, fa notare come il vero intendimento del Governo sia quello di pervenire ad una piena equiparazione tra l’unione civile ed il matrimonio e come, la posizione della questione di fiducia, nel corso dell’esame presso il Senato, sia stata funzionale al solo scopo di arginare ogni possibile manifestazione di dissenso, evitando, conseguentemente, eventuali problemi di tenuta della maggioranza. Ritenendo che la posizione della questione di fiducia rappresenti un vero e proprio atto di forza, osserva come l’assenza di una presa di posizione esplicita da parte dei colleghi di maggioranza determini il venir meno del «primato della coscienza».

Alfredo BAZOLI (PD), nel replicare alle osservazioni dei colleghi, rammenta come il dibattito all’interno del Partito Democratico sia stato ricco e articolato. Pur riconoscendo che quello in discussione rappresenti un provvedimento «perfettibile» dal punto di vista della tecnica legislativa, ritiene che lo stesso rappresenti un importante e significativo momento di sintesi delle diverse sensibilità presenti all’interno del partito stesso. Per tali ragioni, manifesta piena e convinta adesione all’impianto complessivo del provvedimento, il cui testo attualmente presenta rilevanti aspetti migliorativi rispetto alla versione iniziale.

Alessandro PAGANO (AP), nel sottoscrivere l’emendamento Sisto 1.192, rammenta di aver presentato, già nel marzo del 2015, la proposta di legge A.C. 2969, in materia di diritti riconosciuti ai componenti delle coppie di fatto, al cui contenuto si richiama integralmente. In particolare, evidenzia come nella predetta proposta di legge, sottoscritta da circa 100 parlamentari, siano previste disposizioni in tema di: iscrizione anagrafica delle convivenze; assistenza socio-sanitaria e rapporti con i detenuti; rapporti con i figli; contrasto degli abusi nell’ambito della convivenza; tutela civilistica, penalistica e processual-penalistica; vittime di reati. Fa notare come tale proposta di legge, molto avanzata sul piano giuridico, non contempli disposizioni analoghe a quelle introdotte dal comma 20 dell’articolo unico della proposta di legge, che, come hanno lasciato intendere il sottosegretario Migliore e la senatrice Cirinnà, consentiranno ai magistrati, in via interpretativa, di estendere l’applicazione della stepchild adoption anche alle coppie omosessuali.

Donatella FERRANTI, presidente, interviene per fare alcune precisazioni tecniche giuridiche sulla parte del parere del Comitato per la legislazione richiamata dal deputato Palmieri, secondo cui il comma 20 sarebbe formulato in maniera generica in quanto non sarebbe chiaro se il richiamo alle disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, come, ad esempio, marito e moglie, si applichi anche alle norme «in malam partem», come le norme penali.
In primo luogo fa presente che le considerazioni del Comitato per la legislazione relative al comma 20 sono formulate in via ipotetica senza essere oggetto di osservazioni o condizioni, trattandosi di questioni meramente interpretative.
In secondo luogo, fa presente che non trovano spazio sia nella legislazione vigente che nella giurisprudenza le categorie giuridiche delle norme in malam partem ed in bonam partem, in quanto una stessa disposizione potrebbe rientrare in ciascuna delle due categorie a seconda della prospettiva in cui è considerata. Proprio per tale ragione, in tema di successione nel tempo di leggi penali si ricorre alla nozione di favor rei.
Passando al merito del rilievo, ritiene che il comma 20 correttamente richiami in via generale tutte le disposizioni contenenti le parole «coniuge», coniugi o termini equivalenti, senza fare alcuna distinzione tra norme penali ed altre norme, in quanto il richiamo si riferisce a tutte le disposizioni contenenti i predetti termini indipendentemente dalla natura della norma. Ciò significa che il richiamo include anche le norme di natura penale. Il medesimo comma prevede espressamente le eccezioni a tale principio con riferimento ad alcune disposizioni del codice civile ed alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozioni.

