È stato presentato a Roma, venerdì 13 settembre 2024, a Palazzo San Macuto, presso la Biblioteca della Camera dei deputati, il docufilm “Falcone e Borsellino, il fuoco della memoria”, commissionato dall’Università degli Studi di Palermo e realizzato da Tele One, con la regia di Ambrogio Crespi.
Dopo essere stato presentato a Palermo lo scorso 19 luglio in occasione dell’anniversario della strage di via d’Amelio ed aver ricevuto apprezzamenti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il docufilm “Falcone e Borsellino: il fuoco della memoria” scritto da Maria Gabriella Ricotta, Nino Blando, Luigi Sarullo, Ambrogio Crespi e prodotto da Tele One, è stato proiettato a Roma, lo scorso venerdì 13 settembre, nella prestigiosa cornice di Palazzo San Macuto.
All’incontro, presieduto dall’on. Chiara Colosimo, Presidente della Commissione parlamentare antimafia, hanno preso la parola il prof. Massimo Midiri, Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, il prof. Costantino Visconti, Direttore del Dipartimento di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali del medesimo ateneo e il Ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Diverse le autorità che hanno partecipato, in un’aula gremita, dove forte è stata la commozione per l’accurata sequenza di scene tratte da filmati di cronaca, intervallate dalle testimonianze di coloro che hanno ancora una memoria viva delle stragi e dalle parole di Fiammetta Borsellino rivolte ad un gruppo di giovani studenti universitari.
Scopo del film, come ha sottolineato il prof. Visconti, è quello di alimentare una «memoria critica verso il passato», nella consapevolezza che «il cambiamento è possibile». Un’affermazione che si colora di speranza e di concretezza alla luce delle parole di Fiammetta Borsellino, la figlia più piccola del magistrato, la quale, nel docufilm, racconta delle persone di mafia che dopo aver conosciuto suo padre si sono pentite ed hanno deciso di collaborare con la giustizia.
«Siamo grati a Falcone e Borsellino ed abbiamo il dovere di raccontare la loro storia», ha detto il rettore Midiri in apertura dell’evento, presentando il lavoro ideato dall’Università di Palermo come strumento per trasmettere non tanto dei dati storici, quanto piuttosto “il fuoco della memoria”. Come ha osservato uno dei co-autori, la giornalista Maria Gabriella Ricotta, «vogliamo trasferire ai giovani una memoria viva, perché le ceneri non parlano».
Un film che vuole dunque parlare soprattutto ai giovani − a coloro che non hanno memoria diretta delle stragi mafiose degli anni ’90 − non solo perché i giovani rappresentano il futuro della società ma anche perché, come sosteneva Paolo Borsellino, per sconfiggere la mafia bisogna parlare soprattutto a loro, in quanto la mafia «si nutre del consenso giovanile». Ed è per questo che l’impegno del magistrato nel contrasto alla criminalità organizzata si svolgeva anche nelle scuole. Come ricordato dalla figlia Fiammetta, «fece degli incontri molto belli anche in quei 57 giorni che separano la strage di Capaci da quella di via D’Amelio: non smise di parlare con i ragazzi»; era consapevole che dopo la morte di Giovanni Falcone la mafia non si sarebbe fermata − «ora aspettiamo il mio turno», aveva detto al tenente colonnello dei carabinieri Carmelo Canale – eppure non ha fatto venir meno il suo impegno e la sua attenzione verso i più giovani.
Il docufilm fa memoria della strada intrapresa da due uomini, che dai campi di calcetto frequentati da bambini, si trovano, da adulti, a vestire la toga; due uomini che hanno amato la giustizia fino al punto di sacrificare la propria vita per difenderla. Ma la memoria, come hanno ricordato Lucia e Fiammetta Borsellino, le due figlie del magistrato, ha bisogno della verità «perché altrimenti si rischia di cadere nella retorica».
Un invito, dunque, rivolto a tutti e in particolare ai più giovani, a cercare la verità e a perseguire la giustizia, raccogliendo il testimone lasciato da chi ha iniziato il cammino, senza farsi vincere dalla paura: «l’importante non è stabilire se uno ha paura o meno» − viene ricordato attraverso il frammento di un’intervista a Giovanni Falcone ripresa nel docufilm − «l’importante è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza». E proprio la parola “giustizia” è stata gridata più volte dalle centinaia di persone presenti al funerale di Giovanni Falcone.
Come osservato dall’on. Chiara Colosimo, è necessario che le storie come quelle di Falcone e Borsellino «continuino ad orientare l’attività di chi insegna, di chi fa politica, di chi fa giustizia».
In un susseguirsi di immagini, racconti, interviste, tocca profondamente il cuore il ricordo di tante altre vittime di mafia, fra cui Rosario Livatino, il primo magistrato ad essere proclamato beato nella storia della Chiesa, barbaramente ucciso in un agguato mafioso mentre si recava in tribunale, all’età di trentotto anni. Altrettanto commovente è il ricordo di Francesca Morvillo, tratteggiato da alcune immagini di vita assieme al marito e ricordata dalla Prof.ssa Paola Maggio, che ha voluto sottolineare l’importanza di mantenere viva la “fiducia nella giustizia”.
Fanno riflettere ed infondono coraggio le parole pronunciate da Fiammetta Borsellino ai giovani universitari a cui direttamente ha consegnato la memoria del padre: «i veri morti sono quelli al 41 bis, che non hanno saputo scegliere una vita diversa dal male», ha osservato, aggiungendo «chi uccide, uccide la parte migliore di sé».
A conclusione dell’evento, il ministro Carlo Nordio ha voluto rivolgere ai partecipanti un messaggio di giustizia e di speranza: «la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata è una priorità di questo Governo», ha detto il ministro, ringraziando il Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni Melillo per l’eccellente lavoro che sta svolgendo.
Daniela Bianchini
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