Pubblichiamo il resoconto della seduta della Commissione Giustizia della Camera di giovedì 7 aprile dedicata al ddl c.d. sulle unioni civili: i lavori proseguiranno martedì 12.

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CAMERA DEI DEPUTATI

Giovedì 7 aprile 2016

XVII LEGISLATURA

BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

Giustizia (II)

COMUNICATO

SEDE REFERENTE

Giovedì 7 aprile 2016. — Presidenza del presidente Donatella FERRANTI. — Interviene il sottosegretario di Stato alla Giustizia Gennaro Migliore.

La seduta comincia alle 9.10.

Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.
C. 3634, approvata dal Senato.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 6 aprile 2016.

Donatella FERRANTI, presidente, avverte che l’onorevole Polidori ha sottoscritto tutte le proposte emendative presentate dal deputato Palmieri e dà conto delle sostituzioni disposte dai gruppi per la seduta antimeridiana odierna.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.528.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.528.

Alessandro PAGANO (AP) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Roccella 1.269, del quale è cofirmatario, volto a prevedere che l’unione civile tra persone dello stesso sesso rappresenti un istituto diverso e distinto dal matrimonio tra persone di sesso diverso. Al riguardo, sottolinea come la proposta emendativa in discussione sia tesa a salvaguardare essenzialmente il diritto dei minori ad essere educati all’interno di un nucleo familiare, ove siano presenti entrambe le figure genitoriali, quella materna e quella paterna.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Roccella 1.269 e 1.267.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), nel sottoscrivere l’emendamento Roccella 1.258, invita la maggioranza ed il Governo ad esplicitare con chiarezza il principio che sottende all’impianto complessivo del provvedimento in discussione, vale a dire l’equiparazione dell’istituto dell’unione civile a quello del matrimonio. Osserva, infatti, come l’unione civile possa ritenersi non altro che un matrimonio «sotto falso nome».

Alessandro PAGANO (AP) si associa alle considerazioni testé espresse dal collega Palmieri, stigmatizzando fortemente che l’unione civile, che ipocritamente viene definita una specifica «formazione sociale» ai sensi dell’articolo 2 e 3 della Costituzione, sia assimilata, di fatto, all’istituto del matrimonio richiamato dall’articolo 29 della Costituzione medesima.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.258.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento Gigli 1.3.

La Commissione respinge l’emendamento Gigli 1.3.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive tutti gli emendamenti a prima firma del deputato Molteni.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.550, del quale condivide le finalità. In particolare, evidenzia che tale proposta emendativa prevede specificamente il divieto di qualsiasi comunicazione commerciale, audiovisiva e radiofonica, diretta o indiretta, che induca alla pratica o alla partecipazione ad attività che abbiano l’intento primario di accedere alla pratica della maternità surrogata. Tale pratica, a suo giudizio, determina infatti un deprecabile fenomeno speculativo, assimilabile ad un autentico traffico commerciale di bambini. Per tali ragioni, rileva la necessità che il ricorso alla maternità surrogata possa configurarsi un reato di tipo universale.

Micaela CAMPANA (PD), nel replicare al collega Pagano, rammenta che la materia è già disciplinata dalla legge n. 40 del 2003 in tema di procreazione medicalmente assistita. Rammenta, inoltre, che le disposizioni concernenti la filiazione sono state oggetto di stralcio nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.550 e 1.548..

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Molteni 1.547, del quale è cofirmatario, volto a prevedere che l’unione civile tra persone dello stesso sesso rappresenti un istituto distinto dalle unioni basate sul matrimonio, cui fanno riferimento gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Nel ribadire la sua assoluta contrarietà alla sostanziale equiparazione tra i due istituti, che costituisce, a suo avviso, il principio ispiratore della proposta di legge in discussione, invita i colleghi della maggioranza ed il Governo a riconsiderare le proprie posizioni sul tema.

Alessandro PAGANO (AP), nel richiamare la sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010, rammenta come, nel corso delle audizioni svoltesi, autorevoli giuristi abbiano sottolineato la necessità di distinguere il matrimonio dall’unione composta da due persone dello stesso sesso.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.547, 1.551, 1.549, 1.546, 1.562, 1.563, 1.532, 1.530,1.558, 1.560, 1552, 1.534, 1.540, 1.541 e 1.542.

Alessandro PAGANO (AP), nel sottoscrivere l’emendamento Molteni 1.545, dichiara di condividerne le finalità. Al riguardo, sottolinea come la predetta proposta emendativa preveda l’entrata in vigore del provvedimento in discussione dopo l’approvazione di una legge adottata ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione e volta a modificare gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione medesima.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.545 e 1.557.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra l’emendamento Molteni 1.556, del quale è cofirmatario, volto a rendere inequivocabile la necessità di distinzione dell’unione civile rispetto al matrimonio.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.556, 1.561, 1.565 e 1.564, 1.559, 1.555, 1.553, 1.535, 1.499, 1.554,1.539, 1.533, 1.538 e 1.531, nonché gli emendamenti Roccella 1.271, 1.272 e 1.273.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), nel preannunciare il suo voto favorevole sull’emendamento Roccella 1.270, dichiara di condividerne le finalità. Al riguardo, sottolinea, infatti, che la possibilità di adottare minori debba essere riservata esclusivamente a coppie eterosessuali, composte da uomini e donne uniti in matrimonio.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.270.

Alessandro PAGANO (AP) raccomanda l’approvazione dell’emendamento Roccella 1.274, di cui è cofirmatario, volto a stabilire con chiarezza il principio che l’unione civile sia un istituto del tutto distinto dal matrimonio, esclusivamente nell’ambito del quale possono essere esercitati diritti e prerogative di carattere familiare. Al riguardo, sottolinea come compito del legislatore dovrebbe essere quello di tutelare i minori che, come documentato da una ampia letteratura scientifica sul tema, potrebbero, sul piano neuropsichiatrico, patire effetti pregiudizievoli se allevati da coppie composte da genitori dello stesso sesso.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Roccella 1.274 e Piso 1.275, 1.276, 1.277, 1.278 e 1.279.

Alessandro PAGANO (AP) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Piso 1.280, del quale è cofirmatario. Osserva, in proposito, che è necessario connotare l’istituto dell’unione civile anche attraverso elementi di carattere temporale, quale la stabile convivenza.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), nel replicare alle osservazioni dell’onorevole Pagano, richiama l’attenzione sul fatto che, potendosi ritenere l’unione civile un «matrimonio sotto falso nome», l’elemento temporale è del tutto irrilevante.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Piso, 1.280, Roccella 1.291, Piso 1.296 e 1.297, Roccella 1.298, Piso 1.299, Roccella 1.282, 1.283, 1.284 e 1.285, Piso 1.300, Roccella 1.286, 1.287, 1.288, 1.289, 1.292 e 1.293, Piso 1.295, Roccella 1.294 e Molteni 1.566.

Alessandro PAGANO (AP), nel sottoscrivere l’emendamento Molteni 1.569, richiama l’attenzione sul fatto che l’introduzione dell’istituto delle unioni civili comporterà enormi problemi procedurali per gli uffici dell’anagrafe civile. Per tali ragioni, dichiara di condividere lo spirito dell’emendamento in discussione, raccomandandone l’approvazione.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.569.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.570, volto a prevedere specificamente la possibilità per i docenti di non prendere parte a progetti educativi volti a promuovere il pensiero ideologico fondato sulla prevalenza dell’identità di genere sul sesso biologico o la sessualizzazione precoce dei bambini. Nello stigmatizzare fortemente l’uniformità di pensiero adottata dai colleghi della maggioranza e dal Governo sul tema, invita ad effettuare una approfondita valutazione della questione relativa alla cosiddetta «obiezione di coscienza».

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.570, 1.571, 1.567 e 1.568.

Alessandro PAGANO (AP) preannuncia il suo voto favorevole sull’emendamento Molteni 1.572, volto a prevedere il divieto di organizzare viaggi, da parte degli operatori del settore turistico o da esterni, con l’intento primario di accedere alla pratica della maternità surrogata. Al riguardo, sottolinea la necessità che il ricorso a tale pratica, che alimenta un vero e proprio traffico di ovociti, venga equiparato dal legislatore al turismo di carattere sessuale, attualmente previsto nei termini di reato universale.

