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Adozione da coppie “gay” e maternità surrogata. Ancora su Sezioni Unite n. 9006/2021

Adozione da coppie “gay” e maternità surrogata. Ancora su Sezioni Unite n. 9006/2021

Dopo gli interventi di Pietro Dubolino, Daniela Bianchini e Renato Veneruso, oggi con Domenico Airoma torniamo sulla sentenza n. 9006/2021delle Sezioni Unite civili della Cassazione, depositata il 31 marzo, in materia di riconoscimento in Italia dell’adozione internazionale da parte di una coppia omogenitoriale. L’oggetto della riflessione si concentra questa volta sulla evidente e sostanziale apertura, nonostante le affermazioni di segno contrario, del decisum di legittimità verso la maternità surrogata.

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Corte costituzionale, eterologa, maternità surrogata e figli

Corte costituzionale, eterologa, maternità surrogata e figli

Prime considerazioni a margine delle sentenze n. 32 e n. 33 della Consulta.

Con le sentenze n. 32 e n. 33, depositate ieri, la Corte Costituzionale si è pronunciata in tema di PMA-procreazione medicalmente assistita e di status filiationis derivante da fecondazione eterologa e da maternità surrogata effettuata all’estero.

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Maternita’ surrogata, il rischio dei bambini “scelti per catalogo”

Maternita’ surrogata, il rischio dei bambini “scelti per catalogo”

Di Alfredo Mantovano, da Interris, 1° febbraio 2021.

Il 28 gennaio la Corte costituzionale ha annunciato due sue pronunce, le cui motivazioni saranno pubblicate “nelle prossime settimane”, riguardanti la maternità surrogata. Il primo giudizio riguarda – così la nota stampa della Consulta – “le questioni di legittimità sollevate dalla Cassazione sull’impossibilità di riconoscere in Italia (…) un provvedimento giudiziario straniero che attribuisce lo stato di genitori a due uomini italiani uniti civilmente, che abbiano fatto ricorso alla tecnica della maternità surrogata”. Il secondo riguarda il“riconoscimento dello status di figli per i nati mediante tecnica di procreazione medicalmente assistita eterologa, praticata all’estero da due donne”: il Tribunale di Padova, che l’ha sollevata, “ha riscontrato un vuoto di tutela”, perché le due donne hanno sciolto la loro convivenza, e questo rende non praticabile la c.d. stepchild adoption.

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L’ordinamento sancisce il divieto di maternità surrogata

L’ordinamento sancisce il divieto di maternità surrogata

Il diritto non può essere opportunisticamente piegato per sanare atti vietati dalla legge

di Aldo Rocco Vitale, da Il Dubbio 27 gennaio 2021 pagine 8 e 9.

Si discutono oggi dinnanzi alla Corte Costituzionale due casi simili fondati sul problema della estendibilità della disciplina del riconoscimento del figlio nel caso di una coppia di donne che abbia fatto ricorso a procreazione medicalmente assistita (PMA) eterologa, al fine di attribuire lo status di figlio riconosciuto alla compagna della madre biologica del nato, e nel caso di una coppia di uomini che abbia ottenuto il figlio da riconoscere mediante la pratica della maternità surrogata.

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La maternità surrogata all’esame delle Sezioni Unite

La maternità surrogata all’esame delle Sezioni Unite

La posta in gioco e le conclusioni del Procuratore Generale

Il 12 gennaio le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno celebrato l’udienza riguardante il riconoscimento dell’adozione legittimante, pronunciata all’estero, in favore di una coppia dello stesso sesso: la vicenda è stata portata all’attenzione del massimo consesso giurisdizionale di legittimità dall’ordinanza della Prima sezione civile della Cassazione, n. 29071 depositata l’11 novembre 2019. Il Sostituto Procuratore Generale dr.ssa Luisa De Renzis ha depositato le proprie conclusioni scritte, inserite in una memoria approfondita e articolata, che pubblichiamo a seguire, finalizzate ad evitare il recepimento di adozioni straniere su base esclusivamente consensualistica. Il Procuratore chiede così tutela dei diritti del minore e della donna, al fine di impedire che adozioni straniere, prive del doveroso previo accertamento sulla adottabilità del minore, divengano lo strumento per far penetrare all’interno del nostro ordinamento la pratica della maternità surrogata, vietata e sanzionata penalmente.

