Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 578 del 16/02/2016

SENATO DELLA REPUBBLICA—— XVII LEGISLATURA ——

578a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 16 FEBBRAIO 2016

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Presidenza del presidente GRASSO

 

 

 

 

RESOCONTO STENOGRAFICO

 

Presidenza del presidente GRASSO

 

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,35).

Si dia lettura del processo verbale.

 

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell’11 febbraio.

 

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

 

 

Comunicazioni della Presidenza

 

PRESIDENTE. L’elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicati nell’allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

 

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall’articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).

 

 

Gruppi parlamentari, scioglimento, nuova costituzionee variazioni nella composizione

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con lettera inviata in data di ieri alla Presidente pro tempore del Gruppo Conservatori e Riformisti, la Presidenza ha preso atto del venir meno dei requisiti di consistenza numerica prescritta dall’articolo 14, comma 4, del Regolamento.

Successivamente, con lettera in data odierna, la senatrice Bonfrisco ha comunicato l’adesione al Gruppo del senatore Compagna, che ha accettato. Pertanto, il Gruppo Conservatori e Riformisti è di nuovo regolarmente costituito. (Applausi dal Gruppo CoR).

 

BONFRISCO (CoR). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, come ha già detto lei, ieri ho ricevuto la sua comunicazione nella quale prendeva atto, in modo secondo me curioso, del venir meno del numero, previsto dal nostro Regolamento, di dieci senatori, che costituiscono la base fondamentale di un Gruppo. Mi sono permessa, nel prendere atto rispettosamente della sua presa d’atto, di fare un appello a tutte le forze politiche che intendono contrastare le forzature di questa legislatura – e questa io la considero una di quelle – ai danni del corretto e civile rapporto tra maggioranza e opposizione, ad opera di iniziative politiche, e non solo, che stanno snaturando il regolare svolgimento dell’azione parlamentare. Basti pensare a quella che vediamo, per esempio, andare in scena in quest’Aula oggi su un tema rilevante per il nostro Paese e per la nostra società, quello delle unioni civili, ma che già abbiamo visto andare in onda sul tema altrettanto rilevante dell’istituzione democratica e di quel processo di riforme che portano ad una sconveniente quanto pasticciata soluzione per il Senato.

Insieme ad altri colleghi, ho fatto del mio meglio per garantire all’Assemblea del Senato il contributo di una opposizione seria e costruttiva per il Paese che, combattendo quel velenoso patto del Nazareno, intende restare vincolata al mandato affidatoci dai cittadini di centrodestra che ci hanno eletti per essere politicamente alternativi al PD di Renzi e a qualsiasi altro PD. È per questo che ringrazio moltissimo la componente dei senatori che fanno riferimento all’iniziativa parlamentare Idea; li ringrazio perché, attraverso questa modalità (quella dell’adesione di un senatore appartenente a quella componente), hanno preso oggi la decisione di lasciare in vita una forma di opposizione seria e costruttiva a questa maggioranza. Li ringrazio non solo personalmente, ma soprattutto politicamente, anche per le parole che hanno saputo usare nel loro comunicato, tutto legato alla vita della democrazia interna di quest’Aula e del Paese. Che questo possa essere l’auspicio per la corretta ricostruzione di un’area dei moderati del centrodestra che non si piega a quel partito della Nazione che qualcuno vorrebbe in modo surrettizio costruire, senza passare dalla volontà dei cittadini elettori, ma, contro quegli elettori, per vie traverse – attraverso il passaggio in Gruppi parlamentari senza connotazione politica, ma utili a questo scopo – costruire un partito che non ha avuto – e io ritengo non avrà – l’appoggio, il sostegno e nemmeno l’apprezzamento dei cittadini italiani, di sicuro non di quelli del centrodestra. (Applausi dai Gruppi CoR, (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL) e FI-PdL XVII e della senatrice Bignami).

 

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, sono rimasto sorpreso quando ho avuto notizia della lettera che lei ha inviato alla capogruppo, senatrice Bonfrisco.

Per quello spirito di colleganza, che non può non animare il nostro Gruppo di opposizione a quello della senatrice Bonfrisco, pur nelle tante differenza che ci sono state, e che forse saranno minori in futuro, c’è qualcosa che non mi torna, Presidente.

Oggi sarà una giornata particolarmente complicata per la Presidenza e non vorrei complicarla ulteriormente, però ricordo un’antipatica discussione nella Conferenza dei Capigruppo nella quale, con violenta insistenza, il Capogruppo del Gruppo AL-A ha chiesto a lei di far rispettare l’articolo 14 del nostro Regolamento. Si è discusso, si è anche detto che quella non fosse materia della Conferenza dei Capigruppo, ma quell’antipatica discussione si è conclusa – e tutti la ricorderanno – con la decisione di convocare il Consiglio di Presidenza, tanto è vero che il Consiglio di Presidenza, nella mail che alcuni componenti mi hanno fatto vedere, è convocato per giovedì 18, con all’ordine del giorno proprio l’articolo 14 del Regolamento stesso.

In primo luogo, non capisco a cosa serva la convocazione del Consiglio di Presidenza e, in secondo luogo, mi sembra di capire che la lettera che lei ha ritenuto di inviare alla senatrice Bonfrisco contraddica, in parte o totalmente, quanto deciso nella riunione dei Capigruppo; o meglio, non deciso: quello che ci era stato comunicato in quella sede e che non poteva e non doveva essere argomento della Conferenza dei Capigruppo stessa.

Ribadisco, signor Presidente: non vorrei che si usassero, come qualche volta accade o come può darsi accada più tardi, due pesi e due misure: se in quella sede si era deciso che il Consiglio di Presidenza, che è sicuramente un organo consultivo nella libera discrezionalità del potere che le appartiene, fosse pur tuttavia convocato (quindi un consiglio o un suggerimento lo doveva dare), non capisco per quale motivo lei ha ritenuto di anticipare le eventuali conclusioni, che non sapevamo quali potessero essere, del Consiglio di Presidenza stesso. (Applausi dal Gruppo CoR).

 

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, su questo argomento concordo con quanto affermato in questo momento dal collega Romani. Ma dico di più. Noi, in riunione dei Capigruppo, avevamo preso una decisione: avevamo stabilito che ci dovessero essere determinate procedure prima di dichiarare un Gruppo sciolto; avevamo parlato di Consiglio di Presidenza e alcuni di noi avevano anche proposto di seguire quella prassi, che era stata usata precedentemente, che dà tempo al Gruppo che ha il problema di avere un senatore in meno rispetto al numero previsto di vedere se c’è la possibilità di arrivare a una soluzione ideale, come è successo in questo caso.

Signor Presidente, lei è arbitro – lo abbiamo detto in più di un’occasione – ed essere arbitro vuol dire anche prendere decisioni, spesso magari non condivise, ma è altrettanto vero che, nel momento in cui lei utilizza una determinata procedura, nella legislatura che procede dovrebbe utilizzare lo stesso metro di giudizio e di azione nei confronti di tutti i Gruppi parlamentari. Lei non può, nel momento in cui si prospetta una problematica ad un Gruppo parlamentare di maggioranza, utilizzare il bon ton istituzionale e, di conseguenza, permettere a quel Gruppo di avere un mese di tempo per poter risolvere i propri problemi e, poi, quando succede la stessa cosa ad un Gruppo di minoranza, invece, in meno di una settimana dichiararlo sciolto.

Due pesi e due misure non vanno bene, signor Presidente; sono stati utilizzati anche in passato su altre problematiche: decreti-legge e riforme costituzionali. L’auspicio è che quanto stiamo raccomandando in questo momento, ossia una maggiore attenzione rispetto alle decisioni, vi sia anche in occasione nel disegno di legge che andiamo ad affrontare (entreremo nei temi caldi tra pochi secondi). Di conseguenza la richiesta che le rivolgiamo è, in futuro, di utilizzare lo stesso metodo utilizzato per coloro che sono in maggioranza. Non ci possono essere Gruppi di serie A e Gruppi di serie B, senatori di serie A e senatori di serie B. (Applausi della senatrice Bignami).

Ben venga il fatto che il Gruppo sia stato ricostituito e che ci sia ancora una volta una voce libera all’interno di questo Senato. (Applausi dai Gruppi CoR e LN-Aut e della senatrice Bignami).

 

PRESIDENTE. Colleghi, l’articolo 14, comma 6, del Regolamento prevede che «quando i componenti di un Gruppo regolarmente costituito si riducano nel corso della legislatura ad un numero inferiore a dieci, il Gruppo è dichiarato sciolto e i senatori che ne facevano parte, qualora entro tre giorni dalla dichiarazione di scioglimento non aderiscano ad altri Gruppi, vengono iscritti al Gruppo Misto». L’unica possibilità di valutazione del Consiglio di Presidenza per dare un’autorizzazione al mantenimento del Gruppo con meno di dieci iscritti è quando il Gruppo rappresenti un partito o un movimento organizzato con il medesimo contrassegno in almeno 15 Regioni. Quindi, sapete benissimo che il Consiglio di Presidenza era stato convocato per avere il tempo di valutare se c’erano o meno queste condizioni.

Accertate queste condizioni, secondo il principio di autotutela (principe cardine dell’amministrazione), si è applicato il comma 6 dell’articolo, con la dichiarazione di scioglimento del Gruppo, che ora si è ricostituito. Pertanto, procediamo.

 

VOLPI (LN-Aut). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Senatore Volpi, su questo tema è già intervenuto il capogruppo Centinaio.

Ad ogni modo, ne ha facoltà.

 

VOLPI (LN-Aut). Signor Presidente, mi permetta di intervenire da componente del Consiglio di Presidenza…

 

PRESIDENTE. Però dovrò sconvocare il Consiglio di Presidenza, a meno che non ci siano dei temi all’ordine del giorno, per integrarlo.

 

VOLPI (LN-Aut). Signor Presidente, doveva sconvocare il Consiglio di Presidenza quando ha inviato la lettera alla presidente Bonfrisco, perché le cose non funzionano in questo modo. Lei che è uomo di regole, le cominci ad utilizzare. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Glielo domando perché lei è padrone dell’Assemblea, ma non della mia vita. Quindi, per cortesia, mi deve dire se giovedì, dopo l’Assemblea, si riunirà il Consiglio di Presidenza, oppure no. Però avrebbe dovuto dirmelo ieri.

 

PRESIDENTE. Senatore Volpi, una volta convocato il Consiglio di Presidenza, è venuto meno quel tema all’ordine del giorno. Mi ero riservato la possibilità di inserire altri temi all’ordine del giorno e di comunicarli. Un Presidente non può nemmeno valutare questo? In ogni caso, se non ci saranno altri motivi, lei saprà in giornata che il Consiglio di Presidenza è stato sconvocato.

 

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Senatore Gasparri, su questo tema è già intervenuto il suo Capogruppo.

 

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo molto brevemente.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GASPARRI (FI-PdL XVII). Condivido quello che ha detto il senatore Volpi. Avrebbe potuto sconvocare visto che…

 

PRESIDENTE. Ho già risposto.

 

GASPARRI (FI-PdL XVII). E ha risposto male. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e LN-Aut).

 

PRESIDENTE. Ho risposto bene, perché magari ci sarà un altro motivo di convocazione del Consiglio di Presidenza. (Commenti del senatore Palma).

 

 

Sulla disciplina delle modalità tecnicheper l’uso del dispositivo elettronico di votazione

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l’articolo 118, comma 7, del Regolamento del Senato, prevede che «le modalità tecniche per l’uso del dispositivo elettronico sono regolate da istruzioni approvate dal Consiglio di Presidenza», le quali, conseguentemente, a tutti gli effetti integrano le stesse previsioni regolamentari.

Ricordo che nelle istruzioni sul procedimento elettronico di votazione deliberate dal Consiglio di Presidenza del 23 gennaio 2008 sono chiaramente indicate le modalità di utilizzo della tessera di identificazione di ciascun senatore ai fini della verifica del numero legale della votazione ordinaria corrispondente alla votazione per alzata di mano e alla controprova della votazione nominale con scrutinio simultaneo e della votazione a scrutinio segreto.

Successivamente il Consiglio di Presidenza, con deliberazione n. 106 del 2011, ha disciplinato in modo puntuale i criteri di imputazione delle assenze dai lavori dell’Assemblea, nonché le modalità di rilevazione della presenza amministrativa.

Secondo il combinato disposto delle richiamate deliberazioni del Consiglio di Presidenza e degli articoli del Regolamento concernenti le deliberazioni del Senato e i modi di votazione (segnatamente gli articoli 108, 113, 114, 115 e 117), resta impregiudicata, a garanzia della libera, incondizionata facoltà di espressione del proprio voto da parte dei singoli senatori, la possibilità che i medesimi, ancorché presenti in Aula, non esprimano obbligatoriamente il proprio voto ovvero non facciano rilevare la loro presenza ai fini della verifica del numero legale, senza che siffatta condotta comporti una conseguenza ai fini amministrativi, tale da pregiudicare o comprimere l’ampiezza della facoltà di decisioni riconosciute al parlamentare in quanto tale, vieppiù nella doverosa consapevolezza dei meccanismi preposti alla tutela delle minoranze. Si tratta, evidentemente, di fattispecie diffusamente approfondite dalla dottrina e consolidate in termini di prassi certa e consuetudine parlamentare, alle luce delle quali si riscontra l’evenienza di senatori presenti, ma non votanti, sia per quanto concerne le deliberazioni di merito, secondo l’ampia articolazione innanzi descritta, sia con riferimento alla verifica del quorum di natura costitutiva direttamente riconducibile alle previsioni di cui all’articolo 107 del Regolamento.

Le tutele e le garanzie apprestate dalla normativa vigente non possono tuttavia in alcun caso, anche solo indirettamente, consentire uno sviamento rispetto alle finalità fondamentali sulla scorta delle quali gli istituti richiamati hanno avuto origine e ricevuto una esaustiva definizione, né tanto meno permettere forme surrettizie di degenerazione, lasciando ad indici di verifica aleatori la puntuale sanzionabilità di abusi o condotte elusive, che sottraggono al principio della trasparenza e della responsabilità comportamenti palesemente impropri. Vale al riguardo richiamare quanto stabilito dall’articolo 2, comma 2, della citata deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011: «Il Presidente, qualora prima della proclamazione del risultato di una votazione qualificata o di una verifica del numero legale constati la presenza nel sistema di una tessera di votazione nonostante l’assenza in Assemblea del senatore titolare, dispone in via cautelare l’immediato ritiro della tessera».

