Articolo di Alfredo Mantovano apparso il 10 agosto 2016 su La nuova Bussola Quotidiana.

Hamza Roberto Piccardo, fondatore dell’Unione delle comunità islamiche italiane, ha pubblicato un post su Facebook a commento della prima registrazione di una unione civile da parte del sindaco di Milano. Eccone i passaggi principali: «noi chiediamo la poligamia secondo la Rivelazione e tradizione. Le forme diverse non ci riguardano, (…) io e milioni di persone non condividiamo la relazione omosex e tuttavia essa è lecita e ne rispettiamo gli attori. I soggetti interessati sono comunque una minoranza, come lo sarebbero i poligami. L’intera società può accettarli tutti». (…) «lo Stato dovrebbe regolamentare come per le altre unioni, tutelando così i diritti di tutti gli interessati, figli compresi», «nessuno vuole dettar legge, solo rivendicare un diritto civile (…). Comunque i diritti sono tutti sullo stesso piano, poi ci possono essere strategie e tempi diversi per rivendicarli e implementarli».

 Le reazioni sono numerose e quasi tutte contrarie (clicca qui).  Fra esse si segnalano quelle di persone che sono state e sono impegnate per l’affermazione dei cosiddetti. “diritti civili”, in primis il matrimonio same sex. Senza far torto ad altre, trovo la più significativa, per l’autorevolezza anche istituzionale della firma, oltre che per essere ospitata dal Corriere della sera, quella del senatore Luigi Manconi. Ne riporto qualche stralcio: «La poligamia non è affatto una “una questione di diritti civili”. La poligamia, per contenuto morale e per struttura del vincolo, si fonda (…) su una condizione di disparità, che viene riprodotta e perpetuata. (…) si tratta in ogni caso di un rapporto fondato su uno stato di diseguaglianza. Piccardo (…) ritiene che quella condizione diseguale possa essere sanata dal fatto che essa sia consapevolmente accettata e condivisa da adulti consenzienti».

Per il presidente della Commissione dei diritti umani del Senato è proprio questo il punto debole del ragionamento; e spiega perché: «la parità tra i sessi e la tutela della dignità contro ogni discriminazione costituiscono un diritto fondamentale della persona che è (proprio per questo) non disponibile. Ovvero, un diritto non alienabile (e non limitabile, modificabile o cedibile) persino da parte del suo stesso titolare. Un diritto, cioè, sottratto a ogni potere dispositivo fosse anche quello del suo beneficiario». Aggiunge Manconi che la «discussione è di cruciale importanza perché consente di tracciare un discrimine limpido tra quanto – delle tradizioni, delle confessioni e delle culture di diversa origine – è accettabile all’interno del nostro ordinamento giuridico (…) e quanto, al contrario, deve essere rifiutato»; vi è comunque «il limite insuperabile rappresentato dalla intangibilità dei diritti fondamentali».

Trovo ineccepibile il ragionamento del senatore, e convince la ragione della inaccettabilità della poligamia: essa lede la eguale dignità di ogni persona, e poiché questa costituisce un diritto fondamentale – in quanto tale non disponibile – non è ammissibile nemmeno se l’interessato/a è consenziente. Dunque, esiste un territorio di diritti fondamentali che costituisce un limite invalicabile; la poligamia non ha titolo a violarlo. Fine della discussione? Tutt’altro! Al netto delle frasi a effetto, che contribuiscono alla polemica, ma non alla serietà del confronto, la discussione deve partire proprio da qui. Non solo perché il senatore Manconi nella legislatura in corso è primo firmatario di disegni di legge sulle unioni civili, sulla legalizzazione dell’eutanasia e della distribuzione della cannabis, sull’adozione da parte dei single, per citarne solo alcune. Ma perché un intero schieramento culturale, prima ancora che politico, è chiamato a misurarsi con la provocazione, in apparenza rozza, del capo dell’Ucoii; e a spiegare in modo coerente perché non va.

