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Gomorra (2009) di Matteo Garrone

Gomorra (2009) di Matteo Garrone

Gomorra è un fenomeno sociale: ancora oggi continua ad essere, in ogni sua forma mediale (libro, film, serie tv) una sorta di brand che ha avvicinato in un modo sbagliato l’opinione pubblica ai temi della criminalità. Una narrazione senza filtri, senza una logica oppositiva al suo interno, in cui chiunque può avere alcune caratteristiche positive, anche un boss della camorra, con il serio rischio di emulazione soprattutto da parte del mondo giovanile.

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Povere creature (2023) di Yorgos Lanthimos

Povere creature (2023) di Yorgos Lanthimos

Nella pittoresca cornice della Londra vittoriana dimora Bella Baxter, una giovane donna dallo spirito candido e puerile, evolutasi sotto l’egida di un eccentrico scienziato dal volto segnato, noto come Godwin Baxter. La giovane affettuosamente lo designa con l’appellativo di God, quasi in un omaggio al Divino Creatore. Con il passare degli anni, Bella fugge in compagnia di Duncan, un dissoluto e benestante libertino. Insieme attraversano l’incantevole scenario europeo, durante il quale la protagonista si immerge nella complessità della vita, sperimenta le sfumature del desiderio e si avventura in insondabili profondità conoscitive. Il culmine della vicenda si dipana in modo surreale, ma, nonostante ciò, cela al suo interno una trama di pseudo redenzione femminista, delineando in pratica una versione di Barbie destinata a un pubblico più colto, una raffinata platea che abbraccia le opere di Voltaire, il mondo incantato di Alice, la provocazione del marchese De Sade e l’influenza diretta di Mary Shelley, autrice del celebre Frankenstein.

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Decalogo 5 (Non uccidere) di Krzysztof Kieslowski (1988)

Decalogo 5 (Non uccidere) di Krzysztof Kieslowski (1988)

Nel film il Decalogo 5 si intrecciano tre storie: quella di un avvocato contrario alla pena di morte (Piotr), quella di un tassista e quella di un teppista (Jacek) che sta preparando una rapina. Le storie convergono nella seconda parte: il teppista sale sul taxi e, una volta fuori città, uccide il proprietario per rubargli l’auto. L’avvocato lo assiste nel processo, ma non riesce a evitargli la condanna a morte. Il film è una denuncia della pena di morte nella Polonia comunista guidata dal generale  Wojciech Jaruzelski , cui si accompagna una riflessione sulla natura della pena in generale, che non deve essere una forma di vendetta.

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Il camorrista (1986), di Giuseppe Tornatore

Il camorrista (1986), di Giuseppe Tornatore

Il camorrista segna l’esordio alla regia e alla sceneggiatura di Giuseppe Tornatore. Ispirandosi all’omonimo romanzo di Giuseppe Marazzo, il film racconta l’ascesa al potere del “professore” che, dal carcere di Poggioreale, riesce a creare una nuova e potente organizzazione camorrista. Trasformare la camorra in un’organizzazione criminale di potenza, struttura gerarchica e verticalità, fondando il proprio progetto su una robusta ideologia delinquenziale regionale-popolare e una devozione assoluta al capo. In estrema sintesi, questo fu il proposito criminale perseguito con spietata determinazione da Raffaele Cutolo, il capo spietato della camorra napoletana, divenuto il protagonista indiscusso della scena criminale campana (e nazionale) durante gli anni ’70 e i primi anni ’80. In tale periodo, la camorra compì una notevole evoluzione, passando da una criminalità dal profilo modesto a un’organizzazione ricca e autorevole, caratterizzata da una forza e spietatezza mai viste prima. Affiancando una dottrina criminale innovativa e un culto della personalità del leader, Cutolo integrò diversi elementi volti a conferire importanza e sostanza al suo progetto. Mentre il richiamo netto al passato attraverso il recupero dei riti e della struttura della vecchia camorra dell’Ottocento mirava a conferire alla “sua” Nuova Camorra Organizzata un background storico e una connotazione esoterica, l’apertura alla modernità fu rappresentata dal coinvolgimento nel traffico di stupefacenti, in particolare della cocaina. Emerse anche una nuova figura criminale, l’imprenditore-camorrista. La legittimazione da parte della classe politica locale e nazionale costituì un altro elemento chiave, culminando nella negoziazione con le Brigate Rosse per la liberazione del potente assessore ai lavori pubblici della Campania, Ciro Cirillo. L’organizzazione fondata da Raffaele Cutolo vide la luce il 24 ottobre 1970, persistendo sulla scena criminale per quasi tredici anni. Nel corso degli anni ’70 e i primi ’80, la Nuova Camorra Organizzata (NCO) si rivelò protagonista di rilevanti eventi che segnarono la storia della regione Campania. In primo luogo, emerse la cruenta guerra di camorra tra l’organizzazione guidata da Cutolo e i clan della cosiddetta Nuova Famiglia, ostili a sottomettersi ai progetti egemoni e dispotici di Don Raffaele. In aggiunta, si registrarono i tragici eventi sismici che colpirono l’Irpinia nel biennio 1980-1981, insieme al già menzionato rapimento – e il conseguente rilascio – del politico DC Cirillo ad opera delle Brigate Rosse. Il culmine del deprecabile piano cutoliano fu rappresentato dal caso Cirillo, segnando altresì l’inizio del suo declino. Il trasferimento all’Asinara nel giugno del 1982, le uccisioni dei fedelissimi Rosanova e Casillo e il massiccio intervento delle forze dell’ordine nell’estate del 1983 rappresentano le tappe salienti che condussero al definitivo de profundis della Nuova Camorra Organizzata e del suo carismatico leader.

