Alabama: il testo completo e un commento della legge che bandisce l’aborto.

Alabama: il testo completo e un commento della legge che bandisce l’aborto.

Pubblichiamo il testo integrale della legge approvata ieri fa dallo Stato dell’Alabama in materia di aborto, preceduto da un primo commento
 
 
La legge approvata quasi all’unanimità dalla Camera (73 favorevoli, 3 contrari) e dal Senato (25 favorevoli, 6 contrari) dell’Alabama e oggi promulgata dal Governatore, è eloquentemente rubricata “Alabama Human Life Protection Act”. Il disprezzo e il tasso ideologico con cui i media di tutto il mondo hanno trattato la notizia, non rendono ragione del testo del provvedimento. La legge che entrerà in vigore in Alabama tra 6 mesi, afferma che l’aborto (anche nella forma tentata) configura, sì, un reato, tranne che nel caso in cui sia necessario per evitare un grave pericolo alla salute della madre. La legge prevede per qualsiasi indicazione all’aborto la non imputabilità della madre, e tale elemento è stati quasi del tutto ignorato dalla narrazione giornalistica.
 
Com’è tipico del sistema americano, la legge contiene un’ampia premessa (Section 2) che descrive le basi su cui poggia il provvedimento ovvero la c.d. intenzione del legislatore.
Il Parlamento ha considerato che la norma del codice penale dell’Alabama (Section 13A-13-7) che sanziona l’aborto (anche nella forma tentata) non è mai stata abrogata, sebbene sia stata resa inefficace dall’intervento della Sentenza della Corte Suprema degli USA Roe v. Wade del gennaio 1973, e dalle successive conformi che hanno implicitamente abrogato e reso inapplicabili le normative statali di disciplina restrittiva dell’aborto. Il 6 novembre 2018, inoltre, i cittadini dell’Alabama hanno approvato un emendamento alla Costituzione del 1901 che vincola lo Stato stesso a riconoscere e sostenere la dignità della vita prima della nascita e i diritti del nascituro, chiarendo che la Costituzione dell’Alabama non include alcun diritto all’aborto e men che mai lascia spazio al suo finanziamento con fondi pubblici.
A tanto va aggiunto che il Codice Penale dell’Alabama, nella definizione di persona relativamente al reato di omicidio include espressamente il nascituro nel grembo materno a qualunque stato del suo sviluppo e indipendentemente dalla sua “vitalità”. Nella premessa, poi, il legislatore richiama il principio di eguaglianza contenuto nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America e il suo ancoraggio al diritto naturale, e la ritiene applicabile pure al nascituro: tanto poiché gli attuali progressi della biologia e della medicina rendono non più possibile dubitare della circostanza che il nascituro sia un essere umano. Si precisa che i recenti progressi della medicina dimostrano che il cuore di un bambino inizia a battere a circa sei settimane, potendo essere ascoltato dall’ecografo a otto settimane e visto da un doppler fetale a 10 settimane; che l’imaging ecografia è in grado di rivelare tutto lo sviluppo in grembo del nascituro, mostrando già dopo 6 settimane anche l’immagine di un essere umano. Nella Section 2 della legge c’è, poi, spazio anche per un’altra interessante considerazione (lett. i): «Si stima che 6.000.000 di ebrei sono stati uccisi nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale; 3.000.000 di persone giustiziate dal regime di Stalin nei gulag sovietici; 2.500.000 di persone uccise in Cina nel 1958; da 1.500.000 a 3.000.000 di persone sono state uccise dai Khmer rossi in Cambogia negli anni ’70; 1.000.000 di persone sono state uccise durante il genocidio ruandese nel 1994. Tutti questi sono ampiamente riconosciuti come crimini contro l’umanità. Ebbene, oltre 50 milioni di bambini sono stati abortiti negli Stati Uniti a far data dalla Roe vs. Wade del 1973 a oggi (più di tre volte il numero di quelli uccisi nei campi di sterminio tedeschi, nelle purghe cinesi, nei gulag di Stalin, nei campi di sterminio cambogiani e durante il genocidio ruandese messi assieme)».
 
Denotando una chiara conoscenza delle derive giurisprudenziali degli ultimi decenni e degli strumenti usati dalla giurisdizione per aggirare le leggi in materia di aborto, il legislatore dell’Alabama fissa poi normativamente il significato da attribuirsi ad alcune parole o espressioni , come aborto, gravidanza extrauterina, anomalia letale, grave pericolo per la salute della madre, nascituro, ecc… É interessante qui notare che la legge espressamente prevede che non si intende “aborto” il trattamento fatto con l’intento di evitare il grave pericolo alla salute della madre né quello finalizzato alla interruzione di una gravidanza extrauterina o di quella di un feto con anomalie letali (ovvero destinato a nascere morto o a morire immediatamente dopo la nascita). 
 
