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Il 27 aprile 2014 Giovanni Paolo II è stato canonizzato. Pubblichiamo di seguito un articolo della prof. Maria Pia Baccari Vari sul grande Papa, da ricordare con il titolo di Magno.

Ricorrono in questi giorni i dieci anni dalla canonizzazione di Giovanni Paolo II. Questa può essere l’occasione per una riflessione sul titolo di Magno attribuito al Papa polacco, prendendo anche spunto da quanto Benedetto XVI ha scritto in un libro pubblicato postumo e in una lettera pubblicata il 18 maggio 2020, in occasione del centenario della nascita di Karol Wojtyła.

È bene chiarire immediatamente, per quel che qui interessa, che la storia antica, in particolare, quella romana, ci ha trasmesso “titolature” ufficiali e non (ad esempio, Pius, Maximus, Optimus, Sanctissimus) attribuite ad Imperatori e a Papi. [1] Più che di appellativo si dovrebbe parlare di “titolo”, considerando che alla base vi è un riconoscimento popolare di grandezza.

Come nascono queste attribuzioni? Qual è il significato, aldilà del dato emozionale, politico-istituzionale? E quale la loro rilevanza dal punto di vista giuridico? Quale la differenza tra l’attribuzione del titolo di Magno e/o di Santo? Qual è il ruolo del popolo? Il tema assai delicato merita grande rigore e qui si può soltanto offrire qualche spunto di riflessione.[2]

Nella primavera del 2005 i titoli dei quotidiani e degli speciali televisivi avevano messo in risalto l’appellativo di ‘Magno’ attribuito a Giovanni Paolo II: Giovanni Paolo Magno, Giovanni Paolo il Grande, Karol il Grande.[3]

Papa Benedetto ha fatto un interessante parallelo tra le acclamazioni “Santo” e “Magno”, riferite al suo predecessore: «Il giorno del funerale del Santo Padre si potevano vedere moltissimi striscioni con la scritta “Santo subito” … E non solo in Piazza San Pietro, ma in vari circoli di intellettuali si era discusso sulla possibilità di concedere a Giovanni Paolo II l’appellativo di “Magno”».[4] Continua Papa Benedetto: «La parola “santo” indica la sfera divina, e la parola “magno” indica la dimensione umana. Secondo i principi della Chiesa, la santità viene valutata sulla base di due criteri: le virtù eroiche e il miracolo».

Occorre, dunque, tenere nettamente separati i due ‘titoli’, sia pure entrambi, nell’epoca più antica, riconducibili al popolo, alle “voces” del popolo, alle acclamazioni (adclamationes) del popolo, specificamente del popolo Romano, inteso nel duplice significato di popolo di Roma e, al tempo stesso, di popolo dell’Impero: questi sono i vota publica. [5]

Benedetto XVI, a proposito del titolo di Magno, afferma: «È più difficile definire correttamente il termine “magno”. Durante i quasi duemila anni di storia del papato, l’appellativo “Magno” è stato adottato solo con riferimento a due papi: a Leone I (440-461) e a Gregorio I (590-604). La parola “magno” ha un’impronta politica presso entrambi, ma nel senso che, attraverso i successi politici, si rivela qualcosa del mistero di Dio stesso. Leone Magno, in una conversazione con il capo degli unni Attila, lo convinse a risparmiare Roma, la città degli apostoli Pietro e Paolo. Senza armi, senza potere militare o politico, riuscì a persuadere il terribile tiranno a risparmiare Roma grazie alla propria convinzione della fede. Nella lotta dello spirito contro il potere, lo spirito si dimostrò più forte».[6]

Nell’aprile del 2003 il popolo Romano (l’idea fu di un gruppo di studenti di Diritto romano della Facoltà di Giurisprudenza della Libera Università Maria S. S. Assunta, ai quali si unirono prontamente migliaia di giovani delle Università romane, in occasione dell’incontro della XVIII Giornata Mondiale della Gioventù – Diocesana, 10-13 aprile 2003) ha proclamato in piazza il Pontefice Romano “Magno”, secondo l’antica tradizione, avente una rilevanza giuridica. Furono per l’occasione portati in piazza striscioni lunghi 8 metri nei colori dello stemma pontificio con la scritta azzurra Giovanni Paolo Magno in campo giallo.[7]

