La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019

La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019

La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019 

di Aldo Rocco Vitale *

  1. Con la sentenza 12193/2019 le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno posto l’ulteriore – e almeno per ora definitivo – tassello giurisdizionale nel più vasto e fin troppo complesso mosaico giuridico relativo al problema della maternità surrogata che, nonostante l’espresso divieto normativo sancito dal comma 6 dell’articolo 12 della legge 40/2004,[1] sempre più di fatto si diffonde, sollecitando non soltanto sforzi di carattere interdisciplinare, ma altresì coinvolgendo all’interno di ciascuna disciplina, contemporaneamente molteplici profili tra loro interconnessi, come quelli di carattere costituzionalistico (per esempio, i diritti della famiglia o la tutela della salute riproduttiva), o civilistico (per esempio, la determinazione dello status filiationis o la configurazione della stepchild adoption per coppie del medesimo sesso), o penalistico (per esempio, l’effettività del piano sanzionatorio della legge 40/2004 o l’integrazione della fattispecie di reato di falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità propria o altrui), o internazionalistico (per esempio, la definizione dei rapporti tra ordine pubblico internazionale e nazionale o l’ampiezza territoriale della giurisdizione penale italiana).[2]

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Corte EDU e maternità surrogata

Corte EDU e maternità surrogata

Su richiesta della Corte di Cassazione francese i giudici della Corte EDU sono stati chiamati, per la prima volta, a pronunciarsi sulla richiesta di parere preventivo proposto in base al nuovo Protocollo n. 16 alla Convenzione EDU, entrato in vigore ad agosto del 2018. Si tratta di un parere non vincolante, neppure con riferimento al caso giudiziario dal quale è scaturita la richiesta di parere alla Corte di Strasburgo; né tale parere può avere la stessa efficacia giurisprudenziale delle sentenze della Corte Edu, che, come è noto, costituisce il diritto vivente della Convenzione dei diritti dell’uomo, al di là della risoluzione del singolo ricorso. Ciò non di meno, il parere può certamente orientare a livello interpretativo l’autorità politica e gli organi giudiziari dei Paesi aderenti alla Convenzione. Va sul punto precisato che l’Italia, dopo aver sottoscritto il “Protocollo 16”, non ha ancora provveduto a ratificare con legge tale accordo internazionale – essendovi non poche perplessità sulle sue ricadute -, per cui i giudici italiani non possono al momento avvalersi dello strumento della richiesta di parere preventivo non vincolante. (altro…)

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I bambini non si vendono e neppure si regalano

I bambini non si vendono e neppure si regalano

Nota a Cass. pen.,  Sez. VI, n.2173 del 20/12/2018 ( dep. 17/01/2019)

di Giuseppe Marra – Magistrato

Il titolo di questa breve nota sintetizza provocatoriamente il principio di diritto espresso dalla recente sentenza della Suprema Corte, poiché la questione della rilevanza penale dell’affidamento a terzi di un minore a titolo gratuito, la cui soluzione potrebbe sembrare scontata secondo il comune sentire, era in realtà oggetto specifico di ricorso da parte dell’imputata (la madre del minore) al fine di ottenere l’assoluzione dal reato di cui all’art. 71, comma 1, della Legge 4 marzo 1983, n.184 (Diritto del minore ad una famiglia), per il quale era stata condanna sia in primo che in secondo grado. La norma citata prevede che : “ Chiunque, in violazione delle norme di legge in materia di adozione, affida a terzi con carattere definitivo un minore, ovvero lo avvia all’estero perche’ sia definitivamente affidato, e’ punito con la reclusione da uno a tre anni .”, senza che sia richiesto al fine dell’integrazione del reato che l’affidamento del minore avvenga a seguito del pagamento di un corrispettivo (ipotesi certamente più frequente), e con un aggravamento di pena per il caso in cui l’affidamento a terzi avvenga ad opera del genitore o del tutore .

La triste vicenda umana vedeva come protagonista una giovanissima donna che, malgrado fosse in stato avanzato della gravidanza, era intenzionata ad abortire e per tale ragione si era rivolta ad un ginecologo. Il medico per praticare l’aborto illegale le aveva chiesto una consistente somma di denaro, che la ragazza non era in grado di pagare. Ed allora il medico, con una notevole pervicacia criminale, aveva concordato con la gestante che, una volta nato il bambino, esso sarebbe stato affidato ad una coppia desiderosa di avere un figlio, al di fuori ovviamente da qualsivoglia pratica legale di adozione. L’accordo non prevedeva alcun compenso per la giovane mamma, mentre il medico, all’insaputa della donna, aveva ottenuto dalla coppia di aspiranti genitori la promessa di ricevere per la sua attività la somma di 20.500 euro.

Per queste condotte illecite il medico e la coppia dei cosiddetti genitori intenzionali erano stati condannati anche in appello per il delitto di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, nonché per l’art. 7, commi 1-4-5, della citata legge n.184/1983.

La giovane mamma era stata condannata invece solo per il reato di cui all’art. 71, comma 1, sopra descritto, ossia per l’affidamento a terzi di un minore, in violazione delle norme di legge in materia di adozione.