Nicola MOLTENI (LNA) ritiene che l’intervento della Presidente sia controproducente in una ottica di immodificabilità del testo laddove ha rilevato che i rilievi al comma 20 non sono stati tradotti dal Comitato per la legislazione in osservazioni o condizioni, considerato che comunque vi sono nel parere osservazioni e condizioni relative ad altri commi del testo. Ciò significa, a suo parere, che le osservazioni e condizioni saranno accolte quando si esamineranno i commi ai quali si riferiscono. Ricorda che il Regolamento della Camera pur non considerando vincolanti i pareri del Comitato per la legislazione conferisce agli stessi una forza particolare considerato che, ai sensi del comma 6 dell’articolo 16-bis, secondo cui nella relazione all’Assemblea devono essere indicate le ragioni per le quali la Commissione non abbia adeguato il testo alle condizioni contenute nel parere. Fa presente che il Comitato per la legislazione è un organo parlamentare che valuta i testi sotto un profilo tecnico giuridico e non politico, ritenendo che per tale ragione sia estremamente grave che la Commissione non intenda tener conto per ragioni meramente politiche di rilievi che, invece, hanno natura tecnica.

La Commissione respinge l’emendamento Sisto 1.192.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) tiene a precisare che i suoi interventi, che in alcuni casi potrebbero sembrare anche ripetitivi, sono volti a instaurare un confronto con maggioranza e Governo, che finora in realtà non vi è stato, su temi estremamente delicati. In relazione all’emendamento Marzano 1.30 osserva che il comma 20 rappresenta un punto fondamentale del patto scellerato che si è raggiunto all’interno del Governo e della maggioranza per superare una situazione di stasi al Senato su quella che viene definita la proposta Cirinnà. Questo patto, del quale è responsabile principalmente il Nuovo Centro Destra, è consistito nell’eliminare solo formalmente la parte relativa all’adozione, per lasciarla introdurre successivamente dalla magistratura.
Ribadisce che per lui la dignità dei bambini esistenti va tutelate sempre e senza distinzione, ritenendo che il problema sia per il futuro, riguardando il come verranno «prodotti» i bambini nel futuro, in quanto con la maternità surrogata non si tratta di far nascere i bambini dall’unione di un uomo ed una donna, ma di «produrre» contrattualmente dei bambini. Ricorda che per i bambini già esistenti già ci sono le leggi, come, ad esempio, quelle sulle adozioni che sono applicate caso per caso dai magistrati.
Invita la Commissione a tenere conto che vi è in atto non solo nel Paese, ma anche a livello internazionale una vera e proprio battaglia culturale finalizzata a stravolgere i valori culturali della società cercando di affermare nuovi modelli di famiglia e nuove forme di filiazione. Ritiene che il comma 20 sia una norma manifesto, un atto pedagogico che si iscrive a pieno titolo in questa battaglia culturale.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) fa presente che i centristi di governo hanno accettato un compromesso che è in netto contrasto con il programma del Nuovo Centro Destra, dal quale lei è uscita proprio per questa infedeltà al programma elettorale. Dichiara che voterà l’emendamento Marzano 1.30, in quanto elimina l’ipocrisia del terzo periodo del comma 20, secondo cui resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti. Ritiene che quest’ultima disposizione finisca per demandare alla magistratura la legislazione in materia di adozioni relativamente alle unioni civili. Si tratta di una ipocrisia della maggioranza che è in realtà è diretta ad ingannare l’elettorato, nascondendo il reale contenuto del provvedimento in esame.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) annuncia che voterà a favore dell’emendamento Marzano 1.30 ed il successivo Nicchi 1.29, poiché mettono chiarezza sul punto delle adozioni, spazzando tutte le ipocrisie del testo in quanto si chiarisce in via normativa il vero contenuto del testo, che, invece, la maggioranza cerca di nascondere.

Michela MARZANO (PD) si dichiara stupita nel vedere la strumentalizzazione di un emendamento a sua firma da parte di deputati che hanno da sempre hanno dichiarato la loro completa contrarietà alla equiparazione tra matrimonio ed unioni civili ed alla possibilità di estendere alle unioni civili le disposizioni normative in materia di adozioni. Ritiene grave che siano strumentalizzati temi estremamente delicati per cercare di affossare il provvedimento.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) replica all’onorevole Marzano che non accetta accuse di strumentalizzazioni, in quanto si tratta di scelte politiche sostenute da argomentazioni anche di natura tecnica, come nel caso in esame, in cui l’emendamento, non condiviso nel merito, ha comunque il pregio di rendere manifesto il reale contenuto del provvedimento. Ricorda che scelte politiche sono state fatte anche dai deputati del gruppo SI-SEL quando non hanno votato a favore di emendamenti del Gruppo Movimento 5 Stelle, che in realtà condividevano, per evitare che la maggioranza venisse battuta.