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C’è ancora domani (2023) di Paola Cortellesi

C’è ancora domani (2023) di Paola Cortellesi

La città eterna, Roma, si trova in uno stato di dicotomia postbellica: da un lato, si percepisce un fervore rigenerativo, un’energia rinnovatrice che scaturisce dalla fine della guerra; dall’altro, le ombre persistenti della miseria, un retaggio doloroso lasciato dal conflitto che ha sconvolto la nazione. In questo contesto storico complesso, emerge la figura di Delia, un archetipo della donna casalinga nell’ambito della Roma del dopoguerra. La sua esistenza quotidiana è segnata da un impegno costante e minuzioso: mantiene il suo angolo di mondo, un modesto sottoscala, in uno stato impeccabile di pulizia, dedica il suo tempo alla preparazione dei pasti per il marito Ivano e i loro tre figli, si prende cura con dedizione del suocero, un uomo dall’indole burbera. Non si limita a questi doveri domestici, ma si impegna anche in piccole attività redditizie come il rammendo di biancheria, la riparazione di ombrelli e le iniezioni a domicilio. Tuttavia, secondo il severo giudizio del suocero, Delia è afflitta da un difetto: non esita a replicare, un comportamento considerato inappropriato in un’epoca in cui il silenzio era spesso imposto alle donne. Questa sua presunta insubordinazione è vista dal marito Ivano come un’insolenza che merita punizione; pertanto, non esita a sottoporla a maltrattamenti fisici e umiliazioni per ogni presunta trasgressione. Nel frattempo, la loro figlia Marcella si trova sull’orlo di un cambiamento significativo nella sua vita: è prossima al fidanzamento con il figlio del proprietario del bar del quartiere, un evento che potrebbe innalzare il suo status sociale e permetterle di distanziarsi dalla realtà stagnante in cui la sua famiglia si trova immersa, e soprattutto dalla figura materna, perpetuamente avvolta nel suo grembiule e soggetta alle crudeltà del marito. Per fortuna, al di fuori delle mura domestiche, Delia non è priva di sostegno. Trova conforto e appoggio in alcune figure chiave: un meccanico che le vuole bene, un’amica che la sostiene con il suo spirito vivace, un soldato afroamericano disposto ad aiutarla. E, forse il più significativo di tutti, Delia nutre un sogno segreto, un desiderio profondamente custodito, ispirato da una lettera ricevuta inaspettatamente, che potrebbe rappresentare la chiave di una svolta nella sua vita.

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Parenti serpenti (1992) di Mario Monicelli

Parenti serpenti (1992) di Mario Monicelli

Mario Monicelli, un cineasta attento alle dinamiche familiari, già esplorate in opere come “Padri e figli”, “Caro Michele” e “Speriamo che sia femmina”, porta sul grande schermo la commedia “Parenti serpenti”. In questa pellicola, Monicelli dipinge un quadro acido e disilluso dell’istituzione familiare: quattro fratelli, due maschi e due femmine, che durante le vacanze natalizie si recano a trovare i loro anziani genitori, ognuno di loro porta con sé la propria famiglia, insieme a numerosi bagagli che includono regali, abiti festivi e, inevitabilmente, frustrazioni, segreti e dolorosi conflitti irrisolti. La trama si sviluppa con il rituale incontro dei parenti, tra momenti affettuosi e ipocrisie, confidenze e pettegolezzi, doni e veleni fino alla raggelante decisione unanime di uccidere i due anziani genitori, simulando un incidente domestico nella notte di Capodanno, tramite una stufa a gas difettosa da loro regalatagli.

