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La lotta contro la droga è storicamente lotta per la libertà: dall’oppressione e dal crimine.

È questo il messaggio che sta al centro dell’intervento fatto 36 anni fa, nella Giornata di solidarietà alla lotta contro la droga del 29 gennaio 1988, da Paolo Borsellino.

Alla fine di quello stesso anno, il 19 dicembre 1988, sarebbe stata adottata a Vienna la Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope, che segnò un netto salto di qualità nel contrasto al narcotraffico internazionale, valorizzando con grande modernità gli strumenti di contrasto alla sua dimensione economica. A questa svolta diede un impulso determinante Giovanni Falcone, il quale sin dagli anni 1983-84 aveva preso parte agli incontri del Gruppo di esperti sulla confisca dei proventi dei delitti in materia di droga, svoltisi a Vienna.

L’intervento di Paolo Borsellino è frutto di questa stessa ampiezza di orizzonti.

Dall’analisi degli strumenti internazionali adottati progressivamente e del loro significato storico, Paolo Borsellino fa scaturire una coraggiosa analisi della “tesi semplicistica e peregrina affacciatasi in Italia”, secondo cui la liberalizzazione del commercio di droga potrebbe servire a togliere alla mafia “la ragione prima della sua attuale potenza”.

Tutti gli argomenti addotti a sostegno di questa tesi vengono smontati da Paolo Borsellino con riflessioni che restano di straordinaria attualità.

Alla base di esse, c’è una profonda conoscenza del fenomeno mafioso e della realtà internazionale, ma anche una fortissima passione civile.

In quel periodo, Paolo Borsellino era Procuratore della Repubblica di Marsala. Chi ha vissuto quegli anni in Sicilia, ricorda benissimo come al suo impegno giudiziario si accompagnasse un dialogo continuo con i giovani, quelli che lui considerava i più adatti “a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Tutta una generazione ha conosciuto, e amato, la Giustizia grazie a persone come lui, come Giovanni Falcone, come Rocco Chinnici. Il loro impegno è oggi il simbolo dell’impegno per la giustizia, è il volto dell’Italia agli occhi della comunità internazionale.

Antonio Balsamo (magistrato)

Droga libera o uomini liberi?[1]

di Paolo Borsellino – Marsala, 29 gennaio 1988

Difetto di esperienze concrete in materia di prevenzione tossicodipendenza e recupero.

Esperienza giudiziaria in materia di traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Ragioni di partecipazione.

Solidarietà col comitato organizz.

Partecipaz. Muccioli e opera meritoria

Validità, anche nel merito, della mia esperienza.

Droga libera: espressione estremamente contraddittoria (termini inconciliabili) per l’uomo di legge e lo studioso di problemi inerenti al traffico ed alla diffusione delle sostanze stupefacenti.

Nei tempi moderni il consumo di massa della droga nasce come fatto di oppressione coloniale e bellica e continua come l’attività più intensa e pericolosa della criminalità organizzata.

La lotta alla droga è quindi storicamente lotta per la libertà: dall’oppressione e dal crimine.

Nei primi decenni dello scorso secolo avidi commercianti inglesi alimentano in Cina il consumo di oppio da parte delle classi più diseredate, provocando un incontrollabile appetito di massa.

Suppliche inutili del Governo cinese.

Brano della lettera inviata nel 1839 dal Commissario Lin-Tse-han alla regina Vittoria.

“Supponga che vi sia qualcuno in un altro paese che introduca oppio in Inghilterra per venderlo e che per tal fine stimoli la vostra gente a comprarlo e a fumarlo: certamente i suoi onorevoli rappresentanti lo odierebbero… Naturalmente ella non vorrebbe che fosse fatto ad altri quello che non vuole sia fatto a sé”.

Richiamo all’imperativo Kantiano (agisci come se la norma che regola le tue azioni possa essere assunta a norma di comportamento universale) che dalla filosofia moderna viene considerato l’essenza stessa del concetto di libertà.

Sordità inglese e reazione del Governo Cinese (ventimila casse di oppio distrutte).

Guerra dell’oppio (1840-1842), che piega duramente il celeste impero.

Echi in Europa: 1874 fondazione società per la soppressione del commercio dell’oppio.

Analoghe iniziative in USA.

