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L’Assemblea plenaria del CSM, nella seduta del 14 marzo 2024, ha deliberato all’unanimità l’installazione di una teca contenente un’agenda e alcuni fogli manoscritti appartenuti al giudice Rosario Angelo Livatino, il primo magistrato ad essere stato proclamato beato.

In prossimità dell’Aula dove si riuniscono ogni settimana tutti i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura per decidere in merito alle proposte formulate dalle diverse commissioni, a breve sarà installata una teca per omaggiare la memoria di Rosario Angelo Livatino, il giovane magistrato ucciso brutalmente in un agguato mafioso il 21 settembre 1990 mentre si recava in Tribunale: la decisione è stata presa all’unanimità dall’Assemblea plenaria giovedì 14 marzo, su proposta del Comitato di presidenza.

La teca conterrà alcune pagine scritte a mano dal magistrato, nonché una sua agenda del 1982. Si tratta degli oggetti che il CSM ha ricevuto in dono dai gestori della “Casa Museo di Livatino” che si trova a Canicattì, in occasione della visita istituzionale del Vice Presidente Fabio Pinelli accompagnato da una delegazione composta da alcuni consiglieri e dall’allora Segretario generale Alfredo Pompeo Viola, che si è tenuta il 21 e il 22 settembre 2023 per ricordare il magistrato a 33 anni dalla sua morte.

L’esposizione degli oggetti appartenuti al giudice Livatino, il primo magistrato ad essere proclamato beato (il 9 maggio 2021) nel corso della millenaria storia della Chiesa, è finalizzata a testimoniare – si legge nella delibera – l’inscindibile legame fra l’esercizio delle funzioni di governo autonomo della magistratura e la figura di Livatino che «all’inveramento dei valori della giustizia ha sacrificato la propria vita». È stata dunque avvertita – si legge ancora nella delibera − «la necessità di rendere un tributo stabile e duraturo alla figura di Rosario Angelo Livatino, per celebrare l’impegno civile e istituzionale e tenere viva la memoria di un magistrato che ha dedicato la propria vita professionale al contrasto alla criminalità organizzata, fino a pagare con la vita tale impegno, tanto che, nella cerimonia di beatificazione è stato definito martire della giustizia e della fede».

La figura di Livatino ha peraltro accompagnato il passaggio fra la precedente consiliatura e quella attuale. Il 19 gennaio 2023, infatti, cinque giorni prima della seduta di insediamento del CSM nella nuova composizione, è stata esposta presso la sede del Consiglio Superiore la reliquia del Beato Livatino, la camicia che indossava al momento della sua uccisione e che, intrisa del suo sangue, per 32 anni è stata conservata negli armadi blindati del Tribunale di Caltanissetta quale reperto processuale, successivamente data in affidamento alla Curia di Agrigento e conservata in una teca d’argento.

L’esposizione della reliquia è avvenuta nell’ambito della solenne “Peregrinatio Beati Rosarii Livatino – Fidei et Justitiae Mertyris” che ha coinvolto sedi istituzionali ed universitarie. Durante la cerimonia, l’allora Vice Presidente del CSM, David Ermini, ha ricordato che «i Santi esistono per mostrarci la via retta da percorrere», osservando che  «Livatino questa via ce l’ha indicata nel corso della sua breve vita, prima ancora di essere beatificato: ce l’ha mostrata con il suo esempio, per questo la mafia lo ha ucciso».

Già il 6 maggio 2021 il CSM aveva ospitato la proiezione in anteprima del docufilm realizzato da Tv2000 intitolato “Picciotti, che cosa vi ho fatto?”, con la partecipazione del Capo dello Stato, del Ministro della Giustizia, del presidente della Conferenza Episcopale Italiana. In quell’occasione, il Vice Presidente Ermini, riprendendo le parole di Livatino secondo cui «la credibilità esterna della magistratura nel suo insieme e in ciascuno dei suoi componenti è un valore essenziale in uno Stato democratico», ha indicato Livatino come «il modello a cui ciascun magistrato ha il dovere di ispirarsi per guadagnarsi la fiducia dei cittadini, fonte primaria ed esclusiva della legittimità del suo agire».

La presenza degli oggetti di Livatino presso la sede del CSM si pone in continuità, a ben vedere, con le parole rivolte da Papa Francesco ai componenti del CSM in due diverse occasioni.

Papa Francesco, durante l’incontro che si è tenuto il 17 giugno 2014 presso la Sala Clementina, nel sottolineare l’alto ruolo della magistratura nella società, si è rivolto ai componenti del CSM e ai magistrati esortandoli ad impegnarsi per essere un esempio di integrità morale e, per incoraggiarli, ha voluto ricordare due modelli a cui ispirarsi, quello di Vittorio Bachelet e quello di Rosario Livatino, due persone – ha affermato il Pontefice – che «hanno offerto una testimonianza esemplare dello stile proprio del fedele laico cristiano: leale alle istituzioni, aperto al dialogo, fermo e coraggioso nel difendere la giustizia e la dignità della persona umana».

Durante l’incontro che si è tenuto l’8 aprile 2022 presso l’Aula Paolo VI, il Pontefice ha richiamato nuovamente la figura di Rosario Livatino e lo ha invocato a sostegno ed aiuto dei membri del CSM nell’esercizio delle loro funzioni, ricordando la rilevanza della credibilità, dell’amore per la giustizia, dell’autorevolezza, del pluralismo delle idee e dell’indipendenza dagli altri poteri. Il Pontefice ha poi concluso osservando che «Livatino è stato assassinato a soli trentotto anni, lasciandoci la forza della sua testimonianza credibile, ma anche la chiarezza di un’idea di Magistratura a cui tendere».

A breve la teca contenente gli oggetti di Livatino sarà collocata vicino all’Aula dove il Consiglio prende tutte le decisioni relative alle assunzioni, alle assegnazioni, alle valutazioni di professionalità e ai trasferimenti dei magistrati ordinari, ai conferimenti di incarichi direttivi e semidirettivi, nonché decisioni in ambito disciplinare. Più volte, durante il dibattito in plenum, ci si è confrontati sul “modello di magistrato” a cui fare riferimento. Ebbene, posando lo sguardo su quelle pagine si potranno ricordare anche quelle scritte da Livatino sul ruolo del magistrato e sull’importanza di amministrare la giustizia con prudenza, con umiltà e con attenzione per il prossimo. Il giudice, ha scritto Livatino in una relazione del 7 aprile 1984 dal titolo “Il ruolo del giudice nella società che cambia”, «deve offrire di sé stesso l’immagine di una persona seria, equilibrata, responsabile, l’immagine di uno capace di condannare ma anche di capire».

                                                                   Daniela Bianchini

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