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Una grande mostra a Roma per J.R.R. Tolkien, la prima di queste dimensioni in Italia. E poi una serie di nuovi libri, tra cui l’edizione ampliata di un saggio critico e militante di Wu Ming 4 (Federico Guglielmi), nuove edizioni di volumi cult, oltre a seminari, convegni, incontri. Sono trascorsi cinquant’anni dalla scomparsa di J.R.R. Tolkien, e Il Signore degli Anelli rimane ancora il pilastro insuperabile del genere fantasy. Quest’opera è l’unica nel suo genere a cui la critica abbia universalmente conferito lo status di letteratura anziché semplice narrativa. Le influenze di Tolkien permeano ancora la cultura pop contemporanea, evidenti nei videogiochi, nei film. Gli elfi e gli orchi continuano a popolare le terre immaginarie della fantasia, riflettendo le aspirazioni consumistiche di una generazione cresciuta nel mondo nerd. La Terra di Mezzo, in particolare, si mantiene imponente nelle produzioni multimediali, dalla trilogia cinematografica di Peter Jackson al controverso adattamento televisivo Gli Anelli del Potere di Amazon Prime, oltre a una moltitudine di giochi da tavolo e videogiochi ambientati nell’universo tolkeniano. L’influenza di Tolkien nel genere che ha contribuito a definire è innegabile. Tuttavia, la ricorrenza attuale solleva la domanda se quest’eredità si stia mantenendo salda o stia gradualmente perdendo la sua forza. Il Centro Studi Livatino vuole approfondire con una serie di articoli l’eredità e il patrimonio culturale dello scrittore britannico.

La vita di John Ronald Tolkien può sembrare, a prima vista, tranquilla e ordinaria, caratterizzata dalla sua carriera accademica, dal ruolo di padre di famiglia e dal notevole successo letterario che lo ha reso uno degli scrittori più celebri del XX secolo. Tuttavia, nel corso degli anni, ha affrontato significativi momenti di sofferenza, iniziando con la perdita precoce della madre quando era ancora giovane. Questo dolore fu accentuato dal fatto che il padre era già deceduto in Sudafrica durante la sua infanzia. La madre, Mabel, convertitasi al Cattolicesimo, fu ingiustamente discriminata e abbandonata anche dal punto di vista economico, impedendole di gestire efficacemente il grave diabete che l’affliggeva.

Il primo evento “eucatastrofico” nella vita di Tolkien fu l’ingresso di Edith Bratt, una giovane orfana affidata alle cure del tutore Padre Francis Morgan, che diventò poi sua moglie e, in qualche modo, una musa ispiratrice. Tuttavia, l’amore tra Tolkien ed Edith fu complicato da un fidanzamento contrastato, poiché il tutore prioritario, Padre Morgan, desiderava che Tolkien completasse gli studi accademici come richiesto dalla madre. Nonostante le difficoltà iniziali, il matrimonio resistette a momenti di incomprensione e amarezze reciproche, durando per tutta la vita di Tolkien.

Le sofferenze della guerra, con la perdita di amici e l’esperienza degli orrori del conflitto, fecero parte della vita di Tolkien e si rifletterono nel suo immaginario. Tuttavia, nonostante le avversità e il male nel mondo, Tolkien mantenne sempre la fede nella “Eucatastrofe”, l’irruzione della Salvezza nella storia. Aveva la certezza che, alla fine, le porte degli inferi non avrebbero prevalso, così come i neri cancelli di Mordor.

Le interpretazioni politiche di Tolkien sono state costantemente semplificate nel corso del tempo. Negli anni ’60, una parte della sinistra americana abbracciò la sua opera, attribuendo un significato anticonformista ed ecologista, tanto che David Taggart, il fondatore di Green Peace, chiamò una delle prime imbarcazioni dell’associazione “Frodo” in suo onore. In Italia, invece, la sinistra lo etichettò immediatamente come “fascista”, forse a causa del suo scenario vagamente medievale, poiché per la sinistra manichea il Medioevo equivaleva a un’associazione con la Destra. Di conseguenza, una parte della gioventù di destra, in particolare quella più anticonformista, innovativa e colta, lo accolse come proprio.

Tuttavia, Tolkien va oltre e al di sopra di qualsiasi ideologia. L’etichettatura del professore di Oxford risulta riduttiva, poiché ciò che ispirò la sua vita e la sua opera non può essere ricondotto a un’ideologia, ma piuttosto a una visione più ampia della vita, dell’essere umano e della storia, che va oltre il concetto di ideologia per diventare una filosofia.