Marisa NICCHI (SI-SEL) fa presente che il suo Gruppo non ha mai votato tenendo conto degli interessi della maggioranza.

La Commissione respinge l’emendamento Marzano 1.30.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) fa presente che la discussione sul provvedimento in esame si sviluppa su due profili: il metodo utilizzato per approvare il testo al Senato ed, ora, alla Camera ed il merito. Nel caso in esame, condivide metodologicamente l’emendamento Nicchi 1.29, in quanto mette chiarezza dove invece la maggioranza vuole la confusione, ma non nel merito. Lo stesso ragionamento vale per l’emendamento Marzano 1.30.

Marisa NICCHI (SI-SEL) interviene sul suo emendamento 1.29 e dichiara che il termine «solo», che si vuole sopprimere in relazione alla finalità di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e l’adempimento dei doveri nell’ambito dell’unione civile, è nebuloso poiché prefigura delle possibili limitazioni applicative della legislazione vigente che non sono assolutamente chiare.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Nicchi 1.29, Molteni 1.693 e 1.695.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) rileva che gli emendamenti presentati dal deputato Molteni appena respinti erano tutti opportunamente diretti a distinguere le unioni civili dal matrimonio.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.695 e interviene sull’intervento della relatrice nella parte in cui veniva richiamato il benessere dei bambini da salvaguardare, specificando che questo benessere non deve essere considerato solo dal punto di vista economico. Vi è letteratura scientifica che spiega come non sempre al benessere economico corrisponda un benessere psicologico.

Marisa NICCHI (SI-SEL) osserva che nel corso della discussione si fa sempre riferimento ad una fantomatica letteratura scientifica secondo cui i bambini soffrirebbero con genitori omosessuali, quando invece in realtà non esistono studi in tal senso. È importante tenere conto che spesso vengono fatte osservazioni ammantate di un tenore scientifico, che in realtà non esiste.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI), pur essendo convinta che una persona possa essere un buon genitore in ogni caso, cioè indipendentemente dal fatto di essere omosessuale o eterosessuale, fa presente che vi è una univoca letteratura scientifica oramai secolare e di vario orientamento secondo cui è necessaria per il bene del bambino la presenza di un padre e di una madre.

Alessandro PAGANO (AP) replica all’onorevole Nicchi che, oltre ad una copiosa letteratura scientifica in materia, vi sono dei parlamentari che hanno particolari competenze scientifiche in materia medica, che hanno avuto modo più volte di evidenziare l’importanza per il benessere del bambino della presenza della figura paterna e di quella materna. Ricorda, a tale proposito, l’onorevole Binetti, esperta di chiara fama in neuropsichiatria infantile, che più volte è intervenuta in Commissione Giustizia, oltre che nella Commissione Affari sociali della quale è componente, per dare una testimonianza dei danni che subiscono i bambini che non sono cresciuti con il riferimento della figura del padre e della madre.

Alessandro ZAN (PD) si dichiara esterrefatto per una serie di affermazioni che si sono susseguite nel corso del dibattito sui bambini che sono cresciuti da coppie omosessuali, che oltre ad essere discriminatorie sono profondamente offensive per quei bambini oltre che per i genitori che li crescono. Si tratta di affermazioni del tutto prive di fondamento scientifico e che, anzi, non tengono conto di tutti quegli studi che testimoniano il contrario, in quanto dimostrano, a seguito dell’osservazione di bambini cresciuti da coppie omosessuali, che l’assenza di stereotipi, come lo sono spesso nel concreto le figure del padre e della madre, possono essere un fatto positivo per l’evoluzione del bambino. Chiede, quindi, rispetto per tutte quelle famiglie formate da coppie omosessuali, che crescono con amore i loro figli, evitando di offenderle e discriminarle per ragioni politiche.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) conferma, sulla base della sua esperienza professionale, che vi è un gran numero di studi clinici che testimoniano il danno psicologico che subiscono i bambini cresciuti da coppie omosessuali.

