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13. Immanuel Kant: l’apogeo del giusnaturalismo e l’inizio della sua crisi

13. Immanuel Kant: l’apogeo del giusnaturalismo e l’inizio della sua crisi

Per  Kant in ogni legislazione si trovano due elementi: una legge, che rappresenta l’azione che deve esser fatta oggettivamente come necessaria; un impulso, che unisca soggettivamente il motivo che determina la volontà a questa azione colla rappresentazione della legge, onde questo secondo elemento si riduce a ciò che la legge faccia del dovere un impulso. Il primo elemento presenta l’azione come un dovere, il secondo unisce nel soggetto all’obbligazione ad agire un impulso capace di determinare la volontà in generale. Dunque, ogni legislazione può differire da un’altra quanto agli impulsi. Quella legislazione che erige un’azione a dovere, e questo dovere nello stesso tempo ad impulso è morale. Quella che al contrario non comprende quest’ultima condizione nella legge, e che in conseguenza ammette anche un impulso diverso dell’idea dal dovere stesso è giuridica. Il puro accordo o disaccordo di un’azione colla legge senza riguardo alcuno all’impulso di essa si chiama legalità; quando invece l’idea del dovere derivata dalla legge è nello stesso tempo impulso all’azione, abbiamo moralità. Da questo si può desumere che tutti i doveri, unicamente perché sono doveri, appartengono all’etica; ma la legislazione che li prescrive non è perciò stesso sempre compresa nell’etica, anzi essa dai suoi limiti per molti di essi. Dunque non nell’etica ma nello ius riposa la legislazione, che ordina che la promessa data deve essere mantenuta. L’etica insegna soltanto che, se anche fosse soppresso l’impulso che la legislazione giuridica unisce al dovere, l’idea del dovere sarebbe da sola sufficienza come impulso. (Kant, Introduzione alla Metafisica dei costumi, in Scritti politici e di filosofia della storiadel diritto, Utet, Torino, 1956, 393 ss.)

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12. John Locke, il giusnaturalista della libertà

12. John Locke, il giusnaturalista della libertà

1. Nato nel 1632 a Wrington, nel Somerset, durante i convulsi eventi della prima rivoluzione inglese che condusse alla decapitazione del Re Carlo I, John Locke era figlio di un ufficiale giudiziario. Intraprese i suoi studi all’Università di Oxford, divenendo insegnante di greco e di retorica. Fu amico di molti noti scienziati della sua epoca come il chimico Robert Boyle. Cominciò a interessarsi di medicina e filosofia elaborando il proprio pensiero durante il suo servizio di medico e consigliere di Lord Anthony Ashley Cooper, il quale divenne presto Lord Cancelliere. Caduto in disgrazia il suo “mecenate”, che riparò nei Paesi Bassi, si allontanò anch’egli per qualche anno dalla vita politica. Tornato a 57 anni in Inghilterra, sconosciuto al grande pubblico, ma noto nel circolo dei dotti, nel 1696 era nominato commissario del Board of Trade and Plantations, cui si dedicherà fino alle dimissioni nel 1700 dopo le quali si concentrò sulla riflessione teologico-religiosa[1].

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10. Christian Thomasius: un giusnaturalista sui generis

10. Christian Thomasius: un giusnaturalista sui generis

Thomasius con i Fundamenta iuris naturae et gentium, del 1705, presenta il giusnaturalismo come presa di coscienza dell’ esistenza di uno ius naturae, un diritto inscritto nella natura stessa delle cose, contrapposto allo ius positum (diritto positivo, nel senso di posto, stabilito dai singoli Stati). Sulle orme di Cicerone egli distingue tra 3 valori fondamentali : l’honestum , lo iustum e il decorum, cui corrispondono le tre attività umane della morale , del diritto e della politica.

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9. Il diritto naturale in Spinoza: tra potere e potenza

9. Il diritto naturale in Spinoza: tra potere e potenza

Per Spinoza la nozione di diritto è presentata come norma naturale originaria. Il diritto naturale esprime la condizione di vita di tutti: ogni individuo ha pieno diritto su ciò su cui si estende il suo potere, che si esplica secondo le modalità proprie della natura di ogni ente. L’omogeneità della natura annulla ogni diversità, in particolare nega qualsiasi differenza di valore (dal punto di vista della totalità) tra gli uomini e gli altri esseri. Tutti in natura partecipano dell’unico potere, in essi riflesso come diritto di esistere e operare per la propria preservazione.