Tolkien possiede addirittura una visione teologica della storia, giudicando gli eventi umani con l’autorevolezza di un filosofo o di un profeta. Questo emerge chiaramente dalle sue lettere, in cui rivela come il suo profondo cattolicesimo abbia plasmato la sua opera.

Tolkien deve ora essere ritenuto non solo un autore di grande successo, ma anche un autentico classico. Nel ventesimo secolo, ha reintegrato il genere epico nella letteratura, restituendo dignità letteraria a una forma narrativa immaginativa che era stata messa da parte dal cinismo di una cultura dominante priva di valori, in particolare l’eroismo.

Nonostante l’opposizione di una società che tendeva a trascurare i valori, Tolkien ha realizzato il desiderio di ritornare al Bello e al Vero, attraverso l’utilizzo e la rievocazione del Mito, al fine di ristabilire la sanità nell’uomo moderno. Nel periodo di declino dell’umanità, in cui si è smarrito il significato della trascendenza, Tolkien, scrivendo tra le trincee della Grande Guerra, esprime il suo desiderio di testimoniare Dio e la Verità attraverso la sua letteratura. Emerge un profondo spirito di speranza nel potere del bello come antidoto al male. In ogni dimora umana, la bellezza della santità è presente, anche se spesso si cela dietro l’evidenza della malvagità. Si può sempre trovare qualcosa di positivo nelle parole, nelle azioni e nei volti, seppur sia spesso nascosto, difficilmente discernibile, raramente evidente e riconoscibile. Questo concetto è rintracciabile anche nei pensieri di Agostino.

Il vescovo di Tagaste considera il male come un nulla, una diminuzione del bene, del bello e del buono. San Tommaso d’Aquino riprende questa idea, sottolineando che il male morale è il più grave. Per Tolkien e l’Aquinate, bontà e bellezza sono strettamente legate e sono elevate alla santità, che rappresenta la bellezza della bontà. Anche se sembra celata, questa bellezza è più grande e diffusa del male, riuscendo ancora a penetrare il mondo materiale attraverso la sua stessa bellezza. Il suo nascondimento non è solo una reazione passiva al clamore eccessivo del male, ma è anche un segno della potenza che si manifesta nel trascendente: nascosta, ma sempre presente.

Bontà, bellezza e verità sono considerate strutture della santità, che per sua natura è trascendente. Il male, così concepito, non ha una sostanza propria, ma è un parassita del bene. Mentre il bene può esistere senza il male, quest’ultimo ha bisogno del bene per manifestarsi. Come l’ombra è la mancanza di luce, il male è la mancanza di bene.

L’intuizione chiave di Tolkien è che la battaglia del male è rivolta contro il bello, poiché, se il male è la diminuzione del bello, allora è antitetico ad esso. Tolkien ritiene che valga la pena difendere solo ciò che è bello e aspira a trovare una bellezza senza tempo. Nonostante la vastità della sua esplorazione del bello nel suo mondo, rimane un tema periferico negli studi su Tolkien:

«Lei parla di una integrità e di una santità nel Signore degli Anelli che sono un potere in sé. Ero profondamente commosso. Prima non mi era stato detto nulla del genere. Ma per una strana occasione, proprio come stavo iniziando questa lettera, ne ho avuta una da un uomo, che si classificò come un miscredente, o nel migliore dei casi un uomo dal sentimento religioso tardivo e oscuro… ma tu», ha detto, «[hai creato] un mondo in cui una sorta di fede sembra essere ovunque senza una sorgente visibile, come la luce da una lampada invisibile». Posso solo rispondere: «Della sua stessa integrità mentale nessuno può giudicare in modo sicuro. Se la santità abita nel suo lavoro o come luce pervasiva lo illumina, allora non viene da lui, ma attraverso di lui. E nessuno di voi la percepirebbe in questi termini se questa non fosse anche con voi. Altrimenti non vedreste e non sentireste nulla, o (se fosse presente qualche altro spirito) sareste pieni di disprezzo, nausea, odio»[1]

Daniele Onori


[1] J.R.R. Tolkien, C. Tolkien, H. Carpenter, The Letters of J.R.R. Tolkien, 328 To Carole Batten-Phelps (draft)

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