Pubblichiamo il resoconto stenografico, con le dichiarazioni di voto, della seduta dell’11 maggio, conclusa dalla votazione sulla fiducia posta dal Governo sulla legge c.d. Cirinnà. Da segnalare – pur essendo fino all’11 maggio componenti della maggioranza – il voto contrario in dissenso (motivato coraggiosamente con i loro interventi) degli on. Gigli, Pagano e Sberna.

XVII LEGISLATURA

Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 622 di mercoledì 11 maggio 2016

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI

La seduta comincia alle 12,30.

Seguito della discussione della proposta di legge: S. 2081 – D’iniziativa dei senatori: Cirinnà ed altri: Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze (Approvata dal Senato) (A.C. 3634(ore 12,36).

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n.3634: D’iniziativa dei senatori: Cirinnà ed altri: Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. 
Ricordo che, nella seduta di ieri, il Governo ha posto la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico della proposta di legge n.3634, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato (Per l’articolo unico della proposta di legge, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, e per le relative proposte emendative, vedi l’allegato A al resoconto stenografico della seduta del 10 maggio 2016 – A.C. 3634).

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia – Articolo unico – A.C. 3634)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia da parte dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto. 
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Pia Elda Locatelli. Ne ha facoltà.

PIA ELDA LOCATELLI. Grazie, signor Presidente. Il gruppo Socialista voterà a favore della fiducia al Governo, anche se ci lascia perplessi l’uso di questo strumento, perché ci sembra improprio per provvedimenti che riguardano più o meno direttamente i temi etici, ancor più quando questi si intrecciano con i diritti civili. Nel merito del testo uscito dal Senato, non ci soddisfa perché contiene alcune misure che discriminano sulla base dell’orientamento sessuale e non ne contiene altre, come l’adozione del figlio biologico o della partner, che avrebbe qualificato il provvedimento. 
Siamo consapevoli del fatto che, apportando modifiche al testo e quindi rimandandolo al Senato, i tempi si sarebbero allungati all’infinito – e già siamo in ritardo –, soprattutto avremmo rischiato un impantanamento che abbiamo già sperimentato nel passato con i Pacs, i Dico, i Cus, i Didoré. Non possiamo permettercelo. Sono anni che si parla di una legge sulle unioni civili senza mai concludere nulla, oggi abbiamo il percorso, anche se è difficile, lo ripeto, accettare nella legge la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e lo stralcio della stepchild adoption, il che mette in second’ordine quello che doveva essere primario: l’interesse dei e delle minori. 
Ci costa questo voto ? Sì, abbastanza, ma ci costa anche l’essere tra i Paesi d’Europa che non hanno alcun tipo di tutela per le coppie omosessuali, mentre quasi la metà dei ventotto membri UE riconoscono il matrimonio gay. Con questo voto ci collochiamo in una fascia intermedia dei Paesi che hanno superato il tabù di legiferare in tema di omosessualità: è un avvio, un primo passo a cui speriamo ne seguano presto altri, tanti altri, e per questo impegniamo il Governo e Parlamento a farne presto uno, e cioè la legge organica sulle adozioni. Naturalmente voteremo la fiducia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Eugenia Roccella. Ne ha facoltà. 
Prima di intervenire, onorevole Roccella, mi permetta di salutare, a nome della Presidenza, gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto superiore «Einstein-Bachelet» di Roma, che assistono ai nostri lavori dalla tribuna (Applausi), insieme agli studenti e agli insegnanti del liceo scientifico «Marinelli» di Udine, che sono presenti in tribuna e che oggi svolgono una giornata di formazione a Montecitorio (Applausi)
Prego, onorevole Roccella.

EUGENIA ROCCELLA. Grazie, Presidente. Lunedì, quando abbiamo svolto il dibattito generale, l’Aula era deserta, particolarmente deserta rispetto al nostro solito. Questo perché, nonostante il tema sia di quelli che stimolano il confronto, si sapeva che era già tutto deciso, che era una finzione scenica il dibattito: allora perché accalorarsi e discutere, quando si sa che si metterà il voto di fiducia ?

Questa legge è andata avanti così, passerà, è passata già al Senato, senza che si sia potuto votare un solo emendamento in Aula. Al Senato ci sono state numerose violazioni della Costituzione, le abbiamo segnalate e come parlamentari abbiamo fatto ricorso, un conflitto di attribuzione. È stato trasformata una legge di iniziativa parlamentare in una legge governativa, è stata messa la fiducia già lì e viene messa anche qui, nonostante ci sia una maggioranza, qui, assolutamente indiscutibile. 
La verità è che questa legge è fatta contro il Paese, che notoriamente è diviso su questo tema, ma anche contro il Parlamento, perché si è voluto impedire ai parlamentari di esprimersi, di dibattere davvero, di poter incidere sulla legge e di cambiare anche solo una virgola di questa legge; è fatta contro il Paese, che è contrario, in particolare alla stepchild adoption, quindi all’accordo che è stato fatto, l’accordo Renzi-Alfano, che apparentemente stralcia la stepchild ma in realtà, nel comma 20, inserisce una sostanziale delega ai tribunali, tant’è vero che nell’ultimo mese cinque sono state le sentenze che hanno riconosciuto l’adozione alle coppie gay; ed è, quindi, fatta contro il Parlamento, come ho già detto. 
È chiaro, a questo punto, che l’Aula del Parlamento è vuota, ma le piazze sono piene, perché cresce la protesta: per due volte si sono riempite grandi piazze – San Giovanni e il Circo Massimo – di persone che protestavano contro il merito e contro il metodo con cui è stata condotta questa legge. Lo striscione «Renzi ci ricorderemo» è uno striscione, è uno slogan, che, secondo me, avrà un seguito: la questione non finisce qui, come sbrigativamente si sta cercando di fare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Renate Gebhard. Ne ha facoltà.

RENATE GEBHARD. Grazie, Presidente. I deputati di SVP e PATT voteranno la questione di fiducia posta dal Governo al fine di approvare in via definitiva la proposta di legge per il riconoscimento delle unioni civili. Con il «sì» definitivo della Camera si compie un atto lungamente atteso in Italia e dall’Europa, e si colma così una lacuna più volte denunciata dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea di Strasburgo sui diritti dell’uomo e che ha visto l’Italia isolata rispetto agli altri Paesi europei, i quali hanno da tempo regolato la materia, come per esempio la Germania ormai quindici anni fa. 
Si possono avere diverse opinioni su una materia così sensibile e ogni giudizio merita il nostro rispetto, tuttavia credo mai il legislatore possa esimersi dal dovere di legiferare: sarebbe una prova di incapacità da parte del Parlamento che non potremo mai condividere. Se ogni opinione appare legittima nel confronto, riteniamo siano comunque infondate le contrapposizioni avverse al provvedimento, perché è stata mantenuta la distinzione fondamentale fra l’istituto del matrimonio e l’istituto dell’unione civile. 
Particolarmente positiva, a nostro avviso, è la salvaguardia dei diritti del convivente di fatto, fino a oggi non tutelato dalla legge, che ha contribuito con il proprio lavoro all’impresa familiare, e auspichiamo che il Governo accolga un ordine del giorno a mia prima firma, con il quale chiediamo di valutare l’opportunità di garantire, anche ai conviventi di fatto, l’accesso alla pensione di reversibilità del convivente defunto. Con la legge sulle unioni civili si introducono tutele e garanzie anche per le coppie di fatto: è, dunque, una scelta di civiltà, affinché ogni individuo non si senta più escluso e abbia piena cittadinanza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Luca D’Alessandro. Ne ha facoltà.

LUCA D’ALESSANDRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, il provvedimento che ci accingiamo a votare ha avuto una gestazione complicata e non poteva essere altrimenti, vista la delicatezza dei temi affrontati e la portata delle norme introdotte. Una riforma tanto attesa, parafrasando Tolkien, dato che gli ultimi ritocchi al diritto di famiglia risalgono a circa trent’anni fa: tre decenni che hanno registrato enormi mutamenti sociali e che hanno introdotto novità in numerosi ambiti. Tra questi, la venuta allo scoperto di nuove formazioni sociali, fino ad allora rimaste nascoste all’ombra del pregiudizio, e di uno spirito del tempo chiuso ad ogni elemento, in contraddizione con il pensiero dominante. 
L’estensione del concetto di libertà ha fortunatamente condotto ad un allargamento dello spettro visivo cui, giocoforza, deve seguire un’estensione sul piano dei diritti. Sì, perché, checché se ne dica, vi sono fenomeni sociali che esistono a prescindere dai gusti e dalle opinioni personali. Il compito della politica è non già pretendere di cancellarli o fingere che non ci siano, ma governarli, introducendo norme chiare, senza lasciare il compito di legiferare alla Corte costituzionale o ai tribunali. 
È nostro compito, quindi, dimostrare di essere un Paese finalmente moderno, al pari delle altre democrazie occidentali. Ecco la ragione del nostro voto di fiducia al provvedimento sulle unioni civili, un voto che, così come è accaduto – non senza polemiche – al Senato due mesi e mezzo fa, non è dettato da ragioni di opportunità politica ma dall’intima convinzione che il provvedimento su cui siamo oggi chiamati ad esprimerci sia una legge sì necessaria, sì giusta per le ragioni prima illustrate, ma anche e soprattutto buona. Salutiamo con un certo favore anche lo stralcio della stepchild adoption, non perché confidiamo in un rinvio sine die di una normativa al riguardo, ma perché siamo convinti che sia irrinunciabile affrontare globalmente la disciplina dell’adozione e dell’affido, valutandone ogni singolo aspetto, dai soggetti cui si riconosce la possibilità di adottare, siano essi single, coppie eterosessuali, non sposate, coppie omosessuali, alla complessità dell’iter che devono seguire – per meglio dire, subire – coloro che intendono adottare un bambino, dal ruolo svolto dalle strutture (case-famiglia, comunità) a quello svolto dai tribunali dei minori e dai giudici onorari minorili, alle circostanze che favoriscono quel che potremmo definire «turismo adottivo». Siamo infatti di fronte a un fenomeno che coinvolge migliaia di bambini e di famiglie, spesso vittime di un estenuante iter fatto di frequenti controlli ed esami, a volte con il risultato di concedere adozioni a soggetti sbagliati, altre di negarla a coppie che invece sarebbero meritevoli. E a chi è pronto a stracciarsi le vesti per il voto di fiducia che esprimerà ALA, ribadiamo, con gli stessi concetti che andiamo ripetendo sin dalla nascita della nostra formazione parlamentare, che quel che ci interessa è la bontà dei singoli provvedimenti, siano essi il disegno di legge costituzionale o la disciplina delle unioni civili. Ci riteniamo parte di una maggioranza per le riforme e questa in definitiva è una riforma strutturale, che riguarda un tema che da trent’anni attendeva risposta.

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (ore 12,45)

LUCA D’ALESSANDRO. Siamo una formazione liberale in un Paese che auspichiamo liberale, quindi diciamo convintamente sì alle unioni civili, sì ai diritti e doveri per le coppie omosessuali, sì a una legge che riconosca loro dignità e rispetto, sì perché l’unica diversità che condanniamo è quella di chi si pone al di fuori del vivere civile, discriminando persone che hanno la sola colpa di amare senza barriere o steccati di sorta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Andrea Maestri. Ne ha facoltà.

ANDREA MAESTRI. Signora Presidente, Alternativa Libera Possibile voterà contro la fiducia posta dal Governo su questo provvedimento e non voterà la legge sulle unioni civili, legge che meritava un dibattito serio e approfondito in Aula, l’esatto contrario di un voto di fiducia arrogante e sgrammaticato come quello posto ieri frettolosamente dal Ministro Boschi. Nessuno in quest’Aula ha preso le difese dei bambini, non li difende chi, votando contro questa legge, li considera figli di famiglie minori, ma non li difende nemmeno chi vota a favore di una legge già vecchia e odiosamente discriminatoria. A questi bambini avete gridato in faccia un «no» che è come uno schiaffo, senza stepchild adoption private i bambini di un genitore agli occhi della legge e negli ospedali quando stanno male; in caso di separazione negate loro l’assegno di mantenimento, l’eredità in caso di morte dell’altra mamma o dell’altro papà, la libertà di raccontarsi e di essere visti nella realtà dei loro affetti. Li private di nonni e di zii, togliete loro le parole di fronte alle loro maestre e ai loro compagni di scuola. Siete entrati nel territorio sacro dei diritti dei bambini con le scarpe sporche, col cuore pavido, col cinismo della mediazione, con il rumore indecente della propaganda. Noi non siamo disposti a scrivere nero su bianco una discriminazione. La componente politica Alternativa Libera-Possibile da oggi si mette a disposizione per aiutare legalmente le coppie che chiedono il riconoscimento dei diritti dei loro bambini di fronte alla legge (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alternativa Libera-Possibile).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Chiarelli. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI. Signora Presidente, i pochi minuti a disposizione non consentono neppure di avviare un principio di discussione nel merito del provvedimento, che ancora una volta il Governo impone agli italiani con un voto di fiducia. Del resto appare chiaro che ogni tentativo di avviare un qualunque confronto non avrebbe alcuna utilità, considerato che questo Governo e questa maggioranza non hanno nessuna volontà di aprirsi al confronto. Non basterà neppure per poter esprimere pienamente, come vorremmo, le nostre considerazioni; un Governo che continua a dimostrare totale disprezzo per questo Parlamento. Ormai andiamo avanti solo a colpi di decretazione d’urgenza e di fiducia. 
Comprendiamo che vi dia fastidio che qualcuno possa avere idee diverse dalle vostre; del resto le recenti dichiarazioni del Ministro Boschi, riferite a chi intende votare «no» al referendum costituzionale, non lasciano spazio a dubbi sul livello di arroganza che questo Governo ha ormai raggiunto. Avremmo voluto discutere nel merito di un provvedimento che richiede una necessaria e approfondita valutazione per le significative ricadute che può avere e che avrà nella costruzione stessa della nostra società del futuro. Avremmo voluto e dovuto parlare di diritti di tutti i cittadini, che non intendiamo tutelare fino in fondo. Sia chiaro, qui non c’è chi tutela i diritti e chi vuole negarli; c’è chi vuole un confronto e chi vuole imporre le proprie decisioni. Avremmo voluto una discussione aperta, con una disponibilità ad accogliere le istanze di tutti, senza alcuna esclusione, ricercando il giusto e necessario equilibrio tra le varie posizioni e tutte da rispettare e invece, ancora una volta, su un tema sensibile come questo si pone la fiducia. E perché si pone la fiducia ? Si pone la fiducia semplicemente perché questa maggioranza, che è lacerata al suo interno per le continue fibrillazioni da congresso permanente del suo partito di maggioranza relativa, non ha alcuna certezza di poter approvare diversamente il provvedimento se non attraverso la fiducia. Un Governo debole, insicuro, che ancora una volta, alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali, utilizza la forza per imporre un provvedimento che serve solo a garantirgli qualche consenso in più. Un tema come quello delle unioni civili non può passare attraverso la fiducia; la società italiana, per la sua storia, cultura e tradizione, presenta sensibilità diverse su argomenti che riguardano la coscienza di ciascuno e la coscienza, caro Presidente, non si può regolamentare per legge, tanto meno con atti di forza – concludo – come quello che oggi si sta consumando in quest’Aula. Ci attendiamo che il prossimo passo sia quello di approvare, con lo stesso metodo, le adozioni per le coppie omosessuali, anzi ci meravigliamo che non l’abbiate ancora già inserito. Sul provvedimento, il gruppo dei Conservatori e Riformisti lascerà ampia libertà di coscienza, ma è ovviamente scontato che non voteremo mai la fiducia a questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti dell’Istituto comprensivo Garibaldi, di Genazzano di Roma, e il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Benvenuti in quest’Aula. 
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rampelli. Ne ha facoltà.

FABIO RAMPELLI. Signora Presidente, colleghi deputati, rappresentante del Governo, a nostro giudizio siamo in presenza di un vero e proprio Stato dirigista e illiberale, altro che, guidato da un Governo abusivo, questo lo sappiamo, un Governo che è incapace di risolvere i nodi strutturali che stanno soffocando l’Italia. Ne abbiamo parlato tante volte: la tassazione asfissiante, il debito pubblico, lo strozzinaggio bancario, la svendita di aziende private e pubbliche, il crollo dei consumi, la disoccupazione, l’emigrazione di giovani e di talenti italiani, l’immigrazione selvaggia, la certezza della pena, la sicurezza, la dignità per le Forze dell’ordine e potremmo andare avanti a lungo. Un Governo che tuttavia, claudicante com’è, riesce a trovare la sfrontatezza per regolamentare i sentimenti, perché questo sta accadendo, con l’aggravante della posizione del voto di fiducia, che mortifica il Parlamento su una questione immateriale, che afferisce al profilo dei valori spirituali e ideali cui dovrebbero ispirarsi partiti, movimenti, forze politiche e sociali. Si tratta della delicata vicenda della famiglia, dello stato di famiglia, delle dinamiche e del mutamento della famiglia stessa, del suo futuro, del futuro del matrimonio eterosessuale e delle unioni omosessuali come se si trattasse, che so, delle lenzuolate di bersaniana memoria, le liberalizzazioni, o dell’ultima marchetta alle banche amiche di Renzi e della Boschi. Con il voto di fiducia Renzi stabilisce l’equiparazione tra famiglie tradizionali e coppie omosessuali, elude la Costituzione con una delle sue solite, dalle nostre parti a Roma si dice «mandragate», invece di modificarla come avrebbe dovuto, perché si può avere un’idea diversa della Costituzione e allora bisogna assumersi la responsabilità di modificarla, attivando tutte le procedure complesse e tutto il dibattito culturale che necessita. 
Il Presidente del Consiglio, il furbastro di Firenze, finge di ignorare che la nostra suprema Carta delle regole intende per matrimonio una unione tra persone di sesso differente, un ente sociale intermedio, cui è demandato il compito della filiazione. E così accadrà che il passo successivo non potrà che essere il diritto da parte dei contraenti l’unione civile ad adottare bambini, tema che fino a un paio di anni fa sembrava intoccabile anche a sinistra e non si radicava: chiunque ne parlasse lo negava come prospettiva possibile, che oggi invece è dietro l’angolo. L’abbiamo appena, con lo stralcio della stepchild adoption, scantonata, ma tornerà, non fosse altro perché la nostra Costituzione prevede l’impossibilità della discriminazione anche al contrario, quindi, se tutti i diritti delle unioni civili corrispondono a quelli del matrimonio tradizionale previsto dalla nostra Carta costituzionale, è di tutta evidenza che non si potrà negare a una coppia omosessuale la possibilità di adottare dei bambini. Ecco, questo accadrà una volta aperto un pertugio e ciò che, solo due anni fa, appunto era impensabile rientrerà. Il diritto dei bambini ad avere due genitori di sesso diverso, biologicamente diversi, da poter chiamare papà e mamma è ormai diventato un optional, un elemento per dotte conversazioni nei salotti radical-chic frequentati abitualmente dalla sinistra. Il punto è esattamente questo. La dichiarazione davanti a un ufficiale di stato civile e due testimoni, la registrazione nell’Archivio centrale dello Stato, tutti gli articoli mutuati dal diritto di famiglia, ovvero dalle norme che regolano il matrimonio, civile o religioso che sia, un’unione civile tra persone dello stesso sesso che comporta l’acquisizione degli stessi diritti e doveri individuali, la derivazione dell’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione senza obbligo di fedeltà – misteriosamente, senza obbligo di fedeltà – e in caso di morte la reversibilità della pensione e del TFR. Idem per la regolamentazione delle convivenze di fatto, etero o omosessuali che siano. Sono norme, quelle citate, insieme a tante altre che vi risparmio, prese di sana pianta dal diritto di famiglia. Giù la maschera: voi non state regolamentando delle unioni tra persone dello stesso sesso, ma state di fatto equiparando il matrimonio, cioè la famiglia tradizionale a una famiglia composta da una coppia di persone dello stesso sesso e questo è culturalmente inaccettabile perché una famiglia tradizionale è la cellula primordiale su cui si fonda la società. Non lo dice soltanto la Costituzione italiana, che ha un approccio prepolitico, quando determina nella famiglia l’ente sociale intermedio su cui appunto si riconosce e si fonda lo Stato italiano. Questo è un dato di fatto. La famiglia si carica i costi sociali della crescita dei propri figli, la famiglia ha un costo economico oltre che sociale, ma ha anche un costo «spirituale» nella formazione dei bambini e in questo c’è una differenza mastodontica che voi provate a ignorare, ma che non riuscirete a ignorare fino in fondo, perché quel che voi, alla maniera ideologica che ha caratterizzato il dibattito degli anni Settanta, volete imporre con le vostre astrazioni e con le derivazioni da un’impostazione materialista della vita e del mondo, è ampiamente diffuso e radicato nella sensibilità del popolo italiano. 
Noi siamo contrari a qualsivoglia discriminazione, siamo assolutamente pronti a fare qualunque battaglia, la più energica possibile, per contrastare ogni tentazione omofobica, ma lo Stato deve garantire, da un lato, il pieno diritto agli omosessuali di vivere per intero i propri sentimenti e, dall’altro, alla famiglia tradizionale il diritto di distinguersi e di essere riconosciuta nelle proprie prerogative citate fin qui, che sono evidenti al genere umano. 
Ecco, Presidente, colleghi, abbiamo velocemente enucleato le ragioni per le quali noi, senza ombra di dubbio, voteremo contro la fiducia richiesta dal Governo. Siamo indignati perché un dibattito così importante, ancora una volta, viene sacrificato e tradotto in una logica di contrapposizione tra maggioranza e opposizione, perché chi comunque volesse sviluppare i propri ragionamenti e apportare degli emendamenti e dei miglioramenti a questo provvedimento non lo può fare attraverso il voto di fiducia che voi avete imposto al Parlamento. Penso che contrasteremo fino in fondo questa vostra decisione e ci stiamo interrogando sulla possibilità – lo stabiliremo nei prossimi minuti – se partecipare alla raccolta di firme per abrogare la norma che vi apprestate con il voto di fiducia a varare, con un quesito referendario, ma certamente siamo spaventati dalla vostra sfrontatezza e dalla imprudenza con la quale, ancora una volta, invece di preoccuparvi di tutelare, promuovere e incoraggiare la formazione di nuove famiglie, invece di preoccuparvi di contrastare un crollo demografico che non è ormai neanche più bilanciato dalla immigrazione selvaggia che vi si deve, ancora una volta, ascrivere, insieme alle altre terribili nefandezze che vi contraddistinguono, invece di dare priorità alla famiglia tradizionale, con l’introduzione del quoziente familiare, andando incontro alle famiglie numerose, voi vi state distinguendo in questa rincorsa per la distruzione della famiglia tradizionale. E siccome è questo – e concludo – che leggiamo tra le righe, e siccome è questo tentativo – tra qualche mese vedrete se non sarà così – di giungere qui a dire che due persone dello stesso sesso avranno il diritto, perché la Costituzione lo prevede anche in quanto famiglie equiparate alle unioni civili, di adottare bambini, noi vi fermiamo qui. Noi vi fermiamo qui e andremo direttamente a interpellare il popolo italiano, affinché questa terribile notizia che state portando possa essere cancellata.

PRESIDENTE. La invito, onorevole Rampelli, comunque a evitare espressioni colorite per definire il Presidente del Consiglio, sia pur nel dissenso. 
Prima di dare la parola al deputato Guidesi, volevo salutare un’altra scuola, gli studenti e i docenti dell’Istituto di istruzione superiore «Luigi di Savoia», di Rieti, che stanno seguendo i nostri lavori dalle tribune (Applausi). Benvenuti ! 
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Guidesi. Ne ha facoltà.

GUIDO GUIDESI. Grazie, Presidente. Iniziamo dal metodo che avete utilizzato. Oggi, si vota la fiducia a questo Governo su un provvedimento che non è governativo, ma è un provvedimento che deriva da un’iniziativa parlamentare al Senato ed è un provvedimento che riguarda principi costituzionali in materia di famiglia e matrimonio, principi costituzionali che riguardano prevalentemente la coscienza di ognuno di noi e, proprio per questo motivo, il dibattito in questa Aula avrebbe dovuto essere aperto e molto lungo, ma soprattutto tale che ognuno di noi potesse esprimere la propria opinione liberamente, proprio perché riguarda la propria coscienza individuale. Così non è stato: ponete la questione di fiducia – ci dice il Ministro per i rapporti con il Parlamento – per una scelta politica, ma badate che, quando la politica supera la coscienza, quando gli interessi della politica superano la coscienza, non si è più in una democrazia parlamentare, ma si entra in un’altra fase. Questo lo dico anche a coloro i quali hanno espresso dissenso rispetto a questo provvedimento e che fanno parte della maggioranza. 
Ci avete detto e il Presidente del Consiglio ci dice: «Oggi l’Italia avrà finalmente una legge sui diritti civili». Ma se si parla di diritti civili, nel contenitore dei diritti civili c’è solo questo o c’è tanto altro ? Perché se nel contenitore dei diritti civili, come noi pensiamo, c’è tanto altro, noi oggi pensiamo che in quest’Aula avremmo dovuto discutere e parlare di qualcos’altro, delle priorità vere dei cittadini. Allora, vi chiedo: fanno parte dei diritti civili il diritto alla certezza della pena ? Il diritto di difendersi in casa propria e di sentirsi sicuri fuori dalla propria casa ? Il diritto di sedersi al tavolo con il braccio armato dello Stato, Equitalia, alla pari ? Il diritto al lavoro, il diritto per le imprese di continuare la propria attività, il diritto ad una paga decente, il diritto alla programmazione per gli enti locali e i cittadini, il diritto ad avere un mutuo per le giovani coppie per metter su famiglia, il diritto all’assistenza per i disabili, per gli incapienti e per i non autosufficienti ? Pensate se di quei tre miliardi e mezzo di euro che avete investito nel businessdell’immigrazione clandestina l’anno scorso ne aveste destinati qualcosa per questa gente che fa parte delle priorità di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini)
C’è poi il diritto alla tutela dei risparmiatori al cospetto, invece, della tutela che voi fate degli amministratori delle banche che hanno truffato i cittadini; il diritto ad andare in pensione dopo quarant’anni di lavoro è un diritto civile o no ? Il diritto a capire che tipo di normative ci sono e che tipo di leggi ci sono in questo Paese, senza servirsi magari di un consulente; il diritto ad avere la certezza dell’importo mensile della propria pensione, senza che l’INPS ogni tre mesi mandi lettere di pseudo-conguagli di cui nessuno riesce a capire i calcoli; il diritto dei lombardi, per esempio, a servirsi di quello che pagano e del proprio residuo fiscale e il diritto, perciò, all’autonomia dei territori. Questi non fanno parte dei diritti civili, queste non sono le vere priorità dei cittadini ? Noi abbiamo subito la globalizzazione economica; oggi voi state costruendo una globalizzazione socio-culturale interna a questo Paese. Prendo per spunto le tante aperture all’Islam, di cui qualche vostro amministratore locale, inconsapevole o incosciente, fa un’invasione totalmente incontrollata; la depenalizzazione dei reati, la riforma costituzionale che accentra tutti i poteri allo Stato, facendoci tornare indietro di cinquant’anni, e una legge elettorale che darà priorità a quelli che si candideranno e avranno tanti soldi da spendere in campagna elettorale. Voi – e utilizzo le vostre parole – avete aumentato a dismisura il divario tra i poveri e i ricchi. Oggi i ricchi si possono ancora curare, mentre i poveri non lo possono più fare. Avete fatto delle altre scelte e avete abbandonato completamente quelli che erano i vostri ideali, perlomeno a parole. 
Oggi consegnate, con questa ciliegina sulla torta, alle nuove generazioni una società priva di valori e priva di regole, con tutto quello che avete fatto precedentemente. Noi non capiamo se voi siete consapevoli di quello che state combinando, se c’è una strategia da questo punto di vista e, se c’è, se state costruendo un cambio socio-culturale, allora ce lo dovete spiegare. Ma se non c’è una strategia e siete inconsapevoli di tutto quello che state combinando, allora tutto questo lo fate solo ed esclusivamente a fini elettorali. Oggi di questa legge qualcuno se ne gioverà e, magari, voi pensate che vi voterà la prossima volta. Qualcuno che è agevolato e che ha la possibilità attraverso lo ius culturae di votare voterà per voi (probabilmente pensate questo). Ma vale la pena, a fini elettorali, distruggere tutto quello che siamo e che siamo stati (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) ? Questa è la domanda che oggi noi vi poniamo. 
Allora, se non siete consapevoli o se magari qualcuno di voi lo è, fermatevi prima che sia troppo tardi. 
Fermatevi, prima di consegnare alle nuove generazioni un mondo e una società priva di regole e di valori, dove ognuno potrà fare assolutamente quello che vuole. Questo non è il Paese che noi vogliamo e non è quello che vogliamo consegnare ai nostri bambini. 
Ai parlamentari, che sono in giro nelle campagne elettorali, per le parrocchie, e che chiedono il voto alle parrocchie, chiedo oggi di avere un sussulto di coerenza e di dignità e che tentino di fermare questo scempio. Oggi viene lesa la sacralità del matrimonio e viene impressa una maternità surrogata indiretta in questo Paese e qualcuno di voi se ne assume la responsabilità. Oggi a quei parlamentari chiediamo un sussulto di dignità, chiediamo, insieme a noi, di fermare questo scempio, di fermare questo Governo, altrimenti saranno gli elettori sicuramente a fermarvi, nella speranza che però non sia troppo tardi (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Andrea Mazziotti Di Celso. No, non ha chiesto di parlare il deputato Mazziotti Di Celso, ma il deputato Monchiero. Prego. Non ci era stata comunicata questa sostituzione.

GIOVANNI MONCHIERO. Presidente, l’ho comunicata io personalmente cinque minuti fa.

PRESIDENTE. Va bene. Prego, deputato Monchiero.

GIOVANNI MONCHIERO. Presidente, a parte questo piccolo incidente, io vorrei rassicurare il collega Guidesi, di cui sempre apprezzo la lucidità e anche la calma, sul fatto che siamo consapevoli di quello che oggi andiamo a votare. Noi siamo consapevoli che la legge sulle unioni civili è una buona legge, che colma una lacuna fra il nostro Paese e gli altri Paesi d’Europa, che viene a incidere su situazioni giuridicamente sino ad oggi non tutelate, che riporta il concetto di eguaglianza alla generalità dei cittadini. 
Si tratta di una buona legge perché è una legge equilibrata, è una legge che riconosce alle coppie omosessuali diritti simili – alle coppie omosessuali che lo richiederanno, naturalmente – a quelli riconosciuti alle coppie sposate, senza fare una clonazione dell’istituto del matrimonio e, quindi, chiamando cose diverse con un nome diverso. Soprattutto, questa legge riconosce anche una tutela giuridica più esplicita a tutte quelle forme di convivenza che riguardano le persone legate da un legame affettivo, siano eterosessuali o siano omosessuali.
Si tratta di una legge equilibrata, che noi abbiamo apprezzato nel testo del Senato, anche perché ha stralciato la questione delle adozioni. Ora è chiaro che nella polemica politica spesso si tende ad esagerare i concetti, ma non si può ignorare il contenuto del comma 20, cioè della norma che andiamo ad approvare, che esplicitamente esclude, dall’assimilazione operata per tante altre norme fra coniugi e membri dell’unione civile, la materia delle adozioni, materia che sarà opportunamente rinviata ad una rinormazione complessiva, che noi sinceramente auspichiamo. 
La scorsa settimana, discutendo di alcune mozioni in materia di maternità surrogata, il nostro gruppo ha presentato una posizione molto ferma nel respingere queste ipotesi. Noi non consideriamo che la maternità surrogata sia un diritto; noi consideriamo che sia una pratica giustamente oggetto, oggi, di divieto di norma penale e questo divieto vogliamo che rimanga. Ma proprio perché abbiamo questa convinzione, non possiamo non riconoscere che la norma attuale non tocca questo problema e perciò giudichiamo la norma attuale per quello che contiene: giudichiamo la norma attuale per l’apertura che dà alle unioni civili; giudichiamo la norma attuale per un insieme di tutele più forti, più utili e più opportune per tutte le forme di convivenza oggi comunemente e diffusamente praticate nel nostro Paese. Per cui, noi riteniamo che sia una buona legge. 
Detto questo, la questione della posizione del voto di fiducia: onestamente, può sembrare abbastanza strano che il Governo ponga la questione di fiducia su una proposta di legge di iniziativa parlamentare. Ma a questa scelta il Governo è giunto proprio, dopo anni di discussioni parlamentari inutili, per ottenere finalmente che questo problema, così complesso, trovasse una soluzione adeguata. La fiducia è stata posta al Senato; la fiducia posta oggi alla Camera ha una funzione puramente strumentale. Ha la funzione di far sì che il testo approvato al Senato non venga modificato e che, quindi, questa proposta di legge possa essere approvata e promulgata. 
Noi siamo assolutamente favorevoli a promulgare questa proposta di legge. È un terreno sul quale ogni rinvio apparirebbe capzioso; ogni rinvio sarebbe un insulto nei confronti delle molte persone che da anni attendono questa norma. E, pertanto, con convinzione, in questo spirito e in questo contesto, noi voteremo la fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l’Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Calabrò. Ne ha facoltà.

RAFFAELE CALABRÒ. Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono diversi i motivi per cui Area Popolare ritiene che vada votata la fiducia al Governo su questa legge. Innanzitutto, il testo definitivo è la definizione ultima di un patto di maggioranza ottenuto proprio grazie al forte impegno di Area Popolare, che rivendica come successo politico l’aver modificato sostanzialmente il testo presentato originariamente in Senato ed aver determinato l’attuale contenuto. Il patto di maggioranza è un patto biunivoco e va assolutamente rispettato. E, se oggi noi votiamo la fiducia, è perché siamo certi che il Governo rispetterà anche in futuro i risultati raggiunti nell’accordo, ben cosciente che la rottura del patto rappresenterebbe la rottura e la fine di ogni fiducia. 
Non si illudano alcuni colleghi che con questo testo siamo al primo passo verso altre modifiche. Ribadisco: è il risultato ultimo e definitivo raggiunto. Ma vediamo da dove siamo partiti: non possiamo dimenticare che ci siamo trovati di fronte ad un testo di legge Cirinnà che rappresentava un’estensione dei diritti familiari alle unioni gay; che prevedeva la possibilità di adozione per le coppie omosessuali, l’istituzione della stepchild adoption, che nei fatti avrebbe portato il Paese verso l’utero in affitto, una pratica degradante per la donna, ridotta a incubatrice dei desideri altrui. Un cavallo di Troia per inserire nel nostro ordinamento la maternità surrogata. 
Dobbiamo ammettere che il cosiddetto testo Cirinnà scimmiottava la disciplina adottata da altri Paesi, che hanno culture e radici giuridiche diverse dalle nostre. Un Parlamento sceglie di legiferare in un determinato ambito non per essere alla moda, ma perché glielo chiede la società civile, che invece fin dall’inizio del dibattito si è mostrata profondamente divisa sul testo Cirinnà. 
Oggi stiamo finalmente riconoscendo le unioni civili nel modo più equilibrato possibile. Un iter iniziato oltre dieci anni fa, che ha visto almeno 44 proposte di legge presentate in Parlamento e mai discusse in Aula. Abbiamo inventato sigle dai nomi improbabili (DICO, PACS, CUS) destinate a morire in un cassetto. Una vacatio legis che ha visto sindaci affetti da sindrome di protagonismo istituire registri delle unioni civili privi di ogni fondamento giuridico, che, dopo un iniziale boom avvenuto negli anni Novanta, ha visto registrarsi appena poche migliaia di coppie di fatto: poco più di 2 mila su oltre 900 mila. 
Questo Governo ha ritenuto che i tempi fossero maturi per approvare una legge, partendo, però, con il piede sbagliato; partendo dal testo Cirinnà, che si caratterizzava per una visione adultocentrica, cioè puntava a soddisfare quel diritto al figlio che appartiene alla logica del desiderio, secondo la quale ogni pretesa diventa diritto. 
Noi crediamo che il figlio non sia un diritto. Siamo convinti che ogni bambino che viene al mondo ha il diritto di crescere in una famiglia con un papà e una mamma. Riteniamo che dobbiamo sempre prestare principalmente particolare attenzione ai bambini, ai più deboli. Riteniamo che non si debba privare un bambino delle sue origini, del diritto inalienabile a conoscere suo padre e sua madre. Siamo nati tutti da un padre e da una madre: perché privare di questo diritto un bambino ? Siamo davvero sicuri che i bambini nati con la maternità surrogata non avrebbero finito per domandarsi la ragione del loro abbandono ? Non possiamo perpetuare casi di bambini con tre madri: quella che ha donato l’ovulo, la gestante e quella che lo adotta. Tutto ciò è inumano. 
Questo Governo merita la fiducia perché, grazie a un delicato lavoro di mediazione all’interno della maggioranza e all’impegno di Area Popolare, si è riusciti a migliorare un testo dalle conseguenze sociali incalcolabili. Questo voto di fiducia non intende discriminare le unioni civili anche omosessuali; non siamo retrogradi, né medievali, ma semplicemente e nettamente riteniamo che una cosa sia l’istituto matrimoniale, altra cosa sia il sacrosanto riconoscimento delle unioni civili, cui spettano diritti individuali che oggi stiamo mettendo per iscritto, nero su bianco. 
Stiamo disciplinando diritti sociali e patrimoniali: casa, assistenza reciproca, residenza comune, pensione di reversibilità, che così possono essere raggiunti attraverso le norme, senza alcun bisogno di giungere a un’equiparazione tra coppie di fatto e matrimonio. 
Tra l’altro, l’ultimo rapporto elaborato in Francia dall’Istituto nazionale di statistica e studi economici evidenzia una diminuzione importante dei matrimoni tra persone omosessuali: mentre sono state celebrate nel 2014 10.500 unioni omosessuali, ce ne sono 8 mila nel 2015. Questo risponde a una diminuzione del 24 per cento. 
Colleghi, noi discipliniamo e riconosciamo diritti, non seguiamo mode e trend per il rischio di apparire retrogradi. Troppe volte, durante il dibattito che ha accompagnato questa legge, abbiamo sentito parlare di rispetto dei diritti fondamentali, della libertà di scelta, mettendo da parte le ragioni opportunistiche e il rispetto della Costituzione italiana. 
Ebbene, che piaccia o no, la nostra Carta costituzionale stabilisce che la famiglia è quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e, se violiamo la nostra Costituzione con tanta superficialità e spregiudicatezza, ogni diritto, ogni certezza giuridica è destinata a crollare. 
Sappiamo bene che, su un tema che attiene alla sfera dei principi e dei diritti, il ricorso allo strumento della fiducia non è quello che ci saremmo augurati, ma mai come in questo caso la fiducia mi fa pensare al detto «di necessità virtù». Senza la fiducia, davanti a noi si sarebbero aperte due opzioni, entrambe a questo punto difficilmente praticabili. Questo provvedimento si sarebbe andato ad aggiungere alle tante proposte di legge ferme su un binario morto, in barba a quanto richiesto dalle istituzioni europee e da una buona parte della società civile; oppure, l’alternativa sarebbe stata l’approvazione di un testo fortemente ideologico, sotto molti profili incostituzionale, che avrebbe fatto da apripista a pratiche vietate anche dalla legge n.40. Avrebbe provocato una lacerazione nella maggioranza di Governo e rimpasti su molti altri provvedimenti che il Paese ci chiede. 
Come tante altre leggi che attengono alla sfera più personale, abbiamo visto una partecipazione viva dell’opinione pubblica e, in particolare, del mondo cattolico. Come tutti voi ho ricevuto mailche mi invitano a votare contro questa legge, a non dare la fiducia a questo Governo, nemico della famiglia, da parte di cittadini, ritengo, incolpevolmente disinformati, convinti che questa legge condurrà inevitabilmente verso la maternità surrogata e alle varie forme di simil-matrimonio. Allo stesso tempo, leggo di parlamentari che non voteranno la fiducia perché ritengono che questo testo sia lesivo dei diritti delle persone omosessuali. Proteste, minacce provenienti da mondi e pensieri opposti non possono che convincerci che questa è davvero una buona legge. Da cattolico convinto, posso affermare che esprimo questo voto di fiducia con serenità assoluta, perché è un testo equilibrato, che argina la destrutturazione della famiglia, che dice «no» ad ogni forma di mercimonio del corpo della donna, che tutela i bambini. Posso affermarlo con onestà, avendo votato contro le leggi che, a mio avviso, indeboliscono la famiglia e mi riferisco alla legge sul divorzio breve. Da politico e da cattolico posso dire che questa è la migliore delle leggi possibili, perché è frutto di una lunga e faticosa mediazione, che riesce a intercettare le diverse istanze provenienti dalla società e sposa posizioni progressiste, senza cadere in estremismi, e la politica, colleghi, è l’arte del buonsenso. 
Area Popolare sa di poter esprimere la fiducia senza avere neanche per un attimo il dubbio di aver tradito i principi e i valori in cui crede, avendo lottato – e di questo ringrazio in particolare il presidente Lupi – per aver ottenuto che, prima di oggi, il Parlamento si esprimesse ufficialmente con l’approvazione della mozione sulla maternità surrogata contro la stepchild adoption, anche per evitare che la sua mancata previsione nella legge venisse poi di fatto bypassata dalle sentenze dei giudici e proprio per questo Area Popolare ha depositato una proposta di legge contro l’utero in affitto. 
Oggi abbiamo una legge chiara su quello che è ammesso e quello che non è ammesso, proprio perché adozione e stepchild sono state stralciate dal testo originario dopo un lungo dibattito parlamentare. E proprio l’iter parlamentare sarà un riferimento chiaro anche per evitare fantasiose interpretazioni giurisprudenziali, che non possono più trovare cittadinanza. 
C’è chi nella maggioranza esprime in queste ore perplessità, ma, insisto: ritengo che la fiducia va accordata guardando al futuro, a quanto ancora dobbiamo fare per rimettere in sesto il Paese, a quanto ancora dobbiamo fare per continuare a difendere i valori in cui crediamo, a cominciare dalle politiche di sostegno alle famiglie e al welfare familiare, perché, tutto sommato, se non sosteniamo economicamente e fiscalmente la famiglia, se non aiutiamo i nostri giovani a restare in questo Paese, se non invertiamo il tasso di natalità, a chi consegneremo questo Paese moderno che oggi stiamo contribuendo a costruire (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)) ?

PRESIDENTE. La ringrazio. 
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Nicola Fratoianni. Prego, ne ha facoltà.

