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Scuola in Puglia: se il Tar suona la campanella il caos entra in aula

Scuola in Puglia: se il Tar suona la campanella il caos entra in aula

Prima il conflitto tra le due articolazioni del Tar Puglia. Poi un’ordinanza della Regione che “rimescola le carte”. Infine la chiusura della partita con un nuovo provvedimento del Tar Bari. In pochi giorni la terra di Puglia è stata teatro di un mach con molti protagonisti, senza vincitori, con due vittime certe: la scuola e quella che una volta si chiamava la “certezza del diritto”. Andiamo per ordine.

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Consiglio UE di oggi: chi “ricatta” chi sul Recovery fund?

Consiglio UE di oggi: chi “ricatta” chi sul Recovery fund?

Che c’entra il gender col bilancio UE? Perché le riserve di Ungheria e Polonia sono fondate

1. Viktor Orban e Mateusz Morawiecki, Primi Ministri rispettivamente di Ungheria e Polonia, vengono descritti in queste ore da larga parte dei media come gli affamatori delle genti d’Europa, bisognose delle provvidenze economiche del Recovery Fund dell’UE. L’annuncio di negare la loro approvazione al bilancio dell’Unione per il periodo 2021-2027, che deve ottenere l’assenso degli Stati membri prima dell’approvazione da parte del Parlamento europeo, è tacciato in modo quasi unanime come un ricatto per sottrarsi alla condizionalità sullo Stato di diritto, sulla quale il Parlamento europeo e la presidenza tedesca del consiglio dell’Ue hanno raggiunto un accordo preliminare, che dovrebbe essere definitivamente approvato in occasione della odierna seduta del Consiglio europeo (su di esso https://www.centrostudilivatino.it/la-commissione-ue-profitta-del-covid-per-imporre-lideologia-lgbtq/).

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Covid 19, crisi economica e incremento del lavoro minorile

Covid 19, crisi economica e incremento del lavoro minorile

1. Uno studio aggiornato dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e dell’UNICEF informa che milioni di bambini rischiano di essere spinti verso il lavoro a causa della crisi economica innescata dalla pandemia, che potrebbe portare a un incremento del fenomeno dopo 20 anni di risultati positivi conseguiti. Secondo il rapporto “COVID-19 and child  labour: A time of crisis, a time to act”, il numero di bambini che lavorano in età precoce è diminuito di 94 milioni rispetto al 2000, ma si rischia una inversione di marcia[1].

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La Commissione UE profitta del Covid per imporre l’ideologia LGBTQI

La Commissione UE profitta del Covid per imporre l’ideologia LGBTQI

Nota a margine della Comunicazione COM(2020)698 del 12.11.2020

1. Con la comunicazione n. 698 del 12 novembre 2020, la Commissione UE ha definito una serie di strategie volte a implementare l’ideologia LGBTQI negli ordinamenti giuridici dell’Unione e degli Stati membri: esse comprendono l’iniziativa per introdurre un reato di omofobia a livello europeo, il riconoscimento reciproco tra gli Stati membri della omogenitorialità e dei matrimoni omosessuali, l’assegnazione di finanziamenti specifici per le iniziative LGBTQI e l’inserimento “into all EU policies as well as into EU funding programmes”, compreso il Recovery Fund per fronteggiare l’emergenza sanitaria, di una enfasi specifica sulla “LGBTQI equality perspective”.   

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Idrossiclorochina per Covid-19: contro il divieto AIFA

Idrossiclorochina per Covid-19: contro il divieto AIFA

Oggi davanti al Tar Lazio il ricorso di un gruppo di medici

Si tiene oggi, avanti al Tar del Lazio, sezione III quater, il procedimento n.6115/2020 avente per oggetto la richiesta di annullamento della nota AIFA-Agenzia Italiana del Farmaco del 26 maggio 2020 recante la “sospensione autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento del COVID-19 al di fuori degli studi clinici”. Il ricorso è stato depositato nel luglio scorso da alcuni medici, che durante il primo lockdown si sono occupati dei pazienti affetti da Covid 19.

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La crisi è gravissima e gli strumenti insufficienti

La crisi è gravissima e gli strumenti insufficienti

Da Interris, testata on line, 6 novembre 2020

All’esito di una settimana difficile il Governo interviene con un nuovo d.P.C.M., il quinto in meno di un mese. È il più classico dei casi della montagna che partorisce il topolino: il decreto contiene ancora una volta misure inadeguate per eccesso e per difetto. Sfugge la razionalità dell’imposizione di un coprifuoco notturno all’intero Paese, pur se è semplice fare della movida un capro espiatorio: ai rischi da movida provvedevano peraltro i precedenti d.P.C.M. Ridurre la capienza massima dei mezzi pubblici ha ben poca efficacia, se non si è a suo tempo garantito un incremento delle flotte (non dei monopattini).

