verdini

Articolo di Massimo Introvigne apparso su La nuova Bussola quotidiana il 26 febbraio 2016

È sfuggito ai più, ed è un po’ quello che voleva, perché da anni si esercita nell’arte del non farsi notare. Ma se l’Italia ha il matrimonio omosessuale, travestito da unioni civili, il merito, si fa per dire, è anche – e non per una piccola parte – di Denis Verdini. L’ex plenipotenziario di Berlusconi si è fatto un partito suo, ha votato la fiducia a Renzi, e gliela avrebbe garantita anche nella difficile ipotesi di un sussulto di coraggio di Alfano. Né valeva l’argomento che Verdini avrebbe suscitato imbarazzo nel PD come ex fedelissimo di Berlusconi: forse Alfano non viene anche lui dal mondo berlusconiano? La verità è che i voti sono come i soldi: non puzzano mai, specialmente da quando nel PD domina il pragmatismo brutale di Matteo Renzi.
Spesso silente, a proposito di unioni civili Verdini ha svelato al «Corriere della Sera» di giovedì come ha convinto i suoi a votarla. «Scusate – avrebbe detto – ma a cosa volete opporvi quando Elton John, che commemorò Lady Diana davanti alla Corona, si presenta sempre mano nella mano con il suo uomo e con il figlioletto in braccio… In quell’immagine c’è la costituzionalizzazione di un modello di famiglia. Certo che se poi mi chiedono cosa preferisco, io rispondo la famiglia tradizionale. Che c’entra?». Del resto, quelli che volevano ostacolare le unioni civili «non sanno in che guaio si sono cacciati. La lobby gay è fortissima e gliela farà pagare cara».
A dare retta a certe ricostruzioni giornalistiche, di lobby Verdini s’intende, come prodotto della rete, anch’essa «fortissima», delle logge massoniche toscane. Fosse così, però, bisognerebbe concludere che anche la massoneria non è più quella di una volta. Va bene il relativismo, ma banalità come quelle di Verdini su Elton John un tempo non sarebbero state tollerate neppure nell’ultima loggia di provincia. Perché nella sostanza Verdini ci dice che se un miliardario come Elton John, sostenuto dalle lobby fortissime, fa il diamine che gli pare – compreso comprare non uno ma due figlioletti affittando l’utero di povere donne – il suo comportamento diventa modello, addirittura «costituzionale», e non può che diventare anche legge. Dal momento che i cantanti miliardari spesso si drogano, non stupisce che nel partito di Verdini ci siano anche voci a favore della legalizzazione della droga.
Si tratta della perfezione del relativismo in un mondo imputridito. Per il vecchio relativismo quello che pensava la maggioranza diventava vero. Per il nuovo, non è più nemmeno necessario che lo pensi la maggioranza. Basta che lo pensi e lo pratichi una minoranza di ricchi, di potenti, di miliardari, e tutti sono invitati ad adeguarsi, con la carota dell’applauso mondano e il bastone delle lobby che, se dissenti, «te la fanno pagare». Tutto questo, naturalmente, presuppone l’eliminazione di tutte le verità, anche delle più ovvie. Profeticamente, Chesterton prevedeva che un giorno si sarebbe dovuti salire sulle montagne e organizzare la resistenza per sostenere che due più due fanno quattro e che gli alberi sono più verdi d’estate. Ma oggi anche la matematica è diventata un’opinione – se la maggioranza non c’è, si trova sempre un modo d’inventarla – e gli alberi, agli occhi inebetiti di chi si fa rintronare dal relativismo da festival di San Remo, non sono più né grigi né verdi, al massimo verdini.
In fondo, Verdini ripete la tesi più banalmente immorale del mondo: che i potenti, quelli che dettano la linea ai giornali e alle televisioni, hanno diritto non solo di fare il male ma di costringere il popolo bue a chiamare bene il male e male il bene. Chi si oppone non ha capito dove tira il vento, a quali «lobby fortissime» si mette contro e con quali punizioni gliela «faranno pagare». Vengono in mente le osservazioni sulla «banalità del male» nel nazismo, che non è fuori luogo evocare di fronte alla violenza e al disprezzo dei poveri dell’utero in affitto, di cui Elton John è un simbolo internazionale.
Nelle parole di Verdini non c’è l’ombra di un argomento: è solo che Elton John è più ricco, più potente, più inserito nelle lobby dei milioni di italiani che non sono d’accordo con lui ma cui è rimasto solo il diritto di obbedire e stare zitti. Da Garibaldi a Elton John anche il relativismo massonico ha fatto qualche passo indietro, ma è rimasta solo una parola: «Obbedisco». Quando le mode parlano, quando si esprimono i poteri forti, i media, le televisioni, Verdini – come Garibaldi – risponde «Obbedisco».
Però Verdini non è Garibaldi. È stato mandato in Parlamento da poveri elettori di Forza Italia che pensavano di votare per un’alternativa al PD e hanno votato per una sua malferma stampella. Verdini non è molto interessante. Serve quando serve, dopo di che sarà buttato via come uno straccio usato. Sarà ricordato, o forse dimenticato, nella storia del nostro Parlamento – e forse anche nella storia massonica – come una flatulenza passeggera, uno di quegli incidenti di cui tra persone per bene si cerca di non parlare, una nota a una nota a pié di pagina, e pure a una nota fatta male. Il problema non è Verdini. È un meccanismo elettorale, è un ventaglio di scelte proposte agli elettori che impedisce alle suddette persone per bene di essere rappresentate in Parlamento. Nessuno aveva convocato il popolo del 30 gennaio. Si è convocato da solo. Nessuno lo rappresenta in politica. Finirà per rappresentarsi da solo.

Share

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close