In conclusione, alla luce dei poteri attribuiti al Consiglio di Presidenza dall’articolo 118, comma 7, del Regolamento, nonché delle deliberazioni dello stesso Consiglio di Presidenza sopra richiamate, comunico che, per garantire il pieno e puntuale rispetto della disciplina concernente il rilevamento delle presenze, anche ai fini amministrativi, i senatori che si allontanano dall’Aula sono tenuti a portare con sé la propria tessera e che in ogni caso, laddove non risulti la reale presenza in Assemblea nel corso di votazioni, ai sensi del richiamato articolo 2, comma 2, della deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, le stesse tessere saranno in via cautelare ritirate, ferma la possibilità da parte della Presidenza, ai sensi del comma 3 dello stesso articolo, una volta accertati i fatti, di ordinare la restituzione della tessera al senatore, nonché disporre che, nei confronti dei senatori responsabili, si applichi, per la giornata in cui è avvenuto il fatto riscontrato, la detrazione della diaria.

Infine, come stabilito dal comma 4 dello stesso articolo, sul piano strettamente disciplinare restano comunque applicabili le disposizioni di cui all’articolo 66 e seguenti del Regolamento del Senato, di guisa che, soprattutto a fronte della reiterazione di condotte contrarie alle prescrizioni innanzi prescritte, il Consiglio di Presidenza sarà investito, senza esitazione, delle connesse questioni di specifica propria competenza.

 

PALMA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei dire solo due cose sullo speech che ha appena finito di leggere. La prima: se io mi allontano, lascio la tessera e dopo due minuti ritorno, lei non ha la possibilità di restituirmela, ma ha l’obbligo di restituirmela. Ove mai non me la dovesse restituire, per una mera dimenticanza mi impedirebbe di svolgere quella funzione di parlamentare per la quale sono stato eletto. Ritengo pertanto che forse questa parte della sua delibera meriterebbe un maggiore approfondimento.

In secondo luogo, sono assolutamente d’accordo con lei nel ritenere che, nell’eventualità in cui un senatore dovesse lasciare il tesserino inserito e non ne dovesse fare alcun utilizzo, lei può adottare tutti i provvedimenti che vuole, evidentemente in assenza del parlamentare. Tuttavia, per curiosità, signor Presidente, se io ho effettuato 90 votazioni, mi allontano e poi torno, quindi ho effettuato molto più dei due terzi delle votazioni, lei si riserva il potere di intervenire sulla diaria? Sul punto dei fatti, credo che questa sia una contraddizione.

Pertanto, fermo restando che condivido il senso del suo intervento e che a mio avviso comportamenti di tal fatta, che non intendo aggettivare in alcun modo, devono essere in ogni modo ostacolati o puniti, le sarei grato se volesse prestare attenzione alle due obiezioni che ho sollevato. La prima è che ho diritto di entrare in Aula e a riavere la tessera: i provvedimenti successivi non mi riguardano, ma io ho diritto di votare. La seconda è che dubito fortemente che un provvedimento disciplinare mi possa togliere la diaria se ho effettuato più di un terzo delle votazioni.

 

PRESIDENTE. Forse la lettura non è stata abbastanza chiara, perché ho parlato di valutazione in corso di votazione. Pertanto, ai fini della votazione e prima di ogni votazione è particolarmente auspicata l’attenzione dei senatori segretari nel valutare se ci sono tessere in postazioni dove non ci sono senatori, soprattutto prima delle votazioni. È questo il punto. In secondo luogo, la tessera verrà restituita nel momento in cui si è trattato di un momentaneo allontanamento.

Comunque, il problema della diaria sarà valutato ai fini amministrativi, quindi non ha niente a che vedere con ciò. Ritengo pertanto che le precisazioni siano già contenute nel testo che ho letto.

 

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, intervengo sulle sue comunicazioni. Innanzitutto le trovo di un gusto amaro, perché appena nasce una canea, un polverone di delegittimazione dei senatori e del nostro lavoro, subito ci si affretta a dare eco a questa polemica.

Vorrei quindi fare tre considerazioni in positivo. In primo luogo, le regole ci sono, facciamole rispettare a tutti. Non è possibile che i senatori siano vincolati a tali regole, mentre i componenti del Consiglio di Presidenza o i membri del Governo non lo siano, perché alcuni devono esercitare un giusto obbligo di presenza, altri invece non hanno tale obbligo e non si capisce perché, visto che l’organo deve funzionare con i voti di tutti.

In secondo luogo, quanto alle presenze da registrare, a me è capitato più volte di essere qui, di intervenire alla mattina, al pomeriggio, in Commissione, in seduta notturna e di essere classificato come assente, perché nell’unica votazione della giornata alle ore 9 magari il taxi è arrivato in ritardo. Pertanto, non colleghiamo le presenze solo a un fatto elettronico, ma anche alla presenza vera, alla partecipazione del senatore.

In ultimo – lo dico rivolgendomi al Presidente ma anche agli amici giornalisti – basta trasmissioni televisive o convegni il martedì, il mercoledì e il giovedì, perché se il parlamentare è in uno dei tanti dibattiti non può essere in Aula, perché non ha la possibilità di una bilocazione. L’avrebbero soltanto i membri del Consiglio di Presidenza o del Governo, che in teoria potrebbero contemporaneamente essere presenti e partecipare alla vita parlamentare al di fuori del Parlamento in maniera legittima, mentre se tutti gli altri partecipano ad attività, che il ruolo impone, di dibattito al di fuori del Parlamento, verrebbero segnalati come assenti.

Quindi, le trasmissioni televisive o i convegni si possono benissimo fare il venerdì, il sabato, la domenica e il lunedì, e quando l’Aula è riunita i parlamentari sanno che devono stare in Aula a compiere il loro dovere.

 

FALANGA (AL-A). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FALANGA (AL-A). Signor Presidente, lei ha dato comunicazione all’Assemblea di un suo atto deliberativo, e il presidente Palma le ha fatto notare che, nel momento in cui il senatore viene a chiedere la tessera che è stata ritirata dagli assistenti parlamentari, il Presidente ne ordina la restituzione: questo se ho compreso bene l’atto deliberativo. Quindi lei si è attribuito, come diceva il senatore Palma, il potere di ordinare la restituzione. In mancanza di tale ordine, l’assistente non è tenuto a restituire la tessera al senatore, cosa che determina quella limitazione dell’esercizio delle funzioni del senatore a cui faceva riferimento il senatore Palma.

Probabilmente, signor Presidente, a mio avviso, almeno in questa parte l’atto deliberativo andrebbe modificato, anche per sollevare lei dall’onere di fare tanti ordini di restituzione, perché sarebbe costretto, senatore per senatore, a fare un provvedimento che ordini la restituzione. Almeno questa è stata la lettura che lei ha dato della delibera. Se poi essa debba essere interpretata diversamente, a questo punto aspetto l’interpretazione autentica dell’autore dell’atto deliberativo.

 

PRESIDENTE. Senatore Falanga, esiste una deliberazione in cui si dice proprio questo. In ogni caso nella mia delibera – come dice lei – c’è scritto «accertati i fatti»; quindi, poiché rimane alla Presidenza il compito di accertare i fatti e quindi di decidere, la Presidenza assumerà questa responsabilità, in questo come in altri casi.

 

BIGNAMI (Misto-MovX). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BIGNAMI (Misto-MovX). Signor Presidente, vorrei ricordare al senatore Giovanardi che siamo qui per legiferare e lavorare in Aula e in Commissione. Andare in TV non mi sembra rientri tra i nostri compiti.

 

 

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(2081) CIRINNA’ ed altri. – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze

(14) MANCONI e CORSINI. – Disciplina delle unioni civili

(197) ALBERTI CASELLATI ed altri. – Modifica al codice civile in materia di disciplina del patto di convivenza

(239) GIOVANARDI. – Introduzione nel codice civile del contratto di convivenza e solidarietà

(314) BARANI e MUSSOLINI. – Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi

(909) PETRAGLIA ed altri. – Normativa sulle unioni civili e sulle unioni di mutuo aiuto

(1211) MARCUCCI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina delle unioni civili e dei patti di convivenza

(1231) LUMIA ed altri. – Unione civile tra persone dello stesso sesso

(1316) SACCONI ed altri. – Disposizioni in materia di unioni civili

(1360) FATTORINI ed altri. – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso

(1745) SACCONI ed altri. – Testo unico dei diritti riconosciuti ai componenti di una unione di fatto

(1763) ROMANO ed altri. – Disposizioni in materia di istituzione del registro delle stabili convivenze

(2069) MALAN e BONFRISCO. – Disciplina delle unioni registrate

(2084) CALIENDO ed altri. – Disciplina delle unioni civili

(ore 17,06)

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2081, 14, 197, 239, 314, 909, 1211, 1231, 1316, 1360, 1745, 1763, 2069 e 2084.

Riprendiamo l’esame degli articoli del disegno di legge n. 2081.

Ricordo che nella seduta antimeridiana dell’11 febbraio sono stati illustrati gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati all’articolo 1, sui quali invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi… (Il senatore Centinaio fa cenno di voler intervenire) …un attimo, ha chiesto di intervenire il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

 

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, vorrei intervenire così almeno facciamo un po’ di chiarezza anche tra di noi, e penso sia doverosa, anche se a qualcuno non interessa perché l’importante è seguire le linee di partito e andare in televisione a dire quello che ti dicono di dire.

Come abbiamo detto nella Conferenza dei Capigruppo e in più di un’occasione, anche nelle riunioni informali e sulla stampa, non è nostro uso e nostra intenzione fare ostruzionismo su questo provvedimento. Chiedo ai colleghi della stampa, in particolare modo della carta stampata, di capire e di prendere appunti su quanto sto dicendo: non vogliamo fare ostruzionismo, e l’abbiamo detto in più di un’occasione.

Abbiamo presentato 5.000 emendamenti di merito, quindi sull’argomento (Applausi ironici dal Gruppo PD), in cui si parla del tema in questione. Contemporaneamente, abbiamo detto una cosa molto chiara, e anche in questo caso più chiari di così si muore: noi questo provvedimento lo vogliamo mandare a casa; a noi questo provvedimento non piace. A noi non piace il fatto che non venga rispettato l’articolo 29 della Costituzione; a noi non piace il fatto che si vogliano permettere le adozioni alle coppie omosessuali, perché per noi la famiglia è fatta da un uomo e da una donna, i quali, se hanno la fortuna di diventare genitori, diventano papà e mamma. Questo è quello che vogliamo fare. Però lo vogliamo fare in Assemblea, non con l’ostruzionismo ma con i nostri emendamenti. Questo l’abbiamo detto sin dall’inizio e l’abbiamo ripetuto anche nel momento in cui è stato presentato il famoso supercanguro Marcucci. Contemporaneamente alla sua presentazione, visto e considerato che ci era stata posta la questione, ci eravamo resi disponibili – e questo era l’accordo – a ritirare il 90 per cento degli emendamenti a fronte del ritiro del superemendamento Marcucci. Questo abbiamo proposto e questo eravamo disponibili a fare: da 5.200 emendamenti si scendeva a 580 emendamenti, sapendo benissimo poi sui 580 emendamenti cosa sarebbe successo. Ribadisco quindi che non si tratta di ostruzionismo.

E di conseguenza, signor Presidente, quando sento colleghi dire che dobbiamo portare avanti l’emendamento Marcucci, il superemendamento, il canguro, per far fronte all’ostruzionismo della Lega – e ancora oggi sento parlare di ostruzionismo della Lega – rimando queste affermazioni al mittente. E sono talmente convinto nel dire che le rimando al mittente, che oggi sfiderò il Partito Democratico.

Per una settimana abbiamo perso tempo, poi mi è stato detto che l’accordo non conteneva quello che ci eravamo detti, che 500 emendamenti erano troppi e dovevamo diminuirli, infine sono venuti a farmi le pulci sui contenuti. Ebbene, sui contenuti le pulci non me le fate, perché il nostro è un movimento libero che non accetto diktat da nessuno sui contenuti, tantomeno da chi non rispetta la propria parola! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Vi sfido dunque e lo faccio in Assemblea: quello che ho in mano è l’elenco degli emendamenti che rimangono e che mi accingo a consegnare alla Presidenza; sfido i bla-bla-bla della politica a venire insieme a me e a portare l’emendamento Marcucci! (Commenti dal Gruppo PD). Bla-bla-bla! (Applausi dai Gruppi LN-Aut, AP (NCD-UDC) e GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)).

 

*QUAGLIARIELLO (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

QUAGLIARIELLO (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, dopo l’intervento del presidente Centinaio credo che abbiamo il dovere, in quest’Assemblea, di parlarci al di fuori dell’ipocrisia, giacché mi sembra che su questo provvedimento di ipocrisia si sia fatto un uso e anche un abuso.

Iniziamo con il dire che non è la prima volta che il cosiddetto canguro fa ingresso in quest’Aula. Era già accaduto un anno fa, durante l’esame della legge elettorale, quando quest’arma impropria, con in calce, se ben ricordo, la prima firma del senatore Esposito, fu utilizzata per fronteggiare un durissimo ostruzionismo di oltre 50.000 emendamenti. Ciò non rende meno illegittimo l’uso del canguro, ma rende oggi ancor più grave il fatto che ad un espediente così gravemente estraneo alle norme del nostro Regolamento si ricorra, per la seconda volta in un anno, a fronte di una attività emendativa ben più contenuta e, se è vero quello che il senatore Centinaio ci ha detto, della disponibilità della Lega e dell’opposizione a ritirare gran parte degli emendamenti, in presenza di un testo già illegittimamente sottratto all’esame della Commissione competente.

Noi, signor Presidente, abbiamo limitato i nostri emendamenti ad un numero inferiore a 100, abbiamo pubblicamente manifestato la volontà di dimezzarli ulteriormente ed abbiamo auspicato che un ripristino della legalità costituzionale nei lavori di questa Assemblea potesse agevolare la riduzione del numero degli emendamenti da parte di altre forze di opposizione, che ne avevano presentati molti di più. Insomma, era necessaria una soluzione che vedesse un dibattito regolare in questa Aula e il venir meno di alibi per atti che non credo siano compatibili con il nostro Regolamento.