Nicola MOLTENI (LNA) fa presente alla Presidente che il collega Zan ha detto che nel dibattito sono stati offesi gli omosessuali ed i bambini, quando ciò non è assolutamente vero. Ritiene che quanto falsamente affermato dal deputato Zan sia gravissimo e sintomatico di un pietismo nei confronti degli omosessuali che finisce per offendere persone come lui che cercano di manifestare le proprie opinioni senza offendere nessuno. Ritiene che la presidente dovrebbe riprendere il deputato Zan, considerato che ha detto delle cose false nei confronti dei colleghi al fine di denigrarli nei confronti delle persone omosessuali che sono a favore del provvedimento in esame.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) dopo aver dichiarato di condividere l’emendamento Sarro 1.693, sottolinea che lui non ha mai offeso le persone omosessuali o addirittura i bambini cresciuti da coppie omosessuali, per cui invita il deputato Zan a non offendere più chi la pensa diversamente da lui per utilizzarlo all’esterno come un obiettivo da colpire, come è già avvenuto al Senato secondo la logica dell’hate speech volta ad incitare all’odio.

Donatella FERRANTI, presidente, dichiara di non aver richiamato l’onorevole Zan perché non ha offeso nessuno, ma ha fatto riferimento in via generica a delle situazioni che, anche se non in Commissione Giustizia, si sono comunque verificate.

Alessandro ZAN (PD) interviene per ribadire che è offensivo affermare che i bambini che sono cresciuti da una coppia omosessuale avranno in futuro dei problemi psicologici o addirittura psichiatrici.

Michela MARZANO (PD) interviene sulla questione della letteratura scientifica, ritenendo che sia importante ricordare come, a partire da numerose ricerche empiriche, la comunità scientifica internazionale riconosca ormai che i figli cresciuti da genitori omosessuali non presentano differenze rilevanti né in termini di benessere psichico né in termini di evoluzione rispetto ai figli cresciuti da genitori eterosessuali. A tale proposito richiama in maniera specifica gli studi dell’American Academy of Pediatrics, dell’American Psychological Association, della British Psychological Society e dell’Associazione Italiana di Psicologia, oltre che pubblicazioni dove sul tema di madri lesbiche, padri gay e il benessere dei loro figli viene fatta una rassegna della letteratura.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.695.

Alessandro PAGANO (AP) fa presente che gli studi richiamati dai colleghi Zan e Marzano sono stati fatti tutti da psicologi e non tengono conto di altri studi fatti da altri psicologici, che arrivano a conclusioni del tutto diverse. Rileva che gli studi fatti con metodo scientifico da medici ed, in particolare, da psichiatri sono tutti nel senso da lui evidenziato più volte nel corso del dibattito.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.694 e 1.692.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.356 che corregge il testo da un punto di vista tecnico sotto il profilo delle prestazioni assistenziali.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento Roccella 1.356 invitando la relatrice ed il Governo a dare parere favorevole ad un emendamento di natura tecnica che non metterebbe a rischio il voto finale, in quanto il Senato limiterebbe il nuovo esame ad una questione tecnica e non politica.

Alessandro PAGANO (AP) condivide l’emendamento Roccella 1.356, che affronta un tema estremamente delicato.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI), dopo essersi soffermata sull’emendamento a sua firma 1.356, fa presente che la questione previdenziale verrà affrontata anche in relazione alle coppie di fatto, per cui invita i colleghi a tenere conto che si tratta di un tema che dovrebbe trovare una disciplina unitaria e non differenziata a seconda che si tratti di unioni civili o convivenze di fatto.

Giulia SARTI (M5S) dichiara che voterà a favore dell’emendamento Roccella 1.356.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge l’emendamento Roccella 1.356.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) voterà a favore dell’emendamento Sannicandro 1.32 perché fa chiarezza e migliora il testo dal punto di vista tecnico, anche se rimarrebbe un testo incostituzionale.

Marisa NICCHI (SI-SEL) osserva che l’emendamento Sannicandro 1.32 è volto ad evitare discriminazioni ingiustificate a danno delle unioni civili.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sannicandro 1.32 e Brignone 1.228.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) raccomanda l’approvazione dell’emendamento Sarro 1.193.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Sarro 1.193.

La Commissione respinge l’emendamento Sarro 1.193.

Giulia SARTI (M5S) rileva che l’emendamento Agostinelli 1.377 è diretto a limitare la limitazione della legge sulle adozioni.