NICOLA FRATOIANNI. Grazie, signora Presidente. Signori del Governo, Sinistra Italiana non voterà la questione di fiducia che voi avete posto; non voterà la fiducia a un Governo che non la merita, che non la ha da parte del Paese; non voterà la fiducia a un Governo che confonde l’Associazione nazionale dei partigiani italiani con CasaPound; non voterà una questione di fiducia che, ancora una volta, si pone come uno strumento di coercizione del dibattito parlamentare. Vedete, signori del Governo, potevate consentire una discussione in questa Camera, potevate consentire a questa Camera la possibilità di lavorare al miglioramento di una legge che arriva dal Senato largamente menomata rispetto alla sua versione originale. 
Invece, avete scelto uno strumento, quello della fiducia, che ha in sé tutta la cifra del coraggio che vi è mancato, ancora una volta, ossia il coraggio che vi è mancato nel superare definitivamente l’arretramento di cui questo Paese soffre da troppi anni; il coraggio che vi è mancato nel riconoscere fino in fondo quel diritto fondamentale di bambini e bambine che, ancora oggi, con questa legge, non vedranno riconosciuto il loro diritto fondamentale ad essere cittadini e cittadine pieni, pari a tutti gli alti, a quelli con cui vanno a scuola, con cui giocano, con cui costruiscono il loro percorso di vita. 
Vi è mancato quel coraggio necessario a fare in modo che una legge come questa, che pure fa un passo avanti sul terreno dei diritti, potesse rompere fino in fondo quel muro di ipocrisia che vi ha costretto a disegnare una scatola giuridica nella quale lo sforzo, perfino ossessivo, è parso concentrato sull’eliminazione di ogni riferimento, di ogni allusione tesa a riconoscere nelle unioni tra persone dello stesso sesso la dimensione dell’affetto e la dimensione dell’amore, ridotte a una condizione perfino asettica, quella di un contratto. 
Vedete, in quell’ipocrisia c’è la natura delle vostre contraddizioni, c’è la natura di una mancanza di coraggio che va oltre l’equilibrio dei numeri di questo Parlamento, di questa Camera, del Senato, da cui proviene questa legge. C’è l’ipocrisia di una cultura politica che, ancora oggi, non fa i conti fino in fondo con la storia, con il mondo nel quale viviamo, che non ha avuto il coraggio e la capacità fino in fondo di misurare uno scontro, un conflitto con quelle posizioni che ancora pensano, dichiarandolo o meno, che l’orientamento sessuale non sia fonte di una differenza, ma sia fonte legittima di una discriminazione sul piano dei diritti. Infatti, la verità, signori del Governo, è che questa legge, ancora una volta – pur dentro un avanzamento, che, ripeto, riconosciamo e vediamo e che motiverà il nostro voto a proposito del provvedimento, su cui verrò tra poco –, ancora oggi, costruisce una insopportabile discriminazione in questo Paese. 
Avremmo voluto – ci siamo battuti nelle Aule di questo Parlamento, lo abbiamo fatto nelle Commissioni, ovunque è stato possibile – una legge che riconoscesse una parità piena, i matrimoni egualitari, non per una particolare affezione all’istituto del matrimonio, ma per una insopprimibile resistenza ad ogni forma insopportabile di discriminazione. 
Vedete, avete perfino trovato il modo di togliere da questa legge, a proposito delle unioni tra persone dello stesso sesso, il vincolo di fedeltà. Sia chiaro, non è un tema che mi appassiona o mi entusiasma; anche in quello c’è qualche vena di un’ipocrisia familistica, retaggio di un passato dal quale forse dovremmo emanciparci. Tuttavia, l’averlo eliminato – quello sì – è il segnale non di un elemento di maturazione generale, di un processo culturale che avanza nel Paese e nella società, che si mette in linea con una società, ancora una volta, più avanti delle classi dirigenti che pensano di rappresentarla, ma è il segno, appunto, di un’ipocrisia della costruzione di condizioni di serie A e di serie B, che a noi paiono ancora un retaggio insopportabile di una condizione che andrebbe definitivamente superata. 
Tuttavia, signori del Governo, Sinistra Italiana voterà a favore di questo provvedimento. Voterà a favore di questo provvedimento, perché siamo capaci di distinguere quando si discute della vita di persone in carne ed ossa, della vita di persone che, troppo spesso, hanno consumato la loro esistenza nell’attesa e nel ritardo di una politica ignava e incapace di guardare la realtà. 
Siamo capaci di distinguere, quando si parla della vita vera delle persone, la differenza che passa tra il nulla del Medioevo dei diritti e un avanzamento, che pure consideriamo insufficiente. Voteremo a favore perché in quegli avanzamenti c’è anche il nostro lavoro, c’è anche la nostra battaglia politica, quella che abbiamo fatto qui e quella che abbiamo fatto nelle piazze. Voteremo a favore soprattutto perché riconosciamo in quegli avanzamenti, signori del Governo, molto più della vostra pretesa di rappresentarvi come il Governo della modernizzazione e delle riforme, quanto il coraggio, la forza e la determinazione di migliaia di uomini e di donne che, in questo Paese, nei movimenti LGBTQ (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà) hanno, con coraggio e con determinazione, continuato a battersi perché la loro condizione fosse sottratta all’oscuramento insopportabile della discriminazione, della negazione, del tentativo di costruire elementi di separazione e di marginalità. 
Per queste ragioni noi voteremo «sì» a questo provvedimento, ma sappiate che in questo voto, ancora una volta, non c’è una delega. Non ci fidiamo, saremo lì: saremo lì con i movimenti, saremo lì in Parlamento, saremo lì vigili perché, dal giorno dopo, i decreti attuativi di questa legge vengano rapidamente messi in campo, perché non ci sia qualcuno che tenti, ancora una volta, di rallentare, magari con altri strumenti, quello che è già un ritardo insopportabile. Saremo lì perché continuino a farsi, dentro quest’Aula e in questo Paese, passi avanti necessari, perché venga tirata fuori dal cassetto – da qualche cassetto, non so quale –, dove è sparita, la legge contro l’omofobia, che ancora questo Paese aspetta e che fa ancora di questo Paese, su questi terreni, un elemento di grave arretratezza. Saremo qui per fare in modo che sul tema delle adozioni, del diritto dei bambini si possa – qui sì – uscire da un Medioevo nel quale, invece, purtroppo, anche con questa legge, siamo ancora confinati. 
Noi ci saremo: ci saremo per continuare quella che per noi è, innanzitutto, una battaglia di civiltà. Ho sentito molte volte in quest’Aula, in questi giorni, discutere, a proposito di questa vicenda e di questa legge, di temi sensibili. Sono parole che tornano: «temi sensibili», «temi delicati». Trovo che di sensibile ci sia solo una cosa, di cui dovremo tutti, tutti e tutte, ricordarci con più coraggio di quello che anche oggi siamo nella condizione di mettere in campo. Di sensibile c’è l’insopprimibile e l’irriducibile rispetto verso la libertà di ciascuno e di ciascuna di amare un’altra persona e di costruire con quella persona un percorso di autonomia, un percorso di cittadinanza. Di irriducibile c’è la libertà di ciascuno e di ciascuna di costruire un proprio percorso di cura, di essere genitore, sapendo che essere genitore non significa semplicemente svolgere una funzione biologica, ma significa essere capaci di cura, di rispetto, di amore ed essere capaci anche, talvolta, di farsi di lato, di farsi da parte per garantire gli spazi di autonomia di una persona che viene al mondo e che nel mondo costruisce i passi di un futuro cittadino. Noi di questo siamo consapevoli e, per questo, continueremo a batterci, anche dopo questa giornata (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Simone Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI. Grazie, Presidente. In questa sede io ho il mandato, da parte del mio gruppo, di rappresentare le nostre buone ragioni per il «no» alla fiducia su questo provvedimento. Il mio gruppo ha una posizione chiara, a seguito di un dibattito serio e approfondito al proprio interno, cioè quella del «no» su questa legge, ma, altrettanto, considera un valore aggiunto la libertà di coscienza, della quale pure diversi colleghi si avvarranno, in relazione al voto finale. Dico questo anche per definire quanto, su questo tema, da oltre vent’anni in questo Paese, ci si divide: ci si divide nelle piazze; ci si divide nei partiti, in cui si discute; ci si divide anche all’interno delle famiglie stesse. Io credo che questo sia legittimo. Io non sono un amante dei fanatismi né da un lato né dall’altro; io non considero chi è contro questa legge un omofobo pericoloso e non considero chi è a favore di questa legge qualcuno che vuole distruggere la famiglia. 
Credo che si debba riflettere, confrontarsi nel merito, io non so neanche dire se siano maturi oggi, o meno, i tempi per questa norma, so però che io ho una storia di referendario, che sono uno di quelli che amano che su temi come questi addirittura si pronuncino gli elettori, si pronunci il popolo. Ma, evidentemente, c’è chi è e appartiene a tradizioni altre rispetto alla mia. Certamente il nostro gruppo, così come altri, è fortemente contrario a questa questione di fiducia. Una questione di fiducia grave: ieri in Aula è stato stigmatizzato – anche con toni e parole molto lontane da me e dalla nostra sensibilità, ma ferme – il metodo che questo Governo, che questa maggioranza ha voluto utilizzare in questa sede. Porre la questione di fiducia è un fatto di una gravità democratica, Presidente Boldrini, enorme. 
Vede, in questo Parlamento ci sono gruppi che voteranno «sì» alla fiducia e voteranno «no» al provvedimento; ci sono gruppi che voteranno «no» alla fiducia e voteranno «sì» al provvedimento; ci sono gruppi che voteranno «no» alla fiducia e che, magari, hanno una posizione dubbiosa su questo provvedimento; ci sono gruppi che non sono in maggioranza e che, grazie alla fiducia su questo provvedimento – penso alla componente di ALA, al gruppo che fa capo al Senatore Verdini – entreranno a cambiare la composizione della maggioranza, e su questo, Presidente, un invito al Presidente del Consiglio di fare due passi verso il Quirinale, a comunicargli che viene a cambiare la maggioranza originaria che dà origine a questo Governo, perché questo è quello che accade in questa sede della fiducia, perché la fiducia di per sé delimita il perimetro della maggioranza. E insito in questo è la gravità del porre la questione in fiducia su un tema, etico per un verso e divisivo per l’altro, come questo: talmente importante che il Governo ha pensato bene, non di lasciare la possibilità a questo ramo del Parlamento di discutere, alla relatrice Campana di poter presentare neppure un emendamento, visto che sono in tanti nei corridoi a mormorare quanto questa legge sia stata scritta con i piedi soprattutto tra coloro che votano «sì». 
Ma vi sembra possibile che l’unico voto che somigli un poco ad un pronunciamento sul merito di questa legge sia stato quello di ieri sullo stralcio della parte delle convivenze eterosessuali, su cui in molti, tra chi vota «sì» e chi vota «no», ci siamo accorti di un problema e che la risposta sia stata una blindatura senza entrare nel merito, quando solleviamo la questione sostenuta anche da figure autorevoli come l’avvocato Bernardini De Pace, che dice che questa legge sposa di fatto le coppie conviventi eterosessuali e con il contenzioso che questo comporterà ? Si è voluti andare avanti, si è voluta mettere la fiducia. Dice il Presidente del Consiglio: oggi è un giorno di festa, non sono possibili altri rinvii dopo anni di ritardi. Quali altri rinvii, Presidente Boldrini, ci deve spiegare il Presidente del Consiglio ? Il rinvio di sette ore e un quarto che le opposizioni avevano nel contingentamento di questo provvedimento, Presidente ? Il rinvio della votazione di qualche decina di emendamenti in più ? Il mandato al relatore di questo provvedimento al Senato è stato dato nell’ottobre 2015. Questo provvedimento, come tutti sanno, è un disegno di legge di iniziativa parlamentare. Questo provvedimento, Presidente Boldrini, non scade. Questo provvedimento, se poteva essere migliorato, avrebbe potuto essere approvato anche una settimana, dieci giorni dopo, senza che in questo Paese ci si potesse trovare mai di fronte a folle protestanti.
In questo Paese, purtroppo, non ci si trova di fronte a folle protestanti neanche con milioni di giovani disoccupati o dal futuro incerto, o con lavoratori che perdono il lavoro. Allora forse si poteva permettere a questo Parlamento la prerogativa per cui questo Parlamento nasce, cioè quella di discutere, di approfondire. Non è mai successo su un tema così divisivo, così importante, e anche lì, probabilmente, Presidente, di che cosa parliamo quando parliamo dei provvedimenti di eccezionale rilevanza, atteso che attiene alla parte dei principi e non alla prima parte della Costituzione ? È un sofisma, Presidente, perché poi alla fine vogliamo dire che poi la famiglia omosessuale non è una famiglia ? Secondo me, forse, è una famiglia anche quella, se le si riconoscono diritti, e allora forse anche quello poteva avere un senso, ma se non valgono per questi temi etici, le norme ad esempio sul voto segreto, noi ci rendiamo conto che su questi temi, dove i partiti, più delle regole del nostro Regolamento, vanno avanti nel dare la libertà di voto, noi abbiamo un Regolamento che su temi divisivi ed etici subisce spesso e volentieri la disciplina di partito. 
Non è una critica alla Presidenza, che giustamente si attiene alle regole che ci sono, ma su questo una riflessione forse tutti insieme dobbiamo farla. 
E poi una questione ancora pregiudiziale: guardate, imporre con un colpo di fiducia, espropriando dal dibattito la possibilità di modificare anche una virgola di questo provvedimento, avendo già messo la fiducia nell’altro ramo del Parlamento su un tema così importante, dove c’erano anche, secondo me, e io forse sono anche tra questi per storia personale e per i dubbi più che per le certezze politiche che io ho su questo stesso provvedimento, aver posto la fiducia, certamente, per quella che è la mia personale valutazione politica, fa pendere la barra, fa pendere la bilancia sul lato del «no» rispetto a un «sì» su un provvedimento come questo. 
È un fatto di una tale gravità e, soprattutto, il Presidente del Consiglio vanta questo provvedimento come una cosa che bisognava fare, che c’era nell’aria, che lui aveva il mandato di fare, ma il mandato di fare da parte di chi ? Governi che erano stati scelti da una maggioranza votata dagli elettori hanno avuto la sensibilità di portare nel dibattito del Paese le loro tesi, a partire dal Governo Berlusconi, dove pure c’erano tesi diverse, così come c’erano tesi diverse nel Governo Prodi e negli altri, c’era il rispetto dell’altra metà del Paese, dell’altra piazza, e c’era il rispetto di non pensare neanche lontanamente che un tema del genere potesse essere imposto – con una cosa che va a metà tra la rappresentazione messianica di se stessi, da un lato, e il bullismo parlamentare, dall’altro – a colpi di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) in un ramo del Parlamento e nell’altro ! 
Su mandato di chi – vi chiediamo –, su mandato di chi questo Governo e questa maggioranza, unilateralmente, pensano di poter cambiare la Costituzione o la legge elettorale mettendo la fiducia ? Il perimetro della cittadinanza: ma noi ci rendiamo conto che in questo Parlamento la maggioranza, sostanzialmente da sola, ha approvato un cambio del concetto di cittadinanza, che poi è il diritto di elettorato, che poi è l’entrare a essere membri della nostra comunità, della nostra nazione, introducendo lo ius soli e lo ius culturae ? Da sola ! Sulla base di quale mandato, di quale programma presentato agli elettori ? Sulla base di quale mandato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente), di quale programma presentato agli elettori si riscrivono le norme sul conflitto di interessi che permettono l’accesso alle cariche pubbliche ? Sulla base di quale profilo, di quale scelta che gli elettori hanno fatto ? Sulla base di quale mandato si decide che i partiti – e questo accadrà – dovranno essere in un modo o nell’altro, escludendo magari un po’ più quelli come il MoVimento 5 Stelle o un po’ più quelli come Forza Italia ? Sulla base di quale mandato chi non ha vinto le elezioni, chi governa con una maggioranza fatta da pezzi di gruppi dell’opposizione che sono traslocati armi e bagagli dall’altra parte (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) e da un premio incostituzionale può pensare di imporre unilateralmente le regole ? 
Io sono un laico; credo che nel merito ci si debba confrontare e considero una violazione di un diritto, che in Parlamento, in casi come questo, dovrebbe essere sempre garantito, il fatto che questo merito, che questo confronto sia stato sottratto. Allora credo che, se è vero quello che il Presidente del Consiglio vuole dire quando dice che oggi è un giorno di festa per quelle tante persone che aspettavano questa legge, ed è possibile, e io queste persone che aspettano questa legge le rispetto, nella diversità anche delle posizioni, certamente Presidente Boldrini, certamente Ministro Boschi, certamente colleghi del Governo e della maggioranza, oggi non è – e fateci la cortesia di non festeggiare con un applauso, in questo Parlamento, dopo aver messo la fiducia, con questo metodo, questa legge – non è un giorno di festa, né per la democrazia e né per il Parlamento, e di questo vi dovrete ricordare (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente – Congratulazioni) !

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Silvia Chimienti. Ne ha facoltà.

SILVIA CHIMIENTI. Grazie, Presidente. Ci apprestiamo oggi a votare l’ennesima fiducia, la cinquantaduesima posta in poco più di due anni dal solo Governo Renzi. Andando avanti di questo passo, se la legislatura dovesse arrivare a scadenza naturale, il Governo potrebbe sfondare quota cento fiducie, stracciando e di parecchio ogni precedente record della nostra storia repubblicana; veramente complimenti, Ministro Boschi. Verrebbe da pensare che, a prescindere dal referendum di ottobre, si sia già pienamente immersi in una dittatura dell’Esecutivo, senza bisogno di stravolgere la Costituzione. Ma non è di questo che oggi vorrei parlare, perché in questo caso specifico, su questo disegno di legge, emergono ulteriori punti di discussione. Innanzitutto la questione di fiducia viene posta su un disegno di legge di iniziativa parlamentare, dunque su un atto normativo che, per sua stessa natura, necessiterebbe appunto di un dibattito, di una dialettica tra le parti che invece è stata strozzata sul nascere dai timori dell’Esecutivo, che vive sotto il ricatto ormai costante di Denis Verdini e di Angelino Alfano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). In secondo luogo, fattore ancor più rilevante, la fiducia viene posta su un tema che è diverso da tutti gli altri. Impedire qualunque discussione in Aula sui diritti delle persone, Presidente, sulla vita dei cittadini, di famiglie e di bambini, per commissariarne la disciplina al volere del solo Esecutivo, è profondamente sbagliato. Se poi entriamo nel merito della storia di questo disegno di legge e del suo iter confuso e travagliato, dobbiamo constatare con assoluto sgomento che non c’è stato un solo voto nei suoi due passaggi alle Camere, non un voto, non un emendamento messo in votazione, Presidente. Questo disegno di legge, radicalmente modificato al Senato dall’ennesimo compromesso al ribasso tra le forze di maggioranza, verrà approvato senza che ancora una volta si sia potuti andare alla prova dei voti, per vedere pubblicamente e alla luce del sole chi è a favore di una legge necessaria e chi invece è solo vittima della paura di rendere il nostro Paese un po’ più giusto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Il Ministro Boschi parla di traguardo storico, di svolta epocale, ma oggi è solo il giorno in cui, apponendo la fiducia, si sciupa un’occasione storica. Non è una vittoria di questo Governo, Presidente. Porre la questione di fiducia persino su un tema da molti definito «etico» è solo una sconfitta, l’ennesima sconfitta per questo Governo, incapace di discutere perfino delle migliorie fondamentali da apportare a questo testo arraffazzonato. Avete avuto paura, una paura folle di discutere, non con le opposizioni ma al vostro interno. Lo scempio di questa fiducia è frutto dei vostri timori, è frutto delle contraddizioni di un partito che di democratico conserva solo più il nome. Dunque, Presidente, si è preferito blindare al Senato un testo sbagliato, con numerosi punti controversi e a rischio di incostituzionalità per il semplice fatto che il PD e la maggioranza erano e restano spaccati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Siamo all’assurdo, il Paese si dà oggi una legge incompleta e giuridicamente discutibile solo perché vittima dei difficili equilibri di una maggioranza abusiva. Si è preferito per esempio far finta che le famiglie arcobaleno non esistessero, che fossero un’invenzione. Si è preferito non discutere un nodo cruciale, come quello della stepchild adoption, lavandosi le mani del proprio compito di legislatori per rimpallare la responsabilità di decidere sulla vita dei bambini ai tribunali dei minori. A prescindere dal merito, avete preferito delegare tutto ai giudici, creando il caos, ma dal 25 febbraio ad oggi ci sono già state cinque sentenze di giudici che hanno sancito l’adozione in famiglie omogenitoriali. Ma non è questo il solo punto controverso, la legge regolamenta anche le convivenze di fatto, oltre all’istituto delle unioni civili. Ad esempio, è previsto solo per il secondo istituto l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione; di fatto e per legge si discrimineranno i partner della prima categoria che, diversamente da quelli della seconda, nel penale rischieranno addirittura l’accusa di omicidio o lesioni personali per l’eventuale medesima condotta di mancata prestazione di cure o di alimentazione. Per questi e per altri motivi avremmo avuto la necessità e il dovere di entrare nel merito del testo, per renderlo davvero un momento storico e non l’ennesima bandierina dietro a cui purtroppo si nasconde un pasticcio incompleto e senza coraggio. Il MoVimento 5 Stelle voterà «no» alla fiducia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Morani. Ne ha facoltà.

ALESSIA MORANI. Signora Presidente, membri del Governo, ci sono voluti più di trent’anni dalla presentazione del primo progetto di legge ed una serie di sigle e di acronimi buoni solo per far litigare i politici per arrivare oggi, in quest’Aula parlamentare, ed approvare una legge di civiltà. 
Li hanno chiamati in molti modi, ma non hanno mai detto la cosa più importante: avere un progetto di vita comune e perseguirlo non può e non deve essere un fatto che rimanda ad alcuna questione di libertà di coscienza, riguarda invece il grado di civiltà di un Paese, riguarda il senso di una comunità che riconosce a tutti e dà a ciascuno il diritto di costruirsi una famiglia e di partecipare giorno dopo giorno al progresso della propria nazione. Da oggi possiamo cominciare a dire con orgoglio che non c’è più una parte della nostra comunità abbandonata a sé stessa, abbandonata all’oblio. È proprio questo il punto, le unioni civili non sono un tema etico, non ci interrogano sulla nostra coscienza, sulle convinzioni religiose e culturali, ma hanno a che fare invece con l’estensione dei diritti a tutti i cittadini, a prescindere dall’orientamento sessuale. La legge sulle unioni civili ha a che fare con la rimozione di una grande discriminazione, è la legge che non permetterà più l’esistenza di distinzioni tra famiglie di serie «a» e famiglie di serie «b». Oggi iniziamo un percorso che punta ad annullare ogni tipo di discriminazione, è proprio questo il punto politico del disegno di Legge Cirinnà, mettere la parola fine a diritti negati, e voglio qui, a nome mio e del gruppo che rappresento, abbracciare Monica, ringraziandola per il suo impegno di testimonianza civile che è andato ben oltre il mandato parlamentare e ricordare anche l’impegno di un amico e di un sottosegretario, che si chiama Ivan Scalfarotto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), che ha lavorato sin dall’inizio con grande passione al buon equilibrio di questo testo, mediando tra mondi che sembrava impossibile far dialogare. È questo stesso motivo il punto che ha fatto la differenza sostanziale nel goal che oggi facciamo sulle unioni civili e che non è stato invece fatto con i Dico, i Pacs, i Cis, i Didorè, tutte sigle purtroppo mai diventate legge, dibattiti infiniti basati su una qualche presunta superiorità morale di una categoria su un’altra, che ho ascoltato, ahimè, anche oggi negli interventi di alcuni colleghi della Lega e di Fratelli d’Italia, mentre si trattava semplicemente di estendere dei diritti che sono stati negati a milioni di italiani in questi anni. Ragazze e ragazzi che sono cresciuti sentendosi diversi e che hanno spesso scelto la via dell’estero per cercare e trovare quei diritti che nel loro Paese erano negati, una sorta di generazione Erasmus per necessità d’amore, la voglio chiamare così. La loro scelta di vita li ha spinti fuori dai nostri confini e noi in questi anni abbiamo perso talenti, creatività, futuro insieme a loro. Adesso li stiamo richiamando in Italia e gli stiamo dicendo che da oggi l’Italia è un Paese migliore, è un Paese più giusto. Oggi stiamo restituendo quelle famiglie a quei genitori che hanno visto i figli andarsene via la possibilità di tornare in un Paese che finalmente potrà dirsi civile. È a loro che dedichiamo il voto di fiducia di oggi, a chi, per troppo tempo, si è visto sottrarre il diritto a una vita dignitosa in coppia, a coloro che hanno dovuto cambiare Paese per realizzare quello che per ciascuno di noi è intimamente una priorità: la sicurezza delle nostre fragili esistenze. La famiglia, qualunque essa sia, è a suo modo felice o diversamente infelice, parafrasando il bellissimo incipit di Anna Karenina di Tolstoj, ma comunque è un luogo dell’anima oltre che l’impalcatura della nostra società. Il passaggio del voto sulle unioni civili si presenta come storico, lo dico ai colleghi di Sinistra Italiana, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista politico. È la più grande riforma del diritto di famiglia dagli anni Settanta ad oggi. Tecnicamente stiamo colmando un vuoto che ci è stato segnalato con ben due sentenze della Corte costituzionale, nel 2010 e nel 2014, e con un monito della Corte europea dei diritti dell’uomo. Certo, non potevamo imbrigliare oltre la legge sulle unioni civili, in un rimpallo estenuante di sedute parlamentari, sfiancate da migliaia di emendamenti inutili e offensivi per l’intelligenza delle persone – colleghi, gli interventi di alcuni in Senato hanno toccato livelli di bassezza inarrivabili – e osteggiata da continui voltafaccia che hanno reso impossibile un percorso normale. Ci abbiamo provato, non è andata bene, non per colpa nostra però. C’era stato detto dal MoVimento 5 Stelle che potevamo portare a casa la legge già in Senato, ma alla fine hanno voltato le spalle non a noi – e per noi non sarebbe neppure una novità, ci siamo abituati – ma chi è là fuori e ha dovuto aspettare, ancora una volta, che fosse la volta buona ed è storico che, dal punto di vista politico, si scelga di porre la questione di fiducia sul disegno di legge Cirinnà. 
Questo Governo è orgoglioso di mettere questa legge tra le sue priorità. Fare le riforme per cambiare l’Italia significa agire sul progresso civile e culturale di un Paese, non significa solamente far quadrare i conti e i bilanci e farlo crescere economicamente. Ha ragione il Presidente Renzi quando dice che questa è una legge che vale una legislatura intera. Io dico che questa è una legge che vale l’impegno politico di una vita e lo dico con la commozione e con l’emozione che mi porto dentro da questa mattina. E se tutti questi anni e queste sigle vi sembrano pochi per rimediare a questo vulnus, allora forse non abbiamo la stessa concezione dei diritti che sono sanciti nella nostra Carta costituzionale o quanto meno del trascorrere del tempo. Questo perché la Costituzione recita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, impegnando tutti noi alla rimozione delle discriminazioni, e perché il tempo ci dice che dobbiamo dare seguito ai cambiamenti della società, possibilmente interpretandoli, non inseguendoli continuamente. 
Per fortuna, dopo decenni oggi stiamo rimediando. Per questo, mi domando come si possa ancora oggi che a distanza di ben 27 anni dalla Danimarca e tra gli ultimi in Europa, colmiamo un vuoto di diritto per alcuni cittadini, ascoltare frasi aberranti, come quelle pronunciate da due candidati sindaci alla nostra Capitale d’Italia. Meloni e Marchini hanno entrambi detto che, da primi cittadini, non applicherebbero la legge dello Stato unendo coppie gay, come dire che, se fossero eletti sindaci, si renderebbero colpevoli di togliere un diritto ad alcuni cittadini. È gravissimo che candidati a sindaco annuncino che non rispetteranno una legge dello Stato, ma noi siamo certi che i romani sono molto più avanti dei loro candidati sindaci e li bocceranno nelle urne. 
Per questo, mi domando quale possa essere la motivazione nel voler rimandare ancora una volta una legge che rende giustizia doverosa a milioni di persone. Sanno che stanno votando contro le sentenze della Corte di giustizia europea e della nostra Corte costituzionale, ma soprattutto sanno che stanno respingendo le istanze di quanti aspettano e combattono da troppo per vedersi riconosciuti i diritti sacrosanti: una casa da condividere, un progetto di vita, assistenza nella buona e nella cattiva sorte (lo dico sottovoce, per rispetto di queste persone). Oggi più che mai vedremo in quest’Aula quanti si schierano a favore di un’Italia che, con coraggio e determinazione, sta affrontando nodi irrisolti da anni e quanti continuano invece a resistere al cambiamento e al riformismo, volendo respingere il nostro Paese nel secolo scorso. È un derby che preferiremmo non giocare, soprattutto perché riguarda la vita delle persone. Ci abbiamo provato in prima lettura al Senato, cercando la più ampia convergenza politica, lavorandoci insieme, fidandoci, e poi, all’ultimo, essendo traditi nella fiducia, non noi ancora una volta, ma le persone qua fuori, nelle piazze, nelle strade, nelle loro famiglie all’estero, a guardare l’ennesimo telegiornale, in TV, che diceva che, anche per questa volta, in Italia non si portava a casa la legge sulle unioni civili. 
Ed ecco spiegate le ragioni del voto di fiducia: un gesto politico, che vuole mettere al centro dell’azione riformista del Governo i diritti delle persone, la vita delle persone, sottraendole ai trabocchetti dei voti segreti ed all’ennesimo rinvio. È una scelta importante, impegnativa per questa maggioranza, che ha saputo trovare una mediazione alta e che dice «sì» alle istanze di una comunità che la politica e le istituzioni hanno dimenticato per troppo tempo. C’è chi continua a dire «no», andando contro la storia per farci stare in un eterno passato, c’è chi dice «no» al futuro. Noi invece siamo quelli del «sì», del voltare pagina e dell’andare avanti, siamo quelli che stanno facendo entrare, ancora una volta, in quest’Aula il profumo dell’uguaglianza e della libertà. È per questo che annuncio il «sì» convinto e orgoglioso del gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Gian Luigi Gigli. Ne ha facoltà.

GIAN LUIGI GIGLI. Grazie, Presidente, Ministro Boschi. La coscienza non è solo il foro del giudizio interiore, ma anche lo spazio per l’esercizio della libertà. Un parlamentare cattolico poi deve votare secondo la propria coscienza ben formata e dico ben formata, perché non è la coscienza del «quello che mi pare», così dice Papa Francesco. 
Ora, se io parlamentare, vado a formare la mia coscienza, nella recente esortazione, Amoris Laetitia, al n.52, trovo scritto che nessuno può pensare che indebolire la famiglia come società naturale, fondata sul matrimonio, sia qualcosa che giova alla società. E sul tema del voto di oggi, al n.251, il Papa aggiunge: «Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e la famiglia». 
Da questo orizzonte, dico al Presidente del Consiglio che la mia coscienza, a differenza della sua, non può prescindere e, diversamente che per altri, il contentino dello stralcio della stepchild adoption, non basta a soddisfarne le esigenze. 
Mi dispiace che il Governo abbia rivendicato la paternità di questa legge e abbia posto la fiducia. Giudico questa scelta una forzatura, finalizzata a restringere lo spazio per il voto di coscienza all’interno della maggioranza. 
Prima di un voto che stravolgerà la famiglia, pilastro della società, voglio ancora sperare che i parlamentari, con cui so di condividere questi pensieri, non rinunceranno a preservare per sé lo spazio di libertà del voto di coscienza, che non faranno prevalere su di essa gli ordini di scuderia, che non avranno paura delle liste di proscrizione in cui ha avuto modo di distinguersi il consulente ingaggiato pochi giorni fa da Palazzo Chigi. Questa legge è iniqua perché, per dirla come don Milani, con essa si fanno parti uguali tra disuguali e io non posso rinunciare al primato della coscienza su ogni valutazione politica. 
Thomas Moore, patrono dei politici – ho finito, Presidente –, che per la sua coscienza salì sul patibolo, scrisse: «È già un pessimo affare perdere la propria anima per il mondo intero; figuriamoci per la Cornovaglia»; io potrei parafrasare: figuriamoci per la Toscana ! È per questi motivi che non voterò la fiducia al Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Pagano. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO PAGANO. Grazie, Presidente. Voterò contro la fiducia al Governo perché non lo ritengo meritevole, specie con riferimento a un argomento così alto, come valore etico e sociale, quali siano appunto le unioni civili, che comporteranno una sicura deriva antropologica. 
Per anni, quasi tutti i componenti di questo Governo ci hanno riempito la testa che la famiglia è fra i temi principali di azione del Governo; di fatto, abbiamo assistito invece a un disinteresse totale. Persino le modifiche apportate al DEF dello scorso anno sono rimaste lettera morta. Abbiamo assistito solo a un’azione costante di battute, di dichiarazioni di intenti, ma mai nulla di concreto si è realizzato. Anzi, abbiamo assistito a una strategia nella lotta contro la sacralità della vita e il valore della famiglia naturale, prova concreta che esisteva ed esiste un disegno, oserei dire diabolico, molto ampio: «la disgregazione dell’umano». Provo a ricordare a quest’Aula e al Paese che l’Italia ha il più basso indice di natalità al mondo e che nulla si sta facendo per risolvere questo problema. Come non ricordare ancora che nella legge sulle tossicodipendenze fu ribadita la differenziazione fra droghe leggere e droghe pesanti e di fatto ci fu la liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere, specie cannabinoidi di ultima generazione, con devastanti THC, che distruggono il cervello ai nostri giovani ? Come non ricordare l’approvazione del divorzio breve, che rende oggi più facile cancellare un matrimonio che cambiare gestore telefonico ? Come non ricordare che in Italia c’è la più grande pressione fiscale dell’OCSE a livello familiare ? Le università di Utrecht e Linz dicono che abbiamo il 68,8 per cento di pressione fiscale. Come non ricordare che sono già state calendarizzate la proposta di legge sull’eutanasia, e che nel frattempo si discute sul divorzio breve-express, la totale liberalizzazione delle droghe, le teorie gender a scuola ? E infine come non ricordare proprio in queste ore la vergognosa mercificazione delle donne che la logica dell’utero in affitto prevede e che ancora continua ad albergare nella mente di tutto il Partito Democratico. E che addirittura è stata oggetto di una pesante polemica interna, un autorevole membro del partito, l’onorevole Cimbro ? 
Ritornando a noi – chiudo Presidente – non posso votare la fiducia a un Governo che, anziché pensare a risolvere i problemi della famiglia, ha avvertito invece l’esigenza di mettere due fiducie su un tema così divisivo, come quello delle unioni civili, e che ha voluto proprio approvare tutto quello che ho appena detto. 
Spiego anche il «no».

PRESIDENTE. No. Deve concludere, deputato, mi spiace.

ALESSANDRO PAGANO. E spiace che il partito – chiudo –, il mio partito, il 7 dicembre 2013, nato con una genesi ben precisa, la difesa della vita e la famiglia, architrave fondamentale della società, se lo sia dimenticato. Per tutti questi motivi, voterò «no».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Mario Sberna. Ne ha facoltà.

MARIO SBERNA. Grazie, signora Presidente. Il provvedimento su cui il Governo ha messo la fiducia è un provvedimento libertario e liberista e ha a che fare certamente con la coscienza e con l’etica e il fatto che il Governo abbia voluto porre la fiducia significa togliere di fatto la coscienza libera dei deputati che, per esempio, sugli emendamenti e nei voti segreti avrebbero potuto dire quel che più pensano e, cioè, che è in atto un cambiamento – può piacere o non piacere, a me non piace evidentemente – e si vuole un cambiamento antropologico della società. Su questo poi interverrò quando sarà il momento del provvedimento, ma certamente la modalità con la quale questo provvedimento è stato approvato e verrà approvato – quindi con due fiducie – mi trova assolutamente contrario e, dunque, per questo voterò contro.

PRESIDENTE. Colleghi, sono così esaurite le dichiarazioni di voto. 
Prima di sospendere per alcuni minuti, perché dobbiamo riprendere alle 14,10, come è stato deciso nella Conferenza dei presidenti di gruppo, estraggo il nome del deputato dal quale avrà inizio la chiama, che è Rampi. 
Sospendo la seduta, che riprenderà tra qualche minuto.

La seduta, sospesa alle 14,05, è ripresa alle 14,10.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI

(Votazione della questione di fiducia – Articolo unico – A.C. 3634)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione per appello nominale dell’articolo unico della proposta di legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato. 
Avverto che, in considerazione dell’elevato numero di richieste di anticipazione del voto variamente motivate in relazione ad esigenze di natura istituzionale o a motivi personali, la Presidenza, come da prassi, al fine di garantire un ordinato svolgimento della votazione, accoglierà un numero di richieste fino ad un massimo del 3 per cento della consistenza numerica di ciascun gruppo. 
Ricordo che, prima della sospensione della seduta, la Presidenza ha già provveduto ad estrarre a sorte il nome del deputato dal quale comincerà la chiama. La chiama avrà inizio dal deputato Rampi. Invito i deputati segretari a procedere alla chiama.

(Segue la chiama)

PRESIDENTE. Colleghi, per favore vi pregherei di sgombrare la parte dell’emiciclo dove devono passare i colleghi, per votare. Grazie ! Colleghi, non mi ascoltate: pregherei, per favore, di sgombrare la parte dell’emiciclo…

(Segue la chiama)

PRESIDENTE. Colleghi, pregherei gentilmente coloro che non devono votare di liberare la parte dove si deve transitare per votare la fiducia.

(Segue la chiama)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI (ore 14,20)

(Segue la chiama)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 14,21)

(Segue la chiama)

PRESIDENTE. Colleghi, vi pregherei di lasciare libero il passaggio per chi deve votare. Grazie.

(Segue la chiama)

Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 564 
Votanti 562 
Astenuti 2 
Maggioranza 282 
Hanno votato  369 
Hanno votato no 193.

La Camera approva (Vedi votazioni).

Si intendono così respinte tutte le proposte emendative presentate.

Hanno risposto sì:

Abrignani Ignazio 
Adornato Ferdinando 
Agostini Luciano 
Agostini Roberta 
Aiello Ferdinando 
Albanella Luisella 
Albini Tea 
Alfreider Daniel 
Amato Maria 
Amici Sesa 
Amoddio Sofia 
Antezza Maria 
Anzaldi Michele 
Argentin Ileana 
Arlotti Tiziano 
Ascani Anna 
Baradello Maurizio 
Barbanti Sebastiano 
Baretta Pier Paolo 
Bargero Cristina 
Baruffi Davide 
Basso Lorenzo 
Battaglia Demetrio 
Bazoli Alfredo 
Becattini Lorenzo 
Bellanova Teresa 
Benamati Gianluca 
Beni Paolo 
Bergonzi Marco 
Berlinghieri Marina 
Bernardo Maurizio 
Berretta Giuseppe 
Bersani Pier Luigi 
Bianchi Dorina 
Bianchi Stella 
Bindi Rosy 
Binetti Paola 
Bini Caterina 
Biondelli Franca 
Blazina Tamara 
Bobba Luigi 
Boccadutri Sergio 
Bocci Gianpiero 
Boccia Francesco 
Boccuzzi Antonio 
Boldrini Paola 
Bolognesi Paolo 
Bombassei Alberto 
Bonaccorsi Lorenza 
Bonifazi Francesco 
Bonomo Francesca 
Bordo Michele 
Borghi Enrico 
Borletti Dell’Acqua Buitoni Ilaria Carla Anna 
Boschi Maria Elena 
Bosco Antonino 
Bossa Luisa 
Braga Chiara 
Bragantini Paola 
Brandolin Giorgio 
Bratti Alessandro 
Bressa Gianclaudio 
Bruno Franco 
Bruno Bossio Vincenza 
Bueno Renata 
Burtone Giovanni Mario Salvino 
Calabrò Raffaele 
Camani Vanessa 
Campana Micaela 
Cani Emanuele 
Capelli Roberto 
Capodicasa Angelo 
Capone Salvatore 
Capozzolo Sabrina 
Capua Ilaria
Carbone Ernesto 
Cardinale Daniela 
Carella Renzo 
Carloni Anna Maria 
Carnevali Elena 
Carocci Mara 
Carra Marco 
Carrescia Piergiorgio 
Carrozza Maria Chiara 
Caruso Mario 
Casellato Floriana 
Casero Luigi 
Cassano Franco 
Castricone Antonio 
Catalano Ivan 
Catania Mario 
Causi Marco 
Cenni Susanna 
Censore Bruno 
Cesaro Antimo 
Chaouki Khalid 
Cicchitto Fabrizio 
Cimbro Eleonora 
Coccia Laura 
Colaninno Matteo 
Cominelli Miriam 
Coppola Paolo 
Coscia Maria 
Costa Enrico 
Cova Paolo 
Covello Stefania 
Crimì Filippo 
Crivellari Diego 
Cuomo Antonio 
Cuperlo Giovanni 
Currò Tommaso 
D’Agostino Angelo Antonio 
D’Alessandro Luca 
D’Alia Gianpiero 
Dallai Luigi 
Dal Moro Gian Pietro 
Dambruoso Stefano 
Damiano Cesare 
D’Arienzo Vincenzo 
Del Basso De Caro Umberto 
Dellai Lorenzo 
Dell’Aringa Carlo 
De Maria Andrea 
De Menech Roger 
De Micheli Paola 
Di Gioia Lello 
Di Lello Marco 
Di Maio Marco 
D’Incecco Vittoria 
Di Salvo Titti 
Di Stefano Marco 
Donati Marco 
D’Ottavio Umberto 
Epifani Ettore Guglielmo 
Ermini David 
Fabbri Marilena 
Faenzi Monica 
Falcone Giovanni 
Famiglietti Luigi 
Fanucci Edoardo 
Faraone Davide 
Farina Gianni 
Fauttilli Federico 
Fedi Marco 
Ferranti Donatella 
Ferrari Alan 
Ferro Andrea 
Fiano Emanuele 
Fiorio Massimo 
Fioroni Giuseppe 
Fontana Cinzia Maria 
Fontanelli Paolo 
Formisano Aniello 
Fossati Filippo 
Fragomeli Gian Mario 
Franceschini Dario 
Fregolent Silvia 
Fusilli Gianluca 
Gadda Maria Chiara 
Galgano Adriana 
Galli Giampaolo 
Galperti Guido 
Gandolfi Paolo 
Garavini Laura 
Garofalo Vincenzo 
Garofani Francesco Saverio 
Gasparini Daniela Matilde Maria 
Gebhard Renate 
Gelli Federico 
Gentiloni Silveri Paolo 
Ghizzoni Manuela 
Giachetti Roberto 
Giacobbe Anna 
Giacomelli Antonello 
Ginato Federico 
Ginefra Dario 
Ginoble Tommaso 
Giorgis Andrea 
Gitti Gregorio
Giuliani Fabrizia 
Giulietti Giampiero 
Gnecchi Marialuisa 
Gozi Sandro 
Grassi Gero 
Greco Maria Gaetana 
Gribaudo Chiara 
Guerini Giuseppe 
Guerini Lorenzo 
Guerra Mauro 
Gutgeld Itzhak Yoram 
Iacono Maria 
Iannuzzi Tino 
Impegno Leonardo 
Incerti Antonella 
Iori Vanna 
Lacquaniti Luigi 
Laforgia Francesco 
La Marca Francesca 
Lattuca Enzo 
Lauricella Giuseppe 
Lavagno Fabio 
Lenzi Donata 
Leva Danilo 
Librandi Gianfranco 
Locatelli Pia Elda 
Lodolini Emanuele 
Lorenzin Beatrice 
Losacco Alberto 
Lotti Luca 
Lupi Maurizio 
Madia Maria Anna 
Maestri Patrizia 
Magorno Ernesto 
Malisani Gianna 
Malpezzi Simona Flavia 
Manciulli Andrea 
Manfredi Massimiliano 
Manzi Irene 
Marantelli Daniele 
Marazziti Mario 
Marchetti Marco 
Marchi Maino 
Mariani Raffaella 
Mariano Elisa 
Marotta Antonio 
Marrocu Siro 
Marroni Umberto 
Martella Andrea 
Martino Pierdomenico 
Marzano Michela 
Massa Federico 
Matarrese Salvatore 
Mattiello Davide 
Mauri Matteo 
Mazziotti Di Celso Andrea 
Mazzoli Alessandro 
Melilli Fabio 
Meloni Marco 
Meta Michele Pompeo 
Miccoli Marco 
Migliore Gennaro 
Minardo Antonino 
Minnucci Emiliano 
Miotto Anna Margherita 
Misiani Antonio 
Misuraca Dore 
Mognato Michele 
Molea Bruno 
Monaco Francesco 
Monchiero Giovanni 
Mongiello Colomba 
Montroni Daniele 
Morani Alessia 
Morassut Roberto 
Moretto Sara 
Moscatt Antonino 
Mottola Giovanni Carlo Francesco 
Mura Romina 
Murer Delia 
Naccarato Alessandro 
Nardi Martina 
Narduolo Giulia 
Nicoletti Michele 
Oliaro Roberta 
Oliverio Nicodemo Nazzareno 
Orfini Matteo 
Ottobre Mauro 
Pagani Alberto 
Palladino Giovanni 
Palma Giovanna 
Paris Valentina 
Parisi Massimo 
Parrini Dario 
Pastorelli Oreste 
Patriarca Edoardo 
Pelillo Michele 
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido 
Pes Caterina 
Petrini Paolo 
Piazzoni Ileana Cathia 
Piccione Teresa 
Piccoli Nardelli Flavia 
Piccolo Giorgio
Piccolo Salvatore 
Piccone Filippo 
Piepoli Gaetano 
Pilozzi Nazzareno 
Pini Giuditta 
Pinna Paola 
Pisicchio Pino 
Pizzolante Sergio 
Plangger Albrecht 
Pollastrini Barbara 
Porta Fabio 
Portas Giacomo Antonio 
Preziosi Ernesto 
Prina Francesco 
Quartapelle Procopio Lia 
Quintarelli Giuseppe Stefano 
Rabino Mariano 
Raciti Fausto 
Ragosta Michele 
Rampi Roberto 
Realacci Ermete 
Ribaudo Francesco 
Richetti Matteo 
Rigoni Andrea 
Rocchi Maria Grazia 
Romanini Giuseppe 
Romano Andrea 
Rosato Ettore 
Rossi Domenico 
Rossi Paolo 
Rossomando Anna 
Rostan Michela 
Rostellato Gessica 
Rotta Alessia 
Rubinato Simonetta 
Rughetti Angelo 
Sammarco Gianfranco 
Sanga Giovanni 
Sani Luca 
Sanna Francesco 
Sanna Giovanna 
Santerini Milena 
Sbrollini Daniela 
Scalfarotto Ivan 
Scanu Gian Piero 
Schirò Gea 
Schullian Manfred 
Scopelliti Rosanna 
Scuvera Chiara 
Senaldi Angelo 
Sereni Marina 
Sgambato Camilla 
Simoni Elisa 
Sottanelli Giulio Cesare 
Speranza Roberto 
Stumpo Nicola 
Tabacci Bruno 
Tacconi Alessio 
Tancredi Paolo 
Taranto Luigi 
Taricco Mino 
Tartaglione Assunta 
Tentori Veronica 
Terrosi Alessandra 
Tidei Marietta 
Tinagli Irene 
Tullo Mario 
Valente Valeria 
Valiante Simone 
Vazio Franco 
Vecchio Andrea 
Velo Silvia 
Venittelli Laura 
Ventricelli Liliana 
Verini Walter 
Vezzali Maria Valentina 
Vico Ludovico 
Vignali Raffaello 
Villecco Calipari Rosa Maria 
Zampa Sandra 
Zan Alessandro 
Zanetti Enrico 
Zanin Giorgio 
Zappulla Giuseppe 
Zardini Diego 
Zoggia Davide

Hanno risposto no:

Agostinelli Donatella 
Airaudo Giorgio 
Allasia Stefano 
Altieri Trifone 
Artini Massimo 
Baldassarre Marco 
Baldelli Simone 
Baroni Massimo Enrico 
Basilio Tatiana 
Battelli Sergio 
Bechis Eleonora 
Benedetti Silvia 
Bergamini Deborah 
Bernini Massimiliano 
Bernini Paolo
Bianchi Nicola 
Bianconi Maurizio 
Biasotti Sandro 
Bonafede Alfonso 
Bordo Franco 
Borghese Mario 
Borghesi Stefano 
Bossi Umberto 
Bragantini Matteo 
Brescia Giuseppe 
Brignone Beatrice 
Brugnerotto Marco 
Brunetta Renato 
Busin Filippo 
Busto Mirko 
Capezzone Daniele 
Carfagna Maria Rosaria 
Cariello Francesco 
Carinelli Paola 
Caso Vincenzo 
Castiello Giuseppina 
Catanoso Genoese Francesco Detto Basilio Catanoso 
Centemero Elena 
Cesaro Luigi 
Chiarelli Gianfranco Giovanni 
Chimienti Silvia 
Ciprini Tiziana 
Ciracì Nicola 
Cirielli Edmondo 
Civati Giuseppe 
Colletti Andrea 
Colonnese Vega 
Cominardi Claudio 
Corda Emanuela 
Costantino Celeste 
Cozzolino Emanuele 
Crimi Rocco 
Crippa Davide 
Dadone Fabiana 
Daga Federica 
D’Ambrosio Giuseppe 
D’Attorre Alfredo 
Da Villa Marco 
De Girolamo Nunzia 
Del Grosso Daniele 
De Lorenzis Diego 
De Rosa Massimo Felice 
Di Battista Alessandro 
Dieni Federica 
D’Incà Federico 
Distaso Antonio 
Di Stefano Fabrizio 
Di Stefano Manlio 
Di Vita Giulia 
Duranti Donatella 
D’Uva Francesco 
Fantinati Mattia 
Farina Daniele 
Fava Claudio 
Fedriga Massimiliano 
Ferrara Ciccio 
Ferraresi Vittorio 
Fico Roberto 
Fontana Gregorio 
Fraccaro Riccardo 
Fratoianni Nicola 
Frusone Luca 
Gagnarli Chiara 
Galli Carlo 
Gallinella Filippo 
Gallo Luigi 
Gallo Riccardo 
Garnero Santanchè Daniela 
Giacomoni Sestino 
Giammanco Gabriella 
Gigli Gian Luigi 
Giordano Giancarlo 
Giordano Silvia 
Giorgetti Alberto 
Giorgetti Giancarlo 
Gregori Monica 
Grillo Giulia 
Grimoldi Paolo 
Guidesi Guido 
Gullo Maria Tindara 
Iannuzzi Cristian 
Invernizzi Cristian 
Kronbichler Florian 
L’Abbate Giuseppe 
Laffranco Pietro 
La Russa Ignazio 
Latronico Cosimo 
Liuzzi Mirella 
Lombardi Roberta 
Longo Piero 
Lorefice Marialucia 
Lupo Loredana 
Maestri Andrea 
Mannino Claudia 
Mantero Matteo 
Marcolin Marco 
Martelli Giovanna 
Marti Roberto
Martino Antonio 
Marzana Maria 
Matarrelli Toni 
Melilla Gianni 
Meloni Giorgia 
Micillo Salvatore 
Milanato Lorena 
Molteni Nicola 
Nesci Dalila 
Nicchi Marisa 
Nuti Riccardo 
Occhiuto Roberto 
Pagano Alessandro 
Paglia Giovanni 
Palazzotto Erasmo 
Palese Rocco 
Palmizio Elio Massimo 
Pannarale Annalisa 
Parentela Paolo 
Pastorino Luca 
Pellegrino Serena 
Pesco Daniele 
Petraroli Cosimo 
Petrenga Giovanna 
Pili Mauro 
Piras Michele 
Pisano Girolamo 
Piso Vincenzo 
Placido Antonio 
Polidori Catia 
Polverini Renata 
Prataviera Emanuele 
Prestigiacomo Stefania 
Prodani Aris 
Rampelli Fabio 
Ravetto Laura 
Ricciatti Lara 
Rizzetto Walter 
Rizzo Gianluca 
Roccella Eugenia 
Romano Paolo Nicolò 
Rondini Marco 
Russo Paolo 
Saltamartini Barbara 
Sannicandro Arcangelo 
Sarro Carlo 
Sarti Giulia 
Savino Elvira 
Savino Sandra 
Sberna Mario 
Scotto Arturo 
Secco Dino 
Segoni Samuele 
Sibilia Carlo 
Simonetti Roberto 
Sisto Francesco Paolo 
Spessotto Arianna 
Squeri Luca 
Taglialatela Marcello 
Terzoni Patrizia 
Tofalo Angelo 
Toninelli Danilo 
Totaro Achille 
Tripiedi Davide 
Turco Tancredi 
Vacca Gianluca 
Valente Simone 
Valentini Valentino 
Vallascas Andrea 
Vella Paolo 
Vignaroli Stefano 
Villarosa Alessio 
Vito Elio 
Zaccagnini Adriano 
Zolezzi Alberto

Si sono astenuti:

Labriola Vincenza 
Marguerettaz Rudi Franco

Sono in missione:

Alfano Angelino 
Alfano Gioacchino 
Alli Paolo 
Amendola Vincenzo 
Brambilla Michela Vittoria 
Calabria Annagrazia 
Caparini Davide 
Castiglione Giuseppe 
Causin Andrea 
Dell’Orco Michele 
Galati Giuseppe 
Merlo Ricardo Antonio 
Orlando Andrea 
Picchi Guglielmo 
Pini Gianluca 
Spadoni Maria Edera

PRESIDENTE. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16 con l’esame degli ordini del giorno, seguiranno poi le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 15,45, è ripresa alle 16.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell’articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Amici, Artini, Baretta, Bellanova, Bernardo, Dorina Bianchi, Bindi, Biondelli, Bobba, Bocci, Bonifazi, Michele Bordo, Borletti Dell’Acqua, Boschi, Matteo Bragantini, Bratti, Bressa, Brunetta, Bueno, Capelli, Casero, Catania, Antimo Cesaro, Cicchitto, Cirielli, Costa, D’Alia, Dambruoso, Damiano, De Micheli, Del Basso De Caro, Dellai, Di Gioia, Epifani, Faraone, Fedriga, Ferranti, Ferrara, Fico, Fioroni, Gregorio Fontana, Fontanelli, Franceschini, Garofani, Gelli, Gentiloni Silveri, Giacomelli, Giancarlo Giorgetti, Gozi, Lorenzo Guerini, La Russa, Locatelli, Lorenzin, Losacco, Lotti, Lupi, Madia, Manciulli, Marazziti, Mazziotti Di Celso, Migliore, Pes, Piccoli Nardelli, Pisicchio, Portas, Rampelli, Ravetto, Realacci, Rosato, Domenico Rossi, Rughetti, Sanga, Sani, Scalfarotto, Schullian, Scopelliti, Scotto, Speranza, Tabacci, Tofalo, Velo, Vignali, Villecco Calipari e Zanetti sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta. 
I deputati in missione sono complessivamente centotré, come risulta dall’elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna).