Ma, a fronte di questa disponibilità, più volte manifestata, ad abbattere il numero degli emendamenti, da parte del PD è arrivata una pretesa che vorrei qualcuno mi chiarisse. Senatore Zanda, francamente non riesco a comprendere perché – se ho capito bene, ma spero di essermi sbagliato – la trattativa non sia sul numero degli emendamenti ma su quali emendamenti possano restare in piedi e quali debbano essere ritirati perché ritenuti più pericolosi per via dei contrasti interni presenti in questa Assemblea e, in particolare, nel partito di maggioranza. Se così fosse – spero di essermi sbagliato – ne avevamo viste di tutti i colori, ma ci mancava di vedere che un Capogruppo di un partito di maggioranza pretendesse di fare anche il Capogruppo di un partito di opposizione. Questo francamente non l’avevamo ancora visto. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e dei senatori Giovanardi e Formigoni).

Signor Presidente, vengo ora alla materia regolamentare. Ho la convinzione – credo anche sua – che il canguro sia solo un artificio, per di più illegittimo. Questo è certificato dal fatto che il canguro è un emendamento che non emenda un bel niente, che non ha contenuto normativo. Si presenta, infatti, come un emendamento premissivo che nella sostanza contiene un’illustrazione sintetica del contenuto dell’intero disegno di legge al nostro esame. È una pratica molto dubbia sotto il profilo della tecnica legislativa dal momento che il riassuntino, oltre ad essere evidentemente inutile, potrebbe essere foriero di dubbi, incertezze e difficoltà applicative. Insomma, quell’emendamento non ha la funzione di correggere o integrare il testo, ma il solo scopo di far decadere buona parte degli altri emendamenti; in sostanza, tutti quelli che cercano di correggere il testo in discussione apportando modifiche alle parti oggetto di sintesi presenti nel canguro. Signor Presidente, questa illegittimità è aggravata dal fatto che in questo caso non siamo in presenza di un provvedimento che, almeno formalmente, è passato dal vaglio della Commissione. Insomma, non stiamo cangurando uno strumentale ostruzionismo d’Assemblea. Si sta impedendo ai senatori di emendare un testo che è stato strappato alla Commissione competente. Ed è stato fatto – lei se lo ricorderà, signor Presidente – nel mese di ottobre. Oggi siamo a metà febbraio. Dove sono i motivi di urgenza per cui si è dovuto provvedere a quello scippo?

L’articolo 72 della Costituzione – glielo ricordo – oltre a disporre l’esame in Commissione, prescrive che le leggi debbano essere approvate articolo per articolo e la dottrina ritiene unanimemente che tale previsione comprenda anche la facoltà di ciascun parlamentare di presentare emendamenti al disegno di legge in discussione che devono essere discussi e votati secondo le norme del Regolamento. Evidentemente, con la presentazione di un emendamento premissivo e riassuntivo, tale facoltà viene svuotata di ogni contenuto e quasi tutti gli emendamenti parlamentari perdono qualunque valore procedurale. In sostanza, l’intero esame del disegno di legge si concentra nell’unica votazione dell’emendamento premissivo, approvato il quale decadono gli emendamenti e si votano solo gli articoli che ribadiscono e dettagliano quanto già previsto dal canguro o, forse, quelli che la forza di maggioranza relativa chiederà di lasciare in vita.

Signor Presidente, con l’emendamento premissivo riassuntivo si viene, in buona sostanza, a determinare una situazione analoga a quella che si verifica quando il Governo presenta un maxiemendamento che riproduce esattamente il disegno di legge in discussione e pone la questione di fiducia.

Ma almeno, in quel caso, il Governo mette in discussione se stesso. Quindi, quello che viene sottratto all’Assemblea viene in qualche modo bilanciato dal rischio che il Governo decide di correre.

In questo caso non siamo in questa situazione. La dottrina è unanime, e lei lo sa. È anche la giurisprudenza della Corte a dire che su questa pratica vi sono forti dubbi di legittimità. Se, come è stato detto, i maxi emendamenti sono una truffa alla Costituzione (non è un’espressione mia), gli emendamenti premissivi riassuntivi sono una truffa al quadrato alla Costituzione.

In questo caso ci sono per giunta due aggravanti. In primo luogo, in genere i maxiemendamenti riproducono il testo così come uscito dai lavori della Commissione parlamentare. Stavolta, invece, come ho già detto, la Commissione è stata espropriata della sue prerogative. In secondo luogo, ci troviamo di fronte a un voto di fiducia mascherato, che vede una parte della maggioranza votare contro (mi riferisco al Gruppo NCD) e una parte della opposizione votare a favore. Questo è inaudito, signor Presidente, semplicemente inaudito.

Vorrei farle presente ancora che a queste forzature, per non dire violazioni, del Regolamento dobbiamo aggiungere l’ennesima interpretazione fantasiosa dell’articolo 102 del nostro Regolamento, che al comma 2 recita: «Qualora siano stati presentati più emendamenti ad uno stesso testo, sono posti ai voti prima i soppressivi e poi gli altri, cominciando da quelli che più si allontanano dal testo originario e secondo l’ordine in cui si oppongono, si inseriscono o si aggiungono ad esso».

Quindi, non solo è stata incredibilmente autorizzata la presentazione di un emendamento premissivo, ma si sta anche raggirando il Regolamento, ponendo in votazione per primo l’emendamento Marcucci, sebbene esso sia, tra i premissivi, quello più fedele, seppur in modo frettoloso e impreciso, al testo in discussione. Con un elementare artifizio tipografico l’emendamento Marcucci è stato inserito per primo nei fascicoli, senza prevedere, come da Regolamento, che venisse votato per ultimo tra i premissivi.

Io so che lei tiene molto al detto evangelico per il quale gli ultimi saranno i primi. Però, signor Presidente, così si viola ancora una volta il nostro Regolamento. Io vorrei, signor Presidente, che, proprio nel rispetto delle regole che quest’Assemblea si è data, lei si assumesse l’onere che il suo alto ruolo istituzionale le fornisce ed esplicitasse, a me e ai miei colleghi, la sua intenzione, chiara e palese, di utilizzare la facoltà di modificare l’ordine delle votazioni, che le fornisce il comma 4 dello stesso articolo 102. Almeno sapremo perché ci troviamo gli emendamenti così ordinati.

D’altro canto, se per economia dei lavori di quest’Assemblea, secondo la sua interpretazione si può intendere anche una limitazione della democrazia, di cui queste mura dovrebbero essere supreme garanti, allora la invito a palesarci la sua decisione.

Se così non dovesse essere, mi aspetterei invece che l’ordine delle votazioni delle proposte emendative premissive fosse invertito rispetto al fascicolo stampato, così come prevede la regola.

Infine, signor Presidente, mi permetta di domandarle come mai, a più di una settimana dall’inizio della discussione di questo disegno di legge, non abbia ritenuto necessario esercitare il potere, che le fornisce l’articolo 97 del nostro Regolamento, di dichiarare l’inammissibilità e la improponibilità delle proposte emendative presentate in quest’Aula.

Del resto, questo ci avrebbe aiutato a risparmiare tempo nell’interesse dell’economia e della chiarezza dei lavori. Ma, a ben vedere, poi, se si va a leggere con attenzione l’emendamento del collega Marcucci, ci si accorge che, secondo i canoni utilizzati dalla Presidenza nel dichiarare il proprio parere ex articolo 97, lo stesso dovrebbe essere dichiarato improponibile, almeno in alcune sue parti, a causa della sua formulazione.

Signor Presidente, per non farle perdere tempo, le cito soltanto alcuni esempi: nella lettera a) sono elencate le condizioni necessarie perché un’unione sia definita unione civile, sia in positivo sia in negativo, ma ci si dimentica di specificare le cause di nullità e le cause impeditive alla stessa. Alla lettera c) si fa riferimento alle disposizioni generiche del codice civile in materia di regime patrimoniale della famiglia e di alimenti, riportando in modo superficiale e infedele tutti i riferimenti espliciti contenuti nell’articolo 3, comma 3, del disegno di legge in discussione. Alla lettera e), poi, si fa riferimento ai diritti successori della famiglia riferendosi ad un istituto che non esiste nel nostro codice civile: i diritti successori sono riservati al coniuge o ai figli, ma mai, nel nostro codice civile, genericamente alla famiglia. Questi sono solo alcuni esempi, Presidente, che fanno sì che l’emendamento Marcucci si inserisca in modo illogico, impreciso e contraddittorio nel testo del disegno di legge n. 2081. Questi, come lei ci insegna, sono elementi necessari per decretare l’improponibilità dello stesso o perlomeno di quelle parti di esso che sono chiaramente improponibili.

Vorrei rivolgere infine un invito a tutta questa Assemblea, un appello ai senatori e in particolare a quelli che hanno le opinioni più distanti dalla mia sul disegno di legge Cirinnà. Vede, signor Presidente, si può combattere a viso aperto, e per quanto mi riguarda, su questo tema noi dovremmo fare un dibattito e poi assumerci l’onere, davanti alla nostra coscienza, di dare voti liberi. Si può combattere a viso aperto, ma le regole sono un patrimonio di tutti: dovrebbero saperlo innanzi tutto i colleghi del Movimento 5 Stelle, che tante volte hanno cercato di far rispettare le regole.

A me sembra incredibile che un provvedimento di questa importanza, che segnerà in profondità la vita civile del nostro Paese, possa passare o essere bocciato nel dispregio delle regole che sono di tutti.

Io mi appello affinché un minimo di decenza in questo campo sia ripristinato; che si discutano solo pochi emendamenti, e che su questi si voti a scrutinio palese, ognuno di fronte alla propria coscienza. (Applausi dai Gruppi GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL), AP (NCD-UDC) e FI-PdL XVII. Congratulazioni).

 

SCHIFANI (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SCHIFANI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, quello che mi accingo a fare è un intervento che avrei preferito non dover fare. Lo dico sia nella mia qualità di Capogruppo sia nella mia pregressa qualità di ex Presidente del Senato; lei mi consentirà e le chiedo scusa.

Vede, Presidente, rifacendomi alle considerazioni del senatore Quagliariello, vorrei aggiungere qualcos’altro, anche se molte argomentazioni saranno similari.

È vero, in Parlamento da quando si è attivata la democrazia nel nostro Paese, è sempre esistito l’atteggiamento politico dell’ostruzionismo, nel tentativo di rallentare l’iter legislativo o, talvolta, addirittura di boicottarlo perché non se ne condivideva il testo. Tante sono state in passato le tecniche che hanno consentito, nel rispetto delle regole interne, di paralizzare queste manovre, utilizzando Regolamento e Regolamento.

La tecnica più famosa, più palese e più storica è stata quella delle norme canguro, che hanno consentito, con un voto, di precludere quei principi contenuti in altri emendamenti contrari al principio affermato dall’emendamento canguro.

Su questo i precedenti sono tantissimi; ne abbiamo vissuti sia da un lato della barricata, sia dall’altro, ma sono sempre state norme che hanno rispettato un concetto: la funzione emendativa dell’Assemblea di questo ramo del Parlamento. Su questo concetto vorrei imbastire la logica del mio intervento. Si è trattato di emendamenti, a volte, signor Presidente, anche interamente sostituivi di disegni di legge che arrivavano in Assemblea. Intervenendo con emendamenti interamente sostituivi, decadevano ovviamente tutti gli emendamenti a grappolo collegati alla parte che veniva sostituita proprio da quell’emendamento sostituivo. Ma ci si poneva sempre in una logica di emendatio, ossia di cambiamento rispetto al testo approdato all’Assemblea, frutto del lavoro della Commissione, vuoi che essa avesse finito i lavori, vuoi che non li avesse conclusi, come in questo caso.

Da poco, da quello che mi risulta (anche se forse gli uffici tireranno fuori qualche precedente, seppur legittimo), è invalsa in quest’Aula l’ipotesi di un emendamento premissivo. Vi sono tanti tipi di emendamenti premissivi; l’ultimo che ha fatto parlare di sé è stato – diciamolo pure – l’emendamento Esposito sulla legge elettorale, che essendo premissivo, attraverso l’enunciazione di principi, ha consentito di far cadere tantissime proposte ostruzionistiche (non me ne vogliano i colleghi della Lega: erano 30.000 emendamenti) che volevano paralizzare l’iter di quella legge elettorale. Era comunque una legge elettorale che aveva seguito uniter articolato (tre letture), quindi il Parlamento si era pronunziato. Devo dire, che allora si opposero i colleghi del Movimento 5 Stelle, denunziando effettivamente come “emendamento trappola” l’emendamento Esposito.

Vorrei ricordare all’amico e collega corregionale Crimi che nel suo intervento diceva: «ormai lo stanno dicendo tutti e da giorni circola la notizia di questo emendamento trappola che praticamente renderebbe vano ogni altro intervento subemendativo sulla legge». (Commenti del senatore Marton).

Ponevate una questione legittima. Sto citando, non sto contestando, lo sto dicendo con rispetto: voi sollevavate un problema. Voi direte, colleghi, cosa ha fatto il Gruppo di Area Popolare: noi siamo stati zitti, non abbiamo né contestato, né avallato, questo è il limite.

 

CRIMI (M5S). L’avete votato.

 

SCHIFANI (AP (NCD-UDC)). Ma la verità è che, in quella occasione, si era arrivati ad una terza lettura della legge elettorale, quindi il Parlamento si era già pronunziato. Ma voi, colleghi del Movimento 5 Stelle, avete contestato la legittimità dell’emendamento premissivo. E vi dirò di più: vi sono state anche contestazioni da parte del Partito Democratico. La senatriceLo Moro, collega apprezzatissima, diceva, seppur a titolo personale: «anche a mio modestissimo parere quest’emendamento andava dichiarato inammissibile, perché all’articolo 100, comma 8, del Regolamento è previsto che gli emendamenti abbiano contenuto innovativo e precettivo, ma non mi pare che questo li abbia».

Con questo, signor Presidente, voglio dire che vi è stato un dibattito articolato tra forze di maggioranza e di opposizione, a conferma della legittimità dei dubbi e dei rilevi mossi a questa tecnica, che non è emendativa, signor Presidente, ma è confermativa; con essa, a mio avviso, si svilisce e si svia la funzione dell’Assemblea del Senato e della Camera, che vuol essere emendativa o confermativa, dopo aver svolto un’attività di controllo sulla bontà di un testo di legge esitato dalla Commissione. La nostra funzione è questa, non confermare soltanto, come se il testo arrivasse in Aula in sede redigente e come sarebbe ove si dovesse approvare l’emendamento Marcucci. Se noi dovessimo approvare l’emendamento Marcucci così com’è, senza altra possibilità, avremmo svolto in quest’Aula – ripeto – soltanto una funzione redigente: prendere o lasciare così com’è, senza poter emendare.

