Con la riforma ci rimette anche la scuola

Con la riforma ci rimette anche la scuola

Articolo di Daniela Bianchini pubblicato il 27 ottobre 2016 su La nuova Bussola Quotidiana.

Il disegno di legge di riforma costituzionale prevede il superamento della potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni, nel più generale obiettivo di ridurre alle Regioni a statuto ordinario spazi di competenza legislativa, a favore della competenza (altro…)

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Ma per Renzi viene prima l’Italicum o la riforma Boschi? Il dubbio è lecito

Ma per Renzi viene prima l’Italicum o la riforma Boschi? Il dubbio è lecito

Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato su Tempi il 25 ottobre 2016.

Il presidente del Consiglio ha ragione quando invita a guardare alla riforma costituzionale facendo attenzione ai contenuti e non agli slogan, alle polemiche, alle ricadute del referendum sulle sorti del governo. Peccato che abbia impostato la campagna elettorale più lunga della storia (da aprile a dicembre, otto mesi) in modo diametralmente opposto: all’inizio trasformando il voto in un plebiscito pro o contro se stesso, poi chiudendo ogni spiraglio a modifiche del sistema elettorale. In tal modo ha confermato che la vera posta in gioco è il link esistente fra la riscrittura dei 47 articoli della Costituzione e l’Italicum. Da una parte c’è il cambiamento di oltre un terzo delle disposizioni costituzionali, e con esse dell’ordinamento parlamentare, mentre il sistema elettorale può essere sostituito in ogni momento con legge ordinaria: ma l’impressione che il respiro lungo della legge fondamentale conti meno delle regole per stabilire chi guida la nazione c’è tutta, e non è smentita dai fatti.

Se la gerarchia delle fonti fosse rispettata, non sarebbe caduto nel nulla l’auspicio formulato dall’ex capo dello Stato Napolitano, di cambiare l’Italicum e in tal modo sminare una parte del terreno di confronto referendario. Dopo quell’intervento, il premier ha dapprima manifestato una disponibilità di genere, poi si è rimesso all’iniziativa dei gruppi parlamentari (in modo non del tutto coerente con l’approvazione dell’Italicum avvenuta con l’imposizione della fiducia), infine ha rinviato ogni decisione all’esito del voto del 4 dicembre. In tal modo mostra di tenere più al nuovo sistema elettorale che al nuovo sistema costituzionale: altrimenti non porrebbe a rischio il varo di quest’ultimo, a causa della fascia consistente di persone che voteranno No pur di non far passare l’Italicum; la priorità è quest’ultimo!

Una legittimazione ex post
Nell’immediato la riforma costituzionale sembra avere una duplice funzione: da un lato quella di cornice rafforzata al nuovo meccanismo elettorale, invertendo in qualche modo l’ordine di importanza dei fattori; punta, cioè, a far sì che la minoranza più forte che grazie all’Italicum consegue il 55 per cento dei seggi alla Camera, possa grazie alla nuova Costituzione governare senza rendere conto all’altro ramo del Parlamento, abbia minori vincoli da parte delle Regioni, e usi meccanismi in apparenza più efficaci per far prevalere la propria volontà.

Dall’altro lato punta col referendum a ottenere quella legittimazione popolare che è mancata all’avvio dell’esperienza di questo governo, e che gli è venuta solo indirettamente dalle elezioni europee del 2014. Per questo, molto più che per i toni enfatici, talora apocalittici, usati da alcuni settori del variegato fronte del No, il referendum ha assunto il peso dell’evento politico più saliente nella legislatura in corso.

Sufficit? No: corollario di questa interminabile partita elettorale è l’accento posto sul Sì come manifestazione di voto responsabile, distante dai cosiddetti populismi, bene accetto alla comunità internazionale, all’Europa e agli investitori. E qui i conti rischiano veramente di non quadrare. I sostenitori del Sì usano questo tasto in modo francamente esagerato: prima o poi il boomerang riprenderà la strada del ritorno.
Se ripeti con insistenza che ogni voto non gradito all’establishment è per ciò stesso “populista”; se demonizzi, l’uno dietro l’altro, referendum che hanno logiche e contesti profondamente diversi, dalla Brexit al Canton Ticino, dalla Colombia all’Ungheria, quali presunti esempi della irrazionalità popolare di fronte a temi delicatissimi; se pretendi di insegnare che le scelte della politica non possono dipendere da un voto espresso sull’onda delle emozioni; se mandi il messaggio che è meglio limitare il più possibile il voto stesso, soprattutto quando passa per un referendum, la conclusione che ne trae chi ti ascolta è che alla fine conviene che decidano solo le élite. Il primo effetto è che chi tiene al proprio voto non si farà sfuggire l’occasione del 4 dicembre per dirti nella maniera più chiara possibile che non è d’accordo.