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8. Christian Wolff tra diritto naturale e giuspositivismo

8. Christian Wolff tra diritto naturale e giuspositivismo

Il sistema giusnaturalistico elaborato da Wolff rappresenta il tentativo in epoca moderna di dedurre, attraverso la ragione, i diritti e le obbligazioni degli individui a partire da un principio generale. All’opera wolffiana si deve aver tratto dalle concezioni precedenti gli elementi necessari per fondare l’emergente ideologia codicistica. Più che negli autori che lo hanno preceduto è presente in Wolff l’idea che compito del filosofo del diritto sia quello di rintracciare nella natura le norme del diritto privato. L’opera wolffiana si presta dunque a essere osservata sotto una duplice prospettiva: da un lato quale elaborazione teorica delle idee giusnaturalistiche risalenti a Grozio; dall’altro – e forse proprio in conseguenza di ciò – quale presupposto dell’ideologia giuspositivistica che, con l’avvento dei codici, avrebbe caratterizzato di lì a poco la cultura giuridica europea.

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7. VICO E LA NOZIONE STORICA DI DIRITTO NATURALE

7. VICO E LA NOZIONE STORICA DI DIRITTO NATURALE

Per Vico il diritto sorge ‘naturalmente’, e in forma dialettica, in ogni ordinamento da contingenti umane necessità e, via via, dalla forza e dalla religione giunge alla ‘ragione tutta spiegata’. Lo stesso vale per tutte le forme della vita sociale e politica, degli Stati o delle Repubbliche, ivi comprese le autorità, i governi, i giudizi. Il diritto, che non è la legge positiva posta dall’autorità, nasce con l’organizzazione della comunità di riferimento (ibi societas, ibi ius). L’attività giuridica degli uomini, comprende in sé tutte le altre: l’attività economica, l’attività politica, l’attività sportiva, l’attività letteraria e così via.

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6. Grozio e i riflessi del giusnaturalismo sul diritto moderno

6. Grozio e i riflessi del giusnaturalismo sul diritto moderno

Per Grozio poiché l’uomo è un animale sociale, è per sua natura portato a relazionarsi coi propri simili, anche se gli egoismi e gli interessi individuali sono causa di conflitti. Gli uomini devono quindi darsi delle leggi per poter vivere insieme. Essi istituiscono tra loro un patto rinunciando a una parte dei poteri che ciascuno ha in quanto essere libero in natura. L’obiettivo di questo patto è l’utile, quale forma necessaria di benessere diffuso tra tutti gli uomini.

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5. Francisco Suarez e il De legibus: tra i fondamenti del pensiero giuridico occidentale

5. Francisco Suarez e il De legibus: tra i fondamenti del pensiero giuridico occidentale

Il Doctor Eximio espone una legge naturale differente da ciò che potremmo intendere noi oggi con la stessa denominazione: non le leggi della chimica, fisica o biologia, riferite alle cose od agli animali, che non sono liberi di agire diversamente. La legge naturale dell’uomo invece, secondo il pensiero del Suarez, essendo la partecipazione di questo alla legge eterna, è l’inclinazione al bene, poiché presuppone un agire morale, e dunque libero. La sua origine è soprannaturale, Dio stesso, che ha creato l’uomo come un essere simile agli animali sotto alcuni punti di vista, e però radicalmente differente: egli è infatti cosciente e libero, naturalmente dotato di ragione e di libero arbitrio.

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4. Tommaso d’Aquino, il diritto fra ragione e relazione

4. Tommaso d’Aquino, il diritto fra ragione e relazione

1. Ultimo di sette figli Tommaso nacque in una famiglia di piccoli feudatari imperiali, i d’Aquino di Roccasecca, fra il 1221 e il 1227. Uno dei suoi biografi ufficiali, Guglielmo di Tocco, riferisce che morì a quarantanove anni – la data della morte è certa: 7 marzo 1274 – e questo porterebbe la data di nascita al 1225[1].

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