Poco dopo, il 17 maggio del 2003, l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, fondata dal Papa Bonifacio VIII nel 1303, attribuì a Giovanni Paolo II la laurea honoris causa in Giurisprudenza. Nel Diploma, firmato dall’allora Rettore prof. D’Ascenzo e dal Preside della Facoltà prof. Angelici, è scritto “vota publica recolentes” (raccogliendo i vota publica) Gli è dovuto a motivo del Suo alto ed universale magistero il titolo di Magno (in serie Romanorum Pontificum titulo “Magnus” iure meritoque esset insignandus) come è avvenuto nel passato per alcuni Romani Pontefici.[8] Si legge nella motivazione: “Universalmente nota è l’opera svolta dal Pontefice, nel corso di tutto il Suo Magistero, per l’affermazione del diritto e per la tutela dei diritti umani in tutte le loro forme storiche sia per quanto concerne la persona e i suoi diritti individuali sia con riferimento ai rapporti tra i popoli e al diritto internazionale, sottolineando l’esigenza di giustizia, anche su temi come quelli del debito estero e dell’autodeterminazione, e di pace … Altrettanto universalmente noti sono i contributi del Pontefice alla cultura giuridica … che superando l’isolamento del diritto dalla religione e dalla morale, fonda i diritti umani sulla dignità della persona”.

Nel 2003, sempre in occasione del XXV anno di Pontificato di Giovanni Paolo Magno, insigni giuristi appartenenti alle Università e massime istituzioni del mondo anche di religione ebraica, musulmana o non credenti (oltre 450 studiosi dal Portogallo alla Cina, dalla Svezia al Brasile, dalla Russia al Perù, dalla Bulgaria al Cile) hanno dedicato al Papa il volume  “Giovanni Paolo II. Le vie della giustizia. Itinerari per il terzo millennio”, che porta la dedica  “Studia Joanni Paulo Magno a totius orbis iureconsultis oblata”.[9]

L’8 aprile 2005, il popolo che si trova a Roma (risuona nell’aria l’espressione paolina qui sunt Romae[10]) per l’estremo saluto, lo vuole Santo. L’allora Vice decano della Facoltà di Diritto canonico della Pontificia Università san Tommaso d’Aquino (quella Università di Roma dove il Giovanni Paolo II prese la prima laurea) ha scritto nel volume più volte citato, a commento della motivazione della laurea honoris causa e più precisamente del Diploma di laurea e del titolo di Magno: “L’affermazione, di primo acchito, può ben meravigliare e sorprendere, tenuto conto soprattutto da chi è stata espressa, ma riflettendo se ne intuisce la ragione. Come i papi che nel passato hanno ricevuto questo titolo (Leone I, Gregorio I e Niccolò I), l’attuale Pontefice ha sempre saputo coniugare il Suo ministero spirituale con l’attenzione ai bisogni concreti, quotidiani degli uomini e delle donne del nostro tempo, nella convinzione che essi sono inseparabili. Questa attenzione a tutti gli uomini, nessuno escluso, ed a tutto l’uomo, anima e corpo, essere ed esistenza, ed alla sua imprescindibile dimensione sociale che postula la presenza del Diritto come strumento di Giustizia, è ciò che fa sentire questo Papa oggi un’Autorità, un testimone verace e coerente, cioè un Grande!”. [11]

Molto interessante è l’analisi storica e il parallelo che Papa Benedetto fa con Papa Gregorio I, il quale «non ottenne un successo altrettanto spettacolare, ma riuscì comunque a salvare più volte Roma dai Longobardi – anche lui, contrapponendo lo spirito al potere, riportò la vittoria dello spirito. Quando confrontiamo la storia di entrambi con quella di Giovanni Paolo II, la somiglianza è innegabile. Anche Giovanni Paolo II non aveva né forza militare né potere politico. Nel febbraio 1945, quando si parlava della futura forma dell’Europa e della Germania, qualcuno fece notare che bisognava tener conto anche dell’opinione del Papa. Stalin chiese allora: “Quante divisioni ha il Papa?” Naturalmente non ne aveva. Ma il potere della fede si rivelò una forza che, alla fine del 1989, sconvolse il sistema di potere sovietico e permise un nuovo inizio. Non c’è dubbio che la fede del Papa sia stata un elemento importante per infrangere questo potere. E anche qui possiamo certamente vedere la grandezza che si manifestò nel caso di Leone I e Gregorio I. La questione se in questo caso l’appellativo “magno” sarà accettato o meno deve essere lasciata aperta».[12]

         Dalle testimonianze scientifiche qui illustrate si può ben utilizzare, in occasione dei dieci anni dalla canonizzazione di San Giovanni Paolo, il titolo di Magno[13] e così lasciare alla storia San Giovanni Paolo Magno.