Michela MARZANO (PD), riservandosi di intervenire successivamente in merito ai commi 11 e 20 dell’articolo unico del provvedimento in discussione, fa notare come il dibattito si stia svolgendo su temi che si collocano al di fuori dei contenuti della proposta di legge.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) ringrazia la collega Marzano per il contributo che intende offrire al dibattito in corso.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.572 e 1.574.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Molteni 1.573, del quale è cofirmatario, volto a sopprimere i commi 2 e 3 dell’articolo unico della proposta di legge.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.573.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD), nell’illustrare l’emendamento a sua firma 1.4, evidenzia come l’unione civile non dovrebbe necessariamente essere considerata una formazione sociale specifica composta da due persone dello stesso sesso, determinandosi, altrimenti, il rischio di una sua indebita assimilazione all’istituto del matrimonio. Richiamando, quindi, la necessità di configurare l’unione civile come una formazione sociale « a geometria variabile», osserva come la dichiarazione di costituzione della stessa potrebbe anche essere resa, oltre che davanti all’ufficiale di stato civile, anche davanti a un notaio, in tal caso effettuandosi la registrazione ai sensi della vigente normativa in materia, nell’apposito repertorio generale degli atti tra vivi di cui all’articolo 62 della legge n. 89 del 2013.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Gigli 1.4.

La Commissione respinge l’emendamento Gigli 1.4.

Nicola MOLTENI (LNA) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento a sua firma 1.397, volto a sopprimere il comma 2 dell’articolo 1 del provvedimento in discussione, al fine di scongiurare nettamente il rischio di una indebita equiparazione tra l’istituto dell’unione civile e quello del matrimonio.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.397, 1.576, 1.577, 1.586, 1.581, 1.648, 1.647, 1.588, 1.650 e 1.651.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Molteni 1.587, di cui è cofirmatario, sottolineando come lo stesso, sia volto a riconoscere, ai docenti che non intendano prendere parte a progetti educativi diretti a promuovere la filosofia «gender», la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza. Al riguardo, rammenta come in Francia e in altri Paesi europei siano stati eseguiti arresti nei confronti di pubblici ufficiali che si sono rifiutati di celebrare unioni tra persone dello stesso sesso. Ritiene, quindi, che tale problematica debba essere oggetto di attenta valutazione, essendo in gioco il principio della libertà di coscienza.

Nicola MOLTENI (LNA), nell’associarsi alle considerazioni del collega Palmieri, raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.587.

Walter VERINI (PD), pur riconoscendo la particolare rilevanza e delicatezza del tema, fa notare come le problematiche connesse all’obiezione di coscienza non possano ritenersi prevalenti rispetto alla necessità di garantire l’applicazione delle leggi dello Stato. In proposito, richiama l’esperienza relativa all’applicazione della legge n. 194 del 1978, sull’interruzione volontaria di gravidanza, rammentando che in alcune aree del territorio nazionale non sia possibile, di fatto, ricorrere a tale pratica a causa dell’elevatissimo numero di medici obiettori.

Alessandro PAGANO (AP), nel condividere pienamente lo spirito dell’emendamento Molteni 1.587, sottolinea che quella dell’obiezione di coscienza non è una problematica certamente banale e che la stessa meriterebbe un’adeguata risposta da parte del legislatore. Quanto alle dichiarazioni testé rese dal collega Verini in merito all’applicazione della legge n. 194 del 1978, ritiene le stesse destituite di qualsivoglia fondamento, laddove la possibilità di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza è invece garantita su tutto il territorio nazionale.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) fa notare come l’obiezione di coscienza rappresenti una problematica che tende ad acquisire una rilevanza sempre maggiore nei Paesi occidentali, allargandosi a diversi temi di carattere bioetico. Per tali ragioni, ritiene che il legislatore si debba porre il problema di fornire adeguate risposte all’esigenza, attualmente sempre più avvertita nelle società cosiddette «avanzate», di tutelare il diritto all’esercizio della libertà di coscienza.

Marisa NICCHI (SI-SEL), nel prendere favorevolmente atto delle dichiarazioni del collega Verini, che ha sollevato le problematiche relative all’esperienza applicativa della legge n. 194 del 1978, ritiene che della cosiddetta obiezione di coscienza nel nostro Paese si sia fatto un utilizzo inappropriato.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.587.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.587 e 1.580.

Nicola MOLTENI (LNA) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento a sua firma 1.582, volto a definire, in maniera chiara, puntuale e determinata, l’unione civile quale istituto distinto dal matrimonio tra persone di sesso diverso.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.582.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.575, volto a prevedere che per unione civile debba intendersi una forma di convivenza tra due persone di sesso diverso, legate da vincoli affettivi ed economici, che duri stabilmente da almeno 9 anni e 6 mesi.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), nel richiamare le osservazioni già svolte in merito all’emendamento Piso 1.280, fa notare all’onorevole Molteni come, essendo l’unione civile non altro che un «matrimonio sotto falso nome», il requisito della stabile durata della convivenza sia del tutto irrilevante.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.575.

Nicola MOLTENI (LNA), nel replicare all’onorevole Palmieri, osserva che le proposte emendative presentate dai deputati del suo gruppo, a fronte dell’atteggiamento di chiusura assunto dalla maggioranza e dal Governo, rappresentano un tentativo di avvicinamento delle posizioni delle contrapposte parti politiche.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.578, 1.579, 1.649, 1.473 e 1.653.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.652, di cui raccomanda l’approvazione. Al riguardo, sottolinea che l’obiettivo dell’emendamento, ferma restando la possibilità di riconoscere sul piano giuridico la convivenza tra persone dello stesso sesso, è quello di distinguere nettamente tali forme di convivenza dal matrimonio.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.652.

Alessandro PAGANO (AP) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Roccella 1.302, di cui è cofirmatario.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.302.

Alessandro PAGANO (AP) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Roccella 1.301, di cui è cofirmatario.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.301.

Nicola MOLTENI (LNA), nel sottoscrivere l’emendamento Roccella 1.310, ritiene necessario che al provvedimento in discussione siano apportate modifiche volte a conferire allo stesso maggiore chiarezza. In proposito, richiama la maggioranza e il Governo a non privilegiare esigenze di carattere politico rispetto a quello di coerenza e correttezza del testo che, come peraltro evidenziato nel corso dell’attività conoscitiva svolta dalla Commissione, presenta rilevanti aspetti di criticità sul piano tecnico-normativo. Per tali ragioni, ove la maggioranza e il Governo, dovessero riconsiderare le posizioni precedentemente espresse circa la non modificabilità della proposta di legge in titolo, preannuncia, sin da ora, la sua disponibilità a ritirare tutte le proposte emendative a sua firma non ancora esaminate.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.310.

Nicola MOLTENI (LNA), intervenendo sull’ordine dei lavori, in qualità di unico rappresentante del gruppo Lega Nord all’interno della Commissione, evidenzia la necessità che sia garantita ad altri parlamentari della sua parte politica, ed in particolare al presidente del gruppo Lega Nord, onorevole Fedriga, la possibilità di intervenire nel corso della discussione.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) si associa alla richiesta del collega Molteni.

Alessandro PAGANO (AP), nel ritenere condivisibili le considerazioni testé espresse dai colleghi, ritiene che debba essere accordata anche a parlamentari che non siano componenti della Commissione la facoltà di intervenire nel dibattito in corso.

Donatella FERRANTI, presidente, nel ribadire quanto già dichiarato nella seduta precedente, rammenta che gli interventi in questa fase costituiscono delle vere e proprie dichiarazioni di voto, che come tali possono essere effettuate solo da coloro che sono legittimati a votare l’emendamento, vale a dire componenti della Commissione o loro sostituti. Nel sottolineare, altresì, che tale principio può essere derogato solo qualora ciò non determini un pregiudizio per il buon andamento dei lavori della Commissione, precisa, che, per il momento, darà la parola anche a deputati che non siano legittimati a votare, e quindi anche all’onorevole Fedriga, riservandosi di rivedere tale decisione qualora fosse necessario per salvaguardare il buon andamento dei lavori della Commissione.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.309.

Alessandro PAGANO (AP) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Roccella 1.308, di cui è cofirmatario.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Roccella 1.308, Piso 1.307 e Roccella 1.313.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) raccomanda l’approvazione dell’emendamento Roccella 1.312 che tende a smascherare le ipocrisie della maggioranza in merito ai reali rapporti tra le unioni civili ed il matrimonio.

Nicola MOLTENI (LNA) si associa a quanto affermato dal deputato Palmieri, chiedendo al rappresentante del Governo di motivare le ragioni per le quali il Governo abbia espresso parere contrario su tutti gli emendamenti. Motivare i pareri contrari sarebbe una forma di rispetto per tutta la Commissione e, anzi specialmente, per i milioni di italiani che non condividono il testo.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.312.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) richiama l’articolo 38 del Regolamento nella parte in cui prevede che ogni deputato possa partecipare a sedute di Commissioni delle quali non fa parte, come peraltro avviene in ogni Commissione. Annuncia che farà presente alla Presidente della Camera la gravità della decisione della Presidente della Commissione Giustizia che, in palese violazione dell’articolo 38 del Regolamento, non gli è consente di intervenire e, quindi, di partecipare alla seduta della Commissione.

