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5. Imparzialità del giudice e neutralità dell’apparenza

5. Imparzialità del giudice e neutralità dell’apparenza

Il canone dell’imparzialità del giudice, posto dalla Costituzione, si definisce in concreto nei princìpi di carattere etico che orientano il comportamento del magistrato nell’esercizio delle funzioni, e fuori da tale esercizio. Qui il tema è trattato con riferimento all’attributo della apparenza di imparzialità, e al suo rapporto con la neutralità culturale e politica del giudice, muovendo da quanto affermato in alcune recenti decisioni. 

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4. L’avvocato che si occupa di famiglia e di minori

4. L’avvocato che si occupa di famiglia e di minori

Nel giugno 2022 sono state formulate particolari raccomandazioni per gli avvocati nominati curatori speciali dei minori. Più in generale, chi tratta questa materia deve osservare con diligenza peculiare le norme deontologiche forensi, per la delicatezza dei rapporti che è chiamato a salvaguardare. È richiesta inoltre un’adeguata competenza multidisciplinare e la capacità di non lasciarsi coinvolgere emotivamente dalle vicende che tratta.

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3. Etica e disciplina nella magistratura

3. Etica e disciplina nella magistratura

L’appuntamento periodico con questa rubrica presenta oggi uno sguardo d’insieme sulla questione etica in magistratura, sui rapporti tra codice disciplinare e codice etico e sulla loro evoluzione nel passaggio dal previgente sistema di illecito atipico all’attuale conformazione dell’illecito disciplinare tipico voluta dalla riforma del 2006.

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2. Le norme deontologiche garanzia di autonomia dell’Ordine professionale

2. Le norme deontologiche garanzia di autonomia dell’Ordine professionale

L’excursus storico che propone l’autore prende le mosse dalla Rivoluzione francese, e dalla tendenza dell’assolutismo a ridurre l’ambito operativo dell’Ordine forense, per giungere alle più recenti e autorevoli pronunce di legittimità, riguardanti il peso delle norme deontologiche, a fondamento dell’indipendenza della professione di avvocato.

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1. La Giustizia e il trono

1. La Giustizia e il trono

In un saggio di qualche decennio fa[1], lo storico tedesco Ernst Hartwig Kantorowicz narra che «Giuliano, prefetto dell’Egitto sotto Giustiniano I, dedicò una delle sue poesie a Tatiano, un alto funzionario dell’impero che aveva rifiutato l’incarico di governatore di alcune aree arretrate, offertogli dall’imperatore. Il poeta, volendo lodare tale rinuncia, scriveva che l’unico grande desiderio di Tatiano era gioire della sua sorte incrementandola in modo retto, giacché “la Giustizia, che con te condivide il trono (σύνθρονος οίδε Δίκη), sa che tu disprezzi servirti della ricchezza sottratta a coloro che governi”». L’Autore spiega che l’epigramma appartiene a quel genere di composizioni dedicate ai governatori della provincia romana, in cui viene celebrata l’equità del funzionario in carica.

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