L’11 settembre 2026 la Camera dei Comuni ha respinto il Bill sul suicidio assistito (286 a 270): una risposta alla legge veneta e un richiamo alla difesa della vita.

Mauro Ronco

Tre giorni dopo l’approvazione della Legge regionale veneta (L. R. n. 17 dell’08 settembre 2026), che promuoveva l’applicazione in Veneto del suicidio medicalmente assistito, cercando di sostituirsi illegittimamente alla legge statale, la Camera dei Comuni dell’Inghilterra e del Galles bocciava la legislazione diretta ad autorizzare i malati a richiedere e ottenere assistenza per mettere fine alla propria vita nei casi in cui la morte fosse prevista nel termine massimo di sei mesi.

La pretesa assoluta necessità per il progresso civile di una legge che organizzi in modo sistematico il suicidio assistito, sbandierata dal protagonismo anti-vita dell’ex Governatore del Veneto, ha trovato una risposta appropriata nella definitiva votazione della Camera dei Comuni inglese dell’11 settembre 2026, che ha respinto il Terminally Ill Adults (End of Life) Bill con 286 voti contro 270.

La decisione ha rovesciato l’approvazione che la precedente Camera dei Comuni aveva fatto in prima lettura il 20 giugno 2025 con una votazione che aveva espresso 314 voti a favore della legge a fronte di 291 contrari.

La seconda lettura si era resa necessaria perché l’House of Lords, nella quale era emersa una significativa maggioranza contraria all’assistenza al suicidio, non aveva approvato nei tempi previsti la riforma, così che la legislazione approvata dalla prima Camera era stata ritirata e ivi rinviata per una nuova lettura.

In quest’ultima occasione i partiti avevano lasciato libertà di coscienza ai propri esponenti. Va segnalato che il Labour Party, che gode di un’ampia maggioranza nell’House of Commons, si è diviso quasi a metà: 191 deputati laburisti hanno votato a favore, 153 contro la legge; 17 conservatori a favore e 90 contro; 52 liberaldemocratici a favore, 17 contro. Soltanto i Verdi sono stati compatti nel sostenere la legge.

La proponente del Bill, la laburista Lauren Edwards, ha pubblicamente dichiarato di non capire perché l’House of Lords avesse impedito l’entrata in vigore della legge, aggiungendo che il suicidio assistito entrerà comunque in vigore nel suo Paese, anche se purtroppo in ritardo: la legge attuale “is simply too cruel and too unjust to be allowed to stand” (The Guardian, 11 settembre 2026), manifestando la tipica pertinacia di coloro che sono convinti che la propria posizione sia storicamente ineluttabile.

Tre deputati laburisti contrari alla legge hanno dichiarato che l’oggetto della questione non era astratto e che la disciplina “was unsafe and unworkable” (The Guardian, ibidem).

L’associazione per i diritti dei disabili “Assist Us To Live” ha dichiarato che la caduta della legge rappresenta una vittoria per i disabili, per le persone malate terminali e per tutti coloro che la legge avrebbe posto in situazione di rischio. L’Associazione ha espressamente dichiarato: “As disabled people, we fight every day just to get support to eat, wash, leave our homes, and work, while palliative and social care systems remain dangerously underfunded. We thank MPs for assisting us to live, and we’re ready to work with government to deliver the reforms we’ve been demanding.” (The Guardian, ibidem).

L’evento inglese è molto significativo in quanto dimostra che anche nei paesi-guida del liberalismo libertario sono presenti maggioranze parlamentari assennate, le quali, pur non pronunciandosi espressamente a favore della sacralità della vita, si rendono conto degli enormi rischi per la popolazione anziana, vulnerabile e malata che deriverebbero dell’eventuale entrata in vigore di leggi che ammettono il suicidio assistito o l’uccisione anticipata a richiesta.

Non occorre pertanto scoraggiarsi nella promozione del diritto alla vita.

La sua difesa va oggi condotta principalmente sul piano sociale e politico, oltre che, naturalmente, sul piano dell’assistenza e della solidarietà verso le persone deboli e abbandonate.

In un clima generalizzato di indifferenza o di disprezzo verso la vita è di grande importanza che i poteri pubblici, gli organismi e i rappresentanti politici siano richiamati all’attuazione dei loro doveri, emanando leggi integralmente rispettose del diritto alla vita e scoraggiando con misure normative adeguate gli attentati, sotto qualunque forma condotti, alla vita umana innocente.

Vi è una stretta correlazione tra l’agonia del diritto, il naufragio della politica – oggi drammaticamente evidente –  e la negazione della sacralità della vita.

Come, nella dottrina della Chiesa, l’autorità viene da Dio e la legge umana si radica nella legge eterna di Dio, così, con logica opposta, nella lettura empia del diritto, l’autorità è scomparsa, sostituita da un potere imposto arbitrariamente da chi ha l’egemonia sul denaro in modo talmente pieno da impedire qualsiasi velleità politica di resistenza; la legge, pertanto, resta priva di basi razionali.

La promozione della vita non è una battaglia di retroguardia, da lasciare a gruppi sparuti e dispersi, bensì una battaglia di civiltà che occorre condurre a viso aperto, richiamando certamente i rischi per le persone vulnerabili, sole e abbandonate, ma anche dichiarando con fermezza la sacralità della vita.

Il Pontefice San Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis Splendor ammonì i cristiani a “non conformarsi alla mentalità di questo mondo” (Paolo, Rom., 12, 2), invitandoli a comportarsi in modo da “non rendere vana la croce di Cristo” (Paolo, 1 Cor., 1, 17). Il Papa additò l’esempio dei martiri, che hanno testimoniato con l’effusione del sangue la santità della legge di Dio e il suo primato su qualsivoglia potenza umana, alla luce del “rispetto incondizionato che si deve alle esigenze insopprimibili della dignità personale in ogni uomo”[1].

La difesa e la promozione della vita quale baluardo estremo del diritto naturale impegnano la nostra fedeltà a Gesù Cristo Nostro Signore.

P.S.: Per completezza va detto che purtroppo l’Assemblée Nationale francese ha adottato il 15 luglio 2026 la legge relativa au droit à l’aide à mourir. Tale legge, bocciata dal Senato della Repubblica francese, è stata riproposta orgogliosamente dal Presidente Emmanuel Macron quale pilastro fondamentale della sua politica. Va però segnalato che, mentre nella prima lettura all’Assemblée Nationale, la maggioranza a favore era stata quasi schiacciante, nella seconda lettura i parlamentari contrari alla legge sono stati molto più numerosi, riprendendo evidentemente un coraggio in precedenza carente.

Va infine segnalata la censura che i media italiani hanno riservato alla bocciatura del Bill inglese. Né Repubblica, né il Corriere della Sera, né La Stampa hanno dato notizia dell’evento in un contesto storico in cui si prodigavano nel lanciare segnali di ammirazione verso il popolare, ma sprovveduto, protagonista della promozione della legge veneta.


[1] San Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 6 agosto 1993, n. 90.

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