Modifica nella composizione dell’ufficio di presidenza di un gruppo parlamentare.

PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 10 maggio 2016, il presidente del gruppo parlamentare Scelta Civica per l’Italia, Giovanni Monchiero, ha reso noto che il direttivo dello stesso gruppo ha ratificato le dimissioni del deputato Antimo Cesaro dalla carica di vicepresidente vicario, a far data dal 18 aprile 2016.

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Ricordo che prima della sospensione è stata approvata la questione di fiducia sull’approvazione senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi dell’articolo unico della proposta di legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato. 
Avverto che, consistendo la proposta di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell’articolo unico, ma, dopo l’esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell’articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno – A.C. 3634)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l’allegato A – A.C. 3634)
Avverto che l’ordine del giorno Dellai n.9/3634/13 è stato ritirato dal presentatore. 
Avverto, altresì, che l’ordine del giorno Marzano n.9/3634/4 non è stato sottoscritto dal deputato Vignali, come risulta dal fascicolo, ma dalla deputata Tinagli. 
Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

GENNARO MIGLIORESottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo esprime parere contrario sull’ordine del giorno Gregorio Fontana n.9/3634/1, favorevole sull’ordine del giorno Carrescia n.9/3634/2, invita al ritiro dell’ordine del giorno Giuseppe Guerini n.9/3634/3 e propone di riformulare il dispositivo dell’ordine del giorno Marzano n.9/3634/4 nel seguente modo: «impegna il Governo a sostenere, per quanto di propria competenza, iniziative normative volte a modificare, entro la fine della presente legislatura, l’intera disciplina relativa al diritto del minore alla famiglia di cui alla legge 4 marzo 1983, n.184, valutando prioritariamente l’interesse superiore del minore». Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Gebhard n.9/3634/5 e Brignone n.9/3634/6, accoglie come raccomandazione l’ordine del giorno Baldassarre n.9/3634/7, esprime parere contrario sull’ordine del giorno Andrea Maestri n.9/3634/8, accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Bechis n.9/3634/9 e Turco n.9/3634/10, esprime parere contrario sugli ordini del giorno Civati n.9/3634/11, Matarrelli n.9/3634/12, Rampelli n.9/3634/14, Nicchi n.9/3634/15 e Costantino n.9/3634/16. Il Governo propone di riformulare il dispositivo dell’ordine del giorno Franco Bordo n.9/3634/17, cancellando un inciso, nel seguente modo: «provvedere, nel termine già stabilito nel testo in esame entro sei mesi, alla effettiva emanazione dei decreti delegati di cui al comma 28, assicurando nel contempo il massimo coinvolgimento del Parlamento ai fini del confronto sui temi inerenti le tutele e il riconoscimento dei diritti delle persone». Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Piras n.9/3634/18, Pagano n.9/3634/19, Allasia n.9/3634/20, Borghesi n.9/3634/21, Busin n.9/3634/22, Caparini n.9/3634/23, Guidesi n.9/3634/24, Fedriga n.9/3634/25, Giancarlo Giorgetti n.9/3634/26, Grimoldi n.9/3634/27, Invernizzi n.9/3634/28, Molteni n.9/3634/29, Rondini n.9/3634/30, Simonetti n.9/3634/31 e Fabrizio Di Stefano n.9/3634/32
Il Governo propone di riformulare l’ordine del giorno Baldelli n.9/3634/33 nel seguente modo: «a valutare la possibilità, nei limiti delle disponibilità di bilancio, ad effettuare uno specifico monitoraggio relativo all’applicazione del diritto sostanziale, con particolare riferimento ai dati relativi al contenzioso per i nuovi vincoli introdotti dalla proposta di legge in esame, e a riferire in Parlamento sugli esiti di tale monitoraggio». Il Governo esprime parere contrario sull’ordine del giorno Squeri n.9/3634/34, accoglie come raccomandazione l’ordine del giorno Palmieri n.9/3634/35, esprime parere contrario sull’ordine del giorno Occhiuto n.9/3634/36…mi scusi, vorrei proporre una riformulazione sull’ordine del giorno Palmieri n.9/3634/35, nel senso di aggiungere nel dispositivo, alla fine: «nei limiti delle disponibilità di bilancio».

PRESIDENTE. Quindi, in questo caso è accolto come raccomandazione, così riformulato ?

GENNARO MIGLIORESottosegretario di Stato per la giustizia. Così riformulato, il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Favorevole, quindi, non raccomandazione.

GENNARO MIGLIORESottosegretario di Stato per la giustizia. Sì, mi scusi. Il Governo propone una riformulazione sull’ordine del giorno Binetti n.9/3634/37: «ad attuare le proposte di indirizzo contenute nelle mozioni n. 1-01195 e connesse, approvate dal Parlamento». Il Governo esprime parere favorevole sull’ordine del giorno Segoni n.9/3634/38, con riformulazione sia della premessa che del dispositivo. Per quanto riguarda la premessa, cancellare il secondo e il terzo periodo, quindi tenendo solo da «il testo» fino a «stato civile»; per quanto riguarda l’impegno, con i limiti relativi alle disponibilità di bilancio. Il Governo accoglie come raccomandazione l’ordine del giorno Mucci n.9/3634/39, purché riformulato: «a valutare l’opportunità di un’ampia revisione della normativa sulle adozioni per trovare adeguate soluzioni nella materia di cui sopra, al fine di superare i conflitti tra le norme, specie quando si tratti di aspetti che incidono sui diritti fondamentali delle persone tutelati sia dalla Costituzione che da norme di diritto sovranazionale».

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Gregorio Fontana n.9/3634/1, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Saltamartini, Boccuzzi, Stumpo, Pili, Vacca, Segoni, Sereni, Allasia, Ferranti, Bueno, Marcon… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 452 
Votanti 423 
Astenuti 29 
Maggioranza 212 
Hanno votato  42 
Hanno votato no 381.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Gli ordini del giorno Giuseppe Guerini n.9/3634/3 e Gebhard n.9/3634/5 sono stati ritirati dai presentatori).

Sull’ordine del giorno Marzano n.9/3634/4 è proposta una riformulazione. Va bene ? Va bene. 
Sull’ordine del giorno Carrescia n.9/3634/2, essendo il parere favorevole, presumo che non si voti. La ringrazio. 
Sull’ordine del giorno Brignone n.9/3634/6 il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo ai voti. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Brignone n.9/3634/6, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Giancarlo Giordano, Lombardi, D’Incà, Locatelli, Frusone, Marazziti… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 472 
Votanti 398 
Astenuti 74 
Maggioranza 200 
Hanno votato  38 
Hanno votato no 360.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

L’ordine del giorno Baldassarre n.9/3634/7 è accolto come raccomandazione: va bene ? Va bene. 
Sull’ordine del giorno Andrea Maestri n.9/3634/8 il parere è contrario: se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Andrea Maestri n.9/3634/8, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

D’Incà, Micillo, Monchiero, Cassano, Sannicandro, Gregori… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 472 
Votanti 464 
Astenuti 8 
Maggioranza 233 
Hanno votato  103 
Hanno votato no 361.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Onorevole Bechis, il suo ordine del giorno n.9/3634/9 è accolto come raccomandazione: va bene ? Va bene. E lo stesso vale per l’onorevole Turco, col suo ordine del giorno n.9/3634/10… Va bene. 
Sull’ordine del giorno Civati n.9/3634/11 il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo mettiamo ai voti. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Civati n.9/3634/11, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Sannicandro, Carbone, Covello, Micillo… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 471 
Votanti 397 
Astenuti 74 
Maggioranza 199 
Hanno votato  40 
Hanno votato no 357.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Sull’ordine del giorno Matarrelli n.9/3634/12 vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo mettiamo ai voti. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Matarrelli n.9/3634/12, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Simoni, Coppola, Placido, Mannino, Folino, Cariello… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 481 
Votanti 469 
Astenuti 12 
Maggioranza 235 
Hanno votato  109 
Hanno votato no 360.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Sull’ordine del giorno Rampelli n.9/3634/14 vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo mettiamo ai voti. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Rampelli n.9/3634/14, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Folino, Malpezzi, D’Ambrosio, Cassano, Ravetto, Gallinella, Gitti… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 483 
Votanti 402 
Astenuti 81 
Maggioranza 202 
Hanno votato  60 
Hanno votato no 342.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Sull’ordine del giorno Nicchi n.9/3634/15 vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo mettiamo ai voti. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Nicchi n.9/3634/15, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Folino, Gadda, Toninelli, Cicchitto, Vaccaro… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 489 
Votanti 482 
Astenuti 7 
Maggioranza 242 
Hanno votato  38 
Hanno votato no 444.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Sull’ordine del giorno Costantino n.9/3634/16 il parere è contrario. Prendo atto che si insiste per la votazione. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Costantino n.9/3634/16, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Matteo Bragantini, Pesco, Bonafede… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 480 
Votanti 405 
Astenuti 75 
Maggioranza 203 
Hanno votato  41 
Hanno votato no 364.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Sull’ordine del giorno Franco Bordo n.9/3634/17 il parere è contrario. Prendo atto che si insiste per la votazione. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Franco Bordo n.9/3634/17, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Chiedo scusa… Revoco l’indizione della votazione. Chiedo scusa, onorevole Franco Bordo, ho sbagliato, c’è una proposta di riformulazione, l’accetta ? Bene, prendo atto che accetta la riformulazione. 
Sull’ordine del giorno Piras n.9/3634/18 c’è un parere è contrario. Prendo atto che si insiste per la votazione. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Piras n.9/3634/18, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Fratoianni, Formisano, Silvia Giordano, Sibilia, Pastorino… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 482 
Votanti 472 
Astenuti 10 
Maggioranza 237 
Hanno votato  40 
Hanno votato no 432.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell’ordine del giorno Pagano n. 9/3634/19, non accettato dal Governo.

ALESSANDRO PAGANO. Grazie, Presidente; volevo solo ricordare all’Assemblea che questo ordine del giorno è, sostanzialmente, lo stesso testo che fu approvato qualche giorno fa, quando si parlò dell’argomento della maternità surrogata in termini di mozione. 
In quell’occasione il nostro dispositivo fu alleggerito, quindi, non fu quello che adesso leggerete, perché, ovviamente, serviva la mediazione per far sì che il Parlamento lo approvasse e devo dire che, poi, realmente, così andò, nel senso che ci fu una condivisione. 
Senonché la sorpresa fu vedere il Partito Democratico che, oltre a votare la nostra mozione, sorprendentemente, andò a votare anche la mozione di Sinistra Italiana-SEL e, allora, io ho bisogno, oggi, di ribadire e di capire, realmente, quello che pensa il Parlamento su questo argomento cruciale; vorrei leggere il dispositivo per far leva sulle vostre coscienze: «si impegna il Governo a far sì che vengano assunte iniziative a livello nazionale e internazionale affinché la surrogazione di maternità, in ogni sua modalità e variante contrattuale, sia riconosciuta come nuova forma di schiavitù e sia perseguibile anche all’estero come reato universale». Vorrei sentire e vedere il parere di questo autorevole Parlamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Pagano n.9/3634/19, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

D’Incà, Busto, Capelli… 
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 491 
Votanti 478 
Astenuti 13 
Maggioranza 240 
Hanno votato  75 
Hanno votato no 403.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Sull’ordine del giorno Allasia n.9/3634/20 il parere è contrario. Si insiste per la votazione. 
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Allasia n.9/3634/20, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Latronico, Palmieri… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 490 
Votanti 470 
Astenuti 20 
Maggioranza 236 
Hanno votato  60 
Hanno votato no 410.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell’ordine del giorno Borghesi n.9/3634/21, non accettato dal Governo ?

MASSIMILIANO FEDRIGA. Insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie, Presidente. Parlo per questo ordine del giorno, ma anche per alcuni successivi, come per esempio l’ordine del giorno Busin n.9/3634/22, visto che dopo dovrò intervenire anche sul mio e ho il limite di due ordini del giorno. 
Nei pareri del Governo si vede l’ipocrisia di questo Esecutivo e di questa maggioranza. Negli ordini del giorno ! Che sia chiaro a tutti i parlamentari, anche a quelli di maggioranza, che hanno fatto finta di fare la battaglia al Senato. Chiediamo che si mettano in atto misure, a livello nazionale e internazionale, e soprattutto nazionale, affinché venga bloccata la pratica dell’utero in affitto, affinché sia vietata questa pratica e l’adozione da parte di quelle persone che sfruttano le donne e pensano di poter comprare la vita. Il Governo dà parere contrario ! Lo sappiano tutti, lo sappiano i parlamentari di maggioranza che stanno votando contro degli ordini del giorno che stanno difendendo i bambini e la vita. Altro esempio di quel «servi della gleba» di cui parlavo ieri (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

PRESIDENTE. Saluto gli alunni e i docenti dell’Ambrit Rome International School, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi)
Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Borghesi n.9/3634/21, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Folino, Invernizzi… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 497 
Votanti 487 
Astenuti 10 
Maggioranza 244 
Hanno votato  72 
Hanno votato no 415.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell’ordine del giorno Busin n.9/3634/22, non accettato dal Governo.

FILIPPO BUSIN. Presidente, io sono oltremodo scandalizzato dal «no» a questo ordine del giorno, che semplicemente chiede al Governo di impegnarsi in ogni sede competente per una moratoria della pratica disumana della maternità surrogata e questo «no» viene da un Governo, direi «sedicente», ormai, di sinistra, che, almeno all’origine, ha fatto della lotta allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo la cifra del suo impegno politico e civile: lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che si realizza attraverso l’appropriazione del lavoro, del pluslavoro generato dalle masse proletarie a favore della classe capitalistica, almeno questo nella teoria marxiana o marxista. 
Qui, siamo di fronte allo sfruttamento più brutale ancora di quello del lavoro dell’uomo, qui, siamo allo sfruttamento di un principio, di un diritto legato alla persona umana, legato alla maternità. Qui, si porta via, per pochi euro, per poche migliaia di euro, il diritto di una donna di essere madre e di seguire il figlio dopo averlo partorito. 
Il «no» a un impegno contro questo sfruttamento brutale, contro questa pratica disumana è quanto di più ipocrita e quanto di più esecrabile ci sia, da parte di un Governo – lo ripeto – sedicente di sinistra, con un certo Migliore, seduto sui banchi del Governo, che ha, all’origine della sua storia, appunto, la lotta allo sfruttamento come cifra del suo impegno politico. 
Sono scandalizzato, sono indignato e mi vergogno in questo momento di partecipare a questa Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) !

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Busin n.9/3634/22, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Ravetto, Piccoli Nardelli, Peluffo, Crimi, Giulietti, Bargero, Caso, Rizzo… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 491 
Votanti 412 
Astenuti 79 
Maggioranza 207 
Hanno votato  70 
Hanno votato no 342.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Fossati ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Caparini n.9/3634/23, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Massa, Richetti, Capelli, Montroni… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 493 
Votanti 473 
Astenuti 20 
Maggioranza 237 
Hanno votato  58 
Hanno votato no 415.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(La deputata Saltamartini ha segnalato di non essere riuscita ad esprimere voto favorevole).

Passiamo all’ordine del giorno Guidesi n.9/3634/24
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Guidesi. Ne ha facoltà.

GUIDO GUIDESI. Presidente, solo per far presente al Governo che l’ordine del giorno non è un ordine del giorno né politico, né polemico, né niente; è un ordine del giorno che tenta di fare in modo di salvaguardare il bilancio dello Stato sotto alcuni aspetti, per cui è semplicemente un ordine del giorno di salvaguardia. Non riesco a capire per quale motivo avete dato parere contrario. 
Noi sostanzialmente diciamo: se avete sbagliato le previsioni, dovete fare misure d’urgenza e non dovete toccare altri fondi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Guidesi n.9/3634/24, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Piepoli, Scalfarotto, Massa, Nesci, De Lorenzis, Busto… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 498 
Votanti 414 
Astenuti 84 
Maggioranza 208 
Hanno votato  63 
Hanno votato no 351.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo all’ordine del giorno Fedriga n.9/3634/25
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Fedriga. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie, Presidente. Chiederei un attimo l’attenzione dell’Aula, se mi permette, tramite lei, in particolare dei colleghi della Commissione lavoro, perché il Governo ha dato parere contrario a un impegno di questo tipo «a non assumere alcuna iniziativa in merito alle prestazioni di natura previdenziale ed assistenziale che preveda una riduzione delle stesse, in particolare per quanto attiene a quelle oggi riconosciute a beneficiari che ne godono in virtù del vincolo matrimoniale» ovvero le pensioni di reversibilità. 
Chiedo al presidente Damiano e all’onorevole Gnecchi se voteranno rispetto al parere espresso dal Governo. Noi chiediamo in un ordine del giorno di dire quanto dicono nelle televisioni, ma non all’interno di quest’Aula, ovvero continuano a ripetere che è falso che nel DEF e in altri provvedimenti vogliono toccare le reversibilità. Adesso in un ordine del giorno che chiede un impegno del Governo affinché le reversibilità non si tocchino, il Governo dà parere contrario. Ne prenda atto il Parlamento e i colleghi che stanno facendo la battaglia insieme a noi in Commissione lavoro in questa direzione. 
La falsità di Renzi è un virus che i membri del Governo hanno preso in modo abbondante e penetrante (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Fedriga n.9/3634/25, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Garavini, Ruocco, Coppola, Formisano, Vacca … 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 499 
Votanti 484 
Astenuti 15 
Maggioranza 243 
Hanno votato  148 
Hanno votato no 336

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n.9/3634/26
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Rondini. Ne ha facoltà.

MARCO RONDINI. Grazie, Presidente. Con questo ordine del giorno noi chiediamo espressamente al Governo di prendere una posizione a favore di quella che è la famiglia. Chiediamo in sostanza di restituire quella dignità che, magari attraverso qualche atto legislativo, sarebbe tolta alla famiglia. Restituire quella dignità che fa sì che una famiglia normale, una famiglia naturale, sia composta da padre e madre, non da genitore 1 e genitore 2 come vuole il politicamente corretto. Quel politicamente corretto che vuole a tutti i costi sacrificare sul proprio altare un istituto importante come la famiglia anche attraverso atti legislativi magari adottati dai comuni o dalle scuole che privano della vera dignità i genitori riducendoli appunto a genitore 1 e genitore 2 e non attribuendogli quel valore fondamentale che hanno all’interno del contesto della famiglia naturale le parole padre e madre. Ecco, noi cerchiamo attraverso questo emendamento di ricondurvi alla ragione. Ricondurvi alla ragione e far sì che i bambini possano ancora eventualmente chiamare i propri genitori madre e padre e non, attraverso quegli atti che agevolate, togliergli qualsiasi tipo di dignità. Quindi, richiamiamo quei colleghi che magari in campagna elettorale, anche nelle prossime amministrative, sono impegnati sul territorio, che magari non sono della Lega, che però sul territorio parlano di difesa della famiglia, di difesa della famiglia tradizionale. Visto che il Governo naturalmente è sordo al nostro richiamo espresso in questo in questo ordine del giorno, ci aspettiamo che almeno i colleghi seduti su questi banchi riescano ad avere un sussulto di dignità e cerchino di prendere una posizione su una questione che non è una questione secondaria, è una questione fondamentale e importante. Le rivoluzioni della società passano anche attraverso quelle rivoluzioni culturali alle quali voi vi prestate per cambiare completamente quella che è la nostra società, quella che è la nostra comunità e quelli che sono i valori tradizionali sui quali la nostra società e la nostra comunità poggiano.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n.9/3634/26, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Coppola, Di Salvo, Tancredi, Monchiero, Pilozzi… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 493 
Votanti 411 
Astenuti 82 
Maggioranza 206 
Hanno votato  69 
Hanno votato no 342

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’ordine del giorno Grimoldi n.9/3634/27 su cui è stata chiesta la votazione per parti separate nel senso di votare distintamente la premessa rispetto al dispositivo. 
La Presidenza accede a tale richiesta, avendo ciascuna delle due parti dell’ordine del giorno una propria autonoma. Come da prassi, verrà dapprima posto in votazione il dispositivo e solo in caso di approvazione si passerà al voto delle premesse.

PAOLO GRIMOLDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO GRIMOLDI. Leggendo l’ordine del giorno non si capisce per quale motivo ci sia un parere contrario nel momento in cui si chiede semplicemente di attuare delle politiche nella direzione della tutela della famiglia. Lo dice anche il Presidente del Consiglio, un giorno sì e un giorno anche, quindi non capisco il motivo per il quale ci sia questo parere contrario.

GENNARO MIGLIORESottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GENNARO MIGLIORESottosegretario di Stato per la giustizia. Grazie, signor Presidente. Nella votazione per parti separate, fermo restando il parere contrario sulla premessa, proponiamo una riformulazione per quanto riguarda l’impegno: «a promuovere una politica a sostegno della famiglia e delle unioni civili quale nucleo fondamentale della società, nel riconoscimento del ruolo primario che riveste nell’educazione e nella crescita dei bambini e dei giovani adolescenti».

PRESIDENTE. Onorevole Grimoldi, mi deve dire se accetta o meno.

PAOLO GRIMOLDI. Mi pare evidentemente un caso da TSO, quindi chiediamo il voto.

PRESIDENTE. Onorevole Grimoldi, sia rispettoso del Governo.

ANDREA COLLETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI. Presidente, pur non avendo accettato la Lega la riformulazione, nell’ottica di valutare se fare un intervento, vorrei riascoltare la riformulazione proposta dal Governo, perché magari ho inteso male. Se per cortesia potevo avere…

PRESIDENTE. Prego, onorevole Migliore.

GENNARO MIGLIORESottosegretario di Stato per la giustizia. Allora: «A promuovere una politica a sostegno della famiglia e delle persone unite civilmente all’interno delle unioni civili quale nucleo fondamentale della società, nel riconoscimento del ruolo primario che riveste nell’educazione e nella crescita dei bambini e dei giovani».

PRESIDENTE. Prego, onorevole Colletti.

ANDREA COLLETTI. Prendo atto che per il Governo due persone che si uniscono con le unioni civili non sono una famiglia, perché, a quanto pare, lei, caro sottosegretario Migliore, ha voluto aggiungere le parole «della famiglia e delle unioni civili» perché voi del Governo non ritenete una coppia che si unisce con unione civile una famiglia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Tutto questo dimostra che questa legge è una truffa ideologica, solo per il voto che avete fatto, e siete solo degli ipocriti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

PRESIDENTE. Non essendo stata accolta la riformulazione, passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, il dispositivo dell’ordine del giorno Grimoldi n.9/3634/27, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Formisano, Stella Bianchi, Tidei, Ravetto, Rampelli, Marco Meloni. 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 492 
Votanti 482 
Astenuti 10 
Maggioranza 242 
Hanno votato  149 
Hanno votato no 333.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Marco Di Stefano ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Essendo stato respinto il dispositivo, non si vota la premessa. 
Passiamo alla votazione dell’ordine del giorno Invernizzi n.9/3634/28, sul quale vi è una richiesta di votazione per parti separate.

CRISTIAN INVERNIZZI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRISTIAN INVERNIZZI. Presidente, volevo finire la richiesta di quello che lei stava dicendo riguardo il voto separato.

PRESIDENTE. Sì, stavo annunciando che la richiesta è stata accolta, votiamo per parti separate tra dispositivo e premessa.

CRISTIAN INVERNIZZI. Ok. Volevo semplicemente sottolineare come con questo ordine del giorno noi non facevamo altro che richiamare l’attenzione di tutto il Parlamento ad una questione fondamentale, perché se anche noi ci uniamo insieme al Presidente Renzi al ricordo di Alessia, persona che nessuno di noi conosce ma che probabilmente ha alle spalle una storia drammatica – anche se, conoscendo il cinismo del Presidente Renzi, potrebbe trattarsi benissimo di una persona inventata – e che, come sempre ha ricordato il Presidente Renzi, le leggi non si fanno per le ideologie ma per le persone, vorremmo ricordare a tutto il Parlamento che, al di là…

PRESIDENTE. Onorevole Invernizzi, non è una persona inventata, evidentemente.

CRISTIAN INVERNIZZI. Scusi, io ho detto, e lo ripeto, e penso di avere il diritto di dire in quest’Aula che, conoscendo il cinismo del Presidente del Consiglio, posso legittimamente dubitare che questa persona sia inventata. 
Premesso questo – e Renzi non si offenda, perché, quando è qui presente in mezzo a noi, dimostra tutto tranne che l’offesa –, ribadisco che il Presidente del Consiglio è talmente cinico che potrebbe anche averlo inventato. Non l’ha fatto ? Bene, chiedo scusa al Presidente al del Consiglio.

PRESIDENTE. Mi permettevo, onorevole Invernizzi… Le volevo solo spiegare che non è per la sua critica al Presidente del Consiglio, ma perché se quella persona effettivamente non c’è più, era nei confronti di quella persona, non della Presidenza del Consiglio.

CRISTIAN INVERNIZZI. Io ripeto che non conosco la storia. Allora, sottolineo ulteriormente: non conosco la storia di questa Alessia, come presumo nessuno la conosca; ho detto: se esiste, ha sicuramente alle spalle una storia drammatica, quindi tutti ci uniamo al ricordo, e ho fatto un attacco – chiedo scusa – al Presidente del Consiglio. Mi auguro che sia ancora possibile in quest’Aula dire qualcosa sul Presidente del Consiglio senza che intervenga qualcuno a difenderlo sempre e comunque, signor Presidente. 
Volevo dire che, al di là delle storie personali che magari conosce il Presidente del Consiglio, noi ne conosciamo tante altre di storie personali, in alcuni casi di mamme che hanno visto e continuano a vedere la straordinaria difficoltà che esiste oggi, sotto questa Costituzione e sotto questa legislazione esistente, a portare avanti una famiglia. Infatti, sappiamo tutti – ce lo diciamo in tutte le lingue, ed è anche vero – che nella stragrande maggioranza dei casi il peso di una famiglia ancora ricade sulle spalle delle mamme. Per cui, anche in questo caso ci sono storie drammatiche, cioè di donne che hanno visto quanto è difficile portare avanti una famiglia composta magari da più figli; ecco perché, se tutte le storie sono drammatiche, vorremmo ricordare all’interno di quest’Aula le storie drammatiche di chi già oggi ha una famiglia e fa una fatica bestiale a portarla avanti semplicemente perché ha magari deciso di investire la propria storia familiare all’interno di un percorso di genitorialità – magari anche ampia, con più figli – e che invece si vede costantemente trattata dallo Stato senza quel rispetto dovuto a chi, investendo nei figli, garantisce alla nostra comunità un futuro. 
Semplicemente diciamo che è bello pensare ai problemi di tutti, perché, lo diceva appunto il Presidente Renzi, le leggi si fanno non per le ideologie ma per le persone, quindi vorrei ricordare quelle famiglie che hanno magari tre, quattro figli, che hanno parecchi figli, e, magari una volta, di tramutare in realtà quello che diciamo tutti in campagna elettorale, cioè della necessità di investire su un sistema fiscale basato sul quoziente familiare o sul fattore famiglia. Infatti, siamo tutti d’accordo e tutti sappiamo che, se oggi ci troviamo con un tasso di natalità pari a quello del 1917, cioè sostanzialmente in piena Prima Guerra mondiale, tutti noi dobbiamo anche essere coscienti del fatto che, se fra trenta, quarant’anni ci sarà ancora una comunità che si riconosce all’interno di uno Stato italiano, è solo se riusciremo a far sì che le famiglie che già esistono e che si costituiscono possono fare dei figli. Quindi, signor Presidente, noi riteniamo fondamentale approvare – e mi avvio alla conclusione…

PRESIDENTE. Deve proprio concludere, onorevole Invernizzi, ha 8 secondi.

CRISTIAN INVERNIZZI. …un ordine del giorno di questo tipo per le motivazioni che ho espresso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Ermini. Ne ha facoltà.

DAVID ERMINI. Signor Presidente, intervengo soltanto perché voglio ricordare di avere avuto la fortuna di collaborare insieme al Presidente Renzi e ad Alessia. È stata un’esperienza bella, perché Alessia ha vissuto la sua vita in modo aperto, limpido, chiaro. Credo che quando facciamo questi dibattiti sarebbe bello poterci qualche volta anche metterci nei panni degli altri. Nessuno di noi ha la verità in tasca, però credo che la vita insegni davvero qualcosa, se tutti noi siamo in grado di capire e di valutare in modo sereno e disteso tutto quello che avviene vicino a noi. La vita di Alessia è stata difficile non perché nascondesse quello che era, anzi lo portava con orgoglio, lo diceva, perché credeva, e noi tutti le siamo stati vicini in quella battaglia, purtroppo ha perso la battaglia più importante, quella che l’ha condotta poi a non esserci più. 
Però, sentire oggi queste cose un po’ dispiace, perché sinceramente ci fa un po’ dispiacere che per attaccare il Presidente del Consiglio si debba ricorrere a questi mezzucci. Mettiamoci dalla parte di tutti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), mettiamoci dalla parte di tutti, cerchiamo di comprendere gli altri e forse si direbbero anche meno stupidaggini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo dell’ordine del giorno Invernizzi n.9/3634/28, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Latronico… Realacci… Turco… Binetti… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 503 
Votanti 493 
Astenuti 10 
Maggioranza 247 
Hanno votato  147 
Hanno votato no 346.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(La deputata Bossa e il deputato Di Stefano hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

Passiamo all’ordine del giorno Molteni n.9/3634/29, con il parere contrario del Governo. Prego, onorevole Molteni.

NICOLA MOLTENI. Grazie, Presidente. Le cose che dovevo dire su questa proposta di legge le ho già dette ieri durante l’esame delle questioni pregiudiziali e sospensive. Vorrei però sottolineare quanto è surreale – mi auguro che il Governo, la maggioranza e tutto questo Parlamento almeno se ne stiano rendendo conto, mi auguro che ci sia almeno la dignità di rendersi conto di quanto sia surreale – questo dibattito. Doveva essere un dibattito alto ed elevato sui diritti e sulle libertà individuali, mentre avete ridotto e avete svilito questo dibattito sulla proposta di legge perché avete tolto la possibilità a questa Camera di discutere di quello che voi ritenete un grande esempio e una grande proposta di legge e di civiltà. Il dibattito è stato zero e lo impedite anche su altri temi – le unioni civili si accompagnano al tema della famiglia – ed è inevitabile che chi crede fortemente nell’istituto dalla famiglia naturale, tradizionale e nella famiglia fatta dal papà, dalla mamma e dai figli abbia almeno quanto meno il sacrosanto diritto di presentare alcuni ordini del giorno – almeno degli ordini del giorno – per difendere, per tutelare, per invitare il Governo a promuovere politiche a difesa dell’istituto della famiglia. In questo senso l’ordine del giorno in esame banalmente chiede al Governo di impegnarsi, da un lato, a difendere la famiglia, a sostenerla con politiche di incentivo e di tutela e, dall’altro lato, a tutelare l’infanzia. Con questo ordine del giorno vi stiamo chiedendo di fare qualche asilo nido in più: non vi stiamo chiedendo la luna, non vi stiamo chiedendo nulla di più che tutelare le nostre famiglie che vogliono portare il bambino all’asilo e non hanno la possibilità di farlo. Questo atteggiamento – lo dico con il rapporto di amicizia che c’è con il sottosegretario Migliore – di respingere al mittente semplicemente una richiesta rivolta al Governo, che chiede al Governo di porre attenzione per la famiglia e di avere attenzione per l’infanzia, respingere tale richiesta al mittente con un dibattito così basso non fa onore e non rende dignità a chi oggi vorrebbe scrivere una pagina di civiltà con questa proposta di legge e rischia invece di scrivere una pagina di grande e indegna vergogna.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Molteni n.9/3634/29, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Piepoli… Lombardi… Speranza… Covello… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 490 
Votanti 409 
Astenuti 81 
Maggioranza 205 
Hanno votato  70 
Hanno votato no 339.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Crippa ha segnalato che avrebbe voluto astenersi dal voto).

Passiamo ora all’ordine del giorno Rondini n.9/3634/30, di cui è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare distintamente la premessa rispetto al dispositivo. 
La Presidenza accede a tale richiesta, avendo ciascuna delle due parti dell’ordine del giorno una propria autonomia. Come da prassi, verrà dapprima posto in votazione il dispositivo e, solo in caso di approvazione, si passerà al voto delle premesse. 
Onorevole Rondini, prego.

MARCO RONDINI. Grazie, Presidente. Con questo ordine del giorno semplicemente chiediamo al Governo quando interviene con provvedimenti che dovrebbero essere finalizzati a frenare e fermare l’inverno demografico che ha colpito il nostro Paese, che tali interventi debbano essere riservati prioritariamente a chi si sente parte della nostra comunità e comunque a quei cittadini stranieri che abbiano dimostrato di volersi integrare all’interno della nostra comunità perché altrimenti le misure che voi avete adottato anche ultimamente di sostegno alla famiglia risultano come iniziative che di fatto servono semplicemente ad agevolare le famiglie composte da immigrati che nulla, che niente e per niente hanno dimostrato di volersi integrare e voler far parte della nostra comunità. Ritengo che esprimere parere favorevole a questo impegno sia un segnale importante anche per gli immigrati presenti sul nostro territorio che possono sì accedere a benefici a patto che abbiano dimostrato una volontà precisa e non magari approfittare di questa misura in maniera solo assistenziale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo dell’ordine del giorno Rondini n.9/3634/30, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Nuti… Garavini… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 507 
Votanti 416 
Astenuti 91 
Maggioranza 209 
Hanno votato  62 
Hanno votato no 354.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Dallai ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Passiamo all’ordine del giorno Simonetti n.973634/31. Prego, onorevole Simonetti.

ROBERTO SIMONETTI. Grazie, Presidente. Al contrario di quanto è stato affermato prima, per noi il testo di questa proposta di legge e la votazione su questo ordine del giorno fanno sì che sia certificata la nostra l’idea che per voi c’è parificazione tra l’unione civile e il matrimonio naturale tant’è che noi chiediamo che questi istituti si intendano separati, mentre voi li intendete uniti al contrario di quanto è stato affermato prima. Noi crediamo invece che l’unione civile non possa essere parificata a un matrimonio naturale: se si deve discutere di diritti, va bene ma la parificazione per noi non è accettabile. Allo stesso modo non è accettabile e chiediamo a questa Assemblea di votare contro la possibilità delle adozioni da parte delle coppie omosessuali. Il viatico con il quale voi avete al Senato carpito un voto da una parte della vostra maggioranza, che oggi ovviamente tradirà quel voto espresso al Senato, sta nel fatto che le persone unite civilmente possono in tutte le leggi – così sta scritto nel testo – essere chiamati «coniugi» e «coniuge». Tale disposizione parifica di fatto l’unione civile al matrimonio con tutte le conseguenze del caso, conseguenze non solo civili ma anche naturali, politiche e sociali. State trasformando la società da un punto di vista antropologico, la state distruggendo: state distruggendo tutti i pilastri fondanti che hanno prodotto la società moderna e che hanno creato giorno per giorno il futuro perché le coppie omosessuali non possono fare figli se non attraverso la mercificazione del corpo delle donne, attraverso l’utero in affitto o attraverso le adozioni omosessuali che noi aborriamo come scelta e come viatico per riuscire a dare uno sbocco a ciò che è innaturale come questa proposta di legge. 
Troviamo molto particolare che una parte di questa maggioranza andrà in piazza a difendere l’idea che la stepchild adoption non è entrata perché è stata stralciata al Senato, ma, attraverso la possibilità invece di poter comunque essere equiparato alla famiglia, si vedrà attraverso le sentenze dei giudici superata questa impasse che si era creata al Senato e di fatto la stepchild adoption c’è anche in questo testo di legge. Quindi, chiedo all’Assemblea di votare a favore, soprattutto a NCD, che al Senato ha fatto le barricate per ottenere praticamente nulla.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Simonetti n. 9/3634/31, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Mannino, Lombardi… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 504 
Votanti 489 
Astenuti 15 
Maggioranza 245 
Hanno votato  64 
Hanno votato no 425.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’ordine del giorno Fabrizio Di Stefano n.9/3634/32
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Fabrizio Di Stefano. Ne ha facoltà.

FABRIZIO DI STEFANO. Grazie, signor Presidente. Questo ordine del giorno riporta i contenuti di un emendamento che ieri, vista la fiducia posta così repentinamente, non è stato possibile neanche illustrare. Riporta quella che è l’esigenza almeno di un nucleo di sindaci, di amministratori locali, che è iniziata dal sindaco di Castiglion Fiorentino: chiedeva il diritto all’obiezione di coscienza su questa pratica. Proprio ieri, poi, uno dei candidati a sindaco di Roma, quello che potrebbe essere domani il sindaco della capitale d’Italia, ribadiva in un suo intervento questa sua esigenza. Io credo che questo testo, che voi dite, che il Governo dice essere un testo che tutela la libertà, tutela tutte le libertà tranne che quella di pensiero, quella di coscienza e quella di religione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Fabrizio Di Stefano n.9/3634/32, con il parere contrario del Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Saltamartini, Capua, Sanna, Greco… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 502 
Votanti 490 
Astenuti 12 
Maggioranza 246 
Hanno votato  62 
Hanno votato no 428.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Dallai ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell’ordine del giorno Baldelli n.9/3634/33, accettato dal Governo, purché riformulato.

SIMONE BALDELLI. Grazie, Presidente Giachetti. Questo ordine del giorno non riguarda la parte delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. È relativo, in realtà…

PRESIDENTE. Colleghi per favore. Onorevole Ravetto, grazie.

SIMONE BALDELLI. È relativo alla questione che abbiamo sollevato in quest’Aula, ieri, in relazione a quanto prevede questa norma per le convivenze eterosessuali, in relazione in particolare…

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Baldelli. Onorevole Marzana, onorevole Marzana, sta parlando un collega, grazie.

SIMONE BALDELLI…in relazione in particolare, Presidente, ad alcuni obblighi e vincoli che subentrano a prescindere dalla dichiarazione all’anagrafe, proprio perché si tratta di una giurisprudenza sostanzialista, e che, di fatto, a nostro avviso, comportano l’introduzione di un enorme contenzioso. Ho chiesto ieri lo stralcio di questa parte: quest’Aula, legittimamente, con un voto, ha respinto questa proposta. In questo ordine del giorno si chiede al Governo di realizzare un monitoraggio su questo tema per cercare di capire che cos’è che succede, cioè se si verifica quello che in quest’Aula, ieri, sia io sia il collega Capezzone, che voterà questa legge, riteniamo sia una conseguenza di questa normativa. Ora, la riformulazione del Governo sostanzialmente chiede che questo monitoraggio sia fatto senza oneri. 
Io non ho difficoltà ad accogliere una riformulazione del genere, convinto come sono che, siccome per legge il Ministro della Giustizia entro il 31 gennaio fa la sua relazione al Parlamento, chiunque sarà, se sarà il Ministro Orlando o, se il referendum andrà come noi auspichiamo, un altro Ministro a fare questa relazione, non ci sia nessuna difficoltà, senza oneri aggiuntivi, a fare in modo che il Governo possa riferire su questo monitoraggio. Concludo, Presidente, con una battuta: io ho continuato a domandarmi il perché della fretta di concludere velocemente questo provvedimento, di porre la fiducia, di impedire all’opposizione, che aveva sette ore di contingentamento, di fare i propri interventi, di parlare, magari, sul complesso, di fronte anche a un’assenza di ostruzionismo. 
Oggi, alla fine, ci sono 38 ordini del giorno e in fondo, colleghi, ed è inquietante dirlo, è l’unica cosa di cui si discute su questo provvedimento, in questo Parlamento, in questa sede. Gira voce – ora, a pensar male si fa peccato, si rischia però di indovinarci – che questa velocità sia stata indotta per permettere domani al Presidente del Consiglio di poter dire, magari in TV, che nell’anniversario del quarantaduesimo anno dal referendum sul divorzio questa maggioranza, questo Governo, ha concesso, staccandola dall’albero dei diritti, una nuova mela dei diritti civili in questo Paese. 
Ora, mi viene in mente un parallelismo tra 42 anni fa e oggi: il referendum voluto da Loris Fortuna ed altri era un referendum che chiamava a pronunciarsi il Paese, mentre qui si impedisce di pronunciarsi al Parlamento. Soprattutto, Presidente, l’esito di quel referendum ribadiva un diritto vero, la possibilità per le coppie sposate di poter divorziare. Qui il rischio – che tocchiamo con mano in questo ordine del giorno, e ci auguriamo che non sia come diciamo noi, ma ci dispiacerebbe ancor di più dovervi dire «ve l’avevamo detto» – è che voi introducete tutti gli obblighi, gli strascichi, i vincoli, i costi giudiziari del divorzio per coppie che, invece, hanno scelto di non sposarsi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ho capito bene, lei accetta la riformulazione, onorevole Baldelli ? Sì, benissimo, quindi non lo poniamo ai voti. 
Passiamo alla votazione dell’ordine del giorno Squeri n.9/3634/34
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Palmieri. Ne ha facoltà.

ANTONIO PALMIERI. Presidente, questo ordine del giorno, che riguardava anch’esso la pratica dell’utero in affitto, conferma ancora una volta che questa legge, in realtà, è una legge che sancisce il diritto del più forte ai danni del più debole. Se aveste voluto realmente riconoscere i diritti delle coppie omosessuali, avevate una via molto semplice: prendere il meglio della proposta di legge di Mara Carfagna, prendere il meglio della proposta di legge di Alessandro Pagano, prendere la seconda parte di questo provvedimento e farne una legge coi controfiocchi. Invece, avete preferito costruire un matrimonio sotto falso nome, perché sapete – l’onorevole Scalfarotto lo ha detto qualche mese fa – che gli italiani non sono pronti a sentire dire «matrimonio gay» o «adozioni gay»; un matrimonio sotto falso nome, che avrà due inesorabili conseguenze. La prima: attraverso ricorsi in Italia e in Europa, essendo questo matrimonio uguale in tutto e per tutto, tranne la fedeltà – cosa che io reputo offensiva, come se una coppia omosessuale non potesse godere di un legame stabile –, essendo però uguale in tutto e per tutto, pioveranno ricorsi in Italia e in Europa per accedere direttamente all’adozione per le coppie unite in questo modo.
Il secondo punto è che voi, con questa norma, incentivate, di fatto, la pratica dell’utero in affitto praticata all’estero. Io, su questo aspetto, vi invito a rileggere le parole dell’onorevole Prestigiacomo, dette da lei una settimana fa, dove ha descritto quello che lei ha definito un miracolo, cioè il fatto che la donna non è meramente una portatrice, una fattrice, ma, all’interno del suo ventre, c’è uno scambio cellulare da lei verso il figlio e dal figlio verso di lei. Io vi invito veramente a rileggerlo, perché lì c’è il punto sul quale io non riesco a capire come mai questa sinistra, da sempre a voce, a parole, paladina dei diritti dei più deboli, non riesca a stare dalla nostra parte. Mi avvio alla conclusione: il problema del matrimonio – potete chiamarlo come volete – è che c’è dentro la parola «madre», e la parola «madre» porta evidentemente con sé il dato dei figli. Ho già detto delle conseguenze e vi porgo un’ultima riflessione, che è la seguente. Ci sono due evidenze incontrovertibili. La prima è che nessuno di noi si è fatto da solo; la seconda è che ognuno di noi è nato da una madre e da un padre, da una donna e da un uomo: dal che deriva evidentemente che la natura è omofoba. Ma la forza di queste evidenze elementari fa sì che proprio quando si parla per esempio di adozione, si sancisca il diritto di un bimbo ad avere una madre e un padre, e non viceversa, così come ha ricordato l’onorevole Centemero l’altro giorno, perché non esiste un diritto al figlio. 
Allora – e concludo, Presidente – voi realmente sancite il diritto del più forte ai danni del più debole, perché di fatto date il via, avallate una produzione di bambini generati attraverso l’acquisto di pezzi di corpi di esseri umani e programmati all’origine come orfani di padre o di madre: noi su questo punto non possiamo seguirvi, e continueremo in questa Aula nel poco spazio che ci resta, e fuori da quest’Aula nei prossimi mesi, la nostra battaglia.

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (ore 17,15)

ANTONIO PALMIERI. Termino con una citazione di Václav Havel. Diceva Havel: la speranza non è la convinzione che qualcosa vada bene, ma la certezza che la cosa ha un senso indipendentemente da come finirà. Allora, colleghe e colleghi della maggioranza, il Premier mettendo la questione di fiducia vi ha tolto un pezzo… Vi aveva promesso la libertà di coscienza, con la questione di fiducia vi ha tolto la libertà. Voi, col voto finale, avete la possibilità di riprendervi la coscienza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Squeri n.9/3634/34, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Parrini, Sanga, Di Stefano, Tripiedi… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 486 
Votanti 475 
Astenuti 11 
Maggioranza 238 
Hanno votato  61 
Hanno votato no 414.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Sull’ordine del giorno Palmieri n.9/3634/35 vi è una riformulazione: deputato, accetta la riformulazione ? Sì. Bene, andiamo avanti. 
Sull’ordine del giorno Occhiuto n.9/3634/36 vi è un parere contrario… Vi è la richiesta di voto separato. 
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Centemero. Ne ha facoltà.

ELENA CENTEMERO. Signora Presidente, sottoscrivo l’ordine del giorno ed intervengo su di esso.

PRESIDENTE. Un secondo, però, abbiamo il voto separato. 
È stata richiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare distintamente la premessa rispetto al dispositivo. 
La Presidenza accede a tale richiesta, avendo ciascuna delle due parti dell’ordine del giorno una propria autonomia. Come da prassi, verrà dapprima posto in votazione il dispositivo, e solo in caso di approvazione si passerà al voto delle premesse. Quindi, su questo la deputata Centemero voleva intervenire. Prego, deputata.

ELENA CENTEMERO. Presidente, il dispositivo di questo ordine del giorno non fa che riprodurre la mozione che Forza Italia ha presentato sulla maternità surrogata, rispetto alla quale è stata approvata solo una parte generica e non è stata approvata invece la parte più importante, che è quella relativa al fatto che questo Governo possa iniziare, come probabilmente sarebbe opportuno, a promuovere tutte le iniziative per la messa al bando universale sia della maternità surrogata che di tutte le forme di sfruttamento, attraverso la maternità surrogata, del corpo della donna. Reputo la presa di posizione della maggioranza rispetto a questo tema, che è molto importante, un segno di dove si sta andando. 
Attraverso questo ordine del giorno, visto che negli ordinamenti dei diversi Paesi dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa esiste una diversa posizione rispetto alla maternità surrogata, noi continuiamo a chiedere con forza, così come abbiamo fatto in Consiglio d’Europa, che la maternità surrogata, l’utero in affitto venga messa al bando a livello universale. Ci meraviglia questo parere contrario, anche perché siamo di fronte ad un tema di grande sensibilità per quanto riguarda i diritti umani, un tema rispetto al quale anche l’Unione europea ha evidenziato come la maternità surrogata metta a grave repentaglio la dignità della persona, i diritti delle donne, ma soprattutto sia una gravissima forma di sfruttamento del corpo delle donne. Noi non capiamo quindi perché il Governo manifesti questa posizione, anche perché organi a noi «superiori» come l’Unione europea, come il Consiglio d’Europa hanno assunto posizioni di tipo diverso. Noi quindi ci batteremo, ci batteremo sempre affinché la maternità surrogata non solo venga vietata nel nostro Paese, come avviene già, ma soprattutto perché si proceda ad una moratoria internazionale per la messa al bando di essa, che rappresenta una grave forma di violazione della dignità della persona prima di tutto, e dei diritti delle donne e dei bambini, a livello internazionale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. 
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo dell’ordine del giorno Occhiuto n.9/3634/36, non accettato dal Governo. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Piepoli, Monchiero… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 482 
Votanti 472 
Astenuti 10 
Maggioranza 237 
Hanno votato  61 
Hanno votato no 411.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Sull’ordine del giorno Binetti n.9/3634/37 vi è una riformulazione. Deputata Binetti, la accetta ?

PAOLA BINETTI. Signora Presidente, accetto la riformulazione, anche perché essa è molto semplice e si limita a ribadire che ciò che ha votato l’Aula la settimana scorsa, nella mozione contro la maternità surrogata e quindi contro l’utero in affitto, possa trasformarsi presto in una serie di misure concrete da parte del Governo per dare attuazione a questa linea: per evitare quelle deviazioni che sono trapelate più volte nelle dichiarazioni dei colleghi, soprattutto dei colleghi dell’area del PD, che auspicano invece un’apertura della legge verso le nuove forme di adozioni, comprese adozioni che non potrebbero che fare riferimento alla maternità surrogata. Quindi apprezzo davvero la riformulazione, nella linea in cui è stata formulata, e mi auguro che il Governo prenda queste misure perlomeno con altrettanta tempestività con cui ha portato avanti questo disegno di legge, subordinandolo alla fiducia.