Detto questo, signor Presidente, ritengo che – l’ha citato il collega Quagliariello e voglio farlo anch’io – il nostro Regolamento, a conferma del mio pensiero, prevede che nell’esame degli emendamenti si parta dalle votazioni che sono le più distanti dal testo che giunge in Aula, proprio in ossequio a questa nostra funzione di verifica della condivisione o meno di un testo che ci viene proposto. Lo dice il Regolamento.

Signor Presidente, il Regolamento stabilisce però anche altro, in quanto all’articolo 100 comma 8 recita: «Il Presidente può stabilire, con decisione inappellabile, la inammissibilità di emendamenti privi di ogni reale portata modificativa (…)». Questo articolo è il frutto anche di una circolare del Presidente del Senato (che lei sicuramente conoscerà), diramata a tutti i colleghi, che al punto 5.5 stabilisce che: «Sono inammissibili gli emendamenti privi di reale portata modificativa, salvo che intendano apportare correzioni di forma (…)». Tale disposizione, quindi, non soltanto è stata inserita all’articolo 100, comma 8, del Regolamento del Senato, ma è stata addirittura applicata e resa pubblica attraverso una circolare interna del Presidente Senato che dichiara inammissibili gli emendamenti privi di portata innovativa.

Signor Presidente, ho letto attentamente l’emendamento del collega Marcucci, che non ha nulla di innovativo. L’emendamento del collega Marcucci si limita ad elencare i punti e le rubriche già contenuti nel disegno di legge, fissando dei principi inamovibili che, ove approvati e qualora non venissero approvate le norme di dettaglio, ci farebbero correre il rischio di avere una legge incompleta. Infatti, si sarebbe fissato il principio, che però non potremo regolare perché l’Assemblea non ha disciplinato nel dettaglio l’applicabilità della norma, le esclusioni e le modalità.

Anche questo è un limite che sottopongo alla sua attenzione, signor Presidente. O si rispetta il voler vivere in quest’Assemblea, svolgendo la funzione parlamentare ed istituzionale di collaborare nel processo parlamentare, facendo il nostro dovere, cambiando o condividendo alla fine delle votazioni un testo, oppure stiamo sbagliando tutti, incluso me, che fui tra coloro che, ai tempi, non contestarono il cosiddetto emendamento Esposito. Tuttavia, l’emendamento Esposito – lo ripeto ancora una volta – giunse dopo che l’Assemblea si era già espressa su dieci emendamenti che avevano precluso parti del provvedimento. In questo caso ci troviamo ad inizio seduta, prima ancora di qualunque dibattito e voto, a votare una serie di principi che, ove accolti a maggioranza, determinerebbero l’approvazione di una norma poi inemendabile nel successivo prosieguo dell’iter parlamentare, fissando in maniera confermativa il testo arrivato in Aula.

Signor Presidente, ritengo opportuno – mi permetto di farlo con il dovuto rispetto – invitarla a convocare la Giunta per Regolamento per valutare l’ammissibilità di questo emendamento. Colleghi, voi non lo avete chiesto ai tempi dell’emendamento Esposito, non siete arrivati a questo. Noi invece lo chiediamo affinché valga anche per il futuro. Infatti, signor Presidente, ove dovesse passare questo principio, negli anni di legislatura che ci restano (se ce ne restano), rischiamo di trovarci altri emendamenti premissivi che svuoteranno di contenuto la fisiologia e il modo di essere, funzionare e vivere di questo ramo del Parlamento. (Applausi dai Gruppi AP (NCD-UDC) e FI-PdL XVIIe dei senatori Di Biagio e Casini).

 

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, siamo costretti a parlare a questo punto, prima dell’inizio della discussione, perché non capiamo esattamente quale possa essere l’esito di questa giornata.

Ci siamo spaventati nel momento in cui lei ha invitato il rappresentante del Governo ad esprimersi, ritenendo che con tale invito lei abbia giudicato ammissibili tutti gli emendamenti, esattamente come scritti nei tomi che sono stati stampati. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Non possiamo non tener conto del fatto nuovo che è avvenuto dopo le dichiarazioni del presidente Centinaio. Quest’ultimo ha firmato davanti all’Assemblea la rinuncia a quasi 5.000 emendamenti, lasciandone sul tavolo qualcosa come 450 (mi riferisco a quelli di cui si era parlato nelle ultime settimane), così consentendo all’Assemblea di discutere nel merito e nei contenuti del provvedimento.

Quante volte e in quante occasioni, anche in Assemblea (penso all’ultima discussione avvenuta la settimana scorsa), abbiamo chiesto che si procedesse ad un confronto vero, sereno, maturo e rispettoso della volontà dei cittadini che manifestano nelle piazze italiane e che si parlasse in quest’Assemblea di contenuti?

C’è stato anche un tentativo informale – lo citava prima il presidente Centinaio – ed è nato il solito problema: chi lo scrive per primo? Nasce prima l’uovo o la gallina? Ma oggi con l’atto pubblico del presidente Centinaio, il ritiro degli emendamenti non può che generare, a mio avviso, il ritiro dell’emendamento Marcucci. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, AP (NCD-UDC) e LN-Aut e del senatore Giovanardi).

L’emendamento Marcucci è il cosiddetto canguro. Ora, se non ricordo male la definizione, il canguro è un animale che saltella, il che vuol dire che saltellando da un emendamento all’altro, tutti gli emendamenti che tocca cadono. In sostanza è un “emendamentone” di concetti che fa in modo che tutti gli emendamenti che hanno nel loro contenuto un concetto che è citato nell’emendamento canguro decadano. Quindi è uno strumento atipico, diciamo così, dell’Assemblea parlamentare che serve per evitare che si proceda all’ostruzionismo; che evita l’ostruzionismo stesso. Il canguro, di per sé, non serve ad esaminare meglio il contenuto del provvedimento, ma serve a riportare l’ordine, a riportare sui contenuti l’esame del provvedimento stesso. Sostanzialmente, l’emendamento canguro è l’anticamera della fiducia. Di questo si parla. È come dire: io non intendo affrontare migliaia di votazioni su questo provvedimento quindi do i concetti base, i concetti relativi a tutto il contenuto del provvedimento e così mi evito una lunga discussione. Ed è esattamente quello che noi volevamo che si evitasse. Ma per il rispetto delle regole della democrazia, signor Presidente – e mi rivolgo alla stampa che ci sta seguendo – lei a questo punto non può venir meno al suo ruolo di arbitro e di garante di tali regole in quest’Aula. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, AP (NCD-UDC) e LN-Aut e del senatore Di Biagio). Infatti non è più possibile neanche immaginare di fare altrimenti dopo l’atto, anche coraggioso, compiuto dal presidente Centinaio e dal Gruppo della Lega che hanno ritirato moltissimi emendamenti che legittimamente (trovandosi in una posizione assolutamente contraria al provvedimento) avevano presentato, pur di consentire che si affrontasse l’esame sui contenuti.

A questo punto, io mi aspetto solo una risposta: che si prenda atto che gli emendamenti, nella quantità presentata, sono stati ritirati e che, trovandoci nelle condizioni di affrontare seriamente il provvedimento, si ritiri l’emendamento Marcucci. Non ci può essere altra risposta. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e LN-Aut). Non ci può essere altra risposta se vogliamo non contravvenire alle regole della democrazia. Se invece ritenete, e lo dico ai signori che ci stanno fotografando dall’alto, di andare avanti, vuol dire che volete portare avanti questo provvedimento senza che il Paese abbia il diritto di conoscere quale sia la capacità di approfondimento dei suoi contenuti. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e LN-Aut).

Io mi auguro che quanto da me auspicato avvenga, Presidente. Io mi auguro che lei, salomonicamente, dopo i nostri interventi non passi ai pareri del Governo. Io mi auguro che ci sia un ripensamento e mi auguro che anche coloro che all’interno della maggioranza sono critici rispetto al provvedimento, adesso, in questo momento, non dicano sì, prendiamo atto del canguro e lo spacchettiamo. Non vorrei dover parlare di un canguro che fa tanti figli che diventano tanti cangurini perché poi l’esito sarebbe esattamente uguale.

Mi auguro, Presidente, che lei a questo punto prenda una decisione e che, apprezzate le circostanze – formula di rito che si usa in queste situazioni – convochi una Conferenza dei Capigruppo oppure verifichi nell’ambito della Giunta per il Regolamento o nella sede che lei riterrà opportuna, la possibilità di affrontare questo argomento, questo tema, questo provvedimento parlando finalmente dei contenuti. Se lei ci obbligasse a considerare ammissibile l’emendamento Marcucci e ci obbligasse a votare, spacchettato o meno non mi interessa, l’emendamento stesso, ciò vorrebbe dire che in quest’Aula, in questa sede, lei andrebbe ad avallare la contravvenzione delle regole della buona democrazia. Noi questo non lo possiamo accettare e mi auguro che non accada. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, AP (NCD-UDC) e LN-Aut. Congratulazioni).

 

MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, il mio sarà un intervento molto breve per il quale mi spiace disturbare il conciliabolo che sta avvenendo a bordo campo tra il Presidente del Gruppo del Partito Democratico e alcuni degli esponenti più in vista del Movimento 5 Stelle. E lo faccio per una ragione molto semplice. Mi appello ai colleghi del Movimento 5 Stelle, per far capire loro una cosa ovvia: non ha senso promuovere i diritti violando il diritto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questa è la sostanza del dilemma di fronte al quale siamo posti, oggi, in quest’Aula. Abbiamo condiviso insieme battaglie rilevanti perché, sul tema delle modifiche costituzionali e della legge elettorale, non prevalesse un modo illegittimo di fare politica; e lo strumento del canguro va esattamente in questa direzione.

Io ho apprezzato, ho stimato, mi sono piegato di fronte alla gerarchia della libertà umana manifestata dagli esponenti di quel movimento politico, perché sono stati, unici in quest’Aula, coerenti ed ammirevoli. E mi aspetto che oggi facciano altrettanto, perché un conto è avere punti di vista diversi e un conto è che i loro voti siano determinanti perché questo provvedimento passi. E, se passa con i loro voti determinanti, così avrà voluto la storia. Ma un altro conto è che esso passi violando il diritto, vale a dire consentendo pratiche regolamentari che fucilano la democrazia effettiva e rendono impossibile, nei fatti, contribuire ad un processo emendativo reale delle sue norme.

Così come mi aspetto da lei, signor Presidente, che in questa circostanza prenda atto dei fatti politici. È un fatto politico quanto è accaduto in quest’Aula. È un fatto politico ciò che ha fatto la Lega. E allora si dica che in quest’Aula si prende atto che c’è una politica che gioca a viso scoperto, che c’è una politica che vuole il bene dei cittadini (Applausi dal Gruppo LN-Aut) e non si ferma ai bizantinismi e alle furbizie di parte del Partito Democratico, che vuole evitare – attenzione – la sfida non delle opposizioni, ma dei membri del proprio Gruppo. Vuole evitare la sfida dei membri del Partito Democratico (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Rizzotti), trascinando la legislatura, ancora una volta, nei tormenti di questo partito e rendendo impossibile un buon modo di fare le leggi per tutto il Paese, perché invece bisogna fare le leggi che subiscano i dilemmi e la tragedia interna di questa forza politica. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e FI-PdL XVII e del senatore Formigoni. Congratulazioni).

 

ZANDA (PD). Domando di parlare. (Il senatore Casini fa cenno di voler intervenire).

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DI BIAGIO (AP (NCD-UDC)). Il senatore Casini lo ha chiesto prima, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Un Capogruppo ha chiesto di intervenire e io gli do la parola. Dopodiché parlerà il senatore Casini.

 

ZANDA (PD). Se il senatore Casini intende parlare, io non ho alcuna fretta. Prego, senatore Casini.

 

PRESIDENTE. Senatore Zanda, sarei io a dare la parola al senatore Casini. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S e FI-PdL XVII). Prego, senatore Casini, ha facoltà di intervenire.

 

CASINI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, mi sento in dovere di mettere agli atti in questa seduta le mie opinioni e sono grato al presidente Zanda, perché, contrariamente ai colleghi, io non mi rivolgerò tanto a lei, quanto al Gruppo del Partito Democratico. Non mi rivolgerò tanto a lei perché ho sperimentato, per esperienza personale, la solitudine che in casi come questo richiede il delicato ruolo di Presidente di Assemblea. Naturalmente, in questo caso, non la invidio affatto.

Vorrei dire che rispetto profondamente tutti i colleghi, e in particolare – se mi consentite – coloro che per impostazioni politiche e culturali sono più distanti dalla mia esperienza. Non ho nemmeno la pretesa della verità, perché, dopo aver trascorso tanti anni in Parlamento, la maturità mi induce a coltivare il dubbio e a rispettare le opinioni diverse. E pur tuttavia ho ascoltato con grande condivisione gli interventi dei senatori Schifani e Quagliariello. Il decoro del Parlamento e l’importanza sociale e civile delle norme che stiamo votando sono mortificati dalla procedura che si sta seguendo.

Ciò che mi sembra purtroppo scontato è che, nelle prossime votazioni in quest’Aula, qualcuno potrà sperare di vincere questa contesa, qualcun altro potrà soccombere. Ma, prima di entrare nel merito, c’è già un perdente sicuro: il Parlamento, il suo ruolo e la sua dignità. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e AP (NCD-UDC) e dei senatori Mauro Mario e Bruni).

Da ex Presidente della Camera ho difeso l’Assemblea da forme ostruzionistiche estreme, spesse volte applicando – nell’Aula della Camera c’è questa possibilità che non so se esista al Senato – il lodo Iotti, che consentiva di raggruppare in un’unica votazione emendamenti simili per argomenti omogenei. Oggi, però, noi variamo una procedura che presenta forti profili di legittimità, svilisce completamente il nostro ruolo e impedisce il confronto di merito. La preannunciata disponibilità al ritiro degli emendamenti della Lega Nord pone il Partito Democratico davanti alle proprie responsabilità. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Senatore Zanda, è a lei che voglio rivolgermi, perché conosco la sua sensibilità istituzionale e la coerenza con cui in tante circostanze ha difeso il Parlamento, il suo decoro e la sua dignità. È il partito di maggioranza relativa che può scegliere oggi se garantire un confronto civile nel merito o vincere una partita truccandone le regole. Io mi auguro che il Partito Democratico scelga la strada della serietà e della coerenza, consentendo a quest’Assemblea un dibattito libero, perché su questa vicenda civile e sociale tutti noi meritiamo di giocare in libertà e in trasparenza una partita di verità.

Penso che truccare le regole del gioco sia sempre deleterio, ma oggi sicuramente assume una valenza sociale e civile inaccettabile per il Parlamento e per il Senato. (Applausi dai Gruppi AP (NCD-UDC), FI-PdL XVII e LN-Aut e del senatore Rossi Maurizio).