Processo estremamente lento che culmina nella Convenzione Internazionale sull’oppio firmata all’Aja il 23.1.1912.

Continuano le resistenze internazionali (fra cui l’Italia, che non le ratifica).

Trattati di pace 1919 che obbligano i paesi firmatari a dare esecuzione alla Convenzione.

1920: Patto Società Nazioni, che ribadisce l’obbligo degli Stati aderenti a combattere gli illeciti connessi alla droga.

1931: Convenzione internazionale di Ginevra intesa a limitare fabbricazione e distribuzione stupefacenti ad usi esclusivamente medici e scientifici.

1936: Conv. Ginevra per la repressione traffico illecito delle droghe nocive.

1946: Protocollo di attuazione di precedenti convenzioni adottato a Lake Success 11.XII.1946.

1953: Protocollo di New York 23.6.1953.

1958: Convenzione sul mare territoriale che autorizza misure necessarie alla repressione del traffico illecito di stupefacenti a  bordo di navi straniere in transito nel mare territoriale (Fidelius).

1961: Convenzione Unica sugli stupefacenti, adottata a New York il 30.3.1961, che abroga tutti i trattati precedenti, recuperandone però tutti i principi informatori.

Principi informatori:

  1. Divieto, salvo speciali autorizzazioni, di produzione, vendita, importaz., esportaz. e altre attività collaterali.
  2. Adozione di misure di carattere preventivo e repressivo contro il traffico illecito e collaborazione internazionale in merito.
  3. Trattamento terapeutico nei confronti di coloro che fanno uso di droghe.

Quindi tendenza storica ampiamente consolidata dalla Comunità Internazionale a considerare illecito il traff. degli stupefacenti per i riconosciuti dannosi effetti di questi e non solo dal punto di vista medico ma anche e soprattutto perché storicamente riconosciuti mezzo eccellente di alterazione dei corretti rapporti internazionali, che devono essere fondati sul rispetto reciproco, il riconoscimento delle altrui libertà e indipendenza, l’esclusione della oppressione coloniale anche nelle sue forme economiche.

Lotta di libertà ma anche lotta contro il crimine organizzato che presiede ai suddetti traffici e lotta (anch’essa di libertà, cioè di libertà dal bisogno) per consentire ad intere popolazioni di milioni di persone (pakistani, thailandesi, laotiani, colombiani, curdi) di affrancarsi dalle necessità di coltivare oppiacei per sopravvivere o per ottenere i mezzi necessari per le loro lotte di indipendenza.

Quanto al crimine organizzato va rilevato: traffico internazionale gestito da quelle stesse organizzazioni che commerciano in armi.

Per quanto attiene all’Italia, traffico dapprima gestito dai contrabbandieri di T.L.E. e quindi dalle organizzazioni mafiose e in primo luogo da Cosa Nostra.

Cenni sull’egemonia di Cosa Nostra sul traffico consolidatosi fra gli anni 1970 e 1980.

Tesi semplicistica e peregrina affacciatasi in Italia qualche anno fa:

liberalizziamo il commercio di droga e togliamo quindi dalle mani di Cosa Nostra la ragione prima della sua attuale potenza.

Tesi che ha colpito fantasie sprovvedute anche perché spesso associata ad altra avente ad oggetto più propriamente la tossicodipendenza (il drogato, poiché è partecipe di attività illecite – acquisto – viene necessariamente criminalizzato, e quindi risucchiato nell’ambiente criminogeno [in generale], mentre così non sarebbe se il commercio fosse libero) – Paragoni col proibizionismo – Non reggono, perché  il consumo di alcolici, pur se dannoso se assunti smodatamente, non assume gli stessi effetti totalizzanti del consumo di droga.

Tesi semplicistica, con riferimento alla potenza di Cosa Nostra, che non è riassumibile soltanto nel traffico di droga anche perché ha dimostrato di sapersi adattare alle mutate condizioni sociali e del mercato, sopravvivendo.

Peregrina perché non tiene conto della attuale rapidità delle comunicazioni internazionali.