Donatella FERRANTI, presidente, ricorda che la Commissione si trova nella fase dell’esame degli emendamenti e, quindi, di dichiarazione di voto. Ciò significa che sonno legittimati ad intervenire unicamente i deputati che sono legittimati a votare, quali membri della Commissione o loro sostituti.
Come ha avuto già modo di precisare, a questa regola possono essere fatte delle deroghe, come ora intende fare, riservandosi di modificare questa decisione qualora fosse necessario per assicurare il buon andamento dei lavori della Commissione.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) nel condividere l’intervento dell’onorevole Fedriga, fa presente che sono stati esaminati finora, in quattro ore di lavoro, 270 emendamenti, per cui non vi è bisogno di soffocare il dibattito impedendo di intervenire a deputati che ne facciano richiesta.

Donatella FERRANTI, presidente, fa presente che in sei ore gli emendamenti esaminati sono circa 170.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) ribadisce che finora sono state svolte quattro ore di lavoro, esaminando il venti per cento degli emendamenti, per cui non vi è bisogno di fare accelerazioni.

Donatella FERRANTI, presidente, ribadisce che è data la possibilità a tutti di intervenire.

Alessandro PAGANO (AP) fa presente che di appartenere alla maggioranza e di essere componente anche di altre Commissioni e Giunte, ai cui lavori intende partecipare quando si trattano temi importanti, come avverrà oggi pomeriggio nella Giunta per le elezioni quando dovrà svolgere il ruolo di relatore su un tema estremamente delicato. Per tale ragione, a nome del suo Gruppo, chiede che oggi pomeriggio la Commissione non si riunisca.

Walter VERINI (PD) ricorda che l’Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, ha programmato i lavori della Commissione tenendo conto di diverse esigenze, come anche quelle evidenziate dal deputato Pagano. Ritiene naturale che la programmazione dei lavori tenga conto sia dell’elevato numero degli emendamenti presentati che degli altri impegni della Commissione determinati dalla programmazione dei lavori dell’Assemblea e che possa essere possibile che i lavori della Commissione si sovrappongano a quelli di altre Commissioni o Giunte.

Donatella FERRANTI, presidente, fa presente che se avesse voluto restringere il dibattito su novecento emendamenti, di cui molti, per la loro ripetitività, sono ostruzionistici, avrebbe potuto utilizzare strumenti regolamentari volti a garantire il rispetto della programmazione dei lavori dell’Assemblea, anche assumendo posizioni più rigorose sull’ammissibilità per materia, specialmente sugli emendamenti in materia di maternità surrogata.

Nicola MOLTENI (LNA), dopo aver espresso perplessità sulle ragioni per le quali il Movimento 5 Stelle non interviene nel corso del dibattito, fa presente che l’esame in Commissione, considerata la futura fiducia, è l’unico momento in cui si può fare una discussione. Non comprende, inoltre, per quale ragione si dovrebbero restringere i tempi di esame degli emendamenti quando mancano oltre trenta giorni per l’avvio dell’esame da parte dell’Assemblea.

Alfonso BONAFEDE (M5S) replica al deputato Molteni che per quanto attiene all’esame degli emendamenti il suo Gruppo non intende assecondare tecniche ostruzionistiche che sono legittime ma non condivisibili in relazione al testo in esame. Fa presente, inoltre, che i deputati del suo gruppo sarebbero intervenuti qualora da parte della Presidenza vi fosse stato un atteggiamento anti ostruzionistico tale da comprimere le prerogative dei deputati, cosa che non è avvenuta.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Roccella 1.311, 1.303, 1.304, 1.305 e 1.306.

Nicola MOLTENI (LNA), raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.583 diretto ad evitare l’omogeneizzazione tra unioni civili e matrimonio. L’emendamento è diretto a fugare dubbi, specificando che si tratta di due istituti del tutto diversi. Rileva che da parte del PD non vi è esigenza di fare chiarezza.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) rileva che l’emendamento esalta la centralità della famiglia nell’educazione dei figli, considerato che già oggi in alcune scuole, come in alcune del Friuli Venezia Giulia, si prevedono corsi diretti ad indottrinare gli studenti sulla teoria gender. Sottolinea che non è assolutamente accettabile il disegno in atto che mette la famiglia in secondo piano rispetto alla scuola per quanto attiene all’educazione dei figli su temi e valori estremamente delicati.

Alessandro PAGANO (AP), sottoscrive l’emendamento Molteni 1.583 che rende chiaro che la famiglia è qualcosa di diverso dall’unione civile. Ritiene di grandissima attualità il comma 35-ter, in quanto vi è una tendenza dittatoriale diffusa di entrare «nell’intimo dell’uomo», come avviene nelle peggiori dittature. Si tratta di una tendenza che sta prendendo piede anche in democrazie avanzate, come ad esempio la Spagna, dove poche settimane fa è stata approvata una legge diretta a verificare nelle scuole come i bambini percepiscono il loro orientamento sessuale indipendentemente dal sesso biologico. Fa presente che i genitori dei bambini spagnoli non potrebbero neanche opporsi alla somministrazione di prodotti chimici volti a sanare presunte disarmonie tra il dato biologico e quello psicologico. Invita la Commissione ad esprimersi su questa situazione che si potrebbe verificare in futuro anche in Italia.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) dichiara di essere particolarmente sensibile al tema di libertà dell’educazione anche in relazione alla grave posizione assunta dal responsabile dell’ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia, che ha detto non essere è necessaria alcuna autorizzazione da parte dei genitori in relazione alle proposte educative scolastiche, tra le quali vi sono anche quelle sulla teoria del gender.

Micaela CAMPANA (PD), relatrice, fa presente che il testo in esame si limita unicamente a prevedere, sulla base della giurisprudenza costituzionale, un nuovo istituto relativo all’unione tra persone dello stesso sesso, non toccando in alcun modo il tema della procreazione e quello della educazione scolastica, che è stato oggetto della legge sulla buona scuola.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.583

Massimiliano FEDRIGA (LNA), ritornando al suo precedente intervento, ricorda che la Regione Friuli Venezia Giulia ed il comune di Trieste hanno finanziato il «Gioco del rispetto «, destinato a bambini di cinque anni. Questo gioco consiste nello di scambio di vestiti tra bambini e bambine, nel far fare giocare i bambini con giochi di bambine e viceversa, nonché nel far interpretare ai bambini il ruolo della principessa ed alle bambine il ruolo del principe. Nel criticare fortemente tale iniziativa, sottolinea come non si possa consentire di imporre ideologie sia bambini sia a docenti.

Michela MARZANO (PD), ritiene che, alla luce degli interventi si sente costretta ad intervenire sia pure sinteticamente. Sulla «teoria gender», osserva che si usa un termine inglese che si può tradurre in «genere» e che non si tiene conto che vi è un ventaglio di posizioni molto diverse che non possono essere ricondotte ad una sola teoria. Occorre poi non confondere concetti tra loro diversi, come: differenza di genere, stereotipi di genere, orientamento sessuale, pratiche sessuali, ruolo di gender. Per quanto attiene al «Gioco del rispetto», fa presente che è stato studiato da esperti per far capire ai bambini ed alle bambine che in realtà sono uguali tra loro.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) ringrazia il deputato Marzano per i chiarimenti, anche se ritiene che i bambini e le bambine hanno ben chiaro di essere allo stesso modo parte dell’umanità, senza bisogno di un gioco che lo dimostri.
Facendo riferimento alla propria esperienza di padre, ritiene che sia estremamente grave che docenti cerchino di sostituire la famiglia nell’educazione dei figli, prevedendo, ad esempio, corsi sulla teoria gender senza informare i genitori.

Giuditta PINI (PD) rassicura l’onorevole Pagano che la legge spagnola da lui richiamata non esiste, è che la notizia di una legge come quella da lui richiamata è un falso che è stato pubblicato da qualche giornale che non ha verificato ciò che pubblicato.

Alessandro PAGANO (AP) replica che la notizia è fondata.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.585, 1.589 e 1.590.

