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Le riserve espresse dal Centro studi Rosario Livatino sul testo della ‘riforma Bonafede- Cartabia’, in occasione dell’audizione del 16 scorso in Commissione Giustizia alla Camera (cf. il testo completo della relazione in https://www.centrostudilivatino.it/riforma-bonafede-cartabia-perche-non-va/), hanno trovato autorevole conferma nelle audizioni di ieri, nella stessa Commissione, del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho.Trattando del punto che il nostro documento segnala come il più critico in assoluto, cioè l’improcedibilità in appello per il decorso del termine di due anni (e di un anno in Cassazione) senza giungere a sentenza, il dott. De Raho ha affermato che “immaginare che tanti processi vengano dichiarati improcedibili mina la sicurezza del Paese”; e ancora, che ”vi e’ una sorta di chiusura processuale” che “non corrisponde alle esigenze di giustizia” e “riguarda tutti i processi” compresi quelli su “reati gravissimi” quali “mafia, terrorismo e corruzione” sui quali “l’Italia ha da sempre prestato un’attenzione specifica”. Sulla stessa linea si è collocato anche il Procuratore della Repubblica di Catanzaro dott. Nicola Gratteri, che ha sottolineato il rischio, attraverso l’improcedibilità, di “travolgere un enorme numero di sentenze di condanna”, perché “con l’improcedibilità prevista dalla riforma Cartabia il 50 per cento dei processi, considerata la gran mole dei reati di mafia e maxi processo che celebriamo, saranno dichiarati improcedibili in appello”. Ribadiamo che l’esigenza del momento è di utilizzare al meglio le risorse del PNRR destinate alla giustizia, con adeguato incremento del personale di magistrati e ausiliari, riservando modifiche del rito così incisive a momenti meno concitati, e avendo più tempo per approfondire i lievi provenienti da chi opera sul campo.

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