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Corte costituzionale, eterologa, maternità surrogata e figli

AgCom e maternità surrogata: quando l’authority non vigila

1. Sui motori di ricerca internet compaiono con evidenza pubblicità riguardanti centri per la maternità surrogata. Il prof. Alberto Gambino, presidente dell’Accademia Italiana del Codice di Internet, solleva il problema di tali pubblicità, poiché rivolte verso pratiche sanzionate penalmente; fra gli altri, l’art. 12 co. 6 della legge n. 40/2004 stabilisce che “chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”. E per questo sollecita l’intervento di AgCom-Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, cui spetta in prima battuta l’inibizione degli spot.

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No alla maternità surrogata: la Cassazione dubita

No alla maternità surrogata: la Cassazione dubita

Articolo di Daniela Bianchini pubblicato su iFamNews.

1. La Corte di Cassazione, I sezione civile, con l’ordinanza interlocutoria n. 8325/2020 depositata il 29 aprile, sospendendo il giudizio, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 12 co. 6 della legge n. 40/2004, dell’art. 18 del d.p.r. n. 396/2000 e dell’art. 64 co. 1 lett. g) della legge n. 218/95, nella parte in cui non consentono, per contrasto con l’ordine pubblico italiano, la possibilità di riconoscere il provvedimento giudiziario straniero relativo a un bambino nato all’estero attraverso la maternità surrogata e riconosciuto come figlio di una coppia dello stesso sesso. (altro…)

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La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019

La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019

La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019 

di Aldo Rocco Vitale *

  1. Con la sentenza 12193/2019 le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno posto l’ulteriore – e almeno per ora definitivo – tassello giurisdizionale nel più vasto e fin troppo complesso mosaico giuridico relativo al problema della maternità surrogata che, nonostante l’espresso divieto normativo sancito dal comma 6 dell’articolo 12 della legge 40/2004,[1] sempre più di fatto si diffonde, sollecitando non soltanto sforzi di carattere interdisciplinare, ma altresì coinvolgendo all’interno di ciascuna disciplina, contemporaneamente molteplici profili tra loro interconnessi, come quelli di carattere costituzionalistico (per esempio, i diritti della famiglia o la tutela della salute riproduttiva), o civilistico (per esempio, la determinazione dello status filiationis o la configurazione della stepchild adoption per coppie del medesimo sesso), o penalistico (per esempio, l’effettività del piano sanzionatorio della legge 40/2004 o l’integrazione della fattispecie di reato di falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità propria o altrui), o internazionalistico (per esempio, la definizione dei rapporti tra ordine pubblico internazionale e nazionale o l’ampiezza territoriale della giurisdizione penale italiana).[2]

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Corte EDU e maternità surrogata

Corte EDU e maternità surrogata

Su richiesta della Corte di Cassazione francese i giudici della Corte EDU sono stati chiamati, per la prima volta, a pronunciarsi sulla richiesta di parere preventivo proposto in base al nuovo Protocollo n. 16 alla Convenzione EDU, entrato in vigore ad agosto del 2018. Si tratta di un parere non vincolante, neppure con riferimento al caso giudiziario dal quale è scaturita la richiesta di parere alla Corte di Strasburgo; né tale parere può avere la stessa efficacia giurisprudenziale delle sentenze della Corte Edu, che, come è noto, costituisce il diritto vivente della Convenzione dei diritti dell’uomo, al di là della risoluzione del singolo ricorso. Ciò non di meno, il parere può certamente orientare a livello interpretativo l’autorità politica e gli organi giudiziari dei Paesi aderenti alla Convenzione. Va sul punto precisato che l’Italia, dopo aver sottoscritto il “Protocollo 16”, non ha ancora provveduto a ratificare con legge tale accordo internazionale – essendovi non poche perplessità sulle sue ricadute -, per cui i giudici italiani non possono al momento avvalersi dello strumento della richiesta di parere preventivo non vincolante. (altro…)

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I bambini non si vendono e neppure si regalano

I bambini non si vendono e neppure si regalano

Nota a Cass. pen.,  Sez. VI, n.2173 del 20/12/2018 ( dep. 17/01/2019)

di Giuseppe Marra – Magistrato

Il titolo di questa breve nota sintetizza provocatoriamente il principio di diritto espresso dalla recente sentenza della Suprema Corte, poiché la questione della rilevanza penale dell’affidamento a terzi di un minore a titolo gratuito, la cui soluzione potrebbe sembrare scontata secondo il comune sentire, era in realtà oggetto specifico di ricorso da parte dell’imputata (la madre del minore) al fine di ottenere l’assoluzione dal reato di cui all’art. 71, comma 1, della Legge 4 marzo 1983, n.184 (Diritto del minore ad una famiglia), per il quale era stata condanna sia in primo che in secondo grado. La norma citata prevede che : “ Chiunque, in violazione delle norme di legge in materia di adozione, affida a terzi con carattere definitivo un minore, ovvero lo avvia all’estero perche’ sia definitivamente affidato, e’ punito con la reclusione da uno a tre anni .”, senza che sia richiesto al fine dell’integrazione del reato che l’affidamento del minore avvenga a seguito del pagamento di un corrispettivo (ipotesi certamente più frequente), e con un aggravamento di pena per il caso in cui l’affidamento a terzi avvenga ad opera del genitore o del tutore .