Nicola MOLTENI (LNA), raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.591 che è la sommatoria di altri emendamenti già presentati, trattando quindi di diversi temi, come l’obiezione di coscienza e la valorizzazione della famiglia.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) evidenzia come il testo in esame legiferi sui sentimenti. Osserva che lo Stato non può, anzi non deve disciplinare l’amore, in quanto si finirebbe per adottare delle discipline prive di qualsiasi fondamento giuridico e del tutto occasionali. Si chiede, ad esempio, per quale ragione non si dovrebbe anche disciplinare l’amore tra tre, quattro, cinque persone, non essendo chiaro per quale ragione giuridica debba limitarsi la disciplina giuridica alle coppie. La ragione per cui si è voluto fare una norma come quella in esame è solo perché c’è una lobby che vuole il matrimonio tra persone delle stesso sesso.
In realtà, a suo parere, si tratta di un attacco alla famiglia. Ritiene che proprio per questa ragione non si sia voluta scegliere la via del riconoscimento dei diritti civili dei singoli, ma fare, invece, una fotocopia del matrimonio. Ora solo per opportunità politica non vi è alcuna volontà di verificare se sia necessario modificare una legge che pone un vero e proprio modello sociale futuro. Prestarsi al gioco del Presidente del Consiglio Renzi, che ha imposto questa linea, a suo parere svilisce non solo il Parlamento ma ogni deputato.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge l’emendamento Molteni 1.591, sottoscritto dall’onorevole Pagano, e gli emendamenti Molteni 1.592, 1.593, 1.598, 1.597, 1.615, 1.596, 1.595, 1.594 e 1.613.

Alessandro PAGANO (AP), raccomanda l’approvazione dell’emendamento Binetti 1.222 che, come tanti altri, mira a fare delle correzioni tecniche, che peraltro sono state evidenziate nel corso delle audizioni. Si tratta di errori che determineranno gravi dubbi interpretativi con il rischio di una giurisprudenza discostante. Chiede che l’emendamento sia accantonato per poter verificare la fondatezza dell’emendamento.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Binetti 1.222 e Pagano 1.87.

Massimiliano FEDRIGA (LNA), interviene sull’emendamento Molteni 1.599 con particolare riferimento alla parte in cui vieta comunicazioni commerciali relative alla maternità surrogata. Osservato che lo sfruttamento del corpo della donna è un fatto gravissimo che configura una pratica nazista, ora effettuata da ex comunisti diventati ricchi e che vanno all’estero per fare una vera e propria compravendita di esseri umani. Non comprende come si possa condividere questa pratica.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.599.

Antonio PALMIERI (FI-PDL) raccomanda l’approvazione dell’emendamento Molteni 1.600 che è diretto a sciogliere un equivoco di fondo relativo alla equiparazione tra unioni civili e matrimonio.

Alessandro PAGANO (AP), sottoscrive l’emendamento Molteni 1.600. Ricorda che il testo originario della senatrice Cirinnà richiamava addirittura gli articoli del codice civile che l’ufficiale dello Stato civile ricorda in occasione della celebrazione del matrimonio. Aver tolto il richiamo a tali articoli, a suo parere, non serve a chiarire che l’unione civile è diversa dal matrimonio.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.600.

Nicola MOLTENI (LNA), raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.602, facendo presente che finora la maggioranza ha ritenuto di non dover dare delle spiegazioni sulla posizione tenuta in relazione a temi estremamente importanti come l’equiparazione fittizia tra matrimonio e unione civile, maternità surrogata e libertà di coscienza. Invita i colleghi a non commentare a microfoni spenti, ma ad intervenire. Rivendica i cinquecentocinquanta emendamenti presentati e invita i colleghi a non intervenire via twitter ma in Commissione.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) non è vero che non vi è sensibilità delle forze di maggioranza per il tema della maternità surrogata, visto che lui e la sua parte politica, che appartiene alla maggioranza, ha adottato diverse iniziative anche parlamentari per contrastare questo fenomeno.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.602.

Carlo SARRO (FI-PdL) ribadendo che il suo Gruppo ha deciso di non adottare un atteggiamento ostruzionistico, raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.170. Richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010 che prevede la possibilità di un istituto diverso rispetto al matrimonio. Ciò che serve è chiarezza, invece il testo in esame introduce nell’ordinamento un istituto ambiguo che creerà una serie di problemi interpretativi. Pur non condividendo nel merito gli emendamenti presentati, esprime apprezzamento per la posizione tenuta dall’onorevole Nicchi, in quanto chiaramente ha affermato che occorre parificare in tutto, anche sotto il profilo giuridico, le unioni civili al matrimonio. Non è possibile invece mantenere questa ambiguità che finisce per riportare le unioni civili al matrimonio e quindi all’articolo 29 della Costituzione, il quale, invece, si riferisce ad una realtà di diritto naturale, che come tale preesiste rispetto al diritto. Le unioni civili devono essere disciplinate tenendo conto che in realtà si tratta di un rapporto tra due soggetti la cui regolamentazione deve essere lasciato all’autonomia privata delle parti. Occorre quindi garantire la massima libertà alle parti, prevedendo delle tutele per la parte debole evitando indebite ingerenze da parte dello Stato.

Antonio PALMIERI (FI-PDL) sottoscrive tutti gli emendamenti presentati dal Gruppo di Forza Italia.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Sarro 1.170 e Molteni 1.601 e respinge gli emendamenti Molteni 1.603, 1.604, 1.605 e 1.606.

Alessandro PAGANO (AP), raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.49 diretto ad evitare una parificazione tra matrimonio e unione civile già a partire dal momento della costituzione dell’unione civile e, quindi, dal rito.

Nicola MOLTENI (LNA), sottoscrive l’emendamento Pagano 1.49 e gli altri emendamenti identici, ritenendo fondamentale distinguere l’unione civile dal matrimonio anche sotto il profilo del rito.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) fa presente che l’Unione europea e la Corte costituzionale non chiedono assolutamente all’Italia di prevedere il matrimonio tra persone dello stesso sesso, come invece si prevede di fatto con il testo approvato dal Senato. Ritiene che la ragione di tale scelta sia in realtà, il retropensiero di abbattere l’istituto del matrimonio.

Massimiliano FEDRIGA (LNA), chiede ai colleghi di maggioranza che più volte hanno affermato che non sussiste una sovrapposizione tra unione civile e matrimonio di approvare l’emendamento che serve a risolvere qualsiasi dubbio in merito. Se non si vuole approvare l’emendamento significa che in realtà la posizione della maggioranza è ipocrita, in quanto si vuole estendere il matrimonio a persone dello stesso sesso senza assumere direttamente questa responsabilità.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Palmieri 1.130, Pagano 1.49 e Gigli 1.47 e respinge gli emendamenti Sarro 1.171, Molteni 1.607 e 1.608.

Marisa NICCHI (SI-SEL) nel dichiarare di non condividere l’emendamento Molteni 1.544 ricorda che si è detto che la legge non deve legiferare sui sentimenti, ma non si è ricordato che la legge deve disciplinare i diritti dei bambini. Fa presente che indirettamente in un precedente intervento si è fatto riferimento alla vicenda relativa a Niki Vendola e ad Eddy Testa senza tenere conto che è tutto avvenuto in un Paese democratico con il consenso di una donna che poi è entrata di fatto a far parte della famiglia dove ora viene cresciuto con amore un bambino dai suoi genitori.
Sulla cosiddetta maternità surrogata, osserva che non si può non tener conto che Paesi civili già regolamentano questa pratica e che ci sono donne che non sono sfruttate ma che decidono di accedere a questa pratica e consentire a coppie eterosessuali ed omosessuali di accedere alla maternità ed alla paternità. Sottolinea che nessuno può parlare a nome delle donne dicendo che sono sfruttate. Per non lasciare alle regole del mercato la tutela dei diritti, deve essere la legge a regolamentare questa pratica evitando scelte proibizioniste come quelle fatte dalla «legge n. 40».

Massimiliano FEDRIGA (LNA), replica all’onorevole Nicchi sottolineando come stravolga la realtà per difendere Niki Vendola, quando, invece, la questione di fondo è data dal fatto innegabile che attraverso la maternità surrogata non vengono fatti nascere dei figli, ma comprati. Evidenzia quindi come la maternità surrogata non sia un atto di amore ma una vera e propria compravendita, sottolineando che non esiste il diritto ad essere genitori ma il diritto dei figli ad avere un padre e una madre. Evidenzia quindi come la contrarietà alla maternità surrogata non sia dovuta ad una guerra di religione ma piuttosto ad una guerra di civiltà diretta a scongiurare che le donne siano sfruttate approfittando di una situazione di necessità. Chiede ai deputati che non vogliono modificare il testo non per ragioni di merito, ma solo per obbedire al Presidente del Consiglio se in tal modo non tradiscono il popolo italiano.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) ribadisce che la contrarietà alla maternità surrogata non è dovuta ad una guerra di religione, quanto piuttosto alla volontà di difendere la dignità delle donne. A questo proposito rileva che crederà che la donna sia libera nell’»affittare» il suo utero solo qualora si tratterà di una donna bianca e ricca.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) non comprende quale ragioni vi siano per bocciare un emendamento che vieta la pubblicità di pratiche che già oggi sono vietate ai sensi della legge n. 40. Si stupisce che la sinistra difenda il «liberalismo selvaggio procreativo» e quindi lo sfruttamento delle donne. Ricorda che vi è addirittura un prezzario degli ovociti in base alla donna dalla quale sono prelevati, secondo una visione razzista. Ricorda la tradizione solidaristica e gratuita del trapianto di organi, rilevando che invece questa non ci sarebbe per la maternità surrogata che, nei Paesi dove è prevista, è regolamentata da un contratto.

