Unioni civili:  esperti, ddl contro famiglia. Conseguenze sociali
  (AGI) – Roma, 15 mar. – Le norme contenute nel ddl sulle unioni  civili, qualora approvato in via definitiva da Montecitorio,  “avrà delle conseguenze sociali sulle future generazioni”. Ne sono convinti alcuni degli esperti in materia, ascoltati oggi in commissione Giustizia della Camera.
     In particolare, a porre l’ accento sui rischi sociali del ddl Cirinna’ sono Anna Maria Panfili, dirigente del Centro Studi Livatino, e Simone Pillon, vicepresidente del comitato Difendiamo i nostri figli. Panfili invita a svolgere una “riflessione sugli effetti del ddl visti con gli occhi delle future generazioni”, in quanto “le leggi hanno anche un valore pedagogico e vi chiedo di avere riguardo anche per la sensibilità del popolo italiano che ha espresso perplessita’ sull’ equiparazione” tra unioni civili e matrimonio, mentre il ddl equipara i due istituti “al punto da far diventare” la coppia dello stesso sesso “un luogo idoneo per l’accoglienza dei minori”. Sulla stessa lunghezza d’onda Pillon:  “reiteriamo la richiesta, questa legge va fermata e non perche’ siamo
 contro qualcuno o qualcosa, ma per ragioni che hanno a che fare con la sociologia, con il diritto e con il buon senso e la demografia. Questa legge introduce di fatto una cesura storica, fino ad oggi” c’ era un “solo modello antropologico, quello della famiglia naturale fondata sulla unione stabile tra un uomo e una donna. La rottura di questo modello non sara’ senza conseguenze, perche’ si propone di decostruire il modello naturale familiare e affiancare a questo altri modelli”. È, per il vicepresidente del comitato Difendiamo i nostri figli, “quindi innegabile che ci saranno delle conseguenze sul piano sociale. Vi prendete la responsabilita’ di andare contro la realtà della famiglia”.  (AGI)
   (AGI) – Roma, 15 mar. – Per Panfili con il ddl si avra’ la “fluidificazione del concetto della famiglia e l’ampliamento dei diritti degli adulti a scapito dei bambini. E’ evidente l’ impostazione adultocentrica” del ddl e “ci saranno gravi conseguenze sul grado di civiltà del nostro Paese”, perché “il disegno complessivo, parificando di fatto le unioni civili al matrimonio, va certamente a incidere sulla definizione di quella che e’ la cellula fondativa” della società italiana. La dirigente del centro Livatino mette in guardia anche sui rischi che incombono sui minori:  la legge sulle unioni civili introducendo “una normativa che parifica le unioni civili alle unioni tra coppie eterosessuali, porterà le corti di controllo a valutare come irragionevole l’ esclusione dell’adozione”. Per Panfili “da anni e’ in atto una forzatura culturale che vuole convincere l’ opinione pubblica che le coppie dello stesso sesso sono famiglia come quella formata da un uomo e una donna”.

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 Insomma, serve una “riflessione sugli effetti del ddl visti con gli occhi delle future generazioni, perche’ le leggi hanno anche un valore pedagogico e vi chiedo di avere riguardo anche
 della sensibilita’ del popolo italiano che ha espresso perplessità sull’ equiparazione con il matrimonio”.
     Per Pillon “la rottura del modello antropologico della famiglia naturale non sara’ senza conseguenze, ma nessuno si e’ premurato di studiare quali possano essere queste conseguenze sul tessuto sociale. Nella civilissima Svezia, ad esempio, dove le unioni civili sono state riconosciute otto anni fa, abbiamo il 65% delle persone che vivono da sole”. Il che significa che “nel momento in cui si va a liquefare il modello familiare, che e’ il collante vero della societa’, si ha la conseguenza della solitudine e questo dovrebbe metterci in allarme”. Insomma, questa legge “diventera’ di fatto un modello educativo per le nuove generazioni, il modello del disimpegno o del disimpegno parziale. Vi prendete la responsabilita’ di andare contro la realtà della famiglia e allora fatelo del tutto, perche’ la limitazione al numero di due della unione civile o della convivenza di fatto? Ci interessa il modello Olanda del poliamore? Perché no?”, e’ la provocazione di Pillon, secondo il quale con il ddl si introduce “il matrimonio omosessuale, chiamiamolo col suo nome. Ed e’ chiaro che ad esso verranno collegate tutte le conseguenze del matrimonio, ad esempio il diritto alla genitorialita’” e si “istituisce di fatto il gran bazar della famiglia”, proponendo “5 modelli differenti di famiglia e sara’ evidente a tutti la qualita’ dell’ impegno che le persone vorranno metterci. Siamo sicuri che questo non sia un incentivo al disimpegno dei giovani?”. Infine, per Pillon la non previsione della obiezione di coscienza per i pubblici ufficiali, poiché la “nostra cultura è profondamente religiosa, creera’ dei problemi”.  (AGI)
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