La Commissione respinge l’emendamento Agostinelli 1.377.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) e Alessandro PAGANO (AP) sottoscrivono l’emendamento Gigli 1.28.

La Commissione respinge l’emendamento Gigli 1.28.

Donatella FERRANTI, presidente, sospende la seduta per svolgere un ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, al fine di programmare la prosecuzione dei lavori.

La seduta sospesa alle 12.50 riprende alle 13.

Donatella FERRANTI, presidente, avverte che all’esito della riunione appena conclusa dell’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentante dei gruppi, si è stabilito che la seduta della Commissione proseguirà dalle ore 14.30 fino alle ore 16.30, che ciascun deputato potrà intervenire una sola volta e non per più di cinque minuti su ciascun emendamento. Per quanto attiene alla settimana successiva, comunica che la Commissione esaminerà gli emendamenti nelle giornate di martedì, mercoledì e giovedì nel corso delle sedute antimeridiane e di quelle successive alle votazioni pomeridiane dell’Assemblea. Sospende la seduta.

La seduta sospesa alle 13.05 riprende alle 14.35.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.336 da lei ritenuto estremamente importante in quanto diretto a rafforzare il divieto dell’utero in affitto, così come già previsto anche da diversi organismi internazionali. Ritiene che il comma 20 sia una apertura per la maternità surrogata, che costituisce una forma avvilente di contrattualizzazione del corpo della donna, che è sempre da stigmatizzare anche quando è utilizzata da coppie eterosessuali. Rileva che in realtà la maternità surrogata sarebbe già vietata dalla legislazione vigente, per quanto la magistratura italiana la legittimi attraverso sentenze relative al caso in cui sia stata fatta all’estero. Auspica che dall’inasprimento delle pene possa derivare un monito per la magistratura a considerare vietato ciò che già adesso dovrebbe essere considerato tale.
Si sofferma su un’altra parte dell’emendamento, volta a garantire il diritto alle origini per evitare discriminazioni tra bambini nati a seguito di tecniche della fecondazione assistita eterologa o della maternità surrogata e gli altri bambini. Richiama numerosissime testimonianze di bambini che, pur amando i loro genitori non naturali, chiedono di poter conoscere l’identità dei propri genitori biologici e dei loro fratelli biologici in quanto vi è un bisogno innato a conoscere le proprie origini. Conclude sottolineando che la tracciabilità delle origini è di fondamentale importanza per il benessere psicologico di una persona dal punto di vista identitario e sanitario.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) nel condividere l’intervento della collega Roccella ritiene che la Commissione debba soffermarsi sulla grave questione della «produzione» di bambini che sono programmaticamente orfani di padre o madre. Ritiene che debbano essere adottate tutte le misure possibili per contrastare il fenomeno della maternità surrogata, valutando come velleitario il tentativo, condiviso dal Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, di una moratoria internazionale della maternità surrogata in vista dell’imposizione di un divieto di natura penale.
Invita la Commissione ad approvare l’emendamento per dimostrare di essere contrari alla maternità surrogata ed essere coerenti con l’affermazione secondo cui i bambini devono essere soggetti di diritto e non oggetti di diritto.

Alessandro PAGANO (AP) ribadisce che l’articolo 20 dovrebbe essere soppresso. Tuttavia, se non si vuole arrivare a tanto si potrebbe sopprimere almeno l’ultimo periodo ed inserirvi una disposizione volta ad inasprire il divieto per la maternità surrogata, per ribadire un divieto che già sussiste. Ricorda che vi è la contrarietà della gran parte del Paese (fino ad arrivare al 75 per cento della popolazione) rispetto alle tecniche di maternità surrogata.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge l’emendamento Roccella 1.336 e gli identici emendamenti Pagano 1.244, Buttiglione 1.255, Molteni 1.689 e Gigli 1.67.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento La Russa 1.203 e, dopo aver ribadito il rispetto per le coppie omosessuali e per i bambini già nati, ritiene opportuno fare il punto per quali ragioni è contrario all’adozione da parte di coppie omosessuali. In primo luogo, dichiara di comprendere il desiderio legittimo di ogni persona, anche omosessuale, di diventare genitore ma questo per questo ritiene che tale desiderio possa automaticamente trasformarsi in un diritto senza tenere conto di tutti gli altri interessi coinvolti ed, in particolare, di quelli dei bambini. Occorre quindi tenere conto che non esiste il «diritto al figlio» perché non esiste il diritto a possedere un’altra persona. Vi è poi la considerazione secondo cui la produzione dei figli fatta nel modo della maternità surrogata è irrispettosa per la dignità e la salute delle donne oltre che per i figli che nascono già orfani. Sottolinea quindi che il desiderio di essere genitori non può contrastare con la natura, secondo cui i figli nascono dall’unione di un uomo e di una donna. Ricorda inoltre che la legge sulle adozioni non prevede il diritto ad avere figli ma il diritto dei figli ad avere dei genitori e che la legge deve tutelare i più deboli, che in questo caso non sono gli adulti ma i bambini.