Daniele FARINA (SI-SEL) dichiara che non aveva intenzione di intervenire ma il tenore degli interventi, molti ostruzionistici, richiedono alcune precisazioni. Non ritiene, ad esempio, che la questione della maternità surrogata ponga questioni molto diverse da quella poste dalle adozioni ed in particolare da quelle internazionali, dove spesso ci si trova di fronte a bambini con genitori che per ragioni di necessità «cedono» i loro figli sulla base di veri e propri tariffari. Non comprende le ragioni per le quali tutte le preoccupazioni che si hanno per la maternità surrogata non si hanno anche per le adozioni.

Alessandro PAGANO (AP), ritiene che mettere allo stesso livello il tariffario previsto per le adozioni internazionali a quello previsto per la maternità surrogata sia aberrante. Non si può non tenere conto che l’utero in affitto costituisce una forma di gravissimo sfruttamento della donna che può arrivare alla morte della donna stessa.

Antonio PALMIERI (FI-PDL) ritiene che l’emendamento 1.544 debba essere approvato anche in relazione alla parte in cui si prevede che il vicesindaco possa «celebrare le unioni civili avendo superato un apposito corso. Al deputato Farina invita a denunciare i casi che conosce in cui i bambini sono venduti ad orfanotrofi. Ritiene che comunque ci sia una netta differenza tra l’adozione ed il «produrre» un bambino solo per rispondere alla propria voglia di essere genitore.

La Commissione respinge l’emendamento 1.544, sottoscritto dal deputato Pagano.

Donatella FERRANTI, presidente, rinvia il seguito dell’esame alla seduta convocata alle ore 16.

Sui lavori della Commissione.

Nicola MOLTENI (LNA) chiede che sia convocato un Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, per programmare la prosecuzione dei lavori.

Donatella FERRANTI, presidente, assicura che si terrà all’esito dei lavori pomeridiani.

Alfonso BONAFEDE (M5S) chiede di convocare Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, all’inizio della seduta pomeridiana per organizzare i lavori in anticipo.

Alessandro PAGANO (AP) rappresenta l’esigenza che la Commissione si convochi al termine della seduta della Giunta delle elezioni, in quanto dovrà necessariamente partecipare a tale seduta quale relatore.

Donatella FERRANTI, presidente, ricorda che l’Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha già stabilito che Commissione è convocata alle ore 16, anche qualora non dovesse essere terminata la seduta della Giunta.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) ritiene che Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, si possa riunire alle 15.45.

Donatella FERRANTI, presidente, prendendo atto del dibattito, comunica che la seduta della Commissione rimane convocata alle ore 16, mentre Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, è convocato alle ore 15.50.

La seduta termina alle 13.45.

Giovedì 7 aprile 2016. — Presidenza del presidente Donatella FERRANTI. — Interviene il sottosegretario di Stato alla Giustizia Gennaro Migliore.

La seduta comincia alle 16.10.

Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.
C. 3634, approvata dal Senato.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta antimeridiana.

Donatella FERRANTI, presidente, dà conto delle sostituzioni disposte dai gruppi per la seduta pomeridiana odierna.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.543, 1.609, 1.610, 1.611, 1.612, 1.614, 1.620, 1.617, 1.616, 1.618 e 1.619.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) raccomanda l’approvazione dell’emendamento a sua firma 1.48, identico agli emendamenti Molteni 1.621, Palmieri 1.131 e Pagano 1.50. Al riguardo, fa presente che tale proposta emendativa si prefigge l’obiettivo di eliminare una delle incongruenze del provvedimento in discussione, i cui aspetti, anche sul piano della ritualità della celebrazione del rito, appaiono in tutta evidenza assimilabili a quelli propri del matrimonio.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) si associa alle considerazioni testé espresse dal collega Gigli.

Nicola MOLTENI (LNA), intervenendo sull’ordine dei lavori, stigmatizza la circostanza di non aver potuto partecipare, unitamente all’onorevole Pagano, alla prima parte dei lavori della Commissione, essendo impegnato presso la Giunta delle elezioni convocata in via contestuale. Nel ricordare di essere componente della Giunta ed unico componente della Commissione Giustizia appartenente al gruppo della Lega Nord, si rammarica, in particolare, del fatto che la presidenza non abbia rilevato l’opportunità di differire l’inizio della seduta pomeridiana della Commissione, onde consentire a lui stesso ed al collega Pagano di prendere parte alle votazioni, la maggioranza delle quali riferita, peraltro, a proposte emendative a sua prima firma.

Alessandro PAGANO (AP), nell’associarsi alle considerazioni del collega Molteni, rammenta di aver dovuto svolgere presso la Giunta delle elezioni, dove è stata appena adottata, in seduta pubblica, un’importante determinazione, l’incarico di relatore. Per tali ragioni, ritiene che la decisione assunta dalla Presidenza di procedere all’avvio delle votazioni in Commissione senza attendere la conclusione dei lavori della Giunta delle elezioni, rappresenti una manifesta e disdicevole prevaricazione, da parte della Presidenza stessa, nei confronti di due deputati che nel corso del dibattito non hanno, peraltro, messo in atto alcuna pratica ostruzionistica.

Donatella FERRANTI, presidente, nel replicare al collega Pagano, rammenta, in primo luogo che, nell’ambito dell’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, riunitosi nella giornata di ieri, si era convenuto di convocare la seduta pomeridiana della Commissione alle ore 16, proprio allo scopo di consentire ai colleghi Molteni e Pagano di partecipare ai lavori della Giunta delle elezioni, convocata per le ore 14.30. Rammenta, altresì, che previo invio, alle ore 16.06, di un apposito sms da parte degli uffici, con il quale i componenti della Commissione venivano avvertiti dell’imminente avvio delle votazioni, la seduta della Commissione stessa è stata differita dalla Presidenza dalle ore 16 alle ore 16.10, al fine di attendere l’arrivo dei deputati Pagano e Molteni, impegnati presso la Giunta delle elezioni. Evidenzia, inoltre, che i predetti deputati sono giunti presso la Commissione alle ore 16.15, dopo che si era svolto un numero limitato di votazioni, peraltro relative ad emendamenti riguardanti questioni già ampiamente discusse e dibattute nel corso della seduta antimeridiana. Richiama, infine, l’attenzione sulla circostanza che le proposte emendative del deputato Molteni sono state fatte proprie dal collega Palmieri e che, quindi, le stesse sono state regolarmente discusse e votate.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Molteni 1.621, Palmieri 1.131, Gigli 1.48 e Pagano 1.50.

Andrea COLLETTI (M5S) rileva l’opportunità che la Presidenza si astenga dall’esprimere giudizi di carattere qualitativo sia sugli emendamenti in discussione, sia sugli interventi svolti dai commissari.

Nicola MOLTENI (LNA), nell’illustrare l’emendamento a sua firma 1.622, ribadisce che la presidente avrebbe dovuto opportunamente differire l’inizio della seduta pomeridiana della Commissione.

Walter VERINI (PD), nel preannunciare il voto contrario dei deputati del suo gruppo sull’emendamento Molteni 1.622, rammenta come la Presidenza abbia accolto il suggerimento di molti colleghi di differire l’ufficio di presidenza, inizialmente convocato per le 15.50 della giornata odierna, proprio allo scopo di consentire la partecipazione ad esso dei colleghi Pagano e Molteni, contestualmente impegnati presso la Giunta delle elezioni. Ritiene, infatti, che in tale circostanza la Presidenza abbia agito con sostanziale correttezza.

Alfonso BONAFEDE (M5S), associandosi alle considerazioni del collega Verini, evidenzia come la presidente intendesse salvaguardare la possibilità dei deputati Pagano e Molteni di partecipare alla riunione dell’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, dove avrebbero dovuto essere assunte importanti decisioni in merito alle modalità di organizzazione e di svolgimento dei lavori della Commissione.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) rileva l’opportunità che si proceda alla convocazione dell’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi per ore 18.

Donatella FERRANTI, presidente, nel rilevare la necessità di non sospendere i lavori, avverte che l’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi sarà convocato al termine della seduta pomeridiana odierna, verosimilmente, intorno alle ore 19.30.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.622, 1.623, 1.624, 1.625, 1.626, 1.636, 1.629, 1.630, 1.633, 1.632 e 1.635.

