Intervista di Gianluca Veneziani ad Alfredo Mantovano, magistrato ed ex sottosegretario all’Interno, tratta da Libero, del 28 agosto 2018. Foto redazionale.

Per cogliere la ragionevolezza o meno delle accuse mosse a Salvini dal pm di Agrigento forse non c’è figura migliore di Alfredo Mantovano, magistrato e già sottosegretario al ministero dell’Interno durante gli ultimi due governi Berlusconi.

Mantovano, a Salvini vengono contestati i reati di sequestro di persona, abuso di ufficio e arresto illegale. Dal punto di vista giuridico, ci sono i margini per procedere?

«Basandomi sulle fonti di informazione, direi di no. Il sequestro di persona si configura in caso di privazione arbitraria di libertà: in questo caso, invece, ci sono persone che sono state assistite, hanno ricevuto cure, cibo o sono state fatte sbarcare perché in condizioni particolari di salute. In più i reati di sequestro di persona e arresto illegale sono incompatibili: il primo si riferisce a una privazione di libertà messa in atto da chi non ha alcun potere per operarla, ad esempio un comune cittadino; il secondo riguarda un soggetto che ha questo potere ma lo utilizza in modo non consentito, si pensi a un poliziotto che compie un arresto forzando la legge. Ma delle due, l’una: o Salvini non aveva alcun potere di trattenere i migranti sulla nave; oppure ha solo superato i limiti connessi a un potere di cui dispone. Quanto all’abuso di ufficio, be’, ormai non si nega a nessuno. Infine c’è un problema di competenza territoriale: il fascicolo è stato aperto dalla Procura di Agrigento, sebbene l’eventuale reato si sia compiuto nel porto di Catania. Fatti questi rilievi, credo che le ipotesi di reato siano destinate a non approdare neppure in primo grado».

Da ex sottosegretario agli Interni, crede che Salvini e i dirigenti del Viminale abbiano agito nel pieno esercizio delle loro funzioni e nel totale rispetto della legge?

«Si tratta di decidere se le norme comunitarie debbano valere in tutto o in parte. Mi riferisco alle direttive europee secondo cui dai Paesi extra-Ue si può entrare solo se si è in possesso di permesso di soggiorno. Esistono delle deroghe esclusivamente per chi sfugge a persecuzioni o ha i presupposti per ottenere un permesso umanitario. Per tutti gli altri casi, se dei migranti si avvicinano al nostro territorio e sono in condizione di irregolarità, essi non possono essere mai accolti. Ed è quanto accaduto nel caso specifico. D’altronde, l’idea di farli sbarcare tutti non era conforme al diritto, perché avrebbe potuto scendere solo chi avesse fatto domanda d’asilo. Senza considerare che a bordo, tra i migranti, erano presenti anche i presunti scafisti».

Si spiega allora come mai la magistratura abbia aperto il fascicolo?

«Da tempo esiste un’impostazione ideologica tra i magistrati, per cui il governo e il Parlamento sono troppo deboli per operare delle scelte, che invece i pm possono fare. Da qui uno straripamento della magistratura in ambiti come la definizione delle politiche di sicurezza di uno Stato, che dovrebbero essere di competenza dell’esecutivo. È evidente insomma che la finalità dei pm non è sanzionare penalmente Salvini, ma provare a orientare l’azione di governo. A maggior ragione urge che ciascuna istituzione torni a occuparsi delle proprie funzioni, e a rendersi conto dei limiti delle stesse».

 

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