La Commissione respinge l’emendamento La Russa 1.203.

Marisa NICCHI (SI-SEL) raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.33 volto a sancire la possibilità di adozione anche per le unioni civili.

La Commissione respinge l’emendamento Nicchi 1.33.

Nicola MOLTENI (LNA) osserva che il suo emendamento 1.690 è diretto ad eliminare il rinvio estensivo alla legge sulle adozioni e ad introdurre il divieto di viaggiare con lo scopo di ricorrere alla maternità surrogata. Condivide l’intervento del deputato Palmieri, che ha correttamente detto che non esiste il diritto ad essere genitori ma il diritto dei figli ad avere un padre ed una madre, che non significa il diritto ad avere un genitore 1 e un genitore 2. Sottolinea come l’utero in affitto sia una pratica che calpesta la dignità della donna.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.690.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) l’emendamento Molteni 1.691, come altri emendamenti, ribadisce il divieto del ricorso alla maternità surrogata ignorato dalla magistratura. Ritiene che si stia mettendo in piedi un nuovo paradigma della filiazione sul quale non vi è alcuna riflessione in atto. È un paradigma del tutto diverso dalla filiazione naturale, che si basa sulla contrattualizzazione della filiazione, aprendo nuove frontiere giuridiche ed antropologiche sulle quali non si è ancora riflettuto. Ad esempio, non vi è alcuna attenzione sui profili giuridici della cosiddetta donazione dei gameti e degli ovociti. In questa assenza del diritto sono i più deboli a rimetterci.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.691 e ne raccomanda l’approvazione.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.691, 1.697, 1.711 e 1.709.

Alessandro PAGANO (AP) interviene sull’emendamento Roccella 1.326 osservando che il comma 20 equipara l’unione civile ed il matrimonio anche ai fini della cosiddetta «stepchild adoption». Fa presente che se non si vuole eliminare l’intero comma, almeno si elimini l’ultimo periodo, che non ha senso se non quello di derogare alle disposizioni sulle adozioni.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento Roccella 1.326 e ne raccomanda l’approvazione.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) ribadisce che l’ultimo periodo del comma 20 è una «furbata» volta a delegare alla magistratura ciò che la politica non ha il coraggio di fare. L’emendamento è formulato in maniera tale da ribadire il divieto di cui all’articolo 12 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, in materia di divieto di maternità surrogata, che invece surrettiziamente si vuole abrogare di fatto.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.326.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento La Russa 1.202, condividendone le finalità. Al riguardo, evidenzia come l’emendamento in questione sia volto ad escludere la possibilità di fare ricorso all’adozione da parte di coppie dello stesso sesso.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge l’emendamento La Russa 1.202.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), preannunciando il suo voto favorevole sull’emendamento Molteni 1.702, sottolinea come compito del legislatore sia quello tutelare il diritto del minore ad avere sia un padre che una madre. Ritiene, infatti, che questo sia un tema ineludibile, sul quale invita la maggioranza e il Governo ad avviare una profonda riflessione.

Alessandro PAGANO (AP), nel concordare con l’onorevole Palmieri, osserva come a seguito dell’approvazione della proposta di legge in discussione, i diritti dei nascituri saranno certamente meno garantiti. Per tali ragioni, sottoscrive l’emendamento Molteni 1.702, del quale dichiara di condividere pienamente le finalità.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI), nell’associarsi alle considerazioni dell’onorevole Pagano, richiama l’intervista al presidente della Società psicoanalitica italiana, professor Antonino Ferro, pubblicata sull’Espresso, il quale, pur dichiarandosi favorevole a famiglie omogenitoriali, ha evidenziato come, ai fini di un equilibrato sviluppo psicologico del minore, sia necessaria, all’interno della coppia, una netta distinzione tra il ruolo «materno» e quello «paterno».