Alessandro PAGANO (AP), sottoscrivendo l’emendamento Molteni 1.634, osserva come lo stesso sia teso a sopperire ad una manifesta incongruenza sul piano tecnico , che è stata evidenziata anche nel corso delle audizioni. A suo avviso, infatti, la disposizione di cui al comma 2 dell’articolo unico del provvedimento in discussione presenta rilevanti profili di incostituzionalità.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.634, 1.631, 1.627 e 1.628, 1.643, 1.642, 1.638, 1.640, 1.639, 1.641, 1.644, 1.645, 1.637, 1.646, 1.486 e 1.485.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), intervenendo sull’emendamento Molteni 1.654, ricorda come il tema dell’obiezione di coscienza, già oggetto di articolata discussione nel corso della seduta antimeridiana, meriti un’approfondita riflessione da parte del Governo e della maggioranza.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD), nell’associarsi alle considerazioni del collega Palmieri, ritiene che le leggi «della coscienza» debbano essere anteposte a quelle dello Stato. Nel richiamare le considerazioni espresse dalla collega Nicchi nella seduta antimeridiana odierna, evidenzia come l’esercizio della professione medica, così come della funzione di ufficiale di stato civile, certo non si identifichi propriamente con l’effettuazione degli interventi di interruzione volontaria della gravidanza o con la celebrazione di unioni tra persone dello stesso sesso. Per tali ragioni, ritiene che le problematiche connesse all’obiezione di coscienza meritino un’adeguata risposta da parte del legislatore.

Alessandro PAGANO (AP), sottolineando la particolare rilevanza del tema, richiama l’attenzione sul fatto che esso coinvolge una gamma quanto mai vasta di soggetti, tra i quali, ad esempio, sindaci, segretari comunali, dipendenti degli uffici di anagrafe. A suo avviso, ci sono, quindi, tutte le condizioni perché l’emendamento Molteni 1.654 venga preso seriamente in considerazione.

Paola BINETTI (AP), sottolineando che la normativa vigente già prevede alcune ipotesi in cui può essere esercitata l’obiezione di coscienza, non ravvisa ragioni per cui tale prerogativa non possa essere prevista anche in riferimento alle unioni civili. Al riguardo, rileva come sia di decisiva importanza escludere l’applicazione di qualsivoglia sanzione, di carattere penale o amministrativo, nei confronti dei pubblici ufficiali obiettori.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) fa notare come la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza non avrebbe, in questi casi, valenza ostruzionistica rispetto all’applicazione della legge, ma sarebbe, piuttosto, tesa a salvaguardare la libertà di autodeterminazione degli ufficiali di stato civile che, per convinzioni religiose o di altra natura, non condividono i principi che sottendono alla celebrazione di unioni tra persone del medesimo sesso.

Alfonso BONAFEDE (M5S), nel ritenere che la problematica in discussione non sia in alcun modo attinente alla libertà di coscienza, fa notare come il ruolo del sindaco non sia di certo comparabile a quello di altri operatori. In proposito, rammenta che il fondamento delle unioni civili si ravvisa negli articoli 2 e 3 della Costituzione, essendo in gioco diritti fondamentali dei cittadini ai quali il legislatore è tenuto a garantire piena ed effettiva tutela, senza alcuna ombra.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Molteni 1.654, 1.478, 1.484, 1.477, 1.479, 1.480, 1.481, 1.482, 1.483, 1.476, 1.475, 1.474, 1.472, 1.471, 1.470, 1.469, 1.467, 1.468, 1.466, 1.465 e 1.464.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Sisto 1.172, volto a sopprimere il comma 3 dell’articolo 1 della proposta di legge in discussione.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge le identiche proposte emendative Sisto 1.172 e Molteni 1.398, gli emendamenti Roccella 1.317 e 1.316, nonché l’emendamento Sarro 1.148.

Alfonso BONAFEDE (M5S), illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Agostinelli 1.367, del quale è cofirmatario, volto a consentire l’applicazione anche alle unioni civili delle disposizioni di cui all’articolo 112 del codice civile. In proposito, precisa che l’emendamento non fa riferimento alcuno alla questione dell’obiezione di coscienza, laddove l’articolo testè richiamato e prevede la possibilità dell’ufficiale di stato civile di rifiutare la celebrazione del matrimonio solo per cause specificamente ammesse dalla legge.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) invita la maggioranza e il Governo a prendere seriamente in considerazione l’emendamento Agostinelli 1.367, che concorre, sul piano tecnico-normativo, a realizzare la sostanziale equiparazione tra gli istituti del matrimonio e dell’unione civile.

Gian Luigi GIGLI (DeS-CD) si associa alle considerazioni testé espresse dal collega Palmieri. Fa infatti notare che, ove non fosse esplicitato il rinvio alle disposizioni di cui all’articolo 112 del codice civile, l’ufficiale di stato civile che, in presenza di una causa ostativa, rifiutasse di procedere alla celebrazione, sarebbe passibile di conseguenze di carattere penale.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) ribadisce come nel provvedimento in discussione siano emerse numerose incongruenze e contraddizioni sul piano tecnico, evidenziate anche nel corso delle audizioni. Dichiara, quindi, di non comprendere l’atteggiamento assunto dai colleghi di maggioranza e dal Governo, teso a privilegiare la scelta, di carattere eminentemente politico, di non procedere ad alcuna modifica della proposta di legge, nel testo licenziato dall’altro ramo del Parlamento.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Agostinelli 1.367 e Molteni 1.399.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Sisto 1.149 e ne raccomanda l’approvazione. Al riguardo, nell’associarsi alle considerazioni della collega Roccella, rammenta come una buona parte dei soggetti auditi nel corso dell’attività conoscitiva espletata dalla Commissione, avesse evidenziato le numerose e le gravi carenze tecnico-giuridiche del provvedimento.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sisto 1.149 e Molteni 1.656.

Nicola MOLTENI (LNA) sottoscrive l’emendamento La Russa 1.197.

La Commissione con distinte votazioni respinge gli emendamenti La Russa 1.197 e Molteni 1.657.

Alessandro PAGANO (AP) illustra e raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.88.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge l’emendamento Pagano 1.88, gli identici emendamenti Gigli 1.5 e Molteni 1.658, nonché gli emendamenti Molteni 1.660 e 1.659.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento Schullian 1.116, del quale raccomanda l’approvazione.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Schullian 1.116 e Molteni 1.655.

Marisa NICCHI (SI-SEL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Sannicandro 1.6, di cui cofirmataria.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sannicandro 1.6 e Roccella 1.318.

Nicola MOLTENI (LNA) illustra e raccomanda l’emendamento a sua firma 1.400, che sopprime il comma 5 dell’articolo 1 della proposta di legge. Fa presente, inoltre, che l’emendamento a sua firma 1.655, testé respinto dalla Commissione, non sarà ripresentato in Assemblea.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Molteni 1.400.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.400.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento Sarro 1.150, che sostituisce il comma 5 dell’articolo 1 della proposta di legge.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sarro 1.150, Sisto 1.151 e 1.152.

Alessandro PAGANO (AP) sottoscrive l’emendamento Sarro 1.153 e ne raccomanda l’approvazione. Rammenta, infatti, che tale proposta emendativa è volta a sopprimere il richiamo ad alcune disposizioni del codice civile, segnatamente quelle di cui agli articoli 119, 120, 123, 125, 127, 128, 129 e 129-bis, la cui applicazione determinerebbe la sostanziale equiparazione dell’unione tra persone dello stesso sesso al matrimonio.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sarro 1.153, Roccella 1.319, Molteni 1.401 e Pagano 1.89.

Alfonso BONAFEDE (M5S) illustra e raccomanda l’approvazione dell’emendamento a sua firma 1.386, volto a prevedere la possibilità, anche per il coniuge di una delle parti dell’unione civile, di impugnare l’unione medesima, ove costituita in violazione di una delle cause impeditive specificatamente previste ovvero in violazione dell’articolo 68 del codice civile. Nel ribadire che il provvedimento in discussione, nel testo licenziato dal Senato, appare denso di lacune, criticità ed incongruenze sul piano tecnico-normativo, invita i colleghi della maggioranza ed il Governo a riconsiderare le posizioni precedentemente espresse e ad approvare i necessari correttivi.

Antonio PALMIERI (FI-PdL), nel replicare alle osservazioni del collega Bonafede, fa notare come il collega Verini abbia, nella seduta del 3 marzo scorso, così come in quelle successive, lasciato chiaramente intendere che quella in discussione è una proposta di legge «blindata», non suscettibile di alcuna modifica.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) richiama l’attenzione sul fatto che, anche qualora il provvedimento venisse modificato in alcuni punti allo scopo di apportare le necessarie correzioni sul piano tecnico-normativo, l’altro ramo del Parlamento dovrebbe limitarsi ad esaminare le sole parti modificate, ferma restando la possibilità del Governo di porre comunque sul testo la questione di fiducia. Ribadisce, quindi, di non comprendere l’atteggiamento di chiusura rispetto all’ipotesi di qualsivoglia modifica, assunto dai colleghi della maggioranza e dal Governo.