PRESIDENTE. Sta bene. 
Sull’ordine del giorno Segoni n.9/3634/38 vi è una riformulazione. È accettata ? Benissimo. 
Anche sull’ordine del giorno Mucci n.9/3634/39 vi è una riformulazione. Deputata Mucci, accetta ? Benissimo. 
È così esaurito l’esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3634)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. 
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Pia Locatelli. Ne ha facoltà.

PIA ELDA LOCATELLI. Signora Presidente, con l’approvazione di questa legge ci mettiamo finalmente al passo con una parte dell’Europa, con quei Paesi che hanno le leggi sulle unioni civili.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, però ! Se dovete defluire fatelo in silenzio ! Un secondo, deputata, le blocco il tempo: un secondo, abbia pazienza, perché altrimenti facciamo fatica a sentirla. Per favore, deputati, abbassate il tono della voce.

PIA ELDA LOCATELLI. Come dicevo, ci stiamo mettendo al passo con alcuni Paesi d’Europa. Non siamo gli ultimi, ma siamo tra gli ultimi. Solo Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia non hanno, al momento, una legge sulle coppie omosessuali e non è un caso che si tratti dei nuovi arrivati nella grande famiglia europea. Sono tredici anni che proviamo a fare una legge, sono ventotto che ne parliamo; ci sono stati diversi tentativi da quando, nell’ottobre 2002, il deputato Franco Grillini presentò una proposta di legge intitolata: Disciplina del patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto, i Pacs, che riproponeva in Italia la legge approvata in Francia tre anni prima. Poi, nel 2007, fu la volta dei Dico delle allora Ministre Pollastrini e Bindi e, poi, dei Cus, i contratti di unione solidale di Cesare Salvi, per finire, nel 2008, con i Didoré, acronimo per diritti e doveri di reciprocità dei conviventi, dell’allora Ministro Brunetta. Nessuno di questi provvedimenti è riuscito a diventare legge, ma la storia è molto più lunga, è iniziata nella seconda metà degli anni Ottanta, quando, come donne socialiste, incominciammo a lavorare e ad elaborare politiche organiche per le famiglie. Si trattava di dieci proposte che affrontavano temi diversi che partivano dalla lettura senza pregiudizi della società, osservandola nelle sue trasformazioni; quelle proposte definivano il ruolo di chi fa le leggi, che non è quello di entrare nel merito delle singole scelte e, meno che mai, di ergersi a giudice, ma piuttosto di osservare attentamente i cambiamenti sociali, l’emergere continuo di bisogni individuali, rapportandoli alle esigenze collettive, facendo sintesi di un difficile equilibrio fra le ragioni delle individualità e le ragioni della collettività. Erano proposte che avevano come riferimento complessivo la famiglia nelle sue diverse configurazioni, istituto passato indenne attraverso i secoli, proprio per la sua capacità di modificarsi in ragione delle trasformazioni sociali. È stata, secondo noi socialisti e noi socialiste, la flessibilità, e non la rigidità del modello unico, quella che ha dato alle famiglie forza e durata nel tempo. Parlavamo di assegni di maternità e di congedi parentali, di asili nido e di consultori familiari, ancora oggi insufficienti, di detrazioni di imposta per babysitter, e ci siamo arrivati, di famiglie di fatto, di affido, di adozioni. È passato più di un quarto di secolo e ad oggi, ed intendo proprio «oggi», nessun passo avanti è stato fatto, ma oggi cambia qualcosa. Perché ho fatto questa storia ? Perché la storia serve a capire il presente e, quindi, aiuta nelle decisioni. Oggi siamo nelle condizioni di fare questo passo avanti e di cambiare qualcosa. Arriviamo in ritardo, arriviamo con una legge che per alcuni versi è già vecchia, in molti Paesi europei si è già andati oltre, approvando, come noi avremmo voluto, i matrimoni fra le persone dello stesso sesso e consentendo le adozioni. Ma finalmente arriviamo, concludiamo un iter legislativo, il che è certamente apprezzabile, così come sono apprezzabili molti aspetti del testo che ci arriva dal Senato, che per buona parte dei diritti equipara le unioni civili al matrimonio. Penso, soprattutto, alla reversibilità delle pensioni, cosa che non era affatto scontata e che rappresenta una bella vittoria. Ci sono però delle parti di questo provvedimento che non ci soddisfano e che non ci permettono di festeggiare, come avremmo voluto, l’approvazione di una legge che attendiamo, che auspichiamo da anni. In primis, credo che siamo tutti d’accordo, almeno noi che abbiamo una cultura europea, che le persone non possono essere discriminate sulla base del loro orientamento sessuale, lo dice l’articolo 10 del Trattato della UE: «Nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche ed azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza, l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale». Insistiamo spesso e giustamente sulla inaccettabilità della discriminazione religiosa ma questa non ha più dignità della discriminazione per l’orientamento sessuale. 
Invece, questa legge, di fatto, discrimina sulla base dell’orientamento sessuale; ad esempio, nella legge, abbiamo cancellato il riferimento alle famiglie, vi è solo un accenno nel comma 12, perché le persone con identità o orientamento sessuale «diverso» non hanno diritto a chiamarsi «famiglia»; ma perché ? Un altro indice di questa considerazione di inferiorità nei confronti delle coppie omo è la cancellazione dell’obbligo di fedeltà. Noi socialisti abbiamo dapprima pensato che l’introduzione di questo comma fosse una sorta di sberleffo, chiaramente difficile da accettare. Forse, invece, è qualche cosa di più profondo, è la manifestazione di un atteggiamento discriminatorio che sottolinea che l’amore tra le persone dello stesso sesso o dello stesso orientamento sessuale non ha la stessa capacità generosa, donativa, la stessa profondità che c’è o che può esserci tra persone di sesso diverso. Ed infine lo stralcio della stepchild adoption, cioè la possibilità di creare un rapporto giuridico con il partner o la partner del genitore biologico. Noi socialisti avremmo voluto non solo la stepchild adoption, che rappresenta già un compromesso al ribasso, ma la piena possibilità di adozione per le coppie etero e omo. Abbiamo presentato degli emendamenti in tal senso e una proposta di legge sia alla Camera sia al Senato che mi auguro venga discussa al più presto. Quando il provvedimento era in discussione al Senato, è stato detto che la stepchild adoption era il massimo che si poteva ottenere e ci siamo piegati al compromesso. Poi è arrivato lo stralcio, compromesso del compromesso, con la promessa che il tema dell’adozione sarà affrontato nella sua complessità, per regolare la materia in modo organico. Mi auguro che sia così…

PRESIDENTE. Concluda.

PIA ELDA LOCATELLI. Mi avvio a concludere. Ma facciamolo, facciamolo presto, perché se davvero ci sta a cuore l’interesse dei minori non possiamo non pensare che se questi minori dovessero perdere il genitore biologico, ecco, con questa legge perderebbero, non uno, ma entrambi i genitori e questo è in contraddizione con l’interesse del minore. Nonostante queste carenze voteremo a favore di questo provvedimento, è un passo avanti e con la sua approvazione noi superiamo una sorta di tabù, cioè il legiferare in tema di diritti di persone LGBT, ed è un fatto positivo, ma colmiamo solo in parte una lacuna in tema di uguaglianza. Non possiamo dire che stiamo facendo una gran bella legge, no, abbiamo fatto solo un primo passo, il primo di un percorso che necessita di molti altri passi per affermare il principio di uguaglianza e cioè dare a tutti e a tutte gli stessi diritti e le stesse libertà fondamentali (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) – Liberali per l’Italia (PLI)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Eugenia Roccella. Ne ha facoltà.

EUGENIA ROCCELLA. Grazie, Presidente. Il tempo della discussione – se mai c’è stato, visto che lo spazio è stato molto limitato – è finito; abbiamo già detto tutto il possibile contro il metodo e contro il merito di questa legge, una legge all’insegna dell’ipocrisia consapevole. Si tratta, a tutti gli effetti, di un matrimonio, con tutti i diritti del matrimonio, ma si chiama unioni civili; si è detto, anzi, proclamato ai quattro venti che è stata stralciata la stepchild adoption, ma in realtà è stata solo delegata ai tribunali, tra l’altro seguendo la linea già predisposta dall’avvocatura dello Stato, quindi, dal Governo. Ci sono state già cinque sentenze che consentono l’adozione gay in un mese dall’approvazione della legge al Senato. Parlo di ipocrisia, perché ? Perché è necessaria davanti a un elettorato di fronte al quale non ci si vogliono assumere tutte le responsabilità del caso, non si vuole dire la verità proprio perché, come abbiamo già detto, questa è una legge che è stata fatta contro il Paese e in buona misura contro il Parlamento che non ha avuto modo di esprimersi liberamente. Ma tutto questo lo abbiamo già detto, così come è stato detto sulle forzature procedurali e costituzionali, sul doppio voto di fiducia, sulla improvvisa trasformazione di una legge che era d’iniziativa parlamentare in una legge di Governo, da legge Cirinnà a legge Renzi-Alfano, quindi ci resta solo da ribadire il nostro «no» a questa legge che non è fatta per assicurare i diritti a chi convive, di qualunque orientamento sessuale sia, ma per smontare la famiglia che è il nucleo su cui si fonda la coesione della comunità, quindi per segare il ramo su cui tutti noi siamo seduti e per ridurre il figlio a un oggetto reperibile sul mercato. Su questo stendiamo un velo pietoso, su quello che è accaduto con la bocciatura di tutti gli emendamenti sull’utero in affitto in Commissione giustizia e per quanto riguarda le mozioni sull’utero in affitto, perché tutte le mozioni che contenevano una qualche misura minimamente efficace su questo tema sono state bocciate, persino adesso con gli ordini del giorno. 
Però la battaglia non è finita, il percorso parlamentare sta finendo, adesso siamo all’ultimo atto, al voto finale, ma la battaglia non è finita semplicemente esce dal palazzo, deve spostarsi di nuovo nelle piazze, nelle strade, la porteremo fuori dal palazzo. Ricordiamo ancora una volta lo slogan di piazza San Giovanni e di piazza del Circo Massimo «Renzi ci ricorderemo». Non solo dobbiamo dare attuazione a questo slogan, ma dobbiamo dare soprattutto il modo agli elettori presi in giro, ai cittadini italiani presi in giro, attraverso tutti i trucchetti e le ipocrisie che ha messo in campo questa legge, di esprimersi, di essere interpellati direttamente su questa legge, di dire un «sì» o un «no». Ci incaricheremo di fare questo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Ottobre. Ne ha facoltà.

MAURO OTTOBRE. Grazie Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, con il «sì» definitivo della Camera si riconoscono anche in Italia i diritti delle coppie omosessuali e dei conviventi di fatto. Il Parlamento si assume in tal modo le proprie responsabilità e compie una scelta di dignità e di uguaglianza a cui nel corso di questi anni è stato più volte richiamato dalla Corte costituzionale, dalle sentenze della magistratura, dalla Corte europea per i diritti dell’uomo, che in modo coerente ed unanime hanno richiesto di intervenire contro evidenti e gravi forme di discriminazione. 
Abbiamo assistito a contrapposizioni pregiudiziali che non hanno alcuna legittimità in relazione alle disposizioni introdotte con il provvedimento. Espressioni quali «sovversione antropologica» o «lacerazione del Paese», come pretestuosi rilievi di incostituzionalità, non sono accettabili, non possono avere alcuna legittimità e non hanno alcun fondamento, giacché con la legge sulle unioni civili non si introduce alcuna forma di equiparazione fra unione civile e famiglia. Non abbiamo accettato che tali insostenibili semplificazioni fossero ancora una volta la ragione di un Parlamento incapace di decidere e di scegliere. Incapacità e non volontà di legiferare che fino ad oggi hanno avuto conseguenze e vittime. Vorrei ricordare Samuelle Daves transgender di Riva del Garda, impegnata sui diritti delle persone, che ha scelto il suicidio quale forma di protesta estrema. Si riconoscono alle unioni civili dei diritti essenziali in ordine ai diritti successori, all’assistenza morale e materiale, al regime patrimoniale prescelto, a forme di tutela anche in caso di scioglimento dell’unione. Diritti non meno fondamentali, seppure in parte differenti, sono riconosciuti alle convivenze di fatto che compiono la scelta della dichiarazione anagrafica e che fino ad oggi sono state prive di tutela di diritti. 
Con la legge sulle unioni civili siamo tutti più consapevoli in nome di un principio di libertà che non è mai una libertà assoluta, ma si identifica con la piena adesione ad una visione responsabili dei diritti della persona e dei diritti sociali. Per queste ragioni la Südtiroler Volkspartei e il Partito autonomista trentino tirolese, ribadiscono il loro voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Abrignani. Ne ha facoltà.

IGNAZIO ABRIGNANI. Grazie signora Presidente. Onorevoli colleghi, membri del Governo, l’articolo 2 della Costituzione dispone che «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». 
Come ci ha detto la Corte costituzionale nella sentenza n.138 del 2010, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità semplice o complessa, idonea a consentire e a favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione ed in tale nozione è sicuramente da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri. 
E se è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, come recita l’articolo 3, secondo comma, della Costituzione, è allora compito di questo Parlamento affrontare il tema e dare una risposta. Da domani potremmo dire che ce l’abbiamo fatta, senza però nascondere il terribile ritardo con cui siamo arrivati. 
È del 1997 il Trattato di Amsterdam che conferisce all’Unione europea il potere di prendere provvedimenti per contrastare la discriminazione, compresa quella sull’orientamento sessuale. Ed è del 2006 la risoluzione del Parlamento europeo che sollecita gli Stati membri a porre fine alle discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso in numerose materie, tra cui la successione, la proprietà, la locazione, le pensioni e la fiscalità. Non è stato bello che si sia dovuti arrivare all’approvazione di questo testo tramite due fiducie, quella del Senato, votata lo scorso 25 febbraio, e quella che è stata accordata da quest’Aula al Governo proprio oggi. Non è stato bello, ma purtroppo necessario alla luce delle minacce ostruzionistiche di chi osteggiava e ancora oggi osteggia questo provvedimento. 
Per questo non ci siamo tirati indietro votando la fiducia sia oggi che al Senato perché, come andiamo ripetendo sin dal principio, il nostro gruppo ALA ha un DNA riformista, ed è pronto a votare con la maggioranza ogni qual volta all’ordine del giorno ci sia una buona legge che mira ad ammodernare il nostro Paese, come in questo caso.
Era necessario raggiungere l’obiettivo e condurre in porto questo provvedimento per rispondere alle attese di migliaia di persone che da anni si vedono negati i diritti fondamentali. Diritti che, a parole, molte forze politiche, non solo della maggioranza, condividono. Peccato che al teatrino dell’opposizione pretestuosa non si sia sottratto neanche il MoVimento 5 Stelle che in una giravolta acrobatica sul proprio emendamento ha costretto il Governo a porre la fiducia e a coprire purtroppo il dibattito. E se non stupisce l’opposizione a prescindere dei 5 Stelle, né la contrarietà ideologica a un provvedimento di libertà da parte degli ambasciatori del lepenismo italiano (anche se Marine Le Pen ultimamente ha dichiarato di essere a favore di una evoluzione dei Pacs), sono altre le posizioni che ci sorprendono, perché a perdere un’occasione su questo provvedimento non sono stati solo i 5 Stelle. Mi rivolgo, invece, ai miei vecchi colleghi, di quello che doveva essere il partito liberale di massa e che oggi invece, per fortuna con autorevoli eccezioni, si ritrova su posizioni care alla destra più oltranzista, una destra che ha già in passato bloccato tutti i tentativi di intervento sulla materia. 
E pure se si guarda l’esperienza di altri Paesi europei, è stato Cameron col suo Governo conservatore a portare il Regno Unito alla legalizzazione del matrimonio egualitario, ed è stato Aznar col suo Governo popolare, nel 1998, ad approvare le unioni civili in Spagna. 
Dispiace, inoltre, leggere che qualcuno proprio oggi leghi il suo «no» al referendum sulla riforma costituzionale del prossimo autunno all’approvazione di questa legge sui diritti civili, implicitamente strumentalizzandola e derubricandola a pretesto per un’altra battaglia politica. Chi non condivide questa legge non confonde i piani. Vuole un referendum su cui esprimersi ? Raccolga le firme contro questo testo e saranno gli italiani di esprimersi sulla nuova disciplina delle unioni civili. Non si strumentalizzi però un percorso autonomo che è stato compiuto sulle riforme costituzionali. 
Scendendo nel dettaglio del provvedimento, questo disegno di legge disciplina – lo sappiamo – due istituti, le unioni civili tra persone dello stesso sesso riservato alle coppie omosessuali, con l’introduzione di tutta una serie di disposizioni, e la convivenza di fatto aperta a tutti, con una serie di garanzie minori. 
La previsione di un istituto apposito per i soli omosessuali, così come il matrimonio è riservato agli eterosessuali, è una soluzione costituzionalmente obbligata, oltre che, per chi parla, una profonda convinzione. Ed è esattamente ciò che la Consulta ha stabilito in diverse sentenze. Cito solo un passaggio della sentenza n.138 del 2010: nell’ambito applicativo dell’articolo 2 della Costituzione spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette. Si tratta tecnicamente di una sentenza non soltanto interpretativa di rigetto ma di una sentenza che contiene un monito preciso: il Parlamento ha il compito, l’obbligo, di legiferare in materia. 
Inoltre, ma non meno importante, il disegno di legge si fonda non sulla creazione di nuovi diritti ma sul riconoscimento di quella priorità di diritti inviolabili che già nel nostro ordinamento costituzionale ricevono tutele insuperabili in forza dei princìpi fondamentali previsti negli articoli da 1 a 12 della Costituzione. 
L’articolo 2, come abbiamo già avuto modo di affermare, tutela in modo inviolabile gli individui in tutti quei diritti fondamentali che afferiscono al suo essere. Ciò significa che, secondo i padri costituenti, l’essere umano ha la titolarità naturale di un nucleo di diritti inviolabili. La storia, le scienze e anche tutte le religioni ci indicano come, fra questi diritti, vi sia innanzitutto quello del bene, degli affetti e dei sentimenti rivolti al prossimo. Lo Stato non può espropriare l’individuo di questo diritto fondamentale di cui egli gode all’interno di qualsiasi formazione sociale, perché esso rientra nella sfera dei diritti individuali fondamentali. 
Non è consentito al legislatore poter scardinare tale fondamento della nostra democrazia, introducendo limiti e confini a questi diritti a causa dell’appartenenza di genere. Non vi è ragione alcuna per escludere dall’alveo dell’articolo 2 un nucleo costituito da più individui in base alla loro scelta affettiva; in caso contrario si determinerebbe sì una violazione di diritti individuali. 
Concludo, signora Presidente, con un ultimo ragionamento che noi di Alleanza Liberalpopolare Autonomie abbiamo espresso chiaramente anche in Senato: crediamo che l’Italia abbia bisogno di una legge sui diritti civili, non solo per gli inviti che ci sono giunti da più parti anche a livello europeo; serve una legge che non renda le unioni surrogati dei matrimoni ma che dia la possibilità di assistenza in caso di malattia, la reversibilità pensionistica, tutti i diritti in materia successoria. Quello sottoposto oggi al nostro vaglio è un provvedimento atteso e richiesto da migliaia di persone, di diversi orientamenti sessuali e di diverse generazioni, ma direi ancor prima sollecitato dalla nostra Carta costituzionale nei suoi principi fondamentali, al fine di superare quelle forme di discriminazione sociale tra i cittadini del nostro Paese. È un provvedimento sollecitato dalla nostra Costituzione quando essa richiama i diritti inviolabili dell’uomo, quando afferma il diritto di pari dignità sociale dei cittadini. 
Signora Presidente, alcune forze politiche presenti in quest’Aula ancora ieri hanno avanzato eccezioni di costituzionalità su questo disegno di legge. Noi siamo, al contrario, convinti che esso, superando un colpevole, anzi doloroso, ritardo normativo, applichi finalmente e pienamente la nostra Costituzione. 
Sulle unioni civili è arrivato il momento di dire la verità: l’equilibrio raggiunto è solido, responsabile e per nulla ideologico, perciò come ho dichiarato stamattina, il «sì» alle unioni civili è un atto di civiltà. 
Per questi motivi esprimo il voto favorevole a nome di Alleanza Liberalpopolare Autonomie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Eleonora Bechis. Ne ha facoltà.

ELEONORA BECHIS. Signora Presidente, onorevoli colleghi, ci sono voluti trent’anni per arrivare al punto in cui siamo oggi. Il dibattito parlamentare sul riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, iniziato in queste Aule nel lontano 1986 dal gruppo interparlamentare donne comuniste, ha portato finalmente a svelare la vera natura di questo Paese e a dare finalmente ai nostri concittadini omosessuali un bene loro sottratto da tanto tempo, troppo tempo: la dignità di essere legalmente considerati cittadini di serie B.

PRESIDENTE. Si possono liberare i banchi del Governo, per favore ? Grazie. Prego, deputata.

ELEONORA BECHIS. Trent’anni per arrivare a una legge arretrata, cedevole, e dal destino segnato. È mia convinzione, infatti, che il giorno dopo la sua firma inizieranno i processi nei tribunali e le manifestazioni in tutta Italia per affermare il diritto di essere cittadini con la «c» maiuscola. 
Il testo su cui quest’Aula è chiamata ad esprimersi è un pasticcio incredibile, figlio di una serie infinita di compromessi al ribasso. Il testo, infatti, è stato stravolto non solo sotto l’aspetto sociale e politico ma anche sotto quello formale. 
Ad una valutazione di insieme, è evidente che siamo di fronte a un’occasione mancata, ad un’assoluta perdita di tempo col passaggio alla Camera: audizioni, pareri di esperti, magistrati, docenti universitari e associazioni sono stati completamente ignorati, sono stati bocciati tutti gli emendamenti presentati che avrebbero potuto migliorare il testo e, per chiudere in bellezza, viene posta anche la fiducia, una fiducia al quadrato, prima al Senato e ora alla Camera. 
È vero, quello delle unioni civili è una lacuna normativa insostenibile, per un Paese civile. Per anni abbiamo assistito al susseguirsi di proposte, più o meno buone, tutte sprofondate nell’oblio. Si è sempre trattato di iniziative monche nate sulla scorta di mediazioni interessate che poco avevano in comune con il tema dei diritti.
Certo, questo è un provvedimento nuovo e di più ampio respiro, rispetto ai suoi fratelli minori, ma non basta, ci sono ancora molti fattori discriminanti, soprattutto nella loro accezione di diritto, limitata ad una sola parte dei cittadini, e questo è assurdo. 
La proposta istituisce un nuovo istituto che tutela parzialmente diritti che prima di oggi non erano contemplati nelle nostre leggi, un primo modesto passo che riconosce realtà di convivenza e di coppia anche per le persone dello stesso sesso. Questa legge creerà una situazione che comunque è lontana anni luce dal riconoscimento pieno di uguaglianza e di diritto per le coppie LGBT. La distinzione tra coppie omosessuali ed eterosessuali nell’accesso alle nuove unioni civili risulta contraddittorio, rispetto al contenuto dell’articolo 3 della Costituzione, che fa dell’uguaglianza uno dei principi fondamentali della nostra casa comune; questa legge, invece, istituisce una formazione sociale che si basa proprio sulla distinzione di sesso tra i contraenti, riguardando solamente le coppie dello stesso sesso. 
Non si possono creare nuovi diritti civili che non siano validi per tutti, solo perché non si ha il coraggio di estendere quelli esistenti senza limitazioni. È chiaro a tutti che questa è una scelta voluta dalla maggioranza cattolica del PD e che deriva da un accordo al ribasso in pieno stile renziano. 
Ancora una volta, cari colleghi, siamo chiamati a esprimerci su un testo monco che serve solo a dare nuovi elementi alla propaganda. Infatti, questa è una legge che non garantisce tutto per non deludere nessuno. L’esempio perfetto è il comma 20, che estende i diritti alle coppie omosessuali ma non al punto di renderle uguali alle coppie etero. E chi sarà a farne le spese ? Lo sappiamo tutti, anche chi fa finta di non capire: ancora una volta saranno i bambini a pagare il prezzo più alto. 
In questo pasticcio legislativo composto da un solo articolo, la parola «figli» compare solo nel comma 42. Non è giusto che, per scoraggiare una modalità di procreazione che non viene accettata dalle parti più reazionarie del Paese, si colpiscano i bambini che ne sono il frutto. È cinico, oltre che odioso, negare i loro diritti per educare altri aspiranti padri gay. Si è sprecato troppo tempo a parlare dell’eticità o meno della gestazione, peraltro tralasciando un quesito importante: impedire la possibilità di adottare il figlio del partner servirà davvero a scoraggiare la gestazione per altri ? Io sono convinta di no. 
Ognuno è libero di giudicare a suo modo il desiderio delle coppie omosessuali di diventare padri o madri, nessuno, però, si può permettere di presentare questa volontà come un capriccio, nessuno può pensare che per una persona omosessuale fare figli sia come acquistare un’automobile e per gli etero sia invece qualcosa di superiore. Non esistono genitori gay e genitori etero, ma solo buoni genitori e cattivi genitori. 
Diventare genitore è una scelta totale, che comporta soprattutto responsabilità oltre che impegno di tempo, affetti, denaro e libertà professionale. Pertanto vietare l’adozione del figlio del partnernon incide assolutamente sulla gestazione per altri, perché ciò che non si può né vietare né regolare è il desiderio che la muove, quel desiderio di diventare genitori che non si arresta con un divieto legislativo. 
Oggi, noi di Alternativa Libera-Possibile ci troviamo combattuti, perché, da un lato, è indispensabile che il nostro Paese si doti di una norma che riconosca finalmente di fronte alla legge le coppie omosessuali, dall’altro, non vogliamo votare una legge che discrimina le famiglie arcobaleno e mette nel cassetto il diritto dei bambini di essere felici e di sentirsi come gli altri. 
Tuttavia, siamo coscienti che l’operazione mediatica messa in atto su questo provvedimento ha creato nella gente l’immagine che chiunque ritardi l’approvazione di questa legge sia omofobo e sia contro i diritti, creando una distorsione della realtà. 
Ma concludo con un piccolo aneddoto capitato qualche tempo fa. È il primo dicembre, Rosa, una ragazza che torna a casa dal lavoro, sale sull’autobus e si siede al primo posto libero che trova. Qualche fermata più avanti sale un signore che rivendica il diritto di sedersi sul suo posto. Le dice che i posti per i cittadini di serie B come lei sono al fondo e che lui vuole sedersi. Lei lo guarda e pensa che non vi siano differenze di rilievo tra lei e lui, a parte il fatto che lei è seduta e lui è in piedi. Quindi, garbatamente risponde che lei sarebbe rimasta al suo posto. Quel giorno nella lontana America del 1955, dove ai neri era stato dato il diritto di servirsi dei mezzi pubblici ma solo sedendosi nei posti a loro dedicati senza mescolarsi con i bianchi, fu chiaro a tutti che era stupido dividere i cittadini in bianchi e neri. Pertanto, oggi la componente di cui faccio parte, Alternativa Libera-Possibile, si asterrà perché è stupido continuare a dividerci in cittadini di serie A e di serie B (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alternativa Libera-Possibile).

PRESIDENTE. Adesso sarebbe iscritto a parlare il deputato Ignazio La Russa ma non mi pare di vederlo in Aula. 
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gaetano Piepoli. Ne ha facoltà.

GAETANO PIEPOLI. Grazie, Presidente. Il gruppo parlamentare Democrazia Solidale-Centro Democratico ha deliberato di lasciare libertà di voto ai propri deputati in relazione sicuramente alle diverse sensibilità presenti nel nostro gruppo ma anche in relazione a una valutazione, oserei dire, un po’ tormentata della comparazione e del bilanciamento tra punti pieni e punti vuoti in questa proposta di legge. 
È evidente che c’era un dato alle nostre spalle, un’esigenza non derogabile di disciplinare questa formazione sociale e, tuttavia, non possiamo fingere di non vedere che, sia pure in relazione a un eccesso nell’affermazione dei propri valori, a una sorta di hubris nel percorso parlamentare, l’emergenza ha prodotto anche questa singolare anomalia della fiducia su questo testo di legge. 
Noi sappiamo che, nell’affermazione certamente di questo bisogno di disciplina che non contestiamo, anzi che pienamente valorizziamo e a cui aderiamo, c’era invece l’esigenza di dover trovare tra, da una parte, la giurisprudenza della Corte costituzionale e, dall’altra, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel loro rapporto dialettico, la possibilità di riempire quello spazio intermedio fondando più correttamente la discrezionalità etico-politica del legislatore. 
La singolarità del percorso legislativo non ha permesso questo e devo onestamente riconoscere che non c’è in alcun modo una contraddizione tra l’affermazione e la coscienza dell’esigenza di disciplinare questo istituto e questa formazione sociale e la preoccupazione della fragilità del testo medesimo che, così come fatto, sicuramente a nostro parere finirà con l’aprire la strada a difficoltà applicative e interpretative che produrranno una molteplicità spesso alluvionale di decisioni della giurisprudenza di merito e ciò, a nostro parere, non aiuta molto quello che invece è il nostro compito centrale di lavorare per l’unificazione più profonda del popolo italiano. 
Ma c’è una seconda ragione che qui vorrei richiamare ed è che i processi di globalizzazione che oramai noi abbiamo come contesto e vincolo della nostra azione quotidiana hanno posto in Europa – ed è un peccato che questo non sia avvenuto per noi come legislatore in questo contesto legislativo – un tema fondamentale che è il tema della funzione della legge nella disciplina dello statuto della persona, nel supporto giuridico alla sua espansione individuale: un tema particolarmente impegnativo soprattutto in un quadro europeo in cui sempre più la forbice si è realizzata e consumata intorno alla libertà, tra i diritti relativi alla libertà e i poteri relativi alla libertà. 
Non vedere questa dicotomia e sottrarsi a un’indagine spregiudicata di questo nuovo ruolo della legge sullo statuto più delicato, che è proprio quello della persona, significa un po’ obiettivamente depotenziare le possibilità del processo legislativo. Poiché sappiamo che saremo sempre più chiamati a misurarci con questo tema, noi invitiamo ad aprire questo dibattito perché ne va in fondo della nostra funzione soprattutto in una società italiana che, come diceva Aldo Moro, è caratterizzata da passioni forti e da istituzioni fragili. Vorrei qui concludere ricordando che certamente il dibattito europeo pone fortemente in dubbio la possibilità di una espansione che sia nello stesso tempo un progresso se ci si attesta esclusivamente sulla politica dei diritti che, priva di questo orizzonte più ampio, rischia di diventare, come ha detto un illustre costituzionalista, ahimè una politica surrogata (Applausi dei deputati del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico e del deputato Longo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fedriga. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie, Presidente. Parlando del provvedimento – se mi vuole ascoltare – delle unioni civili… non ho fretta… non si preoccupi…

PRESIDENTE. Alla Presidenza confluiscono sempre molte richieste. Prego, deputato Fedriga.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Capisco. Non si preoccupi. Parlando del provvedimento delle unioni civili, «non credo…sia un provvedimento su cui, ad esempio, introdurre l’elemento della fiducia. È un elemento su cui credo bisognerà lasciare a tutti la possibilità di esprimersi»: non sono le mie parole, sono le parole espresse il 29 dicembre 2015 dal Presidente del Consiglio Renzi. Il Presidente del Consiglio bugiardo, che per l’ennesima volta smentisce se stesso anche nella fiducia imposta a questa Camera, è la dimostrazione che abbiamo un Governo che non è che non rispetti gli impegni con la Lega, non è che non rispetti gli impegni con il Parlamento: non rispetta gli impegni con il Paese. E devo Presidente dirle che anche la Presidenza ha una responsabilità in quanto è successo perché è vero che non poteva intervenire direttamente opponendosi alla fiducia ma poteva utilizzare strumenti anche di moral suasion per impedire di fatto l’introduzione della fiducia stessa. Infatti, Presidente, quando c’era da stravolgere il Regolamento per tutelare la maggioranza e il Governo, la Presidenza non ha esitato a mettere la tagliola. Quando, invece, come in questa discussione la Presidenza doveva interpretare il Regolamento utilizzando semplicemente il buonsenso e utilizzando un’interpretazione un po’ più estensiva, la Presidenza ha detto «no». Sia chiaro che personalmente e come movimento ci batteremo sempre affinché ogni individuo sia libero di vivere la propria affettività e le proprie preferenze sessuali liberamente. Altra cosa però è istituire di fatto il matrimonio gay. Entrando nel merito del provvedimento, infatti, questa proposta di legge introduce proprio il matrimonio gayLa norma sulle unioni civili richiama infatti ai medesimi articoli del codice civile riferiti al matrimonio e questo, Presidente, rappresenta un attacco diretto alla famiglia. Infatti, se effettivamente volevano ampliare i diritti civili del singolo, potevano farlo tranquillamente con il consenso, credo, unanime di questo Parlamento. Le faccio un esempio: se io volessi essere assistito in caso di malattia dal mio migliore amico di una vita, adesso non potrei farlo: perché non estendere in quel caso la libertà, la vera libertà di scelta per l’individuo ? Invece si è voluto fare semplicemente la fotocopia del matrimonio che non ha nulla a che fare con i diritti civili ma – ripeto – è un attacco diretto alla famiglia. Infatti ci sono due modi per attaccare la famiglia: quello diretto che ovviamente voi non avete avuto il coraggio di scrivere oppure annacquando tutto, dicendo che qualsiasi cosa è famiglia. In quel caso il tutto diventa niente e la maschera l’avete tolta dando parere contrario e, votando come maggioranza, contro un nostro ordine del giorno che diceva semplicemente di «promuovere una politica – lo leggo testualmente – a sostegno della famiglia quale nucleo fondamentale della nostra società». Avete votato contro, la maschera è scesa. La maschera è scesa anche – e devo dire in modo più drammatico – per quanto riguarda le adozioni e per quanto riguarda la pratica dell’utero in affitto. Non sto qui a rileggere, ma lo sa tutta l’Aula – ed è giusto che lo sappia anche chi ci ascolta da casa, che Governo e maggioranza hanno votato contro alcuni nostri ordini del giorno che impegnavano il Governo affinché si facesse interprete, anche sui tavoli internazionali, della necessità di fermare l’aberrante pratica dell’utero in affitto. Avete votato contro e il Governo ha dato parere contrario. 
Ebbene, in questa legge, di fatto anche questo in modo surrettizio, perché non avete nemmeno il coraggio di scriverlo, introducete l’adozione gay, e quindi anche, indirettamente, la pratica dell’utero in affitto. Gli articoli del codice civile che richiamate, i medesimi del matrimonio, combinati al comma 20 della norma che stiamo discutendo, di fatto, avallano l’utero in affitto. Presidente, state scrivendo per legge che un bambino, ancor prima di nascere, non ha diritto ad avere un papà e una mamma. È un abominio ! 
I casi, i percorsi della vita, le difficoltà possono far venir meno un genitore, è evidente ed è vero, ma scrivere per legge che alcuni bambini non hanno diritto a papà e mamma è aberrante. Non esiste il diritto ad avere un figlio: può essere un buon desiderio, ma non è un diritto. Il diritto che esiste è quello del bambino di avere un papà è una mamma (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini). L’affitto di un utero, per capire di cosa si tratta, è un individuo che decide di affittare l’utero, comprare un ovulo, inseminarlo con un donatore maschio e far nascere, o meglio, comprare una vita. E questo perché viene portato avanti ? Perché il bambino non deve avere la minima possibile percezione che esista una mamma, e quindi bisogna mischiare tutto, perché al bambino quel diritto bisogna negarglielo. 
E questo voi state avallando, indirettamente in questa norma. Ripeto, la prova di ciò è la bocciatura dei nostri ordini del giorno. La vita – lo dico al Governo, lo dico a Renzi, lo dico alla maggioranza – non si compra. E lo dico anche a Vendola: la vita non si compra (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) ! L’attacco che state facendo alla famiglia è su tutti i fronti, anche, per esempio, con l’introduzione dell’ideologia gender che state portando nelle scuole e che i vostri amministratori locali stanno portando avanti. Vi porto il caso della mia regione, dove, addirittura, per cercare di non chiedere nemmeno il consenso alla famiglia se si vogliono portare avanti lezioni che vengono discusse non da un professore, ma da un volontario dell’Arcigay, hanno introdotto nel POF questi corsi, cosicché che i genitori non debbano dare consensi, seppur i figli sono minorenni. 
Avviene nelle scuole del Friuli-Venezia Giulia, nelle scuole di Trieste, con la vostra amata Serracchiani e il sindaco Cosolini, che speriamo che con queste elezioni vada finalmente a casa. Avete introdotto per i bambini delle scuole materne il «gioco del rispetto», che è un gioco che prevede che i bambini dai tre ai cinque anni si scambino i vestiti tra maschietto e femminuccia, che si peschino i vestiti da principessa e se li mettano i bambini – non è uno scherzo ! – e i vestiti da cavaliere vadano alle femminucce, per dire che non esiste alcun tipo di differenza. È una vergogna assoluta ! Questo è un attacco a degli esseri indifesi che sono i bambini. E allora noi ci battiamo con orgoglio, ci battiamo malgrado – mi permetta, Presidente, di leggere in Aula la civiltà di chi chiede diritti civili – mi scrivano, perché porto avanti questa battaglia, che qualcuno legittimamente non può condividere, «ti auguro un figlio omosessuale e ti auguro di vederlo soffrire e vederlo morire suicida, come è successo a Bari». Grazie, questa civiltà di chi chiede diritti civili ve la lascio volentieri (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini), però annuncio che noi andremo avanti, malgrado una maggioranza schiavizzata, malgrado NCD che vota addirittura contro l’ordine del giorno per tutelare la famiglia, la svendita totale di qualsiasi principio: infatti se me lo aspetto da partiti come SEL, che, pur su posizioni diverse, molto diverse, rispetto per una coerenza, la coerenza di chi svende qualsiasi propria idea per una poltrona, perdonatemi, ma non la posso accettare, prima che da parlamentare, da cittadino, da cittadino elettore (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini). Malgrado tutto questo, noi andremo dal popolo, a chiedere di esprimere la propria volontà, perché malgrado questo Parlamento, falsificato da una legge elettorale che ha fatto entrare in modo non costituzionale una maggioranza parlamentare, e un Presidente del Consiglio non eletto, malgrado questo servilismo dimostrato, noi chiederemo al popolo. 
E, per questo, nella giornata di domani annunceremo un referendum perché finalmente la parola torni a quei cittadini liberi che non mirano, – concludo –, alla poltrona, ma semplicemente a una società normale per i propri figli (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini – Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Giovanni Monchiero. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MONCHIERO. Grazie, Presidente. La proposta di legge oggi in esame risolve un problema non più rinviabile: il riconoscimento di forme di convivenza fra due persone maggiorenni unite da legami affettivi e non inquadrabili nello schema della famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio. Il fenomeno non è marginale e non riguarda solo coppie omosessuali, perché i conviventi eterosessuali che non intendano, per le ragioni più varie, contrarre matrimonio sono oggi numerosissimi. La legge non poteva ignorare questa realtà e disciplina entrambe le situazioni. Per le coppie omosessuali che vogliono accedere ad un insieme di diritti e doveri simile a quello delle coppie sposate è previsto l’istituto dell’unione civile. Per tutti coloro che scelgono la via della convivenza di fatto la proposta di legge riconosce alcuni dei diritti previsti per i coniugi e per i membri dell’unione civile. 
La Corte costituzionale aveva in passato costantemente affermato che la convivenza more uxorio è diversa dal vincolo coniugale e a questo non meccanicamente assimilabile al fine di desumerne la necessità di una parificazione di trattamento, e che, tuttavia, l’unione di fatto è formazione sociale meritevole di tutela. Le unioni omosessuali possono, dunque, trovare riconoscimento e garanzia come formazioni sociali e la Corte costituzionale ha più volte sollecitato il legislatore ad intervenire con una disciplina che regolamenti le unioni tra persone dello stesso sesso, in modo da garantire a queste ultime il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone, nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri. Così la sentenza n.138 del 2010, che ha comunque sei anni. 
Coerentemente con l’elaborazione giurisprudenziale, il provvedimento in esame prevede, appunto, l’istituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, qualificandola quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione, recependo le indicazioni della suddetta pronuncia ed eliminando ogni riferimento con l’articolo 29 della Costituzione, che riguarda, invece, la famiglia. Viene così colmata la distanza che ci separava dal resto dell’Europa, dove quasi tutti gli Stati hanno disciplinato la materia, né si può dimenticare che, nel luglio dello scorso anno, la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, nell’ambito del caso Oliari ed altri contro l’Italia, aveva condannato il nostro Paese per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani. 
La soluzione prescelta si ispira a quella adottata in Germania e, facendo tesoro della giurisprudenza delle corti internazionali, assume il modello delle unioni civili e dà vita ad un nuovo istituto giuridico da applicare alle persone dello stesso sesso, che, per molti aspetti, ricalca il matrimonio, senza, tuttavia, costituirne formale clonazione. In pratica, il comma 20 estende ai membri delle unioni civili le medesime prerogative previste per i coniugi, con la sola eccezione delle norme del codice civile non menzionate nella stessa proposta di legge, e l’eccezione sempre della legge sulle adozioni. Noi esprimiamo piena condivisione di questo tipo di soluzione e crediamo che bene abbia fatto il Senato a stralciare dalla proposta di legge oggi in esame le norme che riguardavano la cosiddetta stepchild adoption, che avrebbero incoraggiato il ricorso a pratiche illecite come la maternità surrogata, pratiche verso le quali il nostro gruppo ha espresso totale contrarietà anche nel dibattito svoltosi in quest’Aula la scorsa settimana. Riteniamo che il tema complesso delle adozioni vada affrontato in modo organico, con uno specifico provvedimento che disciplini ex novo la materia, ridisegnando i confini del ricorso all’istituto giuridico dell’adozione tanto per le coppie sposate che per quelle che saranno normate dalla proposta di legge oggi in esame. 
Come già sottolineato, il provvedimento in discussione non si riferisce solo alle coppie omosessuali, ma anche a quelle etero legate da un progetto di vita fuori dallo schema classico del matrimonio. La minore propensione al matrimonio è strettamente correlata ai mutamenti sociali intervenuti negli ultimi decenni e ad articolare i percorsi familiari oggi è la diffusione delle unioni libere, che in alcuni casi rappresentano una fase di preludio al matrimonio, ma che possono anche ricoprire un ruolo adesso del tutto alternativo. Le statistiche ci dicono che le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili arrivano a 641 mila, e sono dieci volte quelle di un ventennio fa; i dati sulla natalità confermano che più di un nato su quattro ha genitori non coniugati. 
Per quanto attiene quindi alle convivenze di fatto, i diritti e i doveri delle coppie sussistono, come ormai pacificamente affermato dalla giurisprudenza, per il solo fatto della convivenza. Non si è inteso quindi trasformare queste convivenze di fatto in convivenze di diritto, come lamentato in quest’Aula ieri e oggi dal collega Baldelli, ma quanto piuttosto regolamentare in via legislativa i diritti e i doveri della coppia, evitando così di demandare questa materia esclusivamente all’interpretazione giurisprudenziale. Il testo elenca tutta una serie di situazioni meritevoli di tutela, dal diritto reciproco di visita in ospedale o in carcere a quello di ottenere informazioni personali normalmente coperte dalla privacy, dal diritto a succedere al convivente nel contratto di locazione all’accesso alle graduatorie di assegnazioni di abitazioni popolari; e l’elenco è lunghissimo, ve lo risparmio, anzi credo che tutti l’abbiate letto. Si tratta comunque anche in questo caso di una norma quanto mai opportuna, che accomuna tutte le convivenze, sia quelle etero che quelle omosessuali. 
È un provvedimento, quello che oggi abbiamo in esame, che rimette il nostro Paese al passo con le altre democrazie occidentali sul terreno non secondario del riconoscimento dei diritti individuali: per questo Scelta Civica lo voterà con convinzione (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l’Italia).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al prossimo iscritto a parlare, c’era il deputato Totaro a cui do brevissimamente la parola per una comunicazione. Prego.

ACHILLE TOTARO. Presidente, onorevoli colleghi, nel preannunciare il voto contrario del gruppo di Fratelli d’Italia, consegno la nostra dichiarazione di voto. 
Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rocco Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signora Presidente, onorevoli colleghi, spero che voi perdonerete a un collega notoriamente bigotto come me se inizio il mio intervento con una citazione di San Tommaso d’Aquino, che una volta ha scritto: facilius pervenitur ad veritatem ex errore quam ex confusione. Traduco: è più facile arrivare alla verità partendo dall’errore che non dalla confusione. E di confusione, a proposito della proposta di legge sulle unioni civili, ce n’è tanta: vorrei cercare di fare un poco di chiarezza. 
Sullo sfondo di questa legge ci sono due questioni e due diritti costituzionalmente protetti, tra i quali siamo chiamati a costruire un ragionevole equilibrio; quelli che ripetono in modo ossessivo o l’uno o l’altro di questi diritti, non aiutano il nostro lavoro e non fanno il bene dell’Italia. 
C’è una questione omosessuale, vorrei dirlo a molti miei amici che non la vogliono vedere: c’è una discriminazione antica e ancora pervasiva, che impedisce agli omosessuali il pieno godimento dei loro diritti umani. Questi diritti non sono solo diritti individuali: la personalità, come dice anche la Costituzione italiana, si espande nelle comunità di cui è parte, o che essa stessa crea; è necessario riconoscere e garantire alle persone omosessuali il pieno godimento dei loro diritti, incluso quello al riconoscimento giuridico delle comunità nelle quali essi organizzano la loro vita affettiva. Riconoscere questo diritto non è per i cattolici un cedimento rispetto ai propri principi: lasciatelo dire ad uno che ha pagato un prezzo non irrilevante per la difesa di questi principi, rinunciando ad una poltrona più importante di quelle del Governo italiano; e per questo onestamente, onorevole Fedriga, questa accusa di «poltronismo» non ci tange e certamente non mi smuove, come non mi smosse a suo tempo quella di omofobia (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC))
Una cosa è avere un giudizio moralmente negativo sulla omosessualità, diritto che io rivendico; cosa affatto diversa è cercare di comprimere i diritti delle persone omosessuali. C’è la morale e c’è il diritto: il catechismo della Chiesa Cattolica afferma il mio diritto ad un giudizio morale negativo, e anche il mio dovere di rispettare nella sfera civile il principio di non discriminazione. Queste cose ho detto anni fa nel Parlamento di Bruxelles, queste cose ripeto oggi nella Camera dei deputati del Parlamento italiano. 
C’è una questione omosessuale, ma c’è una questione della famiglia ed un diritto della famiglia. Oggi la famiglia è il soggetto debole, sfruttato ed oppresso della società italiana: è oppresso culturalmente da un sistema della comunicazione che propaganda sistematicamente stili di vita alternativi, che svilisce l’ideale di un amore costante e fedele, che genera e protegge la vita; che esalta la trasgressione e la passione momentanea, contro l’impegno dell’esistenza nel dono di sé alla persona amata ed ai figli avuti da essa. La famiglia è sfruttata poi economicamente da un sistema della tassazione iniquo, che non riconosce il reddito familiare; da un’organizzazione del lavoro sempre più precaria, che nega il minimo della stabilità di cui la famiglia ha bisogno; da una disoccupazione giovanile di massa, che viola in modo flagrante il diritto ad avere una famiglia e ad avere dei figli. Le conseguenze di questa lotta solo evidenti: i giovani non si sposano, i bambini non nascono, i sistemi pensionistici sono in crisi perché i pensionati sono tanti ed i giovani lavoratori che pagano i contributi sono pochi. La nazione italiana si avvia a scomparire dalla storia ! 
La Costituzione italiana, interpretata autorevolmente dalla Corte costituzionale, ci ha indicato il cammino. I diritti degli omosessuali solo tutelati dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, che proteggono la libertà di associazione: essi hanno quindi il diritto di costituire formazioni sociali specifiche, che non sono famiglie. Occorre molta fantasia (e io la attribuisco ai miei colleghi), oppure una grande disonestà intellettuale (ma non credo che sia il loro caso), per leggere in questo provvedimento il fatto che ci sia un matrimonio omosessuale. Non è così: chiunque lo legga con attenzione, vede che con chiarezza si parla di formazioni sociali diverse, e che gli articoli del codice civile a cui si fa riferimento si applicano nella misura in cui questo è compatibile con la diversa natura di questa formazione civile. I diritti della famiglia invece sono protetti dagli articoli 29 e 31 della Costituzione, e la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio: società naturale vuol dire che in quella società si nasce, e che quella società si struttura in funzione del bambino, per offrirgli un «utero spirituale» nel quale possa crescere fino alla sua piena maturità umana. La famiglia è il luogo elettivo della nascita e dell’educazione del bambino; questo non vuol dire che i bambini non possano nascere fuori della famiglia, come ricordava il collega Monchiero, e non abbiano diritto, in questo caso, alla piena protezione dei loro diritti, per quanto possibile. Perché dico: per quanto possibile ? Ma perché il primo diritto del bambino è quello di nascere in una famiglia, da un padre e da una madre che si amano fra loro e che amano il loro bambino. Una conseguenza ulteriore è che se un bambino rimane privo dei suoi genitori, bisognerà cercare di inserirlo in un contesto familiare che abbia queste caratteristiche, un papà e una mamma. L’istituto dell’adozione esiste per dare una famiglia ai bambini orfani e non per creare artificialmente degli orfani per darli a chi li desidera. Questo è il modello che abbiamo cercato di seguire con questa legge; noi di Area Popolare abbiamo detto fin dall’inizio: sì alle unioni civili, no a un simil matrimonio, no alle adozioni gay. Per ottenere questo risultato è stata necessaria una dura battaglia politica, abbiamo iniziato male, con un disegno di legge chiaramente incostituzionale che voleva dare agli omosessuali tutto del matrimonio tranne il nome, è stata necessaria una grande manifestazione popolare, con più di due milioni di persone, per indurre a un salutare ripensamento. Noi siamo grati al popolo del Family Day, ci dispiace che alcuni suoi rappresentanti non si riconoscano nel risultato raggiunto e vogliano convocare una grande manifestazione o addirittura un referendum contro questa legge. Li invitiamo a non farlo, a non isolarsi, a portare, invece, tutto il peso ideale e politico della loro partecipazione alle battaglie che ancora ci aspettano per il pieno riconoscimento dei diritti della famiglia. A chi, invece, chiede il matrimonio egualitario e l’utero in affitto diciamo che incontreranno l’opposizione fermissima, non solo nostra, ma della grande maggioranza del popolo italiano e mi auguro anche del Parlamento. Questa legislatura e questo Governo non realizzeranno il matrimonio egualitario e nemmeno l’utero in affitto (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)). La prima rivendicazione è chiaramente incostituzionale, la seconda ripugna al comune sentire, come conferma anche una recente risoluzione del Parlamento europeo. I bambini hanno il diritto di stare con la madre che per nove mesi li ha nutriti con il suo sangue e cullati con il battito del suo cuore. 
A coloro, infine, che credono in una ingenua religione del progresso e sono convinti che la storia ci porterà irresistibilmente alla morte della famiglia e alla produzione di bambini a mezzo di macchine, voglio ricordare che il trionfo dell’individualismo edonistico e lo scioglimento dei vincoli familiari ha sempre accompagnato il declino e lo spegnimento delle grandi civiltà. È compito di una politica responsabile proteggere il popolo dalle ombre che minacciano l’esaurimento demografico e spirituale della nazione italiana e l’eutanasia dell’Europa (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Marisa Nicchi. Ne ha facoltà.