Il ricorso per cassazione di quest’ultima imputata era formulato sostanzialmente con due motivi : in primo luogo si eccepiva che l’art. 71, comma 1, L. n.184/1983 troverebbe applicazione solo nell’ambito di una formale procedura di adozione, che nella specie non era neppure iniziata; in secondo luogo si contestava che la sentenza di condanna per l’affidamento illegale del minore non aveva tenuto conto del fatto che l’imputata non aveva ricevuto alcun compenso, né era stata parte dell’accordo corruttivo tra il ginecologo e la coppia a cui era stato affidato il minore, ragion per cui  la norma andava interpretata in maniera difforme da come avevano fatto i giudici di merito, mancando, ad avviso della difesa, un elemento costitutivo della fattispecie.

La Cassazione ha rigettato il ricorso perché infondato sotto entrambi i profili, con una motivazione sintetica ma puntuale. La Corte ha infatti sostenuto che il delitto di cui all’art. 71, comma 1, L. n.184/1983 “…non richiede affatto che l’affidamento illegale del minore sia avvenuto nell’ambito di una procedura formale di adozione, né è richiesto per colui che affida il minore la previsione di un compenso economico come corrispettivo della consegna del minore stesso, essendo tale compenso previsto solo come condizione di punibilità per colui che “riceve” il minore in illecito affidamento”. Nel passaggio successivo viene poi chiarita la ratio della norma incriminatrice, secondo cui : “… chi affida illegittimamente il minore viola sempre l’interesse del minore ad un affidamento nel rispetto di tutte le condizioni poste a sua tutela (stabilità della coppia, maturità e capacità educativa della stessa etc.); chi lo riceve è punito, invece, solo se ha pagato, evidentemente perché non si è ritenuto meritevole di pena colui che lo riceva per appagare un desiderio naturale di genitorialità, senza ricorso a strumenti  latamente corruttivi.”.

In conclusione chi affida un minore a terzi, al di fuori dai casi disciplinati dalla legge sull’adozione, è sempre punito con la reclusione da uno a tre anni, pena aumentata per i genitori e gli altri soggetti indicati dal comma secondo dell’art. 71 citato.

Va infine evidenziato che la tutela penale di cui alla presente nota, non riguarda il cosiddetto fenomeno della maternità surrogata o utero in affitto, nel quale l’accordo illecito per dare il proprio figlio ad altri comprende necessariamente la donna gestante, che deve portare a termine la gravidanza, e precede la nascita del minore; in tali casi la tutela penale viene offerta dall’art. 12, comma 6, legge 19 febbraio 2004, n. 40, che prevede la sanzione penale della reclusione da tre mesi a due anni e la multa da € 600.000,00 ad 1.000.000 di euro nei confronti di  “..chiunque, in qualsiasi forma, realizza organizza o pubblicizza … la surrogazione di maternità”.

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Figlie di due uomini? La sentenza è in contrasto con la legge

Figlie di due uomini? La sentenza è in contrasto con la legge

Pubblichiamo, in esclusiva per questo sito, una nota consigliere Giuseppe Marra, quale primo commento critico dell’Ordinanza del 15 novembre scorso, con la quale il Tribunale di Milano ha disposto la trascrizione nei registri dello Stato civile del Comune di due gemelle da maternità surrogata come figlie di una coppia same sex. Alla nota segue il testo integrale del provvedimento dei Giudici milanesi.

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Il giudice praeter legem o contra legem?

Il giudice praeter legem o contra legem?

Il 19 settembre scorso questo sito ha pubblicato l’atto con cui la Procura della Repubblica di Roma, nella persona dei pubblici ministeri, dr.ssa Maria Monteleone e Stefano Pizza, ha impugnato la trascrizione, disposta dal Sindaco della Capitale, dell’atto di nascita di una minore, iscritta come figlia di due “padri”, che avevano fatto ricorso alla pratica della maternità surrogata. A quella prima informazione facciamo ora seguire, in esclusiva per questo sito, un articolato commento del dott. Giuseppe Marra, magistrato addetto all’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione. (altro…)

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Esiste dunque un magistrato a Roma

Esiste dunque un magistrato a Roma

Riprendendo il titolo di una famosa opera di Bertold Brecht, siamo particolarmente lieti di pubblicare l’atto con cui la Procura della Repubblica di Roma, nella persona dei pubblici ministeri, dr.ssa Maria Monteleone e Stefano Pizza, impugna la trascrizione, disposta dal Sindaco della Capitale, dell’atto di nascita di una minore, iscritta come figlia di due “padri”, che avevano fatto ricorso alla pratica della maternità surrogata.  

Si tratta di un provvedimento pregevole, per più ragioni: chiarisce, in modo argomentato, cosa deve intendersi per ordine pubblico interno e internazionale, definisce i limiti dell’intervento giurisdizionale, e, soprattutto, ristabilisce il vero a proposito del migliore interesse del minore. Senza formalismi e, soprattutto, chiamando le cose con loro nome: a partire dall’utero in affitto. (altro…)

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Maternità surrogata, il ricatto del “fatto compiuto”

Maternità surrogata, il ricatto del “fatto compiuto”

Intervista di Caterina Giojelli al procuratore Domenico Airoma, del Centro Studi Livatino, pubblicata il 30 maggio 2018 su Tempi.

L’appiglio è sempre lo stesso: è contro la legge, è un reato, non è riconosciuta in Italia, ma basta andare in un paese estero in cui la maternità surrogata è stata legittimata per tornare in patria con un bimbo in braccio. Eppure non si infrange solo la legge. Eppure a fare le spese dell’uso dei corpi degli adulti per soddisfare il desiderio di un figlio è il bimbo stesso. Non lo dice la morale cattolica, lo dice la legge a cui una certa parte di magistrati sembra (altro…)

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