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UK: dopo Alfie i giudici uccidono anche la famiglia?

di Aldo Rocco Vitale Lo scorso 30 maggio 2018, presso l’Università di Liverpool Sir James Munby, President of the family Division of the High Court and Head family justice for England and Wales, ha dichiarato non soltanto che è oramai finita l’epoca della famiglia...

La Cassazione ancora in favore della stepchild adoption

Con l’ordinanza nr. 14007, depositata il 31 maggio 2018 - che pubblichiamo a seguire -, la  prima sezione civile della Cassazione ha rigettato il ricorso proposto da alcuni sindaci contro la sentenza della Corte d'appello di Napoli che aveva accolto il ricorso di due...

Libertà anche per Jack il pasticciere

Nel 2012 due uomini entrarono in una pasticceria di Denver, in Colorado, chiedendo a Jack, il pasticciere, di realizzare una torta personalizzata per celebrare il loro matrimonio same sex. Il pasticcere, confessata la propria fede cristiana e la convinzione che il...

Ci risiamo con la solita ipocrisia

Articolo di Alfredo Mantovano, pubblicato il 3 giugno 2018 su Il Tempo. Dobbiamo aver perso qualche passaggio: immaginavamo che fosse ancora in vigore l'articolo 29 della Costituzione che definisce la famiglia «società naturale fondata sul matrimonio». Invece, a...

Più risorse per i nuclei familiari. Questa deve essere la priorità

Articolo di Alfredo Mantovano*, pubblicato il 2 giugno 2018 su Il Tempo. Caro Ministro Fontana, lei ha le spalle larghe e il buon umore veronese per non curarsi dei primi commenti critici al suo inserimento nel nuovo governo con la delega alla famiglia e alle...

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L-jus, la nuova rivista on line del Centro Studi Livatino

copertina rivista l-jus
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Ipse dixit

Papa Francesco riceve il Forum delle Famiglie il 16 giugno 2018

NAZISTI CON I GUANTI BIANCHI *

INCONTRO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
CON LA DELEGAZIONE DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI

