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Gianna Beretta Molla (1922-1962), medico, madre, coniugata a Pietro Molla, muore pochi giorni dopo la nascita della terzogenita, dopo aver deliberatamente scelto, in coscienza e convinzione piena, affidandosi alla Provvidenza, di salvare la vita portata in grembo, piuttosto che la propria. Beatificata da Giovanni Paolo II, il 24 aprile 1994, nell’Anno Internazionale della Famiglia, è stata poi proclamata santa dallo stesso Pontefice, il16 maggio 2004. Nell’omelia, il Santo Padre disse di lei: < dell’amore divino Gianna Beretta Molla fu semplice, ma quanto mai significativa messaggera. Pochi giorni prima del matrimonio, in una lettera al futuro marito, ebbe a ascrivere: “l’amore è il sentimento più bello che il Signore ha posto nell’animo degli uomini. Sull’esempio di Cristo …questa santa madre di famiglia si mantenne eroicamente fedele all’impegno assunto il giorno del matrimonio Possa la nostra epoca riscoprire, attraverso l’esempio di Gianna Beretta Molla, la bellezza pura, casta e feconda dell’amore coniugale, vissuto come risposta alla chiamata divina.”>[1]

Perché una figura come lei, che forse, replica il sacrificio di tante altre madri che non sono assurte agli onori degli Altari, merita una particolare attenzione? cosa c’è in lei di così attuale, di così vero, di così …possibile, da poter essere fonte di ispirazione e di innesto nella quotidianità di tante madri, di tante coppie?

Le lettere

Una risposta profonda e semplice, che traccia una strada alla portata di ciascuno, è racchiusa nel libro Gianna Beretta/ Pietro Molla, a cura di Elio Guerrero: Lettere. Una storia di amore e speranza, Edizioni Cantagalli, 2023. L’incipit è dato da tre preziose prefazioni e da un’introduzione che introducono alla vita di Gianna e Pietro: così ordinaria, così speciale, da condurre alla santità di Gianna. L’epistolario tra moglie e marito accompagna il lettore all’interno della quotidianità della loro vita o, ancor meglio, sulla strada della capacità di costruire e, nel tempo, implementare il legame e la confidenza, il desiderio di confronto e l’instancabile consapevolezza di scambiarsi parole di tenerezza che arricchiscono e coltivano l’amore coniugale “ossigena le circostanze dell’impegno quotidiano e dona loro il respiro di una missione nel piano divino”[2] . Incrementa e approfondisce le occasioni di incontro, lo scriversi spesso non solo brevi messaggi in un attimo rubato alle diverse incombenze, ma anche lettere, redatte in momenti di pace e di silenzio, spesso la sera, dopo aver terminato il lavoro o avere portato a letto i bambini. La postfazione, pure redatta dalla figlia ultimo genita Gianna Emanuela, offre una chiosa preziosa nella lettera dello zio missionario a Pietro: “… perché l’esempio che tu hai dato, di rispetto della decisione della Gianna, dovrà servire per molti padri di famiglia che si troveranno nelle stesse circostanze[3]

Lo stupore

Entrambi i coniugi lavorano,come ormai quasi ogni coppia; lui ingegnere, spesso chiamato lontano da casa, anche in lunghe trasferte, lei medico. Tuttavia, essi non esitano a lanciarsi nella splendida avventura di volere figli, ne avranno quattro, forti della fiducia e della forza che colgono l’una nell’altro, nella consapevolezza che l’impegno quotidiano può diventare consapevolmente missione. Una vita così semplice, alla portata di ciascuno, che si concretizza nell’attenzione, nello stupore per l’altro/a, nel continuo riconoscimento delle doti e delle virtù che il/la partner dona alla vita familiare. La vita familiare diventa così missione, declinata nell’educazione dei figli, investendo il divino nel concreto, nell’ordinario, intessendo e nutrendo di preghiera la quotidianità.

L’amore si apprende

Le lettere evidenziano una volontà di rendere felice l’altro/a che porta pienezza e ricchezza in chi dona, poggiata su una piena fiducia nella Provvidenza, accompagnata dalla riconoscenza a Dio. Perché la gratitudine è un altro ingrediente fondamentale del come spendere la propria vita, cercando di avvolgere la quotidianità in un’atmosfera di gioia.

