Con un articolo pubblicato su AsiaNews (agenzia di informazione promossa dai missionari del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere) del 10.06.2026 si è data notizia della repressione delle proteste contro gli arresti di donne operati in Afganistan, da parte dei Talebani. ( cfr. https://www.asianews.it/notizie-it/Herat:-i-talebani-reprimono-le-proteste-contro-gli-arresti-delle-donne-65617.html ).
Benedetto Tusa
Vi si riferisce che: “Secondo alcuni testimoni le autorità locali hanno sparato direttamente alla testa, al petto e alle gambe dei manifestanti. Le proteste sono scoppiate dopo l’arresto arbitrario di decine di donne accusate di indossare il velo in maniera non conforme alle imposizioni talebane.”…” L’arresto di decine di donne d parte dei talebani ha provocato una protesta nella città occidentale di Herat, a cui è seguito un intervento armato, terminato, secondo diverse testimonianze, con vittime e feriti. Un episodio che si è verificato negli stessi giorni in cui un nuovo rapporto delle Nazioni unite denuncia un aumento degli scontri con l’opposizione e il peggioramento delle condizioni dei diritti umani”… “Secondo testimoni e partecipanti alla manifestazione, la protesta è scoppiata dopo una serie di arresti di donne ritenute colpevoli di indossare l’hijab in modo non conforme alle prescrizioni talebane. Un’infermiera, per esempio, è stata prelevata dopo il turno di lavoro nonostante fosse accompagnata dal marito. I dimostranti, uomini e donne, sono scesi in strada dopo che le autorità locali hanno lanciato una campagna di controlli. Fonti locali riferiscono che a Herat, indossare il velo che copre solo i capelli spesso non basta.”.
Si tratta di un articolo che è un invito a non dimenticare che dopo la ripresa del potere dei talebani nel 2021, la condizione delle donne in Afghanistan ha subito un’accelerazione, con l’assunzione di normative che hanno drasticamente limitato l’esercizio dei diritti fondamentali e la partecipazione delle donne alla vita sociale, economica e pubblica. Numerose organizzazioni internazionali e organismi delle Nazioni Unite hanno correttamente definito tale situazione come una forma di “apartheid di genere”, mutuando il termine afrikaans che significa “separazione”.
Si tratta di un contesto caratterizzato da una segregazione istituzionalizzata
e dalla concreta e legalizzata abolizione di diritti e libertà elementari che include:
- Il divieto di istruzione, le ragazze, infatti, sono escluse dalle scuole dopo la sesta classe e le università sono loro interdette, rendendo l’istruzione un reato per le donne.
- L’esclusione dal mondo del lavoro, ove le donne non possono operare in nessun settore, compresi il governo e le ONG; e molti posti di lavoro sono stati chiusi, come i saloni di bellezza.
- La cancellazione dalla vita pubblica, atteso che le donne sono costrette a coprirsi completamente in pubblico e non possono viaggiare senza un accompagnatore. È vietato il loro accesso a parchi e palestre.
- L’assenza di giustizia, visto che i sistemi di protezione legale sono stati smantellati, lasciando molte donne vulnerabili in balia della violenza e ai matrimoni forzati.
A fonte di questa situazione è necessario che nessuno rimanga in silenzio di fronte a queste intollerabili violazioni dei diritti umani. Ogni donna e ragazza afghana ha il diritto di vivere in dignità, sicurezza e libertà, ed urge che tutti i governi e le organizzazioni internazionali agiscano immediatamente in difesa dei diritti delle donne in Afghanistan.
Condannando fermamente le violazioni dei diritti delle donne di quel Paese, promuovendo e sostenendo iniziative che possano garantire l’accesso all’istruzione e al lavoro per le donne afghane, fornendo supporto alle organizzazioni locali che lavorano per la protezione dei diritti delle donne ed infine monitorando attivamente la condizione delle stesse nella vita sociale afghana, per denunciare immediatamente alla comunità internazionale ogni abuso.
Un monito su cui riflettere sul tema della violazione dei diritti umani è giunto da Sua Santità Leone XIV che nella sua ultima Enciclica insegna:” I diritti umani sono inviolabili, poiché «inerenti alla persona umana ed alla sua dignità». Di conseguenza, sono universali e inalienabili. Proprio perché fondati nella comune dignità di ogni uomo e di ogni donna, essi comportano conseguenze pratiche ed effetti giuridici, poiché «sarebbe vano proclamare i diritti umani se allo stesso tempo non si mettesse in pratica tutto il necessario per garantire il dovere di rispettarli, da parte di tutti, ovunque e per tutti”.
(Magnifica humanitas, n.55 – https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html).