Sala Clementina
Sabato, 16 giugno 2018

Discorso del Santo Padre a braccio

Buongiorno a tutti, io pensavo che sarebbe stato un discorso di benvenuto… Ma sentendo parlare Gianluigi ho visto che lì c’era fuoco, c’era mistica. È una cosa grande: da tempo non sentivo parlare della famiglia con tanta passione. E ci vuole coraggio per farlo oggi! Ci vuole coraggio. E per questo, grazie! Io ho preparato un discorso, ma dopo il calore con il quale ha parlato lui, questo lo trovo freddo. Lo consegno, perché lui dopo lo distribuisca, e poi lo pubblicherò.
Mentre lui parlava, mi venivano alla mente e al cuore tante cose, tante cose sulla famiglia, cose che non si dicono, non si dicono normalmente, o, se si dicono, si dicono in modo bene educato, come fosse una scuola sulla famiglia… Lui ha parlato col cuore, e tutti voi volete parlare così. Prenderò qualcosa che lui ha detto, e anch’io vorrei parlare col cuore, e dire a braccio quello che mi è venuto nel cuore quando lui parlava.
Lui ha usato un’espressione: “guardarsi negli occhi”. L’uomo e la donna, il marito e la sposa, si guardano negli occhi. […]
Con questi tre aneddoti ho voluto introdurre quello che vorrei dirvi.
La vita di famiglia: è un sacrificio, ma un bel sacrificio. L’amore è come fare la pasta: tutti i giorni. L’amore nel matrimonio è una sfida, per l’uomo e per la donna. Qual è la più grande sfida dell’uomo? Fare più donna sua moglie. Più donna. Che cresca come donna. E qual è la sfida della donna? Fare più uomo suo marito. E così vanno avanti tutti e due. Vanno avanti.
Un’altra cosa che nella vita matrimoniale aiuta tanto è la pazienza: saper aspettare. Aspettare. Ci sono nella vita situazioni di crisi – crisi forti, crisi brutte – dove forse arrivano anche tempi di infedeltà. Quando non si può risolvere il problema in quel momento, ci vuole quella pazienza dell’amore che aspetta, che aspetta. Tante donne – perché questo è più della donna che dell’uomo, ma anche l’uomo a volte lo fa – tante donne nel silenzio hanno aspettato guardando da un’altra parte, aspettando che il marito tornasse alla fedeltà. E questa è santità. La santità che perdona tutto, perché ama. Pazienza. Molta pazienza, l’uno dell’altro. Se uno è nervoso e grida, non rispondere con un altro grido… Stare zitti, lasciar passare la tempesta, e poi, al momento opportuno, parlarne.
Ci sono tre parole che sono parole magiche, ma parole importanti nel matrimonio. Prima di tutto, “permesso”: non essere invadente con l’altro. “Posso?” Quel rispetto dell’uno per l’altro. Seconda parola: “Scusa”. Chiedere scusa è qualcosa che è tanto importante, è tanto importante! Tutti sbagliamo nella vita, tutti. “Scusami, ho fatto questo…”, “Scusa, mi sono dimenticato…” E questo aiuta ad andare avanti. Aiuta a portare avanti la famiglia, la capacità di chiedere scusa. È vero, chiedere scusa comporta sempre un po’ di vergogna, ma è una santa vergogna! “Scusami, mi sono dimenticato…” È una cosa che aiuta tanto ad andare avanti. E la terza parola: “Grazie”. Avere la grandezza di cuore di ringraziare sempre.
Poi tu hai parlato di Amoris laetitia, e hai detto: “Qui l’Amoris laetitia è fatta carne”. Mi piace sentire questo: leggete, leggete il quarto capitolo. Il quarto capitolo è il nocciolo proprio di Amoris laetitia. È proprio la spiritualità di ogni giorno della famiglia. Alcuni hanno ridotto Amoris laetitia a una sterile casistica del “si può, non si può”. Non hanno capito nulla! Poi, in Amoris laetitia non si nascondono i problemi, i problemi della preparazione al matrimonio. Voi aiutate i fidanzati a prepararsi: bisogna dire le cose chiare, non è vero? Chiare. Una volta una donna mi ha detto, a Buenos Aires: “Ma voi preti siete furbi…” – “Perché?” –  “Per diventare prete, studiate otto anni, vi preparate per otto anni. E poi, se dopo qualche anno la cosa non va, fate una bella lettera a Roma; e a Roma ti danno il permesso, e tu puoi sposarti. Invece a noi, che ci danno un Sacramento per tutta la vita, ci accontentate con tre o quattro conferenze di preparazione. Questo non è giusto”. E aveva ragione quella donna. Preparare al matrimonio: sì, ci vogliono delle conferenze, delle cose che spiegano, ma ci vogliono uomini e donne, amici, che parlino a loro e li aiutino a maturare, a maturare nel cammino. E possiamo dire che oggi c’è bisogno di un catecumenato per il matrimonio, come c’è un catecumenato per il Battesimo. Preparare, aiutare a prepararsi al matrimonio.
