La Giornata della Legalità si celebra il 23 maggio, la data simbolo in cui si commemorano, in particolare, le vittime delle stragi mafiose di Capaci e di via D’Amelio, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte.
Il 23 maggio 1992, Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo furono uccisi dalla mafia in quella che è ricordata come la strage di Capaci. Dopo 57 giorni, il 12 luglio, anche Paolo Borsellino e i membri della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, persero la vita per mano mafiosa. Questi attentati scossero profondamente l’Italia, ma ebbero anche l’effetto di risvegliare in tanti cittadini il desiderio di giustizia e di ribellione nei confronti della mafia: nella loro mentalità criminale − ha osservato il Presidente Sergio Mattarella − coloro che avevano ordito quegli omicidi “non avevano previsto che l’insegnamento di Falcone e Borsellino, il loro esempio, i valori da loro manifestati sarebbero sopravvissuti rafforzandosi oltre la loro morte, diffondendosi, trasmettendo aspirazione di libertà dal crimine, radicandosi nella coscienza e nell’affetto delle tante persone oneste”.
Con il passare del tempo, il 23 maggio è diventata una ricorrenza nazionale in memoria delle vittime di tutte le mafie e dal 2002 si è iniziato a celebrarla come Giornata della Legalità, pensando soprattutto ai cittadini più giovani e all’importanza di far conoscere loro le storie degli uomini e delle donne che hanno creduto nei valori su cui si fonda il nostro ordinamento, che hanno lottato, con coraggio ed impegno, contro la criminalità organizzata: le storie di magistrati, politici, giornalisti, sacerdoti, appartenenti alle forze dell’ordine, di cittadini che si sono ribellati ai soprusi e che hanno pagato con la propria vita. Tante le iniziative realizzate nel corso degli anni, tutte accomunate dall’obiettivo di far comprendere l’importanza di contrastare la mafia agendo su più fronti, a partire da quello culturale. Ci sono infatti comportamenti che, pur non integrando fattispecie di reato, costituiscono tuttavia il terreno fertile per lo sviluppo della mafia.
Il Ministero dell’Istruzione, nell’ambito delle iniziative previste in occasione della Giornata della Legalità, quest’anno ha messo gratuitamente a disposizione delle istituzioni scolastiche il docufilm “Falcone e Borsellino – il fuoco della memoria”, realizzato dal Dipartimento di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali dell’Università degli Studi di Palermo con la regia di Ambrogio Crespi. Il Ministero ha voluto in tal modo offrire agli studenti uno strumento di riflessione – si legge nella nota n. 772 del 16 maggio 2025 – “sui fenomeni mafiosi e sull’importanza del contrasto culturale, oltre che giudiziario, alla criminalità organizzata”.
La lotta alla mafia – come ha osservato Paolo Borsellino alla veglia per Giovanni Falcone il 20 giugno 1992 − non va infatti considerata come una distaccata opera di repressione, ma come un movimento culturale e morale che deve interessare tutti i cittadini, specialmente le giovani generazioni, le più adatte, “a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”.
È dunque necessario diffondere la cultura della legalità, in particolare fra i più giovani, affinché crescano avendo ben chiari i propri diritti e i propri doveri, nella consapevolezza che il sano sviluppo della società esige il costante impegno di tutti e di ciascuno. Genitori, docenti, educatori devono insegnare ai più piccoli, fin dalla tenera età, che rispettare le leggi è fondamentale per garantire una società più sicura e più accogliente: il rispetto delle regole sociali è una condizione necessaria per la salvaguardia delle libertà, per la garanzia di giustizia e per la pace.
Essere giusti, come ha insegnato Papa Francesco, non significa però essere moralisti e indossare i panni del censore, significa essere persone rette che non si lasciano sedurre dalla tentazione di imbrogliare e di anteporre i propri interessi personali a svantaggio degli altri, significa ripudiare la mentalità mafiosa che, come ha insegnato Giovanni Falcone, prescinde dall’appartenenza all’organizzazione criminale.
La promozione della legalità implica dunque impegno nel contrasto ad ogni forma di corruzione, di prevaricazione e di inganno. La corruzione, in particolare, è un vero e proprio cancro della società, un male che divora i tessuti sociali, che altera le relazioni, che crea disuguaglianza e discriminazione, un male che va combattuto unendo le forze.
La mafia si fonda sulla corruzione ed è per questo che per contrastarla efficacemente occorre rafforzare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni: gli uomini e le donne che svolgono funzioni pubbliche dovrebbero quindi operare sempre con spirito di servizio, agendo nell’interesse di tutti e non per interessi personali.
La fiducia nello Stato e nelle sue articolazioni periferiche, assieme alla promozione della cultura della legalità sono indispensabili perché, come diceva Paolo Borsellino, per sconfiggere la mafia non sono sufficienti le attività repressive e giudiziarie poste in essere da magistrati e polizia: “bisogna togliere attorno alla mafia l’acqua in cui questo immondo pesce nuota. E l’acqua la si toglie, da un alto, insegnando ai giovani a diventare cittadini, a sapersi riconoscere nelle istituzioni pubbliche” e, dall’altro lato, “insegnando ai politici a fare politica”.
In questa Giornata, dedicata alla Legalità, dobbiamo soprattutto ricordare che noi abbiamo un debito verso coloro che sono morti per liberare la società dalla mafia e questo debito – si legge nel discorso di Paolo Borsellino alla veglia per Giovanni Falcone − “lo dobbiamo pagare gioiosamente, continuando la loro opera: facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici”.
Daniela Bianchini