Intervista di Manila Alfano a Paola Braggion, pubblicata su Il Giornale del 26 settembre 2019.

Paola Braggion, consigliere del Csm dell’ala della magistratura indipendente parla di questa sentenza come qualcosa che si è sciolto, sgretolato. E che fa paura. «Di una via di fuga ammessa dalla legge: in situazioni di difficoltà il suicidio potrebbe essere una scelta».

Con la sentenza di oggi si è aperta una breccia nella nostra società?

«Purtroppo sì. Una breccia al diritto a morire e temo anche che sia il primo passo verso altre forme di eutanasia legale. Un principio della autodeterminazione che può superare i valori della vita».

Cosa cambierà?

«Stiamo passando a un diritto alla cura che anche la cura alle sofferenze, ai trattamenti alla morte. Dal mio punto di vista invece il diritto alla vita deve prevalere anche quando una persona sta male».

C’è il rischio di andare verso il modello Olanda un paese dove l’eutanasia è «normalizzata»?

«Indubbiamente. È la direzione indicata»

«Un importante passo verso la laicità», ha commentato Marco Cappato, vincitore morale di questa sentenza. Ha ragione?

«Quella che lui chiama vittoria, io chiamo sconfitta».

Nella Costituzione si parla di dignità, di salute e di diritto alla vita, ora cosa succede?

«Rischiano di saltare le gerarchie di valori, di confondere i confini. Purtroppo la corte ha dettato i tempi ad un Parlamento che in questo arco di tempo non ha saputo legiferare. Ma non solo: ha dato dei tempi e un orientamento al Parlamento che avrebbe dovuto stabilire delle indicazioni che i giudici avrebbero interpretato. E invece…»

E invece?

«Invece al Senato si è depositato solo ieri un disegno di legge. Il giorno in cui la Corte stava per pronunciarsi».

Quali pericoli la preoccupano di più?

«È molto semplice: si dice che il diritto e la tutela della vita sono fondamentali ma poi si arriva a dire che questo diritto è limitato da una forma di autodeterminazione soggettiva. Dal mio punto di vista la morte è la negazione del diritto primario alla vita, la morte è la negazione della libertà. Cioè ci rendiamo conto del rovesciamento? Se l’autodeterminazione diventa un principio come il diritto alla vita è spaventoso. Chi stabilirà ora i limiti? Io ripeto: l’autodeterminazione non è un diritto primario».

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