 

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Chi tifa per la cattolica obiezione di coscienza

Chi tifa per la cattolica obiezione di coscienza

Articolo di Francesco Gnani pubblicato il 24 ottobre 2016 su Formiche.net.

Chi c’era e cosa si è detto al convegno annuale organizzato dal Centro studi Livatino “Coscienza senza diritti?”

L’obiezione di coscienza non è una delle “molte frontiere” dove si confrontano “una visione strutturata e valoriale della persona umana” ad una “molto più fluida, se non addirittura liquida”, per citare Bauman. Ma è il luogo dove “si misura il fondamento della dignità umana”, e dove ”si manifestano le contraddizioni conseguenti ad una incontrollata proliferazione dei diritti, spesso avvenuta trascurando i corrispondenti doveri ed il fondamento degli uni e degli altri, che la Chiesa ravvisa nella dignità inalienabile dell’essere umano in quanto creato da Dio”. È il messaggio che il Segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin ha inviato al Convegno annuale organizzato dal Centro studi Livatino “Coscienza senza diritti?”, sul tema dell’obiezione di coscienza, che si è svolto ieri 21 ottobre alla Camera dei Deputati di Roma.

IL CONCETTO DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA

Quella dell’obiezione è infatti una nozione complessa e dibattuta, e l’area tematica, multidisciplinare, investe vari ambiti: dall’eutanasia al rifiuto di effettuare determinati trattamenti sanitari, dall’opposizione dei farmacisti di vendere prodotti “come fossimo macchinette” – sussurra, concitato, il presidente dell’Unione cattolica Farmacisti italiani Pietro Uroda durante uno degli interventi del Convegno fino all’utilizzo della cannabis per uso medico. Tutti argomenti, questi elencati, su cui il parlamento sta attualmente lavorando. Il tema è però scottante anche, e soprattutto, alla luce della recente vicenda dell’Ospedale Cannizzaro di Catania, dove il personale medico è stato accusato di aver causato la morte di una giovane donna in seguito ad una presunta obiezione di coscienza. E dove prontamente sono arrivate le smentite da un po’ tutte le parti, mettendo al centro il fatto che l’obiezione è prevista solo in caso in interruzione volontaria di gravidanza. “Amare la vita significa fare di tutto per salvarla” ha infatti sostenuto il teologo e monsignore Mauro Cozzoli su Avvenire. “I media hanno già scritto la sentenza, ma l’obiezione è funzionale alla vita, non alla morte” riprende il senatore e vicepresidente del Centro Studi Alfredo Mantovano all’inizio dell’incontro.

IL PUNTO FONDAMENTALE DI FARE IL BENE E DISTANZIARE IL MALE

Fare il bene e distanziare il male sono cioè sempre il punto fondamentale, “espressione di una convinzione, un ragionamento di coscienza alla luce delle proprie convinzioni morali”, afferma il direttore dell’European Centre for Law and Justice Grégor Puppinck. O meglio tutto si riconduce, in definitiva, a una questione di moralità, di buon senso. “È noto che l’insegnamento cattolico valorizza in modo particolare il giudizio della coscienza indicando in essa il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria”, continua Parolin nel suo messaggio. Ma lo stesso discorso vale in “una prospettiva filosofico – morale”, dove la coscienza è “luogo centrale di esercizio della libertà umana”, “l’istanza dove l’uomo discerne il bene dal male e si determina all’azione di conseguenza”. È il cielo stellato di Kant, la legge morale di cui si parla. Anche se, conclude il segretario di Stato, “il vero problema posto dall’obiezione di coscienza non è solo quello della sua affermazione, ma anche della sua limitazione, al fine di evitare che una indiscriminata affermazione del diritto di obiezione comporti un’anarchia di fatto ed una arbitraria sottrazione agli obblighi di legge”.