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Detenuto in attesa d giudizio (1971) di Nanni Loy

Detenuto in attesa d giudizio (1971) di Nanni Loy

Il film “Detenuto in attesa di Giudizio” trae ispirazione dall’inchiesta televisiva intitolata “Verso il carcere” condotta da Emilio Sanna. Quest’opera cinematografica mette in luce, attraverso le vicissitudini di un cittadino comune, le criticità persistenti del sistema giudiziario italiano: un apparato lento, retrogrado e intrappolato in una burocrazia eccessivamente complessa. In un paese che dovrebbe seguire i principi di Beccaria, la struttura destinata alla correzione e al recupero degli individui erranti si trasforma invece in un inferno, dove i diritti dell’individuo vengono soppressi e la sua integrità fisica e morale annientata. Il protagonista, Giuseppe Di Noi, un affermato geometra, conduce una vita serena e appagante, circondato da una bella famiglia e un lavoro prospero. Dopo un periodo trascorso in Svezia, decide di fare ritorno in Italia per una breve vacanza. Tuttavia, al momento del controllo dei passaporti alla frontiera, viene arrestato senza apparente motivo e catapultato da un carcere all’altro, attraversando l’intera penisola. L’accusa, che gli viene comunicata successivamente, riguarda un presunto omicidio colposo legato al crollo di un edificio da lui progettato prima di emigrare, causando la morte di un cittadino tedesco. Durante un’odissea caratterizzata da umiliazioni senza fine, l’uomo, alla fine, risulterà estraneo alla catastrofe e verrà rilasciato. Questa storia denuncia in modo eloquente le imperfezioni del sistema giudiziario italiano, rivelando come anche chi conduce una vita impeccabile possa essere trascinato in un vortice di ingiustizia e soprusi.

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Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli

Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli

Il film “Un borghese piccolo piccolo” è un dramma italiano del 1977 diretto da Mario Monicelli e basato sul romanzo omonimo di Vincenzo Cerami. Il libro, scritto nel 1976, è una satira sociale che esplora temi come l’avidità, la meschinità e la disumanità attraverso la storia di un uomo comune Giovanni Vivaldi (Alberto Sordi), un borghese di mezza età, impiegato e con una famiglia, che vive una vita apparentemente ordinaria. Tuttavia, la sua esistenza tranquilla viene sconvolta quando suo figlio muore in circostanze tragiche. Questo evento scatena una profonda crisi emotiva in Vivaldi, che decide di fare giustizia da solo e inizia un percorso di vendetta contro il responsabile della tragedia.

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A Serious Man di Joel ed Ethan Coen (2009)

A Serious Man di Joel ed Ethan Coen (2009)

A Serious Man dei fratelli Coen è un film del 2009 che esplora la figura di Larry Gopnik, un professore di fisica ebreo che vive in un sobborgo degli Stati Uniti nei primi anni ’60. Il personaggio di Gopnik viene spesso paragonato a Giosuè, noto anche come Giobbe, un personaggio biblico che affronta una serie di prove e tribolazioni. Come Giobbe, Larry Gopnik sembra essere un uomo virtuoso e onesto che viene improvvisamente colpito da una serie di sfortune nella sua vita. La sua moglie lo lascia per un altro uomo, il suo lavoro è minacciato da un collega ambiguo e i suoi figli sembrano avere problemi comportamentali. In cerca di risposte, Gopnik consulta tre rabbini diversi, che riflettono l’immagine dei tre amici di Giobbe che cercano di dargli consigli. Il film affronta temi universali come la sofferenza, la fede e l’esistenza di un ordine morale nel mondo. Gopnik è tormentato dalle domande sulla giustizia divina e sulla sua responsabilità per gli eventi che gli accadono. La sua ricerca di significato e comprensione diventa il fulcro della trama, mentre cerca di decifrare il motivo dietro le sue sfortune e di trovare una risposta alle sue domande esistenziali.

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Oppenheimer (2023) di Christopher Nolan

Oppenheimer (2023) di Christopher Nolan

Cosa succede quando si vuole rovinare la reputazione di uno scienziato illustre in un clima politicamente orientato? Qual è la responsabilità dello scienziato stesso riguardo ad una sua “terribile invenzione”? Queste sono le domande che Nolan pone attraverso il suo interessante e complesso film sulle vicende umane, accademiche e politiche del fisico J. Robert Oppenheimer, a capo di quel Progetto Manhattan che produsse i primi ordigni nucleari.

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