Disforia di genere: osservazioni a margine del parere del CNB

Disforia di genere: osservazioni a margine del parere del CNB

Osservazioni a margine del parere del CNB sull’uso della Triptorelina per la Disforia di genere

di Antonio Casciano – PhD Fondazione Ut vitae habeant
* in esclusiva per questo sito *

  1. Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), in risposta ad un quesito posto, lo scorso 10 aprile, dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha elaborato un parere sull’eticità dell’uso della Triptorelina (TRP) per il trattamento di adolescenti affetti da Disforia di genere (DG). Attualmente la prescrizione terapeutica, la predisposizione e l’assunzione del consenso informato in ordine a tale farmaco sono affidati alla responsabilità esclusiva del singolo medico, senza che sia previsto alcun filtro di verifica da parte di un Comitato etico.
    La TRP –si legge nel parere– è in genere usata con l’indicazione clinica specifica di procurare la sospensione dello sviluppo puberale nei soli casi di pubertà precoce (“pubertà patologica”), quando cioè l’evoluzione incontrollata di tale processo patologico può accompagnarsi all’insorgere di danni gravi e permanenti, in ordine allo sviluppo osteoarticolare, muscolare o metabolico di un soggetto. L’estensione dell’uso del farmaco agli adolescenti affetti da DG, invece, per bloccare la “pubertà fisiologica” ad un preciso stadio di sviluppo, sarebbe volta a procurare una serie di “potenziali benefici attesi”, che vanno dall’ampliamento cronologico della finestra diagnostica, al fine di consentire al terapeuta un’osservazione più accurata di tutte le questioni legate all’identità di genere dell’adolescente, alla prevenzione di cambiamenti fisici irreversibili, tipici della pubertà, che nell’adolescente affetto da DG potrebbero essere fonte di disagio e sofferenza gravi, all’opportunità, nel caso in cui l’adolescente dovesse in seguito procedere ad un intervento di affermazione medica, di evitare cambiamenti fisici radicali, consentendo così in futuro un uso inferiore di ormoni, nonché interventi chirurgici meno invasivi.
  2. Nel formulare il parere, il CNB elabora una serie di raccomandazioni che si sostanziano nel considerare “giustificabile l’uso del farmaco in casi particolari, accertati, e valutati, dopo che sia stata effettuata la diagnosi di DG, possibilmente in una fase precoce, da una équipe multidisciplinare e specialistica […], che accompagni nel tempo gli adolescenti e le loro famiglie, per consentire di realizzare le aspettative nel modo meno traumatico possibile”[1], considerando proprio la particolare vulnerabilità psico-fisica dell’adolescente. In questo senso, si considera altresì auspicabile “l’elaborazione di un protocollo che definisca il percorso diagnostico-terapeutico in cui il farmaco sia utilizzato nel contesto di interventi psicologici, psicoterapeutici e psichiatrici, rivolti a rimuovere cause di sofferenza indotte da motivazioni sociali”, anche al fine di evitare “forme di automedicazione e trattamenti non adeguatamente monitorati dai medici specialisti a causa degli elevati rischi”. Si auspica infine che, “dato il costo e la prolungata durata della terapia, il SSN possa, come già raccomandato dal CNB per altri farmaci, prevedere una politica di accesso equo e omogeneo sul piano nazionale alla triptorelina”[2].
    Diverse perplessità nascono dalla lettura attenta del parere espresso dal CNB: perplessità che vengono, di seguito, esaminate nella dimensione multidisciplinare propria di un giudizio bioetico, che sarà fondato su un’analisi che include le prospettive scientifica, giuridica ed antropologica.
  3. Ebbene, in un’ottica propriamente scientifica, si può osservare come sorprenda non poco il fatto che nel parere del CNB manchi qualsiasi riferimento al principio di precauzione, a quella strategia complessa di gestione del rischio, cioè, cui in medicina si ricorre nelle ipotesi in cui non si abbia una certezza scientifica piena circa la portata dei potenziali effetti negativi di una determinata attività terapeutica. Nel caso della TRP, infatti, gli studi di follow up attualmente disponibili non permettono di escludere il rischio che la sospensione farmacologicamente indotta della pubertà fisiologica induca: a) conseguenze negative sulla crescita, sulla struttura scheletrica, sull’apparato cardio-vascolare, neurologico-cerebrale e metabolico e sulla fertilità dell’adolescente trattato; b) conseguenze sul suo sviluppo sessuale e su quello emotivo-cognitivo che da esso procede. Gli studi cui principalmente si accenna nella relazione tecnica allegata dall’AIFA, attengono in primis all’uso del farmaco con l’indicazione della sola “pubertà patologica”, ovvero precoce, laddove quelli direttamente condotti con l’indicazione della sospensione della pubertà fisiologica sono in uno stadio solamente preliminare, per cui è escluso che possa parlarsi ad oggi di evidenze scientifiche in senso stretto riguardo agli effetti della TRP per la indicazione della “pubertà fisiologica” appunto. Dunque a fronte dei “prevedibili benefici attesi”, segnalati in apertura, i rischi sono molteplici, consistenti e considerevoli e, dunque, proprio in forza del principio di precauzione sarebbe stato opportuno sconsigliare l’utilizzo di tale farmaco, almeno fino a quanto non si potrà disporre di studi scientificamente certi e completi in ordine alla totalità degli effetti che esso può dare.
    A fronte di tutto quanto appena detto, il CNB suggerisce, invece, come già visto, che si adottino misure tese a garantire un accesso equo ed omogeneo alla Triptorelina, il costo sociale dei cui trattamenti dovrebbe ricadere sul SSN. Ovviamente, la motivazione che spinge il Comitato a propendere per tale raccomandazione attiene all’alto tasso di comportamenti autolesionistici e suicidari diffusi tra gli adolescenti affetti da DG. Ma, in ordine a quest’ultima osservazione fa d’uopo precisare che: a) non esiste nessuna evidenza scientifica che provi l’efficacia della TRP quanto al superamento definitivo della DG, in quanto la sospensione farmacologicamente indotta del processo di maturazione puberale non ha come risultato immediato l’identificazione del genere identitario nell’adolescente e, dunque, la cessazione dei disturbi correlati alla disforia medesima; b) i pochi studi condotti su soggetti trattati con TRP provano che gli stessi, in percentuale altissime, accedono comunque alla chirurgia per il cambio del sesso e, come noto, tra la popolazione che si decide per tale intervento di affermazione medica i tassi di suicidio sono mediamente più alti di quelli riscontrabili presso la popolazione che ad esso non ricorre.