 E’ meritevole di attenzione la definizione normativa di “grave pericolo per la salute della madre”. Per la legge in commento esso è «la condizione che secondo un ragionevole giudizio medico richiede la cessazione della gravidanza per scongiurare la morte della madre o il pericolo grave compromissione sostanziale e permanente di una importante funzione vitale». Il “grave pericolo per la salute” «non include condizioni emotive o malattie mentali che solo astrattamente potrebbero determinare la sua morte o quella del nascituro»: deve essere necessariamente uno psichiatra dell’Alabama, con almeno 3 anni di esperienza clinica, a certificare che la donna ha una grave malattia mentale diagnosticata e per questo, secondo un ragionevole giudizio medico, vi è ragione di credere che ella effettivamente porrà in essere condotte che potrebbero comportare la sua morte o quella del nascituro, sicché la cessazione della gravidanza è necessaria dal punto di vista medico per evitare queste condotte. 
 
Fatte queste premesse, la legge qualifica come reato (Section 4) l’aborto (anche nella forma tentata), ad accezione della circostanza in cui un medico certifichi il “grave pericolo per la salute della madre”; certificazione che, tranne i casi di emergenza-urgenza, deve essere confermata da un secondo medico entro massimo 180 giorni dall’aborto. La legge, con estrema chiarezza dispone, quindi, che «Nessuna donna su cui un aborto viene eseguito o tentato è penalmente o civilmente responsabile. Nessun medico che certifichi il grave pericolo per la salute della madre può essere ritenuto responsabile» (Section 5). In tutti gli altri casi, la commissione di un aborto in violazione di questa legge determina l’applicazione delle sanzioni previste dal codice penale dell’Alabama per l’omicidio (e per il tentato omicidio relativamente al tentato aborto).
 
In estrema sintesi, può dirsi che la legge dell’Alabama non pone alcun carico penale sulla donna gestante e chiede semplicemente che si ricorra all’aborto quando viene ritenuto necessario, ovvero quando il bilanciamento tra le posizioni giuridiche dei soggetti coinvolti – che, dunque, qui sono due e non uno – vada nel senso di salvare la salute della madre da un grave pericolo. Pare di poter dire, infatti, che la portata innovativa più significativa della legge sia proprio in quella definizione chiara e non rimessa alla discrezionalità dei giudici di “grave pericolo per la salute della madre”: l’aborto è scriminato solo quando è necessario a evitare la morte della madre o il pericolo di una grave compromissione sostanziale e permanente di una sua importante funzione vitale, pur quando la morte o il pericolo possano scaturire da una patologia psichiatrica seriamente accertata. 
 
 La vera posta in gioco, politica più che giuridica, è che questa legge, che sarà verosimilmente impugnata, permetterà un nuovo giudizio davanti alla Corte Suprema USA: con l’attuale composizione della Corte, la Roe Vs. Wade resterà intatta o sarà superata?
 
Francesco Cavallo, avvocato, dottore di ricerca di diritto costituzionale comparato

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Centro studi Livatino: sconcerto per le scelte della Regione Lombardia sulla RU 486

Centro studi Livatino: sconcerto per le scelte della Regione Lombardia sulla RU 486

Lunedì 17 dicembre la Giunta regionale della Lombardia ha varato un provvedimento che rende possibile la somministrazione del composto abortivo RU 486 anche in regime di day hospital, e comunque senza necessità di ricovero. Una decisione analoga è stata adottata dalla Regione Umbria. Pubblichiamo – ricavandolo dal quotidiano Avvenire dell’8 dicembre – un intervento dell’on. Eugenia Roccella, che esprime le ragioni contrarie a tali decisioni regionali; è al tempo stesso condivisibile e allarmante la considerazione conclusiva dell’ex sottosegretario al Welfare secondo cui l’introduzione in Italia della ‘kill pill’ punta a superare i pur formali vincoli della legge 194/1978, nella direzione di una “privatizzazione”, e quindi di una ulteriore banalizzazione, della vicenda abortiva, senza trascurare i danni per la salute della donna derivanti dall’uso del composto chimico, sui quali vi è una casistica significativa.

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Associazioni cattoliche ringraziano papa Francesco per la difesa della vita

Associazioni cattoliche ringraziano papa Francesco per la difesa della vita

Ringraziamo Papa Francesco per le parole che Egli ha pronunciato per difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati. Sono parole autorevoli quelle di Papa Francesco, che ha fatto dell’attenzione ai poveri e agli ultimi la linea conduttrice del Suo Pontificato. Sono parole efficaci, perché Egli è molto amato anche nelle periferie del mondo e negli ambienti in cui è maggiormente diffusa una cultura aperta all’aborto.

Lo ringraziamo a nome di tutte le associazioni, gruppi e movimenti di impegno cristiano e sociale che spendono la loro opera in difesa della vita e soprattutto delle migliaia di volontari per la vita, che si sentono incoraggiati dalla vicinanza loro espressa da Papa Francesco.

Lo ringraziamo a nome delle donne, che ascoltando le Sue parole si sentiranno incoraggiate nella decisione di accogliere il figlio che vive nel loro grembo, ritrovando così il loro innato coraggio e la gioia della loro maternità.

Lo ringraziamo per il conforto dato a tutti i genitori che, rifiutando la cultura dello scarto, hanno accolto con amore i loro figli malati o con qualche problema.