“DISTINGUERE GENERE E SESSO È PER NOI FORTE VIOLENZA AL BAMBINO”, DICE GANDOLFINI

E nell’asse del buon senso viaggiano anche le affermazioni, sul tema di gender e educazione sessuale nelle scuole, del presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini, quando afferma: “Pensare che si possa introdurre un’educazione dei bambini a costruire un genere non armonico con l’identità sessuata, noi la vediamo semplicemente come una enorme e forte violenza nei confronti del bambino”. Questo perché nella legge 107 della Buona scuola, punta il dito il medico, “all’Art. 1 del comma 16, in tre righe è contenuto tutto quello che serve per introdurre il gender nella scuola: ‘contro le discriminazioni sessuali alle identità di genere’. Solo in un secondo momento ci siamo accorti che al Miur erano state accreditate 29 associazioni LGBT e nemmeno una delle nostre. Che è come se per tutelare un pollaio assumessimo una decina di volpi”. La storia, prosegue Gandolfini, è che “nel 2010 in Europa un autoreferenziale gruppo di dieci specialisti, nessun cattolico e italiano, scrive un testo chiamato ‘standard per l’educazione sessuale nelle scuole’. Che in Italia, dopo essere stato bocciato, nel 2013 viene ritirato fuori dal Miur e dall’Unar, che introducono queste linee guida nelle scuole attraverso dei libretti. Li abbiamo letti, e abbiamo cominciato ad avere uno scrupolo di coscienza, ovvero a chiederci: ma possiamo noi lasciare passare queste cose nelle scuole, di cui i genitori italiani ne sono totalmente inconsapevoli?”.

IL PRESIDENTE DELL’ANM DAVIGO E LA FINE DEL DIRITTO NATURALE IN EUROPA

Il tema del contrasto tra legge e coscienza poi – dice il presidente dell’Ass. Naz. Magistrati Piercamillo Davigo – che si tradurrebbe nella “disobbedienza della legge”, è “delicato e affascinante. Il cristianesimo stesso nasce con l’obiezione dei martiri al sacrificio per l’imperatore, che era dovuto per legge”. Ma “tra obiezione profetica e riconosciuta c’è un area grigia, tollerata”. Il punto però è che, dice Davigo, “dalla fine dell’unità religiosa dell’Europa non c’è più la considerazione della legge alla luce di un diritto naturale. E ancora oggi in alcune zone, anche nello stesso est Europa, i diritti umani non sono comprensibili, perché nascono con la separazione dei poteri, che in occidente è molto antico ma in oriente non è comprensibile. In occidente ci sono l’Onu, e la convenzione dei diritti umani. Ma le convenzioni non disciplinano il diritto di coscienza”, afferma il magistrato. “Siamo perciò su un terreno inesplorato”.

C’è stato ultimi anni cambiamento profondo”, ribadisce il segretario generale della Federazione internazionale delle Associazioni dei Medici cattolici Ermanno Pavesi. “Prima la salute era legata all’operato medico, e non c’era conflitto con la volontà. Poi è stata introdotta l’idea che la volontà del malato è la legge suprema. L’idea del diritto di natura non è quello di una religiosità fondata sulla teologia, ma su principi sui quali lo Stato ha retto nei secoli, come formulati da Aristotele. Il concetto di salute si è poi nel tempo modificato, e oggi non si parla di malato ma di cliente”. Così che “il crollo della natalità è uno degli effetti di questa diseducazione sessuale”, conclude Mauro Ronco, presidente del Centro studi Livatino. “E se diventa un programma scientifico si rischiano effetti ancora più devastanti. Ci sono infatti una serie di iniziative volte a limitare l’obiezione di coscienza, per fare del medico il funzionario dello stato totalitario. Avallando crimini che, quando sono desideri, diventano diritti. Dobbiamo promuovere l’obiezione di coscienza contro l’educazione di genere, è un atto profetico. Non nel senso di indovinare il futuro, ma di testimonianza della verità, che come tutte le testimonianze è atto eroico. Ci sono nubi nere all’orizzonte, ma la profezia finirà per aver ragione, per essere riconosciuta. La testimonianza della verità unifica tutti”.

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