  4. In un’ottica giuridica, invece, preoccupa la quasi totale assenza, all’interno del parere del CNB, di ogni riferimento al principio di libera determinazione personale del paziente, presupposto per la configurazione, meglio, per il perfezionamento del consenso informato. Orbene, l’idea su cui si basa la logica del consenso informato è quella in base alla quale il paziente, come persona cosciente e responsabile, non può essere destinatario supino delle decisione medico-cliniche, ma è chiamato a cooperare con il personale sanitario in vista del conseguimento dell’obbiettivo di cura e guarigione. Egli deve dunque essere messo in condizione di scegliere per mezzo di un’adesione libera alla proposta terapeutica che gli sia prospettata, adesione che dovrebbe essere dialogata, ovvero oggetto di un confronto sereno e particolareggiato intervenuto in fase di programmazione della terapia, informata su ogni aspetto che riguarda l’esecuzione e i possibili effetti della stessa, e soprattutto attuale, ovvero circostanziata, che affondi cioè e si basi sulla contingenza della concreta situazione che egli si trova a vivere al momento di prestarla.
    In questo caso, invece, il minore, in una fase peraltro delicatissima del suo sviluppo fisico, psichico e cognitivo, quale è quella della preadolescenza, appare assolutamente non in grado di maturare, in nessun caso, un consenso autenticamente libero, volontario ed informato, non solo rispetto alle scelte che attengono alla determinazione del genere, ma anche rispetto alle complicanze che un simile trattamento può prospetticamente avere sulla sua vita, quanto ad esempio alla possibilità che siano compromesse le sue facoltà riproduttive. Il diritto/dovere a prestare tale consenso, allora,  spetterebbe a coloro i quali esercitano la responsabilità genitoriale o al tutore, i quali dovrebbero manifestarla tenendo conto della volontà del minore, in relazione alla sua età o al suo grado di maturità e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita dello stesso.
    Ora, a parte il carattere “personalissimo” di tale tipo di scelta, che dunque dovrebbe poter essere esercitata in via esclusiva da parte di chi ne risulti effettivamente titolare, come agire nel caso in cui sorgano contrasti di volontà tra gli esercenti la potestà genitoriale e l’adolescente? Quale scelta prevarrebbe? Sarebbe forse l’intervento di un giudice? E sulla base di quali criteri questi deciderebbe, scientifici –ma la bibliografia internazionale sul punto al momento è, come detto, scarsa e saranno necessari anni prima che venga arricchita di nuovi studi– ovvero puramente volontaristici, e dunque a partire, ripetiamo, dalla volontà espressa da un pre-adolescente[3]?
  5. In un’ottica antropologica, infine, si registra la fatale assenza di qualsiasi riferimento, all’interno del parere del CNB, alla cultura montante dell’indifferenziazione sessuale che alimenta una mentalità diffusa di confusione, indistinzione e relativizzazione di tutto quanto attiene alla sfera del sesso biologico, oltre che della sessualità così come iscritta nella legge naturale. Lo dimostra l’uso dell’espressione “identità di genere” che ha portato alla eclissi definitiva quella di “identità sessuale”[4], segno fin troppo evidente del fatto che la cultura e la società hanno assimilato ormai compiutamente il lessico proposto dall’ideologia della gender theory. Cedere a questa costruzione ideologica è favorire: 1) la decostruzione delle realtà sessuata dell’essere umano; 2) la medicalizzazione di forme di orientamento sessuale, eventualmente omoerotico, che nulla hanno a che fare con le ipotesi di DG. Ebbene, riguardo al primo punto, si osserva come tutto il corpo dell’essere umano sia in realtà pervaso, fin dal concepimento ed in ognuna delle sue cellule, cromosomicamente, ormonalmente, gonadicamente, cerebralmente, psicologicamente e fenotipicamente (voce, capelli, peli, seni) dalla differenza sessuale. A partire dal corpo sessuato, nel panorama delle relazioni interpersonali, l’uomo elabora e sviluppa il suo genere, la sua identità sessuale, la sua identità personale. Con la scomparsa del dato corporeo, rimane solo l’inconsistenza della sovrastruttura linguistica, discorsiva, concettuale, filosofica, in assenza della natura a predominare è solo la cultura: è l’approdo alla filosofia costruttivista del tutto culturale di butleriana memoria[5]. Ogni ontologia scompare, ogni riferimento alla metafisica della sostanza è rimosso, lasciando in piedi solo il linguaggio e il suo discorso performativo.
    Riguardo al secondo punto, come ancora acutamente osservato dalla prof.ssa Morresi nella postilla in calce al parere del CNB, “la percezione di sé [da parte del pre-adolescente] come non congruente rispetto al genere di nascita potrebbe dipendere, invece, da un orientamento sessuale di tipo omosessuale, e non dalla propria identità di genere. Se così fosse, saremmo in presenza di un tentativo di “curare/modificare” un orientamento omosessuale mediante un percorso di transizione di genere, interferendo con lo sviluppo dell’orientamento sessuale”[6]. Come ampiamente provato dalla letteratura scientifica, cioè, se in età adolescenziale le pulsioni omoerotiche sono necessarie, fisiologiche e il più delle volte destinate a passare con l’approdo alla fase adulta post-puberale e il completo sviluppo della identità genitale, l’uso della TRP in queste fasi tenderebbe a impedire, ostacolare, sfavorire, per di più farmacologicamente, tali dinamiche di affermazione della propria sessualità identitaria, generando dunque un effetto esattamente opposto a quello atteso[7].