Così, l’amore si apprende[4].

Gianna Beretta Molla, fin dai tempi della giovinezza in cui ricopriva il ruolo di educatrice delle giovani in Azione Cattolica, riteneva fondamentale nella relazione educativa, che accompagna, oltre alla vita del genitore, anche quella di coniuge, non solo e non tanto l’abilità di parlare, ma ancor più la capacità di ascoltare, che si traduce in un’alta forma di carità.

Una visione della vita e delle relazioni umane trasfuso nell’esercizio della professione medica, circa il quale ella appunta l’importanza dell’impegno, dell’approfondimento, dell’onestà, dell’affettuosità, del garbo, del prestare attenzione all’anima dell’altro, nella consapevolezza che il segreto della felicità è vivere momento per momento, ringraziando per ciò che di buono si ha ogni giorno.

Il rischio di assorbimento eccessivo nel lavoro

 Un altro aspetto importante della relazione di questi due coniugi, risiede nella capacità della moglie di evitare che il marito si lasciasse assorbire totalmente dal lavoro che rischiava di esaurire ogni spazio della vita.

Una vita fatta di gesti ordinari – la cura dei figli, l’amore per il coniuge, la dedizione alla propria professione, la preghiera- in cui si respira la vicinanza di Gianna a ciascuno di noi[5], ma si nota un’attenzione continua e profonda per l’altro, costellata in un costante dirsi l’amore, l’affetto, il grazie. Ingredienti tutti che nutrono una relazione, offrendole nuove possibilità di profondità e di apertura.

Il dolore

Anche la sofferenza accompagna e punteggia la vita della coppia, come quella di ciascuno di noi. C’è anche qui un consiglio che rende il percorso del dolore meno gravoso: affidarlo e portarlo a Gesù Crocefisso. Così quando la sua salute entra in possibile conflitto con quello del nascituro, Gianna prega, nella fatica di rendersi conto, fra l’altro essendo medico, del rischio che correva e che avrebbe portato i suoi bambini a rimanere senza la mamma e suo marito a restare solo, ad occuparsi di loro. Non esita però a ripetere con fermezza che la preferenza deve essere data al bambino.

<“La storia d’amore tra Dio e l’uomo consiste nel fatto che questa comunione di volontà cresce in comunione di pensiero e di sentimento e, così, il nostro volere e la volontà di Dio coincidono sempre più”. Nel matrimonio poi, l’amore reciproco dei coniugi è segno e icona dell’amore di Cristo per la sua Chiesa (cfr Ef. 5,23-33). Un amore mistico che diventa amore anche d’azione nei rapporti con il prossimo>[6]. Un amore per l’altro che caratterizza infatti i due coniugi anche nell’esercizio della loro attività professionale, in un costante avvicinarsi l’uno all’altra che li rende così prossimi alle persone che li hanno conosciuti, anche grazie alle loro lettere.

Una santa della porta accanto

 Perchè tanto interesse per la figura di questa donna che ha trasformato la propria vita in santità? Perché la lettura di queste lettere è preziosa per i coniugi, in un momento in cui la famiglia è così fortemente sotto attacco e in cui le difficoltà indirizzano troppo spesso alla scelta di recidere il legame, di sciogliere la famiglia? Forse perché queste missive, queste parole scavano nel cuore di ciascuno di noi, togliendo falsi alibi, dimostrando che “un’alternativa è possibile”, riportando alla “bellezza disarmante del reincanto dinanzi al sacro… Quanto ne abbiamo bisogno! Ci siamo sbarazzati troppo sbrigativamente di qualsiasi dimensione verticale del nostro agire, come singoli e come comunità” [7]

Così, figure come Gianna, ma anche Pietro Molla, ci riportano alla consapevolezza che: sì, è possibile. Il sacro può far parte della nostra vita, noi possiamo e dobbiamo elevare le nostre azioni a una dimensione verticale che ci può far uscire dalla superficialità dell’ordinario, riempiendo di senso la nostra vita e quelli dei nostri giovani cui troppo additiamo gli aspetti negativi e le difficoltà della vita e della società, in una sorta di pessimismo, forse mascherato da realismo, dimenticando di rappresentare quel chicco di senapa, quel grano di sale, quel poco di lievito che modificano la realtà in cui si innestano. Come ricordava Madre Teresa di Calcutta: “è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità

La scelta di Gianna Beretta Molla e la condivisione di suo marito Pietro, riguardano tutti noi; ogni famiglia, ogni relazione e possono diventare le nostre scelte perché chi è fedele nel piccolo, lo è anche nel grande (Lc. 16, 9-15)

La chiamata alla santità

Anche la vita di Gianna (e Pietro) che incarnano una santità resa possibile dall’essere uno accanto all’altra, rappresenta una testimonianza di chi ci sprona a cercare e fare emergere il meglio di noi.