Poi, un altro problema che vediamo in Amoris laetitia è l’educazione dei figli. Non è facile educare i figli. Oggi i figli sono più svelti di noi! Nel mondo virtuale, loro ne sanno più di noi. Ma bisogna educarli alla comunità, educarli alla vita familiare. Educarli al sacrificio gli uni per gli altri. Non è facile educare i figli. Sono problemi grossi. E voi, che amate la famiglia, potete aiutare tanto in questo le altre famiglie. La famiglia è un’avventura, un’avventura bella! E oggi – con dolore lo dico – vediamo che tante volte si pensa a incominciare una famiglia e a fare un matrimonio come fosse una lotteria: “Andiamo. Se va, va. Se non va, cancelliamo la cosa e incomincio un’altra volta”. Questa superficialità sul dono più grande che ha dato Dio all’umanità: la famiglia. Perché, dopo il racconto della creazione dell’uomo, Dio fa vedere che creò l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza. E Gesù stesso, quando parla del matrimonio, dice: “L’uomo lascerà il padre e la madre e con sua moglie diventeranno una sola carne”. Perché sono immagine e somiglianza di Dio. Voi siete icona di Dio: la famiglia è icona di Dio. L’uomo e la donna: è proprio l’immagine di Dio. Lui lo ha detto, non lo dico io. E questo è grande, è sacro.
Poi oggi – fa male dirlo – si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Sì, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica, perché si parla della “famiglia” delle stelle, delle “famiglie” degli alberi, delle “famiglie” degli animali… è una parola analogica. Ma la famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola. Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano. È un mistero: San Paolo lo chiama “mistero grande”, “sacramento grande” (cfr Ef 5,32). Un vero mistero. A me piace tutto quello che tu hai detto e la passione con cui lo hai detto. E così si deve parlare della famiglia, con passione.[…]
Una volta ho incontrato due sposi da dieci anni, senza figli. È molto delicato parlare di questo, perché tante volte i figli si vogliono ma non vengono, non è vero? Io non sapevo come gestire l’argomento. Poi ho saputo che loro non volevano figli. Ma queste persone a casa avevano tre cani, due gatti… E’ bello avere un cane, un gatto, è bello… Oppure quando a volte senti che ti dicono: “Sì, sì, ma noi i figli ancora no perché dobbiamo comprare una casa in campagna, poi fare viaggi…”. I figli sono il dono più grande. I figli che si accolgono come vengono, come Dio li manda, come Dio permette – anche se a volte sono malati. Ho sentito dire che è di moda – o almeno è abituale – nei primi mesi di gravidanza fare certi esami, per vedere se il bambino non sta bene, o viene con qualche problema… La prima proposta in quel caso è: “Lo mandiamo via?”. L’omicidio dei bambini. E per avere una vita tranquilla, si fa fuori un innocente.
Quando ero ragazzo, la maestra ci insegnava storia e ci diceva cosa facevano gli spartani quando nasceva un bambino con malformazioni: lo portavano sulla montagna e lo buttavano giù, per curare “la purezza della razza”. E noi rimanevamo sbalorditi: “Ma come, come si può fare questo, poveri bambini!”. Era un’atrocità. Oggi facciamo lo stesso. Voi vi siete domandati perché non si vedono tanti nani per la strada? Perché il protocollo di tanti medici – tanti, non tutti – è fare la domanda: “Viene male?”. Lo dico con dolore. Nel secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso, ma con guanti bianchi.
Famiglia, amore, pazienza, gioia, e perdere tempo nella famiglia. Tu hai parlato di una cosa brutta: che non c’è possibilità di “perdere tempo”, perché per guadagnare oggi si devono avere due lavori, perché la famiglia non è considerata. Hai parlato anche dei giovani che non possono sposarsi perché non c’è lavoro. La famiglia è minacciata per la mancanza di lavoro.
E vorrei finire con un consiglio che una volta mi ha dato un professore – ce lo ha dato a scuola –, professore di filosofia, il decano. Io ero in seminario, alla tappa di filosofia. C’era il tema della maturità umana, nella filosofia studiamo quello. E lui ha detto: “Qual è un criterio di tutti i giorni per sapere se un uomo, se un sacerdote è maturo?”. Noi rispondevamo delle cose… E lui: “No, uno più semplice: una persona adulta, un sacerdote, è maturo se è capace di giocare con i bambini”. Questo è il test. E a voi dico: perdete tempo con i bambini, perdete tempo con i vostri figli, giocate con i vostri figli. Non dite loro: “Non disturbare!”. Ho sentito una volta un giovane padre di famiglia dire: “Padre, quando io vado al lavoro, loro dormono. Quando torno, dormono”. È la croce di questa schiavitù di un modo ingiusto di lavorare che la società oggi ci porta.
Ho detto che questa era l’ultima cosa. No, la penultima. L’ultima è quella che dico adesso, perché non voglio dimenticarla. Ho parlato dei bambini come tesoro di promessa. Ma c’è un altro tesoro nella famiglia: sono i nonni. Per favore, abbiate cura dei nonni! Fate parlare i nonni, che i bambini parlino con i nonni. Accarezzate i nonni, non allontanateli dalla famiglia perché sono fastidiosi, perché ripetono le stesse cose. Amate i nonni, e che loro parlino con i bambini.
Grazie a tutti voi. Grazie per la passione, grazie per l’amore che avete per la famiglia. Grazie di tutto! E avanti con coraggio. Grazie!
Adesso prima di darvi la benedizione, preghiamo la Madonna: “Ave Maria…”

* titolo redazionale

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