La triste vicenda umana vedeva come protagonista una giovanissima donna che, malgrado fosse in stato avanzato della gravidanza, era intenzionata ad abortire e per tale ragione si era rivolta ad un ginecologo. Il medico per praticare l’aborto illegale le aveva chiesto una consistente somma di denaro, che la ragazza non era in grado di pagare. Ed allora il medico, con una notevole pervicacia criminale, aveva concordato con la gestante che, una volta nato il bambino, esso sarebbe stato affidato ad una coppia desiderosa di avere un figlio, al di fuori ovviamente da qualsivoglia pratica legale di adozione. L’accordo non prevedeva alcun compenso per la giovane mamma, mentre il medico, all’insaputa della donna, aveva ottenuto dalla coppia di aspiranti genitori la promessa di ricevere per la sua attività la somma di 20.500 euro.

Per queste condotte illecite il medico e la coppia dei cosiddetti genitori intenzionali erano stati condannati anche in appello per il delitto di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, nonché per l’art. 7, commi 1-4-5, della citata legge n.184/1983.

La giovane mamma era stata condannata invece solo per il reato di cui all’art. 71, comma 1, sopra descritto, ossia per l’affidamento a terzi di un minore, in violazione delle norme di legge in materia di adozione.

Il ricorso per cassazione di quest’ultima imputata era formulato sostanzialmente con due motivi : in primo luogo si eccepiva che l’art. 71, comma 1, L. n.184/1983 troverebbe applicazione solo nell’ambito di una formale procedura di adozione, che nella specie non era neppure iniziata; in secondo luogo si contestava che la sentenza di condanna per l’affidamento illegale del minore non aveva tenuto conto del fatto che l’imputata non aveva ricevuto alcun compenso, né era stata parte dell’accordo corruttivo tra il ginecologo e la coppia a cui era stato affidato il minore, ragion per cui  la norma andava interpretata in maniera difforme da come avevano fatto i giudici di merito, mancando, ad avviso della difesa, un elemento costitutivo della fattispecie.

La Cassazione ha rigettato il ricorso perché infondato sotto entrambi i profili, con una motivazione sintetica ma puntuale. La Corte ha infatti sostenuto che il delitto di cui all’art. 71, comma 1, L. n.184/1983 “…non richiede affatto che l’affidamento illegale del minore sia avvenuto nell’ambito di una procedura formale di adozione, né è richiesto per colui che affida il minore la previsione di un compenso economico come corrispettivo della consegna del minore stesso, essendo tale compenso previsto solo come condizione di punibilità per colui che “riceve” il minore in illecito affidamento”. Nel passaggio successivo viene poi chiarita la ratio della norma incriminatrice, secondo cui : “… chi affida illegittimamente il minore viola sempre l’interesse del minore ad un affidamento nel rispetto di tutte le condizioni poste a sua tutela (stabilità della coppia, maturità e capacità educativa della stessa etc.); chi lo riceve è punito, invece, solo se ha pagato, evidentemente perché non si è ritenuto meritevole di pena colui che lo riceva per appagare un desiderio naturale di genitorialità, senza ricorso a strumenti  latamente corruttivi.”.

In conclusione chi affida un minore a terzi, al di fuori dai casi disciplinati dalla legge sull’adozione, è sempre punito con la reclusione da uno a tre anni, pena aumentata per i genitori e gli altri soggetti indicati dal comma secondo dell’art. 71 citato.

Va infine evidenziato che la tutela penale di cui alla presente nota, non riguarda il cosiddetto fenomeno della maternità surrogata o utero in affitto, nel quale l’accordo illecito per dare il proprio figlio ad altri comprende necessariamente la donna gestante, che deve portare a termine la gravidanza, e precede la nascita del minore; in tali casi la tutela penale viene offerta dall’art. 12, comma 6, legge 19 febbraio 2004, n. 40, che prevede la sanzione penale della reclusione da tre mesi a due anni e la multa da € 600.000,00 ad 1.000.000 di euro nei confronti di  “..chiunque, in qualsiasi forma, realizza organizza o pubblicizza … la surrogazione di maternità”.

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