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.702, 1.703, 1.706, 1.705, 1.723, 1.722, 1.720, 1.721, 1.719, 1.717 e 1.716.

Nicola MOLTENI (LNA), nell’illustrare il suo emendamento 1.718, evidenzia come lo stesso, e quelli successivi, prevedano una serie di disposizioni che sono volte ad ostacolare il ricorso alla pratica della «maternità surrogata». Si dichiara, pertanto, dispiaciuto per l’insensibilità dimostrata dai colleghi della maggioranza e del Governo in relazione a tale tema.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.718.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), intervenendo su Molteni 1.715, sul quale preannuncia il suo voto favorevole, manifesta serie perplessità in ordine al fatto che il Partito Democratico, che si ritiene, tradizionalmente, una forza politica di sinistra, non abbia rilevato la necessità di prevedere adeguate forme di tutela nei confronti dei soggetti più deboli. Si chiede, infatti, come sia possibile che i colleghi della maggioranza esprimano voto contrario su una serie di emendamenti, quali il Molteni 1.715 e quelli successivi, che si propongono di tutelare le donne e i bambini. Nel richiamare le dichiarazioni rese dal collega Verini nella odierna seduta antimeridiana, rileva come le stesse lascino chiaramente intendere la volontà della maggioranza di pervenire all’approvazione del provvedimento solo per esigenze di carattere mediatico.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.715, 1.704, 1.707 e Marzano 1.35.

Marisa NICCHI (SI-SEL), nell’illustrare il suo emendamento 1.34, rammenta, ancora una volta, che le proposte emendative presentate dai deputati del suo gruppo abbiano lo scopo di tutelare i diritti dei minori già nati, attraverso l’estensione dell’applicazione dell’articolo 44, comma 1, lettera b), della legge n. 184 del 1983, anche alle coppie omosessuali. Precisa, inoltre, che nella proposta emendativa 1.34 a sua firma sia prevista espressamente che, nei casi di adozione «speciale» sopra richiamati, l’adottato acquisti lo status di figlio dell’adottante e la parentela con la sua famiglia.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI), nel replicare alla collega Nicchi, fa notare che l’applicazione dell’articolo 44, comma 1, lettera b) della legge n. 184 del 1983, riguarderebbe o minori nati da precedenti relazioni, che comunque hanno, verosimilmente, già una madre o un padre, oppure concepiti in violazione della legge italiana. In tale ultimo caso, ritiene più corretto e coerente prevedere, con chiarezza e senza ipocrisie, una vera e propria «sanatoria», che potrebbe applicarsi fino a tutto il 2016.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) ritiene che l’emendamento Nicchi 1.34 abbia il pregio di effettuare un’«operazione di verità». Nell’associarsi alle considerazioni della collega Roccella, rileva che dovrebbe essere compito del legislatore quello di apprestare adeguate forme di tutela nei confronti, non solo dei bambini già nati, ma soprattutto di quelli nascituri.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Nicchi 1.34, Marzano 1.31 e Molteni 1.724.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), illustrando l’emendamento Sarro 1.194, richiama l’attenzione sul fatto che, attraverso il provvedimento in discussione, si sta mettendo in atto una vera e propria «battaglia culturale», tesa a sovvertire i principi su cui si basa l’attuale assetto sociale.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sarro 1.194 e Molteni 1.713, 1.714, 1.710, 1.712, 1.708 e 1.699.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), nel sottoscrivere Gigli 1.36, volto a prevedere la punibilità del ricorso alla «maternità surrogata» anche quando commessa all’estero da cittadino italiano, rinnova l’invito alla maggioranza e al Governo a riconsiderare le proprie posizioni e a salvaguardare i diritti dei soggetti più deboli.

