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Non ‘li aspetteremo al bagnasciuga’: le corrette ragioni del Cons. Stato sulle spiagge

Non ‘li aspetteremo al bagnasciuga’: le corrette ragioni del Cons. Stato sulle spiagge

Stanno facendo discutere le sentenze gemelle dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 17 e n. 18 del 9 novembre 2021, in tema di concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative (spiagge, stabilimenti balneari, ma non solo). Taluni operatori del settore e taluni esponenti politici hanno evocato “diktat di Bruxelles”, “turismo in balia dei giudici”, e qualcuno ha addirittura parlato di “una sentenza da quarto mondo”. Si tratta veramente di pronunce abnormi, così rivoluzionarie? Davvero sono stati affermati principi inediti e inauditi? L’articolo che segue, costituente l’anticipazione di un più esteso contributo dello stesso Autore, che sarà pubblicato sul numero 2/2021 della rivista L-Jus, spiega perché non è così.

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Media e magistratura: basta un decreto per evitare condanne a mezzo stampa?

Media e magistratura: basta un decreto per evitare condanne a mezzo stampa?

Fa sorgere non poche aspettative il d. lgs. 8/11/2021, di attuazione della Direttiva dell’UE 2016/343 su come garantire la presunzione di innocenza. Va tuttavia operata una seria verifica della rispondenza delle nuove disposizioni alle intenzioni di scongiurare le condanne mediatiche: l’etica professionale non è sempre orientabile dalle regole, soprattutto se queste ultime non appaiono di facile applicazione.

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Se ANAS e Trenitalia sono chiamati a decidere che cosa viola l’identità di genere

Se ANAS e Trenitalia sono chiamati a decidere che cosa viola l’identità di genere

Il 5 novembre quello stesso Senato che pochi giorni prima aveva fermato il percorso parlamentare del ddl Zan ha introdotto nell’ordinamento italiano, votando la fiducia al Governo sul decreto legge infrastrutture, le categorie di orientamento sessuale e di identità di genere: senza definirle, in un testo di legge che riguarda la circolazione stradale, affidandone l’attuazione, fra gli altri, all’ANAS e a Trenitalia.

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UE vs Polonia: come un principio indiscusso diventa una bestemmia

UE vs Polonia: come un principio indiscusso diventa una bestemmia

Nello scontro fra l’Unione europea e la Polonia l’accusa mossa a quest’ultima, secondo la tesi espressa dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, cui pare aderire la maggior  parte  degli esponenti  e degli osservatori politici (cf. da ultimo il commento di ieri, sul Corriere della sera, dell’ambasciatore Sergio Romano), è che Varsavia ha affermato un principio che minerebbe il fondamento stesso dell’Unione: quello, enunciato dal Tribunale costituzionale polacco il 7 ottobre, secondo cui le norme contenute nella Costituzione dovrebbero prevalere, in caso di contrasto, su quelle contenute nei Trattati europei. Il che – si dice o si lascia intendere – sarebbe in contraddizione con quanto unanimemente ritenuto e praticato in tutti gli altri Paesi aderenti all’Unione a cominciare, per quanto ci riguarda, dall’Italia. Pietro Dubolino, presidente emerito di sezione della Corte di Cassazione spiega perché non è così (il suo contributo è largamente ripreso, con altro titolo e sistemazione redazionale, da analogo, a sua firma, pubblicato dal quotidiano la Verità del 30 ottobre). Sul punto su questo sito: https://www.centrostudilivatino.it/corte-costituzionale-polacca-polexit-o-rispetto-del-diritto/; https://www.centrostudilivatino.it/se-il-rapporto-fra-norme-europee-e-costituzioni-nazionali-non-e-solo-un-problema-polacco/; https://www.centrostudilivatino.it/ancora-sulla-sentenza-della-corte-cost-polacca-un-problema-reale-nel-rapporto-con-lue/.

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Mori: perché è necessaria piena luce sulle stragi di mafia e sull’indagine mafia-appalti

Mori: perché è necessaria piena luce sulle stragi di mafia e sull’indagine mafia-appalti

Mario Mori è stato uno degli investigatori più intelligenti ed efficaci nel contrasto dapprima del terrorismo brigatista – nel 1978 è comandante della Sezione Anticrimine del Reparto Operativo di Roma, in stretta collaborazione col gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa -, poi di ‘cosa nostra’: nel 1986 guida il Gruppo Carabinieri Palermo 1 e, una volta che nel 1990 viene costituito il ROS-Raggruppamento Operativo Speciale, dapprima è il responsabile del I Reparto, quello con competenza investigativa sulla criminalità organizzata, nel 1992 ne diventa vice comandante, e nel 1998 comandante. Nel 2001 è nominato prefetto e direttore del SISDE-Servizio Informazioni per la Sicurezza Democratica, e affrontando in tale veste una intensa attività di intelligence e di prevenzione dal terrorismo di matrice islamica, fino al 2006. Sottoposto a non pochi procedimenti penali, dai quali è stato sempre assolto, in relazione ai più delicati snodi investigativi da lui affrontati, con le considerazioni che seguono spiega nel dettaglio che cosa è accaduto, in particolare, per due delle vicende che ha seguito in prima persona, l’indagine ‘mafia e appalti’ e la cattura di Salvatore Riina. Pubblicate a puntate la scorsa settimana sul quotidiano il Riformista, le proponiamo nella loro interezza, con la cortese autorizzazione dell’Autore[1].

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