Maria Pia Baccari Vari,
già ordinario di Diritto romano nella Libera Università Maria S.S. Assunta


[1] Su alcune titolature ufficiali riguardanti gli Imperatori vedi, specialmente, per le iscrizioni, A. Mastino, Le titolature di Caracalla e Geta attraverso le iscrizioni (indici), Bologna 1981, pp. 38; 91; 143 ss.; per le numerosissime monete vedi H. Cohen, Description historique des monnaies frappées sous l’Empire romain communément appelées médailles impériales, IV, rist. an., Graz 1955, pp. 139 – 245. Vedi il volume Il titolo di Magno dalla Repubblica all’Impero al Papato (a cura di M. P. Baccari e A. Mastino), I quaderni dell’«Archivio Giuridico», 2, Modena 2009 e i contributi su diversi aspetti della tematica.

[2] Per quanto riguarda la santità e, in particolare, il “ruolo popolare” nella valutazione della stessa, in riferimento anche all’epoca romana, vedi i contributi pubblicati nel volume Aa.Vv., Poteri religiosi e istituzioni: il culto di San Costantino imperatore tra  Oriente e Occidente, a cura di F. Sini e P. P. Onida, Torino 2003, specialmente V. Poggi, Perché in Sardegna Costantino è santo; G. Catalano, Il culto di San Costantino imperatore in Sicilia; Id., Il problema del culto di San Costantino imperatore (secondo il diritto canonico); R. Coppola, La santità in Oriente e in Occidente. A proposito del culto di San Costantino imperatore.

[3]Nell’omelia della S. Messa in suffragio, celebrata la domenica 3 aprile 2005 il Cardinale Sodano ha definito Giovanni Paolo II “il Grande”. In un’intervista Jean Guitton disse che S.S. Giovanni Paolo II sarebbe stato ricordato con l’appellativo di “Le Grand” facendo un parallelo con papa Leone I. Vedi, più ampiamente, un mio lavoro “Giovanni Paolo Magno”, in LumsaNews 2004, pp. 100 ss.; Z. Grocholewski, Juan Pablo II El Magno, Universidad Sergio Arboleda, Bogotá 2005, pp. 101 ss.

[4] Cosi Benedetto XVI, Che cos’è il Cristianesimo. Quasi un testamento spirituale, Mondadori, Milano 2023, p. 173; il testo di Benedetto XVI, scritto in occasione del centenario della nascita di Papa Giovanni Paolo II si può leggere: http://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/La-lettera-del-Papa-emerito-per-il-centenario-della-nascita-di-Giovanni-Paolo-II-88361774-813f-4610-a56b-0eca7454f7d6.html. Vedi, anche per la ricostruzione storica, il volume Il titolo di Magno dalla Repubblica all’Impero al Papato cit., passim.

[5] Sia consentito, più ampiamente, su queste tematiche rinviare a Cittadini popoli e  comunione nella legislazione dei secoli IV – VI, Torino 2011, pp. 62 ss.; 130 s.; 145 s.

[6] Cosi Benedetto XVI, Op. ult.cit., p. 174.