Ringraziamo Papa Francesco perché ha collegato la riflessione sull’aborto a quella sulla pace e a quelle su ogni aggressione dell’uomo sull’uomo, perché tale collegamento dimostra che la questione dell’aborto non potrà essere considerata chiusa dalla sua legalizzazione.

Rinnoviamo l’espressione della nostra fedeltà e del nostro affetto verso il Santo Padre Francesco.

Associazione Difendere la Vita con Maria (Don Maurizio Gagliardini)
Associazione Giuristi Cattolici Italiani (Francesco D’Agostino)
Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici (Pino Noia)
Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (Tonino Cantelmi)
Associazione Medici Cattolici Italiani (Filippo Boscia)
Associazione Nazionale Famiglie Numerose (Mario Sberna)
Associazione Papa Giovanni XXIII (Giovanni Ramonda)
Associazione Scienza e Vita (Alberto Gambino)
Centro Studi Livatino (Mauro Ronco)
Comitato Difendiamo i Nostri Figli (Massimo Gandolfini)
Federazione Europea Medici Cattolici (Vincenzo Defilippis)
Forum Sociosanitario (Aldo Bova)
Movimento per la Vita Italiano (Marina Casini Bandini)
Movimento PER Politica Etica Responsabilità (Olimpia Tarzia)
Pro-Vita (Toni Brandi)
Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici (Francesco Bellino)
Unione Cattolica Farmacisti Italiani (Piero Uroda)

 

 

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La Chiesa continuerà sempre a combattere contro le legislazioni abortiste

La Chiesa continuerà sempre a combattere contro le legislazioni abortiste

Riceviamo da S.Ecc. Mons Giampaolo Crepaldi, e con gratitudine pubblichiamo, la puntuale riflessione che segue sul referendum irlandese in tema di aborto e sulla legge italiana 194/78.

Dichiarazione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi nel 40mo anniversario della legge 194 e all’indomani del referendum in Irlanda

Nei giorni scorsi, precisamente il 22 maggio 2018, è ricorso il quarantesimo anniversario dell’approvazione da parte del Parlamento italiano della legge 194 che ha introdotto nell’ordinamento del nostro Paese l’interruzione volontaria della gravidanza, ossia l’aborto. (altro…)

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Irlanda: dall’abrogazione dell’8° emendamento alla legge abortista prossima ventura

Irlanda: dall’abrogazione dell’8° emendamento alla legge abortista prossima ventura

* in esclusiva per questo sito *

Dopo il “sì” al divorzio, dunque, giunto all’esito del referendum indetto nel 1995, e quello al matrimonio tra persone dello stesso sesso, di soli tre anni fa, l’Irlanda compie un nuovo, “attesissimo passo avanti”, nel cammino verso la “modernizzazione” in senso laicista delle sue istituzioni, epifenomeno chiaro di un cambiamento ben più profondo in atto nel Paese, rinviante ad un processo di secolarizzazione che sta investendo la cultura e il sentire morale di un popolo, anche grazie alle iniziative, considerevoli e ben note, messe in campo dall’attivismo lobbista internazionale (altro…)

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I ciechi d’Irlanda. Cede anche l’Irlanda: sì all’aborto

I ciechi d’Irlanda. Cede anche l’Irlanda: sì all’aborto

Articlo di Alfredo Mantovano, pubblicato il 27 maggio 2018 su Tempi

Per un singolare paradosso, dopo il voto di venerdì la “cattolica Irlanda” appare ancora più vicina all’odiata Inghilterra che decreta la morte di un bambino di 23 mesi perché disabile, che a Nazioni più distanti geograficamente – penso alla Polonia o all’Ungheria -, al cui interno la sensibilità pro life cresce e trova interessanti sponde politiche. A Dublino le sponde politiche sono invece cadute: quel Leo Varadlcar che oggi, da primo ministro, (altro…)

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Bocciata la legge regionale della Puglia contro l’obiezione di coscienza

Bocciata la legge regionale della Puglia contro l’obiezione di coscienza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
 
La proposta di legge “Norme in materia di concreta attuazione della legge 194/78”, avanzata dal gruppo LeU, puntava a obbligare la Regione Puglia ad aggirare il diritto all’obiezione di coscienza per il personale medico e paramedico previsto dalla legge 194 attraverso la creazione di liste di medici obiettori, concorsi per non obiettori, misure amministrative (trasferimenti ed altro) in danno del personale obiettore.

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Mantovano: “L’aborto e un bilancio della legge 194 (con milioni di bimbi soppressi)”

Mantovano: “L’aborto e un bilancio della legge 194 (con milioni di bimbi soppressi)”

Intervista ad Alfredo mantovano di Mario Bozzi Sentieri, pubblicata il 17 maggio 2018 sul sito Barbadillo.

Approvate dal Senato il 18 maggio 1978 e pubblicate sulla  “Gazzetta Ufficiale” il 22 maggio dello stesso anno, le norme sulla cosiddetta Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) furono, a metà degli  Anni Settanta del ‘900,  il risultato di una martellante campagna di comunicazione/mobilitazione, patrocinata dal Partito Radicale e dal settimanale “L’Espresso”, diventato l’organo  di una cultura abortista dai tratti provocatori.  (altro…)

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