Famiglia e maternità garanzia d’amore

Famiglia e maternità garanzia d’amore

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Articolo apparso il 28 gennaio 2016 su Avvenire.

Una sintesi alta dell’evoluzione umana è scritta nei diritti della persona del Novecento, che per Hannah Arendt costituiscono una «nuova legge sulla terra», un nuovo Sinai, dopo la notte della ragione e dei totalitarismi di destra e sinistra: e riguarda la genitorialità, la maternità e l’infanzia. Un traguardo in cui si riconoscono Stati, popoli, culture d’ogni parte della terra, senza distinzioni. Per la Dichiarazione universale del 1948, «la maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza».  (altro…)

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Ecco chi organizza il Family Day e a cosa punta

Ecco chi organizza il Family Day e a cosa punta

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Articolo apparso sul sito Formiche.net

C’è un leader, ci sono le “teste d’ariete”, i ragazzi addetti alla comunicazione, il poliziotto che tiene i contatti con la Questura, gli esperti giuridici. E’ la squadra del Family Day (nella foto, il Comitato “Difendiamo i nostri figli” dopo una recente riunione), un gruppo di persone accomunato dalla fede cattolica e dall’impegno contro il ddl Cirinnà, gente che fino a qualche mese fa nella maggior parte dei casi nemmeno conosceva i riflettori della ribalta mediatica mentre adesso si trova a metterci pubblicamente la faccia in vista della manifestazione di sabato 30 gennaio al Circo Massimo di Roma. (altro…)

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Family Day sia solo un inizio

Family Day sia solo un inizio

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Articolo di Alfredo Mantovano apparso il 25 gennaio 2016 su Tempi.

Per il governo e il parlamento sarà impossibile ignorare la festa di popolo che sabato 30 vedrà riunite a Roma le famiglie italiane. Perfino i media più spinti nel sostegno al matrimonio fra persone dello stesso sesso, con annesse adozioni e utero in affitto, mettono in conto che il primo probabile effetto del successo della manifestazione sarà lo slittamento del ddl Cirinnà a data da destinarsi. Se finora per taluni rappresentanti delle istituzioni non hanno avuto peso le considerazioni di merito, prevarrà il timore di perdere una fetta così significativa di elettorato, trascurato perché non conosciuto a sufficienza. È il caso di avere piena consapevolezza che il 30 gennaio non è – come non lo è stato il 20 giugno 2015 – un punto di arrivo, bensì un punto di partenza: entusiasmante, perché fondato su una partecipazione amplissima e perché darà un risultato concreto, insperato anche solo un anno fa, e quindi tale da dare la carica giusta. L’errore più grave dopo il 30 sarebbe acquietarsi e pensare che sia finita. (altro…)

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Unioni Civili, ecco come si potrebbe fermarle in Parlamento

Unioni Civili, ecco come si potrebbe fermarle in Parlamento

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Articolo di Alfredo Mantovano apparso il 23 gennaio 2016 su La nuova Bussola Quotidiana.

Ci si può avvitare sugli emendamenti. Il punto più critico del disegno di legge sulle cosiddette unioni civili sta però in quello che la Presidenza della Repubblica ha fatto trapelare qualche giorno fa, senza essere smentita: il testo non va bene perché sovrappone il regime del matrimonio e il regime della convivenza fra persone dello stesso sesso; e ciò contrasta con la Costituzione, che adopera  all’articolo 29 espressioni che non lasciano margini di equivoco. Contrasta pure con l’esegesi che di quella norma fondamentale la Corte costituzionale ha dato sei anni fa, con la sentenza n. 138/2010, allorché – pur richiamando la necessità del riconoscimento di diritti ai componenti di una coppia same sex – ne ha escluso la parificazione al matrimonio.

Ciò significa che quand’anche la cosiddetta stepchild adoption fosse stralciata dal ddl Cirinnà, l’applicazione alle coppie omosessuali del medesimo regime previsto per i coniugi condurrebbe in modo rapido all’adozione. Ci si arriva per il richiamo – che il ddl fa – alle norme del codice civile che disciplinano il matrimonio, addirittura a quegli articoli che il celebrante legge al momento delle nozze. La Corte europa dei diritti dell’uomo ha sempre affermato che – fermi restando i diritti elementari, peraltro già ampiamente riconosciuti nell’ordinamento italiano – ogni singolo Stato membro del Consiglio d’Europa ha facoltà di regolare nel proprio ordinamento in modo distinto, ovvero in modo eguale, la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna e l’unione fra persone omosessuali: se però sceglie la seconda strada, cioè quella del trattamento omogeneo, non può lasciare fuori nulla. E dunque, non può articolare un regime di unioni civili sul modello matrimoniale e tenere fuori la possibilità di adottare. Tolto l’art. 5 dal ddl – quello della stepchild adoption – il problema adozione resterebbe in piedi tale e quale, e nella sua interezza, se non cambiano radicalmente gli articoli precedenti il 5.  (altro…)

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