  A parte le considerazioni mediche, sociali, morali etc. che, in ogni caso, indurrebbero a disattendere de plano simili proposte, si osserva:

  1. Possibilità di introdurre la liberalizzazione sull’intero pianeta o su consistenti aree geografiche: nessuna.

La comunità internazionale ha sin dalla metà del secolo scorso, come si è detto, cominciato a ritenere illecito il commercio e dannoso il consumo delle sost. stupefacenti, non solo per considerazioni medicosanitarie o morali, ma soprattutto perché lo ha ritenuto dannoso per la libertà, l’indipendenza e lo sviluppo sociale delle popolazioni. Tale tendenza si è assolutamente consolidata e, oltre che pernicioso, non sarebbe assolutamente possibile invertirla.

2. Teoricamente sussisterebbe possibilità di liberalizzazione limitata a singoli stati o a ristrette aree geografiche, sotto la spinta di aberranti ideologie o miracolistiche soluzioni prospettate dai “partiti folli” o da frange di essi.

Lascio ai medici, ai sociologi, ai teologi ed agli studiosi di morale ed ai criminologi il compito di dimostrare come l’uso di droga non deve essere liberalizzato per considerazioni attinenti alle loro scienze (io mi limito a ricordare l’art. 1 cost. : La Rep. richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale – art. 3 La Rep. ha compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana – art. 4 Il cittadino ha il dovere di svolgere attività o funzione che concerne al progresso materiale e spirituale della società – art. 10: l’ord. giuridico italiano si conforma alle norme di dir. internazionale generalmente riconosciute – art. 11: L’Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni – art. 32 La Rep. tutela la salute).

Ma, anche se per assurda ipotesi, e con rilevantissime modifiche costituzionali, un paese, come l’Italia o un ristretto gruppo di nazioni, liberalizzassero il consumo, oltre al verificarsi dei danni sanitari e sociali di cui diranno gli altri relatori, nessuno degli ulteriori obbiettivi verrebbe raggiunto, perché:

  1. Nessuna diminuzione del potere della criminalità organizzata, che trae i suoi maggiori proventi non dal traffico nazionale ma da quello internazionale, che continuerebbe a svolgere, facilitato dalla maggiore libertà di movimenti conseguenti in Italia alla liberalizzazione.
  2. Emarginazione dell’Italia dalla Comunità Internazionale.
  3. Lo Stato italiani stesso si trasformerebbe, per reperire la droga necessaria al consumo ufficiale interno, in trafficante internazionale di droga, ovvero dovrebbe autorizzare i trafficanti internazionali ad operare sul suo territorio o ancora dovrebbe promuovere le coltivazioni di sostanze stupefacenti in loco, riducendo gli agricoltori operanti in vaste zone geografiche alla situazione dei contadini pakistani, laotiani, colombiani, curdi etc., ovvero dovrebbe divenire produttore di quelle droghe sintetiche, unanimemente riconosciute come i più potenti veleni.
  4. Il territorio dello Stato diverrebbe meta e ricetto di consumatori di droga provenienti dalle vicine aree geografiche (esseri prevalentemente asociali e dediti al crimine) che qui troverebbero più comodo e meno rischioso rifornirsi.
  5. Non verrebbe affatto eliminato il mercato nero della droga (e il conseguente fiorire dello spaccio clandestino illecito), alimentato da una vasta categoria di consumatori clandestini.
  6. Persone che per ragioni di prestigio sociale eviterebbero le strutture pubbliche di distribuzione (parallelo con l’aborto clandestino).
  7. Minori, che diverrebbero la meta preferita degli spacciatori clandestini, subendo un ancor più forte impatto di quello attuale.
  8. Consumatori non soddisfatti delle dosi e delle qualità di droga ufficialmente fornite, evidentemente sotto controllo medico (trattandosi quanto meno di veleni).

Droga libera, pertanto, sarebbe una pestilenza tale da porre le condizioni perché la comunità sociale diventi l’accozzaglia incontrollabile di uomini non liberi perché costretti a vivere in una aggregazione umana esclusa dal novero delle nazioni civili e quindi da quella storia umana, che come ci ha insegnato B. Croce, è soprattutto storia di libertà.


[1] Intervento di Paolo Borsellino nell’incontro-dibattito sul tema “Droga libera o uomini liberi?”, organizzato presso l’Istituto Tecnico Agrario A. Damiani il 29 gennaio del 1988 dalla “Lega contro la droga” di Marsala (TP) in occasione della “2^ Giornata di solidarietà alla lotta contro la Droga”.

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