MARISA NICCHI. Grazie, Presidente. La legge in approvazione arriva con un colpevole ritardo della politica, di quella politica intollerante che, da sempre, l’ha sabotata per la pretesa di imporre per legge il modello esclusivo di famiglia eterosessuale, oppure di quella politica che pensa che la libertà, i diritti civili siano questioni di coscienza individuale e non una questione politica primaria, cioè il bene fondativo della cittadinanza in un Paese democratico, in uno Stato laico, quindi, non a disposizione di uno o un altro convincimento morale né al comando del Governo. Noi volevamo un’altra legge, con alla base il matrimonio egualitario, e non siamo estremisti o massimalisti, perché questa conquista, questo diritto è riconosciuto in tanti Paesi civili e democratici, anche a tradizione cattolica, come ha chiesto il referendum irlandese. Proviamo un certo dispiacere per l’occasione di civiltà mancata. 
All’origine di questa legge c’era un compromesso minimo che aveva, però, il merito di riconoscere uguali diritti ai bambini e alle bambine a prescindere dalla tipologia della loro famiglia e di come sono venuti al mondo. Ma una pressione oscurantista rappresentata nel Governo dal partito di Angelino Alfano, d’accordo con parti del PD e della maggioranza e con l’ambivalenza del MoVimento 5 Stelle ha deprivato questo riconoscimento e, quindi, ha dimidiato il valore di questo iniziale compromesso, riproponendo la disparità tra figli nati dentro e fuori il matrimonio che pensavamo di aver cancellato. Ci dice, questo, di quanto nel nostro Paese sia ancora aperta la battaglia per cancellare cittadinanze di seconda classe e forse non vi è chiaro che non è permesso legiferare, usare le leggi per giudicare l’amore. Si è ignorata la richiesta di uguaglianza delle persone omosessuali, di affermazione della dignità sociale delle loro famiglie e dei loro figli; è questo il senso politico su cui si è affermato il grande movimento LGBT, alla cui tenacia, alla cui forza siamo debitrici tutti e tutte, nessuno escluso (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà). Grazie a questa forza, oggi discutiamo di questa legge. 
Il PD con maggioranza verdiniana, l’alibi di Alfano, ha scelto la distinzione tra due istituti: matrimonio e unioni civili. Non era obbligata, la Corte costituzionale aveva dato scelta, la decisione di differenziarli e di segnare i confini tra l’uno e l’altro è stata congeniale a rassicurare la parte più moderata della mediazione che ha stabilito una gerarchia che attribuisce valore legale e sociale più alto alle unioni eterosessuali, rispetto a quelle omosessuali. Infatti, con una formazione sociale specifica si è voluto escludere le coppie dello stesso sesso dal recinto della famiglia, della sessualità e della genitorialità, altro che vittoria dell’amore, direi vittoria della doppiezza che risalta con il doppio binario introdotto sull’obbligo di fedeltà, intatto per i matrimoni eterosessuali, ma non richiesto alle unioni civili, un’esclusione subdola che allude ad una instabilità affettiva che rende le coppie omosessuali inaffidabili ad accudire i bambini, un pregiudizio omofobo infondato che semina sofferenze, una discriminazione inaccettabile. L’altra differenza volutamente marcata tra i due istituti è l’esclusione di ogni riferimento alla vita sessuale; insomma, la formazione sociale specifica è una sorta di unione solidaristica e di vita in comune tra due persone dello stesso sesso che si fanno compagnia. A due uomini, a due donne non è riconosciuta con pienezza la libertà e la responsabilità di amarsi e, se lo desiderano, di sposarsi. Non a caso la parola coppia, ancora, ricorre una sola volta, per regolarizzare le coppie all’estero. Si è voluto, quindi, un contratto diverso dal matrimonio per tacitare l’ala integralista della maggioranza, ma a loro non basta mai, perché sono insoddisfatti. Tant’è che il diritto alla vita familiare, affermato dalla Corte europea dei diritti, è citato una volta sola e la delega al Governo per l’applicazione dei diritti ci preoccupa, ci allarma per la presenza di Alfano, come ci preoccupano una serie di incertezze che possono far sorgere problemi di interpretazione tra i giudici che, per fortuna, come nel caso del riconoscimento dei figli e anche sulle trascrizioni degli atti di nascita all’estero, si attengono ai robusti principi stabiliti dalle Corti europee e nazionali. Ma non tutti possono permettersi costose procedure, a ricordare a tutti noi che le lotte alle diseguaglianze, ai diritti civili sono un tutt’uno, sono connesse profondamente. C’era una maggioranza progressista in Parlamento che non ha fatto valere la sua forza, una maggioranza che poteva disarmare il fondamentalismo nostrano, l’integralismo di cui abbiamo sentito, ossessionati dal fantasma dell’utero in affitto, lo vedono da tutte le parti, anche in questa legge dove non c’entra niente. Cosa pensiamo sul tema della gestazione per altri, noi l’abbiamo detto e scritto in una mozione e siamo orgogliosi di avere spostato la discussione dalle tifoserie biologiche di cui siete ancora prigionieri, al tema della conoscenza, del rispetto, della distinzione, della regolazione contro il mercato, a tutela dei soggetti coinvolti. 
La critica a questa legge, care colleghe e cari colleghi, non ci ha impedito a noi di Sinistra Italiana di proteggerla dalle imboscate di chi la voleva affossare e rimandarla per l’ennesima volta alle calende greche. Noi di Sinistra Italiana rivendichiamo il contributo di averla ottenuta (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà), perché voglio ricordare al PD, che spero non sia bloccato nella sua autosufficienza, il nostro contributo nella Commissione giustizia della Camera e anche nel calvario del Senato, dove Sinistra Italiana ha avuto cura che quella legge, quel pezzo, quel passo che la legge conteneva, non fosse mandato in aria. Un passo tribolato che darà diritti e che cambierà in meglio la condizione materiale di molte persone. Voglio ricordare alcuni di questi diritti: il diritto alla reversibilità, i diritti successori di subentro nei contratti, l’obbligo di assistenza morale e intellettuale, il diritto alla cura e all’assistenza sanitaria, il diritto alla partecipazione agli utili dell’impresa e tanti altri. Noi vigileremo sulla garanzia di questi diritti (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà)perché la delega al Governo ci preoccupa; siamo allerta. 
Inoltre pensiamo che sia importante aver riconosciuto alle circa 900 mila convivenze di fatto tutele importanti senza l’obbligo di sposarsi. Ribadiamo il nostro punto di partenza: noi vogliamo che tutte le coppie, senza distinzione e discriminazioni, abbiano la scelta di sposarsi e di unirsi civilmente. Questa legge non lo permette, però è un passo che può essere lo strumento per arrivarvi. La voteremo, daremo il nostro voto favorevole, è un passo in più per raggiungere nuove conquiste, un cammino ancora tutto aperto davanti a noi: innanzitutto il riconoscimento dei figli voluti insieme dalle coppie omosessuali, il riconoscimento del diritto di adozioni a tutte le coppie conviventi, dei single e delle singole. Ecco, allora, quando otterremo anche questo traguardo ci sarà la festa più bella. 
Concludo ringraziando la scelta delle famiglie arcobaleno, portiamo questo segno, le ringraziamo per essersi messe in gioco pubblicamente. Oggi in Italia tutti sanno che le persone omosessuali hanno figli e sono anche dei bravi genitori. È un grande cambiamento che bisogna continuare, noi ci siamo. Viva l’uguaglianza, viva la libertà (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà e di deputati del Partito Democratico) !

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Grazie Presidente. Il gruppo di Forza Italia non per scelta etica, ma per una inevitabile scelta, per un dovere giuridico e costituzionale, voterà contro questo provvedimento. Voglio dirlo subito, il gruppo voterà contro, ma si è ritenuto come valore aggiunto, e mi sembra la dimostrazione di un partito moderno, laico, che si rafforza nella diversità delle singole opinioni, di dare la libertà di coscienza nell’ambito di questo provvedimento, sicché dopo di me parleranno altri colleghi che rappresenteranno, a titolo ovviamente personale, delle diverse posizioni. Questo fa di un gruppo un gruppo che democraticamente decide e sceglie un atteggiamento verso un voto comunque con grande coscienza e consapevolezza. È evidente qui c’è un problema di merito e un problema di metodo, vorrei per una volta tanto invertire i due poli, parlare prima del merito e poi parlare del metodo. 
Il merito: attenzione questa non è una questione etica, o non è soltanto una questione etica. Nessuno può pensare che il voto favorevole possa essere un voto moderno, un voto contrario possa essere un voto retrivo. Qui è in ballo la Costituzione e quando si parla di Costituzione non c’è età che possa tenere. La difesa della Costituzione rimane il nostro principale obbligo e dovere quando emaniamo delle leggi positive che, lo dirò soltanto perché mi sembra che ce ne stiamo dimenticando, devono avere una principale caratteristica: la ferrea conformità alla Carta costituzionale e non soltanto, perché il Trattato di Lisbona che abbiamo ratificato nel 2009, ci impone anche la conformità alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Se questa è la premessa, cioè la necessità di essere attaccati pervicacemente ai principi costituzionali, è evidente che non si può ritenere, come questo Governo qualche volta ci ha abituati, di gestire il consenso e la pancia della piazza come se fosse una sorta di esimente all’incostituzionalità, quasi una doverosità di derogare alla Costituzione. La Costituzione non è un’opinione Presidente, almeno quella attuale, non sappiamo quella che sarà oggetto di referendum, ma anche qui chi vorrà ritenerla un’opinione non potrà certamente ratificare questa riforma scritta con gli «strapiedi». 
La Corte costituzionale non è un presidio che si possa smontare come un emendamento da abbattere a colpi di maggioranza e di fiducia. Qui la Corte costituzionale si è espressa con le sentenze n.138 del 2010 e n.170 del 2014, che io inviterei davvero a leggere con attenzione prima di avventurarsi in un voto finto progressista, ma dannatamente incostituzionale, stabiliscono con molta chiarezza una differenza addirittura incrollabile. Dice la n.183: attenzione, è vero che i tempi cambiano, ma quando i costituenti si sono occupati dell’articolo 29, rafforzato dal 30 dal 31, non hanno mai considerato l’unione omosessuale. Quindi è evidente che gli articoli n.29 30 e 31, riguardano e non possono che riguardare (non lo dico, io non lo dice Mirabelli, non lo dice Vari, lo dicono i giudici dalla Corte costituzionale, in due sentenze una del 2014) la tutela della famiglia eterosessuale, la società naturale fondata sul matrimonio. Certo che bisogna pensare alle unioni omosessuali, è giusto, è assolutamente naturale e corretto pensarlo, ma questa legge, illustre Presidente, parifica. Parifica, basti leggere l’indizio grave concordante e confessorio della riproduzione del 143 del codice civile parola, per parola. Ma potevate almeno avere un po’ di fantasia anziché confessare in modo così sfacciato la identità fra il vostro progetto di famiglia e quello diverso dalla Corte costituzionale e della Costituzione. Qui è evidente l’articolo 2 non è l’articolo 29…

PRESIDENTE. Bisogna portare un po’ di acqua al deputato Sisto.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Grazie Presidente, il particolare rigore costituzionale mi impone anche una particolare perdita di voce. È evidente come dice il professor Mirabelli in audizione che la differenza fra i numeri e fra le norme non è soltanto formale, non è solo perché si dice due anziché ventinove, ma si dice sostanzialmente ventinove. Questa è una legge che propugna un tipo di unione diversa dalla famiglia protetta dalla Costituzione. Questa è una diversità, Presidente, assolutamente chiara in questa legge. Basti pensare, per esempio, come è stato detto autorevolmente, all’effetto sulla pensione di reversibilità in rapporto con l’articolo 31, laddove l’articolo 31 che fa riferimento alla famiglia dell’articolo 29 consente la reversibilità perché lo Stato deve promuovere l’attività familiare. Come si giustificherà la reversibilità a fronte invece della mancanza di tutela dall’articolo 31 ? Forza Italia di questo è fortemente preoccupata, delle norme scritte a dolo eventuale, cioè con l’indifferenza rispetto al crimine della incostituzionalità fondando sul fatto che l’efficientismo debba essere oggi il primo problema del Governo: bisogna fare, bisogna rispondere a tutti i costi indipendentemente dalla qualità delle norme. Ma lo sa il Governo che queste norme poi andranno a carico dei cittadini e non soltanto a carico del consenso che si guadagna in dieci minuti e si perde in altri dieci minuti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) ? Lo sanno che queste sono norme che vanno a strutturare un Paese e che ci danno un grado di inciviltà costituzionale irrecuperabile, almeno nel breve periodo? 
Ma questo non è un tema, perché la questione viene abilmente spostata sul piano etico, ignorando invece i pilastri che devono guidare il modo di legiferare, perché, Presidente, questo tertium genus, questo capolavoro delle convivenze, introduce il matrimonio dell’articolo 29, le unioni civili articolo 2/29 e questo tertium genus, che è un minus o un plus non si comprende bene; un tertium genus incostituzionale, perché la regolamentazione delle convivenze in modo diverso dalle unioni civili è irragionevole. Io sono convinto che la Corte lo dichiarerà irragionevole (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). Ma è possibile che in questo Paese non si riesca a legiferare e che il fare presto venga sempre molto, molto prima del fare bene ! Matrimonio, unioni civili, convivenze: ma che razza di modo di seguire gli orientamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo, di più sentenze ! È vero che c’è libertà di decidere, ma non lo dimenticate: abbiamo una Carta costituzionale che, al di là delle opinioni, non è un’opinione. 
Sul metodo, Presidente, tutto questo è uno spettacolo già visto, io ricordo l’omicidio stradale, i reati ambientali, le immunità penali distribuite ai commissari dell’Ilva: uno scandalo che è irripetibile, esonerare qualcuno dalle proprie responsabilità ! Quindi, la violazione sistematica e consapevole della Costituzione non ci stupisce, ci atterrisce, però, perché si tratta di una recidiva inframensile quasi specifica che noi denunciamo pubblicamente, anche con questo voto contrario. Ma la cosa peggiore e che dà l’idea di come si è di fronte ad una distonia di carattere democratico è l’utilizzo della fiducia come strumento di coazione etica. È una legge etica ? E si può obbligare ad una fiducia politica sulla legge etica ? Se questa scelta fosse stata effettuata da altri Governi, avremmo avuto l’inferno (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente), qui invece non si riesce a comprendere come soltanto in un regime si obbliga ad un voto etico sotto la matrice politica ! Il voto etico è il voto libero per antonomasia, quello che non deve avere costrizioni, ma la fiducia dimostra come il metodo che in quest’Aula vige non è un metodo democratico. Noi ci avviamo fatalmente, lentamente, inesorabilmente, come un veleno che a piccole dosi ci viene inoculato, verso la sopportazione della non democrazia, verso l’abitudine a subire quello che in determinate camere oscure viene deciso e viene portato in Aula soltanto come meno ripetitore, perché la fiducia politica sopravanza ogni tipo di esigenza della democrazia parlamentare. 
Allora, sia la fiducia sia il voto finale controllato in nome della efficienza rafforzano quello che si dice anche per i Regolamenti parlamentari, che si applicano nei confronti dei nemici, si interpretano per sé e per gli amici. Presidente, io da questo free jazz delle regole, da questo modo di suonare senza spartito ma sapendo già qual è il finale, mi sento culturalmente umiliato. Non ho nessun timore di rappresentare la difficoltà di essere in quest’Aula e di non potere in alcun modo reagire rispetto a questo tipo di regola. Ho finito, Presidente, Forza Italia voterà contro convintamente a questa legge incostituzionale, che si ha da fare, perché questo è il mantra: questa legge si ha da fare. Mi ricorda la citazione banale, ma mi piace. Io dico «bravi» a quelli che hanno questa idea, e mi ricorda i bravi, cioè quell’imposizione nei confronti di un prelato, di un parroco o di quello che era, di quel don Abbondio tanto criticato, ma se devo scegliere fra i bravi che impongono la violenza dell’anti-etica dell’anti-affettività e quel don Abbondio che cercava di difenderla, io scelgo don Abbondio tutta la vita, in difesa della democrazia, della Costituzione, della libertà, e Forza Italia lo fa in ordine rigorosamente sparso. Voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) !

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Prestigiacomo. Ne ha facoltà.

STEFANIA PRESTIGIACOMO. Presidente, colleghi, siamo giunti nel modo peggiore possibile al voto finale di una legge che, a differenza di chi mi ha preceduto, noi consideriamo necessaria e che risponde a giuste esigenze di civiltà e di eguaglianza. 
Presidente Renzi, che ha annunciato la fiducia in televisione e che non degna questa Camera, in questo pomeriggio così importante, nemmeno della sua presenza, noi non crediamo che le leggi siano, come invece pensa lei, strumenti di potere: le leggi dovrebbero essere, soprattutto quando sono di iniziativa parlamentare e riguardano materie delicate come i diritti, grandi occasioni di democrazia e di libertà. Ed è in nome di questi valori, indipendentemente dalla sua arroganza, signor Presidente del Consiglio, che assieme ad alcuni parlamentari di Forza Italia voteremo a favore di questa legge, che pure ha al suo interno numerose criticità, segnalate e denunciate nel corso dell’iter parlamentare, ma è comunque una legge che fa compiere al Paese un passo avanti, allineandolo non solo e non tanto all’Europa, che da sempre ci chiede di colmare questa lacuna normativa, ma soprattutto al comune sentire degli italiani, in amplissima maggioranza favorevoli ad una regolamentazione delle unioni civili. 
Noi crediamo che i valori di uguaglianza, di tolleranza, come anche il diritto alle pari opportunità, siano ben più importanti delle convenienze partitiche contingenti. E nonostante l’uso strumentale che il Governo ha fatto anche di questa legge, crediamo che ci siano valori e battaglie più importanti di lei, Presidente Renzi, e della sua ossessione di personalizzare ogni passaggio della vita del Paese. Forza Italia non è un partito ideologico, riunisce anime e sensibilità diverse, e sui temi etici ha sempre dato libertà di coscienza ai propri parlamentari; fa parte del nostro DNA, la libertà di pensarla anche diversamente su questioni che riguardano le convinzioni più profonde delle persone (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). Per questo, con diversi colleghi di Forza Italia, a partire da Mara Carfagna, a partire da Elena Centemero, da Elio Vito, da Renata Polverini, da Nunzia De Girolamo, da Lorena Milanato, da Massimo Palmizio, da Giorgio Lainati e tanti altri, avevamo anche depositato un nostro testo, e riteniamo in coscienza che questa legge sia necessaria, pur con tutti i limiti riscontrati, e oggi voteremo a favore. 
Da domani, migliaia e migliaia di italiani, che attendono di vedere riconosciuti i propri diritti, che attendono di potere assistere il partner in ospedale, di poter abitare la casa in cui sono vissuti con la compagna o con il compagno di una vita, di avere la pensione di reversibilità, di potere succedere alla persona con cui si è scelto di vivere per tanti anni, vedranno finalmente riconosciuti questi diritti senza nulla togliere alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio. È per queste migliaia di italiani, per rendere loro giustizia e diritti, che oggi, in coscienza con le nostre convinzioni e con la nostra storia ventennale delle nostre battaglie, a partire dall’istituzione, primi in Europa, dell’UNAR, a partire dalla prima e unica campagna istituzionale contro l’omofobia, alle iniziative nelle scuole, a tutte le iniziative contro ogni forma di discriminazioni, che oggi voteremo «sì». Sì, quindi, alle unioni civili, no al Governo Renzi (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente – Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Laura Ravetto Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO. Presidente, la propaganda di Governo ha cercato di espropriare il Parlamento dei risultati di un iter legislativo che, sebbene caratterizzato da «canguri» e voti di fiducia, non appartiene all’Esecutivo stesso ma ancora appartiene al Parlamento italiano, anche se oggi sono stati offesi gli sforzi di molti uomini e donne presenti in quest’Aula, che sarebbero stati pronti a discutere e magari migliorare questo testo. Al netto di un metodo sbagliato, che enfatizza le separazioni in una giornata in cui, forse, andavano enfatizzate le armonie, io formulo questo intervento, non tanto per confermare il sì a questa mia legge, anche se sono stata dimenticata dall’onorevole Prestigiacomo, quanto per ringraziare il mio gruppo, che ci dà questa possibilità. 
Io voterò sì per due motivi. Primo, perché si è avuto il buonsenso, come d’altronde io stessa ho sempre chiesto, di separare il tema delle unioni civili dal tema delle adozioni, e poi voterò sì anche perché, da liberale, credo che estendere il perimetro dei diritti a coppie che, senza una legge apposita, vedrebbero discriminato il loro legame ed il loro amore, sia la cosa giusta. Sono anni che ci confrontiamo su questo tema, consapevoli che l’ancoraggio ai diritti costituzionali aveva già consentito alla magistratura, con una serie di pronunce giurisprudenziali, di riconoscere di fatto molti dei diritti oggi contenuti in questa legge. Noi politici spesso ci lamentiamo dell’invasione di campo della magistratura, ma ci dimentichiamo che questo avviene per lo più per una nostra inerzia. Capisco, peraltro, le perplessità di chi voterà «no» nel mio gruppo, perché certamente non è frutto di oscurantismo, come alcuni vorrebbero far credere, ma è frutto da una parte delle perplessità giuridiche che questo testo inevitabilmente pone e dall’altra frutto del timore che, dietro lo sventolare di legittimi diritti, si voglia celare il soffocamento di altri diritti o, peggio, minare l’architrave dei corrispondenti doveri. Anche a me questa legge non soddisfa del tutto, è una legge centauro, metà uomo e metà cavallo, frutto di compromessi al ribasso all’interno della stessa maggioranza, ma il tempo dei diritti è questo. Tra qualcosina e il nulla io scelgo il qualcosina, tra una legge e l’ambizione a scriverne una migliore, io oggi voto la legge e domani la riscrivo in modo migliore. Se è vero che questa legge scontenta molti, e me ne dispiaccio, è anche vero che fa contenti alcuni e io oggi voglio essere vicina a queste persone (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Alfonso Bonafede. Ne ha facoltà.

ALFONSO BONAFEDE. Grazie, Presidente. Voglio subito specificare a tutti, che la legge che stiamo votando oggi non è la legge Cirinnà: è la legge Verdini-Alfano-Renzi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Non è la legge Cirinnà nei contenuti, che sono stati stravolti dopo mesi di lavoro al Senato, lavoro a cui il Movimento 5 Stelle aveva contribuito con dedizione, serietà, ma soprattutto con rispetto (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Colleghi per favore !

ALFONSO BONAFEDE. … nei confronti di tanti cittadini che aspettavano una legge sulle unioni civili. Non ci fidavamo del Partito Democratico, ma è probabile che qualche senatore del Movimento 5 Stelle abbia pensato che c’è un limite di decenza, sotto il quale nemmeno il Partito Democratico e nemmeno questo Governo sarebbe arrivato, e quel limite di decenza è segnato dai diritti civili delle persone ! Persone, Presidente, non semplicemente elettori ! Persone con sentimenti, che chiedevano e chiedono allo Stato il riconoscimento di un progetto di vita basato non su un contratto, come quello che è diventato adesso, ma su sentimenti e sul legame affettivo. 
Comunque quel progetto stava per arrivare in Aula, fino a quando qualcuno, all’interno del PD, – immaginiamoci il dialogo – avrà detto all’altro: «guarda che quelli del Movimento 5 Stelle la votano davvero la legge Cirinnà, hanno fatto la consultazione in rete, hanno presentato zero emendamenti per dare un segnale; la votano davvero ! Qui bisogna inventarsi qualcosa, perché altrimenti emerge la spaccatura all’interno del PD in sede di voto segreto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). La spaccatura con Alfano al Governo. Inventiamoci qualcosa: il canguro; sì l’emendamento canguro, così cancelliamo tutto il dibattito parlamentare.». Qualcun altro avrà detto: «ma i 5 Stelle non ce lo voteranno mai ! hanno sempre detto che tutte le leggi vanno discusse nell’Aula parlamentare.». «Appunto – avrà risposto l’altro – così abbiamo la scusa per andare a fare la legge con Verdini e Alfano !» (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). C’è, però, un imprevisto, ogni tanto uno dei due Presidenti delle due Camere, non lei Presidente Boldrini, si ricorda che deve cercare di arginare lo strapotere della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ed è il Presidente Grasso, che decide di dichiarare inammissibile l’emendamento canguro. Non c’è problema, il Governo mette la fiducia, e voglio sperare che, anche in quell’occasione, qualcuno abbia detto: scusate ma la fiducia su una legge sui diritti civili nella storia della Repubblica non esiste. 
Dobbiamo risalire al fascismo e a Mussolini. Immagino che, a quel punto, l’atmosfera sia andata, con un entusiasmo incredibile, alle stelle e la fiducia sia stata messa quindi sia alla Camera che al Senato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Però, vedete, il grande rammarico è per la menzogna, perché nel frattempo era caduto il pretesto per l’emendamento canguro, ma nonostante questo la menzogna è rimasta, e siete andati a dire ovunque che non avete lavorato più col MoVimento 5 Stelle perché l’emendamento canguro non l’avevamo votato – un emendamento che non è mai stato messo in votazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! –, allora è la menzogna ipocrita su una legge delicata come questa che dà fastidio, menzogne che, pronunciate col sorriso, col sorriso di chi non ha rispetto di se stesso, prima ancora che degli altri, perché chi ha rispetto per se stesso non può dire quelle menzogne (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! 
Stamattina, la deputata Morani, per giustificare il fatto che sia stata messa la fiducia, ha detto che questa non è una legge su questioni etiche, e su questo, Presidente, non replico nemmeno, perché il concetto di etica lancia il PD nel caos totale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e quindi mi astengo, ha spiegato però che abbiamo sottratto questa legge ad un rimpallo estenuante di sedute parlamentari. Ora, a parte, deputata Morani, che prendete voi 12.000 euro al mese per lavorare e per discutere le leggi – primo – quindi avreste fatto soltanto il vostro lavoro (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Secondo, non c’è stato nessun rimpallo estenuante, per la precisione, non so se n’è accorta, non c’è stato nemmeno un voto su un emendamento in una legge così importante (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma andiamo nel merito, qual è il capolavoro che ha partorito il magico trio Renzi-Verdini-Alfano ? È questo: sulle unioni civili è stato stravolto su alcuni punti, che tradiscono un pregiudizio culturale grave, come quello di togliere l’obbligo di fedeltà ! Come se all’interno di una coppia omosessuale, che si unisce nell’unione civile, non ci sia il desiderio di fedeltà ! Qualcuno si è messo pure in testa di dire: «no, ma la fedeltà non si mette per legge !». A quel qualcuno ricordo che la fedeltà, l’obbligo di fedeltà, esiste per legge ! Perché ha degli effetti concreti ! Per esempio, al momento in cui l’unione civile si scioglie è leggermente ingiusto pagare il mantenimento a favore di uno che ti ha tradito per tutta la vita (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! 
Ma c’è la seconda parte, Presidente, che è il capolavoro inaccettabile della legge, cioè quello in cui si dice che due persone, che decidono di non sposarsi e di non unirsi in una unione civile, non possono convivere senza essere obbligati agli alimenti nel caso di separazione. Cioè, due persone decidono di non sposarsi, ma quando si lasciano, soltanto perché hanno convissuto – attenzione, perché sono andati a fare una dichiarazione in comune, che devono fare – sono tenuti all’obbligo degli alimenti ! Dovete ricordarvi che la libertà di sposarsi implica anche quella di non sposarsi ! In una democrazia moderna non può essere impedita (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Ricordo anche un altro punto, quello per cui se uno dei due conviventi, per esempio, viene coinvolto in un sinistro stradale, l’altro, fino ad ora, poteva chiedere un risarcimento del danno, sia in caso di ferimento in quel sinistro, sia in caso di morte. Oggi, con questa legge, potrà chiederlo soltanto in caso di morte e non più per ferimento, tanto per fare un regalino alle assicurazioni che non sta mai male (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico) ! 
Presidente, c’è un altro punto, due persone che si separano, dopo un anno possono anche pensare di andare a convivere con altre persone; è lecito ? Secondo questa legge no ! La loro convivenza con altre persone non è riconosciuta, perché prima devono divorziare dal precedente coniuge ! È incredibile quanti errori sono stati fatti nella seconda parte di questa legge, che la rende davvero inaccettabile. 
Ma andiamo avanti, Presidente e diciamo: perché questi errori ? Diciamoci chiaramente perché questi errori non sono stati corretti: perché, semplicemente, non si è potuto discutere in Aula e la legge non è stata migliorata in Aula; perché la democrazia è utile, non è un optional (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E allora io invito davvero tutti i deputati, il Governo, a guardarsi intorno e ad ammirare quanto è bella quest’Aula e quale peso istituzionale, quale storia istituzionale può avere. E, guardandola, invito il Governo a ricordarsi che è ospite in quest’Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quest’Aula non è lo zerbino del Governo ! E ricordo ai deputati che questo emiciclo non è semplicemente un insieme ordinato di poltrone su cui accomodarsi, possibilmente vita natural durante; è il posto in cui deve regnare la sovranità del popolo italiano e in cui vanno discusse le leggi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)
Presidente, Calamandrei scriveva che, se la maggioranza (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)… Sto leggendo, magari, poi, voi citerete Verdini, non è un problema (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Proceda, proceda, deputato. Proceda.

ALFONSO BONAFEDE. Presidente, grazie. Se la maggioranza si crede infallibile solo perché ha per sé l’argomento schiacciante del numero e pensa che basti l’aritmetica a darle il diritto di seppellire l’opposizione sotto la pietra tombale del voto, con accompagnamento funebre di ululati, questa non è più una maggioranza parlamentare, ma si avvia a diventare una pia congregazione, se non addirittura una società corale del tipo di quella che, durante il fatidico ventennio, dava i suoi concerti nell’Aula di Montecitorio. 
Presidente, lo scriveva Calamandrei, che il fascismo lo aveva vissuto sulla sua pelle. E, per chiarirci, Ministro Boschi, alla luce di queste parole, è probabile che oggi voterebbe contro il referendum sulla Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Presidente…

PRESIDENTE. Deve concludere, deputato. Prego, concluda velocemente.

ALFONSO BONAFEDE. Finisco. La seconda parte di questa legge è chiaramente inaccettabile e porterebbe a votare contro una legge di questo tipo. Sulla prima parte, che è diversa da quella su cui noi avevamo consultato anche la rete, però dobbiamo riconoscere che c’è un minimo di diritti che vengono riconosciuti, un minimo (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Colleghi !

ALFONSO BONAFEDE. …a persone che aspettano una legge sulle unioni civili da tanti anni.

PRESIDENTE. Concluda.

ALFONSO BONAFEDE. Noi a quelle persone non diremo di no e per questo ci asterremo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Colleghi, non abbiamo terminato le dichiarazioni di voto. Vorrei che fosse ripristinato un po’ di silenzio in quest’Aula, perché vorrei dare la parola al deputato Alessandro Zan, per favore. Deputato Zan, a lei la parola.

ALESSANDRO ZAN. Grazie, Presidente. Care colleghe e cari colleghi, oggi è una giornata storica per questo Paese: tra pochi minuti saremo chiamati a esprimere il voto finale sulle unioni civili e le convivenze. Un provvedimento che ha avuto una discussione tra le più travagliate della nostra storia repubblicana. Stiamo facendo compiere all’Italia quel passo di civiltà che ci viene chiesto da tempo, da troppo tempo. Abbiamo una responsabilità che, oggi più che mai, pesa su tutti noi, colleghi: quella di restituire dignità a tantissime persone da troppo tempo vittime di una discriminazione ormai intollerabile. 
Il Partito Democratico ha avuto un ruolo chiave nel percorso parlamentare di questa legge, ha portato avanti una grande battaglia culturale (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Colleghi, è possibile, però, a questo punto, far parlare il deputato Zan ? Quando voi avete parlato, vi è stato permesso (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Per favore, per favore. Per favore ve lo chiedo. Per favore ! Continui, deputato.

ALESSANDRO ZAN. Grazie, Presidente, spero di non essere interrotto. Ha portato avanti una grande battaglia culturale, che restituisce credibilità a tutta la sinistra, che, in questi anni, faticava a portare a termine risultati apprezzabili. 
Con il voto favorevole alle unioni civili abbiamo l’opportunità di onorare quel principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione, a favore del quale la Repubblica è chiamata a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana. Il dibattito di questi mesi è stato aspro, conflittuale, difficile, e non vi nascondo, colleghi, che in più di qualche occasione mi sono sentito offeso nella mia dignità di uomo, di persona omosessuale e di membro di questa Camera per le espressioni poco qualificanti, per così dire, che ho sentito provenire da taluni che non volevano questa legge e hanno fatto di tutto, invano, per affossarla, addirittura presentando in Commissione emendamenti secondo cui imprenditori e commercianti potevano rifiutarsi di fornire prestazioni e servizi alle coppie gay unite civilmente. 
Una vera e propria pazzia: praticamente, significava – faccio un esempio – che un pasticciere contrario alle unioni civili poteva addirittura rifiutarsi di vendere una torta, se questa fosse destinata a festeggiare un’unione civile. Cose che fanno rabbrividire e che ricordano da vicino le leggi razziali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). E, dunque, voglio chiedere scusa, Presidente, io per loro, a tutti gli italiani e a tutte quelle coppie e famiglie che si sono sentite giudicate nel proprio intimo e hanno dovuto assistere a un dibattito parlamentare a volte non degno delle istituzioni che siamo a rappresentare. Le parole, a volte, sono dei veri e propri macigni, e le parole che la politica pronuncia possono avere delle pericolose ricadute nella società. 
Le persone omosessuali, nel nostro Paese, subiscono ancora discriminazioni, e questa legge, finalmente, potrà restituire una dignità e un riconoscimento che per molti anni è stato loro negato. Il mio pensiero va al ragazzo di 18 anni di Bari che martedì scorso ha fatto il gesto estremo di lanciarsi sotto un treno perché aveva confidato agli amici che, dopo essersi dichiarato in famiglia, i genitori non lo accettavano. Egli non si rassegnava, aveva un fidanzato, ha lottato, ma non ce l’ha fatta. Era insopportabile l’idea di non essere accettato per ciò che era: un ragazzo come gli altri, un ragazzo di diciott’anni che amava un altro ragazzo. 
Come lui ce ne sono tanti di ragazzi che non ce l’hanno fatta a reagire. Essere respinti a quell’età per ciò che si è rappresenta un dramma che, a volte, appare insuperabile, soprattutto a quell’età. Tutti abbiamo bisogno di essere accettati dalla scuola, dalla società, dalla famiglia. Immagino cosa possa aver provato quel ragazzo, capisco bene quelle sue paure: anch’io ero terrorizzato che mia madre e mio padre non mi accettassero. Pensavo alle cose più brutte. Io sono stato fortunato, e per questo li ringrazio. Loro sono stati dalla mia parte… Scusate (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Loro sono stati dalla mia parte da subito, altri sono stati meno fortunati; ed è anche per questo che la legge sulle unioni civili non è soltanto un istituto giuridico che dà diritti e chiede doveri, ma è una legge che fa cultura, che migliorerà la nostra società e che aiuterà anche tanti genitori a non vergognarsi più dei propri figli, accettandoli anziché rifiutarli, e che sancirà, una volta per tutte, che gli omosessuali non sono più dei fantasmi, ma cittadini a cui riconoscere il diritto alla felicità come a tutti gli altri, permettendo loro di progettare un futuro insieme. 
Colleghi, cosa si guadagna, del resto, nel continuare a impedire la felicità degli altri ? Cosa perdiamo nell’ammettere la possibilità che una coppia di persone che si amano venga tutelata dall’assunzione reciproca di diritti e di doveri stabiliti dalla legge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ? La risposta è sempre la stessa: nulla. È una legge, sì, sui diritti, ma anche sui doveri, sull’assunzione davanti allo Stato di una serie di responsabilità e impegni verso il proprio partner. E credo che non ci sia nulla di più importante e generoso che assumersi reciprocamente delle responsabilità verso chi amiamo, verso quella che di fatto è una famiglia. Allora abbiamo provato da subito ad allargare il campo a tutte le forze politiche che si erano dichiarate favorevoli all’approvazione di una legge sulle unioni civili, e ci siamo fidati anche del MoVimento 5 Stelle. Ecco, colleghi, abbiamo sbagliato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), perché all’improvviso vi è stato da parte loro un dietrofront: al Senato sono divenuti protagonisti di un triste gioco politico, al solo scopo di fare uno sgambetto al Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico); ma lo sgambetto non l’avete fatto a noi, l’avete fatto alle tante persone che credevano anche a voi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ! Avete perso un’occasione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ! Voi avreste portato la legge ad un vero Vietnam parlamentare, fatto di trappole e voti segreti, in cui a rimetterci sarebbero stati i sogni e i diritti tante persone. Noi l’abbiamo impedito, l’ha impedito un Governo che ha deciso di investire tutto se stesso: a cominciare dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per il quale oggi è un giorno di festa per tanti, dal Ministro Boschi, il nostro presidente di gruppo Ettore Rosato, tutto il Partito Democratico. Perché una legge di civiltà non era più rinviabile in questo Paese: chi vuole tutto è perché non vuole niente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ! 
Certo, la strada per la piena uguaglianza non è conclusa: anzi, è ancora lunga, e l’impegno del Partito Democratico non si ferma qui, ci aspettano molte altre sfide e battaglie importanti. Abbiamo già avviato l’iter per un’organica riforma delle adozioni, oggi regolata da una legge del 1983, ormai datata, che va aggiornata per rendere più celeri le adozioni, sia nazionali che internazionali, e che preveda l’adozione piena per le coppie gay e lesbiche, l’adozione per i singlee la stepchild adoption per tutti (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico). Sì, perché non dobbiamo dimenticare che a quelle bambine e a quei bambini noi dobbiamo una promessa: non rimarrete senza diritti ! È una battaglia a cui il Partito Democratico non vuole e non deve rinunciare. 
Su questa legge è stato detto di tutto: che non merita l’attenzione del Parlamento, che ci sono questioni ben più importanti. Beh, le unioni civili saranno un istituto giuridico in base a ciò che da tempo la Corte costituzionale e la giurisprudenza italiana ed europea ci chiedono: dare garanzie certe alla vita familiare delle coppie gay e lesbiche. Dall’obbligo di assistenza morale e materiale alla regolamentazione del patrimonio dalla coppia, dai permessi matrimoniali fino all’eredità e alla reversibilità della pensione: d’ora in poi due uomini e due donne che vivranno insieme potranno accanto a due testimoni celebrare davanti ad un sindaco l’unione civile. Questa è una conquista frutto anche di una lunga battaglia del movimento LGBTI, iniziata negli anni Settanta, cui va la nostra profonda gratitudine (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Inoltre, questo provvedimento, nella sua seconda parte, per tutte le coppie che convivono, siano esse eterosessuali od omosessuali, finalmente mette nero su bianco ciò che da tempo la giurisprudenza riconosce ai conviventi: dal subentro del contratto d’affitto in caso di morte del partnerall’assistenza in ospedale, all’aiuto nell’impresa familiare, e così tutto l’impianto di diritti essenziali che già i tribunali riconoscono da anni. E allora, è per questo che tanti attendono una legge, perché vogliono che sia rispettata appieno l’integrità della propria identità, dei propri affetti e della propria storia. È a loro che voglio dedicare il nostro «sì» forte e convinto: non possiamo deludere chi ha sempre sognato un futuro migliore e gli stessi diritti per tutti (Vivi e prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l’Italia – Applausi di deputati dei gruppi Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà e Misto – Congratulazioni).

PRESIDENTE. Colleghi, quello del deputato Zan era l’ultimo intervento per dichiarazione di voto; adesso io ho interventi a titolo personale; quindi vi pregherei di prendere posto e di continuare, dando la parola ad una decina di colleghi che vogliono intervenire a titolo personale. 
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Gian Luigi Gigli. Ne ha facoltà. Attenetevi ai tempi: i deputati che intervengono a titolo personale, li pregherei di attenersi ai tempi. Prego.

GIAN LUIGI GIGLI. Signora Presidente, «questa legge è solo il primo passo: con essa estendiamo totalmente i diritti dei coniugi eterosessuali agli omosessuali uniti civilmente, fatte salve le adozioni; ma i bambini sono nelle famiglie, e lì rimarranno sempre, perché abbiamo scritto nel punto 20 del maxiemendamento del Governo che i giudici continueranno ad applicare le leggi esistenti in materia di adozione»: queste affermazioni le abbiamo lette solo domenica e appartengono alla senatrice Monica Cirinnà, a cui si attribuisce la maternità di questa legge, non sappiamo se surrogata; e che dopo l’equiparazione sostanziale l’obiettivo finale sia il matrimonio gay, lo dimostra l’atteggiamento avuto dal PD in occasione della discussione delle mozioni sulla maternità surrogata, con cui è stato respinto il nostro ordine del giorno sulla punibilità del reato anche quando commesso all’estero. Chi ha i soldi potrà dunque continuare a sfruttare donne bisognose, da cui comprare gameti o affittare l’utero, riportando poi in Italia bambini a cui nessun giudice negherà l’adozione, ovviamente nell’interesse del minore. Il resto lo farà l’Europa, che non ci imponeva questo tipo di soluzione, ma che, scelta la strada di trattare in modo uguale cose disuguali, ci imporrà di far cadere ogni residua differenza di trattamento anche per i partnerdell’unione omosessuale, sulla base del principio di non discriminazione rispetto a coniugi equiparati nella sostanza e nel linguaggio. Adeguarsi allo spirito dei tempi evita lacerazioni alla politica, ma i danni per la società potremo valutarli solo sui tempi lunghi, a cominciare da quelli che produrrà l’esperimento psicopedagogico di affidare la crescita dei bambini a genitori dello stesso sesso. L’onorevole Buttiglione ha citato in latino San Tommaso: consentitemi più laicamente di citare Cicerone, familia principium urbis et quasi seminarium rei publicae; con qualche approssimazione potremmo tradurre che la famiglia è il fondamento della società e il vivaio della democrazia. Oggi in quest’Aula alla famiglia naturale tutelata dalla Costituzione è stato inferto un colpo durissimo (Applausi di deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) !

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Bianconi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO BIANCONI. Presidente, questa legge, nella parte che regola le unioni civili, è secondo me incompleta e lascia a desiderare. Nella legge poi si regolano le coppie di fatto, cosa che davvero andava fatta in altra sede, o meglio, non andava fatta per nulla. Nel metodo, poi, lo scempio del voto di fiducia rimarrà macchia indelebile sulla vita di questo Governo. Questi punti critici potrebbero suggerire un atteggiamento prudente a chi, come me, pur dall’opposizione, è in via generale per una concezione aperta e libertaria dei rapporti personali e sociali. Tuttavia, l’alto valore e l’alto significato che assume la regolamentazione, sia pur carente, delle coppie omosessuali fa cadere ogni prudenza, e mi fa propendere per il voto favorevole (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico). Pure per ricordare che nel centrodestra italiano donne e uomini, come in quello europeo, esistono, che sanno ben distinguere i piani; e, pur nella legittimità di ogni posizione, sono convinti che vadano sempre privilegiati la libertà e i diritti della persona, rispetto a chiusure che spesso dimenticano che proprio la cultura che meno mi appartiene ricorda di dare a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Mario Sberna. Ne ha facoltà.

MARIO SBERNA. Signora Presidente, io non voterò questo provvedimento, come ho già detto, sia per la forma – le due fiducie, che diventa sostanza – sia per il contenuto – troppi sono i rimandi al matrimonio –, e, quindi, poi, saranno altri a dirlo, ma lo ritengo certamente incostituzionale, visto addirittura il termine «coniugi» utilizzato, sia, anche, per l’urgenza con la quale è arrivato. 
Vede, Presidente, si è parlato di Corte costituzionale, prima: dal 1995 la Corte costituzionale – lo dico anche al Governo – impone all’Italia di sanare le iniquità gravissime che colpiscono dal punto di vista tributario le famiglie numerose, eppure, dal 1995 nessuno ha avuto fretta di andare a sanare queste iniquità che colpiscono le famiglie più povere del Paese per ovvie ragioni, perché più si hanno figli, in questo Paese, e più si diventa poveri. Non sono d’accordo nemmeno sulla modalità, appunto, con la quale si tenta di equiparare qualche cosa che con la famiglia naturale fondata sul matrimonio non ha davvero nulla a che fare. Perciò non può che essere un voto contrario, convinto, con l’augurio che chi di dovere guardi l’incostituzionalità dove c’è e provveda in merito (Applausi dei deputati del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico e Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Capezzone. Ne ha facoltà.

DANIELE CAPEZZONE. Signora Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole alla legge. Ho votato con convinzione contro la fiducia e considero un grave errore politico del Governo averla posta su un tema di libertà, e dico con rispetto ai colleghi della maggioranza che hanno applaudito il fatto che fosse posto il voto di fiducia: riflettete, quando in futuro un Governo, qualunque Governo, utilizzerà il precedente e porrà un voto di fiducia su una materia etica, magari contro delle libertà e contro dei diritti civili. Ma ciononostante, io voterò con convinzione a favore del provvedimento, perché nell’Italia del 2016 doveva e deve esserci il riconoscimento, non solo dei diritti, ma delle speranze e delle attese delle persone e delle coppie omosessuali. Qui dentro abbiamo molto parlato di noi stessi e di geometrie politiche, occorre, invece, ricordarsi del vissuto delle persone e mi faccia dire, da persona che ama la cultura conservatrice e liberale, che in altri Paesi, penso all’Inghilterra, è stato il partito conservatore, un centrodestra avanzato e riformatore, a fare una legge molto più coraggiosa di questa. Da ultimo, invece, ribadisco la mia delusione – l’ho già detto ieri e lo ripeto oggi – per la parte della legge che riguarda le convivenze eterosessuali: avete commesso un grave errore, imponendo una cappa di uniformità anche a chi vuole convivere ma non vuole l’ombrello dello Stato, non vuole lo Stato nella sua camera da letto; potevate fare una cosa liberale, su questo avete invece fatto una cosa statalista. Ma la cosa più importante in questo momento è pensare alle speranze e alle attese delle persone omosessuali, e per questo, pur non condividendo il metodo che avete scelto e una parte del merito, voterò a favore della legge.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Michela Marzano. Ne ha facoltà.

