Articolo di Giovanni Bucchi pubblicato il 2 febbraio 2017 su Formiche.net.

Il popolo del Family Day è davanti a un bivio. Deve decidere una volta per tutte quale strada intraprendere per dare rappresentanza politica alle istanze del Circo Massimo riempito un anno fa. E’ una riflessione che Formiche.net ha aperto nei giorni scorsi intervistando il portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, Massimo Gandolfini, e Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia. L’ex sottosegretario Alfredo Mantovano, esponente di rilievo del centro studi Livatino, da sempre attento a questo mondo, ha avanzato alcune idee in un recente intervento sul settimanale Tempi. “E’ una forza elettorale che, tradotta in voti, non va al di sotto dei due milioni, ma potrebbe anche raggiungere i quattro milioni” ha scritto riferendosi alle piazze del Family Day. “Alla prossima chiamata alle urne – si è chiesto -, chi darà rappresentatività a questa forza? E’ immaginabile dare rappresentatività diretta con la costruzione di un cartello elettorale?”. Mantovano non pensa a un partito, bensì a “un gruppo identificabile, espressione delle associazioni e dei movimenti che – senza perdere identità e autonomia né trasformarsi in qualcosa d’altro rispetto a ciò che si è – accettino di contribuirvi per quota e per delega”.

UN PROBLEMA DI RAPPRESENTANZA

“Ci sono due elementi oggettivi in questa situazione” premette Mantovano parlando con Formiche.net. “Il primo è che se non succede nulla, se non c’è nessuno sforzo per cambiare le cose, nella prossima legislatura probabilmente non ci sarà nessuno in grado di rappresentare quest’area sensibile ai temi della vita e della famiglia”. L’ex sottosegretario all’Interno dei Governi Berlusconi spiega che “nella passata legislatura il numero di parlamentari impegnati su questi temi non era maggioranza ma era comunque cospicuo, mentre in questa si è ridotto a 15/20. Il rischio è che alla prossima non si vada oltre i 2/3, divenendo irrilevanti”.
Il secondo elemento riguarda i due Family Day romani di piazza San Giovanni e Circo Massimo del giugno 2015 e gennaio 2016. “Quelle piazze si sono riempite contro ogni previsione rivelando l’esistenza di una realtà sociale che non trova rappresentanza politica”. Pertanto, si chiede Mantovano, “chi rappresenta quelle piazze in Parlamento o al Governo? Il popolo del Family Day è destinato solo a fare qualche manifestazione oppure può incidere concretamente?”. Un esempio in questo senso secondo l’ex sottosegretario arriva dal referendum costituzionale, dove il Comitato Difendiamo i nostri figli ha dato vita al Comitato Famiglie per il No dando un contributo alla bocciatura della riforma Renzi-Boschi. “Purtroppo non si è andati oltre il referendum, la capitalizzazione politica dei Family Day non c’è stata, oppure è stata lasciata ad altri”.

DAVANTI A UN BIVIO

Per dare rappresentatività al popolo del Family Day in senso lato, le strade sono due. “Una è per certi aspetti meno complicata – continua Mantovano -; si tratta di proporre alle forze politiche che ci stanno di ospitare rappresentanti delle due piazze nelle proprie liste, in modo che le istanze su vita e famiglia possano viaggiare sulle gambe di alcune persone all’interno dei partiti”. La seconda strada “assai più ambiziosa e complicata” consiste invece nel “mettere in piedi un cartello elettorale. Non servono iniziative velleitarie, è necessario il concorso dei principali movimenti e associazioni del mondo cattolico che non si devono affatto snaturare ma fornire un contributo per esprimere persone che si rendano interpreti sul piano politico del Magistero sociale della Chiesa. Altrimenti il discorso si può bloccare sin dall’inizio”. Un’operazione di questo genere, scaturita dal basso, sarebbe “l’esatto contrario di quanto effettuato alcune anni fa a Todi, seppure con le migliori intenzioni”.

TRA GANDOLFINI E ADINOLFI

Interpellato su come si stanno muovendo (e dividendo) i due leader usciti dal Circo Massimo, Mantovano risponde così. Per quanto riguarda Gandolfini (“con lui personalmente ci sentiamo, c’è una riflessione in corso” confida il magistrato), “il tentativo del Comitato Difendiamo i nostri figli è quello di raccogliere dall’esterno ogni proposta di incontro e confronto che viene formulata. Mi auguro si vada nella direzione della costruzione di un cartello elettorale che consenta un coordinamento maggiore tra gli eventuali eletti”.
L’iniziativa di Adinolfi secondo l’ex sottosegretario ha invece “un limite grosso: quello di muoversi senza avere alle spalle la realtà che dovrebbe rappresentare, con la quale invece il raccordo deve essere stretto e pregiudiziale. Diventa velleitario fare passi ulteriori quando l’associazionismo di riferimento non ti segue, si rischia di non avere base elettorale”.
Pertanto, conclude Mantovano, “non si può immaginare che una tale forza come un cartello elettorale tra cattolici possa essere autosufficiente. Se si vuole contare qualcosa, servono alleanze”. La consonanza con i partiti di centrodestra “a parole c’è, ma poi si continua a mandare avanti provvedimenti come il quello sul fine vite che nella sostanza introduce l’eutanasia. La prospettiva non è di un matrimonio d’amore, ma un’alleanza di realistica convenienza”.

A PROPOSITO DI FINE VITA

Come si era risvegliato l’anno scorso per opporsi al ddl Cirinnà, il popolo del Family Day potrebbe ripetere lo schema per contrastare la legge sul fine vita. “Spero non accada, sia perché significa che sta per arrivare un danno rappresentato da quella legge, sia perché occorre andare oltre il momento della reazione”. Detto ciò, Mantovano sottolinea come “tutti i segnali indicano che si andrà all’approvazione di quel provvedimento, c’è stata un’indubbia accelerazione. E’ un testo che nella sostanza introduce l’eutanasia ma soprattutto stravolge la professione del medico, la stravolge relegandolo a un professionista con la sola preoccupazione di evitare responsabilità e azioni giudiziarie. E’ la morte della medicina, oltre che del singolo paziente”.

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