Intervista ad Alfredo Mantovano di Francesca Romana Poleggi, pubblicata su Notizie ProVita.

Il Centro Studi Rosario Livatino ha pubblicato qualche settimana fa il primo numero della rivista giuridica semestrale on lineL-JusIl Centro, costituitosi nel 2015, a 25 anni dal sacrificio del noto giudice siciliano vittima della mafia, di cui è in corso il processo di beatificazione, è composto da gruppo di giuristi – magistrati, avvocati, docenti universitari, notai – che studia temi riguardanti in prevalenza il diritto alla vita, la famiglia e la libertà religiosa in un’ottica di coerenza con la legge naturale. 

Ne è presidente Mauro Ronco, professore ordinario di diritto penale all’Università di Padova, e ne sono vicepresidenti Domenico Airoma, procuratore della Repubblica aggiunto al Tribunale di Napoli Nord, Filippo Vari, professore ordinario di diritto costituzionale all’Università Europea di Roma e Alfredo Mantovano, giudice della Corte di appello di Roma.

Proprio al dott. Mantovano abbiamo rivolto alcune domande per saperne di più circa questa nuova rivista.

  • Dottor Mantovano, sul vostro sito si legge che L-Jus è «una rivista on line di approfondimento, proposta e dialogo». È chiaro che una rivista giuridica, curata da esimi giurisiti quali sono i membri del Centro Studi Livatino, serva all’approfondimento. Ma in che senso è una “proposta”? E in che modo servirà al “dialogo”?

Il termine proposta viene adoperato perché i contenuti di L-Jus non si limitano alla critica motivata delle leggi contrarie ai fondamenti del diritto naturale e della deriva giurisprudenziale in atto da decenni su vita, famiglia e libertà religiosa. La pars destruens è affiancata da una pars costruens, cioè dallo sforzo di indicare alternative sia sul piano legislativo che su quello giurisdizionale. Nel primo numero, per es., sono pubblicati gli atti del convegno sulla obiezione di coscienza dell’ottobre 2016 [ne abbiamo dato conto qui, ndR]: che individuano, fra l’altro, nel sistema normativo italiano gli elementi essenziali per costruire un “diritto di obiezione” pur quando tale previsione manca nella legge specifica che si pone in concreto in conflitto con la propria coscienza. È così, per esempio, per la le disposizioni sulle c.d. unioni civili o per quelle sulle d.a.t.. Il dialogo, se si basa sul rispetto della persona, presuppone un confronto fra posizioni differenti, e quindi, lungi dall’equivalere a rinuncia, prende invece le mosse dall’affermazione di dati ritenuti imprescindibili. La nostra ambizione è, partendo dalla osservazione oggettiva della realtà, di poter interloquire con chiunque, qualunque sia la confessione religiosa di riferimento, o anche se non si fosse alcuna fede cui riferirsi: l’umanità del concepito è constatabile a occhio nudo, al più con l’aiuto di un ecografo, non necessita di un atto di fede.

  • Viviamo un tempo in cui sembra perduto il significato vero del diritto soggettivo (che non è un desiderio) e dei limitiche devono essere posti alla legge positiva per evitare aberrazioni totalitarie poste in nome della “libertà” e dei “diritti umani”. Anche molti giuristi – e in particolare molti giudici – sembra abbiano smarrito certi fondamenti…

La sostituzione del desiderio al diritto è una delle caratteristiche del contesto culturale, e quindi giuridico e politico, nel quale viviamo. Esso però trascende presto, come tutti possono osservare, nella sostituzione dell’arbitrio al diritto, con esiti antiumani. Affermare, come ha fatto la Corte costituzionale italiana nel 2014, che esiste un “diritto al figlio” e che esso può essere soddisfatto anche col ricordo ai gameti di soggetti diversi da quelli che saranno i suoi genitori, significa che un desiderio (legittimo, per carità, ma catalogabile quale desiderio), trasformandosi in diritto, è ottenibile a qualsiasi costo, a prescindere dalla certezza delle relazioni infrafamiliari e dai “costi umani” di realizzazione. Ciò rende ancora più necessario sollevare posizioni critiche nella comunità dei giuristi, che siano costituzionalmente e logicamente argomentate.

  • «La legge e lo Stato sono oggi in crisi», si legge sul sito di L-Jus (www.L-Jus.it). Può spiegare questa affermazione?

Sull’ordinamento giuridico ha sempre minor peso la legge quale esito del confronto in un Parlamento democraticamente eletto. Hanno uso prevalente le norme di natura comunitaria, la cui formazione ha un grado certamente inferiore di condivisione democratica, e il cui recepimento nell’ordinamento avviene in modo pressoché automatico, e le sentenze dei giudici: da quelli delle Corti europee a quelli nazionali, sempre più propensi a pronunciare decisioni “convenzionalmente orientate”, cioè ispirate non dalla legge nazionale o dalla Costituzione del singolo Stato, ma dalla esegesi da parte del singolo magistrato giudice facendo riferimento ai principi sanciti nella Convenzione europea sui diritti dell’Uomo. E’ una dinamica che si è spinta a tal punto da non riguardare più solo le tematiche eticamente sensibili, ma anche altre voci: di recente, per una vicenda attinente al diritto penale tributario (il c.d. caso Taricco), la Corte costituzionale italiana ha rivendicato la propria sfera di intervento rispetto alle decisioni della CEDU. E’ una questione di sistema sulla quale la riflessione va operata in modo libero e aggiornato, essendo in gioco spazi di effettiva democrazia.

  • La nuova rivista è uno strumento di approfondimento, scientificamente rigoroso: sarà leggibile da parte dei non addetti ai lavori? Può servire a diffondere una maggiore cultura giuridica di base tra i consociati?

L-Jus si affianca al sito www.centrostudilivatino.it , che esiste da anni e che continuerà a svolgere informazione, divulgazione e aggiornamento. L-Jus è tuttavia una rivista che ha i crismi sostanziali e formali della scientificità: il Centro studi si interessa di vita, famiglia e libertà religiosa, oltre che di tutela della libertà in generale, con un tratto rigoroso, poiché intende porre a disposizione di chiunque strumenti che permettano di reggere – e di reggere con successo – il confronto. Questo talora può andare a scapito di una intelligibilità immediata da parte del non addetto ai lavori. Ma avviene lo stesso per il biologo al quale l’avversario contesta l’umanità del concepito: non può uscirsene con una battuta. Gli è richiesta una argomentazione seria e inattaccabile. In L-Jus vi è comunque lo sforzo di farsi leggere senza difficoltà. Pure su questo versante confidiamo in una efficace interlocuzione con i nostri lettori.

Ringraziamo il dottor Mantovano per la sua disponibilità e quindi invitiamo i nostri Lettori a consultare il sito del Centro Studi Rosario Livatino e la rivista L-Jus: armi necessarie per sostenere la buona battaglia.

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