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Legge omofobia: chi ne paga i costi?

Legge omofobia: chi ne paga i costi?

La Ragioneria generale dello Stato contraria al testo per la mancata indicazione delle coperture finanziarie.

Nell’iter parlamentare uno snodo importante è la c.d. bollinatura, cioè il parere favorevole espresso dalla Ragioneria Generale dello Stato, in assenza del quale la Commissione Bilancio (della Camera o del Senato, a seconda del ramo dove è incardinata la proposta in discussione) blocca il seguito del provvedimento: esso dipende, qualora l’articolato preveda impegni di spesa, dalla corretta indicazione delle relative coperture nella relazione tecnica che deve accompagnare la proposta, e prima ancora nelle disposizioni finanziarie della stessa.

Il testo unificato redatto dall’on Zan sull’omotransfobia, che riunisce e somma le varie proposte depositate dall’inizio della Legislatura, non ha superato quest’esame. Nel documento che pubblichiamo di seguito la Ragioneria dello Stato ha espresso parere contrario su gran parte delle nuove norme che implicano costi, proprio a causa della omessa precisazione della copertura finanziaria.

Così, per es., l’art. 5, che istituisce la Giornata mondiale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia reca al co. 4 l’apodittica indicazione secondo cui “Dall’attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato”. E tuttavia in occasione di tale “giornata” il co. 3 stabilisce che “siano organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado”: il che non è immaginabile che avvenga a costo zero.

E poiché tali eventi sarebbero organizzati affinché qualcuno vi partecipi, il co. 2 della medesima disposizione aggiunge che “la Giornata di cui al comma 1 non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta la riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado (…)”. Il che rende lecito il quesito se non costituiscano un ulteriore costo pubblico le ore o l’intera giornata di un dipendente di un ufficio pubblico o di una scuola statale a cui verrebbe corrisposta la normale retribuzione non a fronte di attività lavorativa o per ferie retribuite, bensì per partecipare agli eventi della Giornata.

Altra norma bocciata dalla Ragioneria è quella di cui all’art. 7, che stanzia 4 milioni di euro all’anno per un programma teso a realizzare sull’intero territorio nazionale centri contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Su questo sito abbiamo avuto modo di denunciare la «frode parlamentare» attuata inserendo  la stessa identica norma del t.u. Zan in una diversa legge approvata il 17 luglio 2020 – la legge n.77/2020, di conversione con modifiche del d.l. n. 34/2020 -, quindi già entrata in vigore, avente per oggetto altra materia (https://www.centrostudilivatino.it/testo-zan-omofobia-e-frode-parlamentare-oggi-la-comm-giustizia-della-camera-votera-articoli-gia-approvati-dalla-legge-di-conversione-del-dl-rilancio/).

La rilettura delle norme in questione alla luce della bocciatura della Ragioneria sembra far emergere la consapevolezza da parte dei proponenti della legge sull’omofobia che manca la copertura finanziaria per l’anno 2021; e di conseguenza la volontà di “blindare” subito le somme con una norma di legge definitiva che, scavalcando e anticipando l’esame parlamentare del t.u. Zan, “metta in sicurezza” i fondi sul 2020 per poi utilizzarli nell’anno successivo.

Infatti:

  • l’art. 7 del t.u. Zan alloca i 4 milioni annui “a decorrere dall’anno 2020”», e su questo la Ragioneria “esprime parere contrario in quanto non sussistono le necessarie disponibilità per l’anno 2021”;
  • l’art. 105 quater inserito nel menzionato d.l. n. 34/2020, il c.d. decreto rilancio, dalla legge di conversione, ha stanziato la stessa somma e per le medesime finalità “per l’anno 2020”.

Posto che la Giornata contro l’omofobia si celebra il 17 maggio, è lecito pensare che in tal modo – con una diversa legge – si sia voluta allocare la somma sull’anno in corso al fine di utilizzarla – in caso di approvazione del t.u. Zan – per il 17 maggio 2021, nella consapevolezza che per il prossimo anno non vi sono risorse economiche allocabili, come infatti rilevato dalla Ragioneria di Stato. Ma il marchingegno potrebbe non funzionare: è regola di contabilità pubblica che un impegno di spesa che ha copertura per l’anno in corso non possa trascinarsi, in caso di mancato utilizzo, nell’esercizio finanziario successivo. Il che vuol dire che il colpo di mano, per lo meno quanto alle spese per la Giornata, alla fine non conseguirebbe alcun risultato.

Quello che si ricava con certezza da questa vicenda è:

  1. che il denaro val più della Costituzione, se le condizioni poste dalla Commissione Affari costituzionali per un parere positivo al t.u. Zan non sono riuscite a far ripensare il testo, mentre invece la nota della Ragioneria ha l’effetto di bloccarlo;
  2. l’articolato riesce a causare pasticci non soltanto nel merito, bensì pure su un piano tutto sommato non centrale quale è una contenuta copertura finanziaria.