[7] Lo stemma scelto da Giovanni Paolo II per caratterizzare la sua missione, oggi ci appare in tutta la sua ‘pienezza’. Esso, come è noto, raffigura «principalmente una croce la cui forma, però, non corrisponde a nessuno dei consueti modelli araldici in materia.  La ragione dell’inusuale spostamento della parte verticale della croce appare subito se si considera il secondo oggetto inserito nello stemma: la grande e maestosa M maiuscola, che sta a ricordare la presenza della Madonna sotto la Croce e la sua eccezionale partecipazione alla Redenzione»: L’Osservatore Romano, 9.11.1978 – Acta Apostolicae Sedis, 1978-II, p. 989. A distanza di oltre quarant’anni dall’elezione al soglio pontificio e ripensando al lungo pontificato costellato di sofferenze l’attenzione dalla grande lettera dell’alfabeto si sposta alla enorme croce d’oro e affiorano alla mente le parole della lettera pietrina “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”(1 Pt 2); cfr. Angelus del 29 maggio 1994, nel quale Giovanni Paolo II spiegò in particolare ai Romani il “dono della sofferenza”: «Ho capito che devo introdurre la Chiesa di Cristo in questo Terzo Millennio con la preghiera, con diverse iniziative, ma ho visto che non basta: bisognava introdurla con la sofferenza, con l’attentato di tredici anni fa e con questo nuovo sacrificio. Perché adesso, perché in questo anno, perché in questo Anno della Famiglia? Appunto perché la famiglia è minacciata, la famiglia è aggredita. Deve essere aggredito il Papa, deve soffrire il Papa, perché ogni famiglia e il mondo vedano che c’è un Vangelo, direi, superiore: il Vangelo della sofferenza, con cui si deve preparare il futuro, il terzo millennio delle famiglie, di ogni famiglia e di tutte le famiglie … Capisco che era importante avere questo argomento davanti ai potenti del mondo. Di nuovo devo incontrare questi potenti del mondo e devo parlare. Con quali argomenti? Mi rimane questo argomento della sofferenza. E vorrei dire a loro: capitelo, capite perché il Papa è stato di nuovo in ospedale, di nuovo nella sofferenza, capitelo, ripensatelo!».

[8] Nei quotidiani sono apparsi numerosi articoli, in particolare vedi: L. Accattoli, Il Corriere della Sera 18 maggio 2003: «Ieri l’hanno fatto dottore in giurisprudenza e hanno proposto di dargli il titolo di “Magno”: di chiamarlo, cioè, “Giovanni Paolo II il Grande”»; O. Petrosillo, Il Messaggero 18 maggio 2003: «… e con il diploma, “La Sapienza” gli ha anche riconosciuto il diritto e il merito al titolo di “Magno”»; cfr. Id., Giovanni Paolo II. Cifre, gesti e parole di un grande pontificato,Relazione svolta a San Francisco, 14 luglio 2003. In generale vedi, per altre testimonianze, ad esempio, nell’Enciclopedia dei Papi, ed. Treccani, Roma 2000, il cardinale Paul Poupard, già presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel definire storico il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, pronosticò l’attribuzione, come ad altri papi del passato, dell’appellativo di “Grande”; D. del Rio, Karol il Grande, Milano 2003. Da ultimo, in generale, Aa. Vv., Wojtila il Grande: rinascita cattolica o sfida oscurantista?, in MicroMega, 2/2005, pp. 7 ss.

[9] Aa.Vv., Giovanni Paolo II. Le vie della giustizia. Itinerari per il terzo millennio, a cura di A. Loiodice e M. Vari, Roma 2003. Nel volume è presente anche una cartina geografica, che indica i viaggi apostolici del Santo Padre (allora 102, poi furono 104) di O. Baldacci, pp. VI-VII.

[10] Nella Epistula ad Romanos, attribuita a San Paolo, il termine Romani non appare; lo troviamo, invece, nella inscriptio. L’autore della lettera si rivolge, per due volte, a “coloro che sono a Roma”: omnibus qui  sunt  Romae e qui  Romae  estis: vedi Cittadini popoli e  comunione nella legislazione dei secoli IV – VI cit., pp. 35 ss., per un significato non giuridico di Romani.

[11] B. Esposito, Giovanni Paolo II ‘Defensor iuris’: un Magistero in difesa della forza del diritto contro il diritto della forza, in Aa.Vv., Giovanni Paolo II. Le vie della giustizia. Itinerari per il terzo millennio cit., pp. 223 ss.; cfr. anche J. Sondel,  Universitas Jagellonica semper fidelis (sull’Università originaria di Karol Wojtyła), ibid., p. 1057;vedi anche per i riferimenti al patrimonio di riflessioni giuridiche di S. S. Giovanni Paolo Magno, A. Loiodice, Il legato di Giovanni Paolo Magno e il nuovo Pontefice Benedetto XVI, in Federalismi.it, Rivista telematica, editoriale 8/2005; R. D. Rabinovich-Berkman, A-Dios, Juan Pablo el Grande, in Revista Persona, editoriale 60, 2005.

[12] Cosi Benedetto XVI, Op. ult. cit., pp. 174 s.

[13] È stato pubblicato anche un libro San Giovanni Paolo Magno di Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio) e Luigi Maria Epicoco, San Paolo Edizioni, Roma 2020.

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