MICHELA MARZANO. Grazie, Presidente. Questa legge – è stato detto, è stato ripetuto – è un passo avanti importante, anzi, un passo avanti importantissimo, soprattutto per il valore simbolico che ha; è stato ricordato molto bene, in maniera commovente dall’amico e collega Alessandro Zan.In Italia eravamo di fronte al nulla, al vuoto normativo, e con questa legge si viene quindi a colmare una lacuna che veramente da tanto tempo, da troppo tempo si aspettava e si sarebbe dovuta colmare. Ma come la si colma questa lacuna ? La si colma bene, la si colma veramente, la si colma in maniera adeguata, si riconosce l’effettiva uguaglianza di tutte e di tutti indipendentemente dall’orientamento sessuale ? Ecco, io non sono certa che questa lacuna la si colmi in maniera veramente giusta, veramente efficace e veramente degna; questa legge, purtroppo, nasce già vecchia, è una legge che sarebbe stata ottima una ventina di anni fa, è una legge che ricorda i Pacs in Francia, votati nel 1999, è una legge da cui ci saremmo dovuti aspettare di più. 
E per quale motivo nasce vecchia, nonostante sia un passo avanti ? Perché, mentre il matrimonio viene ancorato all’articolo 29 della nostra Costituzione, dove si parla, appunto, di famiglia, le unioni civili vengono ancorate all’articolo 2 e all’articolo 3. Il problema di questa legge è tutto qui, l’unione civile tra persone dello stesso sesso viene istituita come una specifica formazione sociale, negando così alle persone omosessuali che vorrebbero, desidererebbero essere riconosciute come famiglia, questo riconoscimento che, purtroppo, nella legge ancora non c’è. Sono stati espunti in maniera chirurgica tutti i riferimenti, a parte quello al comma 20, a tutto ciò che è famiglia e naturale, è stato tolto il riferimento alla fedeltà, e poi, last but not least, è stato stralciato l’articolo 5, quello sulla stepchild adoption, penalizzando così di fatto i bambini e le bambine in ragione dell’orientamento sessuale dei loro genitori. Allora, lo ripeto, io ovviamente voterò «sì» a questa legge perché un passo avanti è necessario, ce n’è bisogno, adesso si vergogneranno di più coloro che osano anche solo immaginare che essere omosessuali vuol dire essere non solo diversi ma anche menomati rispetto agli altri e quindi voterò «sì» ma, e mi avvio a concludere, signora Presidente, chiedo: niente trionfalismi. E perché chiedo niente trionfalismi ? Perché quello che io mi permetto di chiedere a nome personale a tutte le persone omosessuali, ai miei fratelli gay e alle mie sorelle lesbiche, è scusa, per non essere stata sufficientemente capace di proteggere e di difendere la loro pari dignità e la loro uguaglianza completa, uguale e piena (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Piero Longo. Ne ha facoltà.

PIERO LONGO. Signora Presidente, io voterò «no» a questa legge, per ragioni parzialmente diverse da quelle che sono state già illustrate dal collega Sisto, intanto perché della lunga discussione che è stata fatta in sede di Commissione giustizia non rimane traccia alcuna, perché non ve n’è traccia. Vi sono stati interventi tecnici, vi sono stati interventi politici, interventi culturali che sono svaniti nel nulla, attraverso questo sistema. Poi si dirà: ma hanno discusso a lungo, ma dove sono i risultati di questa discussione ? Non c’è nemmeno la storia di questa discussione. Voterò «no», perché è una legge piena di errori, di errori tecnici, e voterò «no» soprattutto per una ragione: perché è stato tolto il principio di fedeltà nelle unioni civili tra omosessuali. Ebbene si può togliere la fedeltà ? Soltanto chi ama può essere infedele, soltanto chi viene amato può sentire il vulnus dell’infedeltà del partner, ditelo ad Achille che non amava Patroclo, dite a Patroclo che lui ed Achille avevano un rapporto semplicemente di carne e che non si amavano o, se non volete andare nell’Ade, ditelo a chi, fuori da quest’Aula, ma con grande senso dell’amore, ha detto: è stato un gesto d’amore. Questa è la ragione; qualcuno si accontenterà, io non mi accontento di una legge che nega a delle persone il senso dell’amore e, quindi, della fedeltà e dell’infedeltà e nego il mio voto perché ho sentito in quest’Aula, in questi mesi, molte cose offensive, molti improperi, ma nulla mi è parso più politicamente volgare di quanto ha detto la collega Alessia Morani parlando del voto.

PRESIDENTE. Deve concludere, deputato.

PIERO LONGO. Devo concludere, sì. Essa ha detto che doveva essere evitato il trabocchetto del voto segreto; il voto segreto è fatto sulle coscienze e la coscienza è l’anima laica della nostra libertà, se non lo avete capito, pazienza (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Alessandro Pagano. Ne ha facoltà. 
Colleghi, facciamo il tifo ?

ALESSANDRO PAGANO. Grazie, voterò «no» alla legge sulle unioni civili. Avevamo tre punti nel nostro partito su cui avevamo impostato tutto il lavoro originario: c’era la stepchild adoption, c’era la clausola di equipollenza fra unioni civili e matrimonio etero, c’era l’orribile pratica dell’utero in affitto in prospettiva. A due minuti dall’approvazione della legge, ci ritroviamo con le larghe maglie che consentono già di fatto la stepchild adoption; ci ritroviamo con l’equipollenza che è totale, stessi riti, stessi doveri, ergo stessi diritti, come bene ha spiegato la Corte di Strasburgo, e quindi con la possibilità anche di poter adottare. Sull’utero in affitto, poco fa, il Partito Democratico ha bocciato l’ordine del giorno sul reato universale e poi la dichiarazione finale dell’onorevole Zan ha chiarito ogni dubbio. 
Le soluzioni per una proposta condivisa c’erano tutte, perché le nostre posizioni erano chiare, bastava semplicemente avere la buona volontà. Invece avete voluto una proposta di legge, che ora diventerà legge, che è incostituzionale, come tutti i giuristi dicono; che ha sperequazioni spaventose, basti pensare a quella che è la posizione delle coppie etero in stabile convivenza che non avranno la reversibilità, che invece avete dato alle unioni civili omo; e basti pensare anche a tutti gli errori marchiani (ce ne sono a decine), come è stato fatto rilevare dal Comitato per le elezioni in maniera bipartisan e anche dai giuristi. A questo punto siamo nelle mani del Presidente Mattarella che non può non prendere atto di questa lacerazione del Paese che si è prodotta in maniera chiara ed evidente per una legge che è stata voluta da una minoranza. Io vi ricordo che con la legge del Porcellum questo Parlamento è dopato, voi non rappresentate assolutamente il Paese (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini). Ci sono anche tutte le condizioni per potere portare avanti un ragionamento nuovo, questo almeno è quello che ci aspettiamo dal Presidente Mattarella. 
Chiudo, chiarendo che mi sospendo dal mio partito (Applausi di deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cera. Ne ha facoltà.

ANGELO CERA. È proprio tipico di un Parlamento che dovrebbe mugugnare per il silenzio che gli è stato accordato e per il quale molti di voi sperano di passare all’incasso domani, non so quando. Ma non passerete all’incasso, perché non ci sarà possibilità di passare all’incasso. L’amarezza è quindi di vedere su questi temi un Parlamento silenzioso, un Parlamento che ha mortificato la democrazia. È bastato accorgersi dal dibattito com’era diversificata l’opinione. Per cui proprio su numeri ampi si doveva venire alla Camera e ragionarci sopra. Non era al Senato dove la maggioranza era striminzita, era qui che si poteva ragionare e si poteva dare sfogo anche a tutte le ragioni per un «si» e per un «no». 
Personalmente, la mia storia personale, mi colloca dall’altra parte, sono un democristiano, la mia cultura è vecchia, sarò l’ultimo dei romantici (Commenti), ma sono convintamente per il «no».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Mucci. Ne ha facoltà.

MARA MUCCI. Grazie, Presidente. Voterò a favore di questa legge, anche se avrei preferito una norma più egualitaria e che tutelasse maggiormente i bambini che già sono presenti nella coppia, senza demandare all’interpretazione di un giudice che, come tale, può essere soggettiva e mutevole. Qualcuno ha fatto di tutto per slegare le unioni civili dal concetto di famiglia, ma io credo fortemente che la famiglia sia l’ambito in cui c’è amore, rispetto e un progetto, e questo vale per tutti ! Questo è un piccolo, ma grande passo avanti, ottenuto grazie all’impegno di tanti, anche fuori da queste Aule. Grazie a chi non stava più nella pelle ed oggi è venuto qui ad assistere alla seduta e si è riversato in piazza Montecitorio, anche grazie a loro abbiamo questa norma. Come Max che è da quando ha 13 anni che aspetta questo giorno e per questo si è avvicinato alla politica, perché sapeva che la sua felicità dipendeva dalla situazione politica del nostro Paese e come lui tante e tanti. 
Questa legge parla di diritti, parla di dignità e ha un significato particolare proprio per i più giovani che possono guardare oggi con un sorriso al loro futuro, perché c’è uno Stato che riconosce le coppie, finalmente riconosce le coppie, indistintamente dall’indirizzo sessuale. Quindi, dopo i Pacs, i Dico e i DiDoRè, naufragati, oggi abbiamo una legge sulle unioni civili. E anche se è faticoso politicamente dare più diritti, io sono convinta che, anche se un domani la maggioranza politica cambierà, sarà più complicato toglierli e per questo sono fiduciosa e per questo oggi è una bella giornata (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato La Russa. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Grazie, Presidente. Io non ho fatto la dichiarazione di voto per il mio partito perché in cuor mio avevo seri dubbi che nascevano dalla mia proposta di legge fatta il 31 luglio del 2014 con la quale chiedevo che in Costituzione – era una proposta di legge costituzionale – venissero garantiti i diritti delle coppie dello stesso sesso, ma nello stesso disegno di legge costituzionale inserivo la frase che l’adozione è consentita ai coniugi uniti in matrimonio ed è disciplinata dalla legge e dicevo che il matrimonio è riservato a persone di sesso diverso, come peraltro tutti sanno che i padri costituenti intesero l’attuale testo. Ma devo ringraziare l’onorevole Zan – lo dico senza acrimonia – per avermi tolto ogni dubbio. Lo ringrazio veramente perché è stato, almeno lui, sincero, meno voi – scusate – del MoVimento 5 Stelle che avete detto «sì, ma anche, vorrei, non posso». Almeno Zan è stato sincero, ha detto: noi stiamo percorrendo una strada che porta all’adozione, per le coppie lesbiche, per le coppie gay, di bambini e di bambine. Questo per me è sbagliato. Per fortuna è ancora sbagliato per la stragrande maggioranza degli italiani. Perciò, ringrazio Zan di avere esplicitato un qualcosa che altri hanno cercato invece di mistificare. L’ha fatto in maniera chiara, conducendomi ad un «no» convinto. Il matrimonio è in Costituzione perché ciò che è tutelata è la capacità di procreare. Lo possiamo inserire in questo senso in Costituzione, dicendo anche che hanno tutti i diritti le coppie dello stesso sesso compatibili con il loro stato che non è quello di procreatori. Perciò voterò «no» a questa legge, che altro non è che la foglia di fico per aggirare questa impossibilità data non dagli uomini, ma ahimè dalla natura.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, deputata Bueno. Ne ha facoltà.

RENATA BUENO. Cara Presidente, devo manifestare anche la voce degli italiani all’estero, perché questo è un tema molto caro a tutti. È un tema molto caro a tutti perché è una rivoluzione della mentalità umana e universale. Siamo molto contenti che anche l’Italia si stia adeguando. Voto «sì», Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale. 
Prima di passare al voto, do la parola brevemente alla relatrice Campana per un ringraziamento, immagino alla Commissione.

MICAELA CAMPANARelatrice. Presidente volevo ringraziare tutti i colleghi veramente, in particolare i colleghi della Commissione giustizia, il presidente della Commissione giustizia alla Camera, i colleghi anche del Senato, gli uffici del Senato, ma soprattutto tutti quei cittadini e quelle persone che là fuori ci hanno preso per mano, perché è grazie a loro che stasera l’Italia sarà un po’ più bella, è un po’ più giusta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3634)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale. 
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n.3634, di cui si è testé concluso l’esame. 
Dichiaro aperta la votazione. 
(Segue la votazione).

Tidei Latronico, Lotti, Baroni, Ciracì… 
Dichiaro chiusa la votazione. 
Comunico il risultato della votazione: 
S. 2081 – «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze» (Approvato dal Senato) (3634):

Presenti 522 
Votanti 423 
Astenuti 99 
Maggioranza 212 
Hanno votato  372 
Hanno votato no 51.

La Camera approva (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà e Scelta Civica per l’Italia e di deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e Misto – Vedi votazioni).

(I deputati Censore e Losacco hanno segnalato di non essere riusciti ad esprimere voto favorevole. Il deputato Quintarelli ha segnalato di aver espresso voto di astensione mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole).

MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, può richiamare la tribuna ?

PRESIDENTE. In tribuna stanno uscendo, deputato (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini). Stanno uscendo, stanno uscendo dalla tribuna ! In tribuna non è ammesso fare espressione di consenso, ma stanno uscendo. 
Colleghi, avverto che l’esame degli ulteriori argomenti iscritti all’ordine del giorno è rinviato alla seduta di domani.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare sull’ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, prendo atto che dalla seduta odierna qualsiasi ospite vorrà assistere alle sedute di quest’Aula in tribuna potrà applaudire liberamente senza essere richiamato, senza essere richiamato all’ordine ! Lei non può far applaudire solo quelli che la pensano come lei (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini e di deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e Misto-Conservatori e Riformisti) ! Sia corretta, sia lei onesta e corretta !

PRESIDENTE. No, non si permetta ! Stia calmo, stia calmo, non si permetta, lasci stare, si contenga ! Ma la smetta !

MASSIMILIANO FEDRIGA. «Stia calmo» lo dice a qualcun altro !

Sull’ordine dei lavori e per la risposta ad uno strumento del sindacato ispettivo (ore 19,46).

ANNA GIACOBBE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANNA GIACOBBE. Presidente, mi unisco ai colleghi e alle colleghe che da qualche settimana pongono alla nostra attenzione ciò che sta accadendo nel settore dei call center: vi lavorano circa 80 mila persone e si rischiano 8 mila esuberi, da oggi a fine anno. Almaviva, Gepin e Uptime hanno già avviato le procedure e sono in corso difficili confronti, che il Governo sta seguendo. Al Governo noi chiediamo, in particolare, che sia fatto rispettare l’articolo 24-bis della legge n.83, a cominciare dall’obbligo per l’operatore di comunicare in apertura di telefonata da quale Stato parta la conversazione; che si vigili sull’applicazione corretta della clausola sociale di salvaguardia occupazionale per le aziende che vincono gli appalti e, in particolare, che il Governo intervenga nei confronti delle aziende pubbliche quotate in Borsa, per evitare forme di massimo ribasso mascherato, che provocano disoccupazione e un peggioramento dei servizi; che i call center, che occupano migliaia di lavoratori, siano considerati, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, alla stregua delle imprese industriali, della logistica e della grande distribuzione, estendendo al settore la cassa integrazione straordinaria; di agire infine con gli strumenti a propria disposizione affinché si arrivi a un contratto di settore, cancellando i contratti pirata e che siano migliorate le strategie di sviluppo per consolidare il settore e permettere l’avvio di investimenti in innovazione e ricerca (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

VINCENZO FOLINO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO FOLINO. Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi spiace fare questo intervento dopo l’approvazione di una legge così importante, ma da oltre tre anni molti di noi, deputati di provincia e di buonsenso, assistiamo ad interventi fuori luogo e sopra le righe, talvolta ad autentiche sceneggiate, nelle quali spesso si distingue l’onorevole Di Battista, che, da ultimo, lunedì sera, nella trasmissione Piazzapulita, ha esibito un disegnino con una piovra e il simbolo del PD, e sotto il tentacolo «Basilicata» ha collocato, bontà sua, un fotino con il mio nome. Desidererei, signora Presidente, che lei informasse l’onorevole Di Battista che sono iscritto al gruppo di Sinistra Italiana da novembre scorso e che ho lasciato il gruppo del PD, dopo 14 mesi di autosospensione, in seguito all’adozione del cosiddetto «sblocca Italia», solo per ragioni di linea politica. 
Nel disegnino, che il citato deputato ha postato anche sul suo profilo Facebook, è riportata sotto il mio nome la scritta «indagato per peculato». Naturalmente, è un’affermazione totalmente falsa, poiché a mio carico vi è unicamente un procedimento presso la Corte dei conti riguardante rimborsi percepiti da consigliere regionale. L’addebito è esclusivamente di natura contabile e mi preme far presente che, invece, nella connessa inchiesta giudiziaria penale, ora in fase dibattimentale presso il tribunale di Potenza, il mio operato sia di consigliere che di presidente del consiglio regionale della Basilicata è stato ritenuto limpido e non soggetto ad alcuna imputazione, tanto meno a quella molto grave di peculato. 
Pertanto, ho dato incarico al mio avvocato di procedere alla querela per diffamazione nei confronti dell’onorevole Di Battista. Signora Presidente, si può sbagliare per fobia o per approssimazione, ma non si può perseverare. Chiedo, pertanto, per il suo tramite, al deputato Di Battista se non ritiene di rettificare qui, in Aula, e sui media le affermazioni a me rivolte. La prego, inoltre, di comunicare all’onorevole Di Battista che, a fronte di tale aggressione politica e mediatica, dovrei reagire secondo la cultura contadina lucana, cioè sfidarlo in duello a mani nude in piazza Montecitorio (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Concluda, deputato.

VINCENZO FOLINO. Ma la funzione che svolgiamo mi impone di sfidarlo solamente ad un pubblico confronto, magari in Basilicata, terra civile ed accogliente (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico).

CARLO SIBILIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO SIBILIA. Grazie, Presidente. «La Piovra PD» è uno strumento infografico che ha lo scopo di rendere ben visibili i condannati, gli indagati e le persone del PD che a vario titolo sono implicati in scandali e truffe legate alla politica e alla criminalità organizzata. Nella versione attuale della piovra, che è visibile e scaricabile dal sito www.beppegrillo.it, sono indicati oltre cento esponenti del PD. È pertanto comprensibile che ci siano delle imperfezioni (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il deputato Folino, a suo dire, dice che non è indagato per peculato: pigliamo per buone le sue affermazioni, bensì segnaliamo che è condannato dalla Corte dei conti per rimborsi illegittimi dalla regione Basilicata con sentenza n.11 del 2015. 
Invitiamo tutti i cittadini a scaricare e diffondere la piovra PD per segnalarci tutti i casi di connessione tra PD e criminalità organizzata, che verranno sottoposti ad un’adeguata verifica e verranno aggiunti al grafico che è in continuo aggiornamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Un altro aggiornamento che abbiamo fatto è che c’è scritto anche che Raffaella Paita è indagata: in realtà, Raffaella Paita è sotto processo per omicidio e disastro colposo, per i quali i giudici hanno chiesto due anni e otto mesi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Presidente, io intervengo su qualcosa di più serio, che interessa veramente i cittadini. Stamani c’è stata una manifestazione davanti a Montecitorio, c’erano medici di un sindacato che hanno sottolineato una preoccupazione: che possano essere ridimensionati i servizi di guardia medica. Noi pensiamo che sia un allarmismo, con tutto rispetto di questa posizione, esagerato. È vero, c’è un dibattito nel Paese per riorganizzare questi servizi, per metterli in continuità con l’attività dei medici di famiglia, però, non c’è dubbio, in Italia abbiamo un problema che riguarda l’urgenza e l’emergenza e, quindi, qualsiasi tipo di disegno non può che passare dal rafforzamento di questi presìdi. Ecco perché io ho presentato questa interrogazione e spero che venga discussa, perché il Parlamento non deve essere scavalcato. Aggiungo che sono stato anche ispirato da una vicenda umana tragica, che ha visto purtroppo la morte di una persona che io conoscevo: il professor Angelo Scandiffio di Pisticci Scalo. Era stato colpito da infarto, è stato soccorso da un’autoambulanza non medicalizzata del 118, purtroppo è morto ! Ecco perché io credo che i presidi di urgenza e di emergenza debbono essere rafforzati. Ho voluto riportare in questo Parlamento questa vicenda, anche perché il professore Scandiffio faceva politica, era un uomo di sinistra. Io lo sentivo perché forniva proposte che riguardavano il tema della scuola, però è una vicenda umana che ci deve far riflettere sulla necessità, ripeto, non di diminuire i presìdi che riguardano l’urgenza e l’emergenza, ma di consolidarli e di rafforzarli.

CRISTIAN INVERNIZZI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRISTIAN INVERNIZZI. Grazie, Presidente. Ogni tanto la vis polemica ci trascina in campi che sarebbe opportuno magari non toccare, cosa che è capitata a me nel corso del mio intervento precedente, quando illustravo il mio ordine del giorno, in cui ho citato la storia di una persona. Storia che, purtroppo, io ignoravo e che ritenevo fosse soltanto una storia di attivismo e politica – mi riferisco alla storia di Alessia Ballini, se non sbaglio – e che invece rappresenta anche una storia personale, di vicinanza e di amicizia, oltre che col Presidente Renzi, anche con alcuni parlamentari presenti in Aula. Storia che ignoravo per mia colpa. Quando si sbaglia è giusto chiedere scusa, pertanto mi sembra opportuno presentare le mie scuse, anzitutto alla famiglia di Alessia Ballini, ai suoi amici, all’onorevole Verini qua presente, nonché agli altri amici che ignoro (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Invernizzi, per queste scuse che lei ha voluto rivolgere alla famiglia e a quanti altri si sono sentiti offesi.

Ordine del giorno della seduta di domani. 

PRESIDENTE. Comunico l’ordine del giorno della seduta di domani.

Giovedì 12 maggio 2016, alle 9,30:

1. – Seguito della discussione del disegno di legge:
Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato (C. 2039-A
e delle abbinate proposte di legge: FRANCO BORDO e PALAZZOTTO; CATANIA ed altri; FAENZI ed altri; DE ROSA ed altri (C. 90294811761909). 
— Relatori: Braga, (per l’VIII Commissione) e Fiorio, (per la XIII Commissione), per la maggioranza; De Rosa, Segoni e Zaratti (per l’VIII Commissione)di minoranza.

2. – Discussione della relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti di Francesco Barbato, deputato all’epoca dei fatti (Doc. IV-ter, n.16-A). 
— Relatrice: Carinelli.

3. – Seguito della discussione delle mozioni Lorefice ed altri n. 1-00698, D’Incecco ed altri n. 1-01229, Binetti ed altri n. 1-01235, Rondini ed altri n. 1-01237, Palese ed altri n. 1-01238, Nicchi ed altri n. 1-01239, Vargiu ed altri n. 1-01240 e Milanato ed altri n. 1-01243 concernenti iniziative finalizzate al riconoscimento dell’endometriosi come malattia invalidante e al potenziamento delle prestazioni sanitarie e delle misure di sostegno economico e sociale per le donne affette da tale patologia.

4. – Seguito della discussione delle mozioni Baradello ed altri n. 1-01188, Polverini e Occhiuto n. 1-01236, Tripiedi ed altri n. 1-01241, Simonetti ed altri n. 1-01242, Pizzolante e Bosco n. 1-01244, Miccoli ed altri n. 1-01245, Baldassarre ed altri n. 1-01246, Rizzetto ed altri n. 1-01247 e Palladino ed altri n. 1-01251 concernenti iniziative per valorizzare i cosiddetti lavoratori maturi nel quadro del prolungamento della vita lavorativa.

5. – Seguito della discussione dei disegni di legge:
Ratifica ed esecuzione dell’Accordo di cooperazione tra il Governo della Repubblica italiana e il Regno hascemita di Giordania in materia di lotta alla criminalità, fatto ad Amman il 27 giugno 2011 (C. 3285-A). 
— Relatore: Porta.

S. 1750 – Ratifica ed esecuzione dell’accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Mongolia, dall’altra, fatto a Ulan-Bator il 30 aprile 2013 (Approvato dal Senato). (C. 3301). 
— Relatore: Censore.

Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Armenia sulla cooperazione e sulla mutua assistenza in materia doganale, fatto a Yerevan il 6 marzo 2009 (C. 3511-A). 
— Relatore: Censore.

Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Panama per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo aggiuntivo, fatta a Roma e a Città di Panama il 30 dicembre 2010 (C. 3530-A). 
— Relatore: Porta.

6. – Seguito della discussione delle mozioni Saltamartini ed altri n. 1-01111, Vezzali ed altri n. 1-01250, Binetti ed altri n. 1-01254, Spadoni ed altri n. 1-01260 e Palese ed altri n. 1-01261concernenti iniziative, anche in ambito internazionale, finalizzate al contrasto dei fenomeni di violenza contro le donne, alla luce delle aggressioni occorse a Colonia e in altre città europee nella notte del 31 dicembre 2015.

7. – Seguito della discussione delle mozioni De Girolamo ed altri n. 1-01205, Vezzali e Monchiero n. 1-01252, Binetti ed altri n. 1-01255, Costantino ed altri n. 1-01256, Rondini ed altri n. 1-01257, Bechis ed altri n. 1-01258, Palese ed altri n. 1-01259 e Santerini ed altri n. 1-01263 concernenti iniziative per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo.

La seduta termina alle 19,55.

TESTO INTEGRALE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO ACHILLE TOTARO SULLA PROPOSTA DI LEGGE (A.C. 3634)

ACHILLE TOTARO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, abbiamo già espresso i motivi della nostra contrarietà a questo provvedimento stamattina durante la dichiarazione di voto sulla fiducia. 
Una fiducia che avete posto su un disegno di legge che affronta un tema etico di importanza primaria, un tema rispetto al quale più e più volte il Parlamento aveva già cercato di trovare una soluzione condivisa, che rispettasse la sensibilità di ciascuna forza politica in esso rappresentata ma che – non a caso – non era mai stata trovata. 
Approvate, quindi, un testo che rispecchia solo una parte politica, solo una parte della coscienza di questa Nazione, un testo con il quale estendete alle unioni tra persone dello stesso sesso l’intero impianto giuridico che regge l’istituto del matrimonio. E ignorate, volutamente, che il matrimonio rappresenta nel nostro ordinamento uno dei perni centrali, il nucleo fondante della nostra società. Ignorate che il matrimonio come regolamentato nel nostro Codice civile non solo si riferisce senz’altro all’unione fra persone di sesso diverso ma, soprattutto, trae la propria legittimità direttamente dalla Costituzione. 
Gli articoli 29, 30 e 31 della nostra Costituzione sono, infatti, dedicati ai temi del matrimonio, della filiazione e della famiglia e al ruolo che a questi istituti è riservato nell’ambito del nostro ordinamento, ne pongono in rilievo la funzione sociale e dettano norme a loro tutela. Distaccandosi dai precedenti testi costituzionali i nostri costituenti vollero infatti esplicitamente riconoscere la famiglia come realtà originaria e primigenia rispetto allo Stato, ma al tempo stesso, trattandone nell’ambito dei «Rapporti etico-sociali» insieme al diritto alla salute e all’istruzione e formazione, ne riconobbero le fondamentali e peculiari funzioni per la promozione e lo sviluppo della persona umana. 
Anche le sentenze della Corte costituzionale hanno sempre espresso il diritto delle coppie omosessuali a ricevere una adeguata protezione da parte del nostro ordinamento ma senza che questo ne significasse la equiparazione sic et simpliciter alle coppie unite dal vincolo matrimoniale. Come hanno anche sempre sottolineato il diritto dei minori ad avere una famiglia, al contempo sottolineando, da ultimo nella sentenza n.138 del 2010, che «La giusta e doverosa tutela, garantita ai figli naturali, nulla toglie al rilievo costituzionale attribuito alla famiglia legittima ed alla (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale». 
E il timore che dimenticherete anche questo, come avete già tentato di fare al Senato, orientando la riforma delle adozioni che avete in mente nel senso di prevedere che anche questo diritto verrà esteso alle coppie omosessuali, è molto più che fondato. 
Contribuendo così ulteriormente a creare questa specie di far west della famiglia, in cui i bambini si ritrovano con genitore 1 e genitore 2, o si ritrovano con una mamma e due papà, o due mamme e un papà, o addirittura si ritrovano frutto di una banale compravendita nel mercato dei figli che deriva dalle pratiche di maternità surrogata. 
Ebbene, noi siamo contrari a questo provvedimento, siamo contrarissimi a questo provvedimento; abbiamo presentato una pregiudiziale di costituzionalità per cercare di farvi capire come state svilendo il ruolo che la Carta costituzionale riserva al matrimonio e alla famiglia, abbiamo presentato una questione sospensiva per chiedere almeno che sia realizzata la riforma delle adozioni prima che diventasse legge questo testo. Ma la maggioranza è sorda, troppo abituata a governare a colpi di fiducie, prescindendo dal Parlamento e dalle forze di opposizione che in esse siedono, a fingere che non esista quella parte di questa Nazione che non condivide queste idee e queste leggi. E noi continueremo a sostenere la battaglia proprio di questa parte e continueremo a tentare di fermarvi in questa folle corsa al degrado etico della nostra società. 

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO 

INDICEELENCON.1DI2(VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13) 

Votazione 

OGGETTO 

Risultato 

Esito 

Num 

Tipo 

Pres 

Vot 

Ast 

Magg 

Fav 

Contr 

Miss 

1

Nom.

Pdl 3634 – odg 9/1 

452

423

29

212

42

381

75

Resp.

2

Nom.

odg 9/3634/6

472

398

74

200

38

360

71

Resp.

3

Nom.

odg 9/3634/8

472

464

8

233

103

361

71

Resp.

4

Nom.

odg 9/3634/11

471

397

74

199

40

357

71

Resp.

5

Nom.

odg 9/3634/12

481

469

12

235

109

360

71

Resp.

6

Nom.

odg 9/3634/14

483

402

81

202

60

342

71

Resp.

7

Nom.

odg 9/3634/15

489

482

7

242

38

444

71

Resp.

8

Nom.

odg 9/3634/16

480

405

75

203

41

364

71

Resp.

9

Nom.

odg 9/3634/18

482

472

10

237

40

432

71

Resp.

10

Nom.

odg 9/3634/19

491

478

13

240

75

403

67

Resp.

11

Nom.

odg 9/3634/20

490

470

20

236

60

410

67

Resp.

12

Nom.

odg 9/3634/21

497

487

10

244

72

415

65

Resp.

13

Nom.

odg 9/3634/22

491

412

79

207

70

342

65

Resp.

F=Voto favorevole (in votazione palese). – C=Voto contrario (in votazione palese). – V=Partecipazione al voto (in votazione segreta). – A=Astensione. – M =Deputato in missione. – T=Presidente di turno. – P=Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. – X=Non in carica. 
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l’oggetto, il risultato e l’esito di ogni singola votazione.

INDICEELENCON.2DI2(VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26) 

Votazione 

OGGETTO 

Risultato 

Esito 

Num 

Tipo 

Pres 

Vot 

Ast 

Magg 

Fav 

Contr 

Miss 

14

Nom.

odg 9/3634/23

493

473

20

237

58

415

66

Resp.

15

Nom.

odg 9/3634/24

498

414

84

208

63

351

66

Resp.

16

Nom.

odg 9/3634/25

499

484

15

243

148

336

64

Resp.

17

Nom.

odg 9/3634/26

493

411

82

206

69

342

64

Resp.

18

Nom.

odg 9/3634/27

492

482

10

242

149

333

63

Resp.

19

Nom.

odg 9/3634/28– I p. 

503

493

10

247

147

346

62

Resp.

20

Nom.

odg 9/3634/29

490

409

81

205

70

339

61

Resp.

21

Nom.

odg 9/3634/30– I p. 

507

416

91

209

62

354

60

Resp.

22

Nom.

odg 9/3634/31

504

489

15

245

64

425

60

Resp.

23

Nom.

odg 9/3634/32

502

490

12

246

62

428

60

Resp.

24

Nom.

odg 9/3634/34

486

475

11

238

61

414

59

Resp.

25

Nom.

odg 9/3634/36– I p. 

482

472

10

237

61

411

59

Resp.

26

Nom.

Pdl 3634 – voto finale 

522

423

99

212

372

51

37

Appr.

ALLEGATO CON ORDINI DEL GIORNO

Atti di controllo e di indirizzo.

Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell’Allegato B al resoconto della seduta odierna.

PROPOSTA DI LEGGE: S. 2081 – D’INIZIATIVA DEI SENATORI CIRINNÀ ED ALTRI: REGOLAMENTAZIONE DELLE UNIONI CIVILI TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO E DISCIPLINA DELLE CONVIVENZE (APPROVATA DAL SENATO) (A.C. 3634)

A.C. 3634 – Ordini del giorno

ORDINI DEL GIORNO

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in epigrafe innova in maniera profonda il diritto di famiglia in Italia; 
tale innovazione non può che avere rilevanti conseguenze sull’applicazione del diritto internazionale privato in materia matrimoniale; 
vista l’importanza che la promessa di matrimonio riveste in alcuni ordinamenti stranieri, il legislatore italiano, nel riformare il sistema italiano di diritto internazionale privato, ha disposto che la promessa di matrimonio e le conseguenze della sua violazione siano «regolate dalla legge nazionale comune dei nubendi o, in mancanza, dalla legge italiana» (articolo 26 della legge 31 maggio 1995, n.218); 
in base all’articolo 1 comma 28, lettera b) della proposta di legge in epigrafe, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di unione civile tra persone dello stesso sesso nel rispetto, tra gli altri, del seguente principio direttivo: «b) modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo»,

invita il Governo

a valutare l’opportunità, ai fini dell’attuazione della delega di cui all’articolo 1 comma 28, lettera b), della proposta di legge in epigrafe, di fare un’ampia e approfondita ricognizione sull’evoluzione del diritto di famiglia nei Paesi dove è in vigore l’istituto della «promessa» matrimoniale, anche, eventualmente, avvalendosi di un’apposita commissione formata da esperti di diritto comparato. 
9/3634/1Gregorio Fontana.

La Camera, 
premesso che: 
assicura una nuova cornice normativa di riferimento alle unioni tra persone dello stesso sesso ed alle convivenze di fatto di persone stabilmente legate da legami affettivi di coppia; 
prevede l’acquisizione degli stessi diritti e l’assunzione dei medesimi doveri da parte dei conviventi, anche con riferimento alla contribuzione ai bisogni comuni in relazione alla proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo; 
estende l’applicazione delle detrazioni per coniuge a carico del contribuente; 
prevede la corresponsione dell’assegno al nucleo familiare nonché, in caso di morte di uno dei due conviventi, l’estensione al/alla compagno/a superstite del diritto alla pensione indiretta o alla pensione di reversibilità; 
dispone che in caso di morte del prestatore di lavoro siano corrisposte all’altra parte dell’unione sia l’indennità dovuta dal datore di lavoro ai sensi dell’articolo 2118 del codice civile sia quella relativa al trattamento di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile; 
reca una delega al Governo per l’ulteriore regolamentazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, volta a disciplinare ulteriori aspetti della normativa non espressamente interessati dal provvedimento in esame,

impegna il Governo

a monitorare con attenzione l’applicazione della legge e gli effetti che da essa derivano al fine di adottare tutte le modificazioni ed integrazioni normative necessarie ad assicurarne il coordinamento con le disposizioni contenute nei Codici e a disciplinare con immediatezza gli ulteriori aspetti non espressamente interessati dal provvedimento in esame. 
9/3634/2Carrescia.

La Camera, 
premesso che: 
ai sensi dell’articolo 1 comma 28 della proposta di legge in esame, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di unione civile tra persone dello stesso sesso nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: 
a) adeguamento alle previsioni della presente legge delle disposizioni dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni; 
b) modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo; 
c) modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la presente legge delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e nei decreti; 
non viene prevista invece analoga delega di coordinamento in materia di princìpi e criteri applicabili alle convivenze di fatto, di cui ai commi da 36 a 67 della proposta di legge in esame; 
ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo n.30 del 2007 e successive modificazioni: «Senza pregiudizio del diritto personale di libera circolazione e di soggiorno dell’interessato, lo Stato membro ospitante, conformemente alla sua legislazione nazionale, agevola l’ingresso e il soggiorno delle seguenti persone: 
a). .. 
b) il partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell’Unione.»; 
tale ultima norma impone pertanto di autorizzare l’ingresso e il soggiorno nel nostro Paese di cittadini non comunitari che risultano conviventi di fatto di cittadini italiani,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di riconoscere ai cittadini non comunitari che risultano conviventi di fatto con cittadini italiani la possibilità di ingresso e soggiorno ai sensi della citata normativa e della relativa giurisprudenza europea. 
9/3634/3Giuseppe Guerini.

La Camera, 
premesso che: 
l’articolo 6, comma 1, della legge 4 maggio 1983, n.184 dispone che «L’adozione è consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni»; 
consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di cassazione, nonché numerosissima giurisprudenza di merito si sono espresse nettamente riguardo l’impossibilità di considerare l’omosessualità quale impedimento all’esercizio delle funzioni genitoriale – in tal senso si legga la sentenza Corte di cassazione sezione prima, 11 gennaio 2013, n.601, per cui alla base della convinzione che l’inserimento di un minore in una famiglia composta da due donne legate da una relazione omosessuale possa avere ripercussioni negative «non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale»; 
il provvedimento in esame, al comma 20, prevede che le disposizioni che nel codice civile si riferiscono al matrimonio oppure contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti si applichino anche a ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso tranne nei casi in cui le norme del codice civile non siano espressamente richiamate nella presente legge nonché nel caso della legge 4 maggio 1983, n.184, e che quindi la presente legge non prevede nemmeno la facoltà per una delle due parti dell’unione civile, già prevista per il coniuge, di adottare il figlio del partner ai sensi della lettera b), comma 1, articolo 44 della legge 4 maggio 1983, n.184. Tale facoltà, meglio nota con il nome di stepchild adoption, è invece consentita, oltre che in Paesi dove è possibile per le coppie composte da persone dello stesso sesso di ricorrere all’adozione congiunta, come Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Francia e da ultime Austria, Irlanda e Groenlandia, anche in Paesi come Germania e Finlandia che, pur precludendo l’accesso per le coppie omosessuali all’istituto dell’adozione congiunta, consentono, comunque, nell’ottica della tutela prevalente del diritto del minore a godere di una stabilità affettiva, di ricorrere all’adozione del figlio da parte del compagno o dalla compagna del padre o della madre biologica; 
in assenza di una puntuale disciplina italiana si è venuta a creare una situazione di vulnus dello stato giuridico dei minori figli delle coppie formate da persone dello stesso sesso, infatti i medesimi sono privi di numerosi diritti e prerogative derivanti dal possesso di status di figlio quali ad esempio il diritto di essere mantenuti, assistiti, educati e istruiti, come anche quello di ereditare. Di contro anche al genitore non biologico sono negati diritti-doveri come il poter ottenere permessi parentali e assegni familiari, mantenere continuità affettiva con il minore in caso di separazione dal genitore biologico, nonché di morte del medesimo; 
in assenza di un riconoscimento per le coppie dello stesso sesso della facoltà di accedere all’istituto dell’adozione, negli ultimi anni diversi tribunali di merito si sono pronunciati riconoscendo la trascrizione dell’atto di nascita del minore nato all’estero, nonché l’adozione da parte del partner ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera b), della predetta legge 184 del 1983 al fine di garantire il superiore interesse del minore alla stabilità e alla continuità affettiva,

impegna il Governo

ad adottare iniziative normative volte a modificare, entro la fine della presente legislatura, l’intera disciplina relativa al diritto del minore alla famiglia di cui alla legge 4 maggio 1983, n.184, consentendo in particolare alle coppie composte da persone dello stesso sesso non solo l’accesso all’adozione in casi particolari di cui all’articolo 44, comma 1, lettera b), ma anche l’accesso all’istituto dell’adozione piena e legittimante di cui all’articolo 6. 
9/3634/4MarzanoTentoriMalpezziMattielloMarchettiMazzoliGandolfiGribaudoAlbiniRocchiGiuseppe GueriniAndrea MaestriBrignoneBechisCivatiArtiniSegoniCristian IannuzziTinagliTerrosiRagostaCarloniMognatoMiccoliLaforgiaPastorino.

La Camera, 
premesso che: 
l’articolo 6, comma 1, della legge 4 maggio 1983, n.184 dispone che «L’adozione è consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni»; 
consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di cassazione, nonché numerosissima giurisprudenza di merito si sono espresse nettamente riguardo l’impossibilità di considerare l’omosessualità quale impedimento all’esercizio delle funzioni genitoriale – in tal senso si legga la sentenza Corte di cassazione sezione prima, 11 gennaio 2013, n.601, per cui alla base della convinzione che l’inserimento di un minore in una famiglia composta da due donne legate da una relazione omosessuale possa avere ripercussioni negative «non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale»; 
il provvedimento in esame, al comma 20, prevede che le disposizioni che nel codice civile si riferiscono al matrimonio oppure contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti si applichino anche a ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso tranne nei casi in cui le norme del codice civile non siano espressamente richiamate nella presente legge nonché nel caso della legge 4 maggio 1983, n.184, e che quindi la presente legge non prevede nemmeno la facoltà per una delle due parti dell’unione civile, già prevista per il coniuge, di adottare il figlio del partner ai sensi della lettera b), comma 1, articolo 44 della legge 4 maggio 1983, n.184. Tale facoltà, meglio nota con il nome di stepchild adoption, è invece consentita, oltre che in Paesi dove è possibile per le coppie composte da persone dello stesso sesso di ricorrere all’adozione congiunta, come Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Francia e da ultime Austria, Irlanda e Groenlandia, anche in Paesi come Germania e Finlandia che, pur precludendo l’accesso per le coppie omosessuali all’istituto dell’adozione congiunta, consentono, comunque, nell’ottica della tutela prevalente del diritto del minore a godere di una stabilità affettiva, di ricorrere all’adozione del figlio da parte del compagno o dalla compagna del padre o della madre biologica; 
in assenza di una puntuale disciplina italiana si è venuta a creare una situazione di vulnus dello stato giuridico dei minori figli delle coppie formate da persone dello stesso sesso, infatti i medesimi sono privi di numerosi diritti e prerogative derivanti dal possesso di status di figlio quali ad esempio il diritto di essere mantenuti, assistiti, educati e istruiti, come anche quello di ereditare. Di contro anche al genitore non biologico sono negati diritti-doveri come il poter ottenere permessi parentali e assegni familiari, mantenere continuità affettiva con il minore in caso di separazione dal genitore biologico, nonché di morte del medesimo; 
in assenza di un riconoscimento per le coppie dello stesso sesso della facoltà di accedere all’istituto dell’adozione, negli ultimi anni diversi tribunali di merito si sono pronunciati riconoscendo la trascrizione dell’atto di nascita del minore nato all’estero, nonché l’adozione da parte del partner ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera b), della predetta legge 184 del 1983 al fine di garantire il superiore interesse del minore alla stabilità e alla continuità affettiva,

impegna il Governo

a sostenere, per quanto di propria competenza, iniziative normative volte a modificare, entro la fine della presente legislatura, l’intera disciplina relativa al diritto del minore alla famiglia di cui alla legge 4 maggio 1983, n.184, valutando prioritariamente l’interesse superiore del minore. 
9/3634/4.(Testo modificato nel corso della seduta) MarzanoTentoriMalpezziMattielloMarchettiMazzoliGandolfiGribaudoAlbiniRocchiGiuseppe GueriniAndrea MaestriBrignoneBechisCivatiArtiniSegoniCristian IannuzziTinagliTerrosiRagostaCarloniMognatoMiccoliLaforgiaPastorino.

La Camera, 
premesso che: 
la presente proposta di legge disciplina le convivenze di fatto tra persone maggiorenni, non vincolate tra loro da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o unione civile; 
tra le misure per le convivenze di fatto, sostanzialmente c’è l’estensione di alcuni diritti, previsti dal codice civile per i coniugi, ai conviventi sostanzialmente in materia di diritto alla salute, diritto di abitazione, impresa familiare, di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno, di risarcimento del danno, di diritto agli alimenti, tutte tematiche che, nel corso degli anni, sono state oggetto della giurisprudenza tanto da aver ormai determinato orientamenti giurisprudenziali consolidati; 
resta aperta la tematica dell’estensione del diritto alla pensione di reversibilità anche ai conviventi di fatto, purché ovviamente la convivenza di fatto non sia stata precedentemente interrotta, dal momento che la giurisprudenza costituzionale è ormai costante nel riconoscere alcuni diritti anche ai conviventi more uxorio, ma la Corte costituzionale ha anche costantemente affermato che «la convivenza more uxorio è diversa dal vincolo coniugale» e a questo non meccanicamente assimilabile al fine di desumerne l’esigenza costituzionale di una parificazione di trattamento (sentenza n.352 del 2000), da qui deriva l’esigenza dell’intervento del legislatore; 
il matrimonio, infatti, secondo la Corte forma oggetto della specifica previsione contenuta nell’articolo 29 della Costituzione, che lo riconosce elemento fondante della famiglia come società naturale, mentre il rapporto di convivenza assume anch’esso rilevanza costituzionale, ma nell’ambito della protezione dei diritti inviolabili dell’uomo nelle formazioni sociali meritevoli di tutela garantita dall’articolo 2 della Costituzione,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di garantire anche ai conviventi di fatto, attraverso ulteriori iniziative, l’accesso alla pensione di reversibilità del convivente defunto ai sensi dell’articolo 13 del regio decreto-legge n.636 del 1939, a condizione che la convivenza non sia stata precedentemente interrotta. 
9/3634/5GebhardAlfreiderSchullianPlanggerOttobre.

La Camera, 
premesso che: 
il testo proposto all’esame di quest’Aula, originariamente più ampio e meglio adeguato all’attuale contesto sociale prevedeva la possibilità, già consentita dall’ordinamento giuridico per le coppie eterosessuali, grazie alle norme contenute nella legge n.184 del 1983, l’adozione del figlio del coniuge a condizione di ottenere il consenso del genitore biologico; 
sino al 2007 tale facoltà era consentita solo alle coppie sposate. Il successivo intervento giurisprudenziale l’ha estesa ai conviventi eterosessuali, ritenendo che fosse preponderante la tutela dell’interesse del minore in modo tale che al rapporto affettivo fattuale corrispondesse anche un rapporto giuridico, consistente in diritti ma, soprattutto, doveri; 
ad avviso della magistratura, infatti, l’orientamento sessuale non impedisce l’adozione. Nel 2014 e nel 2015, il Tribunale per i minorenni di Roma, ribadendo il principio giuridico consolidato e in linea con tutta la giurisprudenza italiana, dai Tribunali alla Corte di cassazione, alla Corte EDU, ha sancito che l’orientamento sessuale dell’adottante non può costituire un elemento ostativo all’adozione del figlio del coniuge. In entrambi i casi il Tribunale ha verificato, che le capacità genitoriali non possono essere invalidate dall’orientamento sessuale,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative volte a consentire ai sottoscrittori di un’unione civile l’adozione del figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico. 
9/3634/6BrignoneArtiniBaldassarreBechisCivatiAndrea MaestriMatarrelliPastorinoSegoniTurco.