Una ragione in più per fermarlo.

Roberto Respinti

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Il testo Zan sull’omofobia, esempio di diritto penale simbolico

Il testo Zan sull’omofobia, esempio di diritto penale simbolico

L’estensione degli art. 604 bis e 604 ter cod pen. alle discriminazioni per orientamento sessuale o identità di genere, proposta dal testo unificato proposto dal relatore on Zan si ricollega alla c.d. legge Mancino, che risale al 1993 e punisce l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità: nei 27 anni trascorsi si è tentato a più riprese di prevederne l’applicazione ai reati di omofobia, come per esempio nel 2013, con la proposta Scalfarotto e altri, senza successo, e prima ancora nel 1996, da parte dell’allora deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola.

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50 associazioni su t.u. Zan “omofobia”. Dopo il parere della Comm. Affari cost. il testo deve tornare in Comm. Giustizia, non andare in Aula

50 associazioni su t.u. Zan “omofobia”. Dopo il parere della Comm. Affari cost. il testo deve tornare in Comm. Giustizia, non andare in Aula

Le associazioni firmatarie della presente nota valutano positivamente il lavoro svolto oggi dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, chiamata a esprimere il parere sul testo unificato Zan in tema di contrasto alla omo-transfobia. Il parere pone una serie di osservazioni, ma prima ancora due condizioni relative l’una ai rischi di sanzionare penalmente opinioni liberamente espresse, che non siano collegate ad atti di violenza, l’altra alla estrema genericità dell’uso di categorie come genere, identità di genere e orientamento sessuale: con questo conferma le critiche e le riserve espresse da tanti giuristi durante le audizioni.

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Testo Zan “omofobia”: approvato in Commissione Giustizia ignorando il parere del Comitato per la Legislazione. Auspicio di un esame rigoroso oggi in Commissione Affari costituzionali

Testo Zan “omofobia”: approvato in Commissione Giustizia ignorando il parere del Comitato per la Legislazione. Auspicio di un esame rigoroso oggi in Commissione Affari costituzionali

Con una seduta conclusa alle ore 1.45 di oggi – quasi si dovesse convertire in legge un decreto urgente per contrastare la pandemia – la Commissione Giustizia della Camera ha ultimato l’esame del testo unificato Zan in tema di contrasto alla omo-transfobia. Abbiamo con più documenti illustrato il carattere liberticida e discriminatorio dell’articolato (per tutti https://www.centrostudilivatino.it/testo-unificato-zan-anti-omotransfobia-perche-e-liberticida-e-discriminatorio/), e insieme con esso una serie di anomalie procedurali, in primis l’aver anticipato le norme finanziarie del testo con l’inserimento degli art. 7 e 9 nella legge di conversione del DL rilancio.

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Sull’“omofobia” urge cambiare strumento normativo

Sull’“omofobia” urge cambiare strumento normativo

Lettera aperta di associazioni ai parlamentari

On.li deputati e senatori,

                                            ci rivolgiamo a Voi da esperienze associative e personali di condivisone della sofferenza e del dolore. Per questo pensiamo di essere fra i più sensibili nel voler difendere e valorizzare la vita dei più deboli. E ci schieriamo, perciò, subito a favore di rimedi contro forme di violenza, anche a causa dell’orientamento sessuale, perché la persona è sempre “sacra” e segno di un Destino infinito.

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50 associazioni su t.u. Zan “omofobia”. Dopo il parere della Comm. Affari cost. il testo deve tornare in Comm. Giustizia, non andare in Aula

Testo Zan “omofobia” e frode parlamentare: oggi la Comm. Giustizia della Camera voterà articoli già approvati dalla legge di conversione del DL rilancio

Oggi la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati avvia l’esame del testo unificato Zan in tema di contrasto alla omo-transfobia (sul quale https://www.centrostudilivatino.it/testo-unificato-zan-anti-omotransfobia-perche-e-liberticida-e-discriminatorio/): un articolato controverso, che provoca preoccupazioni e dissensi. L’art. 7 di esso prevede al co. 1 che “Il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, di cui all’articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è incrementato di 4 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020, al fine di finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il sostegno delle vittime”. Fra esse, al co. 2, “un programma per la realizzazione in tutto il territorio nazionale di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere”. L’art. 9 spiega che “Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 7, comma 1, pari a 4 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190”.

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Giudici e norme. Perché no, perché sì

Giudici e norme. Perché no, perché sì

Articolo di Luciano Moia pubblicato su Avvenire il 18 luglio 2020.

Continua in Parlamento e nel Paese il confronto sul testo base della legge contro l’omofobia. La commissione Giustizia della Camera ha raddoppiato gli sforzi per esaminare entro martedì – secondo il calendario annunciato – gli oltre mille emendamenti presentati (975 arrivano da Lega e Fratelli d’Italia). Il testo del ddl è atteso in Aula, alla Camera per il 27 luglio ma, vista la mole degli emendamenti, non è escluso un rinvio. 

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