 

ZANDA (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ZANDA (PD). Signor Presidente, intanto mi scuso con lei, ma non avevo alcuna intenzione di dare la parola al presidente Casini. Era una cortesia parlamentare che mi sembrava corretto porre.

Devo dire che questo dibattito, prima ancora di conoscere i pareri e prima ancora che venga esaminato il primo emendamento, anticipa questioni di fondo e ci mette davanti a scelte generali sulle quali tutto il nostro lavoro si dovrà articolare. Chiederò quindi un attimo di cortesia e attenzione, perché il nostro ragionamento deve essere inquadrato sul lavoro che stiamo facendo e sul come siamo arrivati a questo punto.

Noi stiamo trattando un provvedimento che ha visto sin dal marzo del 2013 un primo disegno di legge del Partito Democratico. Abbiamo cominciato a parlare di unioni civili a marzo del 2013 e in Commissione, il successivo 18 giugno, abbiamo cominciato l’esame del provvedimento. È stato un esame lungo e complesso, con un dibattito anche acceso. La Commissione ha lavorato a lungo, nel corso di 69 sedute. La versione finale del testo unifica vari testi e la proposta unificante è venuta dal presidente Nitto Palma; nessuno ha eccepito alla sua proposta (Commenti del senatore Giovanardi).

Negli ultimi mesi, in Commissione c’è stato – non posso che chiamarlo con questo nome – un forte lavoro ostruzionistico che ha bloccato i suoi lavori per alcuni mesi. Abbiamo cercato di smuovere la situazione e lo abbiamo chiesto in Conferenza dei Capigruppo ripetute volte, come risulta certamente a verbale. Più volte in Assemblea abbiamo chiesto che l’ostruzionismo cessasse e abbiamo anche spiegato le ragioni per cui ritenevamo necessario che la Commissione completasse i suoi lavori.

Pensavamo ed io penso tuttora che, se un testo arriva in Assemblea, soprattutto se così complesso e delicato, senza essere stato istruito completamente dalla Commissione, sarà certamente più debole e renderà il lavoro dell’Aula molto più difficile. Pensavo altresì – e lo penso tuttora – che lavorare in Assemblea senza relatore renda le cose molto più complicate e la gestione dell’Assemblea molto più difficile.

Quando la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di portare in Aula il provvedimento, il senatore Giovanardi ha chiesto un diverso calendario. L’Assemblea ha votato ed ha confermato che il provvedimento sarebbe dovuto venire in Aula. La Capigruppo se n’è occupata una seconda volta, e anche in quella circostanza il senatore Giovanardi ha chiesto che il provvedimento non venisse in Aula e si cambiasse il calendario. Ma per la seconda volta, l’Assemblea ha deciso che avremmo dovuto trattare in questa sede il provvedimento.

Questa mattina ne abbiamo riparlato, abbiamo fatto una riunione con alcuni Gruppi – c’erano sia la maggioranza che l’opposizione- ed ho avuto conferma poco fa, nel dibattito che ho ascoltato con molta attenzione, che qui da noi ci sono – diciamo così – opinioni radicalmente diverse. Ci sono dei Gruppi e dei parlamentari che vogliono questo disegno di legge e pensano che l’Italia ne abbia bisogno; ci sono dei Gruppi e dei senatori che questo disegno di legge non vogliono (Commenti della senatrice Rizzotti) e intendono legittimamente fare tutto quanto è nelle loro possibilità regolamentari per impedire che l’Assemblea del Senato possa discutere ed arrivare ad approvarlo.

Arrivo ad affermare – permettetemi di dirlo in modo anonimo – che dei Gruppi non vogliono la legge sulle unioni civili e pensano che, se essa dovesse essere approvata, debba essere la peggiore possibile per poter essere più facilmente attaccata. Questo fa parte delle nostre conversazioni.

Noi vogliamo questa legge.

 

MALAN (FI-PdL XVII). E allora votatela!

 

ZANDA (PD). Il Partito Democratico vuole questo provvedimento e vuole farlo con la maggioranza che il Parlamento gli offrirà, dando privilegio certamente alla maggioranza che sostiene il Governo, ma cercando di approvarlo. E noi vogliamo questa legge, signor Presidente, perché pensiamo che ci sia una ragione di fondo che rende necessario farla. Pensiamo che questa sia una legge sui diritti, una legge che riconosce dei diritti che finora sono stati sottratti a una minoranza. E noi pensiamo che il fatto che ci sia una minoranza che non ha diritti che le sono dovuti renda ancora più necessario ed urgente che noi discutiamo e approviamo detta legge. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Buemi). Noi stiamo difendendo i diritti di una piccola minoranza e questo – debbo dirle, signor Presidente – ci rende forti nel discuterla e nel cercare di ottenerla.

Ma debbo dire anche che c’è una necessità che noi abbiamo come senatori. In Senato non ho sentito affrontare questo argomento e permettete che ve lo sottoponga. Non è da prendere sottogamba che ci venga chiesta una legge dalla Corte costituzionale. E non è da prendere sottogamba che ce lo chieda l’Unione europea. Io debbo dire che mi sento a disagio per queste sollecitazioni, ma debbo anche dirvi anche che mi sento ancor più a disagio nel registrare che sempre più numerosi sono i giudici che decidono su questa materia, sino all’adozione. Decidono i giudici per mancanza di una legge e noi dobbiamo sapere che abbiamo un dovere che ci da la Costituzione, e che abbiamo chiesto di avere nel momento in cui ci siamo candidati: abbiamo chiesto di fare i legislatori e non possiamo non rispondere alla Corte costituzionale e all’Unione europea. Non possiamo, senza vergognarcene, lasciare ai giudici – scusate i termini – la supplenza per quello che dobbiamo fare ed invece non facciamo. (Applausi dal Gruppo PD).

Dobbiamo approvare questa legge e dobbiamo farlo in fretta. Signor Presidente, lo dico in piena coscienza e mi dispiace che il senatore Quagliariello, che conosco, stimo, frequento e con cui parlo, non ne abbia tenuto conto in un discorso che ho ascoltato e che era rotondo ma tutto politico, legato alla sua collocazione. Il suo era un discorso veramente tutto politico.

Ho messo in guardia più volte e l’ho fatto umilmente per rappresentare una realtà: abbiamo davanti il provvedimento più complesso, più delicato e più difficile da quando è iniziata la legislatura e per di più – lo aggiungo per chi non lo avesse registrato – è l’unica grande legge di iniziativa del Senato, che non ci viene dal Governo o dalla Camera. È una legge nostra, che parte da noi e che, se noi sapremo approvare, dimostreremo che questo Senato sa fare ciò che è chiamato a fare. Ma, se non la approveremo, dimostreremo che non siamo capaci di fare le leggi che dobbiamo fare. (Applausi dal Gruppo PD).

Ho messo in guardia più volte l’Assemblea, e permettetemi di farlo anche in questa sede pubblicamente: questo provvedimento arriva, con le difficoltà e le complessità ricordate, in Aula senza relatore; sappiamo che il Governo si rimetterà all’Assemblea; sappiamo che sono state presentate circa 150 domande di voto segreto e non sappiamo quante ne saranno ammesse né quante ne saranno concesse; sappiamo che tutti o gran parte dei Gruppi lasceranno, in una parte consistente e delicata del provvedimento, libertà di voto ai propri senatori. Pensate che in queste condizioni e con questo piombo sulle ali sia facile gestire un’Assemblea ed arrivare alla fine ad avere un provvedimento ordinato e coerente (Commenti del senatore Volpi), un provvedimento sul quale possiamo essere d’accordo o meno, ma un provvedimento coerente?

Non so se tutti noi abbiamo chiara la difficoltà di gestire questo. Certo, capisco: chi non vuole la legge, deve alimentare questa situazione, mentre chi la vuole deve avere comportamenti diversi. Ed è per questa ragione, signor Presidente, che più volte ci siamo riuniti e abbiamo parlato, maggioranza e opposizione, cercando una strada.

La strada prevedeva una serie di passaggi necessari ed uno di essi era il numero degli emendamenti. Capisco che fa effetto la Lega Nord che annuncia il ritiro di 4.500 emendamenti. Noi non potevamo avere l’ambizione di tirar fuori un numero del genere, perché abbiamo presentato 67 emendamenti e li abbiamo ridotti a 40. Noi avevamo, però, bisogno che gli emendamenti fossero pochi.

Penso che questo disegno di legge, se guardiamo alle sue parti essenziali, con 200 o 300 emendamenti nel complesso possa essere discusso veramente nel merito e con 10, 20 o 30, e non 150, voti segreti, potremmo veramente stare tranquilli. (Commenti del senatore Caliendo).

 

VOLPI (LN-Aut). Marcucci sei una quaquaraquà!

 

PRESIDENTE. Senatore Volpi, per favore. Lasci parlare.

 

ZANDA (PD). Senatore Volpi, io non l’ho mai interrotta. Mi lasci parlare. Lei esprimerà il suo dissenso ma – mi scusi – mi lasci dire.

 

PRESIDENTE. Lo esprimerà quando avrà la parola.

 

ZANDA (PD). Questa era la condizione per la quale il provvedimento – a mio parere – poteva diventare agibile e avremmo potuto veramente, con serietà e approfondimento, discuterlo nel merito ed arrivare ad un risultato buono.

Questo risultato non è stato raggiunto ed è nata una questione già all’inizio del dibattito. L’Assemblea si è interessata all’emendamento del senatore Marcucci. Va bene: il senatore Marcucci ha presentato un emendamento che aveva e ha l’obiettivo – io lo considero molto sano – di eliminare gli emendamenti – posso avere un bicchiere di acqua, per cortesia? – che era possibile eliminare con un emendamento iniziale.

Presidente, la Lega ha dichiarato di voler ritirare 4.500 emendamenti.

 

CENTINAIO (LN-Aut). Li abbiamo ritirati!

 

ZANDA (PD). Nei 600 residui, ne ha lasciati più di 150 che hanno analoghi effetti dell’emendamento Marcucci. Viene chiesto al Partito Democratico di levar di torno il proprio emendamento da parte di un Gruppo che ne ha 200 volte in più numericamente di quelli che abbiamo noi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Buemi).

Questa è la verità numerica, ma ce ne è anche una nel merito perché c’è una vulgata sulla base della quale sono stati impostati numerosi interventi questo pomeriggio. La vulgata è che l’emendamento Marcucci elimina la discussione, nel senso che con l’emendamento Marcucci non si discute più. Io vorrei rassicurare l’Assemblea. Ho fatto l’esame dei nostri emendamenti e di questi l’emendamento Marcucci ne elimina la metà. E immagino che ciò accada anche per gli emendamenti di tutti i Gruppi e, comunque, noi voteremo la legge in tutti i suoi articoli, compreso l’articolo 5. E se qualcuno chiederà il voto segreto, se sarà appoggiato e il Presidente lo riconoscerà, noi voteremo l’articolo 5, su cui c’è preoccupazione, a voto segreto e lo faremo perché rimanga in campo. Un emendamento non può cancellare l’articolo di un disegno di legge. Questo è il problema.

 

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Di cosa parli?

 

PRESIDENTE. Senatore Sacconi, lasci finire l’intervento.

 

ZANDA (PD). Senatore Sacconi, lei ha un’opinione e io ne ho un’altra. Noi due, però, possiamo stare in Parlamento e …

 

PRESIDENTE. Senatore Zanda, si rivolga alla Presidenza e concluda l’intervento.

 

ZANDA (PD). Mi rivolgo a lei, Presidente, e voglio dirle che il senatore Sacconi e io su questo provvedimento abbiamo opinioni diverse che possiamo illustrare senza interromperci e gridarci addosso, perché mi sembra che così si debba fare in Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Buemi).

Presidente, non abbiamo nemmeno iniziato a lavorare. Il provvedimento può essere esaminato per intero, senza che ci sia una menomazione. Incominciamo il lavoro sugli emendamenti. Questa discussione preliminare è stata utile perché ha consentito a tutti di avere una chiara visione della situazione e della parte centrale del nostro dibattito. Rivolgo, però, la preghiera a tutti i colleghi di iniziare l’esame del provvedimento e degli emendamenti, tenendo conto che lo esamineremo tutto. (Commenti del senatore Volpi). Potremo votare su tutti gli articoli nel modo in cui riterremo utile farlo. (Applausi dai Gruppi PD e AL-A e dei senatori Buemi e Romani Maurizio).

 

COMPAGNA (CoR). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

COMPAGNA (CoR). Presidente, l’intervento del collega Zanda ha avuto forse il merito di allargare la discussione, avviatasi oggi pomeriggio, dal punto nel quale si era incagliata e che, a giudizio di molti, sembrava esaurirla. Parlo dell’emendamento Marcucci.

Il senatore Zanda è tornato soltanto alla fine sull’emendamento Marcucci ma, con tutto il rispetto per gli argomenti dal collega addotti, vorrei ricordare che la discussione è nata perché dalla Presidenza ci si accingeva a far votare per primo l’emendamento Marcucci.

Il collega Zanda mi consentirà di non entrare tanto nel merito della discussione sulla storia di questo provvedimento in Senato. A mia modesta memoria, la Commissione giustizia è stata in grado di cominciare a votare gli emendamenti nell’agosto 2015, dopo i pareri del Governo e della Commissione bilancio, di non piccolo rilievo su questa materia. Poi ha continuato i lavori nella seconda metà di settembre e infine li ha interrotti, perché il 12 ottobre è arrivato un nuovo provvedimento.

Ma la ricostruzione dei modi, dei tempi e delle idee politiche, tutti rispettabilissimi, che animano le tensioni dell’Assemblea, lascia il tempo che trova, se è vero quanto ha detto l’ex Presidente del Senato, che vorrei ringraziare, come senatore oggi all’opposizione, allora in maggioranza, in un discorso bellissimo che mi avrebbe fatto piacere fosse approvato da tutti quelli che erano senatori nella scorsa legislatura, a prescindere dalle loro posizioni.

Il senatore Schifani ha aggirato, pur mostrandone piena padronanza, gli argomenti della comunità scientifica intorno a emendamenti del tipo di quello presentato dal senatore Marcucci. Ma il senatore Schifani ha ricordato che l’Assemblea del Senato – lo ricordo al collega Zanda – ha una libertà legiferante e si trova in fase emendativa, non in fase redigente. Allora, come si fa a conculcare a quest’Assemblea e ai singoli senatori questo diritto, premettendo a tutto un emendamento come quello del senatore Marcucci?