Antonio Casciano

[1]   Comitato Nazionale per la Bioetica, Parere in merito alla richiesta di AIFA sulla eticità dell’uso del farmaco Triptorelina per il trattamento di adolescenti con diforia di genere, del 23 luglio 2018, p. 7.

[2]   Ivi, p. 8.

[3]   Ivi, p. 13. Nella Postilla comparsa in calce al documento, a firma della prof.ssa Assuntina Moresi, si legge: “Gli adolescenti possono essere intensamente focalizzati sui propri desideri immediati, manifestando di conseguenza frustrazione e risentimento di fronte a qualsiasi ritardo nel ricevere il trattamento medico da cui ritengono trarre beneficio, e al quale si sentono autorizzati” e che “questo intenso focus sui bisogni immediati può creare problemi nell’assicurare che gli adolescenti siano cognitivamente e emotivamente capaci di prendere decisioni che cambiano la vita, per modificare il proprio nome o marker di genere, iniziare la terapia ormonale (che può influire sulla fertilità) o procedere con un intervento chirurgico”. In nota: American Psycological Association, Guidelines for Psycological Practice With Transgender and Gender Nonconforming People, Am. Psycol. (2015) 70, 832-64.

[4]   Rose, E., Verità e Splendore della differenza sessuale, Cantagalli, Siena, 2014, p. 290-91.

[5]   Butler, J., Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, Feltrinelli, 2004, p. 10.

[6]   Comitato Nazionale per la Bioetica, Parere in merito alla richiesta di AIFA, cit., Postilla, cit., p. 12.  