Nicola MOLTENI (LNA), nell’associarsi alle considerazioni della collega Roccella, sottoscrive l’emendamento Bonafede 1.386, ritenendolo di assoluto buon senso. In proposito, evidenzia come, ove la posizione della maggioranza, anziché di totale chiusura fosse stato di tipo diverso, si sarebbe potuto senza dubbio pervenire all’approvazione di un testo condiviso, con il contributo di tutte le forze politiche.

Alessandro PAGANO (AP) preannuncia il suo voto favorevole sull’emendamento Bonafede 1.368, del quale condivide le finalità.

La Commissione respinge l’emendamento Bonafede 1.368.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento La Russa 1.198.

La Commissione respinge l’emendamento La Russa 1.198.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento Schullian 1.117.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Schullian 1.117, Molteni 1.402 e Pagano 1.90.

Marisa NICCHI (SI-SEL), illustrando il suo emendamento 1.8, ritiene che il provvedimento in discussione rappresenti una occasione mancata, non essendo sufficientemente avanzato in tema di tutela dei diritti civili. Richiama, inoltre, l’attenzione sul fatto che tale proposta emendativa dimostra chiaramente che l’unione civile tra persone dello stesso sesso, diversamente da quanto asserito da alcuni colleghi, non costituisca un «matrimonio sotto mentite spoglie», ma si configuri come un istituto del tutto diverso. In proposito, fa notare come dalla proposta di legge siano state espunte tutte le disposizioni che facevano riferimento ad aspetti attinenti alla vita sessuale dell’unione, che, invece, sono una componente essenziale del matrimonio.

La Commissione respinge l’emendamento Nicchi 1.8.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) sottoscrive l’emendamento Gigli 1.7.

Alfonso BONAFEDE (M5S) annuncia il voto contrario del suo Gruppo sull’emendamento Gigli 1.7. Fa presente che sarebbe opportuno per rispetto della coerenza che, come invece non è avvenuto in precedenza, i deputati del gruppo Sinistra Italiana – SEL votino a favore di un emendamento del gruppo Movimento 5 Stelle quando nel merito lo condividono, anche ciò dovesse mettere in minoranza il gruppo PD.

Walter VERINI (PD) da atto ai deputati del gruppo Sinistra Italiana – SEL presenti di essere coerenti, come lo sono stati i loro colleghi al Senato.

Andrea COLLETTI (M5S) fa presente che la coerenza dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – SEL consiste nell’essere una stampella del PD.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Gigli 1.7 , Sarro 1.156, Molteni 1.403, Pagano 1.91, respinge gli identici emendamenti Molteni 1.404 e Sisto 1.154 e respinge l’emendamento Sisto 1.155.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) interviene sull’emendamento Sarro 1.160 che come tanti altri mira ad apportare delle correzioni tecniche che la maggioranza non prende neanche in considerazione.

La Commissione respinge l’emendamento Sarro 1.160.

Alessandro PAGANO (AP) raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.51 volto a sopprimere il comma 10 sul regime del cognome che rappresenta una delle disposizioni dalle quali si evince chiaramente che l’unione civile è in realtà un matrimonio mascherato al quale a breve qualche magistrato estenderà con sentenza le disposizioni, tra le quali quelle sulle adozioni, che prevedono dei diritti e dei doveri per i coniugi che solo formalmente il testo in esame non ha esteso alle unioni civili.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Molteni 1.405, La Russa 1.199, Palmieri 1.132, Pagano 1.51 e Gigli 1.9.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.133 che serve a togliere ogni dubbio sulle intenzioni della maggioranza di parificare le unioni civili al matrimonio.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) osserva che dal comma 10 risulta chiaramente la sovrapposizione tra unioni civili e matrimonio anche dal punto di vista simbolico.

Michela MARZANO (PD) interviene per chiarire la ratio degli emendamenti da lei presentati. Ritiene che ci sia un grande malinteso sul testo, in quanto si disciplinano le unioni civili come formazione sociale scollegandole, a torto, dall’articolo 29 della Costituzione. A suo parere il testo rappresenta un passo in avanti dal punto di vista giuridico anche se non lo è sotto il profilo culturale. Nel ricordare che sin dalla sua prima formulazione, con Aristotele, per uguaglianza si è inteso il concetto di dare cose uguali a chi è uguale e cose diverse a chi è diverso, osserva che il principio di uguaglianza, così come inteso dalla Costituzione laddove si prevede debbano essere dati gli stessi diritti e doveri fondamentali a tutti senza distinzione, è in realtà violato a danno delle persone omosessuali, in quanto il testo, al contrario di quanto avviene per il matrimonio, non prevede alcun riferimento alla vita familiare. A tale proposito, ricorda che, a causa di preconcetti, non si prevede neanche l’obbligo di fedeltà per le parti dell’unione civile. Ritiene che siano del tutto sbagliati i richiami fatti all’articolo 29 da parte di coloro che negano il collegamento tra tale articolo e le unioni civili, in quanto il predetto articolo non viene mai richiamato nel suo contenuto corretto. A tale proposito, fa presente che l’espressione «naturale» di cui all’articolo 29 della Costituzione è stata inserita nella Costituzione per proteggere la sfera familiare dall’ingerenza dello Stato.
Sulla nozione di orientamento sessuale fa presente che da parte di molti vi è confusione tra la libera scelta delle pratiche sessuali e l’orientamento sessuale vero e proprio, che non è il risultato di una scelta, ma riguarda il proprio essere di ciascuna persona. Considerato che il principio di uguaglianza dovrebbe proteggere le persone per quello che sono e non per quello che scelgono di essere è del tutto evidente che le discriminazioni ai danni delle persone omosessuali sono in contrasto con tale principio. Conclude dichiarando che avrebbe preferito il testo della senatrice Cirinnà, considerando grave aver tolto il riferimento alla famiglia e aver considerato gli omosessuali come cittadini di serie B. Tuttavia, è ben consapevole che il provvedimento del Senato è un passo in avanti e che rappresenta l’unica cosa che si è potuto fare nelle presenti condizioni politiche. Invita, i deputati del suo gruppo ad essere consapevoli delle lacune del testo che, per quanto sia opportuno comunque approvare, non è il passo in avanti epocale che si sarebbe aspettata.

Paola BINETTI (AP) dichiara che prima dell’intervento della deputata Marzano pensava di intervenire sulle questioni relative al cognome, considerato che il testo rischia di creare gravi situazioni di incertezza a causa di una irrazionale disciplina del doppio cognome. Dopo l’intervento del deputato Marzano ritiene di fare delle precisazioni di carattere più generale.
Sull’orientamento sessuale ricorda che ci sono scuole di pensiero del tutto discordanti tra loro e che non c’è una teoria da tutti accettata. Ricorda, ad esempio, che ci sono molti casi in cui delle persone nella loro vita hanno avuto orientamenti sessuali a dimostrazione che non sempre può considerarsi valida la tesi dell’onorevole Marzano.
Sulla mancanza di riferimenti nel testo alle dimensioni familiari, fa presente che il tema è estremamente complesso e che proprio per tale ragione rappresenta il risultato di un punto di equilibrio non solo all’interno della maggioranza ma dello stesso PD, nel quale ci sono sensibilità molto diverse. Anche per tale ragione si è pervenuti a soluzioni spesso contraddittorie.

Alessandro PAGANO (AP) ritiene che la disciplina del cognome sia la prova che l’unione civile è un matrimonio mascherato. Replica all’onorevole Marzano, che si è soffermata sul principio di uguaglianza, che con la maternità surrogata, alla quale si arriverà per via giurisprudenziale, le donne sono considerate un oggetto.
Non condivide neanche l’idea che gli omosessuali siano cittadini di serie B, in quanto la giurisprudenza ed alcune leggi già estendono alle coppie omosessuali una serie di diritti, che sarebbe opportuno riunire in un Testo Unico, così come egli stesso ha cercato di fare con una proposta di legge presentata all’inizio della legislatura.

Donatella FERRANTI, presidente, invita il deputato Pagano ad attenersi all’emendamento in esame.

Alessandro PAGANO (AP) fa presente che vi è una disparità di trattamento rispetto all’onorevole Marzano che è intervenuta su temi di portata generale.