È stato evocato, Presidente, non necessariamente in polemica con la sua persona, l’emendamento del collega Esposito, presentato quando eravamo in sede di riforma della legge elettorale. Su quell’emendamento, però, le opinioni furono liberamente espresse, anche all’interno dei Gruppi. Quell’emendamento non precluse il diritto di voto del Senato su altri punti di quella legge, mentre oggi ci è posto davanti l’emendamento Marcucci, privo di portata emendativa, non di scarsa portata emendativa. Gli stessi che sono a favore della sua votazione lo hanno, infatti, giustificato fin da giovedì scorso, e addirittura esplicato come emendamento contro il canguro calderoliano. E quando oggi, alle ore 16,30, i colleghi della Lega hanno annunciato che la loro calderolata di 4.500 emendamenti non esiste più, che fate voi con il canguro di Marcucci? Il collega Zanda dice che al Partito Democratico va lasciato il quadruplo o il quintuplo degli emendamenti della Lega, che è opposizione, ma – quel che è peggio – va anche lasciato il canguro per primo, che egli si impone poi di votare fino all’articolo 5. No, questo non è vero. Questo è un imbroglio. Non posso dedurre che il presidente Zanda non abbia letto il testo dell’emendamento Marcucci.

Se l’emendamento Marcucci viene votato, e per primo rispetto agli argomenti di Zanda, c’è la massima garanzia che la legge sia una schifezza, anche rispetto ad un testo originario che non era il migliore di questo mondo.

Soprattutto, signor Presidente, mi consenta una riflessione, che prendo, anche in questo caso, dall’intervento del presidente Schifani. Il nostro Regolamento dice nitidamente all’articolo 102 che si debbono votare prima gli emendamenti soppressivi – e siamo d’accordo – secondo un ordine per cui si vota cominciando da quelli che più si allontanano dal testo per poi passare ai più vicini. Com’è possibile, allora, che il primo di tutti sia l’emendamento Marcucci, che certo non è il più lontano ma è anche – ce lo hanno illustrato giovedì – il più vicino, e proprio in questo ha effetti canguro persino più decisivi di un emendamento del collega Giovanardi che io chiamo il grosso grasso matrimonio greco, quello del contratto?

Che senso ha, allora, la priorità di votare subito, senza neanche ascoltare – con molta eleganza, un ex presidente come il senatore Schifani le ha chiesto una convocazione e un parere della Giunta per il Regolamento – l’emendamento del senatore Marcucci? Che senso avrebbe privare gli altri del diritto di subemendarlo? C’è qualcosa di ostruzionistico. L’ostruzionismo può essere biasimevole, ma egualmente biasimevole è l’ostruzionismo ad un ostruzionismo che non c’è più.

Credo che di fronte al gesto del collega Calderoli, che ho ammirato molto di più della sua consuetudine al digitale – sono troppo affezionato alla penna stilografica; mi voglia bene lo stesso! – se l’Assemblea e lei con le sue valutazioni, signor Presidente, lasciaste senza seguito il gesto di disinteressato parlamentarismo che hanno compiuto i colleghi della Lega consegnando quei 4.500 emendamenti; se un domani si leggesse nei nostri lavori che alle ore 16,30 si rinuncia ai 4.500 emendamenti della Lega e alle ore 18,30 si vota prioritariamente l’emendamento premissivo di Marcucci, avremmo dimostrato certamente un disprezzo per la cultura scientifica.

Proprio un funzionario del Senato, un valorosissimo giurista, il professor Ciaurro, ha scritto sulla rassegna dei costituzionalisti un bellissimo articolo proprio a proposito dell’emendamento Esposito, con molto rispetto delle prerogative del Parlamento, che si intitola «L’emendamento premissivo omnibus: un nuovo modo di legiferare?». In quell’articolo vengono citati, oltre alla collega Lo Moro dissenziente – l’ha già citata Schifani – le opinioni ben meditate di Ferrara, che diceva che dall’emendamento Esposito sarebbe derivata una sorta di delega del Parlamento a legiferare su tutto. Ma c’è una cosa ancora più bella e più convincente, Presidente. A un certo punto Ciaurro cita un suo grande predecessore, un filosofo inglese dell’Ottocento, Geremia Bentham – oltre che un grande filosofo della scienza, è stato funzionario parlamentare – e dice che gli emendamenti premissivi sono un modo di calpestare le sue dottrine.

Ecco, credo che mettere in votazione subito l’emendamento Marcucci, prescindendo da quello che le ha chiesto con la grande urbanità e civiltà il collega Schifani, sarebbe un modo di calpestare noi stessi. (Applausi dai Gruppi CoR e GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)).

 

PALMA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, a dire la verità non intendevo intervenire ma, avendo avuto l’onore di una citazione da parte del senatore Zanda, mi trovo costretto a talune precisazioni.

Vorrei che fosse chiaro il reale andamento dei fatti. È vero che in Commissione questo provvedimento è stato trattato per circa due anni. È vero che in Commissione si è proceduto alla riunione di una serie di disegni di legge in un testo unificato che, come è prassi, è stato votato dai componenti della Commissione stessa. È, però, altresì vero – come dicono i senatori Quagliariello e Giovanardi o tal altro – che il disegno di legge Cirinnà, quello pervenuto in Aula, non ha avuto trattazione in Commissione, nel senso che è stata svolta la relazione da parte della relatrice e, dopo di che, non vi è stata alcuna discussione.

Né si può dire che il disegno di legge Cirinnà fosse o sia un testo assolutamente sovrapponibile al testo unificato, perché, se ciò è vero in parte, è sicuramente non vero per una delle circostanze più rilevanti di questo disegno di legge: nel testo unificato Cirinnà si stabiliva che non si applicavano ai componenti delle unioni civili le norme generali sull’adozione, sostanzialmente dicendo – non dicendolo – che si applicava la disposizione di cui all’articolo 44 della legge n. 184 del 1983 sull’adozione speciale, con particolare riferimento alle lettere a) e b). Nel disegno di legge Cirinnà, quello che è giunto in Aula, invece, vi è una modifica di non poco conto, perché si dice, in termini espressi, che si modifica la lettera b) dell’articolo 44: il partner dell’unione civile è facoltato fin da subito all’adozione del figlio, anche adottivo.

Le cose, quindi, sono andate in questo modo e vorrei che tutti lo tenessero bene a mente e, possibilmente, per il futuro, non coinvolgessero in responsabilità che non mi sono proprie ovvero in ricostruzioni dei fatti che non mi appartengono.

Vorrei, poi, con l’occasione aggiungere alcune cose. La prima: senatore Zanda, non è vero che in quest’Aula non si voglia una legge sulle unioni civili. (Applausi dei senatori Formigoni e Rizzotti).

Il Gruppo di Forza Italia è assolutamente d’accordo nel promuovere una legge che regolamenti questo tipo di convivenze. Quello che in quest’Aula non si vuole da parte di taluno è una legge che vada a violare esattamente quella Costituzione e quella sentenza della Corte costituzionale che pure il senatore Zanda ha inteso richiamare; in altri termini, non si vuole una legge che, sotto il nome di Giovanni, faccia passare il matrimonio egualitario per un’unione civile. Questa è la differenza che esiste tra gli sponsor del disegno di legge Cirinnà e chi sponsor non è.

Così come, evidentemente, in quest’Aula vi è taluno che non è particolarmente favorevole all’estensione ai partner delle unioni civili della lettera b) dell’articolo 44 della citata legge n. 183, cioè sostanzialmente all’adozione del figlio, anche adottivo, dell’altro partner.

E, poiché, una volta una senatrice del Movimento 5 Stelle venne, con il garbo che le è consueto, a chiedermi dove sta scritta la maternità surrogata, mi permetto di aggiungere che il figlio anche adottivo del partner nelle unioni civili è il figlio avuto da un precedente matrimonio o da una precedente storia, oppure ricorrendo alla maternità surrogata, oltre che all’adozione, e, nel caso di coppie omosessuali femminili, alla legittima pratica della fecondazione eterologa.

Signor Presidente, non mi convince – le sarei grato se volesse riflettere sul punto – un’altra parte non meno importante dell’intervento del presidente Zanda, che svela in maniera chiara il suo intendimento e, principalmente, se mi consente (non vorrei aver male interpretato), una certa sfiducia nei confronti di chi conduce i lavori dell’Assemblea. Mi riferisco ad una sfiducia che chiaramente non posso mutuare – sarebbe sciocco da parte mia – dal fatto che lei dà la parola al senatore Zanda, il quale, a sua volta, la dà al senatore Casini. Perché dico questo? Quando il presidente Zanda dice che sono rimasti 500 emendamenti della Lega Nord e 60 emendamenti del Partito Democratico, nonché 100 richieste di voto segreto. Si tratta di una situazione assolutamente normale nella logica parlamentare; il presidente Zanda aggiunge tuttavia che così è difficile gestire l’Assemblea. Io credo che il presidente Zanda dovrebbe avere maggior fiducia nelle sue capacità, signor Presidente, e che, in ogni caso, se vi sono difficoltà di gestione dell’Assemblea (ad esempio perché il provvedimento è giunto senza relatore o perché il Governo non esprime, almeno in linea di massima, il parere), queste non possono essere superate attraverso una compressione del dibattito e l’utilizzo di un trabocchetto qualunque quale un emendamento premissivo.

Se questo è lo scopo – ed è uno scopo dichiarato da parte del presidente Zanda – è inevitabile che l’emendamento Marcucci presti il fianco a delle critiche e, in particolare, manifesti in maniera chiara di essere semplicemente un furbastro strumento per impedire la discussione in quest’Assemblea su un tema importante e sensibile che attiene non solo alla concessione dei diritti civili, ma anche alla questione se nella nostra società quella Costituzione, che spesso viene agitata come l’emblema sotto cui tutti quanti noi ci dobbiamo muovere, debba essere ancora rispettata in ragione dell’articolo 29, oppure no.

Ciò che è in ballo in questa discussione, qualunque ne sia l’esito, è la strutturazione di una società. Il provvedimento in esame è destinato ad avere un impatto sociale enorme e credo sia legittimo consentire a tutte le forze politiche, nei tempi e nei modi idonei a non appesantire il dibattito, di esprimere di fronte al Paese le singole posizioni.

Infine, signor Presidente, proprio in ragione della delicatezza della questione, le sarei grato se ci potesse far conoscere gli effetti preclusivi derivanti dall’approvazione dell’emendamento Marcucci. Non la vorrei distrarre o disturbare in questo momento, ma vorrei capire quanti e quali emendamenti salterebbero.

Infine, vorrei sapere un’altra cosa: cosa succede se, una volta approvato l’emendamento Marcucci (che stabilisce che il partner può adottare il figlio anche adottivo dell’altro partner), viene poi bocciato l’articolo 5 del disegno di legge? Voglio dire, che senso avrebbe tale norma? Dopo aver votato l’emendamento Marcucci saremo liberi nella votazione dell’articolo 5 o saremo obbligati ad approvarlo?

E ancora, signor Presidente, dopo aver votato l’emendamento Marcucci, che alla lettera a) del comma 2 stabilisce che l’unione civile si costituisce mediante una dichiarazione all’ufficiale di stato civile, saremo liberi di votare l’articolo 2 che aggiunge: «alla presenza di due testimoni» similarmente al matrimonio?

Apro e chiudo una parentesi, signor Presidente: io ho ascoltato con attenzione la sua motivazione per rigettare il voto segreto sui singoli articoli. Lei sostanzialmente ha detto che stiamo parlando di formazioni sociali. Sì, è vero. Anche lei, devo dire la verità, nel citare la sentenza della Corte costituzionale del 2010 non ha valorizzato il fatto che in quella sentenza si diceva che la disciplina ci doveva essere ma non poteva essere sicuramente sovrapponibile al matrimonio. Ma quando si estende la disciplina del matrimonio ad altri istituti, lei è sicuro che la votazione relativa non sia assistita dalla guarentigia dell’articolo 29?

Inoltre, signor Presidente, mi faccia capire un altro aspetto perché così mi attrezzo anch’io per la discussione, se mai discussione vi sarà. Nell’emendamento Marcucci si legge che in caso di rettificazione anagrafica di sesso il matrimonio si trasforma automaticamente in unione civile; ma – scusate – e se ci fossero per ipotesi degli emendamenti (credo di averne uno ma sicuramente ne ha uno il senatore Caliendo) che aggiungono le parole «previo consenso delle persone»? Sono emendamenti che passano o che non passano? Voglio dire, lasciamo perdere adesso i massimi sistemi ma poiché in questo emendamento, a mio modestissimo avviso, vi sono degli errori tecnici, voglio sapere se degli emendamenti correttivi sul piano tecnico verranno votati o no. Quindi signor Presidente, le sarei grato se ci volesse far conoscere l’estensione delle preclusioni.

Per il resto vorrei dire solo una cosa all’Assemblea: abbiamo avuto l’emendamento Esposito, poi abbiamo avuto l’emendamento Cociancich e ora abbiamo l’emendamento Marcucci. Io comprendo che la giovane età induca alla rottamazione dei vecchi ma la giovane età, a volte, induce anche a forme di spregiudicatezza di cui queste furbate dei canguri sono una grande manifestazione. A voi senatori, che non siete evidentemente tanto giovani solo per il fatto di essere senatori, vorrei allora dire che queste spregiudicatezze porteranno alla rottamazione ma nel caso di specie sarà l’inizio della rottamazione della democrazia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e del senatore Di Maggio).

 

AIROLA (M5S). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

AIROLA (M5S). Signor Presidente, Dio solo sa quanto mi stia e ci stiano a cuore questo disegno di legge e questi diritti; lo dico per i cattodem, tutti gli altri lo sanno perché l’hanno visto in quest’Aula e in Commissione in due anni di lavori. Quando abbiamo sentito, perché è questa la situazione in cui ci troviamo oggi, che il Nuovo Centrodestra se ne usciva con un ricorso alla Consulta perché questo disegno di legge non aveva finito i lavori in Commissione ci siamo rimasti molto male, considerato che questa maggioranza, comprensiva di questi signori che vedete alla mia sinistra e alla mia destra, ha incardinato la legge elettorale senza finire il lavoro in Commissione. (Applausi dal Gruppo M5S). Con il suo permesso, Presidente, hanno incardinato le riforme costituzionali dopo un lavoro pietoso, senza relatore, e siete riusciti a portarli a casa.