Alessandro PAGANO (AP), associandosi alle considerazioni del collega Palmieri, sottoscrive l’emendamento Gigli 1.36.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Gigli 1.36 e Molteni 1.698, 1.700 e 1.701.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), illustrando l’emendamento a sua firma 1.140, evidenzia come lo stesso sia volto alla soppressione del comma 21 dell’articolo unico del provvedimento in discussione. Nel richiamare le dichiarazioni rese dal sottosegretario Migliore nella seduta antimeridiana odierna, osserva, inoltre, come il Governo, sebbene non sia ancora stata annunciata la posizione della questione di fiducia sulla proposta di legge, vi farà verosimilmente ricorso, al fine di arginare possibili posizioni di dissenso all’interno della maggioranza, che potrebbero esprimersi attraverso l’esercizio del voto segreto in Assemblea.

Alessandro PAGANO (AP) fa presente che, da quanto da lui stesso appreso in via riservata da alcuni esponenti del Partito Democratico, la linea di condotta adottata dal medesimo partito in ordine alla proposta di legge è stata deliberata nel corso di una riunione, alla quale ha partecipato un numero piuttosto esiguo di parlamentari. Anche per tali ragioni, appare evidente, a suo giudizio, come la genesi e il successivo iter di esame del provvedimento siano stati connotati dall’assenza di chiari elementi di democrazia. Preannuncia, infine, la sua partecipazione ad un comitato promotore della raccolta delle firme necessarie ad indire il referendum popolare per l’abrogazione della legge, una volta approvata.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Pagano 1.69, Palmieri 1.140, Gigli 1.70 e Molteni 1.416.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), illustra l’emendamento Sisto 1.195, facendo notare come lo stesso sia diretto ad introdurre i necessari corretti di tipo tecnico ad una norma che, altrimenti, determinerebbe rilevanti problemi interpretativi. Per tali motivi, si domanda, ancora una volta, quali siano le ragioni per le quali la maggioranza non voti a favore di tale emendamento e di quelli successivi, di analogo tenore.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive emendamento Sisto 1.195, che è volto a chiarire, in modo inequivocabile, quale sia il regime giuridico applicabile in caso di morte di una delle parti dell’unione civile. Ritiene, infatti, che le disposizioni di cui al comma 21 richiedano maggiore chiarezza, sollevando, altrimenti notevoli dubbi interpretativi.

Nicola MOLTENI (LNA) ritiene che sia del tutto errato formulare una disposizione sui diritti come fatto dal comma 21 che non indica quali sono i diritti a favore di chi contrae una unione civile, ma rinvia ad una serie di ripartizioni del codice civile nascondendo di fatto quali siano i diritti, le prerogative ed aspettative che spettano a chi contrae una unione civile.

Alessandro ZAN (PD) fa presente che si tratta di una scelta fatta al Senato per chiarire in maniera specifica quali siano le disposizioni del codice civile da applicare alle unioni civili.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sisto 1.195, Sarro 1.196 e Molteni 1.725.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) rileva che l’emendamento a sua firma 1.346 è diretto ad eliminare discriminazioni tra le unioni civili e le convivenze di fatto rispetto alle unioni civili, che non è assolutamente comprensibile se non tenendo conto delle pressioni di lobby a livello internazionale a favore delle coppie omosessuali.

Donatella FERRANTI, presidente, ritiene che la differenza di regime deriva che dal fatto che da un lato vi è una unione registrata e dall’altro vi è una convivenza di fatto che viene regolamentata. Esprime stupore che chi porta avanti il valore del matrimonio, tanto è vero che nel passato si è opposto ai D.I.C.O., oggi difenda ad oltranza le convivenze di fatto.

Michela MARZANO (PD) ricorda che oggi la legge vigente discrimina le coppie omosessuali e che il testo cerca di sanare questa situazione. Sottoscrive gli emendamenti presentati dall’onorevole Locatelli.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.346.

Alessandro PAGANO (AP) preannuncia che si asterrà sull’emendamento Sarro 1.166. Sui D.I.C.O. ricorda di essere stato sempre contrario, ma non per questo è contrario a che i diritti dei conviventi di fatto siano regolamentati.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) ritiene che la libertà di ciascuno di scegliere debba essere lasciata intatta e che non debbano esservi discriminazioni tra unioni civili e convivenza di fatto come ci sono in materia di pensioni di reversibilità.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sarro 1.166 e 1.165, Sisto 1.164 e Locatelli 1.72 e 1.71.

Donatella FERRANTI, presidente, considerato che si era deciso di concludere i lavori alle ore 16.30, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

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