Alfonso BONAFEDE (M5S) alla luce dell’intervento dell’onorevole Marzano, osserva che la deputata ha votato in senso contrario all’emendamento Nicchi 1.8 nonostante il suo contenuto era in piena sintonia con quanto successivamente affermato dalla stessa onorevole Marzano.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Pagano 1.52, Gigli 1.53, Palmieri 1.133, e respinge gli emendamenti Gigli 1.10, Molteni 1.663 e Molteni 1.661.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) interviene sull’emendamento Molteni 1.662. Fa presente che l’onorevole Marzano non si è espressa sul tema della disciplina del cognome, che è in contrasto con quanto previsto dalla proposta di legge a sua firma.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) ritiene opportuno che il deputato Rosato, Presidente del Gruppo del PD, che ha iniziato a partecipare ai lavori della Commissione, rifletta sull’esigenza di apportare alcune modifiche, affinché poi possa poi orientare le scelte del suo gruppo.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.662.

Marisa NICCHI (SI-SEL) raccomanda l’approvazione dell’emendamento Sannicandro 1.11.

La Commissione respinge l’emendamento Sannicandro 1.11.

Alessandro PAGANO (AP) ritiene fondamentale approvare l’emendamento Sarro 1.161 che è diretto a modificare il rito per distinguere le unioni civili dal matrimonio.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Sarro 1.161, Sisto 1.162 e Roccella 1.320.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) raccomanda l’approvazione dei suoi emendamenti 1.322 e 1.321, che toccano la questione fondamentale della equiparazione tra unioni civili e matrimonio.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.322.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) raccomanda l’approvazione dell’emendamento 1.321, dal quale risulta che non vi è alcun intento discriminatorio contro gli omosessuali, ma solo l’obiettivo di tutelare la parte più debole, che sono i bambini, e di non costruire un mostro giuridico.

La Commissione respinge l’emendamento Roccella 1.321.

Paola BINETTI (AP), alla luce dell’emendamento Sarro 1.163, invita a riflettere se il coniuge superstite che abbia costituito una unione civile perda il diritto alla pensione di reversibilità.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Sarro 1.163 e Sisto 1.175.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) interviene sull’emendamento Molteni 1.406, che sopprime il comma 11, che è un’altra delle prove che l’unione civile è in realtà un matrimonio.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Molteni 1.406, Molteni 1.666, Molteni 1.168 e Molteni 1.169.

Alfonso BONAFEDE (M5S) raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.370, che prevede l’obbligo di fedeltà nelle unioni civili. Al Senato si è tolto questo obbligo a causa di un compromesso che ha finito per trasformare le unioni civili in un qualcosa la cui natura non si comprende. Ricorda che l’obbligo di fedeltà non è violato da un singolo tradimento sessuale ma rappresenta qualcosa che danneggia la dignità dell’altro coniuge. Trattandosi di un elemento fondamentale nella vita di coppia, ritiene che sia grave non prevedere questo obbligo nelle unioni civili solo per fare un favore ai senatori Giovanardi e Verdini. Ricorda, infatti, che le coppie omosessuali non vogliono il riconoscimento di un contratto, ma di un sentimento. Osserva inoltre che nella separazione la violazione dell’obbligo di fedeltà, proprio per la sua importanza, ha un peso decisivo nella disciplina degli alimenti. Ritiene, quindi, che la mancata previsione dell’obbligo di fedeltà sia una contraddizione non solo giuridica ma anche morale.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) nega che l’eliminazione dell’obbligo di fedeltà sia stata fatta per compiacere il senatore Giovanardi. Ritiene che tale eliminazione sia stata veramente una modifica discriminatoria del rapporto tra le persone omosessuali e che contraddica la dichiarazione del Presidente del Consiglio secondo cui, con l’approvazione al Senato del testo in esame, ha vinto l’amore.

Marisa NICCHI (SI-SEL) sottoscrive gli emendamenti Marzano 1.14, Marzano 1.15 e Marzano 1.13 sulla questione dell’obbligo di fedeltà ritiene che sia inaccettabile la discriminazione tra unioni civili e matrimonio.

Alessandro ZAN (PD) interviene per esprimere la sua gratitudine di aver tolto nel 2016 l’obbligo di fedeltà che ha un retaggio arcaico che risale all’ordinamento fascista, che puniva solo la donna. Devono essere le parti e non la legge a stabilire in che cosa consista una relazione d’amore, in quanto la legge deve occuparsi di altro.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) rimane stupito delle dichiarazioni del Deputato Zan, che da un certo punto di vista hanno la loro coerenza.

Alessandro PAGANO (AP) ritiene che l’intervento dell’onorevole Nicchi sia stato illuminante su come l’unione civile sia un matrimonio sotto falso nome. Ritiene opportuno fare alcune precisazioni sul fatto che, secondo il PD, le unioni civili sarebbero imposte dalla giurisprudenza europea. Rileva che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha affermato l’esigenza di riconoscere i diritti fondamentali delle persone omosessuali conviventi, attraverso strumenti che permettano l’effettivo esercizio di questi diritti. La stessa Corte in numerose sentenze ha precisato che nessuno Stato europeo è obbligato a introdurre il «matrimonio» omosessuale e che non esiste un diritto al matrimonio, così come non esiste un diritto all’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso. I diritti e doveri fondamentali cui si riferisce questa giurisprudenza sono quelli che consentono ai conviventi l’assistenza reciproca in ospedale e in carcere, il subentro nei contratti di locazione e altri diritti consimili di natura individuale e patrimoniale. Questi diritti sono già riconosciuti dalle leggi italiane. È semplicemente falso che per rispondere alle sollecitazioni di quella Corte sia necessario introdurre le unioni civili, che – come più volte affermato dagli stessi promotori della legge – sono semplicemente un «matrimonio» presentato con un nome diverso per tenere buoni gli oppositori. È invece vero che la Corte Europea ha stabilito che, una volta inserito nell’ordinamento un istituto sostanzialmente uguale al matrimonio, anche se lo si chiama «unione civile», diventa obbligatorio introdurre anche le adozioni per evitare discriminazioni.

Alfonso BONAFEDE (M5S) apprezza l’intervento del deputato Zan, ma sottolinea che l’obbligo di fedeltà non ha nulla a che vedere con il fascismo, essendo invece uno dei fondamenti del matrimonio.

La Commissione respinge l’emendamento Bonafede 1.370.

Walter VERINI (PD) sottoscrive l’emendamento Marzano 1.14 per consentire che sia votato, considerato che l’onorevole Marzano si è dovuta allontanare per motivi familiari.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) ribadisce che la differenziazione tra unioni civili e matrimonio è ingiustificabile in relazione all’obbligo di fedeltà.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli identici emendamenti Marzano 1.14, Brignone 1.223, Sisto 1.127 e La Russa 1.200.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Marzano 1.15 e Molteni 1.664.

Alessandro PAGANO (AP) illustra e raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.54.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli identici emendamenti Pagano 1.54, Palmieri 1.134, Gigli 1.55, Molteni 1.665, 1.671 Molteni, Molteni 1.673, Molteni 1.674 Molteni e Sarro 1.174.

Marisa NICCHI (SI-SEL) raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.12.

Antonio PALMIERI (FI-PdL) invita la maggioranza a votare l’emendamento Nicchi 1.12 che testimonia come unioni civili e matrimonio siano la stessa cosa.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli identici emendamenti Nicchi 1.12 e Marzano 1.13, e gli emendamenti Piso 1.330, Roccella 1.325, Roccella 1.323 e Roccella 1.331.

Donatella FERRANTI (PD), presidente, dà la parola al rappresentante del Governo in chiusura dei lavori.

Il sottosegretario Gennaro MIGLIORE ringrazia e precisa che mentre al Senato il Governo inizialmente si è rimesso all’Aula, il testo approvato in fine dal Senato, è pienamente condiviso dal Governo essendo il risultato dell’approvazione di un maxiemendamento sul quale è stata posta la fiducia. È naturale, quindi, che il Governo abbia espresso parere contrario su tutti gli emendamenti. Si tratta di un testo che risponde a vincoli sia europei che costituzionali in merito alla necessità di regolamentare i rapporti tra persone dello stesso sesso.

Alfonso BONAFEDE (M5S) ritiene irrispettoso intervenire su questioni che attengono ad emendamenti votati oramai da tempo.

Alessandro PAGANO (AP) si riserva di intervenire sulle dichiarazioni fatte dal Governo, sottolineando di non condividere per le ragioni già svolte, la tesi secondo cui le unioni civili sarebbero imposte dalla giurisprudenza europea.

Eugenia ROCCELLA (Misto-USEI) fa presente che il rappresentante del Governo non le ha risposto.

Il sottosegretario Gennaro MIGLIORE si riserva di replicare all’onorevole Roccella nella prossima seduta.

Donatella FERRANTI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 19.45.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Giovedì 7 aprile 2016.

L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 19.45 alle 19.50.

 

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