Ho sentito che c’erano 5.000 emendamenti della Lega, che abitualmente fa questo gioco, cioè ne butta un milione e poi li ritira – chissà perché – mai nell’interesse dei provvedimenti, ma di altri accordi, forse questa volta la legge elettorale. Ho sentito quindi che tutta questa responsabilità gravava sulle nostre spalle, sulle spalle del Movimento 5 Stelle, l’unico che si è comportato fino a questo momento in maniera responsabile su questo disegno di legge (Applausi dal Gruppo M5S), chiedendo agli iscritti, con mille difficoltà. Siete riusciti – l’ho già detto nel mio intervento in discussione generale, ma non c’eravate tutti, quindi lo ripeto – a disinformare un popolo e a terrorizzarlo, con la storia delle stepchild adoption, eccetera. Siete riusciti a creare un polverone e a spaccare questo Parlamento, che non è mai riuscito a discutere nel merito questo emendamento in Commissione, per ben 73 sedute – correggo il numero – passate a sentire cose allucinanti da questi signori. Oggi siamo qua a discutere, perché prima ci sono 5.000 emendamenti e poi li si ritira, perché forse così riusciamo ad avere un dibattito in Aula adeguato.

Ora è saltato fuori un canguro, con cui voi avete regolato ed avete governato questa Nazione; è saltato fuori un canguro da 5.000 emendamenti. E io che faccio? Guardo il mio Gruppo e dico che, beh, viviamo in una giungla, perché questa è una giungla, perché le regole, caro Presidente, non sono sempre state uguali e lei se lo ricorda. Il reddito di cittadinanza è stato incardinato in Commissione lavoro solo perché io mi sono arrabbiato e ho fatto il diavolo a quattro in quella sala dove ci riuniamo. Spesso abbiamo ottenuto delle cose forzandole, perché voi non ci avete mai concesso il rispetto delle regole.

Quando allora mi sono trovato di fronte a questo, ho detto ai miei: bene, signori, se vi trovereste, se ci troveressimo… trovassimo, scusate. (Commenti dal Gruppo PD). È difficile per me… prego i giornalisti di non giocare sui miei congiuntivi. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Mussini). Se ci trovassimo a decidere della libertà di un popolo mediante un piccolo trucco, mediante un artificio incostituzionale ed antidemocratico come un canguro, io ci penserei, perché ne va del bene del Paese.

So bene che fuori le persone, anche quelle che sono sugli spalti, quelle che cacciate quando magari danno un segnale affettuoso a Giovanardi, anche loro hanno gli occhi su di noi e su di me, che ci ho messo la faccia. Ma, quando sento che scendiamo a 500 emendamenti, quando sento che il presidente Zanda ha paura dei voti segreti, quando durante una riforma costituzionale i voti segreti sono stati piallati e ne avete tenuto in piedi uno solo (Applausi dal Gruppo M5S e delle senatrici Mussini, Simeoni e Bignami), allora non potete venirmi a dire, come ha fatto il sottosegretario Scalfarotto, che siete nelle nostre mani. Questo è grave, questo è un Parlamento che non si assume nessuna responsabilità! (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Mussini). Questo è un Parlamento che gioca sulla pelle delle persone e continua a farlo anche oggi.

Quindi io mi trovo nella posizione di dovervi dire: andiamo avanti con 500 emendamenti, perché noi ci siamo. Emendamenti palesi, signor Presidente! Assumetevi le vostre responsabilità una volta per tutte davanti al Paese! (Applausi dal Gruppo M5S). Dite alla gente che aspetta questi diritti: «Frocio, non ce li avrai!». Oppure ditegli: «Sei un cittadino uguale a me», in modo palese.

Io non me la sento di costringere il mio Gruppo, perché non ne avrei neanche il potere. Come vi ho già detto in sede di esame delle riforme costituzionali, state predisponendo un sistema dittatoriale e speriamo che non cada nelle mie mani, perché il Movimento 5 Stelle è più democratico di come probabilmente lo userei io. (Applausi dal Gruppo M5S). Ma non posso chiedere al mio Gruppo di tradire la possibilità di discutere, con 500 emendamenti. Avete paura di 200 emendamenti da votare a scrutinio segreto? Cosa c’è da aver paura? Qua i voti ci sono, lì ci sono. Votiamola questa legge! È quello che vi ho sempre chiesto. Votiamola.

Se veramente finirà che è colpa nostra, me ne assumerò la responsabilità (Commenti dal Gruppo M5S), ma i cittadini fuori sapranno benissimo che non è andata così! (Applausi dai Gruppi M5S, Misto e dei senatori Bignami e Pepe. Congratulazioni. Commenti del senatore Esposito Stefano).

 

VOCI DAL GRUPPO M5S. Votiamo! Votiamo!

 

MARAN (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Dopodiché, se ci sono altre richieste di intervento, non si può riaprire il dibattito.

 

MARAN (PD). Signor Presidente, intervengo sul contenuto politico, che mi sembra di tutto rilievo.

È dagli inizi degli anni Novanta, da quando l’omosessualità era ancora illegale in molte parti del mondo, inclusi alcuni Paesi che poi hanno aderito all’Unione europea, che l’Europa ha avviato un processo di riconoscimento dei diritti di gay e lesbiche, che nel giro di due decenni ha portato al riconoscimento…

 

PRESIDENTE. Senatore Maran, mi scusi, ma ha parlato il suo Capogruppo. Interverrà solamente chi non ha parlato, altrimenti non riusciamo a finire il dibattito. La ringrazio per la disponibilità.

 

FATTORI (M5S). Votiamo. Votiamo!

 

FALANGA (AL-A). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FALANGA (AL-A). Signor Presidente, vorrei preliminarmente precisare che il mio Gruppo non ha alcuna difficoltà ad affermare che il nostro voto su questo provvedimento che riconosce i diritti di una minoranza del nostro Paese è favorevole; pertanto il senatore Airola sappia che c’è chi ha quel coraggio da lui richiamato e noi lo abbiamo. Tuttavia, signor Presidente, mi deve consentire per un attimo di spogliarmi delle vesti di parlamentare per indossare quelle dell’avvocato. (Commenti dai Gruppi M5S e LN-Aut).

 

PRESIDENTE. Lasciate parlare.

 

FALANGA (AL-A). Signor Presidente, il titolo dell’emendamento 01.6000 del senatore Marcucci è il seguente: «Finalità e principi di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e delle convivenze di fatto» ed il primo comma recita come segue: «La presente legge disciplina l’introduzione nell’ordinamento giuridico dell’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso (…) e reca altresì disposizioni in materia di convivenza di fatto». Io pongo una domanda al senatore Zanda e a tutti coloro che masticano diritto e che hanno una conoscenza dello studio alla norma. Se viene approvato l’emendamento 01.6000 del senatore Marcucci, che non è altro che l’affermazione di un principio che dovrebbe essere regolamentato con disposizioni successive e se, come dice il presidente Zanda, si passa poi al voto dell’articolo 5 e questo, per ipotesi, viene bocciato (cioè non viene approvato), noi ci ritroveremo con una legge (ed ecco perché prima dicevo che vesto i panni dell’avvocato) che afferma un principio, ma poi non lo regolamenta.

Vorrei quindi invitare alla riflessione su quella che può essere la conseguenza dell’approvazione dell’emendamento 01.6000 e della bocciatura dell’articolo 5 del disegno di legge. In quel caso come ci ritroveremo? Qual è il prodotto che uscirà da quest’Aula?

Emergono sotto un profilo culturale due volontà: la prima, palese, dimostra di volere il provvedimento anche in tema di adozioni; l’altra, segreta, una volontà diversa.

Mi permetto allora di suggerire al senatore Zanda e agli altri Capigruppo – anche alla Lega – di fare una riflessione per fare in modo che noi possiamo offrire a quella minoranza degli italiani un provvedimento che non si presti poi alle interpretazioni più disparate della giurisprudenza, vedendo così vanificato l’intendimento di questo Parlamento di dare garanzie e diritti alla minoranza di cui parlavo.

Raccogliete questo mio suggerimento e correggete questa distonia, perché è indubbiamente distonico un provvedimento di legge che afferma un principio e poi non lo regolamenta. È per queste ragioni che io insisto perché si faccia una riflessione. Questo potrebbe essere un caso concreto che si può verificare: approviamo il principio dell’emendamento del senatore Marcucci e bocciamo la regolamentazione dell’articolo 5. Potrebbe verificarsi questo caso; mi domando allora noi che cosa produrremmo come legislatori. Anche sotto il profilo della nostra dignità, mi domando se potremmo essere fieri di un provvedimento così articolato.

Per questa ragione, io insisto, sempre però ricordando che è talmente forte per noi l’esigenza di riconoscere i diritti delle minoranze che, anche di fronte a queste distonie, il nostro voto non mancherà di essere favorevole al disegno di legge, comunque sia, anche se in questo caso è da me criticato sotto il profilo squisitamente tecnico, dal punto di vista della tecnica normativa.

 

SCHIFANI (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SCHIFANI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, vorrei intervenire brevemente soltanto per una questione di correttezza. Il collega Zanda affermava che, ove fosse stato approvato l’emendamento del senatore Marcucci, poi si sarebbe eventualmente passati alla votazione dell’articolo 5 sulla stepchild adoption con voto segreto, ma mi si consenta di correggerlo perché non è così: votando l’emendamento del senatore Marcucci, votando il principio, tanti articoli ed emendamenti verrebbero preclusi. Quindi è evidente che chi vuole esercitare la libertà di coscienza anche su altri punti si troverebbe preclusa la possibilità di pronunciarsi su singoli punti, una volta approvato l’emendamento del senatore Marcucci. (Applausi del senatore Formigoni. Il senatore Maran fa cenno di voler intervenire).

 

PRESIDENTE. Questo però riapre il dibattito. Senatore Maran, ha facoltà di intervenire.

 

MARAN (PD). Signor Presidente, noi riteniamo che tirare in ballo l’ammissibilità e la collocazione dell’emendamento del senatore Marcucci sia per lo più il riflesso di posizioni di merito, come ascoltato poco fa dal Movimento 5 Stelle, perché è da un pezzo che ciascuno tende a dire che le opinioni che non condivide non sarebbero soltanto sbagliate, ma incostituzionali o addirittura inammissibili.

Io vengo alla questione politica, che è sotto gli occhi di tutti. Come dicevo poco fa, dall’inizio degli anni Novanta, quando l’omosessualità era illegale in gran parte del mondo, l’Europa ha avviato un processo di riconoscimento dei diritti di gay e lesbiche, che nel giro di vent’anni ha portato al riconoscimento di unioni, matrimoni e adozioni in quasi tutti i Paesi dell’Unione europea, tranne in quelli di recente adesione.

Si è verificata una sorta di progressivo contagio, che ha fatto sì che, pian piano nell’arco di questi anni, i diritti di gay e lesbiche venissero riconosciuti in un numero sempre maggiore di Paesi. Quest’opera di contagio è stata ovviamente disomogenea nei tempi e nei modi, soprattutto per quello che riguarda la risposta politica – questo è il nodo – che, nel nostro Paese, è stata segnata da fortissime resistenze. Nella stragrande maggioranza dei casi – basta scorrere i 5.000 emendamenti della Lega Nord – l’opposizione alla legge Cirinnà non ha a che fare con la stepchild adoption. Basta pensare che il primo Family Day, che portò in piazza molte più persone di quello di qualche settimana fa, fu indetto contro una proposta di legge moderatissima che non prevedeva la stepchild adoption. Il punto è che per una fetta, significativa forse, dell’opinione pubblica italiana e dei suoi rappresentanti politici il problema non è la stepchild adoption, sono le persone omosessuali, la loro esistenza innanzitutto e quindi la loro legittima richiesta di parità di diritti a fronte della parità di doveri cui sono già sottoposti. Se nel nostro Paese la politica non riesce a svolgere quel ruolo di guida coraggiosa e lungimirante che dovrebbe avere, ma tende a reagire con lentezza e forti resistenze, aprendo un divario tra politica e società è per questo. Se L’Italia si trova nel paradosso di avere un livello di apertura e consapevolezza sociale al pari o vicina a quella dei Paesi più avanzati, come la Francia, l’Inghilterra e la Germania, ma un livello di risposta politico-istituzionale pari alla Polonia e all’Ungheria è per questo.

Prendiamo atto che oggi avevamo la possibilità di fare un passo in avanti e il Movimento 5 Stelle ha scelto di girare la testa dall’altra parte! (Applausi dal Gruppo PD).

Riteniamo, signor Presidente, che l’approvazione della legge sulle unioni civili, che segue faticosamente il suo iter, come è stato detto, dal luglio 2013, non sia più rimandabile, che sia ormai possibile portarla a compimento, nella consapevolezza che non serve soltanto per adeguarsi agli standard europei, ma a costruire una società in cui le persone siano libere di esprimere loro stesse e di realizzare il proprio progetto di vita.

Serve a costruire una società più libera e più felice; è questo che volevamo fare e che speravamo il Movimento 5 Stelle volesse concorrere con noi a realizzare. Abbiamo preso atto che ha cambiato idea ed è una scelta politica che possiamo misurare. (Commenti dal gruppo M5S). C’è un vecchio detto attribuito a Bertold Brecht, che recita: «Quando l’ipocrisia comincia ad essere di pessima qualità è l’ora di cominciare a dire la verità».

Ci auguriamo che questa sia l’occasione per squadernare sotto gli occhi degli italiani qual è la verità della scelta del Movimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal gruppo M5S).

 

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio).

Silenzio, per cortesia.

 

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, poiché il senatore Zanda ha avuto l’amabilità di citarmi due volte rispetto ad interventi che ho svolto, in Commissione prima ed in Aula dopo, circa i tempi di questa procedura che avranno riflesso nei prossimi giorni sul lavoro di questa Assemblea, ricordo che già nella scorsa legislatura – poiché noi vogliamo una legge che disciplini i diritti e tolga le discriminazioni – ho presentato un disegno di legge intitolato «contratti di solidarietà e di convivenza» che purtroppo non ha avuto fortuna in Commissione. Se fosse stato accolto, come il modello greco di dicembre, già da un anno avremmo la legge in vigore! (Commenti dei senatori Santangelo, Consiglio e Candiani).

Dopodiché, ricordo che 51 senatori hanno fatto ricorso per conflitto di attribuzione perché – senatore Zanda, solo questo, per onestà intellettuale – il disegno di legge Cirinnà è stato discusso la prima settimana di agosto e le prime due settimane di settembre, in quanto solo allora è stato possibile discutere gli emendamenti, ed eravamo ad un terzo del lavoro quando ci è stato detto di fermarci ed è stato presentato un altro disegno di legge, un provvedimento diverso, che è quello all’attenzione di quest’Assemblea, sul quale ritengo giusto ed opportuno, nei limiti del possibile, vi sia un confronto serio, nei prossimi giorni, in questa sede!