[7]   Tale processo è esemplarmente descritto in Sgreccia, E., Manuale di Bioetica, vol. 2, Vita e Pensiero, 2002, p. 142.

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Cannabis: chiudete quei negozi

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Il Prof. Giovanni Serpelloni, per lunghi anni apprezzato Capo Dipartimento Anti-Droga della Presidenza del Consiglio, attualmente – fra l’altro – Senior NR Fellow University of Florida Drug Policy Institute, Department of Psychiatry in the College of Medicine, ha scritto la lettera aperta che segue al ministro per la Famiglia e le Disabilità on. Lorenzo Fontana. La pubblichiamo, col consenso dell’autore, perché costituisce un interessante aggiornamento sui c.d. cannabis shop. (altro…)

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Una buona sentenza, perché fondata sulla libertà della coscienza di fronte allo Stato.

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Pubblichiamo, in esclusiva per questo sito, un commento più articolato sulla sentenza della Corte Suprema USA riguardante Jack il pasticciere, della quale avevamo dato notizia ieri con un sintetico riferimento al suo contenuto. L’Autore, Marco Respinti, è da decenni conoscitore attento della culture e del mondo statunitensi. A lui si devono saggi e traduzioni importanti, a cominciare dalle opere più significative di Russell Kirk.  (altro…)

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Ci risiamo con la solita ipocrisia

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Articolo di Alfredo Mantovano, pubblicato il 3 giugno 2018 su Il Tempo.

Dobbiamo aver perso qualche passaggio: immaginavamo che fosse ancora in vigore l’articolo 29 della Costituzione che definisce la famiglia «società naturale fondata sul matrimonio». Invece, a leggere e ad ascoltare le reazioni irate per le parole del ministro Fontana sulle «famiglie arcobaleno», è da pensare che, senza particolare clamore, quella norma della Carta sia stata modificata quanto al rinvio al dato di natura e quanto al fondamento nel matrimonio: eppure chi ha imposto la legge sulle unioni civili nella precedente legislatura aveva stragiurato che essa non parificava la convivenza same sex al matrimonio. Vi è un dato politico che è letto come un oltraggio all’imperante politically correct: il governo appena insediato non solo non contiene una delega alle pari opportunità – che scandalo! appena se ne accorgeranno i mercati … – ma osa includere una delega alla famiglia e alla disabilità, per di più in carico a una persona che non ha mai nascosto le sue convinzioni pro life e pro family. Scrutate le biografie essenziali dei vari ministri, è partita la caccia mediatica a chi rischia di far invertire orientamenti ideologici che è vietato discutere. In tal senso, Lorenzo Fontana è il primo della lista. Saggezza ed equilibrio avrebbero consigliato di orientare l’attenzione su quello che oggi è lo spread vero, frutto non di manovre speculative o di ribassi di titoli, ma oggettivo: lo spread fra nascite e morti, che ha trasformato l’Italia in un Paese di anziani e di figli unici, nel quale i costi del welfare incidono pesantemente e in negativo sul bilancio e sul Pil. Con la drammatica prospettiva di tagli per assistenza e sanità, che colpiranno proprio coloro che verranno ritenuti dei costi non più sostenibili, come i disabili e le persone di età avanzata: accade così in civilissimi Stati dell’Ue, come Olanda e Belgio, o prossimi all’uscita come il Regno Unito. Ma questo non è il tema del confronto sulle principali testate giornalistiche: deve prevalere la demonizzazione del cattolico che annuncia di puntare alla riduzione degli aborti e all’incremento delle nascite. Quelle medesime testate che fino a un paio di giorni fa esortavano a equilibrio e a senso di responsabilità, paiono aver dimenticato l’uno e l’altra nel tiro al bersaglio appena iniziato. Il ministro Fontana, e con lui l’intero esecutivo, sono avvertiti: non verrà loro perdonato nulla, nemmeno il minimo monosillabo. A quei media contenti di pubblicare o trasmettere le pubblicità sui pannoloni, sulle dentiere e contro la prostata e il colesterolo converrà dare qualche rapida e sostanziale risposta nei fatti.

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Più risorse per i nuclei familiari. Questa deve essere la priorità

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Articolo di Alfredo Mantovano*, pubblicato il 2 giugno 2018 su Il Tempo.

