Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente riflessione svolta dal dr. Peppino Zola, responsabile dell’associazione “Nonni 2.0”, sul ruolo fondamentale dei nonni in una società in cui, dopo la cancellazione di ogni forma tradizione, non resta che la voce di chi ha a cuore la trasmissione dei principi e dei valori che non muoiono.

Dieci anni fa è nata l’associazione “NONNI 2.0”, con lo scopo immediato di difendere i nostri nipoti da un pensiero unico che, entrando anche nelle scuole, tende a trasmettere idee e prassi che nulla hanno a che fare con la realtà. Lo scopo di lungo termine, poi, è quello di valorizzare una presenza (quella dei nonni) che costituisce un fattore indispensabile di unità di ogni famiglia e dell’intera società. Lo scopo più prettamente cristiano è quello di proclamare di fronte a tutti, soprattutto ai distratti, che ciascuno di noi ha una precisa responsabilità di fronte a Dio ed agli uomini fino all’ultimo istante di vita e che, quando andiamo in pensione, non andiamo in pensione dalla vita e dai relativi compiti.

Consapevole che uno degli aspetti più urgenti dei nostri tempi, così irragionevolmente distruttori di ogni convivenza (a causa dell’imperante relativismo), sia quello di lavorare perché si ricostituisca una forte alleanza tra generazioni, NONNI2.0 ha organizzato nel 2019, prima dello scoppio del covid, un concorso scolastico nazionale, intitolato: “Io e i miei nonni: esperienze e riflessioni”: esso ebbe molto successo.

E’ stato rilanciato lo stesso concorso in quest’anno scolastico, insieme alla federazione dei pensionati della CISL, che, evidentemente, sono potenzialmente tutti nonni. La premiazione avverrà durante il prossimo maggio ad Agrigento, capitale italiana per la cultura nel 2025.

Leggendo i temi pervenuti (e che stanno ancora pervenendo), non si può non prendere atto dell’enorme amore che i nipoti esperimentano verso i propri nonni; un amore non sentimentale, molto intelligente, nel senso che i giovani sanno esprimere chiaramente le ragioni di questo loro amore. Segnalo alcune di queste ragioni.

Innanzi tutto, i nipoti si sentono “accolti” dai propri nonni, di cui, quindi, si fidano pienamente, perché hanno l’evidenza che i nonni e le nonne non li tradiranno mai. Sentendosi accolti, i nipoti confidano proprio ai nonni i propri problemi, anche quelli di cui non osano parlare con i propri genitori o addirittura con i propri amici. In questo contesto di accoglienza, molti nipoti dicono di quanto sia divertente stare con i nonni. Una bambina di terza elementare, rivolgendosi al nonno, ha scritto: “Con te non mi annoiavo mai: era un continuo ridere”.

I nonni e le nonne, poi, sanno valorizzare al massimo i nipoti, molti dei quali hanno scritto: “credono in me”. Anche quando i nipoti sbagliano.

Forse l’aspetto più affascinante che coinvolge molti giovani nel loro rapporto con i nonni è quello di sentirsi raccontare storie che riguardano la loro vita e le loro esperienze. Ciò che li colpisce sono le storie in sé, che i nonni sanno raccontare con ricchezza di particolari e spesso con commozione, il che fa partecipare i nipoti a quelle esperienze. Ma l’aspetto più profondo sta nel fatto che tali racconti danno ai nipoti la coscienza che essi stessi provengono da una storia. Un ragazzo ha scritto: “Se i nonni non fossero esistiti, non poteva esistere mia mamma e a mia volta nemmeno io”. Ed una ragazza di terza media così si è espressa: “In loro ritrovo le mie antiche origini, nei tratti del loro volto e nel modo di essere riscopro chi sono e chi vorrei essere”. E questa storia porta con sé, nei nonni, una saggezza che esercita un fascino straordinario sui nipoti che sanno ascoltare.

In questo senso, molti nipoti definiscono i nonni come “la roccia della famiglia” oppure come “pilastri” oppure come “stelle polari”. Un punto di riferimento insostituibile.

Altri nipoti definiscono il nonno come un maestro: “non c’era una risposta o consiglio che non fosse in grado di fornire”. Alcuni arrivano a dire che “non ricordo la sua voce, ma ciò che mi ha insegnato”.

Simpatico il continuo richiamo al fatto che nessuno cucina bene come la nonna. C’è chi scrive, parlando della nonna che non c’è più: “Mi mancano tanto le tue cotolette”. Ed una ragazza di prima media dice: “Appena metto piede in casa loro, sento il profumo del pranzo che hanno preparato per me impiegando tanto tempo”:

C’è poi un aspetto che rende coscienti i nipoti di un fatto altrimenti inavvicinabile, almeno ad una certa età. Uno di loro ha scritto: “A un certo punto ho capito che il tuo treno era arrivato. Tu dovevi andare”. Dai nonni i nipoti imparano anche che la vita ha una fine, un destino che essi sanno testimoniare come buono. Commovente il ricordo dei nipoti per i nonni che li hanno lasciati. Struggente il pensiero che li lasceranno. In altre parole, i nipoti nel loro rapporto con i nonni compiono un’esperienza integrale del mistero dell’esistenza.

Possiamo dire, allora, che effettivamente i nipoti amano in modo straordinario i nonni e per tanti motivi. Potremmo chiederci: ma perché, allora, la cultura dominante tace assolutamente su un fenomeno così imponente e generalizzato? Penso che un motivo ci sia e vada ricercato nel relativismo oramai imperante e nel conseguente individualismo. I nonni, anche solo con la loro ingombrante presenza fisica ed il loro rapporto con i nipoti, testimoniano che ciascuno di noi non è un individuo solitario ed autonomo, perché proviene da una storia e da una tradizione viva. La cultura individualista cerca, allora, di nascondere questa realtà scomoda, che contraddice tutte le ideologie che sanno solo parlare di solitudine e di morte senza speranza. In positivo, dobbiamo testimoniare che, invece, il corso della natura ci manda segni diversi. Segni di unità positiva. Segni di alleanza tra generazioni.

Valorizzare i nonni, quindi, costituisce anche una importante battaglia culturale, cui soprattutto i cristiani non dovrebbero sottrarsi.

Peppino Zola

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