 

LO MORO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio). Tutti hanno diritto di intervenire.

 

LO MORO (PD). Signor Presidente, qualcuno si spazientisce ma dovrà avere pazienza.

 

PRESIDENTE. Sissignore.

 

LO MORO (PD). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, intervengo dopo l’intervento del senatore Airola, perché non mi ha lasciato indifferente e non può lasciare indifferente quest’Assemblea. A lui ed ai colleghi vorrei dire che accapigliarsi sulle procedure – che, tra l’altro, mi piacciono così poco – non va bene, quando si discute dei diritti dei cittadini. Non va bene stabilire quanti emendamenti ci volevano e se erano meglio 5.000 o 500, se era meglio l’emendamento canguro del PD o gli emendamenti della Lega, che ne ha presentati molti di più. Stiamo perdendo un’occasione, non mi piace che un Gruppo che si definisce libero da legami, come quello del Movimento 5 Stelle, e che sembrava appassionato a questo argomento… (Proteste dal Gruppo M5S).

 

PRESIDENTE. Silenzio! Fate parlare, abbiamo dato la possibilità a tutti di parlare.

 

LO MORO (PD). Scusate colleghi, ho chiesto io di parlare e, certo, sono del Gruppo del PD ma parlo a nome mio e di coloro che condividono per dirvi che in questo momento non vi state assumendo delle responsabilità, state fuggendo le responsabilità!

 

VOCI DAL GRUPPO M5S. Votiamo! Votiamo!

 

PRESIDENTE. Questi cori da stadio non sono permessi. Prego i senatori Questori e i Capigruppo di intervenire.

 

LO MORO (PD). Chi vi è venuto a darvi la mano dopo il vostro intervento? Non certo le persone che questa legge la vogliono fino in fondo.

Vi siete messi nelle mani di chi questa legge la vuole affossare! (Applausi dal Gruppo PD). Avete fatto male perché, quando si è a un bivio di questo genere, non si fa; non ci si nasconde dietro le procedure. Quando si parla di ostruzionismo mi vengono i brividi. Non ho mai fatto ostruzionismo nella mia vita. (Commenti dai Gruppi LN-Aut e M5S e del senatore Di Maggio). Non ho neanche votato l’emendamento canguro dell’Italicum, ma esistono queste pratiche e non ci si nasconde. In questo momento per me e per voi doveva prevalere la responsabilità di garantire diritti ai troppi che non ne hanno e che hanno nemici ostili in questa Aula in tutti i Gruppi parlamentari. Ripensateci. (Commenti dal Gruppo M5S).

 

MONTEVECCHI (M5S). Chiedi a loro perché non votano. Cosa vuoi da noi?

 

LO MORO (PD). Penso che sia il momento della responsabilità. Non fate che sia sempre la magistratura a intervenire. (Commenti dal Gruppo M5S). Lasciatemi finire.

 

PRESIDENTE. Lasciate finire l’intervento.

 

LO MORO (PD). Stiamo perdendo un’occasione. Io ero qua; non mi sono mai spostata e ho visto troppe persone sorridenti – voi sicuramente sofferenti – per la fuga di responsabilità che abbiamo registrato con il vostro intervento. Questa sera siete fuggiti dalla responsabilità di dire «sì» con un artificio che altri ci hanno costretto a fare per riconoscere diritti ai cittadini che devono avere amici e non nemici in questa Aula. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S. I senatori del Gruppo LN-Aut espongono cartelli recanti la scritta «Voto»).

 

PRESIDENTE. Prego i senatori Questori di intervenire per ritirare i cartelli.

 

MUSSINI (Misto). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MUSSINI (Misto). Signor Presidente, in quest’Aula ho sentito uscire dei discorsi da delle bocche che avevano detto esattamente il contrario non molti mesi fa. Io non pensavo che i cadaveri – quando si dice che passano – passassero così velocemente. Queste persone erano state avvertite che la violenza alla democrazia si ritorce contro, ma non pensavo che sarebbe avvenuto così velocemente. Sentire i senatori del Nuovo Centrodestra difendersi dichiarando l’ingiustizia di un emendamento canguro quando sono passati sopra, senza alcuno scrupolo, alla possibilità per la minoranza di discutere su un tema così rilevante come le riforme costituzionali mi sembra sia veramente il massimo del paradosso. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S e dei senatori Bignami, Bonfrisco, Molinari e Pepe). Sentir difendere l’emendamento canguro ancora una volta con gli stessi argomenti strumentali e con il cuore e la passione per i diritti, quando in realtà assistiamo ancora una volta all’esibizione del trucco, mi sembra veramente grottesco. Senatrice Lo Moro e senatore Maran, mi sembra veramente che qui si sia perso di vista un contenuto molto semplice: abbiamo un emendamento che curiosamente è stato numerato 01.6000 e che è il primo. Questo emendamento non aggiunge assolutamente nulla al testo di questa legge. Cerchiamo allora di guardarci in faccia. Questo emendamento è un trucco che viene utilizzato, com’è successo altre volte, perché non ci si riesce a confrontare con i presupposti della democrazia parlamentare. Io non ho paura della democrazia parlamentare e mi domando perché altri debbano averla. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S). Io non ho paura del voto. Se noi avessimo cominciato a votare gli emendamenti invece di spendere tutto questo tempo a parlare di questo emendamento, a questo punto avremmo probabilmente votato diverse centinaia di emendamenti. Trovo veramente disgustoso vedere l’indifferenza con cui gli stessi strumenti vengono utilizzati ora per difendere ora per aggredire. Il Paese, giustamente a questo punto, si domanda anche il senso delle elezioni e di votare dei rappresentanti che, comunque, sono capaci di cambiare i loro discorsi a secondo dell’opportunità. Tutto quello che abbiamo sentito oggi in quest’Aula è veramente il punto più basso cui noi siamo arrivati in tutta la legislatura: la manifestazione più evidente che non esiste la ricerca di una verità, ma solo un uso strumentale delle parole.

Quindi, dico a tutti i colleghi, non solo a quelli del Partito Democratico o del Movimento 5 Stelle ma a tutti, che l’unica verità sta nei Regolamenti, nella Costituzione, nel dovere di esprimere il proprio voto. Tutto il resto è trucco, e tutto il resto è inganno.

Chi, come gli omosessuali, sa cosa vuol dire difendere i diritti di una minoranza, non può non capire che il fine, quando si parla di diritti, non giustifica i mezzi. Perché la massima del fine che giustifica i mezzi è una massima con la quale può essere affossato qualunque principio, di uguaglianza, di libertà e di fratellanza: tutti quei principi che il senso stesso di una Repubblica democratica mette in campo. (Applausi dei senatori Cotti e Malan).

Di conseguenza, io non mi presto a questo gioco e mi rifiuto di votare un trucco. Mi rifiuto, perché io sono pronta a stare qui tutto il giorno e anche la notte, il sabato e la domenica, a votare in fila tutti gli emendamenti con voto palese, così come si dovrebbe avere il coraggio di fare.

E invito in particolare i colleghi del Partito Democratico a non nascondersi dietro alla necessità di approvare rapidamente una legge. Non nascondetevi, perché il giusto percorso è quello di avere coraggio in quello che si è e in quello in cui si crede. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Giovanardi e Simeoni).

 

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, credo che in quest’Aula sia assolutamente necessario tentare di recuperare una sorta di ragionevolezza, però nella chiarezza delle posizioni.

Noi, infatti, non possiamo assolutamente nasconderci che sono mesi, signor Presidente, e lei ne è testimone, che, prima in Commissione, ma anche in Assemblea, abbiamo, varie volte, avanzato la richiesta di inserire finalmente nel calendario il disegno di legge sulle unioni civili. In questi mesi si sono chiaramente confrontate posizioni molto diverse, ma che ormai sono chiare di fronte anche all’opinione pubblica. C’è chi pensa sia arrivato il momento in questo Paese di riconoscere finalmente i diritti a chi non li ha e quindi di riconoscere quello che i giudici (per non parlare, ovviamente, della Corte di giustizia europea), come abbiamo detto varie volte, ci ripetono continuamente: assumerci la responsabilità di fare la legge e di eliminare una discriminazione.

Ce lo siamo già detti, e io non sto qui a ripetervi cosa significa questo. Significa, finalmente, dare anche a questo Paese la possibilità di dimostrare di essere un Paese civile.

Il dibattito ha preso l’opinione pubblica, ed è giusto che sia così: se ne è discusso e se ne sta parlando, ma una cosa noi dobbiamo dircela con chiarezza. La Lega ha detto con chiarezza di non essere d’accordo e che ostacolerà la legge, perché non vuole che sia approvata. Poi, magari, faranno anche il referendum. Ci sono poi molti altri, compresi noi che da anni chiediamo che finalmente si faccia un passo in avanti – com’è noto, non era questo, certo, il testo che volevamo; lo volevamo più avanzato – che avevano dato la propria disponibilità perché finalmente si facesse questo passo verso il riconoscimento dei diritti e l’eliminazione delle discriminazioni nei confronti dei bambini e dei più deboli. Le posizioni sono chiare.

Lo dico fraternamente a noi per primi: è evidente che questa Assemblea da due anni e mezzo si è trovata a confrontarsi con procedure che, come lei sa, Presidente, noi non abbiamo certamente appoggiato; anzi, le abbiamo contestate. Penso al presidente Casini, che sta al telefono, che ha parlato della dignità del Parlamento: avrei tanto voluto sentirla, presidente Casini, quando bisognava difendere la dignità del Parlamento di fronte alla riforma della legge delle leggi. (Applausi dai Gruppi Misto e LN-Aut e dei senatori Bonfrisco e Minzolini). Per non parlare del senatore Schifani, ma anche lo stesso Quagliariello, che adesso ha cambiato idea ma che all’inizio era anche lui un padre costituente.

Abbiamo avuto lezioni, forzature, e poi si è inventato, oltre alla procedura molto hard del canguro, l’emendamento premissivo. Comprendo perfettamente, quindi – lo dico agli amici del Movimento 5 Stelle – il travaglio di chi è per i diritti e vuole che sia fatta finalmente la legge, ma al contempo non vuole che ancora una volta si mettano in atto strappi dal punto di vista procedurale.

Spero, Presidente, che tutto quello che sta accadendo oggi ci serva da lezione per il futuro; che serva a far sì che si ripristini un modo ordinato di approvare le leggi. Certo, vorrei sottolineare a tutti che quando si trattava della riforma costituzionale, la legge prevedeva espressamente che si seguissero le procedure ordinarie. Questo è un altro caso, sempre grave.

Ripeto, capisco il travaglio; noi lo viviamo allo stesso modo, perché dobbiamo soppesare in questo momento se è prevalente l’esigenza di accelerare l’iter per dare finalmente al Paese la legge che si aspetta da tanti anni oppure continuare con un passo diverso. Proprio perché vi è questa complessità, Presidente, con il rispetto di tutti – e spero che anche agli amici del Partito Democratico questa riflessione serva per il futuro, proprio con riferimento alle procedure – le chiedo e chiedo a questa Assemblea – in questo momento gli animi sono molto riscaldati; ognuno sta evidentemente combattendo anche con le riflessioni che ha esternato – di cercare di ripristinare un clima di serenità. Per questa ragione, le chiedo con franchezza, se altri colleghi sono d’accordo con me, di sospendere i lavori, di non arrivare in questo momento al voto. (Commenti dai Gruppi AP (NCD-UDC), FI-PdL XVII e LN-Aut e M5S).

 

ENDRIZZI (M5S). Fuori le palle!

 

DE PETRIS (Misto-SEL). Faccio ancora una volta un appello ad essere ragionevoli e a riflettere, perché credo che con una riflessione pacata di qualche ora forse riusciremo finalmente a riprendere la via maestra per portare a casa la legge sui diritti delle coppie omosessuali e contro le discriminazioni. (Applausi dal GruppoMisto-SEL).

 

PRESIDENTE. Rispetto alla richiesta di sospensione della senatrice De Petris…

 

DONNO (M5S). No, no! (Proteste dai Gruppi AP (NCD-UDC), FI-PdL XVII, LN-Aut e M5S).

 

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Era tutto preparato!

 

SANTANGELO (M5S). Che dici?

 

PRESIDENTE. Nulla è preparato.

 

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Adesso si vota. Basta!

 

CORI DAI BANCHI DELL’OPPOSIZIONE. Voto! voto! (I senatori Candiani e Crosio espongono dei cartelli recanti la scritta «Voto». Commenti dei senatori Borioli e Cardinali).

 

PRESIDENTE. Cerchiamo di recuperare le procedure.

 

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, visto che non c’è l’unanimità, perché il mio Gruppo è contrario al rinvio, chiedo che si pronunci l’Assemblea.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di sospendere l’esame dei disegni di legge in titolo, avanzata dalla senatrice De Petris.

Stante l’esito incerto della votazione, dispongo la controprova.

 

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, abbiamo apprezzato moltissimo la sua precisazione ad inizio di seduta perché crediamo che i furbetti dentro il Senato non debbano starci. Al fine di applicare immediatamente quanto da lei detto, le chiedo di togliere le tessere, per due motivi. Uno è quello che lei ha evidenziato, ossia verificare la presenza per fini amministrativi: ci sono dei furbetti che si pappano la diaria pur non essendo in Aula. L’altro è che questo può inficiare anche le votazioni.

C’è la scheda dell’ex presidente della Repubblica Napolitano e la prego di farla estrarre. (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut, FI-PdL XVII e CoR).

I furbetti sono coloro i quali stanno qui da sessant’anni. Fuori i furbetti dal Senato! (Applausi dal Gruppo M5S).

 

PRESIDENTE. Prego, consegnate la tessera ai senatori Segretari. Invito ciascuno a stare al proprio posto e invito i senatori Segretari a controllare che non vi siano tessere senza che vi siano i senatori.

 

VOCI DAL GRUPPO AP (NCD-UDC). Dai! Votiamo!

 

PRESIDENTE. Un momento, è stato chiesto un controllo.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

È approvata. (Applausi della senatrice Puppato. Applausi ironici dal Gruppo M5S).

 

DONNO (M5S). Venduti! Siete dei venduti pure voi! (Scambio di apostrofi tra i senatori del Gruppo Misto-SEL e i senatori del Gruppo M5S).

 

PRESIDENTE. Rinvio pertanto il seguito dell’esame dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

 

 

 

 

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