La Camera, 
premesso che: 
il testo proposto all’esame di quest’Aula ha scelto di disciplinare l’unione civile meramente considerata come una specifica formazione sociale, costituita da due persone dello stesso sesso, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. Si è quindi scelto di diversificare l’istituto giuridico e i relativi diritti e doveri che regolamentano le unioni tra coppie del medesimo sesso, e quelle di sesso diverso, regolamentate dal diverso istituto del matrimonio,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative volte a parificare i diritti delle coppie, siano esse eterosessuali che omosessuali, al fine di uniformare tutti i diritti e i doveri discendenti dalla sottoscrizione di una unione civile con i diritti e doveri discendenti dalla sottoscrizione del contratto matrimoniale. 
9/3634/7BaldassarreBrignoneArtiniBechisCivatiAndrea MaestriMatarrelliPastorinoSegoniTurco.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in oggetto, a seguito della questione di fiducia posta dal Governo in Senato, in questa sede ribadita, si compone di un unico articolo, suddiviso in 69 commi, che non sono comprensivi di tutti i fondamentali diritti e doveri originariamente previsti nel testo di fonte parlamentare. Si segnala che, con la costituzione dell’unione civile, le parti acquistano medesimi diritti e obblighi reciproci già previsti per l’istituto matrimoniale, ovvero all’assistenza morale e materiale, la coartazione, la contribuzione ai bisogni comuni, escludendo il solo obbligo di fedeltà,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative volte a introdurre l’obbligo di fedeltà. 
9/3634/8Andrea MaestriBrignoneArtiniBaldassarreBechisCivatiMatarrelliPastorinoSegoniTurco.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in oggetto contiene la scelta di diversificare il tipo di contratto che le coppie possono sottoscrivere, riservando alle sole coppie eterosessuali l’istituto del matrimonio, riservando invece alle coppie omosessuali il solo istituto dell’unione civile,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative volte ad estendere all’unione civile le disposizioni previste all’articolo 2941, primo comma, n.1, del codice civile. 
9/3634/9BechisBrignoneArtiniBaldassarreCivatiAndrea MaestriMatarrelliPastorinoSegoniTurco.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in oggetto, nella parte in cui disciplina la copertura finanziaria delle disposizioni relative alle sole unioni civili, prevede che il Ministro del lavoro debba procedere ad un monitoraggio degli oneri, sulla base di dati comunicati dall’INPS; 
in caso di scostamenti rispetto alle previsioni il Ministro dell’economia è autorizzato a provvedere, dovendo altresì riferire con apposita relazione alle Camere,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative volte ad adottare la forma scritta per la relazione citata in premessa. 
9/3634/10TurcoBrignoneArtiniBaldassarreBechisCivatiAndrea MaestriMatarrelliPastorinoSegoni.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in oggetto individua la finalità nell’istituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, quale specifica formazione sociale. Nel riconoscere a due persone maggiorenni dello stesso sesso il diritto di costituire una unione civile, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni si prevede la registrazione degli atti di unione civile nell’archivio dello stato civile,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative volte a adottare una nuova definizione legale di matrimonio, che consenta un legame fra due persone, anche dello stesso sesso, finalizzato alla formazione di una famiglia. 
9/3634/11CivatiBrignoneArtiniBaldassarreBechisAndrea MaestriMatarrelliPastorinoSegoniTurco.

La Camera, 
premesso che: 
il testo sottoposto al nostro esame contiene norme che danno diritto ad una mera forma di convivenza rinforzata, adottata per uniformare l’ordinamento domestico alle indicazioni provenienti da organi sovranazionali alle cui prescrizioni dobbiamo adempiere; 
pur riconoscendo che si tratta di un timido passo avanti per quanto riguarda la regolamentazione dei rapporti tra i componenti dell’unione civile, appare censurabile la scelta del Governo di sopprimere dal testo originario la possibilità per i sottoscrittori di un’unione civile di adottare il figlio del coniuge, purché vi sia il consenso del genitore biologico; 
il dibattito che ne è conseguito non pare cogliere tutte le potenziali conseguenze giuridiche conseguenti a questa scelta. Molto si è dibattuto proprio sul tema dell’adozione del figlio del convivente, mentre una questione meno dibattuta ma ugualmente rilevante quella riguardante la posizione giuridica da attribuire alla coppia che contrae l’unione civile; 
il provvedimento in esame prevede che ai contraenti l’unione civile si applichino tutte le norme dell’ordinamento italiano che contengono la parola coniuge, con la sola eccezione di quelle in materia d’adozione; 
l’approvazione del provvedimento contenente questa equiparazione, a cui si deve aggiungere l’espunzione dal testo della facoltà di adottare il figlio del coniuge, verrebbe con grande probabilità stigmatizzata dalle Corti sovranazionali. La precedente giurisprudenza, infatti, indica che se gli Stati, nell’esercizio della propria sovranità, pongono per le convivenze omosessuali norme quasi del tutto coincidenti con quelle previste per il matrimonio mediante la tecnica legislativa del rimando alle norme previste per il matrimonio stesso, in caso di esclusione della facoltà di adozione del figlio del convivente, verrebbe violato il combinato disposto del diritto alla vita privata e familiare e del diritto alla non discriminazione, diritti entrambi protetti dalla Convenzione Universale dei diritti dell’uomo che è fonte di diritto sovraordinata alla legge statale ordinaria,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative volte a uniformare la disciplina nazionale alle disposizioni contenute nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. 
9/3634/12MatarrelliBrignoneArtiniBaldassarreBechisCivatiAndrea MaestriPastorinoSegoniTurco.

La Camera, 
premesso che: 
il tema delle unioni civili richiama anche il dibattito relativo alla cosiddetta «maternità surrogata»; 
si tratta di una pratica che la legge n.40 del 2004 vieta già in Italia, ma per la quale l’entità della pena prevista non consente l’automatica perseguibilità del reato quando questo sia commesso all’estero; 
si tratta di una contraddizione evidente e non più accettabile,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di assumere iniziative di sua competenza per rendere punibile il reato previsto dalla legge n.40 del 2004, anche quando commesso all’estero. 
9/3634/13DellaiCapelliGigliSanteriniBaradelloSbernaPiepoliMarazziti.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge all’esame dell’Assemblea affronta il tema del riconoscimento giuridico in favore delle coppie dello stesso sesso, istituendo le unioni civili ed estendendo ad esse la quasi totalità delle norme già previste in favore del matrimonio; 
nel corso dell’iter del provvedimento al Senato è stata soppressa la disposizione volta a sottrarre alla discrezionalità del giudice la decisione circa la concessione o meno della stepchild adoptionin favore delle coppie dello stesso sesso; 
in base alle norme attualmente vigenti rispetto alle adozioni in casi particolari, di cui al titolo IV della legge n.184 del 1983, alcune sentenze hanno già concesso la stepchild adoption in favore di coppie omosessuali, o in favore di coppie diventate genitori attraverso il ricorso alla pratica di surrogazione di maternità; 
in Italia sono centinaia le coppie sposate che aspettano da anni di poter adottare un bambino e che affrontano un lunghissimo iter burocratico per essere dichiarati idonei; 
la Corte costituzionale ha affermato a più riprese il diritto del minore ad avere una famiglia, e nella sentenza n.138 del 2010 ha ribadito come «La giusta e doverosa tutela, garantita ai figli naturali, nulla toglie al rilievo costituzionale attribuito alla famiglia legittima ed alla (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale»; 
la Commissione Giustizia della Camera ha deliberato e sta svolgendo un ciclo di audizioni sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni e affido, indagine conoscitiva deliberata anche perché «proprio sul tema della legittimazione ad adottare si è sviluppato, in occasione dell’esame della proposta di legge sulle unioni civili, un serrato confronto tra diverse opinioni non solo al Senato ma anche nella società civile»; 
la proposta di legge in esame lascia aperta ogni ipotesi rispetto alla possibilità o meno delle coppie dello stesso sesso di avere figli; 
il Parlamento, attraverso il lavoro della Commissione Giustizia sta affrontando una materia complessa quanto delicata con grande attenzione, dando voce a tutti i soggetti coinvolti nelle adozioni e nelle procedure di affido familiare, al fine di elaborare eventuali modifiche legislative che possano essere davvero migliorative delle norme vigenti e, soprattutto, che garantiscano pienamente la realizzazione e la tutela dei diritti dei minori,

impegna il Governo:

ad adottare le opportune iniziative volte a migliorare e velocizzare l’iter per la dichiarazione di idoneità in favore delle coppie sposate che desiderino adottare un bambino, nel rispetto del diritto primario dei minori a crescere all’interno di una famiglia, tutelando la famiglia e la genitorialità come costituzionalmente garantite; 
ad adottare le opportune iniziative normative volte a trasformare il reato di surrogazione di maternità, di cui alla legge 40/2004, in un reato punibile anche se commesso all’estero. 
9/3634/14RampelliGiorgia MeloniLa RussaCirielliMaiettaNastriPetrengaRizzettoTaglialatelaTotaro.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame introduce l’istituto delle unioni civili; 
considerato che la Corte costituzionale ha riconosciuto al legislatore la possibilità, con legge ordinaria, di scegliere di estendere il matrimonio in senso egualitario alle coppie dello stesso sesso o di introdurre un nuovo istituto, come le unioni civili (sent. 138/2010); 
tale lettura della sentenza della Corte costituzionale confermata anche dalla Corte di cassazione (ad es. sent. 2400/2015); 
la Costituzione italiana contiene al suo interno dei meta principi che nessuna riforma costituzionale o sentenza potrebbe modificare: il principio di uguaglianza e di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini; 
il matrimonio è un diritto fondamentale, secondo il nostro ordinamento, dal quale non è possibile escludere le coppie formate da persone dello stesso sesso, sulla base di una caratteristica personale, ovvero l’orientamento sessuale; 
chi propone differenziazioni tra le persone omosessuali e quelle eterosessuali, crea due classi di cittadini, attribuendo alle prime una dignità sociale inferiore alle seconde; 
nel nostro ordinamento, la possibilità di generare figli non è – neppure potenzialmente – una condizione per contrarre o mantenere in vita un matrimonio. Tuttavia, pur se esistono differenti modalità con le quali le coppie eterosessuali e omosessuali possono diventare genitori, entrambe costituiscono famiglie aperte alla possibilità di accudire ed allevare figli, come dimostra la realtà delle famiglie arcobaleno presenti in Italia e tanti altri paesi nel mondo. Pertanto, non è possibile ritenere le coppie omosessuali disomogenee rispetto a quelle eterosessuali,

impegna il Governo:

estendere la possibilità di celebrare il matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso; 
adottare ogni iniziativa normativa tesa ad abrogare le norme vigenti in tema di obbligo di fedeltà, che come non prevista in riferimento alle unioni civili e alle convivenze di fatto, non dovrebbe caratterizzare neanche l’istituto del matrimonio. 
9/3634/15NicchiScottoSannicandroDaniele FarinaDurantiMarconFranco BordoPannaraleRicciattiCostantinoPirasFratoianniMelillaQuarantaGiancarlo GiordanoPagliaPellegrino.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame introduce l’istituto delle unioni civili e disciplina le convivenze; 
al Senato era stata introdotta, al riguardo, l’adozione in casi particolari del figlio del proprio partner
si tratta di una forma di adozione in ogni caso presente nella legge italiana da molti anni, chiamata adozione in casi particolari. Questa è disposta anche a favore di persone non sposate o single, quando vi sia un minore che sia orfano o abbia un solo genitore; è una disposizione di chiusura del sistema (articolo 44 legge adozione) che intende garantire il preminente diritto di ogni minore ad avere genitori che li allevino e si prendano cura di loro, garantendo anche la continuità affettiva; 
considerato che: 
le coppie formate da persone dello stesso sono una realtà non nuova per l’Italia, infatti all’interno di coppie formate da persone dello stesso sesso vi sono figli che nascono da un progetto comune di maternità o paternità, realizzato all’estero mediante il ricorso a tecniche di fecondazione medicalmente assistita; 
la legge italiana non dovrebbe, dunque, introdurre un nuovo istituto, ma dare copertura a situazioni già esistenti e, alle volte, consolidate da anni; 
nel nostro ordinamento, nel 2012, è stato finalmente introdotto lo status unico di figlio, senza distinguere tra figli nati nel matrimonio e fuori da matrimonio. Questo permette di garantire che non ci siamo più differenze di tutele e diritti tra i figli; 
non estendere la disciplina dell’adozione in casi particolari anche riguardo il figlio del partnerunito civilmente porterebbe al caso assurdo, già verificatosi, che due fratelli o due sorelle, cresciuti da sempre come tali, non siano considerati giuridicamente fratelli o sorelle tra di loro,

impegna il Governo

ad adottare ulteriori iniziative volte a prevedere la possibilità dell’adozione del figlio del partnerunito civilmente, dando luogo ad un’adozione piena, con l’acquisizione anche giuridica della parentela e non, dunque, un’adozione con minori garanzie, com’è quella oggi prevista dall’articolo 44 della legge in materia di adozione, che stabilisce un legame di filiazione unicamente tra l’adottante e l’adottato. 
9/3634/16CostantinoNicchiScottoSannicandroDaniele FarinaDurantiMarconFranco BordoPannaraleRicciattiMartelliPirasFratoianniMelillaQuarantaGiancarlo GiordanoPagliaPellegrino.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame disciplina le convivenze e le unioni civili; 
considerata la delicatezza della materia, nonché la necessità di una disciplina puntuale anche quanto agli aspetti da disciplinarsi tramite i decreti delegati, entro sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, è assolutamente indispensabile garantire il massimo coinvolgimento del Parlamento ai fini del confronto sui temi inerenti le tutele e il riconoscimento dei diritti delle persone,

impegna il Governo

a provvedere, nel termine già stabilito nel testo in esame entro sei mesi, all’effettiva emanazione dei decreti delegati di cui al comma 28, senza incorrere in ritardi o omissioni, come invece accaduto in passato in sede di attuazione della legge delega per la riforma fiscale, assicurando nel contempo il massimo coinvolgimento del Parlamento ai fini del confronto sui temi inerenti le tutele e il riconoscimento dei diritti delle persone. 
9/3634/17Franco BordoCostantinoNicchiScottoSannicandroDaniele FarinaDurantiMarconPannaraleRicciattiMartelliPirasFratoianniMelillaQuarantaGiancarlo GiordanoPagliaPellegrino.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame disciplina le convivenze e le unioni civili; 
considerata la delicatezza della materia, nonché la necessità di una disciplina puntuale anche quanto agli aspetti da disciplinarsi tramite i decreti delegati, entro sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, è assolutamente indispensabile garantire il massimo coinvolgimento del Parlamento ai fini del confronto sui temi inerenti le tutele e il riconoscimento dei diritti delle persone,

impegna il Governo

a provvedere, nel termine già stabilito nel testo in esame entro sei mesi, all’effettiva emanazione dei decreti delegati di cui al comma 28, assicurando nel contempo il massimo coinvolgimento del Parlamento ai fini del confronto sui temi inerenti le tutele e il riconoscimento dei diritti delle persone. 
9/3634/17.(Testo modificato nel corso della seduta) Franco BordoCostantinoNicchiScottoSannicandroDaniele FarinaDurantiMarconPannaraleRicciattiMartelliPirasFratoianniMelillaQuarantaGiancarlo GiordanoPagliaPellegrino.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame disciplina le convivenze e le unioni civili; 
in riferimento ai temi affrontati non può essere trascurato il tema della maternità surrogata, attualmente vietata nel nostro Paese dalla legge 19 febbraio 2004, n.40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita); 
la Corte costituzionale più volte ha dichiarato l’incostituzionalità di alcune sue parti, a riprova che la scelta legislativa è stata fatta non per regolamentare l’ambito della fecondazione assistita, come si dovrebbe, ma allo scopo di introdurre divieti che contrastano con i principi della Costituzione italiana; 
la Corte europea dei diritti Umani è intervenuta più volte in materia di maternità surrogata precisando che allo stato attuale delle legislazioni dei Paesi del Consiglio d’Europa, tra le quali non esiste una armonizzazione, gli Stati membri hanno la discrezionalità di mantenere una legislazione che vieti la maternità surrogata (2014, sentenze Mennesson e Labassee contro Francia); 
al contempo, la Corte ha stabilito che il figlio nato mediante surrogazione di maternità in un Paese dove ciò è lecito non può essere sottratto alla coppia dei genitori la cui filiazione è stata legalmente stabilita all’estero. In questo caso, deve essere tutelato il preminente interesse del minore che è innanzitutto quello al rispetto della propria vita familiare e all’identità personale; 
condannando l’Italia (2015, sentenza Paradiso e Campanelli), la Corte ha stabilito che al minore deve essere garantito il diritto fondamentale alla vita familiare con i propri genitori, anche quando questi lo sono solo di fatto, se con loro ha stabilito e consolidato un rapporto genitore-figlio/a. Laddove è accertata l’esistenza di un legame famigliare, lo Stato deve adottare misure che permettono a tale legame di svilupparsi, favorendo innanzitutto il ricongiungimento tra i genitori e il figlio/a interessati/e. Non può al contrario, sottrarre il figlio ai genitori; 
secondo la Corte, nei predetti casi di maternità surrogata, il riferimento all’ordine pubblico non può essere preso come una carta bianca che giustifichi qualsiasi misura, in quanto lo Stato ha l’obbligo di tenere in considerazione l’interesse superiore del minore indipendentemente dalla natura del legame genitoriale, genetico o di altro tipo (par. 80); 
in Italia si è sviluppato un dibattito ideologico sulla gestazione per altri/e, che invoca interventi normativi che vadano oltre il divieto già esistente, facendo ricorso anche ad argomenti già utilizzati in occasione della legge 40/2004. Si invoca l’introduzione di un «reato universale» e il non riconoscimento giuridico dei figli/e alle coppie italiane che fanno ricorso all’estero a tale pratica; 
tale dibattito ignora del tutto la giurisprudenza innanzi citata, che evidenzia l’obbligo di tutelare il preminente interesse del minore, che non può essere sottratto alla sua famiglia; così come ignora il tema della permeabilità degli ordinamenti giuridici e della necessità di regolare fenomeni altrove leciti, non di punirli; 
la libertà di scelta delle donne che vogliono portare avanti una gravidanza consentendo a una vita di venire al mondo e di essere amorevolmente accolta da altre coppie di genitori, comporta che la loro scelta non sia costretta dal ricatto economico o dallo sfruttamento, e che abbiano la possibilità di ripensamento, nel corso della gravidanza e dopo il parto; 
c’è un mutamento sociale e umano dei rapporti di filiazione, della genitorialità e più in generale della vita familiare non più basati sulla coincidenza tra dato biologico, genetico, sociale e su un presunto unico modello (naturale) e di famiglia, ma fondati sulla qualità delle relazioni. Tale cambiamento sociale è già stato riconosciuto giuridicamente, ma deve esserlo pienamente, perché vi è la priorità di assicurare gli stessi diritti ai figli e alle figlie a prescindere da come sono venuti al mondo; a tal proposito è utile ricordare che la recente sentenza della Corte Costituzionale n.162 del 2014 ha ribadito, sotto il profilo sostanziale dei valori e dei principi, l’estensione del confine della «vita familiare» che sinora riguardava la coppia eterosessuale, ai figli generati naturalmente e con la procreazione assistita anche eterologa; 
con la legge n.154 del 2013 il legislatore ha individuato come caratterizzante il rapporto di filiazione, il concetto di responsabilità genitoriale non sempre rispondente alla coincidenza della figura genetica e/o biologica; 
la Corte di Cassazione, con la decisione sul divieto di disconoscimento di paternità da parte del marito della coppia che ha dato il consenso all’inseminazione eterologa della moglie (sentenza n.2315 del 1999), ha sovvertito il principio secondo il quale la verità biologica fonda il rapporto di filiazione; 
anche con riferimento alla genitorialità delle persone omosessuali, la giurisprudenza riconosce che costituisce pregiudizio il ritenere che un minore cresciuto da una coppia omosessuale possa non crescere bene (Corte di Cassazione civile, Sez. I, n.601 del 2013), e la giurisprudenza più recente del Tribunale dei minori, nel consentire l’adozione del figlio del partner, lo ha constatato con approfondite indagini (tra le altre: Tribunale per i minorenni di Roma, sentenza 30 giugno 2014, confermata da Corte d’appello di Roma con sentenza del 23 dicembre 2015; stesso Tribunale, sentenze 22 settembre 2015 e 26 gennaio 2016); 
il ricorso alla proibizione, come dimostra la legge 40 del 2004, mette in questione il principio di laicità perché un personale convincimento morale non può prevaricare quelli di altri/e; 
il principio di libertà di scelta e responsabilità delle donne nella procreazione è intangibile: a una donna non si può imporre né di essere o non essere madre, né di usare o non usare il suo corpo a fini riproduttivi; 
la gestazione per altri/e è pratica antica quanto il mondo, molto diffusa anche in Italia fino a pochissimi anni fa; 
la novità sta nelle forme attraverso le quali si realizza, a seguito dello sviluppo delle tecniche di procreazione assistita, ma anche della possibilità di regolamentare il rapporto tra le persone coinvolte; 
la libertà di scelta della gestante e la regolamentazione del rapporto tra le parti sono concreti capisaldi della possibilità di gestazione per altri/e, nei paesi – come ad esempio Stati Uniti o Canada –, dove la pratica è lecita e non vi è sfruttamento delle donne; 
è riprovevole e da contrastare con forza, quando dietro questa pratica ci siano rischi di ricatto e di costrizione alla mercificazione delle donne e del loro corpo, o quando si sia in assenza di ogni forme di tutela di ciò che ogni donna possa decidere di e per se stessa. Rischio moltiplicato dalle diseguaglianze prodotte dalla globalizzazione del mercato del biolavoro, dell’uso del materiale genetico e delle capacità riproduttive dei corpi; 
la gestazione per altri/e, come la fecondazione assistita, è una realtà delicata e complessa talvolta troppo spesso semplificata anche attraverso un linguaggio che rispecchia stereotipi che colpiscono le persone coinvolte: donne, uomini, bambini/e nati attraverso questa pratica. Ad esempio, anche l’espressione «utero in affitto» veicola un pregiudizio verso le gestanti, uomini omosessuali e bambini/e nati attraverso questa pratica; 
le donne subiscono violenza anche in famiglia, sono private di diritti umani fondamentali a causa di valori, credenze religiose e tribali. Ma non per questo ci sogniamo di mettere al bando universale famiglia e religione che sono, invece, diritti fondamentali della persona; 
contrastare ogni possibile sfruttamento non significa normare, in nome del bene delle donne, il corpo femminile: nessuna donna può essere obbligata a procreare o ad abortire; 
è la soggettività di una donna con la sua libera scelta di portare avanti una gravidanza che dà la misura e il limite ai desideri di genitorialità, visto che il corpo femminile continua ad essere il tramite indispensabile per la nascita,

impegna il Governo

ad intraprendere iniziative normative volte ad introdurre una regolamentazione mite della gestazione per altri/e, che riconosca il rispetto la soggettività della donna in tutto il percorso della gestazione, la possibilità di un suo ripensamento e quella di mantenere il legame con il nascituro e gli altri soggetti coinvolti, nonché a contrastare ogni eventuale forma di pratica sommersa e clandestina a causa dell’impossibilità di accedere alla gestazione per altri/e e a prevedere tutte le tutele giuridiche, sanitarie, sociali di tutti i soggetti coinvolti in una realtà che di fatto esiste, nel contempo assumendo iniziative per punire ogni forma di costrizione alla procreazione, anche in attuazione dei principi della Convenzione di Istanbul. 
9/3634/18PirasCostantinoNicchiScottoSannicandroDaniele FarinaDurantiMarconFranco BordoPannaraleRicciattiMartelliFratoianniMelillaQuarantaGiancarlo GiordanoPagliaPellegrino.

La Camera, 
premesso che: 
diverse sentenze, travalicando i principi contenuti nel provvedimento in esame ed aggirando il divieto di surrogazione di maternità contenuto nella legge n.40 del 2003, hanno ammesso sia l’adottabilità del minore figlio del partner omosessuale, sia la possibilità, per i partner omosessuali di cittadinanza italiana, di ricorrere al cosiddetto «utero in affitto» se il fatto compiuto in Paesi dove tale pratica legale; 
il contratto di surrogazione di maternità una nuova forma di mercato di esseri umani, e nella «tratta degli esseri umani», così come definita dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani, quando indica che «il reclutamento (…) di persone (…) con l’abuso (…) della condizione di vulnerabilità (…) a fini di sfruttamento (che) comprende pratiche simili alla schiavitù e specifica che, in questi casi, il consenso della vittima allo sfruttamento è irrilevante»; 
la surrogazione di maternità viola altresì la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: all’articolo 1, che recita: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti», visto che per i nati da maternità surrogata, a differenza di tutti gli altri bambini del mondo, si decide fin da prima del concepimento che non cresceranno con la donna che li ha partoriti, cioè la madre, ma con persone che vi hanno stipulato un contratto commerciale e l’hanno indotta ad abbandonano alla nascita; all’articolo 4, ove si afferma che «Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma», considerando le condizioni vessatorie contrattuali che stabiliscono nei minimi dettagli la vita della gestante e ne definiscono gli obblighi, primo fra tutti la cessione del neonato alla nascita; 
la surrogazione di maternità viola la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, che, all’articolo 3, stabilisce che «Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità», e che, all’articolo 32, dispone che «Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico»; 
la surrogazione di maternità costituisce una forma di violenza contro le donne secondo la definizione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (la cosiddetta Convenzione di Istanbul, in cui, con l’espressione «violenza nei confronti delle donne», si intende designare una violazione dei diritti umani comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica; 
la surrogazione di maternità contrasta esplicitamente con convenzioni internazionali e pronunciamenti di istituzioni europee: la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina (1997), che, all’articolo 21 stabilisce che «il corpo umano e le sue parti non debbono essere, in quanto tali, fonte di profitto»; principio ribadito dall’articolo 3 della Carta europea dei diritti fondamentali (2000) sul diritto all’integrità della persona, in particolare quando prevede clic si rispetti «il divieto di fare del corpo umano e sue parti in quanto tali una fonte di lucro»; la risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2011 che impegna gli Stati membri a «riconoscere il grave problema della surrogazione di maternità, che costituisce uno sfruttamento del corpo e degli organi riproduttivi femminili»; 
il Comitato nazionale per la bioetica, riunito in seduta plenaria, ha approvato il documento «mozione su maternità surrogata a titolo oneroso». Il Comitato nazionale per la bioetica, che si è espresso più volte contro la mercificazione del corpo umano (mozione sulla compravendita di organi a fini di trapianto, 18 giugno 2004; mozione sulla compravendita di ovociti, 13 luglio 2007; parere sul traffico illegale di organi umani tra viventi, 23 maggio 2013), ritiene che la maternità surrogata sia un contratto lesivo della dignità della donna e del figlio sottoposto come un oggetto a un atto di cessione. Il Comitato nazionale per la bioetica ritiene inoltre che l’ipotesi di commercializzazione e di sfruttamento del corpo della donna nelle sue capacità riproduttive, sotto qualsiasi forma di pagamento, esplicita o surrettizia, sia in netto contrasto con i principi bioetici fondamentali che emergono anche dai documenti sopra citati; 
il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in Assemblea plenaria (2015/2229) sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo (paragrafo 115), in cui si condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce e si afferma che la pratica della maternità surrogata, che implica lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, sia vietato e trattato come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani,

impegna il Governo

considerato quanto esposto in premessa, ad assumere iniziative, a livello nazionale e internazionale, affinché la surrogazione di maternità, in ogni sua modalità e variante contrattuale, sia riconosciuta come nuova forma di schiavitù e di tratta di esseri umani, e sia perseguibile come reato anche se commesso all’estero da cittadini italiani. 
9/3634/19Pagano.

La Camera, 
premesso che: 
il presente disegno di legge presenta aspetti di rilevanza etica verso i quali è doveroso considerare il diritto all’esercizio dell’obiezione di coscienza; 
le recenti dichiarazioni del Consiglio d’Europa in merito al ricorso all’obiezione di coscienza destano preoccupazioni; 
l’obiezione di coscienza è un diritto fondamentale della persona e in quanto tale va rispettato. E non è legato soltanto a convinzioni religiose o etiche ma si esercita «anche e soprattutto in riferimento a convincimenti profondamente laici di tutela del diritto alla vita di ogni essere umano sin dal concepimento; 
in Italia il diritto all’obiezione di coscienza in campo medico è assicurato ed espressamente codificato dalle seguenti leggi: la legge n.194 del 1978 che, all’articolo 9, ha introdotto una particolare specie di obiezione di coscienza, in materia di interruzione volontaria della gravidanza, riconosciuta al personale sanitario ed esercente attività ausiliarie, salvo nei casi urgenti nei quali è in gioco la vita di una persona; peraltro, una disposizione similare è contenuta anche nel codice di deontologia medica, approvato anch’esso nel 1978, che all’articolo 28 stabilisce che «qualora al medico vengano richiesti interventi che contrastino col suo convincimento clinico o che discordino con la sua coscienza, come nel caso di sterilizzazione, aborto o interventi di plastica, egli può rifiutare la propria opera pur nel rispetto della volontà del paziente»; la legge n.413 del 1993 che disciplina l’obiezione di coscienza per la sperimentazione animale; l’articolo 16 della legge n.40 del 2004 che riguarda la procreazione medicalmente assistita e riconosce al personale sanitario ed esercente le attività sanitarie accessorie la facoltà di astenersi dal compimento della procedura, adottando un’impostazione similare alla disciplina in materia di aborto; 
le decisioni prese in Europa non possono condizionare in alcun modo il diritto alla sovranità nazionale di ogni Stato membro di legiferare in piena autonomia in ambiti etici di tale importanza,

impegna il Governo

a dare piena attuazione al diritto all’obiezione di coscienza e a garantire la sua completa fruizione senza alcuna discriminazione o penalizzazione. 
9/3634/20Allasia.

La Camera, 
premesso che: 
in concomitanza con la discussione del disegno di legge in esame, (sospettiamo, anche con finalità strumentali volte distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal tema principale, ossia la violazione manifesta del riconoscimento della famiglia quale nucleo fondamentale della società ai sensi dell’articolo 29 della Costituzione), è tornata di estrema attualità la questione della pratica disumana della maternità surrogata; 
il legislatore già nel 2004 con l’approvazione della legge 40 aveva fissato il divieto della pratica della maternità surrogata. L’articolo 12, comma 6, della legge 40/2004 ha sancito che chiunque in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro; 
la legge 40 che, di fatto, è stata depotenziata a colpi di sentenze, anche in relazione al divieto di maternità surrogata non trova piena applicazione. Il divieto e le sanzioni previste dalla legge vigente non sono applicate né alle coppie italiane che fanno ricorso all’utero in affitto all’estero né a chi organizza e pubblicizza in Italia la maternità surrogata, predisponendo il ricorso alla pratica fuori dal nostro Paese; 
fa riflettere ad esempio come personaggi pubblici, noti anche per i loro incarichi di responsabilità politica istituzionale, abbiano reso palese, attraverso i canali mediatici, di aver agito in contrasto con la legge italiana avallando, così, ad avviso del proponente del presente ordine del giorno la tesi di una impunità di fatto; 
appare irragionevole come il Parlamento e il Governo, al fine di chiarire l’appartenenza della materia alla sfera tipica della discrezionalità legislativa, non abbiano mai sollevato un conflitto di attribuzione nei confronti di sentenze dove l’autorità giudiziaria ha proceduto all’auto produzione della disposizione normativa introducendo, di fatto, il riconoscimento della stepchild adoptionanche in casi di ricorso alla maternità surrogata,

impegna il Governo

ad assumere tutte le iniziative di propria competenza per far sì che possano essere applicate le sanzioni previste dalla legge n.40 del 2004 per la surrogazione di maternità. 
9/3634/21Borghesi.

La Camera, 
premesso che: 
in concomitanza con la discussione del disegno di legge in esame, (sospettiamo, anche con finalità strumentali volte distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal tema principale, ossia la violazione manifesta del riconoscimento della famiglia quale nucleo fondamentale della società ai sensi dell’articolo 29 della Costituzione), è tornata di estrema attualità la questione della pratica disumana della maternità surrogata; 
il business della maternità surrogata si è rapidamente esteso ed organizzato. Le aree principali dove opera questa rete sono il Canada, gli Stai Uniti, l’India e l’Ucraina. Negli USA si spendono in media 89 mila euro, in Ucraina 43 mila euro, in India 42 mila euro. In Ucraina può scendere anche a 5-8 mila euro. Alcuni «cataloghi» permettono di scegliere il corredo genetico – colore degli occhi, capelli, etc. – del nascituro. Il punto non è solo la gestional surrogacy, ma anche la cosiddetta third-party reproduction, dove madre e padre legalmente riconosciuti non entrano mai in gioco coi loro corpi e il loro corredo genetici e l’alterità del figlio è integrale. Ogni anno, si stima che circa 4000 coppie italiane si rivolgano a centri ucraini, avvertiamo che sta accadendo qualcosa di poco chiaro, comprendiamo che ci sono forze che utilizzano strategie articolate per giungere al proprio obiettivo. L’obbiettivo è quello antico, di scardinare le tradizioni, l’identità culturale, sociale e religiosa del nostro Popolo; 
è necessario quindi che si promuova a livello internazionale una moratoria per bandire questo crimine,

impegna il Governo

a farsi promotore, in tutte le sedi competenti, di una moratoria internazionale della pratica della maternità surrogata. 
9/3634/22Busin.

La Camera, 
premesso che: 
in concomitanza con la discussione del disegno di legge in esame, (sospettiamo, anche con finalità strumentali volte distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal tema principale, ossia la violazione manifesta del riconoscimento della famiglia quale nucleo fondamentale della società ai sensi dell’articolo 29 della Costituzione), è tornata di estrema attualità la questione della pratica disumana della maternità surrogata; 
fa riflettere come in questi giorni il Consiglio d’Europa ha accolto un ricorso della Cgil per la mancata applicazione della norma sull’interruzione volontaria di gravidanza e stabilito che nel nostro Paese le pazienti continuano a incontrare «notevoli difficoltà» nell’accesso ai servizi, nonostante quanto previsto dalla legge 194. La sentenza ha inoltre sancito che l’Italia discrimina medici e personale sanitario che non hanno optato per l’obiezione di coscienza. Questa decisione del Consiglio d’Europa potrebbe mettere a rischio il diritto all’obiezione di coscienza; 
con l’ampliamento – determinato dal trattato di Maastricht – delle competenze e degli obiettivi comunitari anche al di là di quelli strettamente mercantilistici, sono però apparse evidenti e non più trascurabili le interferenze tra la realizzazione del mercato unico e la disciplina dello status delle persone e dei rapporti di famiglia. Così, pur sempre difettando di una diretta competenza comunitaria a regolare, sul piano sostanziale, tale tipo di rapporti, l’azione delle istituzioni ha assunto una crescente incidenza sul diritto di famiglia, fino a condizionare pesantemente la disciplina al riguardo vigente nei singoli Stati membri; 
ad una prima fase, contrassegnata dall’emanazione di atti non vincolanti, specialmente del Parlamento europeo, quali ad esempio le numerose risoluzioni in materia di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui, tra cui quelle sulla parità dei diritti per gli omosessuali nella CE, è seguita una seconda fase in cui l’impatto del processo di integrazione europea è andato facendosi sempre più pregnante, sia per la natura degli atti che hanno assunto la forma di strumenti comunitari vincolanti, sia per le finalità perseguite; 
l’incidenza del diritto dell’Unione europea sulla disciplina nazionale si è realizzata anche attraverso la tutela dei diritti fondamentali di cui la Corte del Lussemburgo si è resa principale promotrice; 
oggi, a seguito dell’entrata in vigore della riforma di Lisbona, una codificazione dei diritti fondamentali, per di più con forza giuridica pari a quella dei trattati, esiste anche a livello dell’Unione europea e si identifica, come noto, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; 
in questa Europa, dove prevale esclusivamente la ragione economica, una politica interna occasionale e una politica estera ondivaga, la difesa della sovranità nazionale su temi di tale rilevanza politica deve essere considerata una priorità; 
le decisioni prese in Europa non possono condizionare in alcun modo il diritto alla sovranità nazionale di ogni Stato membro di legiferare in piena autonomia in ambiti etici di tale importanza. Notizie che apparentemente possono essere colte come segnali positivi, si pensi al voto contrario espresso dalla Commissione Affari Sociali del Consiglio d’Europa sul rapporto «Diritti umani ed i problemi etici legati alla surrogacy», presentato dalla deputata belga Petra de Sutter, Ginecologa, favorevole da sempre alla regolamentazione della Gpa, vanno considerate sempre nel loro complesso come vere e proprie ingerenze su tematiche che non devono essere affrontate da questa Europa, incapace, ad oggi, di riconoscere le sue stesse radici; 
la pratica della maternità surrogata o utero in affitto che rappresenta la mercificazione dei bambini e lo sfruttamento del corpo delle donne deve essere condannata come un crimine nei confronti dell’umanità,

impegna il Governo

a rivendicare, nel rispetto della sovranità nazionale, la propria autonomia decisionale non recependo, in alcun modo, condizionamenti dall’Europa in contrasto con l’interesse del concepito e del minore ad avere una famiglia, che in nessun modo può essere contrapposto al desiderio di genitorialità. 
9/3634/23Caparini.

La Camera, 
esaminato il disegno di legge recante regolamento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze; 
premesso che: 
la copertura finanziaria ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione della proposta di legge in esame è stata stimata sulla popolazione tedesca che, evidentemente, è molto superiore alla nostra (80 milioni di persone), operando quindi i calcoli su un numero di 67.000 coppie; 
la stima, seppur ritenuta prudenziale dal Governo, potrebbe però non essere sufficiente perché in Italia la cultura e il pensiero comune sulle coppie delle stesso sesso fa sì che molti omosessuali, ancora, si nascondano e che i dati ufficiali, quasi sempre, non corrispondano alla realtà: basti pensare che un’indagine mirata e anonima dell’Istat del 2012 ha stimato che la popolazione omosessuale nella società italiana si aggiri intorno ad un milione di persone che si è dichiarato omosessuale o bisessuale, mentre altri due milioni hanno sperimentato rapporti o attrazione sessuale per persone dello stesso sesso; 
soltanto un anno prima, nel censimento ufficiale del 2011 – che non è anonimo – si erano invece stimate 7.513 coppie omosessuali autodichiaratesi come famiglia e, di queste, solo 529 quelle che avevano dichiarato di avere figli; 
in una importante ricerca sui numeri degli omosessuali in Italia, il sociologo Raffaele Lelleri, curatore della più importante indagine sul mondo gay, «Modi di», ha calcolato, nel 2006, 3 milioni di «lgbt» nel paese e 100.000 bambini desunti con almeno un genitore omosessuale (il 17,2 per cento dei gay e il 20,2 delle lesbiche con più di 40 anni hanno dichiarato di avere un figlio); in merito a queste considerazioni, la stessa Ragioneria dello Stato, ha richiesto al Dipartimento delle finanze, come anche il Servizio del bilancio, di verificare «l’eventualità di un ulteriore incremento – oltre il periodo considerato – delle coppie interessate (potenzialmente incidente sull’onore a regime)», così come dovranno essere date chiarificazioni, dallo stesso Dipartimento, se ci sia «l’eventualità di un’estensione ai soggetti interessati anche di ulteriori benefici, connessi alla detraibilità di oneri sostenuti per la persona a carico», rispetto a quelle evidenziate dalla relazione tecnica, come le spese mediche; 
si può però rilevare che potrebbe profilarsi una violazione dell’articolo 81 in relazione all’insufficiente copertura di bilancio riferita alle norme sulla estensione della pensione di reversibilità al componente superstite dell’unione civile in quanto le disposizioni sulla contabilità pubblica impongono di valutarne gli oneri nel momento in cui gli effetti si producono a regime, quindi «almeno» per dieci anni e in realtà nel tempo in cui si determina la mortalità media dei contraenti l’unione civile; 
il testo in esame assume invece a riferimento solo il decimo anno nel quale, per evidenti ragioni, il tasso di mortalità è ovviamente inconsistente e ben lontano dai valori cui le norme esplicano il loro compiuto effetto dando luogo ad una spesa obbligatoria di ben altra dimensione, tenuto conto che gli oneri complessivi su base annua per la pensione superstiti sono di circa 43 miliardi di euro (tra pensioni di reversibilità, assegni ai superstiti e pensioni indirette), e che come negli altri Paesi il fenomeno potrebbe avere un’incidenza percentuale di circa il 3 per cento; 
il presente disegno di legge al comma 20 estende anche alle unioni civili le pensioni indirette e le pensioni di reversibilità. L’entrata in vigore di questa misura dovrebbe essere, però, consequenziale alla approvazione del disegno di legge di iniziativa del Governo, attualmente all’esame della Camera dei deputati, numero 3594 (Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali – collegato alla legge di stabilità 2016) finalizzato a razionalizzare le prestazioni di natura assistenziale, nonché altre prestazioni anche di natura previdenziale, Il disegno di legge delega, infatti, lascia seri dubbi su cosa si intenda realmente per razionalizzazione delle pensioni di reversibilità. Estendere tale misura assistenziale alle unioni omosessuali in un momento nel quale il Governo sta razionalizzandone la portata, ne snatura del tutto l’essenza originaria volta riconoscere il valore del lavoro svolto dalle donne all’interno del nucleo familiare al fine di garantire, quindi, una sicurezza economica alla famiglia riconosciuta come soggetto fondamentale per il benessere dell’intera comunità cittadina,

impegna il Governo

a porre in essere tutte le necessarie misure, anche di necessità ed urgenza, al fine di non pregiudicare la realizzazione di interventi già programmati sui Fondi, con particolare riguardo all’attivazione della clausola di salvaguardia, su cui si avvale la copertura finanziaria di questo provvedimento e qualsiasi prestazione di natura assistenziale e previdenziale riconosciuta a chi ne beneficia in virtù di un legame matrimoniale, nel caso in cui le stime, su cui si avvale la quantificazione degli oneri finanziari di questo disegno di legge oppure l’eventualità di un’estensione ai soggetti interessati di ulteriori benefici connessi alla detraibilità di oneri sostenuti per la persona a carico non dovessero rivelarsi sufficienti. 
9/3634/24Guidesi.

La Camera, 
esaminato il disegno di legge recante regolamento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze; 
premesso che: 
il presente disegno di legge al comma 20 estende anche alle unioni civili le pensioni indirette e le pensioni di reversibilità. L’entrata in vigore di questa misura dovrebbe essere, però, consequenziale alla approvazione del disegno di legge di iniziativa del Governo, attualmente all’esame della Camera dei deputati, numero 3594 (Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali – collegato alla legge di stabilità 2016) finalizzato a razionalizzare le prestazioni di natura assistenziale, nonché altre prestazioni anche di natura previdenziale; 
il disegno di legge delega, infatti, lascia seri dubbi su cosa si intenda realmente per razionalizzazione delle pensioni di reversibilità. Estendere tale misura assistenziale alle unioni omosessuali in un momento nel quale il Governo sta razionalizzandone la portata, ne snatura del tutto l’essenza originaria volta riconoscere il valore del lavoro svolto dalle donne all’interno del nucleo familiare al fine di garantire, quindi, una sicurezza economica alla famiglia riconosciuta come soggetto fondamentale per il benessere dell’intera comunità cittadina; 
tale disposizione appare ancor più irragionevole se si tiene conto che non è prevista parimenti per le relazioni affettive more uxorio come disciplinate e regolamentate dalla presente proposta di legge,

impegna il Governo

a non assumere alcuna iniziativa in merito alle prestazioni di natura previdenziale ed assistenziale che preveda una riduzione delle stesse, in particolare per quanto attiene a quelle ad oggi riconosciute a beneficiari che ne godono in virtù del vincolo matrimoniale. 
9/3634/25Fedriga.

