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20. Lucrezio e il contrattualismo

20. Lucrezio e il contrattualismo

Nella filosofia antica, sofisti, quali Glaucone e Trasimaco, contrappongono il nomos alla physis, e sostengono che le leggi vengono fatte sulla base di una convenzione fra gli uomini perché ognuno si astenga dall’offendere un suo simile a condizione che il suo simile si astenga dall’offendere lui. Questa tesi è ripresa da Epicuro e da Lucrezio. Il libro V del De Rerum Natura di Lucrezio (I a.C.) è, a parte gli accenni dei Sofisti, il primo documento della teoria del contratto sociale, che avrà largo successo in età moderna (la ritroveremo in Hobbes, Locke e Rousseau).

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18. Virgilio e il diritto internazionale antico

18. Virgilio e il diritto internazionale antico

Alla dottrina giusromanistica non è certo sfuggita la peculiare conoscenza virgiliana in materia giuridica. Nell’Ottocento si era occupata del tema sia nell’ambito di ricerche specificamente dedicate allo studio dell’opera virgiliana, sia in sillogi di carattere più generale, volte all’analisi complessiva della conoscenza del diritto da parte dei poeti latini. Di particolare rilievo l’atteggiamento culturale e poetico di Virgilio nei confronti della guerra concepita dai Romani come una rottura traumatica delle naturali relazioni pacifiche tra i popoli: che ha sempre necessità di una giustificazione, bellum iustum piumque, cioè avere una giusta causa.

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17. Orazio, le Satire e il diritto

17. Orazio, le Satire e il diritto

Nella poesia di Orazio è sorprendente l’uso ripetuto di termini e immagini giuridiche: si tratta di numerosi riferimenti al diritto spesso divertenti e raffinati, tecnicamente precisi, rivolti a pubblici differenziati a seconda dell’istruzione di ciascun lettore, da quella più elementare sino a quella dei giuristi in senso stretto. Il poeta dimostra di conoscere il più antico diritto romano (con particolare riferimento alle XII Tavole), ma anche il diritto a lui coevo, quello sostanziale come quello processuale, il privato come il criminale: molte delle fonti oraziane per tali motivi sono state adeguatamente esaminate dai giusromanisti.

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16. Tibullo e il sacrilegium

16. Tibullo e il sacrilegium

A differenza di quanto riscontrato in Catullo e Properzio, nell’opera di Tibullo non si rinviene un impiego ricorrente della terminologia giuridica o di espressioni riconducibili, almeno in una certa misura, a istituti giuridici. Nei suoi versi però si ritrova una testimonianza di carattere squisitamente giuridico riguardo al sacrilegium, su cui vale la pena soffermarsi.

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15. Properzio, poesia e diritto penale

15. Properzio, poesia e diritto penale

Nei suoi componimenti si rinvengono tracce della giovanile formazione giuridica, poiché la famiglia intendeva avviarlo alla carriera forense, e in particolare ai reati del veneficio e della proditio.

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14. Catullo, poeta e indirettamente giurista nei Carmi sul matrimonio

14. Catullo, poeta e indirettamente giurista nei Carmi sul matrimonio

La tradizione giuridica romana non è circoscritta ai soli ‘tecnici’ del diritto ma si estende perfino ai poeti, fra i più insigni dei quali vi è Catullo: in lui lo ius appare un mezzo di comunicazione strumentale alla modalità espressiva, e offre una indiretta testimonianza della disciplina del matrimonio nell’Urbe.

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13. Processo a Socrate

13. Processo a Socrate

Il processo a Socrate ha segnato la storia del pensiero occidentale, causando divisioni difficili da ricostituire. Nel 399 a.C. egli fu accusato di non riconoscere gli dei di Atene e di corrompere i giovani: l’Apologia di Platone espone l’autodifesa del Maestro, che aveva rifiutato di accettare che altri ne assumesse il patrocinio nel processo. Pur potendo salvarsi dalla condanna richiesta (la pena di morte) dichiarandosi colpevole, rimase coerente fino alla fine. Esempio fra i più luminosi di quello che è e può essere la filosofia, il suo sacrificio fa chiedere quale sia il valore di un sapere che non riesce a farsi comprendere dagli altri. In questa prospettiva la vicenda del processo – e non solo del processo, perché tutta la vita del filosofo Socrate fu oggetto di quel giudizio – è la storia di un doppio fallimento: il fallimento di una democrazia intorpidita, e forse anche il fallimento del filosofo, incapace di trovare parole adeguate per articolare le sue ragioni.

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12. Antigone, fra diritto naturale e diritto positivo

12. Antigone, fra diritto naturale e diritto positivo

Antigone, figura mitologica audace e risoluta, sventurata ma appassionata e volitiva, è la protagonista dell’omonima tragedia di Sofocle. Appartenente alla funesta stirpe dei Labdacidi; incestuosa e malaugurata prole di Edipo e di sua madre, Giocasta, con la quale il sovrano tebano condivise involontariamente il talamo matrimoniale, dopo l’inconsapevole parricidio del suo predecessore, Laio, il suo crimine è quello di dare sepoltura al fratello Polinice dopo che Creonte, suo zio e re, aveva pubblicato un editto che la proibiva. Polinice, al comando di un esercito nemico, aveva attaccato Tebe, che era retta dall’altro fratello Eteocle, per conquistare quel che, a suo avviso, gli spettava in quanto erede del regno. Polinice e il fratello muoiono, mentre Creonte, zio materno dei fratelli morti, considera Polinice un traditore e gli nega l’onore del funerale: ordina che il suo cadavere sia abbandonato nudo, oggetto di disprezzo ed esposto alle fiere. L’etica e la coscienza individuale vengono idealmente contrapposte alla legge, all’autorità, alle norme sociali. Antigone diviene detentrice della propria verità, che decide stoicamente di concretizzare; sceglierà di mantenersi conforme a se stessa, trasgredendo l’editto imposto alla “pólis” cadmea dal despota vigente, che rappresenta il «diritto dello stato». Ella accetta con indignato e rassegnato fatalismo – ma temerariamente – la solitaria catabasi verso l’Ade «senza compianto e senza amici», ineludibile conseguenza delle proprie azioni.

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11. Insegnamenti giuridici nelle favole di Fedro

11. Insegnamenti giuridici nelle favole di Fedro

Se il diritto ha ragione di essere in quanto comunichi e promuova valori condivisi o largamente condivisibili, le fiabe di Fedro sono dense ricca di contenuto etico, la cui ripetibilità nel tempo e nello spazio diventa regola giuridica. La narrazione immaginifica fedriana può contenere più sostanza di giustizia di quanta pandette, codici e rituali procedurali non siano capaci di esprimere.

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