Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato l’1 luglio 2017 su Il Tempo.

Un primo livello la vicenda di Charlie Gard è simile a quanto da tempo accade anche nel nostro sistema sanitario: l’ideologizzazione dell’impiego delle risorse. Si negano chemioterapici a pazienti anziani, perché costano e non ne vale la pena vista l’ età, ma si finanzia la fecondazione artificiale di tipo eterologo. Il Great Ormond street hospital di Londra, che nega la prosecuzione delle cure al piccolo, si muove su questa lunghezza d’onda. Vi è un secondo livello, che fa un salto di qualità. I genitori di Charlie avevano contattato un centro medico negli Usa che, senza garanzia di esito favorevole – trattandosi di una patologia rara – assicurava che ci avrebbe provato, con una terapia obbligatoriamente sperimentale. L’ospedale inglese ha negato il diritto di coltivare questo filo di speranza: perché? Non per i costi, visto che sono arrivate offerte per 1,4 milioni di sterline. Dovrebbero rispondere i responsabili dell’Hospital, che invece tacciono. Potevano dire: è una illusione, una presa in giro, mancano evidenze scientifiche, anche solo per acquietare l’angoscia dei genitori. Invece niente. Quasi che la decisione di non attendere il decorso infausto della malattia, ma di provocare prima la morte di Charlie, non sia da mettere in discussione da nessuno, nemmeno oltre Oceano. Qui si va oltre l’uso ideologico delle risorse sanitarie: vi è una pervicacia di morte. I responsabili dell’ospedale affermano con i fatti, pur senza parlare: quel bambino deve morire perché lo abbiamo stabilito noi, né i genitori né altri hanno titolo a interloquire. Nel Regno Unito qualche giorno fa si è votato: ma S. Giovanni Paolo II insegnava che il totalitarismo c’è quando si decide con arbitrio della vita e della morte di una persona, pur se a scadenze periodiche lo Stato nel cui territorio ciò avviene va a elezioni. Terzo livello… e non permettiamo neanche che muoia a casa sua, come i genitori da ultimo hanno pregato che avvenisse. Qui il tratto totalitario è ancora più esplicito: che differenza c’è tra negare questo elementare gesto di umanità e gettare nelle fosse comuni il corpo degli internati nei lager e nei gulag? Charlie è piccolo e gravemente ammalato: ma mostra la deriva di morte in cui, con l’avallo di giudici nazionali e di una Corte che si richiama ai diritti, siamo precipitati in Occidente.

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