Sì, in modo coerente. La logica – lo ripeto, in sé condivisibile – seguita per criticarla vale alla stessa maniera per “diritti civili” già introdotti, o in corso di introduzione, magari fruendo di qualche pronuncia giudiziaria che fa da avanguardia.  Esempio n. 1: la gestazione per altri. Chiedo al presidente Manconi di scorrere la procedura pubblicizzata sul web da uno qualsiasi dei “centri” che la garantiscono; vada sul sito di Extraordinary conceptions (extraconceptions.com), struttura cui si è rivolto con successo l’ex governatore della Puglia Niki Vendola. Dopo aver letto ogni passaggio, pensa veramente che i gestori e i clienti del “centro” non superino il limite della intangibilità di diritti fondamentali? Nella home page ci si imbatte in quanto segue: «Scegliere la donatrice e la portatrice sono gli steps fondamentali per creare la propria famiglia. (…) non dovrete pagare o firmare nulla fino a quando la madre surrogata e/o donatrice non sono approvate dalla clinica Ivf (screening medico) (…) Extraordinary Conceptions assicura le madri portatrici per un valore di $ 500.000 per due anni dando alla portatrice l’opzione di poter continuare».

Non si parla di autovetture, che si scelgono sul catalogo o al concessionario e a cui si pone una copertura assicurativa. Si parla di donne: la loro maternità è disponibile “per altri”? è alienabile? Con più precisione: il prelievo dell’ovulo con l’elettrostimolazione della “donatrice” e la sottrazione del neonato dalla “portatrice” – già l’uso di questi termini dovrebbe far insorgere – sono conformi alla dignità della persona, benché contrattualizzati, e quindi esito di consenso e di somme date in corrispettivo? Qual è la differenza fra un consenso prestato a consegnare alla nascita il piccolo che si è appena partorito e il consenso prestato a condividere la condizione di moglie in un contesto poligamico (o – per par condicio – anche di marito in una speculare poliandria)?

Esempio n. 2: l’adozione al di fuori di un contesto che riproponga il più possibile quello naturale, come è stato fino a un paio d’anni fa nell’ordinamento italiano. É conforme alla dignità di una persona – in questo caso, il bambino – sottrarre alla sua crescita non per un accidente (la morte di un genitore), ma in modo cosciente e programmato, la complementarietà delle figure materna e paterna? Chi risponde di sì spiega che basta l’amore. Non basta; non c’è pedagogo serio che teorizzi la sostituzione della duplicità delle figure dei genitori con la duplicazione della stessa figura. Questo per tacere della ignobile strumentalizzazione di alcuni dei bambini esito di gpa o di adozioni same sex: oggetto di servizi fotografici a uso dei media e della fama dei genitori giuridici. Come la mettiamo con i diritti fondamentali anche su questo versante?

Potrei continuare con altri esempi, passando all’eutanasia o alla droga “legale”. Il senso del discorso è però semplice: se si conviene che la dignità di ogni donna e di ogni uomo non sia soggetta alla logica del mercato e del desiderio e incontri dei confini da rispettare, questo vale sempre. La forza di una posizione che riconosca – non crei o costituisca, trattandosi di beni connaturali alla persona – un nucleo essenziale di diritti oggettivamente intangibili sta, fra l’altro, nella possibilità di interloquire con appartenenti a qualsiasi confessione religiosa, o con chi non crede, trattandosi di aderire a un dato di realtà; lo ricordava per sempre il Papa emerito nell’indimenticata lezione di Ratisbona.

É certamente debole il ragionamento di Piccardo quando vuol convincere, con una buona dose di strumentalità, che tutto va bene se la moglie n. 2 o n. 3 – ma anche la n. 1 – è consenziente. Ma è altrettanto debole contestare l’insufficienza di quel tipo di consenso se lo si ritiene valido in altre circostanze, quando sono comunque in gioco diritti fondamentali. Una debolezza non solo logica, ma strutturale e sociale.

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