Caro Ministro Fontana, lei ha le spalle larghe e il buon umore veronese per non curarsi dei primi commenti critici al suo inserimento nel nuovo governo con la delega alla famiglia e alle disabilità: i giornali dell’establishment la descrivono con discredito come un cattolico (è grave), preoccupato per la denatalità (è molto grave), pro life e pro family (qui siamo al vertice del politically incorrect). Sa bene che quella parte di italiani che non ha accesso ai media e che trascorre la giornata dividendosi fra lavoro e figli, soprattutto quando ci sono difficoltà serie nel nucleo familiare, guarda a lei con fiducia. Il popolo del Family day ha seguito con attenzione la sua attività fino a questo momento, e si attende che gli impegni da lei assunti si traducano in qualcosa di concreto: non da un momento dall’altro, non puntando a quel tutto e subito che sta nei comizi ma è lontano dalla realtà, e sapendo che la sua delega non ha portafoglio, quindi ha possibilità operative limitate. E però, in un esecutivo che su vita e famiglia ha al proprio interno posizioni differenti, se non contrapposte, il suo ruolo è cruciale: la attende la sfida di diventare sul fronte della demografia il collante della coalizione per invertire il trend di decrescita infelice che finora ha riguardato l’Italia più di altre Nazioni. Il primo banco di prova sarà la prossima legge di stabilità, e quel che di strategico riuscirà a recuperare in termini di risorse per rendere meno complicata la vita delle famiglie italiane. In bocca al lupo!

*Ex sottosegretario all’Interno

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Maternità surrogata, il ricatto del “fatto compiuto”

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Intervista di Caterina Giojelli al procuratore Domenico Airoma, del Centro Studi Livatino, pubblicata il 30 maggio 2018 su Tempi.

L’appiglio è sempre lo stesso: è contro la legge, è un reato, non è riconosciuta in Italia, ma basta andare in un paese estero in cui la maternità surrogata è stata legittimata per tornare in patria con un bimbo in braccio. Eppure non si infrange solo la legge. Eppure a fare le spese dell’uso dei corpi degli adulti per soddisfare il desiderio di un figlio è il bimbo stesso. Non lo dice la morale cattolica, lo dice la legge a cui una certa parte di magistrati sembra (altro…)

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La Chiesa continuerà sempre a combattere contro le legislazioni abortiste

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Riceviamo da S.Ecc. Mons Giampaolo Crepaldi, e con gratitudine pubblichiamo, la puntuale riflessione che segue sul referendum irlandese in tema di aborto e sulla legge italiana 194/78.

Dichiarazione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi nel 40mo anniversario della legge 194 e all’indomani del referendum in Irlanda

Nei giorni scorsi, precisamente il 22 maggio 2018, è ricorso il quarantesimo anniversario dell’approvazione da parte del Parlamento italiano della legge 194 che ha introdotto nell’ordinamento del nostro Paese l’interruzione volontaria della gravidanza, ossia l’aborto. (altro…)

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Irlanda: dall’abrogazione dell’8° emendamento alla legge abortista prossima ventura

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* in esclusiva per questo sito *

Dopo il “sì” al divorzio, dunque, giunto all’esito del referendum indetto nel 1995, e quello al matrimonio tra persone dello stesso sesso, di soli tre anni fa, l’Irlanda compie un nuovo, “attesissimo passo avanti”, nel cammino verso la “modernizzazione” in senso laicista delle sue istituzioni, epifenomeno chiaro di un cambiamento ben più profondo in atto nel Paese, rinviante ad un processo di secolarizzazione che sta investendo la cultura e il sentire morale di un popolo, anche grazie alle iniziative, considerevoli e ben note, messe in campo dall’attivismo lobbista internazionale (altro…)

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I ciechi d’Irlanda. Cede anche l’Irlanda: sì all’aborto

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Per un singolare paradosso, dopo il voto di venerdì la “cattolica Irlanda” appare ancora più vicina all’odiata Inghilterra che decreta la morte di un bambino di 23 mesi perché disabile, che a Nazioni più distanti geograficamente – penso alla Polonia o all’Ungheria -, al cui interno la sensibilità pro life cresce e trova interessanti sponde politiche. A Dublino le sponde politiche sono invece cadute: quel Leo Varadlcar che oggi, da primo ministro, (altro…)

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Bocciata la legge regionale della Puglia contro l’obiezione di coscienza

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
 
La proposta di legge “Norme in materia di concreta attuazione della legge 194/78”, avanzata dal gruppo LeU, puntava a obbligare la Regione Puglia ad aggirare il diritto all’obiezione di coscienza per il personale medico e paramedico previsto dalla legge 194 attraverso la creazione di liste di medici obiettori, concorsi per non obiettori, misure amministrative (trasferimenti ed altro) in danno del personale obiettore.

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