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Resoconto del Convegno: “A new, even more brave world… The hope of faith and the hope of politics”, Cardinal Stefan Wyszyński University, Varsavia 30/11-01/12/2023.

In memoria di Benedetto XVI e ripercorrendo alcuni itinerari intellettuali e di fede da lui per primo esplorati, il Convegno “A new, even more brave world… The hope of faith and the hope of politics”, che si è tenuto nei giorni 30.11-1.12 presso l’Università Cardinal Stefan Wyszyński di Varsavia, Istituto di Scienze Politiche e della Pubblica Amministrazione, ha riportato all’attualità il pensiero dell’amato Pontefice.

Il Comitato organizzativo del Convegno, presieduto dal Prof. Michael Gierycz Direttore della Facoltà di Scienze Politiche ed Economiche e dal suo predecessore Rev. Prof. Piotr Mazurkiewicz, ha pregevolmente composto i diversi tavoli di lavoro per suscitare interrogativi e provocare la riflessione su alcune delle questioni di maggiore rilievo ai nostri giorni inerenti la filosofia e la politica, il diritto e le relazioni internazionali, il bene comune e il diritto di autodeterminazione dei popoli, alla luce delle magistrali indicazioni di Joseph Ratzinger.

Nelle sessioni si sono avvicendati pregevoli esperti – appartenenti a differenti settori disciplinari e provenienti da diversi Atenei e Istituzioni in tutto il mondo dagli U.S.A. all’India, dall’Europa all’Australia – che hanno affrontato le diverse problematiche: il rapporto tra ragione e verità; tra fede e politica; il fondamento dello Stato di diritto e la tenuta della garanzia dei diritti nelle democrazie liberali; le convenzioni sui diritti umani e la loro interpretazione; l’abbandono della trascendenza e le nuove religioni “secolari”; la scristianizzazione e le conseguenze nella vita della comunità civile; infine la filosofia del “Great Reset”.

Il brillante contributo di Tracey Rowland nell’ambito della sessione su Fede, Politica ed Escatologia nel pensiero di Joseph Ratzinger ha dato inizio ai lavori aprendo l’orizzonte alla speranza cristiana, da intendere in modo distinto dalle particolari speranze e aspettative pratiche dell’uomo contemporaneo. Quest’ultimo, avendo rifiutato la trascendenza, finisce per attribuire allo Stato quei ruoli di educazione, formazione intellettuale ed insegnamento morale che durante i secoli della Cristianità erano di primaria competenza dell’autorità religiosa.

È stata evidenziata inoltre fin dal primo panel una conclamata patologia della ragione contemporanea: se essa è intesa in senso meramente strumentale ed è slegata dalla verità, arriva a giustificare leggi e pratiche contro il bene umano – not human-friendly – come l’ingegneria genetica.

Anche i diritti umani, pur codificati nella Dichiarazione Universale dell’ONU del 1948 e nei successivi Protocolli nonché nelle altre Convenzioni a livello europeo e regionale, stanno subendo un processo di degenerazione a causa di una reinterpretazione dei concetti fondamentali di vita umana, dignità, vita privata e familiare sulla base di un’antropologia materialistica e secolare.

Così la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo dovrà stabilire nella decisione sul ricorso n. 32312/23 contro l’Ungheria se l’eutanasia rientri nella nozione di vita privata, di cui all’art. 8 della Convenzione: la ridefinizione della dignità della vita umana può essere ritenuta una questione giuridica? Oppure il Giudice europeo sta avocando a sé una competenza a giudicare su questioni morali? Laddove fosse ritenuta una questione propriamente giuridica, non sarebbe di competenza dei legislatori nazionali? Queste ed altre le acute osservazioni poste dall’avv. Gregor Puppinck, direttore dello European Centre for Law and Justice, che ha chiarito che decisioni su tali questioni sono piuttosto “su base morale” che “su base giuridica”, trattandosi di risemantizzazione dell’umano e della sua dignità sulla base di un’antropologia ambigua, che sostituisce una “dignità disincarnata” (disembodied dignity) alla “dignità incarnata” (embodied dignity).

Il mutamento radicale nell’interpretazione dei diritti umani e della logica ad essi sottesa è stato illustrato nel suo percorso storico dalla prof.ssa Marguerite Peeters, la quale ha rappresentato che lo stesso concetto di persona umana è stato svuotato del suo contenuto sostanziale, di essere razionale che, alla luce del Creatore, vive nella strutturale relazione con l’altro nella differenza sessuale, e ridefinito come individuo incentrato su se stesso, indifferenziato sessualmente.

Grazie al prezioso contributo del prof. Michael Gierycz sono stati ricordati i documenti del Magistero della Chiesa Cattolica sui diritti umani dalla Pacem in terris al Discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2 ottobre 1979 di San Giovanni Paolo II.

Attraverso i percorsi paralleli dei diversi tavoli di lavoro si è giunti alle conclusioni sulla filosofia del Great Reset, con le presentazioni dei professori Jane Adolphe, Iain Benson, Fulvio Di Blasi e il dott. Stefano Gennarini. I relatori hanno disegnato il quadro del “mondo nuovo” per un uomo riprogrammato, rispetto al quale già Aldous Huxley aveva messo in guardia con il suo “A brave new world revisited” – pubblicato nel 1958 più di venti anni dopo “A brave new world” – come ricordato dal prof. Iain Benson nella sua efficace esposizione, che ha posto in luce un collasso delle strutture del costituzionalismo liberale in molti paesi dell’Occidente a causa della forza con la quale si stanno imponendo nuove forme di colonizzazione ideologica, la globalizzazione e il sistema di Global Governance.

“L’abbandono della trascendenza determina la fuga verso l’utopia”: ciò che il Cardinal Joseph Ratzinger affermava nel 1987 ha risuonato nella sua drammatica attualità, poiché l’uomo che abbandona il Trascendente inevitabilmente riempie questo vuoto con un nuovo trascendente concretizzato nelle nuove religioni secolari e nell’autodeterminazione dell’individuo che, ritrovandosi in una condizione di solipsistica fragilità, si scopre sottomesso a nuovi poteri e nuove forme di totalitarismo sul modello di quanto anticipato da George Orwell in 1984.

Si conclude l’excursus (che purtroppo non rende giustizia al ricco panorama di relatori) riproponendo una citazione dal medesimo testo di Benedetto XVI: “Io penso che noi oggi dobbiamo con ogni decisione chiarirci che né la ragione né la fede promettono, a nessuno di noi, che un giorno ci sarà un mondo perfetto. Esso non esiste. La sua continua aspettativa, il gioco con la sua possibilità e prossimità è la minaccia più seria che incomba sulla nostra politica e sulla nostra società, perché di qui insorge fatalmente l’onirismo anarchico” (J. Ratzinger, Chiesa, Ecumenismo e Politica, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1987).

Luisa Lodevole

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