Soddisfazione per la sentenza delle Sezioni Unite. Ora niente alibi per i cannabis shop

Soddisfazione per la sentenza delle Sezioni Unite. Ora niente alibi per i cannabis shop

La sentenza della Cassazione ha il pregio di fare chiarezza su una quesitone che in realtà non era oscura: la legge n. 242/2016 disciplina la coltivazione della canapa, ma la cessione resta vietata. Oltre la sua lettera, quella legge era stata impropriamente intesa come un via libera alla cessione al dettaglio di marijuana, seppure entro i i limiti dello 0.6, comunque idonei a provocare l’effetto drogante. Ora non ci sono più alibi: i cannabis shop non sono lo strumento per realizzare una legalizzazione di fatto. Sarà necessario lavorare sul piano della prevenzione per superare quella percezione di cannabis lecita che si è diffusa soprattutto per gli adolescenti, e per rendere il divieto qualcosa di concreto.

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Dossier cannabis shop

Dossier cannabis shop

Riprendiamo da Il Foglio di oggi l’articolo di Alfredo Mantovano e pubblichiamo in allegato, per una migliore intelligibilità dello stesso, la direttiva del Ministero dell’Interno sugli esercizi commerciali che vendono derivati della cannabis, il testo della legge n. 242/2016, e due interessanti report, menzionati nell’articolo, coordinati dal prof. Giovanni Serpelloni, con l’autorizzazione dello stesso tossicologo, dedicati ai problemi che finora gli acquisti nei negozi hanno posto e alla percezione da parte dei giovani.  (altro…)

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Leggera come la peste

Leggera come la peste

Segnaliamo l’ultimo numero del mensile Tempi, in larga parte dedicato al tema “droga”. Per richiederne copia scrivere a www.tempi.it

Servizio tratto da Tempi del 13/02/2019. Foto da copertina

La lotta alla droga è praticamente sparita dalle agende politiche, travolta da manovre e balle funzionali al business della marijuana legale. La regina di queste “bugie a fin di marketing” è la leggenda della cannabis “droga leggera”. E proprio a lei è dedicata la copertina del nuovo numero di Tempi, “Leggera come la peste”.

All’interno del mensile, un ampio servizio di copertina spiega come e perché il tema della lotta alla droga sembra essere stato di fatto dimenticato da quasi tutti in Italia, nonostante la crescente diffusione delle sostanze stupefacenti soprattutto tra i giovani e gli enormi danni che producono a livello esistenziale, sanitario e civile. Si tratta di un grave errore che moltissime persone e la società intera stanno già pagando assai caro. Ne parlano Alex Berenson, ex reporter del New York Times, Giovanni Serpelloni, uno dei maggiori esperti italiani sull’argomento, Antonio Tinelli di San Patrignano e il nostro Alfredo Mantovano, oltre José Berdini e allo psichiatra Giuseppe Mammana, che Tempi ha incontrato nel villaggio della Comunità Pars a Corridonia (Macerata).

Non accettate balle dai trinariciuti
La droga uccide, distrugge e si diffonde sempre di più. Ma la scuola, i media, la politica, e pure i tribunali teorizzano e praticano il contrario di quel che dovrebbero. Noi cominciamo a ristabilire un po’ di verità
Di Alfredo Mantovano

A che punto è l’intossicazione
I numeri del fenomeno droga in Italia squadernati da Giovanni Serpelloni. Che fa piazza pulita di omissioni, errori e bugie a fin di marketing
Di Pietro Piccinini

Contro la legalizzazione della peste moderna
I danni della svolta “tollerante” voluta da Renzi in tema di lotta allo spaccio. E le illusioni di chi propone canne ancora più libere
Di Alfredo Mantovano

E io che credevo fosse leggera
Alex Berenson, ex reporter del New York Times, ha sconvolto l’America semplicemente mettendo in fila i dati sulla marijuana. Qui ci racconta perché ha deciso di farlo
Di Leone Grotti

È in pericolo una generazione intera. Così si sta muovendo San Patrignano
Di Antonio Tinelli, responsabile comunicazione e prevenzione della comunità fondata da Vincenzo Muccioli

Per ritrovarsi ci vuole un villaggio
Si chiama «approccio integrato» e significa «rieducare le persone perdute al rapporto con la realtà». È il segreto della Comunità Pars, che ha saputo prendere per le corna i demoni della doppia diagnosi (dipendenza e psicosi). Appunti per chi non vuole arrendersi a una piaga dilagante
Di Pietro Piccinini

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Cannabis…no grazie!

Cannabis…no grazie!

Il 30 gennaio 2019, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, l’avv. Stefano Nitoglia, del Centro Studi Rosario Livatino, ha partecipato, con una relazione di taglio giuridico, alla Conferenza stampa sul tema: “Cannabis… no grazie!”, organizzata dal deputato di Forza Italia On.le Roberto Novelli.

Scopo della iniziativa era quello di contrastare i progetti di legge favorevoli alla legalizzazione delle droghe, all’esame del Parlamento, in particolare di quelli sulle cosiddette “droghe leggere”, che leggere non sono affatto.

Oltre all’On.le Novelli e all’Avv. Nitoglia, hanno svolto relazioni il Prof. Giovanni Serpelloni, già responsabile del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e il Dott. Antonio Affinita, direttore generale del Moige.

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Non è il proibizionismo a dar soldi alle mafie, ma chi compra e consuma droga

Non è il proibizionismo a dar soldi alle mafie, ma chi compra e consuma droga

di Giovanni Serpelloni *
 
Spesso si leggono slogan antiproibizionisti che accusano chi non vuole legalizzare e liberalizzare il consumo di droghe, di sostenere e promuovere i guadagni delle organizzazioni criminali quali la mafia, la camorra o la ‘ndrangheta. È necessario contestare questo artificioso sillogismo in quanto superficiale, demagogico oltre che irrazionale e che viene strumentalmente utilizzato solo per giustificare e sostenere le proposte di legalizzazione delle droghe. Nel rigettare al mittente questa grave accusa di “supportare le mafie” attraverso il sostenere la proibizione dell’uso di droghe, va contemporaneamente considerato una cosa molto semplice ma altrettanto vera e cioè che queste organizzazioni criminali sono concretamente ed ampiamente supportate esclusivamente da tutte quelle persone che comprano droga dai loro spacciatori fornendo quindi direttamente quel denaro che alimenta le organizzazioni criminali tanto vituperate. Una enorme contraddizione per chi vorrebbe contrastate queste organizzazioni. Questa è la semplice e lapalissiana realtà se si vuol vedere.

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Allarme ignorato Basta casi come Desirée e Pamela. Fermiamo l’epidemia droga

Allarme ignorato Basta casi come Desirée e Pamela. Fermiamo l’epidemia droga

Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato sul numero di Tempi di novembre 2018.

È come una epidemia, solo che si preferisce ignorarla. Può essere prevenuta e contrastata, ma addirittura per molti, media e intellettuali inclusi, dovremmo poterla provare tutti liberamente: una sorta di colera legale e gratuito. Neanche episodi come quello di Desirée Mariottini, nel cuore della Capitale, pochi mesi dopo quello di Pamela Mastropietro, a Macerata, e dopo quello di Emanuele Morganti, ad Alatri, fanno arrendere alla realtà. Che ha (altro…)

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