Cormac McCarthy, con Cavalli selvaggi (1992), ci trasporta nel mondo aspro e violento della frontiera tra Texas e Messico, esplorando le dinamiche umane in contesti privi di leggi formali e giustizia strutturata. Dal punto di vista giuridico, questo romanzo mette in discussione la natura del diritto e la sua applicazione in territori lontani dall’influenza dello Stato moderno, sollevando interrogativi cruciali sul giusto processo, sulla giustizia privata e sulla legittimità dell’uso della forza.

“Cavalli selvaggi” (All the Pretty Horses) è un romanzo di Cormac McCarthy che segue le vicende di John Grady Cole, un sedicenne cowboy texano, che dopo la morte del nonno e la decisione di vendere il ranch di famiglia, decide di fuggire in Messico con il suo amico Lacey Rawlins, alla ricerca di una vita avventurosa come cowboy.

Durante il viaggio, i due incontrano Jimmy Blevins, un ragazzo misterioso che si unisce a loro. Dopo aver attraversato la frontiera messicana, un temporale causa la perdita del cavallo e degli oggetti di Blevins. Decidono di cercare il cavallo rubato, ma nel tentativo di recuperarlo, vengono inseguiti e Blevins si separa dai compagni.

John Grady e Rawlins trovano lavoro in un grande ranch, dove Grady si distingue per la sua abilità con i cavalli selvaggi e inizia una relazione proibita con Alejandra, la figlia del proprietario. Nel frattempo, Blevins tenta di recuperare la sua pistola, finendo per uccidere un uomo. I tre vengono catturati dalla polizia messicana, che li accusa di essere complici.

In prigione, John Grady e Rawlins subiscono violenze da parte dei detenuti, ma Grady riesce a difendersi uccidendo uno degli aggressori. Alejandra riesce a farli liberare grazie all’intervento della zia, ma Grady deve promettere di non rivederla mai più. Nonostante questo, Grady cerca Alejandra per proporle di sposarlo, ma lei lo rifiuta.

Grady, amareggiato, recupera i cavalli e prende in ostaggio il capitano della polizia responsabile dell’uccisione di Blevins, ma non riesce a vendicarsi. Alla fine, Grady torna in Texas, riportando il cavallo di Rawlins e forse cercando il proprietario originario del cavallo di Blevins.

Il contesto della frontiera e il vuoto legale

Nella narrazione, il contesto della frontiera assume una centralità giuridica: si tratta di una terra di confine, letteralmente e simbolicamente, dove l’applicazione delle leggi nazionali è incerta e spesso arbitraria. Quando John Grady Cole e i suoi compagni attraversano il confine verso il Messico, si trovano in un contesto in cui le leggi, benché formalmente esistenti, sembrano essere secondarie rispetto ai rapporti di potere e alla violenza. Questo tema si manifesta chiaramente nell’arresto dei protagonisti e nella loro detenzione senza un giusto processo. La prassi dell’imprigionamento senza le dovute garanzie costituisce una violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, in particolare quelli sanciti dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (1966), che garantisce il diritto a un processo equo e pubblico.

La violenza carceraria e l’assenza di tutela legale

L’esperienza carceraria di John Grady e Rawlins evidenzia ulteriormente le lacune del sistema legale in contesti di frontiera. Le autorità messicane permettono che la violenza tra prigionieri avvenga senza alcun intervento delle guardie. Questa situazione riflette l’assenza di uno Stato di diritto in cui le autorità abbiano il monopolio dell’uso della forza e la responsabilità di proteggere l’integrità fisica dei detenuti. La violazione dei diritti umani, nel caso specifico, potrebbe essere analizzata alla luce degli Standard minimi per il trattamento dei detenuti (1955), che richiedono che i prigionieri siano protetti da atti di violenza e abbiano accesso a mezzi legali per difendersi.

L’omicidio di Blevins: giustizia privata e violenza extragiudiziale

Uno dei momenti più significativi dal punto di vista giuridico è l’uccisione di Blevins da parte del capitano della polizia, senza un processo formale. Questa scena rappresenta un classico esempio di violenza extragiudiziale, una pratica condannata dal diritto internazionale. L’uccisione di Blevins, infatti, avviene come conseguenza di un accordo tra il fratello della vittima e le autorità carcerarie, bypassando completamente le norme giuridiche. Questo episodio richiama la dottrina della giustizia privata, in cui individui o gruppi si sostituiscono allo Stato nell’applicazione della legge. In questo senso, McCarthy sembra criticare la fragilità delle istituzioni legali in contesti di confine, dove la legge formale viene facilmente scavalcata da atti di vendetta privata.

L’uso legittimo della forza: John Grady e il diritto di autodifesa

Un altro tema giuridico rilevante è rappresentato dall’uccisione del prigioniero da parte di John Grady. La sua azione può essere interpretata sotto la lente del diritto di autodifesa, un principio cardine del diritto penale in quasi tutti i sistemi giuridici. In situazioni di pericolo imminente per la propria vita, il diritto internazionale e molte legislazioni nazionali ammettono l’uso della forza letale come ultima risorsa. In questo caso, l’omicidio commesso da John Grady nel carcere non appare come un atto di premeditazione, ma come un’azione necessaria per proteggere la propria vita, rientrando così nei limiti di quanto consentito dalle norme sulla legittima difesa.

Conclusione

All the Pretty Horses non è solo un romanzo d’avventura o una celebrazione della vita del cowboy; è anche una riflessione profonda sui limiti della giustizia formale e sull’applicazione del diritto in contesti di frontiera. La frontiera, come la descrive McCarthy, è un luogo in cui le leggi esistono, ma la loro applicazione è subordinata alle dinamiche di potere e alla violenza. Dal punto di vista giuridico, il romanzo rappresenta una critica alle carenze delle istituzioni legali e alla violenza extragiudiziale, sollevando importanti interrogativi sulla natura della giustizia e del diritto in contesti privi di uno Stato forte e funzionante.

Daniele Onori

Bibliografia

  • Cormac McCarthy, Cavalli selvaggi, Torino, Einaudi, 1993.
  • Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, 1966.
  • Standard minimi per il trattamento dei detenuti, 1955.
  • Giorgio Agamben, Homo Sacer: Il potere sovrano e la nuda vita, Torino, Einaudi, 1995.
  • Robert D. Richardson, Law of the Frontier: Justice and Morality in Cormac McCarthy’s Westerns, Modern American Literature Journal, 1998.
Share