La Camera, 
premesso che: 
nella presente proposta di legge recante «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze», le unioni civili sono disciplinate in termini largamente sovrapposti all’istituto matrimoniale e l’indirizzo della Consulta è a produrre una regolazione distinta e distante rispetto a quanto disposto dall’articolo 29 della Costituzione; 
la formula inserita al comma 20 del presente disegno di legge: «fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti» costituisce un avallo normativo alle ultime sentenze dei tribunali dei minori che hanno sostanzialmente concesso il riconoscimento della stepchild adoption, dell’adozione del figlio del compagno o dell’adozione direttamente a coppie gay. Estendendo, di fatto, quanto disciplinato ex art. 44 della legge 184/1983 sulle adozioni, che prevede la possibilità dell’adozione di un bambino anche da parte di persone che non siano parenti solo se il bambino è orfano e se quindi c’è una possibilità di continuità affettiva; 
il progresso della società moderna è stato viziato dalla rinuncia a quei riferimenti valoriali che rappresentavano le fondamenta di una comunità capace di comprendere l’importanza della tutela dei propri figli quale bene primario, seminando il dubbio del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. L’accelerazione dei fenomeni di degenerazione nell’educazione sfocia, oggi giorno, in un vero e proprio allarme educativo. Sempre più in modo repentino si diffonde un pensiero unico laicista che trova sostegno anche in iniziative legislative assurde, come ad esempio quelle volte a cancellare dai documenti ufficiali i riferimenti alla madre e padre per sostituirli con surrogati asettici. Scelte dettate da una idiozia ideologica che non possono essere sottovalutate e produrranno gravi danni nel medio lungo periodo; 
di recente sono state avanzate delle proposte finalizzate a cancellare dai documenti ufficiali la definizione di padre e madre per sostituirla con espressioni surrettizie quali genitore 1 e genitore 2, oppure genitore richiedente o altro genitore. A giustificazione di queste proposte che potremmo definire con un eufemismo «originali», i proponenti hanno addotto la motivazione di voler evitare discriminazioni nei confronti di bambini con genitori omosessuali. Queste proposte assurde, che hanno acceso un grande dibattito nel Paese e hanno trovato l’avallo di alte cariche istituzionali e membri di Governo, sono state già adottate in altri Stati Esteri; 
la Costituzione riconosce la famiglia come soggetto sociale, luogo di generazione dei figli (garanzia dell’esistenza stessa della società), pilastro su cui si fondano le comunità locati, il sistema educativo, le strutture di produzione del reddito, il contenimento delle forme di disagio sociale, Ogni società civile che si rispetti deve salvaguardare i nuclei familiari che consci dell’importanza del ruolo pubblico oltre che privato della loro unione s’impegnano e si vincolano davanti allo Stato a adempiere ai doveri legati alla loro decisione,

impegna il Governo

in osservanza del principio costituzionale di cui all’articolo 29, 30 e 31 della costituzione, ai sensi della lettera m) secondo comma ex articolo 117 della Costituzione e nel rispetto dell’articolo 28 della Costituzione a, tutelare e garantire il ruolo sociale dell’educazione dei figli attraverso il riconoscimento delle figure genitoriali quali madre e padre e a prevedere anche attraverso una propria iniziativa legislativa l’esplicito divieto di utilizzare su qualsiasi documento ufficiale definizioni surrettizie rispetto a quelle di madre e padre per indicare i genitori. 
9/3634/26Giancarlo Giorgetti.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame riconosce l’unione fra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale rimandandone la disciplina, sotto diversi aspetti, a quella prevista dal Codice Civile in riferimento al matrimonio, riconoscendo quindi, di fatto, il matrimonio omosessuale; 
sebbene sia stato inserito un riferimento esplicito solo agli articoli 2 e 3 della Costituzione, come a sottolineare che si tratta di diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, e sull’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, in realtà la previsione che «le disposizioni che si riferiscono al matrimonio, e in tutte le altre leggi che contengono la parola “coniuge” e “coniugi” s’intendono applicate alle persone che si uniscono civilmente», assimila palesemente l’unione civile al matrimonio e quindi agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione; 
le persone omosessuali che si uniscono in questa nuova specifica formazione sociale, possono decidere di usare il regime patrimoniale della comunione dei beni, accedere ai congedi parentali nelle stesse modalità previste per le coppie sposate, accedere alle graduatorie per gli asili nido, accedere alle graduatorie per le case popolari, accedere al ricongiungimento nel caso uno dei partner sia straniero; 
inoltre si prevede la reversibilità della pensione, la possibilità di subentro da parte del partner nel caso in cui una coppia viva in affitto e muoia il titolare del contratto, l’obbligo di mantenimento in caso di separazione; 
il combinato disposto degli articoli della Costituzione 29 (… famiglia società naturale fondata sul matrimonio…), 30 (… è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire e educare i figli anche se nati fuori del matrimonio… la legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale…), 31 (La Repubblica agevola con misure e altre provvidenze la formazione della famiglia… con particolare riguardo alle famiglie numerose), enuncia in modo inequivocabile il regime preferenziale della famiglia quale nucleo fondamentale della società; 
secondo i lavori preparatori dell’Assemblea Costituente l’aggettivo «naturale» ex articolo 29 della Costituzione sta ad indicare che la famiglia non è un’istituzione creata dalla legge, ma una struttura di diritto naturale, legata alla natura umana come tale e preesistente rispetto all’organizzazione statale; 
la Costituzione riconosce la famiglia come soggetto sociale, luogo di generazione dei figli (garanzia dell’esistenza stessa della società), pilastro su cui si fondano le comunità locali, il sistema educativo, le strutture di produzione del reddito, il contenimento delle forme di disagio sociale. Ogni società civile che si rispetti deve salvaguardare i nuclei familiari che consci dell’importanza del ruolo pubblico oltre che privato della loro unione s’impegnano e si vincolano davanti allo Stato a adempiere ai doveri legati alla loro decisione; 
stando all’ultimo rapporto ISTAT che ha diffuso gli indici demografici, le nascite in Italia continuano a calare: nel 2015 sono state 488 mila, 8 per mille residenti, quindicimila in meno rispetto al 2014, toccando il minimo storico dalla nascita dello Stato Italiano, il numero dei figli medi per donna, è di 1,35 al 2015 che si conferma il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità. L’età media delle donne al momento del parto è salita a 31,6 anni; 
le teorie neomalthusiane, indicando nella crescita demografica il peggiore dei mali, hanno condizionato pesantemente le istituzioni internazionali e le politiche dei governi, con risultati che sono all’origine della crisi economica e che si sono rivelati devastanti per l’economia e per lo sviluppo dell’umanità. Con il verificarsi del crollo delle nascite, il PIL mondiale è cominciato a decrescere ed i costi fissi ad aumentare. La mancanza di giovani e la crescita percentuale di anziani e pensionati ha fatto lievitare le spese sanitarie e quelle dei sistemi pensionistici. Per sopperire alla mancata crescita demografica, le economie avanzate hanno aumentato le tasse e incrementato i costi, praticando politiche di credito facile e a basso interesse e indebitando le famiglie in maniera vertiginosa. La riduzione del risparmio e la crescita del debito delle famiglie è più o meno simile in tutti i Paesi avanzati che hanno adottato politiche di decrescita demografica; 
la capacità dei genitori di investire sul futuro dei figli dipende da molti fattori, tra questi il loro stato occupazionale, di salute, il livello di istruzione raggiunto ed il sostegno nei compiti di cura che la comunità offre loro. La possibilità di disporre di competenze e risorse, non solo economiche, è essenziale, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, quando l’offerta educativa e di relazione è decisiva per farne emergere le potenzialità; 
è doveroso garantire il diritto di ogni persona a formare una famiglia o a essere inserita in una comunità familiare, sostenere il diritto delle famiglie al libero svolgimento dalle loro funzioni sociali, riconoscere l’altissima rilevanza sociale e personale della maternità e della paternità, sostenere in modo più adeguato la corresponsabilità dei genitori negli impegni di cura e di educazione dei figli, promuovere e valorizzare la famiglia come struttura sociale primaria di fondamentale interesse pubblico; 
è necessario conferire piena attuazione all’articolo 31 della Costituzione, il quale sancisce che «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze economiche la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi (…)»,

impegna il Governo

a promuovere una politica a sostegno della famiglia, quale nucleo fondamentale della società, nel riconoscimento del ruolo primario che riveste nell’educazione e nella crescita dei bambini e dei giovani adolescenti. 
9/3634/27Grimoldi.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame riconosce l’unione fra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale rimandandone la disciplina, sotto diversi aspetti, a quella prevista dal Codice Civile in riferimento al matrimonio, riconoscendo quindi, di fatto, il matrimonio omosessuale; 
sebbene sia stato inserito un riferimento esplicito solo agli articoli 2 e 3 dalla Costituzione, come a sottolineare che si tratta di diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, e sull’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, in realtà la previsione che «le disposizioni che si riferiscono al matrimonio, e in tutte le altre leggi che contengono la parola “coniuge” e “coniugi” s’intendono applicate alle persone che si uniscono civilmente», assimila palesemente l’unione civile al matrimonio e quindi agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione; 
le persone omosessuali che si uniscono in questa nuova specifica formazione sociale, possono decidere di usare il regime patrimoniale della comunione dei beni, accedere ai congedi parentali nelle stesse modalità previste per le coppie sposate, accedere alle graduatorie per gli asili nido, accedere alle graduatorie per le case popolari, accedere al ricongiungimento nel caso uno dei partner sia straniero; 
inoltre si prevede la reversibilità della pensione, la possibilità di subentro da parte del partner nel caso in cui una coppia viva in affitto e muoia il titolare del contratto, l’obbligo di mantenimento in caso di separazione; 
il combinato disposto degli articoli della Costituzione 29 (… famiglia società naturale fondata sul matrimonio…), 30 (… è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire e educare i figli anche se nati fuori dei matrimonio… la legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale…), 31 (La Repubblica agevola con misure e altre provvidenze la formazione della famiglia… con particolare riguardo alle famiglie numerose), enuncia in modo inequivocabile il regime preferenziale della famiglia quale nucleo fondamentale della società; 
ogni efficace politica di sostegno alla famiglia non può tuttavia prescindere da strumenti fiscali mirati e graduati. In Italia il sistema fiscale sembra ancora ritenere che la capacità contributiva delle famiglie non sia influenzata dalla presenza di figli e dall’eventuale scelta di uno dei due coniugi di dedicare parte del proprio tempo a curare, crescere ed educare i figli, mentre di norma in Europa a parità di reddito la differenza tra chi ha e chi non ha figli a carico è consistente. Basti pensare che la differenza di imposta diretta su un reddito nominale di 30.000 euro per una famiglia con due figli e una coppia senza figli è di circa 3.500 euro in Francia, di circa 6.000 euro in Germania e di appena 1.300 euro nel nostro Paese; 
considerata l’esigenza di una maggiore equità orizzontale, appare evidente che l’introduzione di un nuovo sistema fiscale che indichi nella famiglia e non più nell’individuo l’unità impositiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) segnerebbe una sostanziale inversione di rotta per il sistema fiscale italiano; 
l’introduzione del Federalismo fiscale, che nella sua applicazione reale fa registrare ancora un ritardo ingiustificabile, segna una netta inversione di rotta in merito alle politiche a tutela della famiglia. Questa nuova autonomia regionale e locale dovrà, infatti, essere guidata in base ai principi di coordinamento che sono elencati nella legge delega. Tra questi principi di delega vi è, infatti, quello del favor familiae: «individuazione di strumenti idonei a favorire la piena attuazione degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, con riguardo ai diritti e alla formazione della famiglia e all’adempimento dei relativi compiti»; 
per l’ordinamento italiano si conferma quindi la opportunità di rivisitare, dentro un quadro complessivo, il favor familiae previsto dalla Costituzione; 
le formule da questo punto di vista possono essere diverse. L’imposizione a livello familiare può essere realizzata con diverse metodologie: lo splitting, il quoziente familiare o il più recente sistema denominato fattore famiglia. Il metodo che si deciderà di adottare poco conta, se la volontà sarà quella di sostenere economicamente la famiglia dando finalmente piena attuazione al disposto Costituzionale,

impegna il Governo

ad introdurre un sistema fiscale basato sul quoziente familiare, lo splitting o il fattore famiglia. 
9/3634/28Invernizzi.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame riconosce l’unione fra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale rimandandone la disciplina, sotto diversi aspetti, a quella prevista dal Codice Civile in riferimento al matrimonio, riconoscendo quindi, di fatto, il matrimonio omosessuale; 
sebbene sia stato inserito un riferimento esplicito solo agli articoli 2 e 3 della Costituzione, come a sottolineare che si tratta di diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, e sull’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, in realtà la previsione che «le disposizioni che si riferiscono al matrimonio, e in tutte le altre leggi che contengono la parola “coniuge” e “coniugi” intendono applicate alle persone che si uniscono civilmente», assimila palesemente l’unione civile al matrimonio e quindi agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione; 
le persone omosessuali che si uniscono in questa nuova specifica formazione sociale, possono decidere di usare il regime patrimoniale della comunione dei beni, accedere ai congedi parentali nelle stesse modalità previste per le coppie sposate, accedere alle graduatorie per gli asili nido, accedere alle graduatorie per le case popolari, accedere al ricongiungimento nel caso uno dei partner sia straniero; 
inoltre si prevede la reversibilità della pensione, la possibilità di subentro da parte del partner nel caso in cui una coppia viva in affitto e muoia il titolare del contratto, l’obbligo di mantenimento in caso di separazione; 
il nostro Paese è agli ultimi posti tra i Paesi dell’Unione europea per la spesa per la famiglia e l’infanzia; 
gli obiettivi fissati a Lisbona prevedono che il 33 per cento dei minori al di sotto dei tre anni di età possa usufruire del servizio di asilo nido. Dai dati risulta che in media nel nostro Paese solo il 18,7 per cento dei bambini di 0-2 anni frequenta un asilo nido pubblico o privato; 
stando ai dati pubblicati da un’analisi del Servizio Politiche Territoriali della Uil sui costi della scuola per l’infanzia, nelle 21 città capoluogo di regione, per l’anno scolastico 2015-2016, nell’anno scolastico 2015-2016, le mamme e i papà italiani pagheranno mediamente 329 euro mensili (3.290 euro annui) per pagare le rette degli asili nido e delle mense scolastiche nelle scuole materne o elementari, con un aumento del 3,1 per cento rispetto all’anno scolastico 2012-2013. Queste spese incidono per il 9,2 per cento sul budget familiare. Per la frequenza di un asilo nido comunale si spendono in media 252 euro mensili, che incidono per il 7 per cento sul reddito familiare, con un aumento del 2,4 per cento rispetto a 3 anni fa; 
è necessario affrontare in maniera sistematica il problema della carenza su tutto il territorio nazionale dei servizi socio-educativi (asili nido). Oggi l’offerta pubblica è di gran lunga inferiore alla domanda e in alcune città il rapporto è di un posto disponibile ogni dieci richiesti. Una realtà complessa e disomogenea e ancora molto lontana dal centrare gli obiettivi europei. La legge 6 dicembre 1971, n.1044, che istituì i nidi comunali con la previsione di crearne 3.800 entro il 1976, ne vede ora realizzati poco più di 3.100 (e solo nel 17 per cento dei comuni): in termini di percentuale di posti disponibili rispetto all’utenza potenziale, si traduce in un misero 6 per cento a fronte del 33 per cento posto dall’agenda di Lisbona come obiettivo comunitario che si sarebbe dovuto raggiungere nel 2010. Un 6 per cento che diventa un 9,1 per cento se si considerano anche le strutture private che offrono il servizio di assistenza alla prima infanzia, con una grande sperequazione territoriale: si passa dal 16 per cento in Emilia Romagna all’1 per cento in Puglia, Calabria e Campania; 
gli asili nido comunali rientrano nella gamma dei servizi a domanda individuale resi dal Comune a seguito di specifica domanda dell’utente. Nel caso degli asili nido, il livello minimo di copertura richiesta all’utente è del 50 per cento, ma le rette variano sensibilmente da comune a comune poiché la misura percentuale di copertura dei costi di tutti i servizi a domanda individuale da parte dell’utenza viene definita al momento dell’approvazione del Bilancio di previsione comunale. Le rette sono determinate nel 75 per cento dei casi in base all’Isee, nel 20 per cento dei casi in base al reddito familiare e nel restante 5 per cento la retta è unica; 
si ritiene necessario un intervento che nel breve periodo possa offrire una risposta rapida alle richieste di posti nelle strutture socio-educative e per far questo è importante agire con formule nuove cercando di coniugare l’iniziativa pubblica a quella privata applicando sistemi di collegamento rapidi tra le istituzioni nel rispetto del principio di sussidiarietà verticale e orizzontale, (presso la Camera dei Deputati è stata presentata una Proposta di Legge del Gruppo parlamentare Lega Nord e Autonomie A.C. 2163 «Norme in materia di gratuità del servizi socio-educativi per l’infanzia»); 
l’ambizioso obiettivo che si vuole realizzare punta ad introdurre un sistema territoriale gratuito di servizi socio-educativi per la prima infanzia. Tutto ciò è realizzabile concependo e istituzionalizzando l’idea di un sistema articolato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Sistema cui concorrono il pubblico, il privato, il privato sociale e i datori di lavoro, con l’obiettivo di creare sul territorio un’offerta flessibile e differenziata di qualità. Un particolare rilievo deve assumere la centralità della famiglia, anche attraverso le sue formazioni associative, poiché sempre più ampio deve essere il suo protagonismo, la capacità di espressione della sua libertà di scelta educativa e le forme di partecipazione che può mettere in atto, anche nelle scelte gestionali e nella verifica della qualità dei servizi,

impegna il Governo:

a riconoscere quale priorità inderogabile nell’attuazione delle linee politico programmatiche la realizzazione di interventi in materia di servizi socio-educativi per l’infanzia finalizzati ad efficientare il funzionamento del servizio territoriale, la sua diversificazione, flessibilità e capillarizzazione sul territorio secondo un sistema articolato. Sistema cui concorrono il pubblico, il privato, il privato sociale e i datori di lavoro secondo i seguenti principi: 
a) gratuità dei servizi e delle prestazioni; 
b) requisito prioritario della residenza continuativa della famiglia nel territorio in cui sono richiesti i servizi e le prestazioni; 
c) partecipazione attiva della rete parentale alla definizione degli obiettivi educativi e delle scelte organizzative, nonché alla verifica della loro rispondenza ai bisogni quotidiani delle famiglie e della qualità dei servizi resi. 
9/3634/29Molteni.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame riconosce l’unione fra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale rimandandone la disciplina, sotto diversi aspetti, a quella prevista dal codice civile in riferimento al matrimonio, riconoscendo quindi, di fatto, il matrimonio omosessuale; 
sebbene sia stato inserito un riferimento esplicito solo agli articoli 2 e 3 della Costituzione, come a sottolineare che si tratta di diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, e sull’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, in realtà la previsione che «le disposizioni che si riferiscono al matrimonio, e in tutte le altre leggi che contengono la parola “coniuge” e “coniugi” s’intendono applicate alle persone che si uniscono civilmente», assimila palesemente l’unione civile al matrimonio e quindi agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione; 
le persone omosessuali che si uniscono in questa nuova specifica formazione sociale, possono decidere di usare il regime patrimoniale della comunione dei beni, accedere ai congedi parentali nelle stesse modalità previste per le coppie sposate, accedere alle graduatorie per gli asili nido, accedere alle graduatorie per le case popolari, accedere al ricongiungimento nel caso uno dei partner sia straniero; 
inoltre si prevede la reversibilità della pensione, la possibilità di subentro da parte del partner nel caso in cui una coppia viva in affitto e muoia il titolare del contratto, l’obbligo di mantenimento in caso di separazione; 
stando all’ultimo rapporto ISTAT che ha diffuso gli indici demografici, le nascite in Italia continuano a calare: nel 2015 sono state 488 mila, 8 per mille residenti, quindicimila in meno rispetto al 2014, toccando il minimo storico dalla nascita dello Stato italiano. Il numero dei figli medi per donna, è di 1,35 al 2015 che si conferma il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità. L’età media delle donne al momento del parto è salita a 31,6 anni; 
le teorie neomalthusiane, indicando nella crescita demografica il peggiore dei mali hanno condizionato pesantemente le istituzioni internazionali e le politiche dei governi, con risultati che sono all’origine della crisi economica e che si sono rivelati devastanti per l’economia e per lo sviluppo dell’umanità. Con il verificarsi del crollo delle nascite, il PIL mondiale è cominciato a decrescere ed i costi fissi ad aumentare. La mancanza di giovani e la crescita percentuale di anziani e pensionati ha fatto lievitare le spese sanitarie e quelle dei sistemi pensionistici. Per sopperire alla mancata crescita demografica, le economie avanzate hanno aumentato le tasse e incrementato i costi, praticando politiche di credito facile e a basso interesse e indebitando le famiglie in maniera vertiginosa. La riduzione del risparmio e la crescita del debito delle famiglie è più o meno simile in tutti i Paesi avanzati che hanno adottato politiche di decrescita demografica; 
anche quando si affronta il problema di misure di sostegno economico alle famiglie con interventi mirati, si agisce in modo assistenzialistico e non con una politica programmata di contrasto alla denatalità. Ad esempio la misura per il sostegno economico per le famiglie (contributo per ogni figlio nato o adottato dal 1o gennaio 2015) introdotta nella legge di stabilità 2015, nella sua struttura e formulazione è viziata da un approccio errato al problema estendendo la misura oltre che a tutti i cittadini italiani comunitari anche a tutti cittadini extracomunitari. In tal modo la misura introdotta si depotenzia rispetto ai suoi reali obiettivi e si trasforma in una disposizione di natura assistenzialista. Una misura finalizzata alla crescita demografica deve essere limitata ai cittadini italiani comunitari e agli stranieri extracomunitari che abbiano dimostrato di voler attraverso un processo di integrazione progettare come scelta di vita la permanenza nel territorio del nostro Paese,

impegna il Governo

a promuovere una politica finalizzata a contrastare la crisi demografica introducendo, nei futuri provvedimenti a sostegno della famiglia e della natalità, un criterio volto ad individuare i beneficiari tra i cittadini italiani comunitari e i cittadini extracomunitari che abbiano dimostrato, realmente, di volersi integrare, avendo acquisito secondo i parametri di valutazione fissati dall’accordo di integrazione di cui all’articolo 4-bis del decreto legislativo n.286 del 1998 del testo unico sull’immigrazione, un punteggio pari ad almeno 30 punti. 
9/3634/30Rondini.

La Camera, 
premesso che: 
il provvedimento in esame riconosce l’unione fra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale rimandandone la disciplina, sotto diversi aspetti, a quella prevista dal codice civile in riferimento al matrimonio, riconoscendo quindi, di fatto, il matrimonio omosessuale; 
sebbene sia stato inserito un riferimento esplicito solo agli articoli 2 e 3 della Costituzione, come a sottolineare che si tratta di diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, e sull’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, in realtà la previsione che «le disposizioni che si riferiscono al matrimonio, e in tutte le altre leggi che contengono la parola “coniuge” e ’’coniugi” s’intendono applicate alle persone che si uniscono civilmente», assimila palesemente l’unione civile al matrimonio e quindi agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione; 
il matrimonio liberamente contratto tra un uomo ed una donna costituisce il fondamento della famiglia quale società naturale contemplata dall’articolo 29 della Costituzione; 
«la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società», e come tale «ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato», secondo quanto sancito dall’articolo 16, terzo comma, della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dall’Assemblea generale delle nazioni unite il 10 dicembre 1948, anche attraverso adeguate politiche fiscali e idonei sussidi economici; 
la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna rappresenta l’istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita, e l’unico adeguato ambito sociale in cui possono essere accolti i minori in difficoltà, anche attraverso gli istituti dell’affidamento e dell’adozione; 
la famiglia, quale società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, rappresenta un dato pregiuridico e prepolitico, in quanto viene ontologicamente e cronologicamente prima dello Stato e di qualsiasi altra comunità, e possiede diritti propri, che sono inalienabili; 
la famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di affetti e di solidarietà in grado di insegnare e trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società, nonché il luogo dove diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a crescere nella sapienza umana e ad armonizzare i diritti degli individui con le altre istanze della vita sociale; 
la famiglia ha diritto a non essere contraddetta e danneggiata nel suo compito educativo da un’azione suggestiva ed erosiva dei mezzi di comunicazione, ed ha il diritto ad essere adeguatamente protetta, specialmente per quanto riguarda i suoi membri più giovani, dagli effetti negativi e dagli abusi dei mass media
i genitori hanno il diritto di educare i propri figli in conformità alle loro convinzioni morali e religiose, e che ad essi deve essere garantita non solo la possibilità di scegliere liberamente scuole o altri mezzi necessari per tale educazione, ma anche quella di far frequentare ai propri figli scuole che siano in armonia con le loro convinzioni morali e religiose, con particolare riguardo all’educazione sessuale,

impegna il Governo

a non introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale, o volte a prevedere il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la possibilità di affidamento ed adozione di minori da parte di coppie dello stesso sesso, nonché ad adottare misure volte a disincentivare l’espressione, con atti pubblici, del pensiero ideologico fondato sulla prevalenza dell’identità di genere sul sesso biologico o la sessualizzazione precoce dei bambini. 
9/3634/31Simonetti.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in esame affronta il tema del riconoscimento giuridico in favore delle coppie dello stesso sesso, istituendo le unioni civili ed estendendo ad esse la quasi totalità delle norme già previste in favore del matrimonio; 
nel riconoscere a due persone maggiorenni dello stesso sesso il diritto di costituire una unione civile, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni, si prevede la registrazione degli atti di unione civile nell’archivio dello stato civile; 
a tal proposito, risulta che diversi amministratori locali abbiano già preannunciato la volontà di appellarsi all’obiezione di coscienza, una volta approvato il provvedimento che impone loro di celebrare l’unione tra persone dello stesso sesso. Nell’esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione, i sindaci ed i loro sostituti, gli assessori comunali, i consiglieri comunali, i segretari comunali, i funzionari comunali e circoscrizionali, gli impiegati addetti allo stato civile e i dipendenti comunali, anche esercenti mansioni esecutive, dovrebbero quindi avere la possibilità di dichiarare la propria obiezione di coscienza alla costituzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e ad ogni atto ad esse antecedente, conseguente o comunque connesso; 
la libertà di coscienza è un diritto inviolabile dell’uomo, il cui fondamento si ravvisa nell’articolo 2 della Costituzione. È necessario quindi affrontare seriamente le problematiche connesse all’esercizio dell’obiezione di coscienza, rispetto alle quali il provvedimento in discussione non fornisce alcuna risposta,

impegna il Governo

ad adottare ogni opportuna iniziativa volta a garantire agli amministratori locali, ai funzionari addetti allo stato civile e ai dipendenti comunali il proprio diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione, affinché sia loro assicurata la possibilità di dichiarare la propria obiezione di coscienza alla costituzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e ad ogni, atto ad esse connesso. 
9/3634/32Fabrizio Di StefanoPalmieri.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in esame introduce (articolo 1, commi da 36 a 65) una normativa sulle convivenze di fatto (che può riguardare sia coppie omosessuali che eterosessuali); 
l’articolo 1, comma 36, definisce i conviventi di fatto come due persone maggiorenni non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Il comma 37, infatti, richiama ai fini dell’accertamento della stabile convivenza il concetto di famiglia anagrafica previsto dal regolamento anagrafico (decreto del Presidente della Repubblica n.223 del 1989); 
il provvedimento contiene alcune disposizioni (come il riconoscimento al convivente del diritto di partecipazione agli utili d’impresa, il riconoscimento del convivente nelle indicazioni della domanda per l’interdizione o l’inabilitazione; il diritto agli alimenti) che sostanzialmente parificano le coppie che liberamente hanno scelto di convivere senza vincolo matrimoniale, alle coppie sposate; 
la disciplina del diritto di famiglia è una disciplina sostanzialistica: le disposizioni introdotte potrebbero quindi tradursi nell’applicazione di una disciplina sostanziale e processuale che nei fatti consentirà, anche a coloro che non hanno proceduto con l’iscrizione anagrafica, a far valere comunque in giudizio le prove delle convivenza, con le relative conseguenze giuridiche derivanti dalla nuova disciplina; 
chi ha fatto la scelta libera di non contrarre matrimonio, rischia quindi di subire l’attivazione di eventuali procedure di contenzioso, senza aver fatto nessuna comunicazione ufficiale, e senza aver contratto alcun vincolo giuridico,

impegna il Governo

ad effettuare uno specifico monitoraggio relativo all’applicazione del diritto sostanziale, con particolare riferimento ai dati relativi al contenzioso per i nuovi vincoli introdotti dalla proposta di legge in esame, e a riferire in Parlamento sugli esiti di tale monitoraggio. 
9/3634/33BaldelliPalmieri.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in esame introduce (articolo 1, commi da 36 a 65) una normativa sulle convivenze di fatto (che può riguardare sia coppie omosessuali che eterosessuali); 
l’articolo 1, comma 36, definisce i conviventi di fatto come due persone maggiorenni non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Il comma 37, infatti, richiama ai fini dell’accertamento della stabile convivenza il concetto di famiglia anagrafica previsto dal regolamento anagrafico (decreto del Presidente della Repubblica n.223 del 1989); 
il provvedimento contiene alcune disposizioni (come il riconoscimento al convivente del diritto di partecipazione agli utili d’impresa, il riconoscimento del convivente nelle indicazioni della domanda per l’interdizione o l’inabilitazione; il diritto agli alimenti) che sostanzialmente parificano le coppie che liberamente hanno scelto di convivere senza vincolo matrimoniale, alle coppie sposate; 
la disciplina del diritto di famiglia è una disciplina sostanzialistica: le disposizioni introdotte potrebbero quindi tradursi nell’applicazione di una disciplina sostanziale e processuale che nei fatti consentirà, anche a coloro che non hanno proceduto con l’iscrizione anagrafica, a far valere comunque in giudizio le prove delle convivenza, con le relative conseguenze giuridiche derivanti dalla nuova disciplina; 
chi ha fatto la scelta libera di non contrarre matrimonio, rischia quindi di subire l’attivazione di eventuali procedure di contenzioso, senza aver fatto nessuna comunicazione ufficiale, e senza aver contratto alcun vincolo giuridico,

impegna il Governo

a valutare la possibilità, nei limiti delle disponibilità di bilancio, di effettuare uno specifico monitoraggio relativo all’applicazione del diritto sostanziale, con particolare riferimento ai dati relativi al contenzioso per i nuovi vincoli introdotti dalla proposta di legge in esame, e di riferire in Parlamento sugli esiti di tale monitoraggio. 
9/3634/33.(Testo modificato nel corso della seduta) BaldelliPalmieri.

La Camera, 
premesso che: 
con il provvedimento in esame vengono regolamentate le unioni civili tra persone dello stesso sesso; 
la discussione relativa al nuovo tipo di unione introdotta è strettamente connessa al dibattito in merito all’instaurazione di forme di accesso alla genitorialità non ammesse dall’ordinamento; 
nel corso del dibattito in Commissione Giustizia, diversi Gruppi parlamentari hanno affrontato, anche attraverso la presentazione di emendamenti, il tema della maternità surrogata, per condannare questa pratica basata sulla disponibilità del corpo di una donna, volta a realizzare un progetto di genitorialità altrui, per cui si intraprende una gravidanza con l’intento di affidare il nascituro a terzi all’atto della nascita; 
la pratica della maternità surrogata non è solo una tecnica riproduttiva, ma tocca diritti umani e temi etici; secondo il principio dell’indisponibilità del corpo umano, l’acquisto, la vendita o l’affitto dello stesso sono fondamentalmente contrari al rispetto della sua dignità. La mercificazione del bambino e la strumentalizzazione del corpo della donna sono anch’essi contrari alla dignità umana. Tuttavia, alcune donne acconsentono ad impegnarsi in un contratto che aliena la loro salute e la loro dignità, a vantaggio dell’industria e dei mercati della riproduzione, sotto la spinta di molteplici pressioni, spesso di natura esclusivamente economica; 
molti sono i Paesi in Europa e nel mondo in cui non vige un divieto generalizzato di tale pratica. Né il diritto internazionale ed europeo prevedono specifiche disposizioni giuridiche che vietano in maniera universale la maternità surrogata; 
in Italia, la legge n.40 del 2004 prevede espressamente il divieto di pratiche riconducibili al cosiddetto utero in affitto. Recita infatti l’articolo 12, comma 6, della citata legge: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro»; 
anche in Italia, però, dove la pratica è formalmente vietata, le conseguenze sociali, economiche e giuridiche che derivano dal ricorso di sempre più coppie alla surrogata sono molteplici e di difficile gestione: il divieto e le sanzioni previste dalla legge vigente non sembrano essere applicate né alle coppie italiane che fanno ricorso all’utero in affitto all’estero, né a chi organizza e pubblicizza in Italia la maternità surrogata, predisponendo il ricorso alla pratica fuori dal nostro Paese,

impegna il Governo

ad adottare tutte le iniziative di propria competenza, in particolare alla luce dell’articolo 9 del codice penale, per far sì che possano essere applicate le sanzioni già previste dalla legge n.40 del 2004 per la surrogazione di maternità anche a chi ricorre a tale pratica all’estero, e comunque ad assumere ogni iniziativa volta a garantire l’effettività e l’efficacia dei divieti previsti dalla legislazione vigente in materia di surrogazione della maternità, e a prevenire l’instaurazione di forme di accesso alla genitorialità non ammesse dall’ordinamento nazionale. 
9/3634/34SqueriPalmieri.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in esame detta due distinte discipline: con la prima (commi da 1 a 35) sono regolamentate le unioni civili tra persone dello stesso sesso; con la seconda (commi da 36 a 65) è introdotta una normativa sulle convivenze di fatto (che può riguardare sia coppie omosessuali che eterosessuali); 
sarà necessario valutare attentamente l’impatto della normativa introdotta, anche con riferimento ai profili di potenziale contenzioso derivante in particolare dai nuovi vincoli introdotti dalla disciplina sulle convivenze, nonché ai maggiori oneri finanziari che lo Stato dovrà sostenere, in particolare per l’estensione della reversibilità alle unioni civili, e per i costi per il minor gettito Irpef per detrazioni fiscali, e quelli legati ai maggiori assegni al nucleo familiare. Le stime «prudenziali» effettuate da INPS e MEF non danno poi alcuna certezza in merito ai riflessi finanziari dell’estensione dei diritti successori; 
dalla lettura del disposto costituzionale (in particolare gli articoli 2 e 29 Cost.), si ricava il particolare valore e la specifica rilevanza che il Costituente ha attribuito alla famiglia fondata sul matrimonio. La Corte costituzionale ha costantemente affermato che «la convivenza more uxorio è diversa dal vincolo coniugale» e a questo non meccanicamente assimilabile al fine di desumerne l’esigenza costituzionale di una parificazione di trattamento (sent. 352 del 2000). Anzi, pur non disconoscendo il valore di altre forme di convivenza, ha affermato che l’articolo 29 della Costituzione riconosce alla famiglia legittima «una dignità superiore, in ragione dei caratteri di stabilità e certezza e della reciprocità e corrispettività di diritti e doveri, che nascono soltanto dal matrimonio» (sent. 310 del 1989). La Consulta, per effetto della copertura dell’articolo 2 Cost., considera tuttavia la famiglia di fatto come una formazione sociale meritevole di tutela, seppur in maniera diversa da quella fondata sul matrimonio; 
come per le unioni tra persone di sesso diverso anche il tema delle unioni omosessuali può essere inquadrato da un punto di vista costituzionale attraverso i citati articoli 2 e 29 della Costituzione, trovando possibile tutela nell’ambito delle formazioni sociali di cui all’articolo 2. Nonostante il dettato dell’articolo 29 Cost. non specifichi che il matrimonio debba essere consentito solo tra partner di sesso diverso, la giurisprudenza ha costantemente precluso alle coppie omosessuali la possibilità di contrarre matrimonio in Italia (così come di vedere trascritto nei registri di stato civile un tale matrimonio legittimamente contratto all’estero) sulla base della necessaria diversità di sesso tra gli aspiranti coniugi. Ciò anche sulla base di una lettura della normativa nazionale, in particolare quella del codice civile in materia di filiazione (che parla di padre e madre, di concepimento, di parto); 
costante giurisprudenza della Consulta ritiene presupposto indefettibile del matrimonio la diversità di sesso dei coniugi. Le unioni omosessuali devono trovare, invece, riconoscimento e garanzie come «formazioni sociali» ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione. In tal senso la Corte, pur nel rispetto della discrezionalità del Parlamento, ha sollecitato il legislatore ad intervenire con una disciplina che regolamenti le unioni (tra persone dello stesso o di diverso sesso) che assumono forme diverse dal matrimonio; 
nonostante la consolidata giurisprudenza il merito, il legislatore, con il testo al nostro esame, ha comunque operato una scelta che nei fatti estende alle unioni civili la quasi totalità delle norme già previste in favore del matrimonio, con le relative conseguenze sociali ed economiche che ne derivano,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi della nuova normativa introdotta, e ad effettuare un attento monitoraggio relativo ai dati riferiti alle unioni civili e alle convivenze, con particolare riferimento all’attivazione di eventuali procedure di contenzioso e ai maggiori oneri finanziari per lo Stato, riferendo annualmente in Parlamento con apposita relazione alle Camere sullo stato di attuazione della disciplina introdotta dalla proposta di legge in esame. 
9/3634/35Palmieri.

La Camera, 
premesso che: 
la proposta di legge in esame detta due distinte discipline: con la prima (commi da 1 a 35) sono regolamentate le unioni civili tra persone dello stesso sesso; con la seconda (commi da 36 a 65) è introdotta una normativa sulle convivenze di fatto (che può riguardare sia coppie omosessuali che eterosessuali); 
sarà necessario valutare attentamente l’impatto della normativa introdotta, anche con riferimento ai profili di potenziale contenzioso derivante in particolare dai nuovi vincoli introdotti dalla disciplina sulle convivenze, nonché ai maggiori oneri finanziari che lo Stato dovrà sostenere, in particolare per l’estensione della reversibilità alle unioni civili, e per i costi per il minor gettito Irpef per detrazioni fiscali, e quelli legati ai maggiori assegni al nucleo familiare. Le stime «prudenziali» effettuate da INPS e MEF non danno poi alcuna certezza in merito ai riflessi finanziari dell’estensione dei diritti successori; 
dalla lettura del disposto costituzionale (in particolare gli articoli 2 e 29 Cost.), si ricava il particolare valore e la specifica rilevanza che il Costituente ha attribuito alla famiglia fondata sul matrimonio. La Corte costituzionale ha costantemente affermato che «la convivenza more uxorio è diversa dal vincolo coniugale» e a questo non meccanicamente assimilabile al fine di desumerne l’esigenza costituzionale di una parificazione di trattamento (sent. 352 del 2000). Anzi, pur non disconoscendo il valore di altre forme di convivenza, ha affermato che l’articolo 29 della Costituzione riconosce alla famiglia legittima «una dignità superiore, in ragione dei caratteri di stabilità e certezza e della reciprocità e corrispettività di diritti e doveri, che nascono soltanto dal matrimonio» (sent. 310 del 1989). La Consulta, per effetto della copertura dell’articolo 2 Cost., considera tuttavia la famiglia di fatto come una formazione sociale meritevole di tutela, seppur in maniera diversa da quella fondata sul matrimonio; 
come per le unioni tra persone di sesso diverso anche il tema delle unioni omosessuali può essere inquadrato da un punto di vista costituzionale attraverso i citati articoli 2 e 29 della Costituzione, trovando possibile tutela nell’ambito delle formazioni sociali di cui all’articolo 2. Nonostante il dettato dell’articolo 29 Cost. non specifichi che il matrimonio debba essere consentito solo tra partner di sesso diverso, la giurisprudenza ha costantemente precluso alle coppie omosessuali la possibilità di contrarre matrimonio in Italia (così come di vedere trascritto nei registri di stato civile un tale matrimonio legittimamente contratto all’estero) sulla base della necessaria diversità di sesso tra gli aspiranti coniugi. Ciò anche sulla base di una lettura della normativa nazionale, in particolare quella del codice civile in materia di filiazione (che parla di padre e madre, di concepimento, di parto); 
costante giurisprudenza della Consulta ritiene presupposto indefettibile del matrimonio la diversità di sesso dei coniugi. Le unioni omosessuali devono trovare, invece, riconoscimento e garanzie come «formazioni sociali» ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione. In tal senso la Corte, pur nel rispetto della discrezionalità del Parlamento, ha sollecitato il legislatore ad intervenire con una disciplina che regolamenti le unioni (tra persone dello stesso o di diverso sesso) che assumono forme diverse dal matrimonio; 
nonostante la consolidata giurisprudenza il merito, il legislatore, con il testo al nostro esame, ha comunque operato una scelta che nei fatti estende alle unioni civili la quasi totalità delle norme già previste in favore del matrimonio, con le relative conseguenze sociali ed economiche che ne derivano,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi della nuova normativa introdotta, e ad effettuare un attento monitoraggio relativo ai dati riferiti alle unioni civili e alle convivenze, con particolare riferimento all’attivazione di eventuali procedure di contenzioso e ai maggiori oneri finanziari per lo Stato, riferendo annualmente in Parlamento con apposita relazione alle Camere sullo stato di attuazione della disciplina introdotta dalla proposta di legge in esame, nei limiti delle disponibilità di bilancio. 
9/3634/35.(Testo modificato nel corso della seduta) Palmieri.

La Camera, 
premesso che: 
con il provvedimento in esame vengono regolamentate le unioni civili tra persone dello stesso sesso; 
la discussione relativa al nuovo tipo di unione introdotta è strettamente connessa al dibattito in merito all’instaurazione di forme di accesso alla genitorialità non ammesse dall’ordinamento; 
la sempre più diffusa pratica della maternità surrogata da parte di coppie tanto omosessuali quanto eterosessuali, consentita in alcuni Paesi europei e nel mondo, è contraria ai più elementari principi di rispetto della persona e si traduce in una manifesta violazione dei diritti della donna e del bambino, poiché postula una concezione della donna come oggetto e lo sfruttamento anche economico dei corpi; 
come ha evidenziato il Parlamento europeo nella recente Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell’Unione europea in materia, la surrogazione compromette la dignità umana della donna attraverso una mercificazione del suo corpo e delle sue funzioni riproduttive e, per tale ragione, deve essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani (punto n.115 della Relazione); 
nel recente dibattito su alcune mozioni sullo stesso tema, il Governo non ha preso una posizione chiara in merito, non esprimendo i pareri sui testi depositati,

impegna il Governo

ad attivarsi in tutte le sedi opportune per riconoscere e tutelare in maniera omogenea negli ordinamenti nazionali e internazionali i diritti delle donne e dei bambini oggetto di sfruttamento e di mercificazione, e per promuovere la messa al bando universale di tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata, e sancire definitivamente i principi di indisponibilità del corpo umano e della protezione della vita e dell’infanzia. 
9/3634/36OcchiutoPalmieriCentemero.

La Camera, 
premesso che: 
il disegno di legge sulle unioni civili presenta al suo interno alcune contraddizioni che erano presenti anche nella versione approvata al Senato, dove si pensava che la mediazione intensamente voluta dall’Area popolare avrebbe contribuito ad eliminare tutti i rischi connessi con la stepchild adoption
ma in questi mesi abbiamo dovuto prendere atto che una certa interpretazione della magistratura ha intensificato il suo impegno creativo, arrivando a legittimare una pratica detestabile come l’utero in affitto; 
la recente approvazione nell’Aula di Montecitorio, pressoché all’unanimità della mozione contro la maternità surrogata, anche questa intensamente voluta da Area popolare, avrebbe dovuto fornire a tanti colleghi parlamentari sufficienti elementi di rassicurazione circa le reali intenzioni del Governo e del Parlamento stesso; 
ma il combinato disposto degli interventi dei colleghi del Pd durante la discussione generale e facilmente reperibili negli atti parlamentari e le dichiarazioni, rilasciate in questi giorni tra interviste e comunicati di stampa, lasciano intravvedere un panorama ben diverso per il futuro di questa legge; 
a quanto risulta alla presentatrice del presente atto le due relatrici di Camera e Senato, nel ruolo ufficiale che è stato assegnato loro, hanno più volte ribadito il loro livello di insoddisfazione rispetto a questa legge che considerano solo come un primo passo verso successive evoluzioni, soprattutto nella direzione del matrimonio equalitario e nella adozione non solo dei figli del convivente, come avviene con la stepchild adoption, ma anche nelle più diverse forme di maternità surrogata; 
sono risuonate nell’aula della Camera le proposte di diverse forme di alleanze variabili, tese ad allargare la platea dei diritti riconosciuti con la presente legge, ritenendoli inadeguati a rappresentare i bisogni espressi sia dalle coppie omosessuali che delle varie forme di convivenze; 
negli interventi di molti colleghi è stata prestata scarsa attenzione a quelli che una letteratura scientifica consolidata considera i diritti primari del bambino, a cominciare dal diritto ad avere una madre ed un padre. La Carta dei Diritti universali del bambino recita: «Il fanciullo, per lo sviluppo armonioso della sua personalità ha bisogno di amore e di comprensione. Egli deve, per quanto è possibile, crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori e, in ogni caso, in atmosfera d’affitto e di sicurezza materiale e morale. Salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre… (Principio sesto)»,

impegna il Governo:

a non concedere il proprio assenso a proposte volte a trasformare la attuale forma giuridica assunta dalle unioni civili come specifica formazione sociale, in un istituto equiparato o assimilabile a quello del matrimonio; 
a rendere operativo il voto unanime dato dall’aula del parlamento alla mozione contro l’utero in affitto, respingendo ogni forma surrettizia di adozione nell’ambito delle unioni civili. 
9/3634/37Binetti.

La Camera, 
premesso che: 
il disegno di legge sulle unioni civili presenta al suo interno alcune contraddizioni che erano presenti anche nella versione approvata al Senato, dove si pensava che la mediazione intensamente voluta dall’Area popolare avrebbe contribuito ad eliminare tutti i rischi connessi con la stepchild adoption
ma in questi mesi abbiamo dovuto prendere atto che una certa interpretazione della magistratura ha intensificato il suo impegno creativo, arrivando a legittimare una pratica detestabile come l’utero in affitto; 
la recente approvazione nell’Aula di Montecitorio, pressoché all’unanimità della mozione contro la maternità surrogata, anche questa intensamente voluta da Area popolare, avrebbe dovuto fornire a tanti colleghi parlamentari sufficienti elementi di rassicurazione circa le reali intenzioni del Governo e del Parlamento stesso; 
ma il combinato disposto degli interventi dei colleghi del Pd durante la discussione generale e facilmente reperibili negli atti parlamentari e le dichiarazioni, rilasciate in questi giorni tra interviste e comunicati di stampa, lasciano intravvedere un panorama ben diverso per il futuro di questa legge; 
a quanto risulta alla presentatrice del presente atto le due relatrici di Camera e Senato, nel ruolo ufficiale che è stato assegnato loro, hanno più volte ribadito il loro livello di insoddisfazione rispetto a questa legge che considerano solo come un primo passo verso successive evoluzioni, soprattutto nella direzione del matrimonio equalitario e nella adozione non solo dei figli del convivente, come avviene con la stepchild adoption, ma anche nelle più diverse forme di maternità surrogata; 
sono risuonate nell’aula della Camera le proposte di diverse forme di alleanze variabili, tese ad allargare la platea dei diritti riconosciuti con la presente legge, ritenendoli inadeguati a rappresentare i bisogni espressi sia dalle coppie omosessuali che delle varie forme di convivenze; 
negli interventi di molti colleghi è stata prestata scarsa attenzione a quelli che una letteratura scientifica consolidata considera i diritti primari del bambino, a cominciare dal diritto ad avere una madre ed un padre. La Carta dei Diritti universali del bambino recita: «Il fanciullo, per lo sviluppo armonioso della sua personalità ha bisogno di amore e di comprensione. Egli deve, per quanto è possibile, crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori e, in ogni caso, in atmosfera d’affitto e di sicurezza materiale e morale. Salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre… (Principio sesto)»,

impegna il Governo

ad attuare le proposte di indirizzo contenute nelle mozioni nn.1-01195 e connesse approvate dal Parlamento. 
9/3634/37.(Testo modificato nel corso della seduta) Binetti.

La Camera, 
premesso che: 
il testo proposto all’esame di quest’Aula, individua la finalità nell’istituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, riconoscendo a due persone maggiorenni dello stesso sesso il diritto di costituire un’unione civile, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni per ottenere la registrazione degli atti di unione civile nell’archivio dello stato civile; 
il candidato sindaco Alfio Marchini ha dichiarato che, qualora fosse eletto, mai celebrerà unioni civili, reputando non essere compito del sindaco fare queste cose, dal momento che le unioni civili sono già istituite autonomamente dal Comune di Roma; 
il candidato sindaco è consapevole che non potrà evitare di applicare una legge nazionale e conosce inoltre l’articolo 328 del codice penale sull’omissione degli atti d’ufficio,

impegna il Governo

a prevedere un’attività di monitoraggio nei comuni relativa allo stato di attuazione del provvedimento all’esame di quest’Aula, una volta entrato in vigore, adottando le conseguenti iniziative di competenza. 
9/3634/38SegoniArtiniBaldassarreBechisTurco.

La Camera, 
premesso che: 
il testo proposto all’esame di quest’Aula, individua la finalità nell’istituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, riconoscendo a due persone maggiorenni dello stesso sesso il diritto di costituire un’unione civile, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni per ottenere la registrazione degli atti di unione civile nell’archivio dello stato civile,

impegna il Governo

a prevedere un’attività di monitoraggio nei comuni relativa allo stato di attuazione del provvedimento all’esame di quest’Aula, una volta entrato in vigore, adottando le conseguenti iniziative di competenza, nei limiti delle disponibilità di bilancio. 
9/3634/38.(Testo modificato nel corso della seduta) SegoniArtiniBaldassarreBechisTurco.

La Camera, 
premesso che: 
nel provvedimento all’esame di questa Camera non si fa più menzione della cosiddetta «stepchild adoption» ma il tema rimane comunque aperto; 
è utile allora rammentare che nel diritto europeo, già con la Res. No. A3-0028/94 dell’8 febbraio 1994 il Parlamento europeo si era pronunciato a favore di una disciplina per la parità dei diritti delle coppie omosessuali. Successivamente, nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani nell’Unione europea, si chiese agli Stati membri dell’UE di «garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali». In seguito, con la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, il Parlamento europeo, oltre a richiedere di favorire il riconoscimento delle coppie di fatto (punto 81), ha sollecitato gli Stati membri dell’Unione europea ad attuare il diritto al matrimonio e all’adozione di minori da parte di persone omosessuali (punto 77). Poi, con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell’Unione Europea, è stato votato a maggioranza che gli Stati membri dell’UE non devono dare al concetto di famiglia «definizioni restrittive» allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli; 
per quanto riguarda la legislazione italiana con il presente provvedimento si fa un passo avanti nel superamento delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale ma, la normativa dovrà comunque essere integrata da una nuova disciplina delle adozioni «coparentali»; 
recentemente la giurisprudenza ha già riconosciuto quella estensione, negando che il carattere omosessuale della coppia possa di per sé determinare alcun pregiudizio alla qualità delle relazioni instaurate con il minore: e, quindi, rappresentare un elemento ostativo all’applicazione della disciplina generale. E questo perché, come afferma il tribunale dei minorenni di Roma, il benessere del bambino (cui l’adozione deve tendere) «non è legato alla forma del gruppo familiare in cui è inserito, ma alla qualità delle relazioni che vi si instaurano». In tal senso la giurisprudenza applica la disciplina prevista per l’adozione del figlio del partner a prescindere dall’orientamento sessuale di quest’ultimo, valutandone esclusivamente l’idoneità a svolgere la funzione genitoriale e la qualità del legame stabilito con il bambino, a tutela del suo superiore interesse,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità, nell’ambito di una ampia revisione della normativa sulle adozioni, di trovare adeguate soluzioni nella materia di cui sopra, al fine di superare i conflitti tra le norme, specie quando si tratti di aspetti che incidono sui diritti fondamentali delle persone tutelati sia dalla Costituzione che da norme di diritto sovranazionale. 
9/3634/39MucciProdani.

La Camera, 
premesso che: 
nel provvedimento all’esame di questa Camera non si fa più menzione della cosiddetta «stepchild adoption» ma il tema rimane comunque aperto; 
è utile allora rammentare che nel diritto europeo, già con la Res. No. A3-0028/94 dell’8 febbraio 1994 il Parlamento europeo si era pronunciato a favore di una disciplina per la parità dei diritti delle coppie omosessuali. Successivamente, nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani nell’Unione europea, si chiese agli Stati membri dell’UE di «garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali». In seguito, con la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, il Parlamento europeo, oltre a richiedere di favorire il riconoscimento delle coppie di fatto (punto 81), ha sollecitato gli Stati membri dell’Unione europea ad attuare il diritto al matrimonio e all’adozione di minori da parte di persone omosessuali (punto 77). Poi, con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell’Unione Europea, è stato votato a maggioranza che gli Stati membri dell’UE non devono dare al concetto di famiglia «definizioni restrittive» allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli; 
per quanto riguarda la legislazione italiana con il presente provvedimento si fa un passo avanti nel superamento delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale ma, la normativa dovrà comunque essere integrata da una nuova disciplina delle adozioni «coparentali»; 
recentemente la giurisprudenza ha già riconosciuto quella estensione, negando che il carattere omosessuale della coppia possa di per sé determinare alcun pregiudizio alla qualità delle relazioni instaurate con il minore: e, quindi, rappresentare un elemento ostativo all’applicazione della disciplina generale. E questo perché, come afferma il tribunale dei minorenni di Roma, il benessere del bambino (cui l’adozione deve tendere) «non è legato alla forma del gruppo familiare in cui è inserito, ma alla qualità delle relazioni che vi si instaurano». In tal senso la giurisprudenza applica la disciplina prevista per l’adozione del figlio del partner a prescindere dall’orientamento sessuale di quest’ultimo, valutandone esclusivamente l’idoneità a svolgere la funzione genitoriale e la qualità del legame stabilito con il bambino, a tutela del suo superiore interesse, impegna il Governo a valutare l’opportunità di una ampia revisione della normativa sulle adozioni, per trovare adeguate soluzioni nella materia di cui sopra, al fine di superare i conflitti tra le norme, specie quando si tratti di aspetti che incidono sui diritti fondamentali delle persone tutelati sia dalla Costituzione che da norme di diritto sovranazionale. 
9/3634/39.(Testo modificato nel corso della seduta) MucciProdani.

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