L’esortazione apostolica Gaudete et exsultate di Papa Francesco richiama, tra le altre, le figure di testimoni “che ci spronano a non fermarci lungo la strada, ci stimolano a continuare a camminare verso la meta. E tra di loro può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine (cfr 2 Tm 1,5). Forse la loro vita non è stata sempre perfetta, però, anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore … Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel santo popolo fedele di Dio, perché «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità… [8]

Sono i santi della porta accanto che possiamo e dobbiamo vedere accanto a noi, ancora e proprio perché possiamo comprendere che sì, è possibile.  Ancora si legge nell’esortazione Gaudete et exsultate: “8. Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo che «partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità» .Pensiamo, come ci suggerisce santa Teresa Benedetta della Croce, che mediante molti di loro si costruisce la vera storia: «Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi. Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile. Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato».

Ciascuno di noi deve solo osservare e guardare con profondità e gratitudine ciò che ha accanto; così con la gioia, l’adempimento del dovere, l’aiuto verso gli altri, ecco, ha nelle mani gli ingredienti per cercare far emergere il meglio di sé e, così, incamminarsi verso la santità. Con l’aiuto di Dio.   Ancora ricorda il Papa: “Tra le diverse forme, voglio sottolineare che anche il “genio femminile” si manifesta in stili femminili di santità, indispensabili per riflettere la santità di Dio in questo mondo. E proprio anche in epoche nelle quali le donne furono maggiormente escluse, lo Spirito Santo ha suscitato sante il cui fascino ha provocato nuovi dinamismi spirituali e importanti riforme nella Chiesa. Possiamo menzionare santa Ildegarda di Bingen, santa Brigida, santa Caterina da Siena, santa Teresa d’Avila o Santa Teresa di Lisieux. Ma mi preme ricordare tante donne sconosciute o dimenticate le quali, ciascuna a modo suo, hanno sostenuto e trasformato famiglie e comunità con la forza della loro testimonianza.”[9]

Chi era dunque Gianna Beretta Molla, una donna così speciale nel vivere la sua normalità e la sua quotidianità? Una persona che nel lavoro, nel matrimonio, nella maternità ha saputo innestare la preghiera e la fede, giungendo al supremo sacrificio di sé reso ancora più ammirevole perché compreso e condiviso dal marito, grazie a un’intimità e a una crescita che questi coniugi hanno continuato a cercare e a coltivare. Perché l’amore si apprende e la santità è lì, a portata di mano, in quella mano che Dio non smette mai di tenderci.

Domenico Airoma


[1] Omelia di Giovanni Paolo II, 16 maggio 2004, www.vatican.va.

[2] Gianna Beretta Pietro Molla a cura di Elio Guerrero, Lettere, Cantagalli 2023, prefazione L. Melina, pag 6.

[3] Postfazione, ibidem pag 311.

[4] cfr Benedetto XVI, L’amore si apprende, San Paolo.

[5] cfr Giovanni Paolo II – Carlo Maria Martini, Gianna Beretta Molla. Una santa della quotidianità, Centro Ambrosiano, Milano 1994.

[6] Gianna Beretta Pietro Molla a cura di Elio Guerrero, Lettere, Cantagalli 2023, pag. 65.

[7] cfr Domenico Airoma L’attualità del Beato Rosario Livatino. Convegno svoltosi presso la Sala Capitolare della Biblioteca del Senato il 18 febbraio 2023, organizzato da Centro Studi Rosario Livatino.

[8] Papa Francesco, esortazione apostolica Gaudete et exsultate  § 6 e 7.

[9] Papa Francesco, esortazione apostolica Gaudete et exsultate  § 12

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