Nella sua insufficienza, il decreto ha almeno evitato una misura ipotizzata nei giorni precedenti: il lockdown degli anziani; a parte la sua inopportunità, sarebbe stato difficile superare i profili di incostituzionalità in cui essa sarebbe incorsa, segnalati dal Centro Studi Livatino.

Nella forma, questo decreto è stato preceduto dall’intensa ricerca da parte del Governo di sponde istituzionali, dalle Regioni a quel Parlamento le cui prerogative in primavera furono ignorate. Ma le modalità con cui è stato redatto paiono il tentativo tardivo di condividere le responsabilità politiche con quanti più soggetti possibile al fine di sviare l’attenzione dalla débâcle organizzativa. Erano i mesi estivi che dovevano utilizzarsi per programmare in modo serio e condiviso l’organizzazione per la seconda ondata, mentre essi sono stati fatti trascorrere con interventi minimi e talvolta estemporanei.

La denuncia di inadeguatezza della compagine governativa, provenuta nei giorni scorsi anche da qualificati esponenti della stessa maggioranza politica che la sostiene, rende necessario un nuovo Governo, che sia di effettiva unità nazionale, capace di adottare le misure necessarie per l’emergenza sanitaria, di organizzare la gestione a regime della situazione sanitaria ed economica, e di ricompattare un Paese “spaesato”, impaurito dal virus, dalla sua narrazione, e oggi anche meno coeso per le spesso irrazionali scelte dell’Esecutivo. 

In attesa di ciò, gli Italiani sono chiamati ancora una volta, come spesso nella nostra storia, a fare sostanzialmente da soli. La miglior difesa è il senso di responsabilità poiché, che oltre a rispettare le regole imposte, dovremo adottare le precauzioni e i sacrifici delle libertà necessari per la salute, in particolare delle persone più vulnerabili; e per far sentire queste persone meno sole, magari dedicando loro una telefonata inattesa che potrebbe divenire quotidiana, o un saluto dalla finestra. Sono armi che permetteranno a chi ha forza d’animo di condividerla con chi soffre maggiormente l’ansia e la depressione da emergenza. Oltre ai semi di una rinascita morale già evidenziati commentando per Interris un precedente d.P.C.M., sarà così possibile trarre da questa drammatica esperienza occasione di crescita umana e sociale, insieme con una pratica di carità preziosa.

La reazione all’inadeguatezza dell’azione governativa non può tradursi in un ribellismo più o meno scomposto alle regole stabilite per questa fase, ferma restando l’impugnabilità giudiziaria di quelle illegittime e irrazionali. La sede appropriata per reagire alla storica inadeguatezza del Governo sarà la memoria e, quando ve ne sarà occasione, l’assunzione di responsabilità politica.       

Francesco Farri
Centro Studi Livatino
Avvocato e Dottore di ricerca in diritto dell’economia e dell’impresa all’Università La Sapienza di Roma

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Covid-19: è anche emergenza usura

Covid-19: è anche emergenza usura

1. L’emergenza sanitaria da Covid-19 si è trasformata in crisi economica e finanziaria, e tra i fattori di preoccupazione vi è incremento del rischio usura. L’allarme è stato lanciato a fine settembre dall’allora Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, il prefetto Anna Paola Porzio, in occasione della presentazione nella Sala stampa del Viminale della Relazione annuale 2020[1] (il prefetto Porzio ha poi cessato l’incarico dopo qualche giorno).

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Covid-19 e dpcm: incostituzionali gli arresti domiciliari per “anziani”

Covid-19 e dpcm: incostituzionali gli arresti domiciliari per “anziani”

Fra le misure ipotizzate per il prossimo Dpcm sull’emergenza Covid-19 vi sarebbe la separazione degli “anziani” – categoria che al momento non è ben chiaro da che età dovrebbe partire – dal resto della popolazione, in primis in famiglia. Per costoro, al fine di tutelare la salute pubblica, andrebbero sacrificati diritti fondamentali, fondati nella Costituzione: la libertà personale ex art. 13, la libertà di circolazione ex art. 16, i diritti della famiglia come società naturale ex art. 29.

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